sabato 28 febbraio 2009

Ryanair, tassa sulla toilette per far fronte alla crisi

Per far fronte alla crisi del trasporto aereo il patron della Ryanair ne ha pensata un'altra, dopo i bagagli in eccesso a pagamento e l'eliminazione dei check-in in aeroporto. Presto sui voli della compagnia aerea irlandese potrebbe essere necessario avere qualche spicciolo in tasca per andare in bagno. L'amministratore delegato Michel O'Leary ha infatti annunciato in un'intervista alla Bbc che la compagnia aerea low cost sta valutando anche questa misura per poter continuare a offrire tariffe basse ai clienti.  «Una cosa alla quale abbiamo pensato nel passato e a cui stiamo pensando ancora - ha detto O'Leary - è la possibilità di applicare una sorta di parchimetro alla porta del bagno dove i viaggiatori possano inserire oggi una sterlina (1,12 euro), per poi passare a un penny in futuro». Secondo O'Leary il bagno a tariffa non dovrebbe portare particolari problemi ai viaggiatori: «Non penso ci sia nessuno nella storia di Ryanair che sia salito a bordo con meno di una sterlina in tasca», ha spiegato.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 24 febbraio 2009

Berlusconi-Sarkozy, firmato l'accordo per quattro centrali nucleari

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al termine dei colloqui bilaterali Italia-Francia svolti a Villa Madama, hanno firmato l'accordo di cooperazione nel campo dell'energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf. L'intesa prevede tra l'altro la collaborazione tra le due aziende (aperta alla partecipazione di altri operatori) per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020. Oltre all'accordo sul nucleare, nel corso dei colloqui è stata affrontata una serie di altri dossier tra i quali quello relativo al progetto per la Tav Torino-Lione. Sarkozy ha inoltre espresso apprezzamento per il governo italiano per gli sforzi messi in atto «per convincere i Comuni per la Torino-Lione e per il trasporto modale».  Italia e Francia hanno siglato anche un accordo nel settore dei trasporti che prevede che entro sei settimane saranno pronti i bandi di gara per il valico di Frejus. Lo ha annunciato il presidente francese Nicolas Sarkozy nel corso della conferenza stampa al termine del forum italo-francese con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Noi - ha detto il presidente francese - quest'anno ci ritroviamo nel doloroso decimo anniversario del Bianco. Ci è voluto che i nostri governi facessero enormi lavori e i bandi di gara per il Frejus saranno pronti tra sei settimane. Sono anni che se ne parla, è una decisione concreta».  Con la presidenza del semestre francese dell'Unione europea del francese Nicolas Sarkozy, siamo riusciti ad evitare «una situazione drammatica di divorzio tra l'Europa, la Federazione russa e gli Stati Uniti» e ad evitare il ritorno dell«'angoscia» della guerra fredda. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in merito alla guerra in Georgia dello scorso anno, nella conferenza stampa congiunta con il presidente Sarkozy a Villa Madama. Berlusconi ha definito «determinata e intelligente» la gestione del semestre di presidenza francese dell'Unione europea.

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 23 febbraio 2009

L'Europa: guerra ai paradisi fiscali

A Berlino c'è l'accordo tra i leader sulle proposte da presentare al G20  «Regole per i mercati e la finanza». Berlusconi: Italia sta meglio di altri.

L’Europa si avvicina al vertice del G20 in programma a inizio aprile a Londra con un un chiaro messaggio: occorre riscrivere le regole della finanza internazionale e ristabilire la fiducia sui mercati. Per riuscirci, i membri europei del G20 hanno messo a punto a Berlino un catalogo di misure tra cui spiccano soprattutto la necessità di sorvegliare tutti gli attori e i prodotti finanziari, di combattere efficacemente i paradisi fiscali, di rivedere i sistemi di retribuzione dei manager e di aumentare i mezzi a disposizione del Fondo monetario internazionale. L’aspetto su cui ha insistito soprattutto la Germania, padrona di casa, è la sorveglianza di quegli attori finanziari da cui possano derivare rischi per l’intero sistema, a cominciare dagli hedge-fonds. «Tutti i mercati e prodotti finanziari e tutti gli attori devono essere sottoposti a sorveglianza o regolamentazione, senza eccezioni e indipendentemente da dove si trovi la loro sede», si legge nel riassunto della discussione diffuso a fine conferenza. Per le agenzie di rating dovrebbe valere l’obbligo di registrazione e di controllo, precisa il testo. Altra misura su cui i leader riuniti a Berlino hanno trovato un’intesa è la lotta ai paradisi fiscali. Come spiegato dal cancelliere Angela Merkel in conferenza stampa, dovrebbe essere sviluppato un sistema di sanzioni per colpire «le giurisdizioni non cooperative».  Accordo anche sul no a tendenze protezionistiche, sull’invito alle banche a creare una sorta di «riserve-cuscinetto» in tempi di crescita, così da affrontare meglio i periodi di crisi, e sulla necessità di riformare i meccanismi di bonus per i manager, per impedire che siano premiate delle operazioni finanziarie altamente rischiose. I partecipanti hanno inoltre deciso di raddoppiare le risorse del Fondo monetario internazionale, affinché l’Fmi sia in grado di aiutare i suoi membri in difficoltà in modo veloce e flessibile. A riassumere il clima respirato oggi a Berlino è stato il presidente francese Nicolas Sarkozy. Il G20 di Londra, di cui l’appuntamento tedesco rappresentava un tappa preparatoria, sarà un incontro decisivo, perché «questa è la nostra ultima possibilità. Non possiamo permetterci di fallire», ha detto Sarkozy in conferenza stampa. A fargli eco è stato il premier britannico Gordon Brown, che non ha esitato a parlare dell’esigenza di un "New Deal". Per combattere e prevenire le crisi, ha aggiunto Brown, «le istituzioni internazionali dovranno avere almeno 500 miliardi di dollari». Visibilmente soddisfatta Frau Merkel, che è riuscita a strappare ai colleghi l’appoggio alla sua proposta di una "Carta" per un nuovo ordine economico globale. La cancelliera ha inoltre sollecitato la creazione, al più tardi entro il G20 di inizio aprile a Londra, di una lista di cosiddetti paradisi fiscali. Dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, è poi arrivato l’annuncio che «non c’è un pericolo imminente» di insolvenza di uno Stato nella zona euro. Il premier Silvio Berlusconi ha sottolineato dal canto suo la necessità «di stabilire al più presto nuove regole ed evitare la tentazione del protezionismo». «Il mio paese si trova in una situazione migliore rispetto a quanto emerso dalle preoccupazioni dei colleghi. Il nostro sistema bancario, infatti, è solido e non ha subito l’effetto di titoli tossici», ha poi continuato il premier, che si è detto soddisfatto dell’incontro. Uno degli aspetti positivi della conferenza è che c’è la volontà da parte di tutti di agire congiuntamente, ha spiegato. Berlusconi ha poi annunciato l’idea di presentare i risultati del vertice di Berlino all’amministrazione Usa già prima di aprile. Comunque, ha precisato, si tratta di un’idea, non di una decisione già presa. Al vertice di Berlino hanno preso parte i capi di Stato e di governo di Germania, Italia, Francia e Gran Bretagna, il premier spagnolo José Luiz Rodriguez Zapatero, quello olandese Jan Peter Balkenende e quello ceco Mirek Topolanek, il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker e quello della Commissione Ue, José Manuel Barroso e infine il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet. I risultati saranno presentati al vertice europeo straordinario in programma domenica prossima.

