mercoledì 8 febbraio 2012

Milano in territorio positivo: Mib +1,23%


Guidano i titoli bancari, Unicredit +6%. Spread Btp-Bund ai minimi da ottobre, sotto quota 350, poi risale sopra 360 punti

Partenza di slancio per i listini europei che seguono la scia di Tokyo e il maggiore ottimismo sulla Grecia dopo le indiscrezioni sull'intervento della Bce per ridurre il debito di Atene. In discesa gli spread dei Paesi periferici: il differenziale tra Btp e Bund viaggia in area 351 punti.

BORSE - Piazza Affari è la migliore e segna un rialzo del 2,6% nel Ftse Mib che è guidato dai bancari: in testa ancora Unicredit (+6,12%), dopo la conferma del rating da parte di Fitch, seguono Intesa (+2,6%) e Bpm (+2%). È ancora exploit per i titoli coinvolti nel riassetto Fonsai-Unipol: le azioni di entrambe le compagnie assicurative salgono del 13,5%, Premafin sale del 13,8%. Oltre ai bancari, corre Prysmian sul Ftse Mib: il gruppo dei cavi sale del 3% sostenuta dai conti 2011 della francese Nexans che ha superato le previsioni degli analisti e ha stimato risultati operativi in miglioramento per l'anno in corso. Tra gli industriali vivace anche Pirelli (+1,3%) che beneficia di un quarto trimestre brillante da parte di Nokian che vede un 2012 in forte crescita per tutti i segmenti core in cui opera. Bene Enel (+1,6%) e il risparmio gestito: +1,5% Mediolanum e +1,4% Azimut. Tra i titoli a minore capitalizzazione, spicca Pierrel (+14%), a fondo Zucchi (-6,7%) dopo la corsa di ieri. Nel resto d'Europa, salgono Francoforte (+0,66) e Parigi (+0,4%) così come Londra (0,38%).

SPREAD - Spread Btp-Bund sotto quota 350 per qualche minuto, per poi risalire a 355 punti. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi è in netta discesa mercoledì mattina, dopo essersi assestato a 363 punti ieri in chiusura di mercati. Sul fronte valutario, l'euro guadagna ancora posizioni e tratta a 1,3281 dollari (1,3256 ieri). Petrolio in rialzo: il Wti per consegna marzo scambia a 99,14 dollari al barile.

FONTE: corriere.it

venerdì 3 febbraio 2012

Il carrello -spesa rincara del 4,2%


A gennaio gli aumenti dei prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza è superiore al tasso d'inflazione

Inflazione a gennaio al 3,2%, in lieve calo rispetto al 3,3% del mese di dicembre. Ma la spesa degli italiani rincara. Nessuna contraddizione dato che a gennaio il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, ovvero i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,2% su base annua, un rialzo ben superiore al tasso d'inflazione (3,2%). Su base mensile la crescita è dello 0,8%, ai massimi da un anno.

INFLAZIONE - Lo rileva sempre l'Istat che spiega come l'inflazione acquisita per il 2012 è pari all'1,6%. L'inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, è stabile al 2,4%. Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo scende al 2,2% dal 2,3%, di dicembre. Il rallentamento dell'inflazione deriva dal lieve aumento del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+3,9%, dal +3,8% di dicembre 2011), più che compensato dal calo di quello dei servizi (+2,3%, dal +2,5% del mese precedente). Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi aumenta di tre decimi di punto rispetto al mese di dicembre.

AUMENTI - In particolare nel comparto alimentare hanno segnato un balzo, a gennaio scorso, i prezzi al consumo del caffè e dello zucchero. Il caffè ha registrato +0,5% su base congiunturale e +16,5% rispetto a gennaio 2011. Per lo zucchero si registra +0,3% e +15,9% su base annua.
Forte incremento anche dei carburanti: il prezzo della benzina, secondo i dati Istat, è aumentato del 4,9% sul mese precedente e del 17,4% su base annua (dal 15,8% di dicembre). In forte rialzo anche il prezzo del gasolio per mezzi di trasporto che ha segnato un rialzo congiunturale del 4,7% ed è cresciuto su base annua del 25,2% (in accelerazione dal 24,3% del mese precedente).

