
domenica 31 maggio 2009
Il fotovoltaico è meglio dei Btp: ecco perché

venerdì 29 maggio 2009
Inflazione ai minimi dal 1968. Prezzi fermi nell' Eurozona

giovedì 28 maggio 2009
A Roma Enel firma accordo con Egitto

mercoledì 27 maggio 2009
Risparmio energetico, la casa a bolletta zero non è un sogno

martedì 26 maggio 2009
Istat: una famiglia su 5 ha difficoltà economiche

lunedì 25 maggio 2009
Per un prestito personale anche il 15%

Con le mini-rate la differenza è spesso di pochi euro. Verrebbe da dire spic cioli. Ma lo sapevate — e magari lo state fa cendo — che per finanziare l’acquisto di un televisore nuovo si paga anche il 15,6% di in teresse con Neos Banca? Verrebbe da dire ec cessivo. Facciamo un passo indietro: banche e società di prestito al consumo devono gua dagnare. È il loro lavoro. Non ci piove. Ma il dubbio rimane lecito e in alcuni casi senza ri sposta: come si passa dal tasso di finanzia mento base della Banca centrale europea pari all’1%, un indicatore di quanto costi il denaro alle banche, a interessi a due cifre incassati per delle tv dagli istituti ma anche, più sem plicemente, ai mutui sulla prima casa che su perano il 6%? Quella dei tassi d’interesse atti vi, cioè pagati dalle famiglie italiane per i ser vizi, è da sempre la giungla per eccellenza. Fi no a pochi anni fa si dovevano consumare suola delle scarpe e giornate preziose per ca pire quale fosse l’offerta migliore. Ora alme no c’è Internet. E, certo, l’introduzione del Ta eg, il tasso effettivo annuo che 'svela' anche i costi nascosti, ha aiutato a non cadere nei tra nelli del Tan, il tasso nominale. Basta far scor rere il dito sulle rilevazioni trimestrali dell’As sofin, l’associazione delle finanziarie per il prestito al consumo, per rendersene conto. Qualche esempio? Il Tan della Deutsche Bank Prestitempo per un prestito di 5 mila euro finalizzato all’acquisto della moto nel primo tri mestre dell’anno è del 7,83%. Il Taeg sale al 10,27%. Il 2,5% circa di differenza. Non poco. Ma anche passando alle banche italiane la sto ria non cambia: il Tan dell’Unicredit Family Financing Bank per un prestito di 700 euro per acquistare elettronica di consumo è il 9,44%. Il Taeg addirittura di 5 punti percen tuali in più (il 14,56%) anche a causa delle spese del Rid.
Inutile quindi sottolineare che la prima co sa da fare è sempre pretendere con chiarezza il Taeg. La legge obbliga le banche a comuni carlo. Ma non sempre è in primo piano. Per l’acquisto dell’auto nuova i tassi tendono a scendere per effetto del maggior importo del finanziamento e della scadenza del rimborso più lunga. Per una spesa di 12 mila euro da rimborsare in 48 mesi vale la pena «consuma re » un po’ di suola scarpinando sul web: le offerte possono variare anche di molto. Si va dal 7,92 di Taeg di B@nca 24-7 al 10,07 di Bmw Financial Services Italia. La differenza di rata è di quasi 12 euro. Non da farsi venire il mal di testa. Ma bisogna considerare che per definizione il prestito al consumo si som ma ad altri prestiti come il mutuo.
Insomma, anche considerando le spese del le strutture, i costi da sostenere, i rischi per le finanziarie di inciampare nell’insolvenza del le famiglie (un’auto si può pignorare, ma con un frigorifero o una protesi dentaria è un’al tra cosa...) resta il dubbio che la forbice tra i tassi potrebbe essere tagliata. Per i mutui il ragionamento è simile. Proprio ieri l’Euribor a tre mesi su cui vengono indicizzati i mutui per l’acquisto delle case ha toccato il nuovo minimo storico: l’1,237%. Il Taeg rilevato da Bankitalia è del 5,56% considerando fissi e va riabili (che in questo momento sono molto bassi). Anche qui Internet. Basta mettere i pa rametri su www.mutuionline.it per ottenere un confronto di offerte immediate. Per un prestito quindicinale di 125 mila euro, prima casa, immobile del valore di 200 mila (un pu ro esempio), si passa dal Taeg fisso di Che Banca! (5,3%) al 6,12% di Unicredit Family.
D’altra parte, anche se su un piano diverso, l’ex ministro pd Pierluigi Bersani con le sue famose «lenzuolate» sulle liberalizzazioni ave va tentato di riequilibrare tassi attivi e passivi delle banche per superare quella che in econo mia si chiama vischiosità dei prezzi e che al tro non è che la ritrosia di banche e aziende ad adeguare il costo dei servizi per le famiglie quando scendono i loro costi, come succede per i benzinai con il petrolio. A quel tempo lo scontro si era consumato con l’Abi, l’associa zione delle banche. E alla fine del percorso le gislativo era rimasta ben poca cosa dello spiri to di quel riequilibrio. «I tassi d’interesse so no troppo alti — è tranchant come sempre Elio Lannutti, dell’Adusbef, che da ex banca rio ora guida la battaglia dei consumatori con tro le banche —. I banchieri sono tartarughe, non adeguano i tassi. E non è vero che quelli italiani sono i meno cari d’Europa. I margini per una riduzione ci sono. Consigli? Per i mu tui sulla la prima casa continuiamo a dire che bisogna scegliere un tasso fisso per evitare che succeda quello che è già accaduto negli ultimi anni quando le famiglie hanno firmato mutui a tasso variabile e la rata è poi esplosa mettendole in difficoltà. Certo: a fronte del l’ 1% della Bce ci sono tassi vicini al 6% come quelli di Banca Sella. Noi non vogliamo lan ciare accuse infondate però le banche, se vo gliono ricostruire un rapporto di fiducia con i clienti che si è andato deteriorando, devono fare di più. La fiducia va sudata».
FNTE: Massimo Sideri (corriere.it)
domenica 24 maggio 2009
Dalle Alpi alle Piramidi, una funicolare italiana contro il traffico del Cairo

