giovedì 30 aprile 2009

Incentivi per le bici: è boom dopo la prima settimana. Stentano gli aiuti per i motorini


È sostanzialmente positivo il bilancio della prima settimana di incentivi per l'acquisto dibiciclette ciclomotori. Alla notizia, che ha suscitato da subito una grandissima attenzione (anche tra i nostri lettori), ha fatto seguito un numero sempre crescente di richieste di acquisto, specialmente di biciclette, con la possibilità di fruire di sconti per il cliente finale anche del 30% sul prezzi di listino. La situazione non è la medesima, ovviamente, per tutti i rivenditori e per tutto il territorio nazionale, e alcuni addetti del settore non rinunciano ad esprimere dubbi e perplessità, ma la sensazione è che il mercato abbia accolto con favore l'iniziativa del ministero dell'Ambiente, che lega strettamente la fruizione degli incentivi all'acquisto di modelli di due ruote "ecologici" presenti nell'elenco pubblicato dal ministero dell'Ambiente
Ecco quanto emerge da una ricognizione che Il Sole 24 Ore.com ha effettuato tra rivenditori, case produttrici e associazioni di categoria.



Gli incentivi premiano le biciclette 
Particolarmente significativo l'investimento sul settore delle biciclette: per la prima volta, infatti, l'incentivo del 30% (fino a un massimo di 700 euro) è sfruttabile dal cliente privato senza dover rottamare nulla, a differenza delle due precedenti annate. Non è un caso, che, per il momento, l'80% delle richieste sia dedicato proprio alle bici. Il fondo messo a disposizione del ministero dell'Ambiente ammonta a 8.750.000 euro: ad oggi ne sono stati utilizzati oltre 465.000, suddivisi in oltre 228.000 al Nord, 136.000 al Centro, 86.000 al Sud, circa 14.000 nelle Isole. Il dettaglio degli incentivi, sempre aggiornato, può essere visualizzato sul sito dedicato del ministero

Ancma: «Gli elenchi saranno presto aggiornati» 
La formalizzazione dell'accordo tra il dicastero dell'Ambiente e le associazioni di categoria che riuniscono le case produttrici, Confindustria Ancma e Cives, è stato comunicato il 21 aprile, mentre gli incentivi sono scattati dal giorno seguente. Non tutte le aziende e i rivenditori erano pronti quando sono ufficialmente partiti gli aiuti: alcuni si stanno organizzando in questi giorni. «L'elenco delle biciclette incentivabili sarà presto adeguato», conferma il direttore generale di Ancma, Costantino Ruggiero. «Le case si stanno adeguando e l'offerta si estenderà, dato che, oltre ai nostri associati, possono rivolgersi a noi per farsi inserire negli elenchi del ministero anche le aziende che non sono nostre associate e pure gli importatori dall'estero. Si tratta, principalmente, di un provvedimento a favore dell'ambiente, non destinato a supportare le case nostrane». 

FONTE: Massimo Donaddio (ilsole24ore.it)

mercoledì 29 aprile 2009

Balzo della fiducia dei consumatori. Ad aprile indice Isae al top dal 2007


Balzo in avanti ad aprile per la fiducia dei consumatori. L'indice, rileva l'Isae, dopo due mesi di calo, è salito a 104,9 da 99,8, miglior risultato da dicembre 2007. L'indicatore sul quadro economico generale segna la crescita più marcata, attestandosi a 71,6 da 67,7 di marzo; sostanzialmente stazionario l'indice sintetico sulla situazione personale degli intervistati, a 119 da 119,1. Migliorano, in particolare, le attese relative alla situazione economica del Paese, al mercato del lavoro e alle possibilità di risparmio. La crescita della fiducia é diffusa a livello territoriale, più forte al Nord e meno intensa nel Centro Sud.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 28 aprile 2009

Da Paul McCartney ad Abramovich, il falò dei miliardari


La recessione ha bruciato il 37% delle fortune dei mille super-ricchi: sono svaniti circa 170 miliardi in euro
Nella City della crescita continua all’era del blairismo la lettura annuale della «Rich List», la classifica dei mille più danarosi del Regno Unito, era un modo di stu pirsi per quanto i ricchi si fossero arricchiti ancora. Altri tempi: il titolo che il Sunday Times ha dato alla sua nuova pubblicazione è «Il falò dei miliardari». La recessione ha bruciato il 37% delle fortune dei mille super-ricchi che ora valgono complessivamente 258 miliardi di sterline, un crol lo rispetto ai 413 miliardi del 2008: sono svaniti 155 miliar di di sterline (circa 170 miliardi in euro). E una trentina di miliardari della lista si sono ristretti in milionari: quelli con conti a nove zeri erano 75 e ora sono solo 43. Questa la stati stica «macroeconomica». Poi vengono i «casi umani». Il più facoltoso residente del reame resta l’indiano Laksh mi Mittal, magnate dell’acciaio che però ha visto svanire 16 miliardi della sua fortuna e ora ne vale poco meno di 11. Ridimensionato anche il secondo: l’oligarca russo Roman Abramovich, che può contare solo su 7 miliardi invece degli 11 dei tempi d’oro. Terzo è il Duca di Westminster, proprietario di case, pa lazzi e terreni nei quartie ri londinesi di Mayfair e Belgravia: anche il merca to immobiliare è sceso e così il nobile inglese vale ora 6,5 miliardi, ma le sue perdite nominali so no limitate a un 7% circa del portafoglio. Al quarto posto la «Rich List» collo ca Ernesto Bertarelli e la moglie Kirsty, ex Miss Gran Bretagna del 1988: l’industriale delle biotec nologie nato a Roma, na turalizzato svizzero e fa moso per le imprese veli stiche di Alinghi vale 5 miliardi e ha perso circa 650 milioni. Ma secondo gli esperti del Sunday Ti mes, i Bertarelli non si preoccupano e stanno in teressandosi ai lavori per una barca da 96 metri in costruzione nei cantieri di Plymouth. Salasso in banca anche per artisti come Elton John e Paul McCartney che valgono 60 milioni in meno a testa: i musicisti oltre che per il crollo de gli investimenti soffrono per la svalutazione dei lo ro cataloghi di canzoni, colpiti dal fenomeno del la pirateria online. Elton John comunque vale ancora 175 milioni, Sir Paul 440. Di fronte a questa crisi globale, osserva la «Rich List», la business community ha reagito malissimo alla decisione del governo di Londra di abbandonare il credo del New La bour blairista che nel 1997 proclamava di «avere un atteg giamento assolutamente rilassato nei confronti dei ricchi sfondati». La tassa sul reddito dei super-ricchi è schizzata al 50% e ogni giorno qualcuno annuncia l’emigrazione verso Svizzera, Montecarlo e Isola di Man. Ovviamente non è il caso della Regina: anche Elisabetta ha perso diversi milioni in titoli, ma resta a Buckingham Palace e mantiene il posto 214. Sarebbe la più ricca del reame se nella sua fortuna fosse ro calcolate le proprietà immobiliari della Corona e le colle zioni d’arte delle varie residenze reali. In questo bagno di sangue (e sterline) a qualcuno è anda ta bene: è entrata in classifica Slavica Radic, ex modella di Armani ed ex moglie del boss della Formula 1 Bernie Eccle­stone. La causa di divorzio ha assegnato alla signora 734 mi lioni; a Bernie resta più di un miliardo e il posto 24 nella Lista dei Ricchi.

FONTE: Guido Santevecchi (corriere.it)

lunedì 27 aprile 2009

Fiat-Chrysler, accordo raggiunto con i sindacati dell'auto Usa

Taglio del costo del lavoro in cambio delle concessioni finanziarie promesse dall'amministrazione  Obama

WASHINGTON - Il sindacato Uaw (united autoworker) ha raggiunto un accordo con Fiat, Chrysler e il governo americano sulle concessioni alla più piccola delle case automobilistiche di Detroit per il taglio dei costi in base alle richieste dell'amministrazione Usa. IL COMUNICATO - L'accordo, come si legge nel comunicato, è definito dai sindacati «doloroso», ma «consente di sfruttare la seconda chance per la sopravvivenza di Chrysler». La rappresentanza sindacale si augura che gli sforzi richiesti agli attuali dipendenti e ai pensionati della casa automobilistica americana «facciano sì che anche gli altri protagonisti della trattativa si adoperino per una conclusione positiva» della vicenda. La ratifica dell'intesa dovrà avvenire entro il prossimo 29 aprile.

DETROIT - Ora Chrysler potrebbe farcela ad evitare il fallimento: ha superato due dei maggiori ostacoli alla sua sopravvivenza e all’accordo con Fiat. Ha raggiunto un’intesa di massima con il sindacato Uaw sul ridimensionamento di salari e benefit dei lavoratori Usa e ha ratificato quella stretta qualche giorno fa con i sindacati dei suoi stabilimenti canadesi. Ma per ottenere i sei miliardi di dollari promessi dal governo Usa, dopo i quattro già concessi, Chrysler deve perfezionare l’alleanza con Fiat e sciogliere il nodo del debito con banche ed hedge funds, titolari di 6,9 miliardi di dollari di crediti. I dettagli dell’accordo con Uaw saranno resi noti solo oggi, ma il potente sindacato dell’auto Usa ha annunciato che l’intesa è stata raggiunta con Chrysler, Fiat e con il Tesoro Usa. Questi significa che c’è la benedizione del governo e che la Fiat è stata coinvolta in maniera molto intensa nel negoziato ed è seriamente intenzionato a prendere una quota del 20% in quello Usa in cambio della sua tecnologia sulle auto di piccola cilindrata. E per due persone vicine ai negoziati alla firma dell’accordo con Fiat manca solo al sistemazione dei creditori.

IL SINDACATO - Uaw ha definito dolorose le concessioni fatte nel quadro dell’intesa con l’azienda, ma ha aggiunto che l’accordo approfitta della seconda possibilità offerta a Chrysler dall’amministrazione Obama. «L’accordo provvisorio raggiunto fornisce il quadro necessario a garantire la competitività della produzione e contribuisce a soddisfare i requisiti avanzati dal Tesoro» ha affermato in una nota il vice presidente Chrysler per le relazioni industriali Al Iacobelli. «Chrysler può perciò continuare a negoziare per la partnership con Fiat». Chrysler sopravvive grazie ai quattro miliardi concessi dal governo e potrebbe ricevere altri 500 milioni per tirare avanti fino a giovedì, giornata entro la quale dovrà produrre un piano di riassetto che soddisfi l’amministrazione Obama. Altrimenti il Tesoro chiuderà i rubinetti del credito e l’esito più probabile per la più piccola delle tre case di Detroit sarà la vendita fallimentare.

CASA BIANCA - Domenica il consigliere economico della Casa Bianca Larry Summers si è detto convinto che Chrysler possa evitare di portare i libri in tribunale. Tuttavia Tesoro, azienda e banche, le parti coinvolte nel negoziato sui termini dello scambio dei 6,9 miliardi di debiti, sembrano ancora distanti: il Tesoro dovrebbe presentare lunedì un’altra controfferta dopo quelle tutte bocciate dal pool di creditori. Il vice presidente di Uaw General Holliefield ha affermato che «gli iscritti e i pensionati del sindacato dovranno fare straordinari sacrifici per la sopravvivenza di Chrysler. Per garantire un futuro sostenibile alla società, tutti gli stakeholders dovranno mostrare la stessa volontà a contribuire al bene comune che è state dimostrata ripetutamente dai nostri iscritti». Il presidente di Canadian Auto Workers Ken Lewenza ha affermato che l’accordo raggiunto con i lavoratori canadesi rende il costo del lavoro competitivo rispetto a quello della Toyota canadese, non sindacalizzata. Consentirà a Chrysler di risparmiare circa 200 milioni di dollari l’anno, senza tagliare i salari base o le pensioni.