PANIERE - Intanto cambia anche il paniere dell'Istat per il calcolo dell'inflazione. Nel 2012 entrano l'E-book download, il libro elettronico, l'E-book reader, l'apparecchio per la lettura, e la mediazione civile. Il paniere si arricchisce anche delle lotterie istantanee, come il Gratta e Vinci. Il paniere 2012 è composto da 1.398 prodotti, aggregati in 597 posizioni rappresentative (591 nel 2011); su queste ultime vengono calcolati mensilmente i relativi indici dei prezzi al consumo. Fra le posizioni rappresentative già presenti nel paniere dello scorso anno, una delle modifiche di maggiore rilievo riguarda la posizione energia elettrica che, terminata l'introduzione progressiva dei prezzi biorari, viene disaggregata nelle tre posizioni Tariffa bioraria fascia diurna feriale, Tariffa bioraria fascia notturna, weekend e festivi e Quota fissa.

FONTE: corriere.it

giovedì 2 febbraio 2012

Le colf e i master entrano nel redditometro

(Nella foto: Attilio Befera Direttore dell'Agenzia dell'Entrate)


Verranno valutate anche bollette di casa. Faro sulle polizze assicurative

C'è persino il possesso dei cavalli e il soggiorno all'estero degli studenti, tra le cento voci del nuovo redditometro su cui sta lavorando l'Agenzia delle Entrate e che entrerà in vigore entro giugno, secondo quanto anticipato dal direttore Attilio Befera, in un'audizione alla commissione Finanze della Camera. Uno strumento che servirà a comparare il reddito dichiarato con indicatori di spesa significativi e a far emergere eventuali contraddizioni.

SEMPLIFICAZIONI - Intanto il governo starebbe lavorando ancora al decreto sulle semplificazioni che potrebbe arrivare alla firma del Capo dello Stato sabato oppure ripassare nel prossimo consiglio dei ministri per delle modifiche che potrebbero riguardare proprio degli aspetti di natura fiscale.

I SETTE PILASTRI - «Mi piacerebbe arrivare a una dichiarazione dei redditi per le persone fisiche di due paginette, non di 140 come oggi» aveva dichiarato qualche giorno fa Befera. Intanto l'Agenzia da lui diretta ha deciso di scandagliare la vita dei contribuenti, passando al setaccio un centinaio di voci espressive della capacità di spesa: si va dall'abitazione ai mezzi di trasporto, ci si allarga alle assicurazioni e ai contributi; non si trascura nemmeno l'istruzione e si arriva ricomprendere le attività sportive, ricreative, di cura della persona; mentre non potevano mancare gli investimenti immobiliari e mobiliari netti.

22 MILIONI DI FAMIGLIE - La griglia delle voci è stata desunta dall'analisi dei dati di oltre 22 milioni di famiglie, pari a 50 milioni di persone, differenziate anche in funzione del nucleo familiare e dell'area territoriale di appartenenza.

DENTRO CASA - Niente viene trascurato. Nel capitolo dell'abitazione, ad esempio, ci sono gli immobili di residenza ma anche quelli secondari, ma si tiene conto anche di quello che riguarda l'acquisto (dal mutuo alle intermediazioni immobiliari) e le eventuali migliorie (i costi delle ristrutturazioni). Ma casa significa anche chi se ne cura: il Fisco prende in considerazione il personale di servizio, i collaboratori domestici. Avventurandosi nella nostra vita domestica, il redditometro valuta la presenza di arredi, elettrodomestici e apparecchiature elettroniche. Vengono considerate significative anche le bollette: luce, telefonia fissa e mobile e gas.

AEREI PRIVATI - Fuori di casa i riflettori si accendono su tutti i mezzi di trasporto: dalle automobili, alle minicar, ai caravan, alle moto, alle barche, ai mezzi presi in leasing e noleggio, e persino, per chi può permetterseli, agli aerei privati. Il comparto assicurativo è ricco: si terrà conto delle polizze Rc auto stipulate, e di quelle per incendio e furto e danni. Tra gli indicatori figurano i contratti di assicurazione sulla vita e per infortuni e malattia. Mentre, passando al comparto lavorativo, non vengono trascurati i contributi previdenziali obbligatori e volontari e l'eventuale previdenza complementare.

DALL'ASILO AL MASTER - Il comparto relativo all'istruzione è tra i più corposi, comprendendo tra gli indicatori, asili nido e ogni tipo di scuola: dall'infanzia fino alla secondaria e ai master. Ma anche i corsi di lingue straniere e quelli universitari e di preparazione agli esami. Persino i soggiorni studio all'estero e i canoni di locazione per studenti universitari rientrano tra le voci sotto controllo.