sabato 23 maggio 2009
Spagna, il Pil cala a livello record

venerdì 22 maggio 2009
Commercio: vendite al dettaglio +0,1% su mese

mercoledì 20 maggio 2009
Il sistema idrico fa acqua. Sprecati 2,6 mld di m³ all'anno

martedì 19 maggio 2009
Fs, al via il macchinista unico. Entro l'anno 900 nuovi assunti

DAL 14 GIUGNO - Il tavolo era partito nel luglio 2008 e l'accordo apre ora una fase di negoziazione a tutto campo su capitoli da definire, quali il settore cargo, la rete di assistenza e vendita. L'intesa dà finalmente il via all'impiego, esteso a tutti i treni del gruppo Fs, di «un solo agente di condotta in cabina di guida», come viene definito in gergo tecnico il macchinista unico alla guida. La novità dovrebbe essere introdotta in concomitanza con il nuovo orario estivo, il prossimo 14 giugno. Finora l'agente solo era utilizzato unicamente sui treni regionali, coadiuvato dalla figura del capotreno. Le Fs erano le uniche ferrovie europee a impiegare ancora il doppio agente alla guida. Consistenti anche le uscite di personale, anche se si tratta soprattutto di addetti con i requisiti di pensionabilità.
lunedì 18 maggio 2009
ENI: SIGLA ALLEANZA NEL GAS CON QUICKSILVER IN USA