FONTE: lastampa.it

domenica 22 febbraio 2009

La svolta di Ryanair: addio check-in

La compagnia aerea lowcost: si potrà fare tutto on-line, così si risparmierà

Entro la fine dell’anno, Ryanair abolirà i check-in. La più grande compagnia lowcost europea, per tagliare ulteriormente i costi, ha deciso di chiudere i desk degli aeroporti. «Si potrà fare tutto on-line», spiega l’amministratore delegato della compagnia, Michael O'Leary. Il boss di Ryanair sottolinea  che l’unica cosa che rimarrà all’interno degli scali sarà il nastro per caricare i bagagli sugli aerei. La compagnia ha fatto sapere che della nuova riduzione dei costi beneficeranno anche i passeggeri, con un prezzo più basso dei biglietti. Già il 75% dei viaggiatori Ryanair ha optato per il check-in on-line, che consente loro di stampare direttamente a casa la carta d’imbarco e di evitare la fila ai check-in. «Proveremo a incoraggiare il rimanente 25% a fare lo stesso», ha aggiunto O'Leary. I passeggeri potranno sempre imbarcare i loro bagagli, precisa la compagnia, ma tutte le altre pratiche verranno smaltite attraverso internet. Il portavoce di Ryanair, Stephen McNamara, ha sottolineato come l’iniziativa rientri nel piano della compagnia per ridurre i costi. Giovedì scorso, la compagnia ha cominciato a offrire su 20 apparecchi un servizio di chiamate via cellulare e di invio di sms e e-mail a un costo compreso fra 1,5 e 3 sterline al minuto. Il servizio verrà esteso al resto della flotta nei prossimi 18 mesi.

FONTE: lastampa.it

venerdì 20 febbraio 2009

Nucleare: Edison, Edf e A2A in manovra

Il dossier Epr sul tavolo del vertice italo-francese. La stretta di Enel

Nucleare italiano, una partita ancora tutta da giocare. Ma se dal vertice italo- francese di martedì prossimo dovesse uscire una soluzione a favore dei due campioni nazionali, cioè Edf e Enel, il match potrebbe anche chiudersi prima che tutte le squadre scendano in campo. Il timore, tra i produttori nazionali e i grandi consumatori di energia elettrica, è reale: una scelta a favore della tecnologia Edf dell'Epr — tema che è tra gli oggetti di discussione del vertice transalpino — significherebbe quasi automaticamente importare in Italia l'accordo che già lega i due ex monopolisti. Ad esclusione degli altri attori. Come sarebbe il caso, ad esempio, di A2A, che con i francesi di Edf controlla congiuntamente Edison e che tramite il suo numero uno Giuliano Zuccoli ha più volte rivendicato un ruolo nel progetto di «nucleare di legislatura» del ministro Scajola.

Magari attraverso un «modello consortile» tra produttori e grandi utenti, escogitato per accontentare più imprese nazionali dell'energia e che potrebbe avvalersi di una tecnologia alternativa all'Epr come quella della nippo-americana Toshiba-Westinghouse. «E' indispensabile una competizione tra produttori », ha ribadito di recente Zuccoli, mentre sullo stesso tema Conti aveva sollevato al contrario il rischio di cadere in «una logica di rivalità tra contrade, come al Palio di Siena ». Ma la doppia relazione Enel-Edf e Edf-A2A potrebbe avere anche qualche ricaduta sul futuro di Edison. Le parti in causa, per la verità, sostengono che i due tavoli — quello nucleare e quello del riassetto di Foro Buonaparte — sono separati. Ma anche se i rapporti tra gli azionisti di Edison sono formalmente «normali» (come ha detto ieri lo stesso Zuccoli, che con i direttori Renato Ravanelli e Paolo Rossetti ha illustrato il piano triennale ai dirigenti), nei fatti una certa insoddisfazione del socio italiano su quanto avviene nella società non sarebbe un mistero, mentre si infittiscono le indiscrezioni su una possibile fusione A2A-Edison o sul destino delle quote di Foro Buonaparte potenzialmente «in libertà » (il 19% Edf fuori dal patto con A2A e il 10% della Tassara di Romain Zaleski).

Esclusa da Zuccoli la prima eventualità («non ha basi tecniche»), la destinazione dei due pacchetti potrebbe cambiare le carte in tavola. Secondo alcuni, però, i francesi non sarebbero così bisognosi di far cassa da disfarsi di una quota che li renderebbe padroni di Edison, mentre la sponda A2A sarebbe addirittura favorevole all'acquisto congiunto del 10% di Tassara per evitare l'arrivo di soci non graditi. Se così fosse, il flottante di Foro Buonaparte scenderebbe al lumicino, sotto il 10%, consigliando addirittura il «delisting ». E allora l'esito più probabile potrebbe essere non tanto una fusione con la holding comune Transalpina, che di fatto consegnerebbe Foro Buonaparte ai francesi, ma una spartizione delle attività. Scenari futuribili sui quali però si ragiona da tempo.

FONTE: Stefano Agnoli (corriere.it) 

giovedì 19 febbraio 2009

Scandalo paradisi fiscali: Ubs paga 780 mln $ a fisco Usa.

