
sabato 28 febbraio 2009
Ryanair, tassa sulla toilette per far fronte alla crisi

martedì 24 febbraio 2009
Berlusconi-Sarkozy, firmato l'accordo per quattro centrali nucleari

lunedì 23 febbraio 2009
L'Europa: guerra ai paradisi fiscali

domenica 22 febbraio 2009
La svolta di Ryanair: addio check-in

venerdì 20 febbraio 2009
Nucleare: Edison, Edf e A2A in manovra

Nucleare italiano, una partita ancora tutta da giocare. Ma se dal vertice italo- francese di martedì prossimo dovesse uscire una soluzione a favore dei due campioni nazionali, cioè Edf e Enel, il match potrebbe anche chiudersi prima che tutte le squadre scendano in campo. Il timore, tra i produttori nazionali e i grandi consumatori di energia elettrica, è reale: una scelta a favore della tecnologia Edf dell'Epr — tema che è tra gli oggetti di discussione del vertice transalpino — significherebbe quasi automaticamente importare in Italia l'accordo che già lega i due ex monopolisti. Ad esclusione degli altri attori. Come sarebbe il caso, ad esempio, di A2A, che con i francesi di Edf controlla congiuntamente Edison e che tramite il suo numero uno Giuliano Zuccoli ha più volte rivendicato un ruolo nel progetto di «nucleare di legislatura» del ministro Scajola.
Magari attraverso un «modello consortile» tra produttori e grandi utenti, escogitato per accontentare più imprese nazionali dell'energia e che potrebbe avvalersi di una tecnologia alternativa all'Epr come quella della nippo-americana Toshiba-Westinghouse. «E' indispensabile una competizione tra produttori », ha ribadito di recente Zuccoli, mentre sullo stesso tema Conti aveva sollevato al contrario il rischio di cadere in «una logica di rivalità tra contrade, come al Palio di Siena ». Ma la doppia relazione Enel-Edf e Edf-A2A potrebbe avere anche qualche ricaduta sul futuro di Edison. Le parti in causa, per la verità, sostengono che i due tavoli — quello nucleare e quello del riassetto di Foro Buonaparte — sono separati. Ma anche se i rapporti tra gli azionisti di Edison sono formalmente «normali» (come ha detto ieri lo stesso Zuccoli, che con i direttori Renato Ravanelli e Paolo Rossetti ha illustrato il piano triennale ai dirigenti), nei fatti una certa insoddisfazione del socio italiano su quanto avviene nella società non sarebbe un mistero, mentre si infittiscono le indiscrezioni su una possibile fusione A2A-Edison o sul destino delle quote di Foro Buonaparte potenzialmente «in libertà » (il 19% Edf fuori dal patto con A2A e il 10% della Tassara di Romain Zaleski).
Esclusa da Zuccoli la prima eventualità («non ha basi tecniche»), la destinazione dei due pacchetti potrebbe cambiare le carte in tavola. Secondo alcuni, però, i francesi non sarebbero così bisognosi di far cassa da disfarsi di una quota che li renderebbe padroni di Edison, mentre la sponda A2A sarebbe addirittura favorevole all'acquisto congiunto del 10% di Tassara per evitare l'arrivo di soci non graditi. Se così fosse, il flottante di Foro Buonaparte scenderebbe al lumicino, sotto il 10%, consigliando addirittura il «delisting ». E allora l'esito più probabile potrebbe essere non tanto una fusione con la holding comune Transalpina, che di fatto consegnerebbe Foro Buonaparte ai francesi, ma una spartizione delle attività. Scenari futuribili sui quali però si ragiona da tempo.
FONTE: Stefano Agnoli (corriere.it)
giovedì 19 febbraio 2009
Scandalo paradisi fiscali: Ubs paga 780 mln $ a fisco Usa.
E svelerà identità dei 250 evasoriSi è concluso con un patteggiamento da 780 milioni di dollari lo scandalo che aveva coinvolto la banca svizzera Ubs, che aveva aiutato alcuni facoltosi clienti statunitensi ad evadere le tasse e ad occultare i propri patrimoni in conti offshore. L'accordo con le autorità Usa prevede inoltre che la banca riveli i nomi di alcuni clienti, che potranno così essere perseguiti penalmente. Ad andare alla sbarra, scrive il quotidiano elvetico 'Le Temps', saranno in 250. La banca svizzera si è inoltre impegnata a non fornire più servizi a cittadini Usa con conti non dichiarati. Secondo il Dipartimento di Giustizia, i clienti di Ubs che avrebbero frodato l'Internal Revenue Service (Irs, l'Agenzia delle Entrate a stelle e strisce) sarebbero dai 17mila ai 20mila e avrebbero occultato asset per 20 miliardi di dollari. «Ci prendiamo la totale responsabilità di queste attività illecite» ha dichiarato il presidente di Ubs, Peter Kurer. Il caso esplose lo scorso giugno, quando Bradley Birkenfled, ex funzionario Ubs, confessò di aver aiutato un facoltoso cliente americano a nascondere 200 milioni di dollari all'Irs e accettò di collaborare con le autorità Usa. Intanto, sulla borsa di Zurigo, i titoli Ubs salgono del 3%. La Finma, ossia l'Autorità svizzera di controllo dei mercati finanziari, in una nota, spiega che "a dispetto della collaborazione tra la banca e le autorità elvetiche e delle procedure di assistenza amministrativa pendenti presso l'Amministrazione delle contribuzioni, il Dipartimento di giustizia Usa (DoJ) ha preteso, ai fini dell'intesa la trasmissione immediata di un numero circoscritto di dati di clienti. L'accordo ha permesso di evitare l'avvio, da parte del «DoJ», dell'incombente procedimento penale a carico della banca. Una simile evenienza avrebbe avuto conseguenze drammatiche per Ubs e avrebbe potuto mettere a repentaglio le liquidità, dunque l'esistenza stessa, dell'istituto. Onde scongiurare tale minaccia, la Finma, l'Autorità svizzera di controllo dei mercati finanziari, ha ordinato ad Ubs l'immediata consegna di un circoscritto numero di dati di clienti, che ha inoltrato alle autorità statunitensi. Si tratta di dati attualmente oggetto anche di una procedura di assistenza amministrativa in corso presso l'Amministrazione federale delle contribuzioni, che le autorità statunitensi ritireranno grazie all'intesa raggiunta. Questa misura cautelativa, adottata dalla Finma conformemente agli artt. 25 e 26 della Legge federale sulle banche, intende salvaguardare sia gli interessi della clientela, dei creditori e degli investitori di Ubs, che la stabilità sistemica della piazza finanziaria elvetica".
FONTE: ilsole24ore.it
mercoledì 18 febbraio 2009
Cellulari: basta caricabatterie diversi