domenica 17 maggio 2009
Osce: salari, l'Italia agli ultimi posti

AGLI ULTIMI POSTI IN EUROPA - Buste paga più pesanti non solo in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia, ma anche Grecia e Spagna. È quanto risulta dal rapporto Ocse sulla tassazione dei salari, aggiornato al 2008 e appena pubblicato. La classifica riguarda il salario netto annuale di un lavoratore senza carichi di famiglia. È calcolato in dollari a parità di potere d'acquisto. Gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari italiani penalizzati anche se il raffronto viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552).
ROTONDI - Un primo commento da parte di un membro del governo riguardo ai dati Ocse arriva da parte di Gianfranco Rotondi, ministro dell'Attuazione del programma di governo: «I dati Ocse sono da tenere in considerazione, ma non va dimenticato il grosso sforzo che il governo italiano ha fatto finora sul fronte dell'economia aiutando, con una serie di provvedimenti mirati, le fasce più deboli della società, le piccole e medie imprese, i giovani». «Una cosa è certa - aggiunge Rotondi - questo governo sta rilanciando il sistema-Paese con risposte pronte e concrete».
PD - Non si fa però attendere la replica dell'opposizione. «I dati Ocse testimoniano una verità conosciuta: che le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono ben al disotto della media dei 30 paesi più industrializzati. Il divario negativo è di 17 punti percentuali. Questo dimostra quanto sarebbe necessario un intervento del governo, con risorse fresche e aggiuntive per potenziare il potere d'acquisto delle retribuzione e delle pensioni, come una delle componenti essenziali per l'uscita dalla crisi«. Lo dice il responsabile Lavoro del Pd, Cesare Damiano, che aggiunge: »Uno dei dati rilevato dall'indagine dell'Ocse è il divario tra retribuzione lorda e retribuzione netta in busta paga: il famoso "cuneo fiscale", che il governo Prodi, con lungimiranza, aveva provveduto a diminuire in modo significativo. Occorrerebbe però proseguire su questa strada scegliendo di investire risorse per uscire dalla crisi, anziché aspettare che passi la nottata».
FONTE: corriere.it
sabato 16 maggio 2009
Energia pulita: in Italia 250mila posti di lavoro entro il 2020

Cento miliardi di euro di investimenti in 12 anni. In media, 8 miliardi all'anno. Un target da seguire: quello indicato dal pacchetto clima ed energia noto come «20-20-20». E un potenziale occupazionale che potrebbe raggiungere 250mila posti di lavoro nel 2020. Sono le conclusioni dello studio dello Iefe (Centre for research on energy and environmental economics and policy) dell'università Bocconi su «Prospettive di sviluppo delle tecnologie rinnovabili per la produzione di energia elettrica», rivolto al Gestore dei servizi elettrici (Gse) e presentato a Roma. La ricerca fotografa l'Italia energetica del 2020 analizzando diversi scenari. Parte dalla considerazione che le politiche energetiche europee potranno garantire «un'opportunità di business e di sviluppo occupazionale per il nostro Paese» se gli sforzi si concentreranno sull'industria nazionale. Il nostro paese presenta «buoni livelli di attrattività degli investimenti, ma - afferma lo studio - per farcela occorre eliminare alcune barriere: un «quadro regolatorio incerto e instabile» e «l'assetto del sistema elettrico e le difficoltà di gestione dei flussi elettrici, a fronte di problemi di congestione e di alcune rigidità delle reti di trasporto». Poi c'è ilfronte industriale. Gli impianti che sfruttano le energie rinnovabili nel nostro Paese sono in decisa crescita, in particolare eolico efotovoltaico, ma la filiera industriale non capitalizza i segmenti con maggiori margini di guadagno. E' per questo che occorre «sfruttare le risorse e le competenze già acquisite in altri settori manifatturieri (meccanica, automazione, elettrotecnica ed elettronica) per non lasciare campo alle sole importazioni di apparati e componenti industriali degli impianti a fonti rinnovabili» . Tre scenari per il 2020. La capacità della nostra industria, rileva lo studio, di rispondere alla sfida tecnologica, di ricerca e sviluppo, di innovazione, oltre che alla cooperazione tra pubblico e privato, potrà configurare tre diverse prospettive in base allo «sfruttamento delle opportunità». Nel caso di «un basso sfruttamento», in continuità «con quello degli ultimi 5 anni», il fatturato sarà di 30 miliardi di euro con un valore medio annuo di 2,4 miliardi e un'occupazione di 100mila posti. Con uno sfruttamento medio, coprendo il 50% della quota di mercato con produzione nazionale, si potrà realizzare un fatturato di 50 miliardi con una media annua di 4 miliardi e un'occupazione di150mila persone. Se lo sfruttamento sarà alto, l'industria nazionale potrà realizzare un fatturato di 70 miliardi (pari al 70% della quota di mercato) con un valore medio annuo di 5,6 miliardi (2,4 miliardi in importazioni di apparati tecnologici) e raggiungere 175mila postilavoro in Italia e 75mila all'estero, 250mila in totale posti totali. L'eolico ne occuperebbe 77.500 (31%), le biomasse 65.000 (26%), il solare fotovoltaico 27.500 (11%), fino ai 10.000 (4%) impegnati nell'incenerimento dei rifiuti solidi urbani.
venerdì 15 maggio 2009
Mutui: tassi giù, è l'ora del variabile

