venerdì 31 luglio 2009

Enel torna sul mercato: bond fino a 10 miliardi


Il consiglio di amministrazione di Enel, nell'ambito del programma di rifinanziamento e di allungamento della scadenza media dell'indebitamento consolidato, ha deliberato ieri la emissione entro il 30 giugno 2010 di uno o più prestiti obbligazionari, da collocare presso investitori istituzionali e/o presso il pubblico dei risparmiatori, per un importo complessivo massimo pari al controvalore di 10 miliardi di euro. Lo annuncia una nota del gruppo. Le emissioni, riferisce una nota, potranno essere effettuate direttamente da parte di Enel ovvero da parte della controllata lussemburghese Enel Finance International (con garanzia della capogruppo), in relazione alle opportunità che questa seconda soluzione potrà offrire per il collocamento su mercati regolamentati esteri o per il private placement presso investitori istituzionali esteri. Il consiglio di amministrazione ha demandato all'amministratore delegato il compito di ripartire le emissioni obbligazionarie tra le due società sopra indicate, nonché di definire gli importi, le valute, i tempi e le caratteristiche delle singole emissioni, con facoltà di richiederne la quotazione presso uno o più mercati regolamentati. Nel corso del primo semestre del 2009, ricorda la società, Enel ha emesso una nuova tranche di un prestito obbligazionario collocato privatamente presso un'impresa assicurativa, per un importo complessivo di 97 milioni di euro. Nel periodo che va dal primo luglio 2009 al 31 dicembre 2010 è prevista la scadenza di prestiti obbligazionari per un importo complessivo di 1.807 milioni (di cui 824 milioni relativi al gruppo Enel senza considerare Endesa), di cui si segnalano di seguito i principali: 150 milioni relativi a un prestito obbligazionario a tasso variabile, emesso da Endesa Capital, in scadenza a luglio 2009; 269 milioni relativi a diverse tranches di un prestito obbligazionario a tasso variabile, emesso da Enel e collocato privatamente presso un'impresa assicurativa, in scadenza a novembre 2009; 110 milioni relativi a un prestito obbligazionario a tasso fisso, emesso da International Endesa, in scadenza a gennaio 2010; 105 milioni relativi a un prestito obbligazionario a tasso fisso, emesso da International Endesa, in scadenza a febbraio 2010; 100 milioni relativi ad un prestito obbligazionario a tasso fisso, emesso da Enel Investment Holding, in scadenza a settembre 2010.

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 30 luglio 2009

In Italia oltre otto milioni di poveri


I dati dell'Istat riferiti all'anno 2008: "Due milioni nell'indigenza assoluta"

Sono 8 milioni 78mila le persone povere in Italia, il 13,6% dell’intera popolazione. Mentre le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate nel 2008 in 2 milioni e 737mila. Il fenomeno è maggiormente diffuso al sud (23,8%), dove l’incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese. È quanto emerge dal rapporto Istat sulla povertà relativa nel 2008 presentato oggi a Roma. La percentuale di famiglie relativamente povere (la soglia di povertà per un nucleo di due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona e nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro) , riferisce l’Istat, è comunque sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni e immutati sono i profili della famiglie povere. Il fenomeno è stabile rispetto al 2007 a causa del peggioramento osservato tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano un’elevata diffusione della povertà e del miglioramento della condizione delle famiglie di anziani. L’incidenza di povertà risulta però in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più) , soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%). In aumento la povertà nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati, (dal 6,7% al 9,7%) e ancor più tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all’11,2%). Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell’incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%). Nel 2008 in Italia 1.126.000 famiglie è risultato invece in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 2.893.000 persone, pari al 4,9 per cento dell’intera popolazione. Quasi 5 italiani su 100 possono essere considerati «i poveri tra i poveri» dal momento che non possono conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.Dal 2007 al 2008 l’incidenza di povertà assoluta è rimasta sostanzialmente stabile a livello nazionale, ma è significativamente aumentata nel Mezzogiorno, passando dal 5,8% al 7,9%. La condizione di povertà assoluta peggiora tra le famiglie di quattro componenti, in particolare coppie con due figli, soprattutto se minori; tra le famiglie con a capo una persona con licenza media inferiore, con meno di 45 anni o con a capo un lavoratore autonomo. L’incidenza aumenta anche tra le famiglie con almeno un componente alla ricerca di occupazione, mentre un leggero miglioramento si osserva solo tra le famiglie dove si associa la presenza di componenti occupati e di ritirati dal lavoro.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 29 luglio 2009