FONTE: corriere.it

domenica 26 aprile 2009

Crisi, le microimprese pagano il conto. La «secessione» del piccolo ceto medio


Viaggio tra imprenditori e artigiani. E le associazioni alzano il tiro

A Varese artigiani e banchieri del credito cooperativo hanno addirittura steso una «Carta dei Valori del territorio del Nord Ovest», un'area decisiva per lo sviluppo del Paese visto che ospita due cattedrali della modernità come la Fiera di Rho e l'aeroporto della Malpensa. Il documento assomiglia a un Manifesto del piccolo ceto medio, rende omaggio «al mercato» ma lo integra e lo «circonda» con una serie di principi di ispirazione comunitaria che rimandano alla «centralità della persona», alla «unità della famiglia», alla «ricerca della qualità» e al «metodo dell'ascolto». Fino a tessere l'elogio del volontariato. A Bergamo una dozzina di associazioni del mondo produttivo, comprese la Coldiretti e la Lega Coop, hanno creato un cartello per cercare di imporre un loro candidato alla testa della locale Camera di Commercio, tradizionale roccaforte degli industriali. Da Roma lo slogan scelto dalla Confartigianato per il reclutamento 2009 suona quasi apocalittico: «O il declino o noi». Intanto da mesi le banche di Credito Cooperativo continuano a guadagnare quote di mercato con tanto di riconoscimento sia della Banca d'Italia sia del ministro Giulio Tremonti. I piccoli banchieri sostengono di aver lavorato in funzione anti-ciclica, hanno aperto i rubinetti del credito quando la recessione ha cominciato a mordere e gli altri li chiudevano. E presentano tutto ciò come un modo diverso di fare banca secondo i principi della «simmetria informativa». Banchieri e imprenditori che dispongono delle stesse informazioni. Tutto il mondo dei piccoli è in fibrillazione. Le microimprese, gli artigiani, le partite Iva, i commercianti, i piccoli professionisti non vogliono più far tappezzeria. Si preparano a dar vita a una secessione sociale, vogliono staccarsi da una rappresentazione del Paese che non li convince, anzi li irrita. Come se la crisi avesse rotto i freni inibitori e le accuse all'establishment, che prima venivano sussurrate, oggi vengono gridate. Le loro associazioni, bianche o rosse che siano state nel Novecento, stanno così vivendo una nuova stagione di protagonismo: le iniziative in giro per l'Italia non si contano più e tutto questo ambaradan sta mettendo in mostra, tra l'altro, una nuova classe dirigente che non sembra aver paura di sfidare il mondo dei grandi interessi industriali o creditizi. La Primavera dei Piccoli non solo riguarda solo le loro terre d'elezione, a partire dal mitico Nord Est dove i registri delle Camere di Commercio segnalano un'impresa ogni otto persone vecchi e bambini compresi. Ma anche Urbino — solo per fare un esempio — dove è partita una spinta dal basso per una legge di iniziativa popolare a difesa del made in Italy con l'istituzione del marchio «100 per cento Italia» e persino a Roma, al IV municipio le associazioni di Via e i piccoli imprenditori presenti sul territorio si stanno mobilitando a difesa dei propri interessi. La verità è che la paura fa novanta e le varie Confcommercio o Cna hanno il fondato sospetto che alla fine a pagare il conto della crisi siano loro e solo loro, i piccoli. Così mentre nelle grandi organizzazioni, come la Confindustria, emergono dopo mesi di pessimismo le prime analisi sugli spiragli del post-crisi, a Varese i dirigenti della Confartigianato hanno chiamato a raccolta i giornali per suonare l'allarme e denunciare quella che chiamano «la forbice dei tassi». «La crisi del credito costa alle imprese 13,8 miliardi l'anno — hanno accusato — e la colpa è delle banche che non adeguano i tassi di mercato a quelli di riferimento della Bce». Secondo le cifre elaborate dagli artigiani, mentre i grand commis di Francoforte hanno ridotto il costo del denaro di 2,25%, il calo di cui si sono giovate le piccole imprese che si presentano allo sportello è misero: solo lo 0,77%. Il mancato ribasso costa a un'azienda del Nord Ovest in media 3.300 euro e per un artigiano far tornare i conti diventa un rompicapo. Spiega Pietro Lavazza della Confartigianato dell'Alto Milanese: «Se da noi si continua a fare impresa è perché ci siamo noi piccoli, altrimenti l'area attorno a Legnano, che pure in passato aveva ospitato grandi complessi industriali, diventerebbe una zona dormitorio dove la ricchezza viene consumata ma non viene prodotta». Concetti non dissimili vengono fuori dagli uomini della Confcommercio. «Attenti all'effetto banlieue» è il loro refrain. E anche in questo caso tornano in ballo i valori di un'italianità tradizionale ma non per questo arcaica. Argomenta Mariano Bella dell'ufficio studi: «I negozi continuano a chiudere e le nostre città rischiano di non somigliare più a se stesse ma per l'appunto alle banlieue parigine, quelle sempre sul filo della rivolta. Senza fruttivendoli, macellerie, panetterie avanza la desertificazione dei centri storici ma anche delle periferie. E se fino a poco tempo il commercio assorbiva occupazione dagli altri settori ora non è più così». I numeri che produce Bella sono impressionanti: nel solo 2008 hanno chiuso circa 40 mila esercizi, di cui almeno 7 mila tra alberghi e ristoranti. E la previsione, ma forse è il caso di dire la certezza, è che nel 2009 questo record negativo possa essere ampiamente superato. Si dirà: chiudono i piccoli negozi e arrivano (finalmente) i moderni supermercati. No, almeno al Nord — nel Mezzogiorno tutto è più lento — non è più così, «il travaso dal piccolo al grande sta per finire» e quindi il commercio non svolge già più quel ruolo di tampone occupazionale che ha svolto in passato contribuendo, tra l'altro, alla regolarizzazione di un buon numero di immigrati. Se i piccoli commercianti hanno i capelli dritti anche le imprese manifatturiere di piccola dimensione sono in ambasce. Lo dimostra, tra gli altri, uno studio della Dun & Bradstreet, una società americana che ogni anno analizza le imprese italiane studiando bilanci e andamento dei loro affari. Il loro è un bollettino di guerra: nella fascia delle aziende con meno di 250 dipendenti e un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro rischiano di chiudere o fallire oltre al 6% dei negozi, anche il 7% delle industrie manifatturiere, il 9% delle aziende di trasporto e addirittura il 12% delle imprese edili. Spiega Paolo Engheben, amministratore delegato della D&B, che «in Italia è sempre più difficile ricevere i pagamenti in orario e non solo quelli che riguardano la pubblica amministrazione. Le imprese sia grandi sia medie onorano i contratti ben oltre la scadenze delle fatture e nell'ultimo trimestre del 2008 per i ricevere i propri soldi le piccole hanno dovuto aspettare anche più di 200 giorni».

FONTE: corriere.it

sabato 25 aprile 2009

Autostrade, dal 1 maggio via agli aumenti dopo la moratoria


Conto alla rovescia per i nuovi aumenti delle tariffe autostradali. Come previsto dal dl anticrisi, la moratoria di quattro mesi scadrá, infatti, il prossimo 30 aprile. È la conferma che giunge dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli. Dal primo maggio, dunque, ci «sarà lo sblocco delle tariffe per tutte le concessionarie che hanno i requisiti», ha detto Matteoli, interpellato a margine dell'assemblea dell'Aiscat, l'associazione delle concessionarie autostradali.  Il primo maggio, quindi, D-day per lo sblocco degli aumenti, congelati per quattro mesi. A ricordare l'ormai imminente scadenza, è stato poco prima di Matteoli il presidente dell'Aiscat, Fabrizio Palenzona, nella sua relazione all'assemblea dell'associazione, durante la quale ha ottenuto la terza riconferma (resterà in carica fino al 2011).  «Ne diamo atto al Governo - ha detto Palenzona - ma ci sono ancora funzionari che cercano di mettere i bastoni tra le ruote. La politica deve avere l'autorità e l'autorevolezza di fare scelte strategiche che poi il sistema burocratico deve attuare. Questo sistema non può essere autorefenziale». E ancora: «L'incubo è finito: significa che noi siamo diventati europei». A chiudere il cerchio il dl milleproroghe che ha «finalmente sganciato i concessionari dalla zavorra del divieto di agire e operare secondo logiche di gruppo».  Palenzona ha ricordato la battaglia iniziata sotto il precedente Governo e contro l'allora ministro Di Pietro e il «famigerato articolo 12». Poi ha ringraziato il ministro Matteoli, al quale ha dato il merito di aver agito con decisione, dopo che «sono stati persi sei anni», e di aver compreso «la gravità della situazione e le conseguenze negative i termini di sviluppo per il sistema paese da essa createsi». 
In cambio, concessionarie pronte a investire 4 miliardi nel 2009 
Le concessionarie autostradali - in cambio della possibilità di aumentare le tariffe - sono pronte a investire oltre 4 miliardi di euro per il 2009. «Dobbiamo investire per dare un contributo per uscire dalla crisi, ma abbiamo bisogno di regole certe - ha dichiarato Palenzona aprendo l'assemblea dell'Aiscat - siamo impegnati fortemente in un quadro di rilancio del Paese. Abbiamo bisogno di regole certe per fare investimenti cospicui: quest'anno faremo 3 miliardi di euro di investimenti per tutto il settore e pensiamo di riuscire ad anticipare oltre 1 miliardo» del budget 2010. Si tratta di investimenti per circa 3 miliardi ogni anno per il periodo 2009-2011. Palenzona ha ribadito l'importanza che si faccia strada la «cultura della semplificazione, regole efficienti, che non devono diventare gabbie». Perché ad attrarre gli investitori, spiega «sono la trasparenza, la certezza delle regole e la loro stabilità e certezza nel tempo». Il presidente è consapevole «dello sforzo che il governo sta facendo in questo momento difficile», apprezza il ruolo dato alla Cassa depositi e prestiti di «una nuova e interessante funzione di investitore nelle infrastrutture a valere sulla gestione separata» e sottolinea come i concessionari siano «pronti a fare la propria parte e di farla al meglio».

