sabato 27 giugno 2009

Export italiano extra-Ue in calo


Diminuiscono le importazioni

Nel mese di maggio 2009, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, i flussi commerciali con i paesi extra Ue registrano una diminuzione del 19,7% per le esportazioni e del 33,2% per le importazioni. Lo rende noto l'Istat, precisando che il saldo commerciale con i paesi extra Ue é risultato positivo per 555 milioni di euro, in miglioramento rispetto al disavanzo di 1.772 milioni di euro registrato nel mese di maggio del 2008. Rispetto al mese di aprile 2009, al netto della stagionalità, le esportazioni in maggio sono aumentate dello 0,5% mentre le importazioni sono diminuite del 3,2%. Nel trimestre marzo-maggio 2009, sottolinea Radiocor, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano una flessione del 4,5% delle esportazioni. Nei primi cinque mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, le esportazioni sono diminuite del 21,2% e le importazioni del 26,9%. Il saldo é stato negativo per 4.056 milioni di euro, notevolmente inferiore al disavanzo di 10.417 milioni di euro registrato nello stesso periodo dell'anno precedente. A maggio 2009 si conferma per il quinto mese consecutivo l'andamento tendenziale negativo per entrambi i flussi commerciali, con una flessione crescente per le importazioni. Dal punto di vista congiunturale, si rileva un contenuto miglioramento per le esportazioni, mentre prosegue la flessione per le importazioni. A maggio 2009, su base tendenziale, si registrano variazioni negative delle esportazioni verso tutti i paesi ed aree geoeconomiche, ad eccezione della Cina (+18,9%) e della Corea del Sud (+10,6%). Le flessioni più significative si rilevano verso la Russia (-41%), la Turchia (-34,6%), l'Oceania e altri territori (-26,3%), i paesi Mercosur (-23,8%), gli Stati Uniti (-18,7%), i paesi Eda (-16,4%), la Svizzera (-13,6%) ed i paesi Opec (-11,8%). Per le importazioni si rilevano variazioni negative generalizzate; in particolare si segnalano le flessioni dai paesi Opec (-49,2%), dai paesi Mercosur (-35,5%), dalla Turchia (-31,8 %), dalla Russia (-28,6%), dai paesi Eda (-26%), dai paesi Asean (-25,3%), dagli Stati Uniti (-23,9%) e dalla Cina (-18,9%). A maggio 2009, rispetto a maggio 2008, le esportazioni registrano variazioni tendenziali negative per tutti i principali settori di attività economica ad eccezione degli articoli farmaceutici chimico-medicinali e botanici (+10,7 %). Per le importazioni, considerando i principali settori, si rilevano variazioni tendenziali negative generalizzate. Le diminuzioni più significative riguardano i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-58,2%), petrolio greggio (-45,5%), coke e prodotti petroliferi raffinati (-44,7%), macchinari ed apparecchi n.c.a. (-35,8%), sostanze e prodotti chimici (-31,8%), ed il gas naturale (-29%).

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 24 giugno 2009

Studi di settore, chi perde e chi vince


Negozi, artigiani e professionisti: ecco come funzionano i correttivi anticrisi. Idraulici e meccanici, conto più salato

Materie prime alle stelle, tassi impazziti, crollo dei consumi. Il 2008 è stato un anno tormentato per il popolo delle partite Iva, che ora si sta mettendo di fronte allo specchio del Fisco. Con quali risul­tati? Lo specchio sono gli studi di settore, quell’insieme di parame tri economico-statistici con i qua li si determinano i ricavi conside rati accettabili - congrui - dal Fisco. E di conseguenza il reddito minimo. Perché lo specchio rifletta un’immagine vicina alla realtà del la crisi, sono stati varati alcuni correttivi che abbassano le prete se erariali. «I correttivi sono un fatto positivo, un atto di attenzio­ne - spiega Giuseppe Bortolussi, segretario generale della Cgia di Mestre - ma non hanno centrato l'obiettivo. La crisi è stata più gra ve: si pagheranno maggiori tasse, a fronte di minori guadagni. Tra le aziende sta prevalendo la linea di non adeguarsi automaticamen te agli studi e aspettare l'accerta­mento. Speriamo che l'ammini strazione si mostri più attenta al momento del contenzioso».

Ve diamo con l'aiuto dell’Ufficio stu di degli artigiani di Mestre tre ca si pratici. Una delle emergenze che le piccole imprese hanno af frontato è stato il forte incremen to delle materie prime. Il nostro esempio riguarda un'impresa che produce motori elettrici (2 soci e 2 dipendenti). Le spese-base so no state considerate stabili, men tre sono variati i ricavi e i costi delle materie prime. Come si può vedere nel 2007 l'impresa era in li nea con le aspettative del Fisco. Nel 2008, invece, sta sotto la linea di galleggiamento. Ma, grazie a due tipi di correttivi - il primo relativo alle materie prime, il se­condo alla diminuzione dei ricavi - la partita si chiude bene, senza necessità di adeguamento. «Il cor­rettivo per i costi di materie pri me e carburante - aggiunge Bor tolussi - è efficace, ma riguarda solo 25 studi di settore su 206. La seconda emergenza è stata la minor propensione ai consumi. Vediamo il caso di una mini azien da edile che ha visto crescere i co sti per colpa dell’inflazione e dimi nuire i ricavi del 2% e del 5%. A questo contribuente si applica so lo il correttivo per il calo dei rica vi.