E svelerà identità dei 250 evasori

Si è concluso con un patteggiamento da 780 milioni di dollari lo scandalo che aveva coinvolto la banca svizzera Ubs, che aveva aiutato alcuni facoltosi clienti statunitensi ad evadere le tasse e ad occultare i propri patrimoni in conti offshore. L'accordo con le autorità Usa prevede inoltre che la banca riveli i nomi di alcuni clienti, che potranno così essere perseguiti penalmente. Ad andare alla sbarra, scrive il quotidiano elvetico 'Le Temps', saranno in 250. La banca svizzera si è inoltre impegnata a non fornire più servizi a cittadini Usa con conti non dichiarati. Secondo il Dipartimento di Giustizia, i clienti di Ubs che avrebbero frodato l'Internal Revenue Service (Irs, l'Agenzia delle Entrate a stelle e strisce) sarebbero dai 17mila ai 20mila e avrebbero occultato asset per 20 miliardi di dollari. «Ci prendiamo la totale responsabilità di queste attività illecite» ha dichiarato il presidente di Ubs, Peter Kurer. Il caso esplose lo scorso giugno, quando Bradley Birkenfled, ex funzionario Ubs, confessò di aver aiutato un facoltoso cliente americano a nascondere 200 milioni di dollari all'Irs e accettò di collaborare con le autorità Usa. Intanto, sulla borsa di Zurigo, i titoli Ubs salgono del 3%.  La Finma, ossia l'Autorità svizzera di controllo dei mercati finanziari, in una nota, spiega che "a dispetto della collaborazione tra la banca e le autorità elvetiche e delle procedure di assistenza amministrativa pendenti presso l'Amministrazione delle contribuzioni, il Dipartimento di giustizia Usa (DoJ) ha preteso, ai fini dell'intesa la trasmissione immediata di un numero circoscritto di dati di clienti. L'accordo ha permesso di evitare l'avvio, da parte del «DoJ», dell'incombente procedimento penale a carico della banca. Una simile evenienza avrebbe avuto conseguenze drammatiche per Ubs e avrebbe potuto mettere a repentaglio le liquidità, dunque l'esistenza stessa, dell'istituto. Onde scongiurare tale minaccia, la Finma, l'Autorità svizzera di controllo dei mercati finanziari, ha ordinato ad Ubs l'immediata consegna di un circoscritto numero di dati di clienti, che ha inoltrato alle autorità statunitensi. Si tratta di dati attualmente oggetto anche di una procedura di assistenza amministrativa in corso presso l'Amministrazione federale delle contribuzioni, che le autorità statunitensi ritireranno grazie all'intesa raggiunta. Questa misura cautelativa, adottata dalla Finma conformemente agli artt. 25 e 26 della Legge federale sulle banche, intende salvaguardare sia gli interessi della clientela, dei creditori e degli investitori di Ubs, che la stabilità sistemica della piazza finanziaria elvetica".


FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 18 febbraio 2009

Cellulari: basta caricabatterie diversi

Arriva lo spinotto universale.Ma solo nel 2012
Diciamolo ci siamo tutti rotti le scatole di avere caricabatterie diversi per ogni cellulare in famiglia. Tante volte ci siamo chiesti perché ogni telefonino o quasi ha un proprio spinotto, una specifica porta per l'alimentazione o i dati dal momento che gli standard esistono, si chiamano interfacce Usb (mini e Micro) e solo pochi avveduti costruttori hanno scelta la strada degli standard al posto di quella degli assurdi formati proprietari. La risposta è arrivata sempre puntuale: molti produttori preferiscono sfruttare le differenze per mantenere alti i prezzi degli accessori e non rendere interoperabili gli stessi fra le marche per proteggere il proprio business. Il discorso vale ovviamente anche per lettori mp3, macchine fotografiche digitali e computer portatili.  Ora però è in arrivo una piccola rivoluzione: uno standard unitario. 17 tra produttori hanno infatti annunciato un accordo che faciliterà la vita ai consumatori. La connessione sarà assicurata attraverso una porta micro-Usb, già in usato in moltissimi dispositivi digitali e negli smartphone di parecchi costruttori. Purtroppo per la rivoluzione dell'alimentatore unico, che potrebbe anche portare a uniformare anche altri accessori, si dovrà attendere il 2012, e tre anni nel mondo della telefonia mobile sono davvero un'era geologica. Nokia, Motorola, Lg, Sony Ericsson, Samsung e l'americana Qualcomm hanno sottoscritto l'accordo (noto come Universal charging colution) a cui si sono associati anche i maggiori operatori: Orange, Telecom Italia, Telefonica, 3 Group, AT&T, T-Mobile, Vodafone Ktf, Mobilkom Austria, Telenor e Telstra. Oltre a un connettore unico, il nuovo caricatore universale avrà anche una tecnologia per ridurre il consumo energetico del 50 per cento. Se si considera che nel 2008 sono stati venduti 1,2 miliardi di telefonini in tutto il mondo, e che ogni anno vanno 'bruciate' fra le 50.000 e le 80.000 tonnellate di caricatori vecchi, i vantaggi per l'ambiente sono evidenti, sia in termini di risparmio energetico mentre si ricaricano gli apparati, sia come rifiuti in meno da processare.
FONTE: Mario Cianflone (ilsole24ore.it)

lunedì 16 febbraio 2009

G7 a Roma: crisi grave per tutto il 2009 Tremonti: serve nuovo ordine mondiale

Draghi: «Le banche devono tirare fuori tutti gli asset tossici». I Sette Grandi: no al protezionismo, impegno per l'occupazione