FONTE: ilsole24ore.it 

venerdì 24 aprile 2009

Fonti industriali tedesche: «In corso colloqui tra Fiat e Opel»


Conferma dal leader del consiglio di fabbrica della casa di Ruesselsheim, Klaus Franz. Da Torino nessun commento, solo un rinvio alla conference call di oggi pomeriggio sui risultati trimestrali


«Sono in corso colloqui tra Fiat e Opel (gruppo General Motors). I contatti sono partiti dall'Italia». È arrivata all'agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor la conferma da fonti industriali tedesche secondo cui Opel potrebbe rappresentare «un'alternativa» nel caso non andassero a buon fine i negoziati che la Fiat ha in corso per rilevare Chrysler. La mossa, indicano le fonti, potrebbe anche essere «politica» in quanto «potrebbe spingere più rapidamente» le trattative in corso con la casa americana, che vedono tra gli attori anche le banche creditrici e i sindacati. Le fonti aggiungono che Gm «sta cercando un investitore che rilevi una quota di Opel», ma fanno presente che la casa americana intende comunque mantenere una partecipazione nel costruttore di Ruesselsheim. Questa mattina dal sito internet del settimanale tedesco Der Spiegel era stata dta per certa la firma di un'intesa martedì. Notizia avvalorata dal leader del consiglio di fabbrica della casa del lampo Klaus Franz. Tuttavia tra i possibili investitori in Opel, oltre a Fiat, potrebbe esserci anche il gruppo Magna - ha detto questa mattina il premier dell'Assia Roland Koch - precisando comunque che nessuna decisione è stata presa finora in merito. Da Torino ancora nessun commento, solo un rinvio alla conference call di oggi pomeriggio sui risultati trimestrali.Franz, ha detto a Spiegel di temere «una sensibile riduzione dei posti di lavoro della Opel e chiusure di fabbriche in Germania se l'operazione avesse luogo. Il management ed il consiglio di fabbrica della Opel intendono battersi per evitare l'acquisizione della casa tedesca da parte della Fiat. . Il settimanale di Amburgo spiega che dirigenza e maestranze della Opel sono invece favorevoli alla cessione della casa tedesca al gruppo Magna, specializzato nella componentistica auto. Secondo lo Spiegel, la cessione alla Fiat della Opel sarebbe stata favorita dalla direzione dell'americana General Motors e dal ministero federale tedesco dell'Economia, ansiosi di trovare una soluzione rapida alla crisi della casa di Ruesselsheim. Il presidente del consiglio di fabbrica della Opel, Klaus Franz, annuncia invece una durissima opposizione all'ingresso di Fiat, poichè teme «una drammatica riduzione dei posti di lavoro e la chiusura di impianti in Germania». Sottolineando le cattive esperienze della passata collaborazione tra Fiat e Opel, Franz ha aggiunto in tono sarcastico in riferimento alla casa torinese: «Conosciamo la sposa». Secondo il rappresentante sindacale, la Fiat è anche fortemente indebitata, mentre la gamma di vetture delle due case è praticamente identica. Secondo Franz, la Fiat sarebbe interessata a rilevare Opel solo per ottenere le garanzie finanziarie promesse dal governo alla casa tedesca. Opel e Fiat avevano collaborato per 5 anni fino al 2005, quando la General Motors versò alla casa italiana 1,5 miliardi di dollari per sganciarsi dall'accordo in cui si impegnava a rilevarla. Oltre alla sede centrale di Ruesselsheim, che comprende anche il centro di ricerca e sviluppo, Opel possiede in Germania le fabbriche di Bochum, Kaiserslautern ed Eisenach, quest'ultima nell'est del Paese. In Europa Opel dispone di numerosi impianti, come quello di Anversa, in Belgio, per la produzione di Astra, di Katowice in Polonia (Agila, Astra Classic e Zafira), Ellesmere Port in Inghilterra (Astra), Luton sempre in Inghilterra (Vivaro) e Saragoza in Spagna (Corsa, Meriva, Combo). La fabbrica di Ruesselsheim è stata completamente modernizzata nel 2002 con un investimento di 750 milioni di euro e dispone di 15 mila addetti, 5500 dei quali appartenenti al Centro internazionale di ricerca. Attualmente dalle linee di montaggio di Ruesselsheim escono ogni giorno 720 autovetture nei tre modelli dell'ultima nata in casa Opel, la Insignia, che ha ottenuto un immediato successo sul mercato tedesco e europeo. Opel occupa in Germania oltre 25 mila dipendenti.


FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 23 aprile 2009

Bankitalia: «Dal 1993 a oggi più poveri impiegati e operai»

Dire che la povertà e il divario sociale sono cresciuti negli ultimi anni non è corretto, anche se la percentuale di chi ha strutturalmente grosse difficoltà a sbarcare il lunario nel nostro paese, purtroppo, era e resta elevata. Quello che invece si può affermare, cifre alla mano, è che c'è stato un travaso di reddito "orizzontale" fra categorie sociali : autonomi, dirigenti e pensionati hanno visto salire i loro redditi e invece fra operai e impiegati è cresciuto il numero di chi è povero. A spiegare il come e il perchè di questa avvenuta redistribuzione sociale, consumatasi, essenzialmente, alla metà degli anni '90, è stato un dirigente del servizio studi della Banca d'Italia, Andrea Brandolini, durante un'audizione alla commissione Lavoro del Senato. Tra il 1993 e il 2006 il reddito disponibile equivalente (espresso in termini reali con il deflattore dei consumi delle famiglie) è cresciuto dell'1,2% l'anno, ma per le famiglie degli autonomi la crescita è stata del 2,6%, per i dirigenti (pubblici e privati) dell'1,5% e per i pensionati dell'1,6%. Aumenti molto più contenuti si sono verificati invece per operai (+0,6%) e soprattutto impiegati (+0,3%) fra i quali vanno compresi anche i quadri intermedi, gli impiegati direttivi e gli insegnanti. Come risultato la percentuale dei poveri (coloro che percepiscono un reddito inferiore al 60% di quello medio) appartenenti a queste due classi sociali è salita dal 27 al 31% fra gli operai e dal 7 all'8% fra gli impiegati mentre è scesa fra gli autonomi. Non tutte le cifre fornite da Bankitalia arrivano, peraltro, ai giorni nostri, perché i dati che permettono i confronti sulla ricchezza si fermano al 2006. Mancano, quindi, gli effetti redistributivi indotti dalla crisi finanziaria iniziata nell'agosto del 2007: quella ricchezza bruciata in borsa e quelle stock option azzerate che si potrebbero riassumere con il titolo di una famosissima telenovela degli anni 80, "Anche i ricchi piangono". Ma sul piano della lotta alla povertà vera e propria, da Bankitalia è invece arrivato un caveat: in una fase di recessione come l'attuale, rischiano molto quelle famiglie in cui tutti gli occupati hanno impieghi atipici o a termine.


FONTE: Rossella Bocciarelli (ilsole24ore.it)

mercoledì 22 aprile 2009

Borsa, l'Europa chiude in rialzo trainata dalle trimestrali Usa

Le Borse europee hanno chiuso in deciso rialzo dopo una giornata all'insegna della volatilità. A Milano, il Mibtel ha guadagnato il 2,31%, l'S&P/Mib il 2,25%. Bene, in particolare,Pirelli (+10,96%, migliore tra le blue chip) che continua ad essere premiata dopo i conti diffusi martedì. Acquisti anche su Fiat(+2,68%) in attesa del cda di domani che approverà i conti trimestrali e dovrà discutere anche di Chrysler. Molto bene anche i titoli Autogrill (+7,71%, in salita per la prima volta questa settimana, grazie ai segnali di allentamento della crisi) eGeox (+6,05%, anche qui grazie al miglioramento dell'outlook dell'economia) all'indomani delle rispettive assemblee. Positivi anche gli editoriali e i titoli del cemento. In evidenza Atlantia: il titolo è volato (+5,42%) dopo l'annuncio del rialzo delle tariffe autostradali che partirà dal prossimo primo maggio. Ieri, in serata, il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha assicurato che dal primo maggio, gli aumenti dei pedaggi saranno scongelati «per tutte le concessionarie che hanno i requisiti».  L'indice Dj stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio Continente, ha chiuso guadagnando l'1,15%, dopo essere finito anche sotto la parità appesantito dalle previsioni del Fondo Monetario Internazionale di una contrazione, nel 2009, per l'economia mondiale dell'1,3 per cento. I listini del Vecchio Continente - Francoforte +2,06%, Parigi +1,72%, Londra +1,08%, Madrid +2,35% - hanno girato al rialzo in scia a Wall Street che dopo un'apertura negativa dopo i conti deludenti di Morgan Stanley, quinta banca Usa, ha ripreso quota grazie alle trimestrali del colosso della telefonia At&t, di un'altra grande banca come Wells Fargo e dell'annuncio della previsione di utile per GE Capital nel 2009.  A metà seduta il Dow Jones guadagna lo 0,08% a 7.976 punti, l'S&P 500 lo 0,41% a 853,56 punti, mentre il Nasdaq si rende protagonista di un rialzo dell'1,25% a quota 1.664,46. Ancora una volta, complice del risveglio dei listini è stato il segretario del Tesoro Usa, Timothy Geithner che è tornato a rassicurare gli investitori sulla solidità del sistema bancario statunitense. Quanto ai dati macroeconomici, incide sui mercati la notizia che i prezzi delle case negli Stati Uniti sono cresciuti dello 0,7% a febbraio rispetto al mese precedente, dopo un aumento dell'1% a gennaio. Lo ha annunciato la Federal Housing Finance Agency secondo quanto riporta Bloomberg.  Tornando all'Europa, tra le altre piazze continentali da segnalare a guidare i rialzi Stoccolma (+3,6%) sostenuta dagli acquisti su Volvo (+9,31%), Scania (+7,79%) e Abb (+5,66%). A Francoforte si è messa in evidenza Commerzbank (+9,7%) sulle indiscrezioni di stampa di una possibile scissione di Eurohypo. Tra i diversi settori fiammata, soprattutto, delle costruzioni (+6,03%) con Holcim (+10,05%) e Saint Gobain (+6,05%). Bene comprat anche le banche (+3,98%) con Barclays (+9,55%), Ubs (+7,3%), Fortis (+,89%) e le materie prime (+3,07%) dove si sono messe in evidenza Rio Tinto (+7,71%), Eurasian (+6,28%) e Arcelormittal (+4,9%). Seduta effervescente per le auto (+2,81%) con Daimler(+5,9%) e Renault (+2,23%). Deboli le telecomunicazioni (-0,84%) con Deutsche TeleKom (-3,05%) e Bt (-2,13%). Controcorrente Telecom Italia (+2,29%).

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 21 aprile 2009

L'inflazione in Italia (+1,2%) tocca i minimi dal 1969

A marzo l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic) segna un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente, mentre su base tendenziale la crescita è dell'1,2% (+1,6% a febbraio), la più bassa dal febbraio 1969, precisa l'Istat, quando si registrò il medesimo valore. Una spinta all'inflazione si deve agli aumenti dei prezzi dei tabacchi. Per i prodotti più acquistati (indice Foi, calcola i consumi delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente) i valori si discostano di poco: +0,1% congiunturale e +1,1% tendenziale.L'indice armonizzato Ipca (comparabile a livello europeo) è aumentato dell'1,2% su mese e ha registrato un aumento dell'1,1% su anno (1,5% a febbraio), record dal 1996. Entrambi i valori sono stati ritoccati al rialzo dello 0,1% rispetto alla precedente stima. Infine, l'inflazione di fondo è cresciuta dell'1,9% (+2,2% a febbraio); l'inflazione al netto dei prodotti energetici si è attestata al +1,8% (+2,2% a febbraio). «Il deciso rallentamento dell'inflazione a marzo, risente - spiega l'Istituto nazionale di Statistica - del netto ridimensionamento della crescita tendenziale dei prezzi sia nel comparto dei beni (+0,8% contro l'1,2% di febbraio) sia in quello dei servizi (dal 2,2% di febbraio all'1,7%)». In particolare, dopo gli aumenti registrati nel mese precedente, a marzo i prezzi dei beni energetici tornano a far segnare «un marcato calo sul piano congiunturale, che ne accentua la diminuzione su base tendenziale». In rallentamento risulta anche il tasso tendenziale di crescita dei prezzi del comparto alimentare, i quali tuttavia continuano, anche a marzo, a registrare aumenti su base mensile. Con riferimento ai capitoli di spesa, gli incrementi congiunturali più rilevanti hanno interessato i prezzi delle bevande alcoliche e tabacchi (+1%), degli Altri beni e servizi (0,3%) e dell'Abbigliamento e calzature (0,2%). Diminuzioni congiunturali (sul mese precedente) si sono registrate per i prezzi dei Trasporti (-0,4%), della Ricreazione spettacoli e cultura (-0,2%) e dell'Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,1%). Sul piano tendenziale, i maggiori tassi di crescita si sono registrati per i capitoli delle bevande alcoliche e tabacchi (+5,2%), dell'Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+3,4%) e dei prodotti alimentari e bevande alcoliche (+3%). Variazioni su base annua negative si sono avute invece nei capitoli Trasporti (-3,4%) e delle Comunicazioni (-1,9%). La scomposizione del tasso tendenziale di crescita dell'indice generale nei contributi imputabili ai diversi capitoli evidenzia che, nell'ultimo mese, il contributo maggiore è attribuibile al capitolo degli Alimentari e bevande alcoliche, che assieme a quello dell'Abitazione, spiega il 69% del tasso di inflazione. Nell'ambito delle 20 città capoluogo di regione, gli aumenti tendenziali più elevati dell'indice Nic si sono verificati nelle città di Napoli (+2,1%), Trieste, Genova (+1,5 per cento per entrambe); quelli più moderati hanno riguardato Aosta (+0,2%), Trento (più 0,4%), Venezia, Palermo e Cagliari (+0,6 per cento per tutte e tre).


FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 20 aprile 2009

Antitrust, le carte prepagate sono troppo care. Il futuro è nel cellulare

Fino a 16 euro per il rilascio, a 10 euro per operazioni straordinarie (come il blocco della carta, l'estinzione anticipata e la sostituzione), e 5 euro dovuti per la semplice ricarica allo sportello. I costi delle carte prepagate, settore in notevole crescita, restano ancora elevati, eppure in linea con quelli di conti correnti e carte di credito. Ma l'ingresso nel mercato dei pagamenti elettronici delle carte «chiuse» (a partire da quelle telefoniche) che verrebbero sbloccate anche per altre transazioni, potrebbe aprire opportunità interessanti e utili per abbattere i costi a beneficio dei consumatori. Lo rivela un'indagine dell'Autorità Garante della concorrenza e del mercato, al termine di un'inchiesta condotta a campione tra 33 banche e Poste Italiane, per valutare i possibili scenari con l'ingresso nel mercato della moneta elettronica di operatori ibridi diversi da quelli bancari. Per favorire una riduzione dei costi, secondo l'Authority, occorre sfruttare le potenzialità degli operatori di telefonia mobile che, con 80 milioni di carte, costituivano alla fine del 2007 la principale componente delle carte prepagate «chiuse» (cioè quelle utilizzabili solo per pagare i servizi di chi l'ha emessa). Nel mercato italiano si osserva una domanda crescente di carte prepagate «aperte», le classiche carte bancarie o postali, utilizzabili per qualsiasi tipo di pagamento: alla fine del 2007, ultimo dato analizzato, l'insieme delle carte ricaricabili più le «usa e getta» era a quota 5,8 milioni, con un aumento rispetto all'anno precedente del 30,1% e una crescita media annua, dal 2003, del 72,2%. La chiave del successo di questa tipologia di moneta elettronica è la possibilità di utilizzo anche senza l'apertura di un conto corrente, la garanzia di una maggiore sicurezza nelle transazioni via internet, e il controllo dei flussi di pagamenti. Tra le carte di pagamento, le prepagate rappresentano oggi il 7,8% del mercato dominato da carte di credito e bancomat, (+ 1,4 % rispetto al 2006) in cui Poste Italiane, che le considera un prodotto di massa (a differenza degli istituti di credito, che le vedono come complementari) occupa il 60% del segmento. Complessivamente, nei 33 istituti bancari censiti e Poste Italiane lo stock di prepagate è di 3,9 milioni carte nominative ricaricabili e di 900 mila da carte al portatore non ricaricabili «usa e getta».  Il costo annuo per il consumatore medio della carta prepagata varia a seconda che il possessore abbia o no un conto corrente presso una banca: nel primo caso la carta rappresenta uno strumento complementare di pagamento accanto a quelli più tradizionali, viene utilizzata più sporadicamente e ha un costo medio annuo abbastanza contenuto, con una media, per gli istituti considerati, di circa 18 euro (da un minimo di circa 14 euro e un massimo di circa 22 euro). Nel secondo caso, che interessa tipicamente giovanissimi consumatori o lavoratori stranieri, il costo, a causa della maggiore incidenza delle commissioni applicate con un uso più intensivo (a esempio costi di ricarica) sale invece sensibilmente e varia da un minimo di circa 44 euro a un massimo di circa 117 euro annui, con un valore medio pari a circa 67 euro.  Ma la peculiarità dell'Italia sono le 80 milioni di carte telefoniche (prepagate "chiuse") dentro cui nel 2007 era stato riversato credito per 8 miliardi, liberati proprio due anni fa dai costi di ricarica e assistiti dalla piena rimborsabilità del credito residuo. Con adeguate modifiche alle leggi i consumatori potrebbero utilizzare il cellulare per i piccoli pagamenti quotidiani, sfruttando la gratuità della ricarica. Secondo l'Authority è quindi auspicabile che trovi spazio l'offerta di tipologie innovative di servizi di pagamento tramite carte prepagate da parte di soggetti non appartenenti al mondo bancario e creditizio tradizionale.

FONTE:  Alessandro Galimberti (ilsole24ore.it)

domenica 19 aprile 2009

Euribor a un mese all'1%

La tentazione del mutuo a tasso variabile
Euribor a un mese all'1%. Il tasso interbancario continua a scivolare e oggi, martedì 14 aprile, ha toccato una soglia psicologica importante, destinata con tutta probabilità a essere abbattuta al ribasso nei prossimi giorni. E come era altrettanto prevedibile gli italiani tornano a guardare con grande interesse i mutui variabili, le cui rate sono ancorate proprio al bizzoso parametro interbancario. In base alle più recenti rilevazioni del broker Mutuionline, il 42,2% delle famiglie in procinto di contrarre un nuovo prestito casa nei primi tre mesi del 2009 ha richiesto il tasso variabile. Il fatto che soltanto il 26,4% lo abbia poi ottenuto non deve trarre in inganno (l'iter richiede tempo, e molte richieste giungeranno a compimento soltanto nei prossimi mesi), perché l'inversione di tendenza è chiara. Soltanto lo scorso autunno, quando gli Euribor viaggiavano oltre il 5%, di variabile non se ne voleva più sentir neanche parlare e tre italiani su quattro sceglievano il fisso. 
Col variabile risparmi immediati del 10-25%… 
Adesso la situazione sembra dunque cambiare di nuovo, anche perché scegliendo un variabile anziché un fisso si possono nell'immediato risparmiare circa 100-130 euro (10-25%, a seconda della durata del contratto) su un prestito da 100mila euro. Chi si accinge a stipulare un nuovo mutuo deve però evitare di farsi ingannare da tanta convenienza: gli euribor potranno scendere ancora (specie se la Bce taglierà nuovamente il costo del denaro ora all'1,25%) a breve, ma torneranno inevitabilmente a salire nel momento in cui la crisi economica e finanziaria sarà superata. Se non si vuole incorrere negli stessi errori di chi ha acceso mutui a tasso variabile vantaggiosi nel periodo 2004-2005 (quando gli Euribor erano scesi all'allora minimo storico attorno al 2%) salvo rimanere poi spiazzato dai rincari del 2007-2008, occorre dunque valutare la scelta con estrema attenzione.
…attenzione però al reddito disponibile 
L'elemento in grado di fare la differenza, oltre alla difficilmente quantificabile propensione al rischio (o voglia di tranquillità) di ciascuno, è il reddito a disposizione del nucleo famigliare. Le banche sono in genere propense a concedere mutui le cui rate (mensili, trimestrali o semestrali) non superino per valore un terzo delle entrate del sottoscrittore. Ma come tutte le regole, anche questa deve essere applicata con un minimo di analisi, soprattutto in chiave prospettica: se è vero che col tempo gli stipendi sono destinati ad aumentare (specialmente se a stipulare il mutuo è una persona giovane e all'inizio della propria carriera lavorativa), è anche vero che il rapporto rata/reddito deve ragionevolmente tener conto di possibili incrementi della rata.

FONTE:  ilsole24ore.it

sabato 18 aprile 2009

Commercio estero: Cgia, saldo +71,5 mld grazie alle pmi

Il Made in Italy ha retto nel 2008 grazie alle piccole e medie imprese che hanno consentitoun saldo commerciale (rapporto import-export) positivo per 71,5 miliardi di euro (+3%). Lo afferma un'indagine della Cgia di Mestre, che rileva come le aziende del Nordest facciano la "parte del leone" in questa performance, avendo garantito il 46% del saldo positivo.  Nel conto finale import-export 2008 sono andate male invece le grandi imprese (petrolio, chimica, elettronica e auto) che hanno chiuso l'anno con un saldo negativo di 92,6 mld (-8,4% sul 2007). Un risultato condizionato in buona parte dal forte aumento dei prezzi, poi scesi nel finale d'anno, dei prodotti petroliferi.  «Possiamo dire con certezza - commenta il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - che nel 2008 le pmi, protagoniste indiscusse del made in Italy,  hanno battuto nettamente le grandi aziende italiane sul terreno della globalizzazione  economica».  Complessivamente, il saldo commerciale italiano di tutti i settori produttivi ha registrato un valore negativo pari a quasi 11,5 mld di euro, con una contrazione sul 2007 del 33,5%. E se nel settore del Made in Italy (alimentari, abbigliamento, meccanica, arredo-casa) è stato ancora ilsettore meccanico a dominare, con un saldo positivo di 49,4 mld (69% del totale), nella grande industria il caro petrolio ha fatto attestare il saldo del settore a -61,4 mld di euro (-26% rispetto al 2007).