lunedì 16 febbraio 2009
G7 a Roma: crisi grave per tutto il 2009 Tremonti: serve nuovo ordine mondiale

sabato 14 febbraio 2009
Appello del G7: no al protezionismo

venerdì 13 febbraio 2009
La crisi fa crollare i consumi elettrici. Terna: «Mai così giù da 34 anni»

La crisi fa calare i consumi: scende la richiesta di energia elettrica e anche di gasolio. A gennaio la quantità di elettricità richiesta in Italia ha fatto registrare una flessione dei consumi dell'8,5% rispetto allo stesso mese del 2008, risultando pari a 27,3 miliardi di kilowattora. Si tratta del calo più pronunciato da 34 anni (-7,6% nell'agosto del 1975). A parità di calendario e temperatura la variazione della domanda elettrica sarebbe pari -8%. Lo comunica Terna.
I DATI - A gennaio il calo congiunturale (rispetto al mese di dicembre 2008) è stato pari allo 0,4%. «Il risultato - si legge nel comunicato di Terna - ha risentito con segno contrapposto di due fattori: due giornate lavorative in meno rispetto a gennaio 2008 e una temperatura media mensile più fredda di un grado e mezzo». Analizzando i dati relativi al mese di gennaio, va inoltre sottolineato un possibile effetto «prolungamento ferie», in particolare per quanto riguarda i primi dieci giorni del mese. A livello territoriale la variazione della domanda è alquanto differenziata, ma ovunque negativa: -9,7% al nord, -8,6% al centro e -6,2% al sud. Il pesante calo dei consumi elettrici di inizio anno «riflette - continua la nota - la perdurante fase di debolezza della produzione industriale che, per il mese di gennaio, ha mostrato una flessione a due cifre, secondo i dati del centro studi Confindustria».
I CONTI DI TERNA - A gennaio 2009 il fabbisogno italiano di energia elettrica è stato coperto per l'85,9% con la produzione nazionale, e per il restante 14,1% con il saldo tra le importazioni e le esportazioni. In dettaglio, la produzione nazionale netta (24 miliardi di kwh) è diminuita del 10,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. In calo la produzione termoelettrica (-16,8%) e geotermoelettrica (-8,6%); in crescita, invece, la produzione idroelettrica (+35%) ed eolica (+1,9%). L'andamento negativo dei consumi elettrici «non andrà a incidere sulle attività di sviluppo della rete previste da Terna - ricorda la società nel comunicato - perché l'autorità per l'energia elettrica e il gas, riconoscendone la natura infrastrutturale, ha introdotto un meccanismo di «mitigazione» del rischio connesso alla prevista diminuzione dei consumi di energia elettrica.
NETTO CALO ANCHE DEL GASOLIO - Pesante flessione anche per i consumi petroliferi italiani. Nel mese di gennaio, in base ai dati resi noti dall'Unione petrolifera, sono scesi a circa 6,5 milioni di tonnellate, con un decremento dell'8,4% (-603.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2008. In forte calo i consumi di carburanti, su cui pesano anche due giorni di consegna in meno: la benzina nel complesso ha mostrato un calo del 7,2% (-62.000 tonnellate) su base annua, il gasolio autotrazione ha registrato un crollo dell'8,1% (-170.000 tonnellate).
FONTE: corriere.it
giovedì 12 febbraio 2009
Retail, Italia al primo posto per aperture di negozi all'estero

mercoledì 11 febbraio 2009
Bonus anche per il computer. Voce per voce tutti gli incentivi