SPORT E BENESSERE - Prevedibile che l'occhio del Fisco si allunghi sugli aspetti ricreativi della vita del contribuente, prendendo in considerazione le attività sportive e le iscrizioni ai circoli culturali e non. Ma anche passioni costose, come quella dei cavalli o dei giochi online. E poi gli abbonamenti alle pay-tv, agli eventi sportivi e culturali. Il tempo libero verrà scandagliato ampiamente: sarà valutata la partecipazione ai viaggi organizzati, i soggiorni negli alberghi e nei centri benessere e tutti i servizi per la cura della persona, presumibilmente quelli di una certa entità.

ARTE E GIOIELLI - Non poteva passare inosservata la passione per le cose belle: dagli oggetti di arte e di antiquariato ai gioielli e preziosi di ogni tipo. Del contribuente si valuteranno le spese per il veterinario, le donazioni benefiche e gli assegni periodici corrisposti al coniuge in caso di separazione o divorzio.

ORO E DEPOSITI - Un capitolo a parte è dedicato agli investimenti immobiliari e mobiliari netti che vengono valorizzati separatamente con riferimento al biennio precedente e all'anno di stima. Qui c'è un po' di tutto: dai fabbricati ai terreni, dalle azioni e obbligazioni alle quote di partecipazione, dai fondi d'investimento ai buoni postali, e ogni genere di prodotto finanziario. Fino all'oro e alla numismatica.

FONTE: Antonella Baccaro (corriere.it)

mercoledì 1 febbraio 2012

I tagli col trucco dei politici Si tolgono 1.300 euro ma la paga resta uguale


Con il passaggio al sistema contributivo, ogni deputato avrebbe ricevuto circa 700 euro netti in più: saranno congelati in un fondo. Governo contro i super manager: tetto ai maxi stipendi pubblici


Dovevano tagliarsi lo stipendio entro il 31 dicembre. Poi il rinvio per attendere i risultati della commissione Giovannini, incaricata di paragonare le entrate degli eletti italiani (oltre 16mila euro al mese lordi) con quelle degli altri Paesi europei.

Ora la scadenza è arrivata: 31 gennaio. Ieri la Camera ha messo mano agli stipendi. Qualcosa di diverso da oggi c’è, ma una novità era stata già annunciata ed era obbligatoria: i deputati, e tutti i dipendenti passeranno al regime pensionistico contributivo, come il resto degli italiani, e non potranno percepire la pensione, il cosiddetto vitalizio, dai cinquant’anni di età, ma almeno dai sessanta. L’altra è stata valutata in questi giorni: tutti coloro che rivestono un ruolo istituzionale, dal presidente della Camera, ai questori, ai presidenti di commissione, saranno sottoposti a un taglio del 10% dell’indennità di ruolo.

Parlando con i giornalisti, il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione ha annunciato un taglio di «1.300 euro lordi, circa 700 euro netti» alle entrate di tutti i deputati. Ma questa riduzione non risulta ad altri componenti dell’ufficio di presidenza, che ieri si è riunito per due ore alla Camera. La spiegazione è che queste sono le entrate aggiuntive che sarebbero scattate con la riduzione dei contributi determinata dalla fine del regime del vitalizio. Con il passaggio al sistema contributivo, ogni deputato avrebbe avuto in busta circa 6-700 euro netti in più. Ma un aumento dell’indennità sarebbe risultato molto sgradevole per gli italiani. Si è deciso quindi di congelare questo denaro in un fondo. Successivi provvedimenti ne determineranno l’utilizzo. L’indennità risulta comunque al momento invariata.

A parte la modifica del sistema pensionistico, le entrate del deputato sono toccate, ma non nell’entità, solo nella parte inerente ai collaboratori. Per questa voce di stipendio il parlamentare continua ad avere un rimborso di 3.690 euro lorde mensili. La differenza è che prima questa cifra era un forfait, ora ogni deputato dovrà giustificare il 50% di questa somma, facendo un rendiconto sull’utilizzo dei soldi. Buttiglione ha sottolineato che al momento si tratta di «un regime transitorio, è una soluzione provvisoria, contiamo presto di fare una legge sullo statuto del collaboratore parlamentare». Uno degli scandali che aveva investito la Camera era stato infatti il pagamento in nero di molti portavoce. In questo modo una buona parte del forfait rimaneva nelle tasche del parlamentare. Ora questa voce di spesa non sarà ridotta, ma sarà introdotto semplicemente un maggiore controllo. Il parlamentare dovrà sempre presentare regolare contratto di assunzione del suo assistente. Una nuova e più precisa disciplina sui collaboratori, sulla quale ha già depositato una proposta di legge il presidente della commissione Lavoro Silvano Moffa, è però necessaria anche per istituire una durata del rapporto deputato-assistente, che non dovrà superare la legislatura. Con questa modifica ci si augura di evitare molte cause da parte di ex collaboratori per interruzione del rapporto di lavoro.