I Paesi del G7 utilizzeranno tutti gli strumenti per sostenere la crescita e l'occupazione. È quanto affermano i ministri dell'Economia e delle Finanze dei Sette Grandi nelle conclusioni finali del vertice di Roma, in cui si ribadisce anche l'impegno ad evitare il protezionismo che potrebbe solo peggiorare e rallentare l'economia. Il ministro Tremonti ha parlato di un deficit di regole: «C'è in giro per il mondo un deficit di fiducia e anche un deficit di regole che forse è una delle principali cause della crisi - dice Tremonti - Credo che il punto fondamentale sia l'impegno fortissimo su nuove regole per un nuovo ordine economico coerente con la struttura del capitalismo e del mercato globale». Per il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, la priorità essenziale «rimane stabilizzare l'economia reale e i mercati finanziari».
Crisi severa per tutto il 2009. Il grave rallentamento economico a livello globale «ha già portato a consistenti perdite occupazionali e si prevede che durerà per quasi tutto il 2009», viene detto nel comunicato finale della riunione finanziaria del G7 svoltasi da questa mattina a Roma. La risposta in termini di misure da parte dei Sette «è stata veloce e determinata» e «i suoi effetti si faranno sentire nel tempo». La stabilizzazione dei mercati e dell'economia è la « priorità più alta» dei Paesi del G7, che hanno manifestato la necessità anche di evitare l' «eccessiva volatilità» delle valute. 
Fmi con più risorse. «Siamo d'accordo che un Fondo monetario riformato, rafforzato con risorse aggiuntive, è cruciale per rispondere efficacemente e in modo flessibile all'attuale crisi». Lo si legge nel comunicato del G7 nel quale è precisato che «è particolarmente importante una maggiore collaborazione tra l'Fmi e un esteso Financial stability forum».
Rapporto su integrità e trasparenza delle attività finanziarie. «I ministri delle Finanze del G7 hanno chiesto ai loro vice di preparare, consultandosi con altri partner, un rapporto in quattro mesi sullo sviluppo di un insieme condiviso di principi e regole sulla proprietà, l'integrità e la trasparenza delle attività internazionali economiche e finanziarie».
Tremonti: serve un nuovo ordine mondiale. «Oggi qui da Roma è iniziato un percorso molto significativo, non solo tecnicamente, ma politicamente. Crediamo sia una delle sfide più affascinanti politicamente e, aggiungo, moralmente. E' una sfida per un nuovo sistema economico, sociale e politico: la formula "nuovo ordine mondiale" può sembrare ridondante, ma è quello l'obiettivo cui dobbiamo puntare. Il vero problema è che oggi ci sono giurisdizioni che sono formalmente giurisdizioni, ma sostanzialmente sono aree in cui l'unica regola e non avere regole. In questo momento è dominante l'interesse alla tutela del risparmio e del sistema nel suo insieme».
Draghi: più capitali, più riserve e standard rigorosi. «Al G7 ho riferito sul lavoro che il Financial stability forum ha fatto e presenterà al G20 - ha detto il governatore di Bankitalia, MarioDraghi - Le regole sono riassumibili in tre punti, più capitali, più riserve e standard più rigorosi per i vigilanti. Chi farà osservare le nuove regole saranno i supervisori internazionali, e poi l'Fmi, che ha lo strumento del Fsap, ovvero visite che il Fondo fa nel Paese per assicurarsi che la struttura di controllo sia adeguata e che nel futuro saranno più premianti. Si pensa a controlli obbligatori per tutti coloro che aderiscono al Fondo».
«Le banche devono tirare fuori tutti gli asset tossici»: così Draghi richiama gli istituti di credito alla massima trasparenza. «Trasparenza significa che tutte le banche devono tirare fuori tutti gli asset tossici dai loro bilanci - dice il governatore di Bankitalia - La cosa più importante è che si faccia luce esattamente sulla qualità». Sul lato delle banche, ssostiene Draghi, «non è che non si è fatto niente. Gli istituti di credito hanno raccolto circa 800 miliardi di dollari di capitale e le perdite oggi non sono aumentate: sono stimate tra 1.400 e 2.000 miliardi. Una parte degli 800 miliardi sono dei governi, parte dei privati. Nel frattempo le operazioni di trasparenza sono aumentate, ci sono state diverse operazioni di svalutazione in varie parti del mondo, ma operazioni di chiarificazione sono state avviate».
Il Vertice: sì alle misure fiscali varate dalla Cina. I ministri finanziari e i banchieri centrali del G7  hanno espresso apprezzamento per le misure di stimolo fiscale decise dalla Cina e per il suo impegno a continuare nel percorso verso un tasso di cambio più flessibile. Questo, scrivono i paesi del G7 nel comunicato finale, «dovrebbe portare a un continuo apprezzamento dello yuan in termini effettivi e dovrebbe contribuire a promuovere una crescita più equilibrata in Cina e nell'economia mondiale». 
«Bene l'accordo tra Giappone e Fmi». Giudicato positivamente anche l'accordo raggiunto tra governo giapponese e Fondo monetario internazionale per un prestito da 100 miliardi di dollari ritenendo anche che il Fondo monetario internazionale, riformato e con a disposizione risorse più ampie, «sia cruciale per rispondere in maniera efficace e flessibile alla crisi attuale». Nel comunicato finale il G7 ribadisce come la crisi abbia «messo in evidenza le debolezze fondamentali del sistema finanziario internazionale e che riforme urgenti sono necessarie».

FONTE: ilmessaggero.it

sabato 14 febbraio 2009

Appello del G7: no al protezionismo

L'Italia preme: «Standar comuni». Tremonti: «C'è un deficit di principi»

Lotta al protezionismo e stabilizzazione dei mercati: queste le priorità che saranno riaffermate dai leader del G7 nel comunicato conclusivo della due giorni di Roma. I sette Grandi si lasceranno con l’impegno a lavorare nei prossimi quattro mesi sulla proposta della presidenza italiana di arrivare a definire un "egal standard" vale a dire un insieme di regole universalmente condivise.  «I ministri finanziari del G7 - si legge nella bozza - hanno chiesto ai loro deputies di preparare entro quattro mesi,consultandosi con gli altri partner,un rapporto su come sviluppare un insieme concordato di principi comuni e standard sulla proprietà, l’integrità e la trasparenza dell’attività economica e finanziaria internazionale». La stabilizzazione dell’economia globale e dei mercati finanziari,spiegano i leader del G7, «rimane la nostra priorita. Noi abbiamo adottato collettivamente misure straordinarie per affrontare queste sfide e riaffermiamo il nostro impegno ad agire usando l’intera gamma di strumenti per sostenere la crescita e l’occupazione e rafforzare il settore finanziario». Il G7 rimane impegnato «a evitare misure protezionistiche che avrebbero solo l’effetto di disacerbare la recessione, a contrastare la crescita di nuove barriere e a lavorare per una conclusione rapida e ambiziosa dei negoziati del Doha Round». Le proposte sul campo sono diverse. LaFrancia, ad esempio, chiede ai partner regole più stringenti per gli hedge funds, più trasparenza in borsa e maggiori controlli sui fondi di investimento speculativi. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, invece, non gradirebbero nuovi vincoli agli strumenti finanziari più evoluti e quindi, con ogni probabilità, si dichiareranno contrari. Per il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ora più che mai è necessario adottare un insieme di regole sulla proprietà delle attività internazionali e sulla trasparenza, assieme anche ad un rafforzamento della cooperazione fra le autorità di vigilanza e di regolamentazione dei mercati.

FONTE: lastampa.it

venerdì 13 febbraio 2009

La crisi fa crollare i consumi elettrici. Terna: «Mai così giù da 34 anni»

Il pesante calo «riflette la perdurante fase di debolezza della produzione industriale». Giù anche il gasolio: -8,4%

La crisi fa calare i consumi: scende la richiesta di energia elettrica e anche di gasolio. A gennaio la quantità di elettricità richiesta in Italia ha fatto registrare una flessione dei consumi dell'8,5% rispetto allo stesso mese del 2008, risultando pari a 27,3 miliardi di kilowattora. Si tratta del calo più pronunciato da 34 anni (-7,6% nell'agosto del 1975). A parità di calendario e temperatura la variazione della domanda elettrica sarebbe pari -8%. Lo comunica Terna.

I DATI - A gennaio il calo congiunturale (rispetto al mese di dicembre 2008) è stato pari allo 0,4%. «Il risultato - si legge nel comunicato di Terna - ha risentito con segno contrapposto di due fattori: due giornate lavorative in meno rispetto a gennaio 2008 e una temperatura media mensile più fredda di un grado e mezzo». Analizzando i dati relativi al mese di gennaio, va inoltre sottolineato un possibile effetto «prolungamento ferie», in particolare per quanto riguarda i primi dieci giorni del mese. A livello territoriale la variazione della domanda è alquanto differenziata, ma ovunque negativa: -9,7% al nord, -8,6% al centro e -6,2% al sud. Il pesante calo dei consumi elettrici di inizio anno «riflette - continua la nota - la perdurante fase di debolezza della produzione industriale che, per il mese di gennaio, ha mostrato una flessione a due cifre, secondo i dati del centro studi Confindustria».