FONTE: isole24ore.it

venerdì 17 aprile 2009

Fotovoltaico, pannelli invenduti e guerra dei prezzi

Solo ottanta giorni fa sembrava ancora in crescita esponenziale. I consuntivi del 2008, per l'industria fotovoltaica, si erano appena chiusi a oltre 20 miliardi di dollari, cinque volte quelli del 2005. «Eppure, da allora, è cambiato tutto – spiegaPaula Mints, analista della Navigant Consulting, azienda di ricerca sul fotovoltaico globale – oggi l'industria vive un clima completamente diverso, di sovraccapacità produttiva, di moduli e pannelli invenduti e accumulati nei magazzini, e di vera e propria guerra dei prezzi». E' lo scenario presentato durante l'ultima conferenza dell'Epia (European Photovoltaics Industry Association) a Francoforte, centrata sull'impatto della crisi sull'industria fotovoltaica.  Che cosa è successo in questi ottanta giorni? Primo, è improvvisamente finito il boom fotovoltaico spagnolo. L'anno scorso il governo di Madrid ha generosamente incentivato, con danari pubblici, la bellezza di oltre 2 gigawatt di campi solari, per ben il 42% di tutto ciò che di fotovoltaico si è istallato nel mondo nel 2008. E massima parte di questi moduli provenivano dall'Asia e dalla Cina (che ormai fanno il 40% della produzione). Poi, a fine 2008 (anche a causa dello scoppio della sua bolla immobiliare e finanziaria) il governo Zapatero ha drasticamente deciso un tetto di un quarto agli ammontari incentivabili. Risultato: un pari taglio secco nelle istallazioni e decine di migliaia di posti di lavoro in libertà. E proprio nel momento in cui numerose nuove fabbriche solari entravano a regime, finanziate dal boom degli anni precedenti. «Con una capacità produttiva quasi raddoppiata - spiega Kai Malkwitz di PvXchange, il maggior portale online sul settore – da 5 gigawatt nel 2008 a circa nove stimati quest'anno». «Aggiungiamo al menu la crisi finanziaria globale – continua Mints – il crollo dei corsi immobiliari, la caduta dei consumi delle famiglie e il credito congelato. I fondi oggi sono più scarsi per tutti i partecipanti al mercato, siano essi piccoli investimenti immobiliari su tetti solari quanto grandi campi fotovoltaici. Senza contare i flussi di capitale alle start-up». Risultato: all'inizio del 2009 Navigant stimava circa 1,4 gigawatt di celle, moduli e pannelli accumulati e invenduti nei magazzini, lungo tutta la filiera, dai maggiori produttori fino agli istallatori. «E ciascuno di essi è in concorrenza con tutti gli altri. Di qui la forte spinta al ribasso dei prezzi». Che, tra i produttori asiatici, supera il 20%. Mentre, tra i produttori tedeschi (attestati su un mercato più stabile) per ora non scende oltre il 10%. Ma le punte dei ribassi spesso arrivano al 50%. Bolla fotovoltaica quindi? È ancora presto per dirlo. Di sicuro i primi effetti del grande programma di stimolo sulle rinnovabili deciso dall'amministrazione Obama non si faranno sentire prima dell'estate, con l'avvio dei primi finanziamenti da parte del Doe (Dipartimento dell'Energia Usa), orientati però più al sostegno della Ricerca e Sviluppo che alla ripresa del mercato. «Che si muoverà davvero - dice Mints - soltanto quando la crisi di fiducia e di credito verrà superata». Intanto, della guerra dei prezzi dovrebbero in parte avvantaggiarsi i mercati europei. Oltre alla Germania che, secondo Eupd Research, anche nel 2009 dovrebbe continuare a crescere al 6% (fino a quasi 1,8 gigawatt) entreranno in scena laFrancia (+43% a 540 magawatt) e l'Italia (+8% a 450 megawatt) mentre la Spagna resterà praticamente ferma. Previsione conservativa, quella di Eupd Research sull'Italia. «Un mercato che negli anni scorsi si è mosso soprattutto sui tetti fotovoltaici delle imprese - spiega Markus Wackerbeck, analista capo – mentre il residenziale non è decollato e i grandi campi fotovoltaici trovano oggi forti difficoltà sia nelle autorizzazioni amministrative che nei finanziamenti». Esito finale: almeno nel 2009 l'Italia non conoscerà quantomeno il boom drogato spagnolo, che l'anno scorso di fatto ha imposto al governo il blocco degli incentivi. Però, anche, un'opportunità persa: con i prezzi in rapida caduta la possibilità di accelerare sul fotovoltaico (ancora più conveniente, oggi in Italia, nel rapporto tra costi e rendimenti ventennali da tariffa incentivata) limitando il valore importato e anche con un effetto di rafforzamento delle imprese che producono in Italia i moduli, i sistemi, installano e certificano gli impianti.  Durerà non più due - tre anni questa crisi fotovoltaica da sovrapproduzione relativa e da discesa dei prezzi - prevedono gli analisti. Nel frattempo vi sarà una sicura selezione tra le imprese (a favore dei maggior nomi, come Q-Cells, Suntech, Sharp, First Solar e Kyocera) ma poi il mercato ripartirà. «E l'Italia, prevedeWinfried Hoffman, presidente dell'Epia (l'associazione fotovoltaica europea) all'appuntamento tra due anni si presenterà probabilmente in condizioni di «grid parity», quindi con la possibilità di ridurre nettamente le tariffe incentivate. Magari destinando i fondi pubblici verso interventi strutturali sulla rete elettrica (compresi cruciali sistemi di storage) in grado di sfruttare pienamente l'energia solare fotovoltaica divenuta adulta».

FONTE: Giuseppe Caravita (ilsole24ore.it)

giovedì 16 aprile 2009

Pepsi fa causa a Coca-Cola: battaglia sulle bevande sportive

Gatorade contro Powerade. Pepsi contro Coca-Cola: l'accusa è di mentire nella campagna pubblicitaria di Powerade: le false affermazioni di Coca-Cola - secondo Pepsi che ha deciso di avviare una causa - potrebbero danneggiare il marchio Gatorade, che nel 2008 controllava il 77% del mercato degli sport drink americano. Ma un portavoce della Coca-Cola respinge le critiche e dichiara che la società è pronta a difendere Powerade e il suo «ruolo del reidratare gli sportivi». A una corte distrettuale di Manhattan, Pepsi ha chiesto di bloccare la campagna pubblicitaria di Coca-Cola su Powerade, perché - è la tesi - riporta affermazioni false: non sarebbe infatti vero - spiega Pepsi nell'esposto - che Powerade sarebbe migliore di Gatorade in quanto la bevanda non può contare su due sostanze importanti, cioè il magnesio e il calcio. «Non c'è alcuna evidenza - prosegue Pepsi - che Powerade sia migliore».  Pepsi ha acquistato Gatorade nel 2001, nell'ambito dell'acquisizione di Quaker Oats. Il marchio è uno dei più importanti per Pepsi, seconda società al mondo di soft-drink alle spalle di Coca-Cola. Nella categoria degli sport drink, però, Pepsi con Gatorade detiene, finora, una leadership incontrastata.

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 15 aprile 2009

Università, verso la scelta: meno finanza, più economia

L'economia in frenata cambia anche l'università italiana e mette in crisi una delle abitudini più consolidate negli studenti di casa nostra: quella di scegliere il corso di laurea sulla sola base delle inclinazioni personali (e dei miti del momento), rimandando a dopo la tesi il pensiero delle occasioni reali offerte dal titolo di studio quando si bussa alle porte delle imprese. L'inversione di tendenza si è già affacciata nelle ultime immatricolazioni, chiuse a novembre quando la crisi muoveva i primi pesanti passi nell'economia reale. La popolazione studentesca scende (-3%, per ragioni demografiche), ma i più solidi fra i «campioni» dell'occupazione non se ne accorgono: a crescere più di tutti è ingegneria industriale (+6,9%), seguita da ingegneria dell'informazione, e anche nei corsi economici più vicini alle imprese le immatricolazioni reggono bene. Non solo: i primi segnali, nelle università che hanno aperto le preiscrizioni per il 2009/2010, dicono che l'anno prossimo questa dinamica sarà decisamente più netta. Alla Luiss di Roma, per esempio, questa evoluzione si sta registrando in presa diretta. A economia le richieste fioccano (+30% in tre anni), e così a giurisprudenza (+11% rispetto all'anno scorso) mentre scienze politiche è sui livelli del 2008, ma solo perché i corsi su Pubblica amministrazione e relazioni internazionali compensano la caduta di tono delle aree legate alla comunicazione. «È cambiato il vento – conferma Pierluigi Celli, ad e direttore generale della Luiss – e ora cambia anche l'offerta». L'anno prossimo, nelle aule dell'Ateneo romano ci sarà meno finanza e più economia reale e gestione delle imprese, anche per venire incontro alla nuova agenda di studenti e famiglie: perché, spiega Celli, «una crisi come questa fa pulizia a livello culturale, sgonfia il mito della finanza e di Londra e i suoi effetti durano nel tempo. E non è un male». La parola d'ordine dell'economia reale trova una conferma a ingegneria. Anche il Politecnico di Torino sta raccogliendo le preiscrizioni (c'è tempo fino a maggio) e a correre più di tutti sono i settori più legati all'impresa: l'ingegneria gestionale, che studia l'organizzazione e i processi produttivi delle imprese, e quella industriale. «Il dato è parziale ma chiaro – spiega il rettore, Francesco Profumo – e accentua le dinamiche del 2008/2009, che ha registrato un aumento dell'8% nelle iscrizioni. In tempi difficili le università tecniche sono "anticicliche", ma hanno il compito delicato di preparare al post-crisi con l'innovazione e l'internazionalizzazione». Già, perché quando si parla di studi bisogna saper distinguere bene congiuntura e futuro. La prima vede nero: la banca dati del consorzio AlmaLaurea, che da anni misura il successo occupazionale degli atenei e oggi offre alle imprese 1,2 milioni di curricula fra cui scegliere, nei primi tre mesi e mezzo del 2009 segnala un crollo (-30%) di richieste dalle aziende, anche dalle parti di ingegneria (-24%) ed economia (-38%), con una controtendenza solo in area informatica e linguistica.  «Ma chi si iscrive oggi non deve guardare questi numeri, ma pensare al 2011-2013, quando uscirà dall'università – spiega Andrea Cammelli, presidente di AlmaLaurea –. Anche la formazione è un investimento, e in fasi come questa le scelte privilegeranno le aree di studio tradizionalmente più forti. È un fatto positivo, dopo l'esplosione di fantasia che negli ultimi anni ha caratterizzato l'offerta formativa delle università».

FONTE: Gianni Trovati (ilsole24ore.it)

martedì 14 aprile 2009

Elettricità, arriva il "Trova Offerte" per scoprire se conviene davvero cambiare gestore


Cambiare gestore di energia elettrica conviene davvero?  E soprattutto quanto si può spendere di meno?  Finora l'unico modo per scoprirlo era confrontare da soli le offerte dei gestori sito per sito, ora, invece, c'è chi lo fa per noi. E' il Trova Offerte motore di ricerca  messo a punto dall'Autorità per l'energia elettrica e disponibile sul sito all'indirizzohttp://www.autorita.energia.it/trovaofferte.htm che consente un confronto completo e in pochi minuti tra le offerte dei gestori della propria zona. Senza perdere tempo è quindi facile scorire se il risparmio c'è davvero, e di quanto è rispetto alle condizioni di "maggior tutela", ossia quelle riservate a chi non cambia gestore.  


Cosa offre  il Trova Offerte -  Il motore di ricerca è estramamente semplice da utilizzare: basta inserire il Cap del proprio Comune, indicare il tipo di contratto, e il consumo annuo, (e se non si ha a disposizioen la bolletta si puo ricavare un consumo medio,  scegliere tra la tariffa unica e quella per fasce orarie - è bene indicarle tutte e due per avere un confronto completo - e poi ecco la pagina con l'elenco dei venditori che operano nella zona selezionata e le relative proposte. Scegliendo l'opzione relativa a tutti gli sconti compaiono tutti i risparmi possibili.

Dalla più conveniente a quella a vantaggio zero -  L'elenco delle offerte che appare è in rigoroso ordine di convenienza, dall'offerta meno costosa alla più cara. Così si può scoprire con un colpo d'occhio se il risparmio c'è oppure no, e se c'è quanto vale in euro all'anno. Un confronto facile e soprattutto utile, perchè si può anche avere la sopresa che quell'offerta così ben pubblicizzata e che sembrava così vantaggiosa, alla fine non fa risparmiare per niente.  E volendo approfondire - hai visto mai fosse sfuggito qualcosa -  basta cliccare sulla freccia rossa per avere tutti i dettagli voce per voce della proposta, compresi eventuali optional, come partecipazione a raccolte punti, benefit o omaggi di benevenuto, oppure altre opzioni che magari possono rendere comunque conveniente il cambio di fornitore, al di là del risparmio imemdiato.