Ma la diminuzione stimata dal Fisco è minima, con un risultato paradossale: il distacco tra i dati reali e quelli stimati è addirittura aumentato. Nel 2007 l'adegua mento è stato di 1.320 euro, men tre nel 2008 va da un minimo di 3.187 a un massimo di 4.641 eu ro. Gli studi, però, sono fortemen te personalizzati e, quindi, in alcu ni casi i correttivi possono anche funzionare. Il terzo esempio è rela tivo a uno dei 69 studi di settore che si applicano per la prima vol ta (sostituiscono altri già in vigo re). Viene confermato che questa tipologia porta, a parità di elemen ti base, a stimare maggiori ricavi. E' quello che avviene al negozio di foto e ottica dell’esempio: i va lori contabili sono rimasti invaria ti, ma nel 2008 non è più congruo e dovrà denunciare maggiori rica vi virtuali pari a 1.099 euro. I nuo vi studi sono circa un terzo del to tale e riguardano attività diffuse: idraulici, elettricisti, carrozzieri, meccanici, parrucchieri, imprese di pulizie. Insomma, lo specchio del Fisco rischia di deformare il modello Unico di molte piccole e medie imprese.

FONTE: Massimo Fracaro (corriere.it)

martedì 23 giugno 2009

Ocse, la ripresa tornerà nel 2011


In Italia corre spesa per pensioni

L'economia dell'area Ocse dovrebbe contrarsi del 4,3% nel 2009 e «non si prevede un ritorno della crescita fino al 2011». Lo scrive l'Ocse nel rapporto sulle pensioni pubblicato oggi, in cui riprende le stime economiche diffuse a fine marzo che indicavano anche la disoccupazione in ascesa dal 5,7% del 2007 al 9,9% nel 2010.

Pensioni. L'Italia è il paese dell'Ocse con il più alto livello di spesa pensionistica, pari al 14% del Prodotto interno lordo nel 2005, sottolinea l'Ocse nel rapporto 2009 nel quale rileva anche, nel decennio compreso tra il 1995 e il 2005, la spesa previdenziale è aumentata del 23%. Solo paesi quali Giappone, Korea, Portogallo e Turchia, secondo l'Ocse, hanno avuto aumenti simili (o superiori).
Fisco pesante sulle pensioni. Il prelievo di tasse e contributi sulle pensioni in Italia, calcolato al 24%, è quasi il doppio rispetto alla media Ocse (12,7%). La Penisola si distingue anche perché le pensioni delle donne sono mediamente inferiori di un terzo rispetto agli uomini di riflesso alla minore età di pensionamento. Il tasso di sostituzione lordo (cioè la percentuale del salario individuale precedente garantita dalla pensione) in Italia é stimata al 67,9% per gli uomini e al 52,8% per le donne. In media nell'Ocse il tasso di sostituzione é del 59% per i redditi medi e del 71,9% per i reddito bassi.


FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 22 giugno 2009

I furbetti della rottamazione rilanciano i vecchi catorci


«Cerco auto da rottamare e offro compenso». Annunci simili, da qualche mese, spopolano su siti e bacheche virtuali. Se pensate che provengano da sfasciacarrozze a caccia di pezzi di ricambio, siete fuori strada. Sono «semplici» automobilisti che vogliono ottenere gli ecoincentivi statali per la rottamazione. Il governo, infatti, ha messo a disposizione un bonus sino a 1.500 euro per chi compra un’auto a basso impatto ambientale di classe Euro4 o 5 e contestualmente ne demolisce una Euro 0-1-2, immatricolata entro dicembre 1999. A quest’importo, molte case automobilistiche aggiungono anche sconti sostanziosi. Tornando all’annuncio, chi non possiede una vecchia auto ma riesce a comprarne una usata, rientrante nei requisiti di legge, fa bingo. Con poche centinaia di euro può accaparrarsi un veicolo usato, pagare il passaggio di proprietà e recarsi dal rivenditore ottenendo ribassi che possono sfiorare alcune migliaia di euro. Un «giochetto» che ha fatto subito scattare la caccia alla macchina del «nonno» e ha fatto impennare il suo prezzo. Catorci che, fino a poco tempo fa, valevano poche decine di euro oggi, invece, sono ricercati come acqua nel deserto. «I miei venditori – spiega Ado Fassina, a capo di un network di concessionarie – mi hanno raccontato che molti clienti si presentano con auto da rottamare che posseggono solo da poche settimane ma non demonizziamoli perché sfruttano solo occasioni consentite dalla legge. Comunque, nei miei punti vendita non c’è neanche un usato da rottamare». Per carità, questo giro di valzer consente di far guadagnare tutti. Chi ha un’auto da demolire non deve pagare nulla per la rottamazione, non perde tempo per consegnarla al demolitore e, in più, ottiene anche i soldi utili per le vacanze. L’acquirente risparmia sul nuovo. Le case, attanagliate dalla pesante crisi economica, tirano sospiri di sollievo. E lo Stato? Incassa due volte: sull’eventuale passaggio di proprietà e sull’Iva che poi esige al momento dell’acquisto della nuova auto. «Noi avevamo previsto questa situazione – afferma Gaetano Thorel, presidente e amministratore delegato di Ford Italia – ma abbiamo deciso di premiare con uno sconto ulteriore di mille euro solo chi dimostra di possedere l’auto da almeno sei mesi». Sconti aggiuntivi o meno, comunque, i dati ufficiali parlano chiaro. A maggio, secondo l’Aci, il 91,37% delle 103.719 vetture acquistate ha usufruito degli ecoincentivi. Addirittura, al Sud Italia le percentuali sono bulgare. Si va dal 98,56% della Calabria al 98,42% della Sicilia o al 98,18% della Basilicata. Trend per giunta in ascesa visto che, rispetto ad aprile di quest’anno, si è registrato un +4%. «Il progressivo aumento degli acquisti dimostra che il sistema di incentivi funziona – argomenta Enrico Gelpi, presidente dell’Aci – e risponde all’interesse generale della collettività. Oltre a promuovere il ricambio del parco veicolare italiano, tra i più vecchi d’Europa, favorisce anche un nuovo approccio all’acquisto dell’auto, a beneficio di sicurezza stradale e tutela ambientale». Ma quali sono i modelli che più gli italiani rottamano? Subito dietro alle vecchie serie di Fiat Punto e Panda si piazza un duetto che spopolava negli ’80: la Fiat Uno e l'Autobianchi Ypsilon 10. Per non parlare della «vecchia» Cinquecento. Automobili che avevano emissioni inquinanti simili a una supercar di oggi. Basti pensare che fatto 100 il valore di emissioni di monossido di carbonio di un’auto Euro 0, prodotta nel 1983, quel valore, oggi, è sceso a 3. Con grandi vantaggi per l'aria che respiriamo.