I CONTI DI TERNA - A gennaio 2009 il fabbisogno italiano di energia elettrica è stato coperto per l'85,9% con la produzione nazionale, e per il restante 14,1% con il saldo tra le importazioni e le esportazioni. In dettaglio, la produzione nazionale netta (24 miliardi di kwh) è diminuita del 10,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. In calo la produzione termoelettrica (-16,8%) e geotermoelettrica (-8,6%); in crescita, invece, la produzione idroelettrica (+35%) ed eolica (+1,9%). L'andamento negativo dei consumi elettrici «non andrà a incidere sulle attività di sviluppo della rete previste da Terna - ricorda la società nel comunicato - perché l'autorità per l'energia elettrica e il gas, riconoscendone la natura infrastrutturale, ha introdotto un meccanismo di «mitigazione» del rischio connesso alla prevista diminuzione dei consumi di energia elettrica.

NETTO CALO ANCHE DEL GASOLIO - Pesante flessione anche per i consumi petroliferi italiani. Nel mese di gennaio, in base ai dati resi noti dall'Unione petrolifera, sono scesi a circa 6,5 milioni di tonnellate, con un decremento dell'8,4% (-603.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2008. In forte calo i consumi di carburanti, su cui pesano anche due giorni di consegna in meno: la benzina nel complesso ha mostrato un calo del 7,2% (-62.000 tonnellate) su base annua, il gasolio autotrazione ha registrato un crollo dell'8,1% (-170.000 tonnellate).

FONTE: corriere.it

giovedì 12 febbraio 2009

Retail, Italia al primo posto per aperture di negozi all'estero

Nel 2007 e 2008 l'Italia ha guidato la classifica dei retailer (vendite al dettaglio) che investono cross-border (all'estero), producendo il 16.6% dei movimenti complessivi. Scavalcando gli Stati Uniti, scivolati al secondo posto con il 14.2%. Anche se quest'anno potrebbero prendersi la rivincita dato che l'Europa occidentale e meridionale diventeranno più attraenti per i marchi nordamericani come Forever 21, Anthropologie, Hollister e Crate & Barrel. L'ultima ricerca sul settore retail di Jones Lang LaSalle ha inoltre evidenziato come, nel corso del 2007 e del 2008 la Turchia (11,3%) e la Russia (10,6%) siano state le principali destinazioni. In Turchia circa 1 milione di mq di centri commerciali sono stati inaugurati tra gennaio 2007 e dicembre 2008 ospitando retailer globali come Gap, Muji e Banana Republic, così come brand di lusso quali Calvin Klein, Chanel e Ysl. La Romania presenta invece la più vasta gamma di brand dell'Europa centrale che ha attratto retailer molto attivi nello sviluppo, quali Peek & Cloppenburg, Karen Millen, Reserved e Hervis.  Nell'Europa occidentale lo shopping center Westfield London ha rappresentato quasi la metà dei nuovi ingressi nel mercato retail inglese, come Ugg (Australia), Hue (Usa) e David Mayer (Francia), alla ricerca di un'opportunità per essere presenti nella capitale senza dover pagare gli alti canoni del West End. Nell'Europa meridionale, il Portogallo rimane un obiettivo importante per i retailer internazionali, con la sua offerta di buoni canoni di locazione e un moderno stock di centri commerciali, mentre grazie ad una minore esposizione alla crisi del credito e alla disponibilità limitata di retail nazionale, il mercato belga è considerato oggi una priorità per i retailer che vogliono svilupparsi oltre confine, anche se al momento molti stanno considerando solo partner franchise per minimizzare il rischio, una tendenza valida in generale.

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 11 febbraio 2009

Bonus anche per il computer. Voce per voce tutti gli incentivi


Auto, veicoli commerciali leggeri, motocicli, arredamento, elettrodomestici.Sbarca in Gazzetta Ufficiale l'11 febbraio il decreto legge con gli incentivi per riavviare i consumi, con misure per circa 2 miliardi di euro. Ci sono anche contributi per impianti a Gpl o metano, per acquistare auto ecologiche, per installare dispositivi antiparticolato sui mezzi pubblici. Ma anche, ultima novità, per acquistare computer e tv, a patto che si ristrutturi la casa. Per il credito al consumo per l'acquisto dei beni agevolati dai bonus sarà un decreto Economia, già previsto dal decreto anti-crisi (Dl 185/2008, convertito dalla legge 2/2009), a fissare le modalità per favorire l'intervento di Sace spa nella prestazione di garanzie per agevolare la concessione di finanziamenti. Fra le ultime novità introdotte nel provvedimento passa da dieci a 5 anni il periodo per ripartire la detrazione per l'acquisto di elettrodomestici e mobili. Resta inviato il tetto di 10mila euro su cui calcolare la detrazione. Le norme sulla rottamazione e sugli acquisti di auto e motocicli si applicano sugli acquisti effettuati dal 7 febbraio al 31 dicembre 2009, a patto che le vetture siano immatricolate non oltre il 31 marzo 2010.  Ecco, nel dettaglio, le misure adottate. 
Rottamazione auto. Si prevede un bonus di 1.500 euro, ma non è prevista alcuna esenzione dal pagamento del bollo. Il beneficio spetta a chi rottama auto Euro 0, Euro 1 o Euro 2 immatricolate fino al 31 dicembre 1999 e acquista una vettura Euro 4 o Euro 5 (con emissioni massime 140 grammi CO2/Km per i veicoli benzina e massimo 130 grammi CO2/Km per i diesel). 
Auto ecologiche. Incentivi, senza rottamazione, per l'acquisto di auto ecologiche di 1.500 euro per auto a metano, elettriche e a idrogeno con emissioni non superiori a 120 g/km di Co2. Questi incentivi sono cumulabili a quello per la rottamazione.
Contributo per impianti a Gpl e a metano. Contributo statale di 500 euro per il Gpl e di 650 euro per il metano per chi vuole trasformare la propria auto da motori a benzine verso alimentazioni a basso impatto ambientale.

Veicoli commerciali leggeri. Bonus è di 2.500 euro per l'acquisto di veicoli nuovi in seguito alla rottamazione di veicoli euro 0, 1 e 2 immatricolati entro il 31 dicembre 1999. Gli incentivi salgono a 4.000 euro per l'acquisto, senza rottamazione, di veicoli nuovi innovativi a metano, Gpl o idrogeno. L'incentivo è cumulabile a quello per la rottamazione.
Autocarri e caravan. Per autoveicoli per trasporto promiscuo, autocarri leggeri entro le 3,5 tonnellte, autoveicoli per trasporti specifici, autoveicoli per uso speciale e autocaravan contributo di 2.500 euro per l'acquisto di veicoli nuovi Euro 4 ed Euro 5 a fronte della contestuale rottamazione di veicoli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 immatricolati prima del 31 dicembre 1999. 