I gestori che aderiscono - Oggi è possibile confrontare in questo modo le prooste di  dodici operatori: A.B. Energie Srl, AGSM Energia SpA, A2A, Edison Energia SpA, Enel Energia SpA, Eni SpA div. gas&power, Flyenergia SpA, Hera Comm Srl, Iride Spa, Sorgenia SpA, Italcogim Energia SpA, Trenta SpA. Ciascun gestore, peraltro, presenta più di un'offerta. Le informazioni sulle caratteristiche di ciascuna offerta vengono inserite dagli stessi operatori sotto la propria piena responsabilità. L'Autorità per l'energia da parte sua ha la facoltà di adottare misure di controllo o verifica e provvedimenti in caso di anomalie o reclami da parte dei consumatori.

Per tutti i dubbi anche un numero verde - E se poi si hanno ancora dei dubbi è sempre a disposizione  il numero verde 800.166.654 per rispondere ai quesiti sulle novità della liberalizzazione, - attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18. Si possono inoltre consultare la guida Energia Semplice, le faq e la Finestra del consumatore sul sito dell'Autorità.

FONTE: repubblica.it

giovedì 9 aprile 2009

Digitale terrestre, 5 nuove reti assegnate attraverso una gara

La decisione dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. I nuovi canali divisi in due parti: una, pari a tre lotti, destinata «ai nuovi entranti», l'altra aperta «a qualsiasi offerente»

Con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre sarà «disponibile un dividendo nazionale di 5 reti», che «verrà messo a gara con criteri che garantiranno la massima apertura alla concorrenza ed alla valorizzazione di nuovi programmi». Lo ha deciso l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni con una delibera che avvia il percorso per il definitivo spegnimento delle reti analogiche e la conversione delle reti digitali esistenti. Le cinque reti messe a gara, saranno divise in due parti: una, pari a tre lotti, sarà «riservata a nuovi entranti» e saranno pertanto esclusi Rai e Mediaset che hanno più di due reti nazionali in tecnica analogica; la seconda, pari a due lotti, sarà aperta «a qualsiasi offerente», ma con un limite di cinque multiplex per ciascun operatore. La delibera, relatori i commissari Lauria e Mannoni, stabilisce che le 21 reti nazionali in tecnica DVB-T saranno così suddivise: a) 8 reti saranno destinate alla conversione delle attuali reti analogiche. Gli operatori nazionali esistenti avranno assegnata capacità trasmissiva sufficiente per la trasmissione dei programmi a definizione standard ed ad alta definizione. Sarà comunque garantito almeno un multiplex per operatore; b) 8 reti digitali saranno dedicate alla conversione in tecnica singola frequenza delle attuali reti digitali esistenti che oggi utilizzano il sistema meno efficiente della multifrequenza. Ciascun operatore avrà diritto alla conversione delle reti digitali attualmente operanti; c) all’esito della conversione dell’attuale sistema televisivo nazionale risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti. Sui temi oggetto della delibera si è svolto nei mesi scorsi «un proficuo confronto» con la Commissione Europea con l’obiettivo di superare le censure mosse all’Italia in materia di normativa radio tv che hanno dato luogo alla procedura d’infrazione aperta. In questo senso, quindi, la delibera adottata dall’Autorità costituisce un atto dovuto. L’Agcom ha stabilito che il dividendo digitale verrà messo a gara con criteri che garantiranno la massima apertura alla concorrenza ed alla valorizzazione di nuovi programmi. Alla gara saranno ammessi tutti i soggetti operanti nello spazio economico europeo (SEE). Sono previste, nell’atto programmatico adottato, una serie di importanti misure asimmetriche destinate ad aumentare il livello di concorrenza del sistema televisivo nazionale. I cinque lotti messi a gara (cioè 5 reti televisive nazionali) saranno suddivisi in due parti: 1) parte A, pari a tre lotti, riservata ai nuovi entranti. Non potranno presentare offerte gli operatori che hanno la disponibilità di due o più reti televisive nazionali in tecnica analogica; 2) parte B, pari a due lotti, aperti a qualsiasi offerente. Le eventuali offerte saranno soggette ad un tetto massimo (cap). Il cap è fissato ad un livello tale da impedire che, in esito alla gara, un operatore possa ottenere più di 5 multiplex nazionali. Pertanto, nel caso di operatori televisivi che attualmente eserciscono 3 reti nazionali in tecnica analogica il cap è fissato a un multiplex. Nel caso dell’operatore che esercisce due reti nazionali in tecnica analogica il cap è fissato a due multiplex. Qualora uno degli operatori - stabilisce la delibera - che attualmente gestisce 3 reti nazionali analogiche risulti, in esito alla gara, aggiudicatario di un multiplex sarà obbligato a cedere il 40% della capacità trasmissiva di tale multiplex a terzi fornitori di contenuti indipendenti. Qualora l’operatore che attualmente ha la disponibilità di 2 reti nazionali analogiche sia vincitore di tutti e due i multiplex del lotto B, questo sarà obbligato a cedere il 40% della capacità trasmissiva di uno di tali due multiplex a terzi fornitori di contenuti indipendenti. L’obbligo di cessione del 40% della capacità trasmissiva del multiplex in questione si applica dal momento dell’effettiva assegnazione del multiplex nazionale all’operatore integrato vincitore della gara e resterà in vigore per un periodo di cinque anni dopo la data dello switch-off nazionale. Un’altra misura asimmetrica prevista nell’atto adottato che faciliterà la realizzazione delle reti trasmissive digitali terrestri da parte degli operatori nuovi entranti e renderà effettivo lo sviluppo in tempi ragionevoli di dette reti, è relativa all’obbligo di offerta di servizi di trasmissione a prezzi orientati ai costi da parte degli operatori esistenti che già dispongono di reti di estesa copertura sul territorio nazionale. Gli operatori esistenti offriranno servizi di trasmissione, agli operatori di reti digitali terrestri nuovi entranti, per un periodo di cinque anni dalla stipula dei relativi accordi. In ogni caso, gli operatori richiedenti possono adire l’Autorità al fine di ottenere una pronuncia vincolante. Il programma approvato dovrà essere implementato attraverso una serie di provvedimenti di attuazione. In particolare, tali provvedimenti dovranno riguardare le regole tecniche della conversione delle reti esistenti, le procedure amministrative e le procedure per l’assegnazione dei diritti di uso delle frequenze. I provvedimenti saranno adottati entro maggio dopo una consultazione con tutti gli operatori del settore e con le associazioni rappresentative. La gara di assegnazione delle frequenze sarà indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico a cui compete l’emanazione dei relativi bandi sulla base delle regole stabilite dall’AGCOM. La decisione presa «favorirà la rapida definizione delle regole dello spegnimento progressivo delle varie regioni italiane secondo il calendario stabilito. La decisione odierna costituisce anche un punto di riferimento che favorirà una rapida conclusione del coordinamento internazionale», sottolinea l’Agcom. Il programma deliberato riguarda l’emittenza nazionale. Rimane fermo che per l’emittenza locale per ciascuna area interessata allo switch-off verranno garantite, come previsto dalla legge, almeno un terzo delle risorse trasmissive. Pertanto proseguirà con le associazioni di categoria e le emittenti il «proficuo lavoro» dei tavoli regionali che ha già portato alla definizione delle configurazione delle reti locali in Sardegna, Valle d’ Aosta, Piemonte occidentale e Trentino Alto Adige. 

FONTE: lastampa.it

mercoledì 8 aprile 2009

Auto, torna a crescere il mercato italiano (+0,24%)

La ripresa delle immatricolazioni è dovuta in larga parte agli incentivi varati dal Governo. Cresce la quota di mercato di Fiat che passa dal 30,83% di marzo 2008 al 32,62%. Brilla Ford con un rialzo delle vendite del 33,84%. Record per Hyundai (+135%)

Missione compiuta per gli ecoincentivi auto, che a marzo hanno riacceso il mercato delle quattro ruote. Nel mese che si è chiuso ieri le immatricolazioni sono state 214.218, per un aumento dello 0,24% rispetto al 2008 (quando erano state 213.702). Il consuntivo dei primi tre mesi, comunque, resta pesantemente negativo: -19,13% rispetto al 2008. «L'inversione di tendenza del mercato automobilistico, in territorio negativo da ben 14 mesi, è la riprova che i provvedimenti assunti dal Governo funzionano - ha commentato il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli -, a questo punto ci auguriamo che funzioneranno ancor di più nei prossimi mesi». Proprio al riguardo, il Centro studi Promotor di Bologna osserva che «l'effetto incentivi andrà a regime in aprile e soprattutto in maggio, mesi che dovrebbero quindi vedere risultati molto migliori di quelli di marzo»; le sensazioni sono confermate dalle case automobilistiche, con Anfia e Unrae che a marzo hanno contato 276mila ordini, il 36% in più di marzo 2008. Considerando il primo trimestre 2009, gli ordini complessivi ammontano a 637.000, oltre il 2,5% in più rispetto a fine marzo 2008. «Tuttavia, perché la spinta impressa alla domanda si consolidi - prosegue il direttore del Csp, Gian Primo Quagliano - occorre che divenga al più presto operativo il meccanismo di sostegno del credito al consumo previsto dal decreto incentivi, ma che non ha ancora contribuito concretamente a migliorare l'accesso al credito per i potenziali acquirenti». 
Gli ecoincentivi 
A confermare il ruolo determinante degli ecobonus, i dati che l'Automobile Club d'Italia presenterà domani a Rimini in occasione della tavola rotonda "Crisi del mercato automobilistico e riflessi fiscali" (nell'ambito di EuroP.A): a marzo - segnala l'Aci - sono state 147.071 le auto acquistate grazie agli ecobonus entrati in vigore il 7 febbraio. Nel 90% dei casi è stato contemporaneamente rottamato un veicolo e, rispetto a febbraio, l'aumento degli acquisti con ecoincentivi è stato dell'82,3%. Nella maggior parte dei casi il bonus è stato utilizzato per l'acquisto di un'auto di cilindrata medio-piccola, non a caso in cima alla classifica delle auto più acquistate con ecoincentivi sono la Fiat Panda (14.863 immatricolazioni), seguita dalla Ford Fiesta (10.025) e Fiat Grande Punto (8.215). Tra le auto più rottamate, invece, svetta la vecchia Punto, seguita da Panda, Uno, Y10 e Cinquecento.
Chi sale e chi scende 
Tornando alle immatricolazioni di marzo, l'andamento premia in particolare le auto di fabbricazione italiana, che crescono del 6,05% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, e compensano ampiamente la flessione del 2,36% fatta segnare dalle marche straniere. Mese tutto in attivo per il Lingotto, che registra ancora una volta l'ottima performance di Alfa Romeo trainata dalla Mito (+35,47%, da 4.440 a 6.015 immatricolazioni), seguita da Lancia (+6,64% a quota 9.346) e Fiat (+3,51% a 54.521): complessivamente il gruppo ritocca di quasi due punti la quota di mercato, che dal 30,94% di marzo 2008 sale al 32,73 per cento. Luci e ombre tra le straniere, tra le quali spicca il +135,19% di Hyundai, che sale dallo 0,8 all'1,87% di quota di mercato; brillano anche Ford (+33,8%, e quota di mercato che sale al 10,3%), Toyota (+20,3% e quota al 5,75%) e Peugeot (+14,29%, quota al 4,83%). In pesante flessione, invece, Renault (-32,8% e fetta di mercato che si assottiglia dasl 4,97 al 3,33%), Opel (-24,99%, quota al 5,19%) e Volkswagen (-8,82%, quota al 5,9 per cento). Guardando ai singoli modelli, a marzo la Grande Punto si reimpossessa del primo posto in classifica (17.376 immatricolazioni), scalzando la Panda che è seconda con 15.589. Al terzo posto sempre Ford Fiesta (10.432), seguita da Cinquecento e Toyota Yaris.
All'estero 
In giornata sono stati diffusi i dati relativi ad alcuni mercati stranieri, che a loro volta risentono degli incentivi più o meno «generosi» disposti dai diversi governi. Proprio i bonus concessi dall'esecutivo Sarkozy hanno consentito al mercato francese di archiviare un mese di marzo in crescita dell'8,1% a circs 204mila immatricolazioni, un trend in decisa controtendeza rispetto a gennaio e febbraio, entrambi archiviati con una flessione del 13,1 per cento. Prosegue invece il tracollo della Spagna (-38,7%), dove nel complesso sono state immatricolate 76.503 auto contro 124.702 a marzo 2008; nei primi tre mesi dell'anno il calo è stato del 43,1% a 347.738 unità.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 7 aprile 2009

