sabato 5 luglio 2008

Consulenze, la mannaia di Brunetta

IL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA APPLICA LA LEGGE DEL 2001 (FINORA IGNORATA DA TUTTI GLI APPARATI STATALI) E FA SCATTARE LE SANZIONI

Ieri il ministero della Funzione pubblica guidato da Brunetta - nel quadro della sua «Operazione Trasparenza» - ha reso nota la lista delle amministrazioni pubbliche che non hanno comunicato come impone la legge del 2001 l’elenco delle consulenze attivate nel 2006 (mega lista diffusa qualche settimana fa). Il risultato è spaventoso: ben il 55% delle amministrazioni non ha adempiuto agli obblighi. Dentro c’è di tutto: piccoli comuni con pochi abitanti, ma anche Regioni importanti come Piemonte, Liguria, Puglia, Molise, Sardegna, Sicilia, Val D’Aosta; province come Bologna, Brescia, Roma, Catania, Reggio Calabria, Sondrio; ben 5206 Comuni, tra cui Vercelli; amministrazioni giudiziarie come il Consiglio di Stato, l’Avvocatura, il Csm, la magistratura militare e quella ordinaria; il (disciolto) ministero della Solidarietà sociale; l’Agenzia fiscale del Demanio; i Monopoli di Stato; enti pubblici come l’Agenzia spaziale italiana, l’Ente nazionale dell’aviazione civile, l’Unioncamere. Il ministero di Brunetta butta lì un calcolo: visto che le consulenze del 2006 pubblicate (il 45% delle amministrazioni) valevano oltre 260 mila incarichi per quasi 1,3 miliardi di euro, se venissero allo scoperto anche le consulenze «nascoste» si potrebbe stimare il monte-consulenze nazionale a 500.000 incarichi e 2,5 miliardi di euro. Ci sarebbe da arrabbiarsi: abbiamo tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici, non si potrebbe evitare di spendere tutti questi soldi in collaborazioni? Il problema è che il tentativo (benemerito) di avere più trasparenza si scontra con le complicazioni burocratiche. Ovviamente, molti enti consulenze non ne fanno, e dunque non devono comunicare dati che non hanno. Altri enti non hanno informato Roma perché (a torto o ragione) pensano di non essere tenuti a farlo. Altri ancora ostentano una (non giustificabile) ignoranza della legge. Altri, infine - tra cui il Piemonte - hanno apposite leggi sulla trasparenza, e pubblicano tutte queste informazioni sui loro siti: solo che non hanno risposto alla richiesta del ministero di Brunetta, e risultano inadempienti.
Certo è che la legge è chiarissima, e punirà allo stesso modo sia i «trasparenti», che si sono scordati di rispondere a Brunetta, che i «furbi», che hanno provato a imboscare le loro consulenze: fino a quando non adempieranno agli obblighi di trasparenza e informazione nel modo previsto, non potranno conferire nuovi incarichi. Ovvero, niente consulenze finché non ci si mette in regola. Della faccenda si occuperà la Corte dei Conti. Certo è che i meccanismi dell’«Operazione Trasparenza» vanno migliorati e oliati: primo, perché la voce popolare dice che molte amministrazioni si sono già organizzate con tecniche e «trucchi» per nascondere le collaborazioni d’oro. Secondo, per evitare che la (lodevole) caccia agli abusi produca nuove montagne di faldoni e complicazioni amministrative.

FONTE: lastampa.it

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