Sale la fiducia dell'industria a luglio. In discesa i servizi


Sale nuovamente la fiducia delle imprese manifatturiere, mentre nei servizi è ancora in discesa. Il quadro emerge dalla inchieste mensili dell'Istituto di Studi e Analisi Economica (Isae) sul clima di fiduca delle imprese. A luglio, secondo l'istituto di piazza Indipendenza, la fiducia delle imprese manifatturiere aumenta per il quarto mese consecutivo, tornando sui valori di novembre 2008. Per i servizi di mercato, invece, il calo «è dovuto al peggioramento delle aspettative sull'economia italiana». Resta poi stabile la fiducia nel commercio e nelle costruzioni, anche se per questo comparto l'indice è relativo a giugno.
Imprese manifatturiere:lo svuotamento dei magazzini traina la fiducia
Nel settore manifatturiero, spiega l'Isae, a luglio l'indice di fiducia (al netto dei fattori stagionali) sale a 71,7 da 69,8 dello scorso mese. Il miglioramento «continua a essere trainato dal processo di decumulo dei magazzini, a cui si associa il recupero delle attese di produzione, in presenza di una sostanziale stabilità, su bassi livelli, degli ordini e della domanda». Il quadro non è però uniforme né a livello territorialené a livello di settore: mentre si registrano segnali di ottimismo al Centro (con l'indice in salita dal 76,7 al 78,4) e, soprattutto, nel Nord-ovest (da 67,9 a 71,3), la fiducia scende invece nel Mezzogiorno, dove l'indice flette a 76,7 da 77,4. Anche nel Nord-est l'indice dà segnali di miglioramento anche se ben più contenuti (ad 67,1 a 67,9). Quanto ai settori, poi, la fiducia cresce soprattutto nei beni di consumo (l'indice sale a 81,9 da 78,8), oltre che negli intermedi (a 68,9 da 66,3); l'indice scende invece nei beni d'investimento (a 60,3 da 61,7).
Quest'anno i periodi di chiusura delle imprese saranno più lunghi dello scorso anno. «Le difficoltà produttive attraversate negli ultimi mesi, spiegano i ricercatori dell'Isae, sembrano spingere le imprese a programmare periodi di chiusura più lunghi rispetto allo scorso anno, soprattutto tra i produttori di beni intermedi e d'investimento e per le imprese di grandi dimensioni residenti nel Nord».
Servizi di mercato:il peggioramento delle aspettative zavorra la fiducia
Il clima di fiducia, al netto dei fattori stagionali, scende a -13, da -11 del mese scorso e il calo, spiegano i ricercatori di piazza Indipendenza, «è dovuto al peggioramento delle aspettative sull'economia italiana. Recuperano, per contro, i saldi su ordini correnti e attesi». Alcune lievi differenze sull'andamento della fiducia emergono a livello settoriale e territoriale: l'indice scende a -17 (da -11) nei servizi alle famiglie e a -14 (da -13) in quelli alle imprese; il clima migliora, invece nei servizi finanziari attestandosi a 9 (da 0 di giugno).
Nel dettaglio territoriale, solo nel Centro l'indicatore registra un recupero passando da -29 a -12. Giù, invece, la fiducia nel Nord-ovest (a -12, da-8 il saldo), nel Nord-est (a -13, da -6) e alSud (a -19, da 1).

Commercianti italiani: nella grande distribuzione i più ottimisti
Per il commercio, a luglio, l'indicatore destagionalizzato «rimane sostanzialmente stabile sui livelli dello scorso mese, attestandosi da 98,6 a 98,8». Migliorano ulteriormente i giudizi sull'andamento corrente delle vendite e «nuovo ottimismo emerge anche dalle attese sull'evoluzione futura degli affari; in accumulo sono giudicate tuttavia le giacenze di magazzino». Rispetto a un mese fa, i commercianti «si dichiarano nel complesso meno pessimisti sulle prospettive circa il mercato del lavoro, ma preoccupazione emerge ancora dal lato del volume degli ordini». Le pressioni inflazionistiche, inoltre, «sono giudicate in ulteriore attenuazione nel mese in corso e stazionarie nel prossimo trimestre». Sono gli operatori della grande distribuzione ad essere i più ottimisti. L'indicatore destagionalizzato scende infatti nella distribuzione tradizionale (103,6 da 105,3) crescendo, al contrario, in quella "moderna" (93,6 da 91,3).