Paradisi fiscali, l'annuncio dell'Ocse: «Nella lista nera non c'è più alcun Paese»

Angel Gurria: «Uruguay, Costa Rica, Filippine e Malaysia rispetteranno le norme fiscali internazionali»

PARIGI - Non c'è più nessun Paese nella «lista nera» dei paradisi fiscali diffusa dall'Ocse dopo il G20 di Londra. Lo ha annunciato il segretario generale dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Angel Gurria, sottolineando che Uruguay, Costa Rica, Filippine e Malaysia hanno preso l'impegno di rispettare le norme fiscali internazionali e precisando però che saranno mantenute le altre due liste (bianca e grigia).

DALLA LISTA NERA A QUELLA GRIGIA - «Giovedì scorso - ha detto Gurria in una conferenza stampa - abbiamo comunicato al G20 il fatto che c'erano quattro giurisdizioni che non applicano ancora in modo ampio la norma internazionale» in materia di scambio di informazioni fiscali. «Oggi - ha continuato il segretario generale dell'Ocse - queste quattro giurisdizioni si sono tutte impegnate pienamente a procedere a scambi di informazioni fiscali in funzione delle norme Ocse». L'Uruguay, il Costa Rica, le Filippine e la Malaysia si uniranno quindi ai 38 paesi iscritti nella «lista grigia» pubblicata dall'Ocse e che comprende i paesi che si sono impegnati a scambiare informazioni fiscali ma che non hanno ancora firmato gli accordi bilaterali con stati membri del'Ocse. «Fra le 84 giurisdizioni che l'Ocse segue regolarmente - ha quindi aggiunto Gurria - non ce n'è più nessuna che faccia parte» della «lista nera». Il segretario generale si è rallegrato per «un progresso assolutamente significativo» che è stato reso possibile dalla mobilitazione dei leader riuniti a Londra il 2 aprile per il vertice del G20.

FONTE: corriere.it

lunedì 6 aprile 2009

Emergenza terremoto in Abruzzo

NUMERI TELEFONICI UTILI TERREMOTO ABRUZZO: CERCANO URGENTEMENTE SANGUE RH 0 NEGATIVO NUMERO 06 491340. / PER VOLONTARI ADDESTRATI NUMERO 3270499293 /PER VIVERI, COPERTE MEDICINALI O QUANT'ALTRO DI UTILE NUMERO 800.860.146 OPPURE 06.68208 / CHIUNQUE AVESSE UNA STRUTTURA ALBERGHIERA IN ABRUZZO E POTESSE OSPITARE CHIAMARE 0854308309.

Enti e manager pubblici, Brunetta dà il via all'operazione trasparenza

Online sul sito del ministero gli elenchi dei consorzi e delle aziende partecipate e i compensi degli amministratori

Sono 2.291 i consorzi e 4.461 le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni italiane a cui fanno capo 23.410 rappresentanti negli organi di governo. Il dato si riferisce all'anno 2008. Sono numeri in crescita: nell'esercizio precedente, i consorzi risultavano essere 2.064, le società partecipate 3.960 e i rappresentanti negli organi di governo 19.569.

LE BANCHE DATI - Questi numeri che accompagnano l'«operazione trasparenza» lanciata dal ministero della pubblica amministrazione che da oggi pubblica sul proprio sito internet tutti i nomi delle aziende a partecipazione pubblica e le retribuzioni previste per i consiglieri di amministrazione e i legali rappresentanti. Diverse migliaia di pagine e di dati che, nell'idea del ministro Renato Brunetta, dovrebbero servire per far sapere con esattezza al cittadino, a quali enti partecipa il proprio comune e a quanto ammontano le indennità per le persone chiamate a far parte dei rispettivi organi di governo. E proprio per l'importanza che il ministro dà alla questione, il frontespizio dell'iniziativa ha preso il posto dell'intera home page dello spazio web del ministero dell'innovazione e della p. a.

LA SCADENZA DEL 30 APRILE - Spulciando tra le 714 pagine che riportano i compensi degli amministratori, è dunque possibile scoprire quanto percepisce il semplice consigliere di un consorzio rifiuti, così come il presidente o l'amministratore delegato delle principali società a partecipazione pubblica. Ma anche vedere quanto spende il proprio comune per partecipare ad un ente sovracomunale e verificare quale ne sia il «peso specifico», ovvero la percentuale di partecipazione rispetto al totale degli enti che vi aderiscono. Il 30 aprile scadono i termini per le dichiarazioni relative al 2009 che le singole pubbliche amministrazioni devono trasmettere. Nel caso di mancata o incompleta comunicazione dei dati, la Finanziaria 2007 vieta «l'erogazione di somme a qualsivoglia titolo da parte dell'amministrazione interessata a favore del consorzio o della società, o a favore dei propri rappresentanti negli organi di governo degli stessi». Inoltre si prevede che «una cifra pari alle spese da ciascuna amministrazione sostenuta nell'anno venga detratta dai fondi a qualsiasi titolo trasferiti a quella amministrazione dallo Stato nel medesimo anno». La pubblicazione delle liste, nelle intenzioni del ministero, vuole tra l'altro essere uno stimolo ai pubblici amministratori a fare in fretta nell'adempiere le comunicazioni di legge.

FONTE: corriere.it

domenica 5 aprile 2009

Auto, torna a crescere il mercato italiano (+0,24%)

La ripresa delle immatricolazioni è dovuta in larga parte agli incentivi varati dal Governo. Cresce la quota di mercato di Fiat che passa dal 30,83% di marzo 2008 al 32,62%. Brilla Ford con un rialzo delle vendite del 33,84%. Record per Hyundai (+135%)

Missione compiuta per gli ecoincentivi auto, che a marzo hanno riacceso il mercato delle quattro ruote. Nel mese che si è chiuso ieri le immatricolazioni sono state 214.218, per un aumento dello 0,24% rispetto al 2008 (quando erano state 213.702). Il consuntivo dei primi tre mesi, comunque, resta pesantemente negativo: -19,13% rispetto al 2008. «L'inversione di tendenza del mercato automobilistico, in territorio negativo da ben 14 mesi, è la riprova che i provvedimenti assunti dal Governo funzionano - ha commentato il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli -, a questo punto ci auguriamo che funzioneranno ancor di più nei prossimi mesi». Proprio al riguardo, il Centro studi Promotor di Bologna osserva che «l'effetto incentivi andrà a regime in aprile e soprattutto in maggio, mesi che dovrebbero quindi vedere risultati molto migliori di quelli di marzo»; le sensazioni sono confermate dalle case automobilistiche, con Anfia e Unrae che a marzo hanno contato 276mila ordini, il 36% in più di marzo 2008. Considerando il primo trimestre 2009, gli ordini complessivi ammontano a 637.000, oltre il 2,5% in più rispetto a fine marzo 2008. «Tuttavia, perché la spinta impressa alla domanda si consolidi - prosegue il direttore del Csp, Gian Primo Quagliano - occorre che divenga al più presto operativo il meccanismo di sostegno del credito al consumo previsto dal decreto incentivi, ma che non ha ancora contribuito concretamente a migliorare l'accesso al credito per i potenziali acquirenti». 

Gli ecoincentivi 
A confermare il ruolo determinante degli ecobonus, i dati che l'Automobile Club d'Italia presenterà domani a Rimini in occasione della tavola rotonda "Crisi del mercato automobilistico e riflessi fiscali" (nell'ambito di EuroP.A): a marzo - segnala l'Aci - sono state 147.071 le auto acquistate grazie agli ecobonus entrati in vigore il 7 febbraio. Nel 90% dei casi è stato contemporaneamente rottamato un veicolo e, rispetto a febbraio, l'aumento degli acquisti con ecoincentivi è stato dell'82,3%. Nella maggior parte dei casi il bonus è stato utilizzato per l'acquisto di un'auto di cilindrata medio-piccola, non a caso in cima alla classifica delle auto più acquistate con ecoincentivi sono la Fiat Panda (14.863 immatricolazioni), seguita dalla Ford Fiesta (10.025) e Fiat Grande Punto (8.215). Tra le auto più rottamate, invece, svetta la vecchia Punto, seguita da Panda, Uno, Y10 e Cinquecento.

Chi sale e chi scende 
Tornando alle immatricolazioni di marzo, l'andamento premia in particolare le auto di fabbricazione italiana, che crescono del 6,05% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, e compensano ampiamente la flessione del 2,36% fatta segnare dalle marche straniere. Mese tutto in attivo per il Lingotto, che registra ancora una volta l'ottima performance di Alfa Romeo trainata dalla Mito (+35,47%, da 4.440 a 6.015 immatricolazioni), seguita da Lancia (+6,64% a quota 9.346) e Fiat (+3,51% a 54.521): complessivamente il gruppo ritocca di quasi due punti la quota di mercato, che dal 30,94% di marzo 2008 sale al 32,73 per cento. Luci e ombre tra le straniere, tra le quali spicca il +135,19% di Hyundai, che sale dallo 0,8 all'1,87% di quota di mercato; brillano anche Ford (+33,8%, e quota di mercato che sale al 10,3%), Toyota (+20,3% e quota al 5,75%) e Peugeot (+14,29%, quota al 4,83%). In pesante flessione, invece, Renault (-32,8% e fetta di mercato che si assottiglia dasl 4,97 al 3,33%), Opel (-24,99%, quota al 5,19%) e Volkswagen (-8,82%, quota al 5,9 per cento). Guardando ai singoli modelli, a marzo la Grande Punto si reimpossessa del primo posto in classifica (17.376 immatricolazioni), scalzando la Panda che è seconda con 15.589. Al terzo posto sempre Ford Fiesta (10.432), seguita da Cinquecento e Toyota Yaris.