Mezzi pubblici più verdi. Per l'installazione di dispositivi antiparticolato (contro i gas di scarico) sui mezzi del trasporto pubblico (categoria N3 e M3 di classe Euro 0, Euro 1 o Euro 2 di aziende che svolgono servizi di pubblica utilità) è previsto un finanziamento straordinario di 11 milioni di euro, ai quali, ha spiegato il ministero per lo Sviluppo economico, se ne aggiungeranno 44 recuperati dal maggior gettito Iva. Spetta il 25% delle spese sostenute per l'acquisto e, comunque, in misura non superiore a mille euro a dispositivo. I contributi non sono cumulabili con altri di natura nazionale, regionale o locale. 
Incentivi per le due ruote. Incentivo di 500 euro per la rottamazione di motocicli o ciclomotori Euro 0 o Euro 1 per acquistarne un motociclo nuovo Euro 3, fino a 400 di cilindrata.
Detrazioni fiscali per mobili ed elettrodomestici. L'incentivo alle ristrutturazioni si estende anche all'acquisto di mobili ed elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, cucine, lavastoviglie, tv e computer) ad alta efficienza energetica, ma con un paletto. Se ne ha diritto solo se l'acquisto è legato a interventi di recupero del patrimonio edilizio. Prevista la detrazione Irpef del 20% da ripartire in 5 anni, calcolata su un importo massimo complessivo di 10mila euro per acquisti da sostenere entro il 31 dicembre 2009. La detrazione è cumulabile con quella per la sostituzione di frigoriferi, congelatori e loro conbinazioni prevista dalla Finanziaria per il 2008. Entro 30 giorni sarà definito un protocollo di intenti con i produttori di beni per i quali sono previsti gli incentivi. Il protocollo definirà, fra le altre, gli impegni in tema di mantenimento dei livelli occupazionali. 


FONTE: Nicoletta Cottone (ilsole24ore.it)

martedì 10 febbraio 2009

Moda, verso il crac il marchio Ferrè

Nei guai IT Holding

La crisi colpisce anche il lusso e alcuni dei marchi più conosciuti del made in Italy. Va infatti verso il crac IT Holding, l’azienda che controlla e coordina un gruppo di società che disegnano, producono e distribuiscono prodotti con marchi propri (come Gianfranco Ferrè, Malo, Extè) oltre che con marchi in licenza (VJC Versace, Versace Sport, Just Cavalli, C’N’C Costume National e Galliano). Gli impianti produttivi sono in Italia e la rete distributiva mondiale include 36 boutique di proprietà, 303 altre boutique monomarca e più di 6.000 prestigiosi punti vendita indipendenti. IT Holding ha oltre 1.800 dipendenti e i suoi ricavi nel 2007 sono stati pari a 637 milioni di euro. Quotata nel novembre 1997 alla Borsa Italiana le azioni ordinarie It Holding sono sospese da questa mattina dalle negoziazioni a tempo indeterminato dopo che nella notte, con una nota, la società ha annunciato di aver deciso di presentare un’istanza per il ricorso all’amministrazione straordinaria e di richiedere a Borsa Italiana l’esclusione delle azioni dal segmento Star.  Il Cda di IT Holding si riunirà in tempi brevi «per esaminare le eventuali azioni da intreprendere qualora il commissario di nomina ministeriale non abbia nel frattempo già provveduto a estendere l’amministrazione straordinaria anche alla società IT Holding», proprio per analizzare il destino del prestito obbligazionario «9 7/8 senior notes» con scadenza 2012, «nonchè per l’esame di una situaziona patrimoniale aggiornata che sarà al più presto predisposta anche ai fini dell’eventuale convocazione dell’assemblea dei soci per le opportune delibere».  Il consiglio di It Holding della notte scorsa «ha anche deliberato di richiedere alla Borsa l’esclusione delle azioni IT Holding dal segmento Star». La società aveva annunciato martedì scorso di aver ricevuto una proposta da un fondo estero che includeva un aumento di capitale e il riacquisto delle obbligazioni. L’indebitamento di IT Holding era di 295 milioni a fine settembre e la società ha un valore di mercato di circa 43 milioni.

FONTE: lastampa.it

domenica 8 febbraio 2009

Fmi: prospettive tetre per l'Italia. Possibile recessione fino al 2010

Le prospettive per l'Italia sono «tetre», con «un'eventuale ripresa debole e lenta»: il Fondo monetario internazionale in un Outloook dedicato all'Italia, pubblicato questa notte, conferma due anni di recessione, con il Pil 2009 in contrazione del 2,1% e quello 2010 dello 0,1%. Il rapporto deficit-Pil tornerà quest'anno sopra il 3% «a causa del deterioramento dell'economia», mentre il debito salirà al 108,2% offrendo al Governo «uno spazio limitato» d'azione per fronteggiare la crisi globale. Servono comunque «misure tempestive, mirate e coordinate» tenendo conto dei programmi di riduzione della spesa: «Il pacchetto fiscale presentato di recente al Parlamento - afferma l'Fmi nell'Article IV - è in generale in linea con queste considerazioni. Se le prospettive di crescita peggioreranno ulteriormente, però, uno stimolo più ampio potrebbe essere considerato». Pur constatando i progressi compiuti sul fronte delle politiche fiscali e delle riforme, l'istituto di Washington invita a fare di più sia sul fronte delle liberalizzazioni sia su quello del mercato del lavoro. Le prospettive a breve termine per l'economia italiana restano comunque «tetre»: i «rischi al ribasso dominano l'outlook» e l'eventuale ripresa sarà «con tutta probabilità lenta e debole» anche a causa delle «rigidità del sistema, della mancanza di concorrenza, e del limitato spazio per una risposta fiscale». A pesare sarà anche l'eccessiva dipendenza dell'Italia dalle esportazioni. «L'Incertezza sulle prospettive è eccezionalmente elevata», aggiunge il Fmi, evidenziando la necessità di adottare «riforme di lungo termine per risolvere la principale sfida italiana: la mancanza cronica di crescita».  Il Pil italiano si contrarrà sia nel 2009 sia nel 2010, anno in cui la crescita pur «risalendo modestamente rimarrà decisamente al di sotto del già basso potenziale». E questo anche perchè «l'Italia, rispetto ad altri paesi avanzati, è mal posizionata per lanciare un più aggressivo piano di stimoli fiscali» contro la crisi in atto. L'Italia deve continuare sulla strada delle liberalizzazioni ed è necessaria una «vasta riforma del mercato del lavoro al fine di evitare ulteriori interventi parziali che esacerberebbero le iniquità già esistenti». «Le politiche fiscali sono state notevolmente migliorate nel corso degli anni - constata il Fmi - ma in modo insufficiente per aggiustare le già fragili finanze pubbliche» italiane. Il Fmi constata infine come il sistema bancario italiano si sia dimostrato «resistente» alla crisi pur non avendola «evitata»: nel breve termine, comunque, «potrebbero servire azioni per rafforzare ulteriormente la stabilità finanziaria», visto che «anche se il sistema resta solido e ben supervisionato, le vulnerabilità sono aumentate». La resistenza del sistema bancario è stata sostenuta «dalla risposta prudente e sistematica» delle autorità ma anche dai passati scandali, «quali Parmalat e Cirio, che potrebbero aver ridotto l'appetito per il rischio delle banche».