Con il passaggio al sistema contributivo, ha spiegato ancora Buttiglione, «i parlamentari percepiranno una pensione che è poco più della metà di quella attuale». L’accesso alla pensione scatta all’età di sessantacinque anni con un periodo contributivo minimo di 5 anni. Per ogni anno di mandato ulteriore, l’età è diminuita di un anno, ma rispettando sempre il tetto minimo dei sessant’anni.

Il taglio delle indennità d’ufficio spettanti ai parlamentari titolari di incarichi istituzionali sarà discusso anche per il Senato, si fa sapere da palazzo Madama.

Al Senato si prevede come a Montecitorio una riduzione del 10% all’indennità del presidente e dei senatori che ricoprono cariche e si metterà mano anche al sistema della «diaria», adeguandolo a quello della Camera con l’istituzione di un registro delle presenze e delle assenze nelle commissioni.

FONTE: Emanuela Fontana (ilgiornale.it)

lunedì 30 gennaio 2012

Il Parlamento italiano è il più caro d’Europa


Ma a pesare è soprattutto la struttura, non gli onorevoli

Il dato in sé è impressionante e contiene uno dei paradossi del nostro Paese: i cinque grandi parlamenti nazionali d’Europa, Germania, Francia, Inghilterra, Italia e Spagna, costano 3,18 miliardi di euro l’anno, ma il Parlamento italiano spende più della somma degli altri quattro messi insieme. E la sorpresa sta nel fatto che la colpa non è tanto degli stipendi della Casta, bensì dei costi di una struttura molto più dispendiosa. La storia parte da lontano, se è vero, come raccontano i più anziani, che nel 1946, subito dopo il fascismo, si ritenne che fosse opportuno tenere il Parlamento sempre «aperto e agibile, un presidio democratico», con quel che ne conseguiva in termini di turni dei commessi e di apparati di sicurezza. Oggi non è più così, da anni si chiudono i battenti alle 22 e una delle polemiche sotterranee investe proprio il dispendio di risorse. Per una struttura che, di norma e salvo casi rari, potrebbe tranquillamente fermarsi due ore prima, evitando di far rimanere funzionari e documentaristi in servizio permanente effettivo pagandogli pure gli straordinari.

Ma il problema non è la quantità della forza lavoro, tanto meno la qualità, vista l’alta professionalità riconosciuta a tutte le maestranze di ogni ordine e grado, dai funzionari di prima fascia fino ai barbieri. In Italia e Regno Unito, il numero di dipendenti per i due parlamenti è simile (1.620 contro 1.868) ma a fare la differenza è il costo pro capite. Per dirla con Francesco Grillo della London School of Economics, che insieme ad Oscar Pasquali ha curato un’inchiesta per il think-tank Vision, gli altri parlamenti nel corso degli anni «hanno preferito assumere molti meno commessi e stenografi e viceversa molti più giovani assistenti che affiancano i parlamentari nel loro lavoro».

Dall’analisi comparata delle cinque più importanti «camere basse» d’Europa (Montecitorio, Bundestag, Assemblée Nationale, House of Commons e Congreso de Los Deputados) emerge che «non è il costo dei deputati italiani a determinare questa situazione». Perché la spesa per le retribuzioni dei parlamentari in carica e in quiescenza è pari a poco più di un quinto del totale del bilancio 2011 di 1,66 miliardi di euro: dove il costo per il personale in servizio e in quiescenza è del 42,8%, contro il 23,8% destinato ai parlamentari. E quindi, una delle conclusioni dell’inchiesta di Vision è che la norma inserita nella finanziaria di luglio che stabilì di equiparare il costo dei parlamentari alla media europea avrebbe dovuto prescrivere casomai di equiparare il costo del parlamento nazionale alla media degli altri.