FONTE: Alessio Ribaudo (ilgiornale.it)

domenica 21 giugno 2009

Il padrone della Geox compra Diadora. Sindacati in allarme per l'occupazione


La Diadora, da tempo in crisi, passa a Mario Moretti Polegato, fondatore e padrone della Geox. Il gruppo di calzature sportive, che ha vestito campioni come Roberto Baggio e Bjorn Borg, ha scelto l'offerta d'acquisto della Lir, la finanziaria di famiglia del numero uno del gruppo delle scarpe che respirano, preferendola a quelle presentate dai fondi Atlantis Partners e Orlando Italy. Ma ora mentre l'obiettivo di Polegato è di rilanciare il famoso marchio sportivo italiano - che fornisce le scarpe a calciatori come Filippo Inzaghi, ciclisti come Damiano Cunego e rugbysti come Marco Bortolani - è allarme per l'occupazione della società trevigiana.
L'allarme dei sindacati per i posti di lavoro. Secondo i sindacati, nei piani di Polegato verrebbero mantenuti solo 70 posti di lavoro sui 263 in forza alla società di Caerano San Marco, mentre nei punti vendita rimarrebbero impiegati altri 30 lavoratori, contro i 70 attuali. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha fatto sapere di essere a disposizione per concorrere a individuare le migliori modalità di protezione dei lavoratori. «L'impegno di una nota famiglia imprenditoriale costituisce motivo di fiducia», si legge in una nota del ministero del Lavoro, in cui si aggiunge, però, che è «il confronto tra le parti sociali» che «dovrà consentire di verificare la concretezza degli impegni con particolare riferimento alle ricadute sull'occupazione». I sindacati, che domani vedranno i rappresentanti della Lir, avevano indicato come preferibile la proposta del fondo Atlantis che garantiva il mantenimento di 210 addetti totali contro il centinaio nei piani della Srl della famiglia Polegato. Quest'ultima sarebbe stata selezionata da Diadora, per l'avvio delle trattative conclusive, grazie a un'offerta superiore di qualche milione di euro a quella del concorrente. La Diadora è stata valutata fra i 45 e i 50 milioni di euro, a fronte di un passivo intorno ai 70 milioni.
Polegato: risaneremo Diadora. «Avendo sviluppato una considerevole conoscenza del mercato della calzatura e dell'abbigliamento come azionista di riferimento di Geox, la finanziaria Lir ha deciso di cogliere l'opportunità offerta dal mercato e di acquistare lo storico marchio italiano dello sport», spiega una nota della holding dei Polegato. «L'operazione - prosegue - prevede il risanamento dell'azienda e la valorizzazione dell'enorme potenziale di un brand che ha reso noto il distretto di Montebelluna nel mondo».
L'offerta di polegato assicura lo sviluppo della società. L'offerta di Polegato, spiega un comunicato di Diadora, «è stata ritenuta la più rispondente alle esigenze del piano concordatario», nonché «tale da assicurare lo sviluppo e la miglior valorizzazione degli asset» della società.

