venerdì 10 luglio 2009

Ecco le prime 500 società al mondo secondo Fortune


Royal Dutch Shell è la prima azienda del mondo secondo la classifica di Fortune sulle maggiori società del mondo. Il colosso olandese ha registrato ricavi in crescita del 28% rispetto all'anno scorso grazie ai forti rialzi messi a segno dal petrolio. Questo le ha permesso di superare la rivale americana Exxon Mobil (che resta al secondo gradino del podio) e Wal-Mart, che nel 2008 era prima ma arretra al terzo posto. il colosso della grande distribuzione organizzata

Prima tra le italiane si conferma Eni. Il cane a sei zampe si piazza al 17esimo posto in classifica, recuperando ben dieci posizioni. Conferma anche per Generali che però perde posizioni passando dalla 34esima posizione del 2008 alla 47esima del 2009. Il gruppoUniCredit, nonostante la crisi finanziaria, ha visto i suoi ricavi aumentare del 22% nel 2008. Grazie a questa performance ha scalato diverse posizioni, passando dalla 77esima alla 58esima.

Ricavi in crescita e migliori piazzamenti anche per Enel e Fiat. Il gruppo guidato da Fulvio Conti passa dalla 109esimo posto al 62esimo, mentre l'azienda torinese ha raggiunto il 64esimo gradino dal 71esimo del 2008. Avanza anche Intesa San Paolo (dalla 144esima posizione del 2008 passa alla 137esima). Arretra di sei punti invece Telecom Italia (al 166esimo posto). Le altre tre società italiane in classifica sono Poste Italiane (che sale dalla 348esima posizione alla 339esima), Finmeccanica (dalla 428esima alla 399esima) e Premafin Finanziaria (che scende al 492esimo posto dal 467esimo del 2008).

Sulla classifica 2009 di Fortune è forte l'impatto della crisi globale. Un impatto che si percepisce scorrendo la top 20 delle aziende che hanno perso di più. A guidare questa poco lusinghiera classifica è l'americana Fannie Mae. Il colosso parastatale dei mutui immobiliari, salvata dal crac grazie ai soldi dei contribuenti americani governo americano, nel 2008 ha fatto registrare perdite colossali (intorno ai 58 miliardi di dollari) a causa della crisi dei mutui subprime. Al secondo posto c'è la britannica Royal Bank of Scotland che nel 2008 ha registrato la peggior perdita nei 300 anni della sua storia (43miliardi di dollari). La conseguenza più pesante del crollo dei mercati sofferta dall'economia reale si è fatta sentire soprattutto nell'industria automobilistica, che oggi deve affrontare una pesante ristrutturazione. Non è quindi una sorpresa se la terza società a perdere di più sia l'americana General Motors. Il colosso di Detroit, finita in chapter 11 (la procedura di amministrazione controllata) è oggi alle prese con la vendita di pezzi della sua collezione come la tedesca Opel. Nel 2008 ha perso oltre 30 miliardi di dollari. facendola scendere dal nono posto nella classifica 2008 all'attuale 18esima posizione.

Per l'industria dell'auto è un vero terremoto. La crisi ne ha cambiato la geografia economica.Toyota, che guida la classifica settoriale, è al decimo posto assoluto, seguita da Volkswagen(al 14esimo), Ford (al 18esimo), mentre al 23.esimo un'altra grande tedesca: Daimler.Honda è alla posizione 51 mentre, come accennato, 64.esimo posto c'è l'italiana Fiat.

FONTE: Andrea Franceschi (ilsole24ore.it)