CRESCE LA VOGLIA DI VARIABILE - Indebitarsi per l'acquisto di un immobile oggi conviene, visto che le ultime rilevazione di Mutuionline, uno dei principali operatori nel mercato italiano della distribuzione di mutui ed altri prodotti di credito, evidenziano come sia in ripresa soprattutto la domanda di mutui a tasso variabile. Nei primi 4 mesi del 2009 infatti le domande di mutui a tasso variabile in Italia sono salite dal 17,2% del secondo trimestre 2008 al 44,8% dei primi 4 mesi del 2009. Merito di offerte in alcuni casi decisamente convenienti: in questo momento un mutuo variabile ventennale di 100mila euro per l'acquisto di una prima casa del valore di 200mila euro a Milano da parte di un lavoratore dipendente di 35 anni si può trovare anche al tasso variabile del 2,10%, che si traduce in una rata mensile di 511 euro. SERVE PRUDENZA - Ma attenzione. I provvedimenti varati prima dal governo Prodi e poi da quello Berlusconi su portabilità dei mutui e surroga, culminati con il celebre tetto del 4% alla crescita dei mutui a tasso variabile, in momenti in cui la crescita dell'importo delle rate sembrava inarrestabile, devono far riflettere che la scelta di accendere un mutuo a tasso variabile deve essere sempre vista in una prospettiva di lungo termine e non solo guardando alle condizioni attuali. «Per chi vuole accendere un mutuo a tasso variabile - spiega Roberto Anedda direttore marketing di Mutuionline - è necessario tenere conto che come nel giro di pochi mesi i tassi sono scesi, in un tempo altrettanto breve possono risalire. Il potenziale acquirente farà bene quindi a concentrarsi non solo sul tasso di riferimento, ad esempio, l'Euribor, ma sullo spread (si tratta del ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base quale proprio ricavo ndr) praticato dalle banche. Tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 gli spread sono aumentati e ciò ha ridotto il risparmio complessivo per chi possiede un mutuo. Per lo più gli aggiustamenti sono stati di alcuni decimi di punto, ma in alcuni casi sono raddoppiati o hanno toccato anche il punto percentuale». Ma di cosa altro deve tenere conto il potenziale acquirente? «Premesso innanzitutto - continua Anedda - che è bene confrontare via web o di persona le condizioni praticate da diverse banche prima di scegliere quella che fa per noi, è bene saper che difficilmente ci troveremo in crisi per altri 20 o 30 anni e che quindi la situazione attuale , che vede un forte gap tra fisso e variabile, è decisamente atipica. Chi accende un mutuo a tasso variabile deve quindi pensare che si troverà a fronteggiare un aumento del tasso di 2 o 3 punti percentuali nel giro di pochi anni. Quindi, pensando a quella che è la rata massima che siamo in grado di pagare, non dobbiamo soffermarci sulla rata attuale, ma piuttosto guardare a quella che si paga ora per un tasso fisso, perché è quella che probabilmente ci troveremo a pagare nel giro di qualche anno».
QUALE TASSO - Quindi adesso è meglio optare ancora per un tasso fisso o riscoprire il variabile? Prendendo ad esempio il caso citato precedentemente infatti, un mutuo equivalente a tasso fisso per lo stesso tipo di acquirente viene a costare 655 euro al mese , 144 euro al mese in più rispetto al variabile. «Dipende - spiega ancora Anedda - se la rata prospettica, quella che mi troverò a pagare in futuro, per me è sostenibile. Se sì posso scegliere il variabile. Se invece voglio la tranquillità futura posso approfittare di tassi fissi come quelli attuali che offrono un'opportunità irripetibile. Senza contare i prodotti atipici come ad esempio quello offerti dal Monte dei Paschi Siena che ha un'offerta di un variabile il cui tasso non può salire oltre ad un tetto prefissato pari al 5,5%, un livello quest'ultimo vicino a quello dei migliori tassi fissi attuali».
LE CONDIZIONI - La crisi però nel settore dei mutui qualche effetto negativo per il consumatore lo ha prodotto. Le banche sono diventate infatti ancora più attente a chi e quali condizioni concedere l'accensione di un mutuo. «C'è un'attenzione molto maggiore da parte degli istituti per quanto riguarda l'istruttoria - spiega Anedda -. Si fanno delle perizie dell'immobile più conservative in quanto non si pensa ad un incremento a breve dell'immobile come nel recente passato in cui il mercato immobiliare cresceva vorticosamente. Ci sono anche dei limiti più stringenti nei confronti delle somme prestate. Sono sempre meno gli istituti che finanziano il 100% del valore dell'immobile. Inoltre i lavoratori atipici trovano più difficoltà ad accedere un mutuo, anche se a dire il vero nel loro caso il problema principale è costituito da un reddito troppo basso».
CAMBIARE MUTUO - I tassi bassi però possono fornire anche l'occasione per cambiare il proprio mutuo. Ma conviene? «Occorre sapere - sottolinea Anedda - che su un mutuo tipo da 100mila euro ogni punto percentuale in meno sul tasso applicato implica una rata più bassa di 70 euro al mese. Inoltre la pratica della portabilità del mutuo sta diventando meno complessa e con procedure più chiare anche se permangono sicuramente delle vischiosità del sistema da parte di banche che non vogliono perdere il cliente».
giovedì 14 maggio 2009
Btp e Cct, è caccia ai rendimenti. Quota 3% con la scadenza giusta