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 28 luglio 2009

La vacanza slow premia le Marche: +9% negli agriturismi


Anche le presenze totali aumentano dell'1%. Patrizio Roversi, testimonial della regione insieme a Siusy Blady, racconta i segreti di una terra variegata che racchiude montagne, colline e spiagge da primato

Mentre nelle agenzie di viaggi italiane le vendite vanno a rilento e il clima estivo è reso più rovente dai fatti di cronaca che parlano di vacanze-pacco e passeggeri lasciati a terra, le Marche lanciano un messaggio rassicurante, con un business in aumento del 9% per gli agriturismi e un +1% di presenze totali, come fotografato oggi dal Rapporto Marche del Sole 24 Ore. A svelare i segreti di un luogo che ha ispirato, tra gli altri, il filosofo francese Montaigne nel suo "Voyage en Italie", è il turista per caso Patrizio Roversi che, insieme a Siusy Blady, delle Marche è testimonial. "E' una regione plurale, e non solo a livello linguistico. Con le tre fasce territoriali – mare, collina e montagna – disegna una sorta di scacchiera che è riuscita a produrre paesaggi variegati, con tre climi che danno vita a produzioni enogastronomiche diverse tra loro". Scogliere a picco sul mare, piccoli paesini arroccati sui monti, dolci colline digradanti verso la costa. "Il turista trova un parco naturale in pochi chilometri – commenta Roversi -. Frequentando questi luoghi si riscopre un sapore italiano preservato, al di fuori dei grandi percorsi turistici, un sapore che assorbe qualcosa dall'Umbria per il suo tocco rinascimentale e medievale, dalla Romagna per la sua capacità di accogliere, dall'Abruzzo per la grandiosità dei paesaggi. E' la sintesi di un'immagine dell'Italia non sfruttata e ancora tutta da scoprire". Per Giorgio Lo Surdo, direttore nazionale di Agriturist, è proprio questa la base del successo dell'agriturismo in questa terra (800 imprese circa su 18.700 in tutta Italia), "avvantaggiato da prezzi più contenuti rispetto alle regioni limitrofe". Dalla prospettiva del finestrino di un treno, Roversi ci confida poi uno degli aspetti che lo affascina di più: "Si vedono le case coloniali con le loro coltivazioni che giungono fino al mare. Andando verso sud si ammira il mare sulla sinistra, la campagna che digrada nell'acqua e a destra la collina con i suoi borghi e castelli, un'immagine gradevole e rilassante, l'essenza dell'Italia". La regione vanta – insieme a Toscana e Liguria - il primato 2009 delle spiagge più pulite, con la conquista di 16 Bandiere blu e 18 Bandiere arancioni del Touring. Se l'agriturismo ha qui una tradizione ormai ventennale, gli alberghi diffusi rappresentano un fenomeno più recente ma congeniale alla sua morfologia. E' il presidente dell'Associazione nazionale alberghi diffusi, Giancarlo Dall'Ara, ad annunciare che, "oltre al Relais 2 Campanili di Montemaggiore, l'unico riconosciuto ufficialmente dalla regione, ci sono altre 5 location con requisiti: il borgo Smerillo, il Casa Oliva di Serrungarina, l'Urbino Resort, l'Antica Locanda La Diligenza di Borgo Pace e un albergo diffuso che aprirà a giorni a Gradara". Gli articoli sui giornali, la grossa attenzione dei turisti in cerca di ritmi di vita meno intensi hanno decretato un forte interesse per questa tipologia di sistemazione che qui è destinata ad attecchire. Norvegesi, finlandesi, olandesi, inglesi e tedeschi in cerca di autenticità e sistemazioni informali, già esperti conoscitori della Toscana, ormai un po' scontata, secondo Dall'Ara "propendono per questi luoghi meno frequentati e dalla spesa più contenuta". Un'apertura internazionale che ha le sue radici in un precursore illustre: il gesuita Matteo Ricci che, partito da Macerata, è stato il primo occidentale a vivere in Cina nella Città Proibita, arrivandovi nel 1601. Un carnet nutrito di eventi culturali, rassegne musicali e manifestazioni artistiche è poi l'immancabile richiamo della terra che ha dato i natali a personaggi come il pittore Raffaello, i compositori Rossini, Pergolesi, Spontini, o gli assi sportivi dei giorni nostri, da Valentina Vezzali a Valentino Rossi e Filippo Magnini. Il calendario estivo prevede la rassegna di musica lirica Rossini Opera Festival di Pesaro (dal 9 al 20 agosto, www.rossinioperafestival.it), lo Sferisterio Opera Festival di Macerata (dal 23 luglio al 9 agosto,www.sferisterio.it), o ancora il Festival Pergolesi Spontini (5-13 settembre, www.festivalpergolesispontini.com). Accanto alla lirica si susseguono appuntamenti per la musica classica e barocca. Il 2 agosto si celebra ad Ascoli Piceno la Giostra della Quintana, rievocazione di un torneo cavalleresco con 1400 figuranti. La danza è protagonista della rassegna di Civitanova, mentre dal 29 luglio al 3 agosto "Il Paese dei balocchi" propone una serie di appuntamenti teatrali per bambini nel borgo di Serra San Quirico, in provincia di Ancona, dove le strade si animano di burattini, pagliacci, gnomi e principesse. Ma nelle notti marchigiane c'è spazio anche per il folk festival di Monsano e per la rassegna musicale Folk Concerto. La località di Corinaldo è invece sede di un Festival Jazz. Dal 31 luglio al 2 agosto Fabriano ospita la terza edizione di "SesoriAbilis-Percorsi dei Sensi e dei Sapori", una manifestazione dedicata al turismo accessibile e alla multisensorialità. Le grotte di Frasassi sono sempre un classico punto di attrazione. Gli appassionati di arte possono invece scoprire i tesori artistici marchigiani acquistando una card (www.cartamusei.marche.it) che consente di visitare oltre cento fra musei e siti archeologici. Dopo il successo della mostra dedicata a Raffaello, conclusasi il 12 luglio, è ancora visitabile quella dedicata a Pasqualino Rossi a Serra S. Quirico e quella intitolata "Le stanze del cardinale" a Palazzo Pallotta (Caldarola). Da segnalare, poi, una visita alle case museo degli illustri personaggi marchigiani (Rossini, Leopardi, Raffaello), al Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche, alle pinacoteche, ai musei archeologici, al museo della carta e filigrana di Fabriano o al museo internazionale della fisarmonica di Castelfidardo.