sabato 27 giugno 2009

Export italiano extra-Ue in calo


Diminuiscono le importazioni

Nel mese di maggio 2009, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, i flussi commerciali con i paesi extra Ue registrano una diminuzione del 19,7% per le esportazioni e del 33,2% per le importazioni. Lo rende noto l'Istat, precisando che il saldo commerciale con i paesi extra Ue é risultato positivo per 555 milioni di euro, in miglioramento rispetto al disavanzo di 1.772 milioni di euro registrato nel mese di maggio del 2008. Rispetto al mese di aprile 2009, al netto della stagionalità, le esportazioni in maggio sono aumentate dello 0,5% mentre le importazioni sono diminuite del 3,2%. Nel trimestre marzo-maggio 2009, sottolinea Radiocor, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano una flessione del 4,5% delle esportazioni. Nei primi cinque mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, le esportazioni sono diminuite del 21,2% e le importazioni del 26,9%. Il saldo é stato negativo per 4.056 milioni di euro, notevolmente inferiore al disavanzo di 10.417 milioni di euro registrato nello stesso periodo dell'anno precedente. A maggio 2009 si conferma per il quinto mese consecutivo l'andamento tendenziale negativo per entrambi i flussi commerciali, con una flessione crescente per le importazioni. Dal punto di vista congiunturale, si rileva un contenuto miglioramento per le esportazioni, mentre prosegue la flessione per le importazioni. A maggio 2009, su base tendenziale, si registrano variazioni negative delle esportazioni verso tutti i paesi ed aree geoeconomiche, ad eccezione della Cina (+18,9%) e della Corea del Sud (+10,6%). Le flessioni più significative si rilevano verso la Russia (-41%), la Turchia (-34,6%), l'Oceania e altri territori (-26,3%), i paesi Mercosur (-23,8%), gli Stati Uniti (-18,7%), i paesi Eda (-16,4%), la Svizzera (-13,6%) ed i paesi Opec (-11,8%). Per le importazioni si rilevano variazioni negative generalizzate; in particolare si segnalano le flessioni dai paesi Opec (-49,2%), dai paesi Mercosur (-35,5%), dalla Turchia (-31,8 %), dalla Russia (-28,6%), dai paesi Eda (-26%), dai paesi Asean (-25,3%), dagli Stati Uniti (-23,9%) e dalla Cina (-18,9%). A maggio 2009, rispetto a maggio 2008, le esportazioni registrano variazioni tendenziali negative per tutti i principali settori di attività economica ad eccezione degli articoli farmaceutici chimico-medicinali e botanici (+10,7 %). Per le importazioni, considerando i principali settori, si rilevano variazioni tendenziali negative generalizzate. Le diminuzioni più significative riguardano i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-58,2%), petrolio greggio (-45,5%), coke e prodotti petroliferi raffinati (-44,7%), macchinari ed apparecchi n.c.a. (-35,8%), sostanze e prodotti chimici (-31,8%), ed il gas naturale (-29%).

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 24 giugno 2009

Studi di settore, chi perde e chi vince


Negozi, artigiani e professionisti: ecco come funzionano i correttivi anticrisi. Idraulici e meccanici, conto più salato

Materie prime alle stelle, tassi impazziti, crollo dei consumi. Il 2008 è stato un anno tormentato per il popolo delle partite Iva, che ora si sta mettendo di fronte allo specchio del Fisco. Con quali risul­tati? Lo specchio sono gli studi di settore, quell’insieme di parame tri economico-statistici con i qua li si determinano i ricavi conside rati accettabili - congrui - dal Fisco. E di conseguenza il reddito minimo. Perché lo specchio rifletta un’immagine vicina alla realtà del la crisi, sono stati varati alcuni correttivi che abbassano le prete se erariali. «I correttivi sono un fatto positivo, un atto di attenzio­ne - spiega Giuseppe Bortolussi, segretario generale della Cgia di Mestre - ma non hanno centrato l'obiettivo. La crisi è stata più gra ve: si pagheranno maggiori tasse, a fronte di minori guadagni. Tra le aziende sta prevalendo la linea di non adeguarsi automaticamen te agli studi e aspettare l'accerta­mento. Speriamo che l'ammini strazione si mostri più attenta al momento del contenzioso».

Ve diamo con l'aiuto dell’Ufficio stu di degli artigiani di Mestre tre ca si pratici. Una delle emergenze che le piccole imprese hanno af frontato è stato il forte incremen to delle materie prime. Il nostro esempio riguarda un'impresa che produce motori elettrici (2 soci e 2 dipendenti). Le spese-base so no state considerate stabili, men tre sono variati i ricavi e i costi delle materie prime. Come si può vedere nel 2007 l'impresa era in li nea con le aspettative del Fisco. Nel 2008, invece, sta sotto la linea di galleggiamento. Ma, grazie a due tipi di correttivi - il primo relativo alle materie prime, il se­condo alla diminuzione dei ricavi - la partita si chiude bene, senza necessità di adeguamento. «Il cor­rettivo per i costi di materie pri me e carburante - aggiunge Bor tolussi - è efficace, ma riguarda solo 25 studi di settore su 206. La seconda emergenza è stata la minor propensione ai consumi. Vediamo il caso di una mini azien da edile che ha visto crescere i co sti per colpa dell’inflazione e dimi nuire i ricavi del 2% e del 5%. A questo contribuente si applica so lo il correttivo per il calo dei rica vi.

