venerdì 5 settembre 2008

Crescita economica, gli Usa sorpassano l'Europa

La fase recessiva della congiuntura sembra volgere al termine nel Paese a "Stelle e strisce"

Come accade anche ai più violenti uragani tropicali, la tempesta perfetta che ha frenato l'economia mondiale sta perdendo forza. Ma le sue conseguenze negative, in termini di marcato rallentamento della domanda interna dei Paesi industriali e di minor vivacità della domanda estera si faranno sentire in modo più acuto in autunno e nell'inverno prossimi. Lo sgonfiamento della bolla immobiliare americana volge al termine, con prezzi che scendono meno velocemente e vendite che si stabilizzano: negli Usa si chiude così il buco nero che toglieva un punto al tasso di crescita. E si allontana il rischio di avvitamento tra finanza ed economia reale. In alcuni Paesi europei (Spagna, Irlanda, Regno Unito e Olanda in testa, un po' anche in Italia), invece, ci vorrà ancora tempo prima che i prezzi delle case tornino a valori di trend: anche perciò l'Europa è destinata a crescere meno degli Usa. L'altra bolla, quella delle materie prime, si è ridimensionata più rapidamente: così come erano saliti insieme, i corsi di petrolio e beni alimentari utilizzabili per l'energia cadono assieme. E la speculazione gioca in direzione opposta. I loro livelli attuali restano però molto alti e ci vorrà qualche trimestre perché siano metabolizzati dall'economia. Solo una discesa di un altro 20-30% delle commodity darebbe una spinta rapida e decisa alla crescita.
La crisi finanziaria non è passata ancora. Ma fa meno paura nelle conseguenze reali. L'erogazione di credito non è più parca per minor voglia di erogare fondi da parte delle banche ma per il minor desiderio di famiglie e imprese di domandarne.
La risposta delle diverse economie alla tempesta perfetta è stata diversa dall'atteso. Il suo epicentro, cioè gli Stati Uniti, sta dimostrando di avere più capacità di reagire e superare la triplice crisi (ma servirà un altro anno per rivedere tassi alti di crescita ed è probabile una caduta del Pil nel trimestre in corso). Grazie alla flessibilità del sistema, che ha subito rilanciato la produttività (+4,3% annualizzato nel secondo trimestre) e a una politica economica altrettanto duttile. Eurolandia che doveva celebrare i vantaggi della sua stabilità con il sorpasso degli Usa, si ritrova sorpassata a causa di mercati e policy-maker ingessati.

FONTEFabrizio Galimberti e Luca Paolazzi (ilsole24ore.it)

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