All'estero 
In giornata sono stati diffusi i dati relativi ad alcuni mercati stranieri, che a loro volta risentono degli incentivi più o meno «generosi» disposti dai diversi governi. Proprio i bonus concessi dall'esecutivo Sarkozy hanno consentito al mercato francese di archiviare un mese di marzo in crescita dell'8,1% a circs 204mila immatricolazioni, un trend in decisa controtendeza rispetto a gennaio e febbraio, entrambi archiviati con una flessione del 13,1 per cento. Prosegue invece il tracollo della Spagna (-38,7%), dove nel complesso sono state immatricolate 76.503 auto contro 124.702 a marzo 2008; nei primi tre mesi dell'anno il calo è stato del 43,1% a 347.738 unità.

FONTE: ilsole24ore.it

sabato 4 aprile 2009

Fisco: 18.300 euro il reddito medio degli italiani nel 2006

Il reddito medio degli italiani sale a quota18.324 euro (in aumento del 5,7%). È quanto emerge dalle dichiarazioni dei redditi del 2007 sull'anno d'imposta 2006 pubblicate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia. In totale i contribuenti italiani sono 40.752.847, 10mila in più di anno prima. 
Al Sud si guadagna il 20% in meno 
Considerando la distribuzione per area geografica, rispetto al 2005, il reddito complessivo medio è aumentato su tutto il territorio nazionale. Con un incremento minimo del 5,3% al Centro e massimo del 6,5% al Sud e nelle Isole. In cui si riscontra comunque un valore assoluto medio (14.626 euro) di circa il 20% inferiore a quello nazionale. 
Un contribuente su tre dichiara meno di 10mila euro 
Il 35% dei contribuenti italiani dichiara un reddito Irpef inferiore a 10.000 euro. I più ricchi del Paese, (che dichiarano oltre 100.000 euro) sono lo 0,9% del totale. Mentre solo il 2% degli italiani dichiara più di 70.000 euro. La fascia di reddito più consistente è quella tra i 10.000 e i 40.000 euro (58,4%). Il 51% dell'Irpef è pagata dunque dal 10% dei contribuenti con i redditi più alti.
L'80% delle dichiarazioni da pensionati e lavoratori dipendenti

Per quanto riguarda il tipo di reddito dichiarato, il 78% è reddito da lavoro dipendente e pensione. Il 5,5% sono redditi da partecipazione, il 5,1% redditi di impresa ed il 4,2% redditi da lavoro autonomo. Il valore medio dei redditi da lavoro autonomo (36.388 euro) è il più elevato (circa il doppio del reddito complessivo medio), mentre i redditi medi da pensione (13.046 euro) risultano essere i più bassi.
La metà delle società è in «rosso» 
Secondo le dichiarazioni 2007, la metà delle società italiane è in «rosso». «La quota di società con imposta positiva - si legge nel documento - ha raggiunto il 52,4% del totale (circa 503.000), con una crescita del 3,5% rispetto al 2005». Soprattutto al Nord, anche se la loro quota nel Sud e Isole sul totale nazionale è aumentata dell'1% rispetto al 2005. Le Società di capitali (961.014) sono aumentate di circa il 4,4% rispetto al 2005 e, come negli anni precedenti, sono costituite principalmente da S.r.l. (84,8%). La spina dorsale dell'economia del paese si conferma formata da Pmi. «I due terzi delle società - si legge nel documento del Dipartimento delle Finanze - hanno una dimensione medio-piccola o piccolissima, con un totale di componenti positivi del reddito ai fini IRAP minore di 500 mila euro (solo l'1% delle società supera i 50 milioni)».

FONTE: ilsole24ore.it

venerdì 3 aprile 2009

Poker online: ogni giorno in Italia vengono giocati 5,8 milioni di euro

Nei primi tre mesi del 2009 la somma complessiva puntata è di 463,4 milioni. Più di scommesse e ippica

C'è la crisi in tutti i settori, ma ce n'è uno per il quale gli affari stanno andando a gonfie vele. È il poker online. Nel mese di marzo in Italia è stato registrato un mercato complessivo di 178,6 milioni di euro, per una media giornaliera di circa 5,8 milioni. I dati sono dell'agenzia specializzata Agicos. Rispetto a febbraio l'incremento è stato del 19,8%, su gennaio l'aumento è stato del 21%. Positiva anche l’analisi del bilancio dei primi tre mesi del 2009, con un gioco complessivo di 463,4 milioni di euro. Il poker è ormai diventato il più importante gioco online in Italia, davanti alle scommesse sportive e ippiche.

I DATI - Anche a marzo Gioco Digitale si conferma provider leader del mercato del poker online con una media giornaliera di circa 1,9 milioni. Bene anche Microgame e Lottomatica. La piattaforma di Playtech, che riunisce Snai, Sisal, Cogetech ed Eurobet, è in crescita, così come Bwin. Tra le top ten anche Leonardo Service Provider mentre ha debuttato solamente l'11 marzo, ma in sole tre settimane Pokerstars ha già raccolto 7,2 milioni di euro.

FONTE: corriere.it

giovedì 2 aprile 2009

Il G20 stanzia altri mille miliardi. Lista nera contro i paradisi fiscali

Un calcio al cerchio, uno alla botte. Da una parte cospicui stanziamenti per accrescere i mezzi a disposizione del Fondo monetario internazionale, come chiesto da parte anglosassone, dall’altra sostanziali aperture sul fronte della lotta ai paradisi fiscali e l'istituzione di una "lista nera".  Sono questi gli equilibri che si sono delineati al termine della riunione dei leader delle 20 grandi potenze del pianeta, giunti a Londra per cercare di riavviare i motori dell’economia mondiale e di riformare le basi del capitalismo. Due obiettivi diversi, che per molto tempo hanno fatto parlare di un divario insanabile tra le due sponde dell’Atlantico. Ma il risultato del G20 è significativo soprattutto per i mille miliardi di dollari aggiuntivi per rafforzare le istituzioni di Bretton Woods: Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Lo scopo è quello di affrontare la crisi e di far nascere un nuovo «ordine mondiale», come ha affermato ambiziosamente il primo ministro britannico Gordon Brown nella conferenza stampa finale del vertice dei capi di stato e di Governo a Londra. Per rispondere rapidamente alla crisi il Fondo monetario vedrà sostanziamente triplicarsi con 500 miliardi di dollari aggiuntivi che si aggiungono ai 250 miliardi attualmente disponibili. Verranno inoltre emessi diritti speciali di prelievo, la valuta-paniere del Fmi, permettendo alla stessa istituzione di Washington di aumentare le sue risorse proprie. Il Fondo monetario, inoltre potrà vendere una certa quantità d’oro per aiutare i Paesi più poveri toccati dalla crisi. Anche se le entrate derivanti da tali vendite non possono essere quantificate con precisione, l’insieme delle risorse supplementari a disposizione del Fondo raggiunge i 1.100 miliardi di dollari, secondo la quantificazione contenuta nel comunicato finale del vertice. Altri 250 miliardi di dollari sono stati destinati dal G20 per finanziare lo sviluppo del commercio e rilanciare gli scambi internazionali mentre 100 miliardi andranno alle banche multilaterali di sviluppo come la Banca Asiatica di sviluppo e l’omologa istituzione africana. Il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn ha espresso grande soddisfazione per il piano di rilancio dell’economia mondiale approvato dal G20 e per le azioni mirate a raffozare la capacità del Fondo di sostenere i Paesi emergenti e quelli a basso reddito e di aumentare la liquidità a livello globale. «La crisi globale - ha detto Strauss-Kahn in un comunicato - sta colpendo duramente i Paesi emergenti e quelli poveri. E i leader del G20 hanno mandato u segnale potente che la comunità internazionale si impegna a sostenere questi Paesi, anche facendo sì che il Fmi abbia risorse disponibili».

FONTE: lastampa.it

mercoledì 1 aprile 2009

Moretti: «Viaggi integrati aereo + treno. Siamo pronti ad un accordo con Alitalia»

L'a.d.  delle Ferrovie dello Stato: «L'offerta combinata dei due mezzi sarebbe un vantaggio per tutto il Paese»

L'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti auspica un'offerta integrata di «treno più aereo, possibilmente con Alitalia». Lo ha affermato nel corso di una conferenza stampa di presentazione dei nuovi profili tariffari low cost dei treni ad alta velocità ed Eurostar. Si tratta di una sorta di mano tesa all'ex compagnia di bandiera, con la quale la società ferroviaria si disputa la clientela sulla redditizia tratta Milano-Roma e che nei giorni scorsi ha visto anche l'avvio di un contenzioso sul marchio dei rispettivi servizi ad alta velocità.

«VANTAGGI PER TUTTI» - «L'offerta integrata tra treno e aereo sarebbe un vantaggio per il Paese - ha aggiunto Moretti -, offrirebbe ad esempio la possibilità di arrivare da New York e proseguire fino in Calabria in poco tempo e con prezzi vantaggiosi». «Auspico in primo luogo l'integrazione con Alitalia», ha precisato l'ad delle Fs spiegando che tale integrazione porterebbe ad una «minimizzazione dei costi per i turisti che vengono in Italia invece di spendere il doppio che in altri Paesi».

I BIGLIETTI LOW COST - L'opzione low cost annunciata da Moretti funziona un po' come quella già in essere da tempo presso diverse compagnie aeree. Ovvero, prima acquisti più risparmi. Il gruppo Fs spiega che con la nuova formula si potrà viaggiare tra Roma e Milano a partire da 33 euro, tra Milano e Roma a 35 euro e con soli 22 euro, con l’Eurostar Fast, muoversi in tre ore e 59 minuti tra Roma e Verona, Genova, Lamezia, Bari. Con 99 euro, circa la metà di quanto costa un singolo biglietto aereo, una intera famiglia di tre persone potrà dunque viaggiare tra Roma e Milano. Gli sconti vanno dal 15% al 60%, e dipendono soprattutto dall’anticipo con cui si acquista il biglietto e sono disponibili 250mila posti al mese (pari al 10% dell’offerta), a seconda del treno e del giorno scelto.

GLI SCONTI - Dei 250mila posti disponibili: 150mila hanno lo sconto «Premium» del 15%; 60mila lo sconto «Special» del 30% e 40mila la tariffa «Super» con una riduzione del 60%. L’offerta che prevede il 15% di riduzione sul prezzo del biglietto standard andrà a chi acquista un titolo di viaggio fino a sette giorni prima della partenza; è disponibile sia per la prima sia per la seconda classe su tutti i treni Alta velocità ed Eurostar ed è acquistabile attraverso tutti i canali di vendita (biglietterie, agenzie di viaggio, self service, internet, call center). Stessa rete di acquisto per l’offerta «Special» che offre il 30% di sconto sui biglietti di seconda classe che può essere acquistata fino a 15 giorni prima della partenza del treno scelto ed è disponibile sui treni Alta velocità, Alta velocità Fast ed Eurostar Fast. Il biglietto è nominativo e prevede il rimborso e il cambio fino a 24 ore prima del viaggio. Infine, la «Super» che far risparmiare il 60%: una riduzione che andrà a chi sceglie con almeno 30 giorni di anticipo la propria soluzione di viaggio. Anche questa offerta è nominativa ma non ammette cambi; è disponibile sui treni Alta velocità, Alta velocità Fast ed Eurostar Fast ed è acquistabile solo attraverso il sito web, il call center e le agenzie di viaggio abilitate al rilascio di ticketless. «In un momento di difficoltà economica - ha tenuto a sottolineare Moretti - noi cerchiamo di sostenere l’Italia e facciamo un investimento per estendere la nostra clientela e consentire anche a chi ha meno reddito e ai giovani di diventare nostri utenti».

FONTE: corriere.it