FONTE: ilsole24ore.it

sabato 7 febbraio 2009

Effetto crisi: boom per la finanza online

Mentre la finanza e le borse mondiali subivano i colpi della crisi, l'attività online connessa a questi temi ha registrato un boom. Una ricerca di Nielsen segnala, a ottobre, la crescita di un segmento di risparmiatori liquidi che decide di muovere i propri risparmi, negoziare titoli, aprire o sostituire un mutuo, in rete. Insieme a questo fenomeno, è cresciuta l'attenzione verso le news come fonte di orientamento per le decisione economico-finanziarie. In particolare c'è stato un boom di accessi per le sezioni verticali delle principali testate online: 2,3 milioni di utenti sul  Sole24ore.com, 750mila sul Corriere.it, 330mila su Repubblica.it. «Molti risparmiatori hanno seguito gli effetti dei cambiamenti di scenario sulle proprie finanze, momento per momento, grazie all'aggiornamento istantaneo di internet – commenta Cristina Papini, Sales & Project Manager Nielsen Online - Il trend giornaliero registra il suo picco il 1 ottobre, a ridosso del forte crollo dei titoli bancari, con oltre 1 milione e 500 mila utenti unici sui siti banking. Altri picchi si sono verificati in corrispondenza dei lunedì (6, 13, 20 ottobre), giorni di apertura delle borse o ancora in occasione di inaspettate riprese della borsa (14 ottobre)».  Nel complesso un utente su tre nel mese ha usato internet per il banking, cioè 7,4 milioni di individui, trascorrendo in media quasi un'ora ed effettuando circa due visite a settimana; due terzi di e-banker si sono informati entrando sulle aree riservate alla clientela e in larga parte in modo ricorrente. Sulle aree riservate 3,7 milioni di individui hanno controllato lo stato del proprio conto e tra questi 1 milione ha valorizzato il proprio portafoglio (cioè il 33% degli shareholder secondo i dati diffusi da Borsa Italiana); 2,4 milioni di persone hanno movimentato il conto (cioè il 20% di titolari di conti abilitati online secondo ABI), oltre la metà effettuando bonifici (più un'altra operazione in media tra ricariche, pagamento tasse o bollettini).

FONTE: ilsole24ore.it

venerdì 6 febbraio 2009

Carburanti: Biofuel è meglio?

Costi sanitari ed ambientali dei biocarburanti

Non è tutt'oro quello che luccica! Lo dimostrano i risultati del confronto tra i costi sostenuti per la produzione di biocarburanti da un lato e di benzina dall'altro, su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), una delle più prestigiose riviste scientifiche.

L'equilibrio costi/benefici

Valutando l'impatto reale sulla salute umana e sull'ambiente, considerando anche cicli di produzione, trasporto, distribuzione e consumo, risulta che produrre bioetanolo non è sempre conveniente, a meno di non continuare a sperimentare nuove tecniche di lavorazione. Attualmente, sostengono gli scienziati della ricerca, il metodo più vantaggioso per produrre bioconbustibile è la lavorazione della lignocellulosa. È questo il verdetto di un gruppo di ricercatori dell'Università del Minnesota (Usa) e della Stanford University, che ha messo a confronto combustibili fossili e bioetanolo, prodotto con diversi metodi, in un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Il business si tinge di verde

Sebbene non vi sia ancora certezza sulla reale convenienza nella produzione di carburanti alternativi, rimane un dato di fatto che i biocarburanti hanno solleticato l'appetito dei lobbysti. Lo scorso anno la sola industria dei biofuel USA ha divorato oltre un quarto del raccolto di mais. Mentre nei convegni e nelle università si parla di biofuel di seconda generazione (quelli derivati dalla cellulosa e dagli scarti di lavorazione), l'industria sta facendo man bassa con quelli di prima generazione. Se infatti dieci anni fa negli USA c'erano 50 raffinerie di bioetanolo, ora sono diventate 170, mentre altre 70 sono in costruzione. La megamacchina industriale potrebbe nel giro di pochi anni avere la capacità di processare tutto il mais USA. In ogni caso, i biofuel non potranno mai soddisfare le richieste energetiche mondiali. Cereali e non cereali forniscono all'umanità l'equivalente in termini energetici di 15 milioni di barili di petrolio al giorno. La produzione di petrolio è intorno ai 75 milioni di barili al giorno.

Costi sanitari

I ricercatori hanno considerato nel bilancio gli effetti delle emissioni di gas serra e polveri sottili - in particolare dal diametro inferiore ai 2,5 millesimi di millimetro - sulla salute umana e sul clima. Oltre al metodo tradizionale che prevede la raffinazione del granoturco, nello studio è stata inclusa anche la produzione di bioetanolo da lignocellulosa, materiale formato da cellulosa, emicellulosa e lignina, che costituisce la maggior parte della massa di qualsiasi pianta. Stando ad alcune ricerche infatti le emissioni di gas serra dovute alla produzione di bioetanolo sono comparabili a quelle del petrolio. A parità di output energetico la riduzione è solo del 12%. Anche in questo caso va un po' meglio con il biodiesel, dove la riduzione è pari al 41%. Se anche tutto il mais e la soia coltivati in America dovessero essere destinati ai biofuel si soddisferebbe solo il 12% della domanda di benzina e il 6% di quella di gasolio.

L'economia dell'ecologia

Produrre e consumare un miliardo di litri di etanolo da granoturco, secondo l'analisi dello studio, ha un costo che varia da 128 a 257 miliardi di dollari (a seconda delle tecniche usate), molto vicino ai 127 miliardi di dollari relativi a quello della comune benzina. Il bioetanolo da cellulosa, invece, sembra più promettente, con costi sanitari e ambientali stimati tra i 33 e i 56 miliardi di dollari per ogni miliardo di litri. Produrre combustibile da lignocellulosa, quindi, potrebbe essere economicamente più vantaggioso. Ma, secondo gli autori, nuovi carburanti e nuove tecniche di sintesi a basso impatto potrebbero non essere sufficienti ad affrontare la crisi energetica globale.