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 19 giugno 2009

Istat: occupazione in calo dopo 14 anni


Nel primo trimestre del 2009 persi 204 mila posti di lavoro
Scendono per la prima volta dopo 14 anni gli occupati in Italia nel primo trimestre del 2009. In particolare, segnala l’Istat, tra gennaio e marzo sono stati persi 204.000 posti di lavoro, pari allo 0,9% su base annua. Il calo sintetizza la discesa di 426.000 unità della componente italiana e la crescita di 222.000 unità di quella straniera, per un totale di 22 milioni 966 mila occupati. Il risultato, spiega ancora l’istituto di statistica, trova ragione nella caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese, dell’occupazione a termine e nella riduzione del numero dei collaboratori. In termini destagionalizzati e in confronto al quarto trimestre 2008, l’occupazione nell’insieme del territorio nazionale registra una flessione pari allo 0,3%. Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni scende di nove decimi di punto rispetto al primo trimestre 2008, portandosi al 57,4%. Il numero delle persone in cerca di occupazione registra il quinto aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.982.000 unità (+221.000 unità, pari al +12,5% rispetto al primo trimestre 2008). Il tasso di disoccupazione passa dal 7,1% del primo trimestre 2008 all’attuale 7,9%. Rispetto al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di tre decimi di punto, dal 7% al 7,3%.Nel primo trimestre del 2009 l’offerta di lavoro registra, rispetto allo stesso periodo del 2008, un incremento dello 0,1% (17.000 unità). Rispetto al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, l’offerta di lavoro si riduce dello 0,1%. La marginale crescita su base annua dell’offerta di lavoro sintetizza la completa stabilità della componente maschile e l’incremento dello 0,2% di quella femminile. Alla positiva dinamica registrata nelle regioni settentrionali (+0,7%, pari a 90.000 unità) e in quelle centrali (+0,8%, pari a 39.000 unità) si contrappone la riduzione del Mezzogiorno (-1,5%, pari a -112.000 unità). In tale area la diminuzione interessa sia l’offerta di lavoro maschile (-1,4 %, pari a -68.000 unità) sia quella femminile (-1,7%, pari a -44.000 unità). Con riferimento alla popolazione in età lavorativa (15-64 anni) il tasso di attività nel primo trimestre del 2009 si posiziona al 62,4%, in discesa di quattro decimi di punto rispetto a un anno prima. Alla flessione del livello di atti-vità della componente maschile (dal 74% del primo trimestre 2008 al 73,6%) si associa quella della componente femminile (dal 51,6% al 51,3%). A livello territoriale, alla lieve riduzione del tasso di attività nel Nord e nel Centro si accompagna la sensibile flessione nel Mezzogiorno (dal 52,1 al 51,2%) che riguarda entrambe le componenti di genere. La discesa tendenziale dell’occupazione sintetizza il forte calo della componente maschile (-1,2%, pari a -162.000 unità) e la flessione di quella femminile (-0,4%, pari a -42.000 unità). Peraltro, entrambe le componenti di genere, e soprattutto quella maschile, scontano la nuova forte riduzione dell’occupazione italiana (-258.000 e -168.000 unità, rispettivamente per gli uomini e le donne) a fronte del perdurante sviluppo dell’occupazione straniera (nell’ordine, 96.000 e 126.000 unità). A livello territoriale, al restringimento della base occupazionale nel Nord e nel Centro si associa la nuova forte riduzione nel Mezzogiorno, in particolare della componente maschile. Con riguardo alla popolazione in età compresa tra i 15 e i 64 anni, il tasso di occupazione è sceso dal 58,3% del primo trimestre 2008 all’attuale 57,4%. A fronte del più contenuto calo del tasso di occupazione femminile al 46,3%, sei decimi di punto in meno rispetto a un anno prima, quello maschile manifesta una significativa flessione passando dal 69,7% del primo trimestre 2008 al 68,5%. Nonostante la crescita del numero di occupati, il tasso di occupazione degli stranieri è sceso su base annua di 0,5 punti percentuali attestandosi al 65,2%.

FONTE: lastampa.it

martedì 16 giugno 2009

La sorpresa di monsieur Arosio l'italiano che compra Montecarlo

Milanese, 52 an ni, commercialista. Conosciuto da pochi, ha un hotel da 250 milioni

Caccia a mister Tank. «L’italia no Tank», dicono a Roquebru ne, ha comprato un piccolo, suggestivo, preziosissimo pez zo di costa francese. Costa Az zurra per la precisione, proprio sulla punta di Cap Martin, un quarto d’ora d’auto dal confine italiano. Bar, ristorante, scogli e mistero sul prezzo. Pare sia una delle due sole spiagge private d’Oltralpe, l’altra è in Normandia. Ma risulta essere anche il padrone del Vista Palace, «quel l’albergo là in alto»: 12mila me tri quadrati, più 45mila di par co a terrazze, appollaiato a 300 metri d’altezza, il mare sotto, Montecarlo a destra e Cap Mar tin a sinistra. È l’oggetto di una delle più rilevanti operazioni immobiliari della zona. Si parla di 250 milioni, tutto compreso, anche rifare da zero la struttura con un progetto firmato da Nor man Foster che attende (da pa recchio tempo) il completamen to dell’iter autorizzativo, ora, pare, alle battute finali. Prima di infilarsi sui tornanti e salire al Vista Palace, si intra vede una grande villa in ristrut turazione, ma con i lavori fer mi. Confina con la residenza di Domenico Dolce e Stefano Gab bana. È la villa che Gianpiero Fiorani (Popolare Lodi) intestò a prestanome, quella in cui spe se 200mila euro per l’ascensore e 160mila di giardiniere. È in vendita? Non si capisce, è un groviglio giudiziario. Però vie ne fuori che tale Vincenzo Scan durra (rivenditore di auto di lusso a Montecarlo) a cui Fiora ni aveva ceduto (con opzione di riacquisto) il 45% della villa, è inseguito da una cartella esat toriale del fisco italiano per la «modica» cifra di 22.205.306,01 euro. Saliamo verso il Vista Palace che, osservato dalla costa, è de cisamente brutto. Ma la posizio ne è spettacolare e dentro è un cinque stelle. Norman Foster avrà da lavorare. E mister Tank? Qui non c’è, è a Milano e non è un cognome ma una società. Anzi, è il fondo immobiliare Tank Re II, sede a due passi dal Duomo. L’ammi nistratore delegato si chiama Bruno Arosio, milanese, 52 an ni, commercialista, ex PriceWa terhouse, consulente di azien de e famiglie molto note come Seragnoli, Safilo, Bormioli, Trussardi, Sisal e altri. È sua la maggioranza delle quote del fondo, come lui stesso afferma, dopo che alcuni in vestitori sono usciti e sono sta ti liquidati. Insomma è di Aro sio una delle proprietà più ric che e coreografiche della Costa Azzurra, dietro la quale c’è un progetto che richiede investi menti e partner. Per fare cosa? Metà hotel di lusso e metà ap partamenti di super lusso, vale a dire un «Private Residence Club». Compri 5 settimane per trent’anni (costo indicativo in torno ai 500mila euro) e hai tut to quel che vuoi: per esempio maggiordomo fisso, elicottero, Ferrari per trotterellare in inco gnito nel Principato e yacht in alternativa all’appartamento. Ma tra il sognare e il business c’è di mezzo la lira, come si diceva una volta. Mister Arosio Tank non aspetta altro che arrivi l’ultimo timbro della pre fettura di Nizza, per far partire i lavori e cambiare i connotati al Vista Palace. «Non ho problemi a trovare investitori e, del re sto, questo è il mio obiettivo e la ragione per cui la proprietà è in un fondo immobiliare. Ho già un’offerta scritta di un grup po arabo che è pronto a entrare al 50% nell’operazione. E co munque nessuna fretta: siamo senza debiti».