Ma la diminuzione stimata dal Fisco è minima, con un risultato paradossale: il distacco tra i dati reali e quelli stimati è addirittura aumentato. Nel 2007 l'adegua mento è stato di 1.320 euro, men tre nel 2008 va da un minimo di 3.187 a un massimo di 4.641 eu ro. Gli studi, però, sono fortemen te personalizzati e, quindi, in alcu ni casi i correttivi possono anche funzionare. Il terzo esempio è rela tivo a uno dei 69 studi di settore che si applicano per la prima vol ta (sostituiscono altri già in vigo re). Viene confermato che questa tipologia porta, a parità di elemen ti base, a stimare maggiori ricavi. E' quello che avviene al negozio di foto e ottica dell’esempio: i va lori contabili sono rimasti invaria ti, ma nel 2008 non è più congruo e dovrà denunciare maggiori rica vi virtuali pari a 1.099 euro. I nuo vi studi sono circa un terzo del to tale e riguardano attività diffuse: idraulici, elettricisti, carrozzieri, meccanici, parrucchieri, imprese di pulizie. Insomma, lo specchio del Fisco rischia di deformare il modello Unico di molte piccole e medie imprese.

FONTE: Massimo Fracaro (corriere.it)

martedì 23 giugno 2009

Ocse, la ripresa tornerà nel 2011


In Italia corre spesa per pensioni

L'economia dell'area Ocse dovrebbe contrarsi del 4,3% nel 2009 e «non si prevede un ritorno della crescita fino al 2011». Lo scrive l'Ocse nel rapporto sulle pensioni pubblicato oggi, in cui riprende le stime economiche diffuse a fine marzo che indicavano anche la disoccupazione in ascesa dal 5,7% del 2007 al 9,9% nel 2010.

Pensioni. L'Italia è il paese dell'Ocse con il più alto livello di spesa pensionistica, pari al 14% del Prodotto interno lordo nel 2005, sottolinea l'Ocse nel rapporto 2009 nel quale rileva anche, nel decennio compreso tra il 1995 e il 2005, la spesa previdenziale è aumentata del 23%. Solo paesi quali Giappone, Korea, Portogallo e Turchia, secondo l'Ocse, hanno avuto aumenti simili (o superiori).
Fisco pesante sulle pensioni. Il prelievo di tasse e contributi sulle pensioni in Italia, calcolato al 24%, è quasi il doppio rispetto alla media Ocse (12,7%). La Penisola si distingue anche perché le pensioni delle donne sono mediamente inferiori di un terzo rispetto agli uomini di riflesso alla minore età di pensionamento. Il tasso di sostituzione lordo (cioè la percentuale del salario individuale precedente garantita dalla pensione) in Italia é stimata al 67,9% per gli uomini e al 52,8% per le donne. In media nell'Ocse il tasso di sostituzione é del 59% per i redditi medi e del 71,9% per i reddito bassi.


FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 22 giugno 2009

I furbetti della rottamazione rilanciano i vecchi catorci


«Cerco auto da rottamare e offro compenso». Annunci simili, da qualche mese, spopolano su siti e bacheche virtuali. Se pensate che provengano da sfasciacarrozze a caccia di pezzi di ricambio, siete fuori strada. Sono «semplici» automobilisti che vogliono ottenere gli ecoincentivi statali per la rottamazione. Il governo, infatti, ha messo a disposizione un bonus sino a 1.500 euro per chi compra un’auto a basso impatto ambientale di classe Euro4 o 5 e contestualmente ne demolisce una Euro 0-1-2, immatricolata entro dicembre 1999. A quest’importo, molte case automobilistiche aggiungono anche sconti sostanziosi. Tornando all’annuncio, chi non possiede una vecchia auto ma riesce a comprarne una usata, rientrante nei requisiti di legge, fa bingo. Con poche centinaia di euro può accaparrarsi un veicolo usato, pagare il passaggio di proprietà e recarsi dal rivenditore ottenendo ribassi che possono sfiorare alcune migliaia di euro. Un «giochetto» che ha fatto subito scattare la caccia alla macchina del «nonno» e ha fatto impennare il suo prezzo. Catorci che, fino a poco tempo fa, valevano poche decine di euro oggi, invece, sono ricercati come acqua nel deserto. «I miei venditori – spiega Ado Fassina, a capo di un network di concessionarie – mi hanno raccontato che molti clienti si presentano con auto da rottamare che posseggono solo da poche settimane ma non demonizziamoli perché sfruttano solo occasioni consentite dalla legge. Comunque, nei miei punti vendita non c’è neanche un usato da rottamare». Per carità, questo giro di valzer consente di far guadagnare tutti. Chi ha un’auto da demolire non deve pagare nulla per la rottamazione, non perde tempo per consegnarla al demolitore e, in più, ottiene anche i soldi utili per le vacanze. L’acquirente risparmia sul nuovo. Le case, attanagliate dalla pesante crisi economica, tirano sospiri di sollievo. E lo Stato? Incassa due volte: sull’eventuale passaggio di proprietà e sull’Iva che poi esige al momento dell’acquisto della nuova auto. «Noi avevamo previsto questa situazione – afferma Gaetano Thorel, presidente e amministratore delegato di Ford Italia – ma abbiamo deciso di premiare con uno sconto ulteriore di mille euro solo chi dimostra di possedere l’auto da almeno sei mesi». Sconti aggiuntivi o meno, comunque, i dati ufficiali parlano chiaro. A maggio, secondo l’Aci, il 91,37% delle 103.719 vetture acquistate ha usufruito degli ecoincentivi. Addirittura, al Sud Italia le percentuali sono bulgare. Si va dal 98,56% della Calabria al 98,42% della Sicilia o al 98,18% della Basilicata. Trend per giunta in ascesa visto che, rispetto ad aprile di quest’anno, si è registrato un +4%. «Il progressivo aumento degli acquisti dimostra che il sistema di incentivi funziona – argomenta Enrico Gelpi, presidente dell’Aci – e risponde all’interesse generale della collettività. Oltre a promuovere il ricambio del parco veicolare italiano, tra i più vecchi d’Europa, favorisce anche un nuovo approccio all’acquisto dell’auto, a beneficio di sicurezza stradale e tutela ambientale». Ma quali sono i modelli che più gli italiani rottamano? Subito dietro alle vecchie serie di Fiat Punto e Panda si piazza un duetto che spopolava negli ’80: la Fiat Uno e l'Autobianchi Ypsilon 10. Per non parlare della «vecchia» Cinquecento. Automobili che avevano emissioni inquinanti simili a una supercar di oggi. Basti pensare che fatto 100 il valore di emissioni di monossido di carbonio di un’auto Euro 0, prodotta nel 1983, quel valore, oggi, è sceso a 3. Con grandi vantaggi per l'aria che respiriamo.