FONTE: Laura Dominici (ilsole24ore.it)

lunedì 27 luglio 2009

Più fatturato estero nei bilanci delle blue chip di Piazza Affari


Nel 2008, secondo i bilanci di tutte le società del Ftse Mib, circa il 50% dei ricavi è stato generato oltreconfine. Una forte spinta alla internazionalizzazione è arrivata dall'Eni. Tuttavia, con il crollo del prezzo del petrolio, il peso dell'estero è diminuito nei primi sei mesi del 2009


Nonostante la congiuntura sia un vero e proprio mare in burrasca, gli italiani si confermano popolo di navigatori (oltre che di santi e poeti), sempre in cerca di business oltrefrontiera. Almeno nel 2008. Per rendersene conto basta dare uno sguardo all'internazionalizzazione delle società quotate a Piazza Affari. In particolare, alle 40 aziende a maggiore capitalizzazione.
L'internazionalizzazione di Piazza Affari
I numeri più recenti si riferiscono al bilancio 2008, ultimo dato disponibile di tutte le società che componevano il Ftse Mib al 15 giugno 2009. Rispetto a Mediobanca, che ha l'esercizio di bilancio non coincidente con l'anno solare, il dato è riferito ai primi nove mesi dell'esercizio stesso). Il Sole24Ore.com, sulla base dei dati forniti da tutte le aziende del Ftse Mib, ha confrontato il fatturato dello scorso esercizio (ultimo dato disponibile) con quello del 2007. Il risultato? Inequivocabile: il giro d'affari estero complessivo si è attestato a quota 263,58 milioni di euro, in rialzo del 16,9% rispetto ai 225,38 milioni dell'esercizio precedente. Un dato che già da solo testimonia il grado di internazionalizzazione delle big cap di Piazza Affari. Ma che assume ancora maggiore rilievo se lo si confronta con la crescita dell'intero volume d'affari delle blue chip made in italy, passato da 463,85 a 520,13 milioni di euro, con un incremento del 12,13 per cento. Cioè, in valore relativo, i ricavi generati al di là degli italici confini hanno corso di più di quelli made in italy. Non solo: nel 2007 l'incidenza dell'estero su tutto il fatturato delle big cap milanesi era del 48,6% (il 47,8% nel 2006); nell'anno successivo questo valore è salito al 50,6 per cento. Vale a dire: più della metà dei ricavi delle blue chip hanno una targa estera. Una situazione da valutarsi in maniera positiva? «Assolutamente sì, è il segno di una vitalità dell'industria italiana», risponde Carlo Maria Pinardi, professore di finanza aziendale alla Bocconi. Eppure, c'è chi sostiene che questa internazionalizzazione sia l'altra faccia di una perdita di importanza del sistema Italia. «Non sono daccordo - dice Pinardi - Non bisogna confondere temi differenti. L'internazionalizzazione delle blue chip, che peraltro sono troppo poche rispetto ad altre realtà industriali, è essenziale. Porta ricchezza aL paese. Il problema, semmai, è che l'attività a valore aggiunto, la cosiddetta testa del gruppo, i vertici, i laboratori devono rimanere in Italia. Il che, putroppo, non sempre avviene». In molti, però, sottolineano che le attività produttive vengono portare oltreconfine, con una perdita reale per l'Italia. «Ma questo attiene al problema della capacità attrattativa dell'intero sistema Italia. Non c'entra con la capacità di generare all'estero fatturato che, lo ripeto, è positiva».