FONTE: Mario Gerevini

sabato 13 giugno 2009

Banche italiane solide tra colossi d'argilla


Alla fine non avevano torto le banche italiane a sostenere di essere più solide delle altre. I dati raccolti da R&S-Mediobanca sui big del credito mondiale sembrano dar loro ragione, per lo meno per quanto riguarda i due maggiori istituti della Penisola, Unicredit e Intesa-Sanpaolo, che sono compresi nel campione. A fine 2008 i coefficienti di solvibilità le vedevano in coda nella classifica europea: Unicredit, dopo la ricapitalizzazione, aveva un ratio complessivo del 10,1%, Intesa-Sanpaolo, penultima nell'elenco, del 9,5%. Ma, come si è visto, i ratio patrimoniali non erano lo strumento più adatto a misurare il grado di affidabilità delle banche. Altrimenti non si spiegherebbe come mai Ubs, che col 15,7% vantava il parametro continentale più elevato, sia dovuta ricorrere al soccorso del Governo elvetico. O perchè Washington Mutual, che a giugno dell'anno scorso denunciava un solvency ratio del 13,9%, a settembre abbia portato i libri in Tribunale. Col senno di poi, la verità è che non basta guardare al core tier 1 e agli altri rapporti ufficiali, buoni per i tempi "normali", ma occorre considerare anche tutto quanto ci sta intorno. Guardare alla leva, per esempio, il rapporto tra il totale delle passività in bilancio e il capitale netto tangibile delle banche, che si è rivelato utile spia di intrinseche fragilità. In quest'ottica, già nel 2007 si sarebbe potuto capire che qualcosa non andava nei conti di Ubs: con una leva vicina a 80 volte, il colosso svizzero era secondo solo alla tedesca Hypo Real Estate che arrivava addirittura a 112. Misurati con questo metro, i bilanci delle due italiane apparivano molto più conservativi: per Unicredit la leva risultava pari solo a 25,5 volte, per Intesa solo a 19,5, meno "prudente" solo dell'olandese Rabobank (18,8).  Sempre per lo stesso esercizio, anche l'analisi della struttura dello stato patrimoniale avrebbe promosso i due campioni nazionali. Non solo per il livello di patrimonializzazione: per Intesa-Unicredit il capitale netto rappresentava il 7,2% del totale dell'attivo, meno dell'8,2% dei colossi americani, ma molto più del 3,9% della media continentale. Ma anche per la relativa esiguità della componente titoli (dalla quale sono derivati molti grattacapi), limitata al 16,4% contro il 26,9% della media europea e il 23,4% della media americana. Per contro i due big tricolori risultavano più ancorati degli altri alla più tranquilla attività tradizionale, con i crediti alla clientela che rappresentavano il 58,6% del totale dell'attivo rispetto al 41,5% delle concorrenti europee e del 49,2% delle statunitensi. La crisi poi ha messo tutte alla prova e, ragionevolmente, anche Intesa e Unicredit hanno chiesto l'aiuto dei Tremonti bond. Ma nessuna delle due ha dovuto alzare bandiera bianca, come è successo invece ai colossi dai piedi d'argilla che sono stati salvati a spese dei contribuenti.

FONTE: Antonella Olivieri

giovedì 11 giugno 2009

Eni offre bond ai risparmiatori: lotto minimo 2mila euro


La Consob ha approvato il prospetto informativo dell'offerta pubblica di sottoscrizione delle obbligazioni Eni riservate ai risparmiatori italiani per un valore complessivo di 1 miliardo di euro, che potrà essere aumentato sino a due miliardi. I risparmiatori potranno sottroscrivere le obligazioni Eni a tasso fisso e/o variabile.L'offerta si svolgerà dal 15 giugno al 3 luglio, salvo chiusura anticipata e salvi i casi di adesione on-line e fuori sede, per i quali si avrà un periodo di sottoscrizione inferiore, secondo le modalità descritte nel prospetto informativo. Il lotto minimo sottoscrivibile sia per le obbligazioni a tasso fisso sia per quelle a tasso variabile è di 2.000 euro, pari a 2 obbligazioni, con possibili incrementi pari ad almeno un'obbligazione, per un valore nominale pari a 1.000 euro ciascuna. Le obbligazioni avranno una durata di sei anni. Il tasso di rendimento annuo lordoeffettivo a scadenza delle obbligazioni del prestito a tasso fisso sarà reso noto, insieme al margine di rendimento effettivo, entro 5 giorni lavorativi dalla conclusione dell'offerta. Le obbligazioni saranno quotate sul Mot di Borsa spa. Per le obbligazioni a tasso fisso - informa una nota - il rendimento sarà determinato sommando un margine compreso tra 85 e 135 punti base al tasso mid swap a 6 anni, che da gennaio a giugno di quest'anno è oscillato tra il 2,822% e il 3,459 per cento. Per le obbligazioni a tasso variabile il rendimento saràindicizzato all'Euribor a 6 mesi maggiorato di un margine tra 85 e 135 punti base.  Il lotto minimo sottoscrivibile è di 2mila euro mentre la durata delle obbligazioni è di sei anni. Banca Imi (IntesaSanpaolo) e Bayerische Hypo-und Vereinsbank Ag, succursale di Milano (Unicredit) svolgono i ruolo di coordinatori dell'offerta e responsabili del collocamento. Le obbligazioni saranno collocate per il tramite di un consorzio di collocamento e garanzia coordinato e diretto da Banca Imi e da Unicredit. I proventi dell'Offerta approvata cda Eni del 23 aprile 2009, saranno utilizzati per finalità di gestione operativa generale del gruppo, inclusi il rifinanziamento e il consolidamento dell'indebitamento generale.