FONTE: Nicoletta Cottone (ilsole24ore.it)
martedì 10 febbraio 2009
Moda, verso il crac il marchio Ferrè
Nei guai IT Holdingdomenica 8 febbraio 2009
Fmi: prospettive tetre per l'Italia. Possibile recessione fino al 2010

sabato 7 febbraio 2009
Effetto crisi: boom per la finanza online

venerdì 6 febbraio 2009
Carburanti: Biofuel è meglio?
Costi sanitari ed ambientali dei biocarburantiNon è tutt'oro quello che luccica! Lo dimostrano i risultati del confronto tra i costi sostenuti per la produzione di biocarburanti da un lato e di benzina dall'altro, su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), una delle più prestigiose riviste scientifiche.
L'equilibrio costi/benefici
Valutando l'impatto reale sulla salute umana e sull'ambiente, considerando anche cicli di produzione, trasporto, distribuzione e consumo, risulta che produrre bioetanolo non è sempre conveniente, a meno di non continuare a sperimentare nuove tecniche di lavorazione. Attualmente, sostengono gli scienziati della ricerca, il metodo più vantaggioso per produrre bioconbustibile è la lavorazione della lignocellulosa. È questo il verdetto di un gruppo di ricercatori dell'Università del Minnesota (Usa) e della Stanford University, che ha messo a confronto combustibili fossili e bioetanolo, prodotto con diversi metodi, in un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.
Il business si tinge di verde
Sebbene non vi sia ancora certezza sulla reale convenienza nella produzione di carburanti alternativi, rimane un dato di fatto che i biocarburanti hanno solleticato l'appetito dei lobbysti. Lo scorso anno la sola industria dei biofuel USA ha divorato oltre un quarto del raccolto di mais. Mentre nei convegni e nelle università si parla di biofuel di seconda generazione (quelli derivati dalla cellulosa e dagli scarti di lavorazione), l'industria sta facendo man bassa con quelli di prima generazione. Se infatti dieci anni fa negli USA c'erano 50 raffinerie di bioetanolo, ora sono diventate 170, mentre altre 70 sono in costruzione. La megamacchina industriale potrebbe nel giro di pochi anni avere la capacità di processare tutto il mais USA. In ogni caso, i biofuel non potranno mai soddisfare le richieste energetiche mondiali. Cereali e non cereali forniscono all'umanità l'equivalente in termini energetici di 15 milioni di barili di petrolio al giorno. La produzione di petrolio è intorno ai 75 milioni di barili al giorno.
Costi sanitari
I ricercatori hanno considerato nel bilancio gli effetti delle emissioni di gas serra e polveri sottili - in particolare dal diametro inferiore ai 2,5 millesimi di millimetro - sulla salute umana e sul clima. Oltre al metodo tradizionale che prevede la raffinazione del granoturco, nello studio è stata inclusa anche la produzione di bioetanolo da lignocellulosa, materiale formato da cellulosa, emicellulosa e lignina, che costituisce la maggior parte della massa di qualsiasi pianta. Stando ad alcune ricerche infatti le emissioni di gas serra dovute alla produzione di bioetanolo sono comparabili a quelle del petrolio. A parità di output energetico la riduzione è solo del 12%. Anche in questo caso va un po' meglio con il biodiesel, dove la riduzione è pari al 41%. Se anche tutto il mais e la soia coltivati in America dovessero essere destinati ai biofuel si soddisferebbe solo il 12% della domanda di benzina e il 6% di quella di gasolio.
L'economia dell'ecologia
Produrre e consumare un miliardo di litri di etanolo da granoturco, secondo l'analisi dello studio, ha un costo che varia da 128 a 257 miliardi di dollari (a seconda delle tecniche usate), molto vicino ai 127 miliardi di dollari relativi a quello della comune benzina. Il bioetanolo da cellulosa, invece, sembra più promettente, con costi sanitari e ambientali stimati tra i 33 e i 56 miliardi di dollari per ogni miliardo di litri. Produrre combustibile da lignocellulosa, quindi, potrebbe essere economicamente più vantaggioso. Ma, secondo gli autori, nuovi carburanti e nuove tecniche di sintesi a basso impatto potrebbero non essere sufficienti ad affrontare la crisi energetica globale.
FONTE: lastampa.it
giovedì 5 febbraio 2009
Istat, nel nuovo paniere entrano chiave Usb e dvd

martedì 3 febbraio 2009
Le auto preferite dagli italiani

lunedì 2 febbraio 2009
Disegnare viaggi e organizzare nozze "Ecco come sopravviveremo alla crisi"