FONTE: lastampa.it

giovedì 5 febbraio 2009

Istat, nel nuovo paniere entrano chiave Usb e dvd

Nel nuovo paniere elaborato dall'Istat per il calcolo dell'inflazione entrano pasta base per pizze, rustici e dolci, mais in confezione, chiave Usb e film in dvd. Non si registrano invece voci in uscita.  Secondo quanto spiegato dall'Istituto di statistica, nel paniere 2009 vengono poi inseriti nuovi prodotti all'interno di posizioni già esitenti, come le tariffe Adsl e il netbook per Pc.  Il paniere 2009 è composto da 530 posizioni rappresentative. Poiché molte posizioni contengono più prodotti, i beni e servizi inclusi nel paniere salgono a quota 1.143 contro i 1.099 del 2008.  Istat segnala inoltre un incremento del peso di cinque capitoli: abbigliamento e calzature, abitazione, acqua, elettricità e combustibili, mobili, articoli e servizi per la casa, comunicazioni e servizi ricettivi e di ristorazione. Diminuisce il capitolo trasporti.

FONTE: lastampa.it

martedì 3 febbraio 2009

Le auto preferite dagli italiani

Italia batte Germania 6 a 4 nell'edizione 2009 del referendum "Le auto che preferisco", che, insieme a quello su "La novità dell'anno", ha totalizzato 157.000 voti espressi dai lettori del mensile Quattroruote. Grande esclusa la Francia, che non si è aggiudicata neanche un premio. Le vincitrici sono la Fiat 500, l'Alfa Romeo MiTo, la Lancia Delta, l'Audi A4, l'A6, la Maserati Quattroporte, la Ferrari F430 Scuderia, l'Alfa Romeo 8C Spider, l'Audi Q5, la Mercedes Classe B. I risultati della consultazione sono stati illustrati oggi nel corso di un convegno sul futuro dell'auto a Borsa Italiana, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Amedeo Felisa, amministratore delegato di Ferrari, Leonardo Maugeri, direttore strategie di Eni e il grande designer Chris Bangle, l'uomo che ha portato la rivoluzione in Bmw, Il concorso si è articolato in 10 categorie, che hanno visto prevalere le auto italiane e tedesche, protagoniste di un vero e proprio testa a testa. Nella categoria city-car ha vinto la Fiat 500 davanti a Toyota Iq e Fiat Panda, tra le piccole invece l'Alfa Romeo MiTo ha sorpassato Ford Fiesta e Toyota Yaris, mentre, un gradino sopra, la Lancia Delta ha battuto Audi A3 e Volkswagen Golf. In testa, tra le vetture medie, l'Audi A4 risultata più gradita della Bmw Serie 3 e dell'Alfa Romeo 159, mentre l'Audi A6 è stata prima delle medio-grandi, seguita da Bmw Serie 5 e Mercedes Cls. Di nuovo un'italiana prima nella categoria delle ammiraglie: la Maserati Quattroporte, che ha sorpassato Audi A8 e Bmw serie 7. In testa alle sportive la Ferrari F430 Scuderia, davanti a Ferrari 599 GTB e Audi R8, mentre prima tra le cabrio è stata l'Alfa Romeo 8C Spider, seguita da Ferrari California e Ferrari 430 Spider. Parla tedesco la vincitrice della categoria fuoristrada, l'Audi Q5 davanti a Bmw X6 e alla britannica Range Rover Sport, così come tra le monovolume ha vinto la Mercedes Classe B, sorpassando Fiat Fiorino Qubo e Lancia Musa. Hanno svettato le auto italiane anche al concorso «Novità dell'anno», con l'Alfa Romeo MiTo in prima posizione davanti a Lancia Delta e Audi Q5. In questo caso erano in lizza anche la franco-romena Dacia Sandero, le tedesche Ford Fiesta, Opel Agila e Volkswagen Golf, la francese Renault Megane e la svedese Volvo Xc60.

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 2 febbraio 2009

Disegnare viaggi e organizzare nozze "Ecco come sopravviveremo alla crisi"

Caccia alle professioni del futuro: dal lusso all'ecologia, l'Italia studia gli Usa

Qualcuno, come Jennifer Lopez sul grande schermo, organizza matrimoni. Altri, proprio come nel film interpretato da Mandy Moore, accompagnano le signore nei pomeriggi in centro alla ricerca del vestito perfetto. Sono wedding planner e personal shopper che, insieme ad una manciata di altri pionieri del terziario, guidano la carica dei nuovi lavori, quelli su cui i giovani dovrebbero puntare per lasciarsi alle spalle le secche della crisi. Centinaia di ingegneri rischiano il posto? Non è così grave, possono sempre riciclarsi in personal decider.  A svelare le dinamiche delle nuove professioni è “Jobbing”, la ricerca di Alessandro Rimassa e Antonio Incorvaia, che dopo aver raccontato la “generazione mille euro” hanno tracciato, con analisi e indagini sul campo, la mappa dei possibili sbocchi lavorativi. Tenendo conto anche di quelli più «inconsueti, frutto delle più recenti trasformazioni tecnologiche e produttive e delle capacità individuali di afferrare le idee giuste al momento giusto». Tradotto: cento semplici regole per trovare un impiego «senza che si sappia bene quali siano i canali di selezione o le effettive competenze necessarie per ricoprirlo».  Sfogliando il dossier, che sarà in libreria a partire da metà febbraio (edito da Rizzoli), si scopre così che il destination manager- figura che si staglia a metà fra il vecchio organizzatore di viaggi e il responsabile di un ufficio turistico, con un «ruolo di responsabilità strategica fondamentale»- è sempre più ricercato, ha forti possibilità di fare carriera e può guadagnare anche 5000 euro al mese. Discorso simile anche per il controller, che «interpreta, analizza e valuta l’attività di gestione di un’azienda o un’impresa». Stipendi contenuti ma ottime possibilità di inserimento per gli apprendisti eco auditor, che «come tutte le professioni verdi ha un futuro in decisa e netta crescita, specie perché le normative europee ne prevedono un impiego sempre più importante». Fra le 100 professioni del futuro sfilano anche classici intramontabili, come il geometra, il bancario e l’insegnante, ma la parte dei leoni la fanno i profili capaci, dice Mario Vavassori, presidente di Od&m Consulting, società leader in Italia nel settore delle indagini retributive, di adottare un «concetto di flessibilità individuale». I mestieri più singolari, come quello, ambitissimo, del travel designer, sono trasportati in Italia direttamente dagli Stati Uniti e sono, spiega Rimassa, «legati al mondo del turismo, della moda e del lusso». Solo a Milano, per capirsi, negli anni hanno aperto quindici agenzie di personal shopping, e sono consultatissime soprattutto dalla clientela araba. Lavori troppo velleitari? Non secondo gli autori, secondo cui bisogna «seguire anche strade nuove, diverse, fuori dagli schemi classici».  Dagli Stati Uniti, però, è stata importata anche la crisi. Un momento, spiegano gli ultras del new jobbing, di cui «bisogna approfittare per imporsi con slancio e creatività. Anche perché, quando sarà tornato il sereno, le aziende lanceranno sul mercato progetti nuovi e ci saranno maggiori possibilità». Soprattutto per chi sognava di progettare grattacieli e si è trovato a gestire le bizze di una sposa milionaria.

FONTE: lastampa.it