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 10 giugno 2009

Cali in vista per luce (-2,1%) e gas (-9,5%) Risparmio di 107 euro l'anno per famiglia


Dopo gli aumenti del 2008, le tariffe continuano a diminuire anche nel secondo trimestre del 2009
Nuovo calo in vista per le bollette della luce e del gas. Dopo la lunga corsa nel 2008 che aveva portato - sulla scia del caro greggio - i prezzi alle stelle, le tariffe elettriche e del metano dovrebbero registrare anche per il prossimo trimestre aprile-giugno un forte ribasso: -9,5% per il gas e -2,1% per la luce. Con un risparmio di quasi 107 euro a famiglia, su base annua. Una flessione, quella preannunciata dalle stime di Nomisma Energia, che se fosse confermata dall'Authority per l'Energia, vedrebbe la spesa delle famiglie registrare, solo dal primo gennaio scorso, un calo di oltre 230 euro l'anno rispetto alle tariffe in vigore a fine 2008. 

TRIMESTRE DOPO TRIMESTRE - La flessione prevista per il prossimo trimestre si andrebbe ad aggiungere infatti al calo del 5,1% per l'elettricità e dell'1% per il gas, scattato dal primo gennaio scorso che aveva portato ad un risparmio di 36 euro a famiglia l'anno. E, ancora, alla riduzione del 7,5% del gas e del 2% della luce, in vigore dal primo aprile scorso (pari a 92 euro in meno l'anno a famiglia). Gli italiani, alle prese con la crisi, potranno contare così su un consistente risparmio. E dimenticare, per ora, un anno - il 2008 - scandito da vere e proprie stangate sul fronte della spesa per luce e gas. Sulla scia delle fiammate del greggio i costi energetici iniziarono a correre a fine 2007, mettendo a segno, trimestre dopo trimestre, un rincaro complessivo che nel solo 2008 ha pesato sui bilanci delle famiglie per oltre 220 euro su base annua.

FONTE: corriere.it

martedì 9 giugno 2009

Porsche, colloqui in esclusiva con i fondi del Qatar


Porsche ha in corso colloqui in esclusiva con il Qatar, che potrebbe entrare nel capitale della casa di Stoccarda. «Stiamo parlando solo con il Qatar», ha indicato un portavoce del costruttore, confermando le recenti indiscrezioni. Secondo la stampa britannica, il fondo Qatar Investment Authority (Qia) potrebbe rilevare fino al 25% della holding di Porsche. Qia starebbe esaminando i documenti contabili di Porsche e una transazione potrebbe essere resa nota tra qualche settimana. L'operazione potrebbe sbloccare il processo di integrazione tra la casa di Stoccarda e Volkswagen.


FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 8 giugno 2009

Fondi comuni: a maggio tornano gli investimenti


Nuova primavera per i fondi comuni? Dopo 20 mesi di raccolta in rosso, c'è stata a maggio un'inversione di tendenza (+1,6 miliardi di euro). Per capire se il fenomeno non sia passeggero, è utile analizzare nel dettaglio i flussi del rapporto mensile di Assogestioni, associazione che riunisce le società di gestione italiane.Inversione di tendenza Nel segmento azionario, tra i più rappresentativi, emerge il trend positivo della raccolta netta (+587 milioni di euro): investimenti che sono finiti in gran parte nel comparto dei paesi emergenti (276 milioni). Quasi raddoppio per il settore azionario Italia (dai 52 milioni di aprile ai 98 di maggio). Ma i segnali più interessanti arrivano da due settori ai margini degli investimenti nei mesi scorsi: il segmento azionario America ha visto un recupero di 129 milioni di raccolta netta contro i -159 milioni di euro di aprile. In seconda battuta, i risparmiatori con un profilo di rischio più aggressivo hanno deciso di premiare l'azionario Finanza: flusso positivo di 5 milioni. «Peanuts» (noccioline), direbbero gli americani, ma c'è da ricordare che il settore è da anni snobbato dal mercato visto che i fondi specializzati nell'azionario Finanza investono in maniera massiccia sui titoli bancari. Da qui la novità: benché irrisori, i 5 milioni di raccolta netta (da inizio anno l'azionario Finanza perde 33 milioni di euro) potrebbero essere un segnale di inversione di tendenza. Titoli da risparmio gestito Ulteriori indicazioni su un ritorno del ottimismo sono le fiammate di due azioni simbolo per i fondi italiani: Mediolanum e Azimut. Venerdì scorso, in Piazza Affari, le società guidate da Ennio Doris e Pietro Giuliani, hanno chiuso con un rialzo del 7,05% a 3,91 euro (Mediolanum) e del 2,21% a 6,94 euro (Azimut). Secondo osservatori del settore, i due titoli hanno beneficiato del dato positivo diffuso da Assogestioni. Un progresso in Borsa che sarebbe stato consolidato anche dai report di alcune case d'investimento.Cambia l'offerta Se veramente c'è un'inversione di tendenza in atto lo verificheremo a breve. Sta di fatto che, secondo indiscrezioni (ma lo dimostrano anche i dati di maggio), alcune banche italiane di peso starebbero di nuovo ricollocando fondi comuni. È più di un anno, infatti, che gli sportelli degli istituti di credito preferiscono offrire «obbligazioni della casa» ai propri clienti. Una strada quest'ultima decisa per rafforzare i parametri patrimoniali delle banche. Fino ad oggi, unici rimasti a collocare fondi comuni ai risparmiatori erano i promotori finanziari. Sembra invece che in alcune recenti convention, i manager bancari abbiano ricominciato a lodare le virtù di trasparenza e semplicità dei fondi comuni. Appuntamento a giugno con il nuovo report Assogestioni.