I risparmiatori ormai l’hanno capito: più cresce il rendimento, più sale il rischio. Un meccanismo che vale per ogni tipo di investimento. Se, dunque, si cerca la sicurezza massima bisogna accontentarsi di poco. Dopo le turbolenze che hanno interessato nell’ultimo anno i mercati finanziari e le difficoltà di banche e istituzioni che sembravano solidissime, di affidabile è rimasto soltanto lo Stato. Così, le famiglie pagano con una minore remunerazione la garanzia di una maggiore tranquillità.
Al di là di ogni altra considerazione contingente (la crisi, la scarsa liquidità del sistema, la stretta al credito), gli italiani mantengono una delle più alte propensioni al risparmio del mondo. E chi è riuscito a salvare, in tutto o in parte, un po’ di liquidità, ora va giustamente alla ricerca del modo migliore in cui impiegarla.
È il caso, dunque, di accontentarsi dell’ormai minimo rendimento dei Bot? Oppure c’è qualche altra strada, sempre nell’ambito dei titoli pubblici, un po’ più conveniente? «La cultura del risparmiatore italiano è sostanzialmente orientata al breve periodo», osserva Massimo De Palma, responsabile Asset Management di Julius Baer Sgr. Ed è proprio questo il limite principale alla possibilità di guadagnare di più. Basta, infatti, rivolgersi a titoli di durata più lunga per trovare rendimenti più interessanti. Il Btp con scadenza 1 marzo 2012, per esempio, rende il 2,35% lordo e il 2,08% al netto delle tasse (a questo risultato si arriva combinando la cedola facciale, pari al 3% lordo, con la quotazione attuale sul mercato secondario, che supera il valore nominale). Se, poi, si vuole andare su scadenze ancora più lunghe, la remunerazione crescerà in proporzione. Il Btp che sarà rimborsato nell’agosto del 2015, cioè fra poco più di sei anni, oggi rende per esempio il 3,38% (che scende però al 2,98% al netto del Fisco).
Ma vale la pena impegnarsi per un tempo così lungo? Secondo gli esperti, non appena l’economia accennerà a riprendersi ripartirà anche l’inflazione. E di conseguenza tutto il sistema dei tassi si adeguerà. Perciò, in previsione di un rialzo che potrebbe attuarsi fra uno o due anni, il consiglio è quello di puntare su titoli a tasso variabile. «Nel breve periodo — è il parere di De Palma — il problema dell’inflazione non si pone. Guardando più avanti, tuttavia, è possibile che la tendenza si manifesti. Per questo è certamente conveniente mettere in portafoglio titoli con una cedola indicizzata, meglio se il meccanismo di adeguamento non è troppo lungo. E con una durata non eccessiva: penso, per esempio, al 2014 come limite massimo».
I titoli dello Stato italiano con queste caratteristiche, però, sono i Cct (Certificati di credito del Tesoro), le cui cedole vengono aggiornate ogni sei mesi. In una fase di rialzo dei tassi d’interesse, che potrebbe avvenire con una forte accelerazione, il semestre potrebbe essere un periodo troppo lungo.
mercoledì 13 maggio 2009
Trichet: «Economia mondiale a una svolta: rallenta il calo del Pil »