FONTE: Alessio Ribaudo (ilgiornale.it)

domenica 21 giugno 2009

Il padrone della Geox compra Diadora. Sindacati in allarme per l'occupazione


La Diadora, da tempo in crisi, passa a Mario Moretti Polegato, fondatore e padrone della Geox. Il gruppo di calzature sportive, che ha vestito campioni come Roberto Baggio e Bjorn Borg, ha scelto l'offerta d'acquisto della Lir, la finanziaria di famiglia del numero uno del gruppo delle scarpe che respirano, preferendola a quelle presentate dai fondi Atlantis Partners e Orlando Italy. Ma ora mentre l'obiettivo di Polegato è di rilanciare il famoso marchio sportivo italiano - che fornisce le scarpe a calciatori come Filippo Inzaghi, ciclisti come Damiano Cunego e rugbysti come Marco Bortolani - è allarme per l'occupazione della società trevigiana.
L'allarme dei sindacati per i posti di lavoro. Secondo i sindacati, nei piani di Polegato verrebbero mantenuti solo 70 posti di lavoro sui 263 in forza alla società di Caerano San Marco, mentre nei punti vendita rimarrebbero impiegati altri 30 lavoratori, contro i 70 attuali. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha fatto sapere di essere a disposizione per concorrere a individuare le migliori modalità di protezione dei lavoratori. «L'impegno di una nota famiglia imprenditoriale costituisce motivo di fiducia», si legge in una nota del ministero del Lavoro, in cui si aggiunge, però, che è «il confronto tra le parti sociali» che «dovrà consentire di verificare la concretezza degli impegni con particolare riferimento alle ricadute sull'occupazione». I sindacati, che domani vedranno i rappresentanti della Lir, avevano indicato come preferibile la proposta del fondo Atlantis che garantiva il mantenimento di 210 addetti totali contro il centinaio nei piani della Srl della famiglia Polegato. Quest'ultima sarebbe stata selezionata da Diadora, per l'avvio delle trattative conclusive, grazie a un'offerta superiore di qualche milione di euro a quella del concorrente. La Diadora è stata valutata fra i 45 e i 50 milioni di euro, a fronte di un passivo intorno ai 70 milioni.
Polegato: risaneremo Diadora. «Avendo sviluppato una considerevole conoscenza del mercato della calzatura e dell'abbigliamento come azionista di riferimento di Geox, la finanziaria Lir ha deciso di cogliere l'opportunità offerta dal mercato e di acquistare lo storico marchio italiano dello sport», spiega una nota della holding dei Polegato. «L'operazione - prosegue - prevede il risanamento dell'azienda e la valorizzazione dell'enorme potenziale di un brand che ha reso noto il distretto di Montebelluna nel mondo».
L'offerta di polegato assicura lo sviluppo della società. L'offerta di Polegato, spiega un comunicato di Diadora, «è stata ritenuta la più rispondente alle esigenze del piano concordatario», nonché «tale da assicurare lo sviluppo e la miglior valorizzazione degli asset» della società.

FONTE: ilmessaggero.it