FONTE: Vitaliano D'Angerio (ilsole24ore.it)

domenica 7 giugno 2009

Beghelli lancia il fotovoltaico a concentrazione domestico


Prendi un pannello solare, riduci di tre volte le dimensioni a parità di "potenza" e taglia il prezzo. «E' il futuro dell'energia solare, destinata ad alimentare tutti i bisogni energetici del nostro pianeta» azzarda il premio Nobel per la fisicaZhores Alferov. Sua la tecnologia di base. Ma a tradurla in pratica è l'italianissima Beghelli, con un prototipo già realizzato e la promessa di commercializzare i nuovi pannelli fotovoltaici elettronici ad alta concentrazione entro fine anno, ingaggiando un testa a testa con le più avanzate industrie mondiali del settore. Il lancio ufficiale - anticipa il presidente Gianpietro Beghelli - avverrà con la riconversione all'energia solare di un ospedale a Cuba e con una iniziativa di assistenza in Africa che donerà energia ad una missione dei salesiani.
Genio da Nobel e ingegneria italiana. Tutto nasce dalle idee sfornate da Alferov alla fine degli anni '50, sperimentate con i satelliti russi Sputnik. E ora «i grandi passi avanti nella microelettronica hanno permesso il miglioramento dei parametri di produzione delle celle solari che, già applicati all'ingegneria aerospaziale, possono avere un effettivo impiego anche in ambito terrestre» rimarca Alferof. Che traccia la nuova frontiera: «le celle solari di nuovo tipo consentono di superare la soglia del 38% di efficienza, con l'obiettivo di raggiungere il 55% nell'immediato futuro».
Potenza e assoluta convenienza, promettono gli artefici, anche se per ora non azzardano confronti di prezzo con i pannelli già esistenti: appuntamento in autunno. In ogni caso «con gli attuali incentivi del conto energia un impianto può essere largamente ripagato in meno di dieci anni con almeno venti anni di vita operativa».
Per ora accontentiamoci di ciò che esibisce il prototipo: le celle a tripla giunzione a base di gallio, germanio e indio occupano ciascuna un quadratino di 3 millimetri contro i 110 mm di quelle a silicio cristallino. Ogni modulo fotovoltaico di questo genere promette una potenza di 150 watt racchiusa in meno di un metro quadro con un peso inferiore ai 30 chili.

FONTE: Federico Rendina (ilsole24ore.it)

venerdì 5 giugno 2009

Europa, ad aprile vendite in aumento: primo rialzo da quattro mesi


Le vendite al dettaglio mostrano qualche segno di ripresa nell'eurozona, segnando un aumento ad aprile dopo quattro mesi di ribasso consecutivi. Rispetto a marzo, sono cresciute dello 0,2%, ma su base annua il saldo resta negativo (-2,3%). Nei Ventisette l'indice è cresciuto dello 0,5% sul mese, ed è calato dell'1,4% sull'anno. È quanto rende noto Eurostat, l'ufficio statistico delle comunità europee. Ad aprile, rispetto a marzo, le vendite di cibo, bevande e tabacco sono aumentate dell'1,1% nella zona euro e dell'1,3% nei Ventisette. Il settore non alimentare è calato dello 0,2% nella zona euro ma ha guadagnato lo 0,1% nei Ventisette. Tra gli Stati membri i cui dati sono disponibili, i cali più netti sono stati quelli della Romania (-1%), Bulgaria e Estonia (entrambe -0,9%), mentre gli aumenti più alti sono stati quelli della Finlandia (+7,6%), Svezia (+3,4%) e Slovenia (+2,5%). Rispetto ad aprile 2008, il cibo, le bevande e il tabacco sono scesi dell'1,2% nella zona euro e dello 0,4% nei Ventisette. Il settore non alimentare ha ceduto il 2,5% e dello 0,9% rispettivamente. Tra gli Stati membri, i maggiori aumenti annuali del commercio al dettaglio si sono registrati in Svezia (+3,7%), Austria (+2,6%) e Gran Bretagna (+2,6%), mentre i cali più netti sono stati quelli della Lettonia (-29,6%), Lituania (-19,5%) ed Estonia (-18%).