LA CRISI A UN PUNTO DI SVOLTA - La crisi economica globale ha «toccato il fondo» e alcuni paesi mostrano segnali di crescita. Trichet lo ha detto nella conferenza stampa al termine del Global Economy Meeting, di cui è presidente, nella sede della Bri a Basilea. Secondo Trichet le politiche messe in campo da ciascuna banca centrale saranno fondamentali per la strategia di recupero e «per evitare ogni rischio di inflazione».
lunedì 11 maggio 2009
«Alitalia ha presentato dei problemi, ma in poco tempo il servizio migliorerà»

COLLABORAZIONE FELICE - «Come presidente del Consiglio - ha detto poi Berlusconi - sono molto felice di questa collaborazione che si è aperta felicemente. Il premier ha detto di aver «appreso con piacere» il giudizio del presidente di Air France, Jean-Cyrill Spinetta, sui risultati di gestione dei primi tre mesi della compagnia aerea. Berlusconi ha infine ringraziato il presidente e l'amministratore delegato di Alitalia, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, per aver «dato vita al progetto di "vendere" le nostre città d'arte, con in testa Venezia che è un patrimonio dell'umanità».
SPINETTA - «Questa mattina c'è stato il primo comitato esecutivo con i pieni poteri. L'amministratore delegato ha fatto il punto sulla situazione e ha dimostrato come Alitalia si pone commercialmente e economicamente in linea con il business plan stabilito con il nostro accordo a inizio collaborazione» ha spiegato successivamente Spinetta. La situazione di «tesoreria è migliore di quanto ci attendessimo». «Le compagnie di Sky team (Af, Klm, Alitalia, Delta) movimentano già il 33% del traffico passeggeri dell'aeroporto di Venezia. Condivido l'intenzione di Colaninno e Sabelli di riprendere i collegamenti con le città e le regioni dell'Italia. Creare una vera e propria partnership per un rilancio delle città e regioni italiane» ha concluso Spinetta.
BERSANI - Ma l'ottimismo di Berlusconi su Alitalia non convince il Pd. «Sulla vicenda Alitalia il Governo deve delle spiegazioni a azionisti e obbligazionisti che hanno sottoscritto i titoli della compagnia di bandiera». Così il responsabile Economia del Pd, Pierluigi Bersani, polemizza con il presidente del Consiglio: «Non mi piace che il Governo si metta a guidare gli aerei - dice Bersani - piuttosto risponda della truffa che ha fatto agli azionisti e agli obbligazionisti di Alitalia». Continua Bersani: «La prossima volta Berlusconi chiami a questi incontri anche gli obbligazionisti, gli azionisti, i lavoratori in cassa integrazione, i contribuenti... perchè a questo punto mi pare giusto tirare le somme con tutti di una vicenda sulla quale tanti hanno da chiedere conto al Governo». Conclude l’ex ministro: «Il Governo cominci a spiegare dove è finita quella garanzia di continuità aziendale che era stata garantita e che ha intrappolato in una truffa di Stato migliaia di cittadini».
domenica 10 maggio 2009
Il gusto della signora Valeria l'arma segreta di Ferrero

sabato 9 maggio 2009
Fed: 10 grandi banche Usa hanno bisogno di 74,6 miliardi $

giovedì 7 maggio 2009
La Ferrero ha la migliore reputazione al mondo (Economist)

mercoledì 6 maggio 2009
Porsche si fonde con Volkswagen

lunedì 4 maggio 2009
L’ex Alitalia degli sprechi: 60 sedi all’estero da chiudere

sabato 2 maggio 2009
Tesoro: pil 2009 -4,2%, nel 2010 +0,3%. Pressione fiscale in aumento: 43,5%

venerdì 1 maggio 2009
Il ritorno delle Ipo nel 2009: una scommessa sul futuro