Ad ogni cittadino italiano, il Parlamento costa tre volte di più che in Francia (27,15 euro rispetto a 8,11 euro), quasi sette volte più che in Inghilterra (4,18 euro) e dieci volte più che in Spagna (2,14 euro pro capite). E non è tanto il numero dei parlamentari ad incidere (in Italia poco superiore alle medie europee) ma il costo del Parlamento per deputato. «Più del 40% delle risorse del nostro palazzo sono assorbite dal personale della Camera. Stenografi o commessi - si legge nel documento - che individualmente arrivano, al massimo dell’anzianità, ad avere stipendi superiori ad alcune delle più alte cariche dello Stato». Ed è vero che i nostri parlamentari, a differenza dei tedeschi, devono pagare i propri collaboratori a valere su uno specifico rimborso a forfait, che proprio oggi verrà dimezzato con una delibera dell’ufficio di presidenza di Montecitorio. «Tuttavia, mentre il parlamento tedesco (o quello europeo) paga direttamente assistenti parlamentari di qualifica elevata, il parlamento italiano paga, in misura maggiore, un numero assai più alto di commessi». E qui scatta l’accusa del rapporto Vision: «Se è vero che non sono i parlamentari ad intascare la differenza di costo rispetto agli altri parlamenti europei, rimane una domanda ineludibile: come è possibile che i deputati italiani in cinquanta anni hanno consentito che crescesse e si consolidasse il sistema retributivo più assurdo di un paese che pure ha conosciuto privilegi di tutti i tipi?».

Passando dall’analisi alla proposta, tra le ipotesi su come riuscire a collegare costi della politica e qualità dell’attività legislativa e di governo, eccone una suggestiva: dare valore all’astensione, con una riduzione lineare dell’ammontare dei rimborsi elettorali collegata all’incremento oltre una certa soglia della quota di rinunce al diritto di voto, per stimolare i partiti «a migliorare la propria credibilità».

Uno dei membri del Progetto Vision, Sandro Gozi, per anni di stanza a Bruxelles con Prodi e oggi deputato del Pd, sostiene che «oggi sono i giovani a pagare gli errori del passato perché noi delle nuove generazioni preferiremmo avere due collaboratori in più pagati dalla Camera per preparare i dossier e fare meglio il nostro lavoro». L’accusa è che si sia lasciato lievitare un sistema «non più efficiente di quello di altri parlamenti, lasciando in una zona grigia il pagamento dei collaboratori: che adesso verrà pure rendicontato al 50% per lasciare il resto ai partiti. È ridicolo. Se avessimo avuto una struttura con costi meno elevati e il cosiddetto portaborse pagato dalla Camera, non avremmo avuto l’esplosione dell’antipolitica».

FONTE: Carlo Bertini (lastampa.it)

giovedì 26 gennaio 2012

Istat: divario salario-prezzi al record dal '95 Le retribuzioni del 2011 ai minimi da 12 anni


Nella scuola e nei ministeri le variazioni più basse degli stipendi. Contratti: 1,4 milioni di lavoratori in attesa di rinnovo

Divario retribuzioni-prezzi ai massimi da 17 anni e stipendi ai minimi degli ultimi 12. Lo rileva l'Istat nei dati dicembre . A dicembre la forbice tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d'inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,9 punti percentuali: si tratta del divario più alto dall'agosto del 1995. Le retribuzioni contrattuali orarie a dicembre restano ferme su novembre mentre aumentano dell'1,4% su base annua, dice ancora l'Istat aggiungendo che il valore tendenziale è il più basso dal marzo del 1999.

I SETTORI - Rispetto al 2010, quando la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie si era attestata al 2,2%, la frenata registrata nel 2011 è forte. Guardando ai diversi settori, aumenti significativamente superiori alla media si registrano per i comparti 'militari-difesà (3,3%), forze dell'ordine (3,1%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metallifero (3,0%). Mentre le variazioni più contenute interessano ministeri e scuola (per entrambi l'aumento è dello 0,2%), regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale (0,3% in ambedue i casi).

CONTRATTI : IN 4 MILIONI ATTENDONO IL RINNOVO - A dicembre 2011 risultano in attesa di rinnovo 30 accordi contrattuali, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a 4,1 milioni di dipendenti (circa 3 milioni nel pubblico impiego). La quota di dipendenti che aspettano il rinnovo è pari al 31,4%.

FONTE: corriere.it