FONTE: ilsole24ore.com

giovedì 4 giugno 2009

Più turismo, l'idea italiana per la ripresa (Wsj)


Arriva sul Wall Street Journal il piano per rilanciare il turismo annunciato dal premier Silvio Berlusconi e dal neo ministro al turismo Michela Brambilla. «L'idea dell'Italia per lo stimolo: più turismo», titola il quotidiano finanziario newyorchese. Attento alle misure per stimolare l'economia dei partner europei, il Wall Street Journal sa di toccare le corde degli americani affascinati dall'Italia. «Le banche italiane, tra cui Unicredit e Intesa Sanpaolo parteciperanno al programma da 1,6 miliardi di euro» per sostenere i prestiti alle aziende che operano nel turismo, spiega il Wsj, che cita anche Banco Popolare, Banca Popolare di Milano, Scarl e Banca Popolare di Sondrio. L'obiettivo è di rendere più facile l'accesso al credito delle imprese che operano nel settore turistico.L'industria turistica italiana ha subito una contrazione del 5% nel 2008 a causa della crisi economica globale che ha colpito i viaggi «nei suoi siti culturali e naturali», scrive il Wsj. Per l'economia italiana nel suo complesso si prevede una contrazione del 5% nel 2009, «la peggiore recessione dalla Seconda guerra mondiale». Berlusconi – si legge ancora sul quotidiano Usa – ha dichiarato che nei prossimi quattro anni intende raddoppiare il contributo del turismo al Pil, contributo che attualmente è del 10%, mentre in Spagna è del 18 per cento. In tutta Italia, continua il Wsj, le banche daranno prestiti agevolati fino a 2 milioni di euro per rinnovare o ricostruire edifici turistici. La somma di un miliardo e 600 milioni dovrebbe essere disponibile da subito in tempo per la nuova stagione turistica. Intesa Sanpaolo e Unicredit metteranno rispettivamente 600 e 500 milioni di euro, Banco Popolare 200 milioni.


FONTE: Elysa Fazzino (ilsole24ore.it)

mercoledì 3 giugno 2009

Europa, disoccupazione record. Al livello più alto dal 1999


Sale al 9,2% disoccupazione in aprile nell'Eurozona, livello più alto dal 1999. Rispetto a marzo il numero dei disoccupati é aumentato di 556mila nella Ue e di 396mila nell'eurozona. Rispetto a aprile 2008 ci sono 4,653 milioni di disoccupati in più, tre milioni centomila in più nell'eurozona. Tra aprile 2008 e aprile 2009 la disoccupazione tra i maschi é aumentata dal 6,6% all'8,9% nell'eurozona e dal 6,3% all'8,6% nella Ue; la disoccupazione femminile é passata dall'8,2% al 9,4% e da 7,3% a 8,5%. Tasso di disoccupazione tra i giovani sotto i 25 anni 18,5% e 18,7%; nell'aprile 2008 era al 14,7% nelle due zone. Nell'aprile 2009 il tasso di disoccupazione negli Usa era all'8,9% e in Giappone al 4,9%. Non sono disponibili i dati italiani (nel quarto trimestre 2008 disoccupazione al 6,9%).


FONTE: ilsole24ore.it

martedì 2 giugno 2009

Valute, torna Mr Super Euro?


No, ma il dollaro resterà debole

L'Euro ha raggiunto, oggi, quota 1,4227 contro il dollaro. Un picco che il cambio tra la divisa europea e quella americana non toccava dal dicembre scorso. Così, la domanda è spontanea:Torna Mr SuperEuro? Il Sole24ore.com ha rivolto il quesito a un panel di esperti. Senza , peraltro, dimenticare altri cross valutari(Leggi l'analisi su Euro-Sterlina)

L'Euro e il Dollaro 
«È fondamentale decidere quale orizzonte temporale prendere in considerazione - spiega Rony Hamaui, docente di mercati monetari internazionali all'università Cattolica - È certo che, nel medio-lungo periodo, avremo un dollaro debole». Come dire, insomma, che per il 2010 potremmo abituarci alla divisa verde che scambia attorno a 0,50 con l'Euro. Gaetano Evangelista, analista tecnico e presidente di Age Italia, fa una considerazione un po' differente. L'esperto, infatti, anticipa l'eventuale scenario dell'ulteriore debolezza del dollaro : «Bisogna prestare attenzione alla resistenza compresa tra 1,410 e 1,425 - dice - . Il superamento di questo livello porterebbe in tempi brevi la moneta unica europea a quota 1,50». E, visto che quest'area oggi è stata toccata, il momento in cui il dollaro cala ancora potrebbe essere non troppo di là da venire. «Anche se - sottolinea Evangelista - il semplice record intraday è insufficiente. Rileva, ovviamente, uno sfondamento più deciso di quella resistenza». Ma, ormai, il cross danza attorno a quei livelli. La tesi rialzista sull'Euro è, peraltro, sostenuta anche da Robert Sinche, analista indipendente, in precedenza capo delle strategie monetarie di Bank of America: «Quando uno vede cosa succede in General Motors e l'attuale situazione del capitalismo americano, ben può capire perché gli investimenti non prendono» la via degli Stati Uniti. «Il dollaro scenderà facilmente verso quota 1,45», sottolinea. E lo stesso Angelo Drusiani, esperto di Albertini syz, concorda con l'idea di un dollaro debole: «Anche perché -dice -la politica economica e monetaria degli Usa è soprattutto finalizzata a mantenere un biglietto verde debole che favorisca l'export e, più in generale, l'industria americana. In questo momento, invece, non rilevano molto altre variabili quali, per esempio, i rendimenti del reddito fisso». Per quale motivo? «Perché tra Europa e Stati Uniti non c'è grande differenza. Il Treasury decennale, infatti, rende circa il 3,63% mentre il "fratello" tedesco TBund dà una cedola del 3,64 per cento. Non sono queste, a tutt'oggi, le variabili fondamentali».

FONTE: Vittorio Carlini