Lo shopping oltrefrontiera
Al di là degli effetti dell'internazionalizzazione, quale il motore che ha sostenuto questo trend? Una forte spinta è arrivata dallo shopping oltre frontiera. L'Enel, per esempio, che ha visto salire a 19,5 miliardi il fatturato estero (erano 7,654 miliardi nel 2007) ha approfittato del consolidamento di Endesa. Consolidamento che assumerà un'importanza sempre maggiore. Il 25 giugno scorso il gruppo guidato da Fulvio Conti ha acquisito definitivamente il restante 25,01% di capitale di Endesa ancora in mano ad Acciona. Un'operazione, costata 11,1 miliardi, che ha ha permesso a Enel di arrivare a detenere il 92,06% del capitale del gruppo energetico spagnolo. Ma non è solo l'energia. Nel 2008 Finmeccanica ha realizzato l'importante acquisizione di Rds Technologies. Anche grazie a quest'operazione, nello scorso esercizio, il fatturato classificato estero dal gruppo guidato da Pierfrancesco Guarguaglini è salito a 12,6 miliardi, con un incremento del 37,5% rispetto ai 9,1 miliardi del 2007. Oggi, con la dura recessione in corso e le difficoltà legate al bilancio federale Usa, è possibile che le commesse del Pentagono, fondamentali in questo comparto, possano subire un rallentamento. Ciò non toglie che l'internazionalizzazione, come insegna l'imminente firma per la terza tranche del caccia Eurofighter, è essenziale in questo tipo di business.

FONTE: Vittorio Carlini (ilsole24ore.it)

domenica 26 luglio 2009

La giungla dei decoder con la televisione digitale


Una foresta di telecomandi, un groviglio di cavi dietro il televisore. Il passaggio al digitale, e poco importa che sia via satellite o terrestre, rischia di dare più di un fastidio. A complicare le cose ci si mette Tivù Sat con un ulteriore decoder, del quale non si sentiva il bisogno, visto che almeno per l'acquisto di un televisore nuovo ci si è da poco liberati del peso del decoder. Dal 3 aprile in Italia è vietato infatti vendere televisori privi di sintonizzatore integrato per il digitale terrestre in chiaro. Per i canali premium serve un modulo opzionale che si chiama Cam nel quale inserire la smart card. Non tutti i televisori ne sono dotati e per la pay tv occorre comunque acquistare un decoder esterno. Per il passaggio all'era digitale, nel più ampio senso del termine, ci sono dunque due scenari: un televisore nuovo di zecca oppure il vecchio tv, catodico, al plasma o anche a cristalli liquidi, che però necessita di un nuovo sintonizzatore. Anzi, più di uno visto che in ballo vi sono il digitale terrestre, il satellitare standard, quello di Sky (che necessita di un decoder ad hoc) e ora la nuova piattaforma integrata. Insomma, una giungla di cavi – e qui è meglio scegliere apparecchi dotati di connessioni Hdmi (molto più piccole delle Scart) – e una vera collezione di telecomandi. Tanti che al buio si diventa matti solo a capire come fare a regolare il volume. Con un tv analogico o con un nuovo flat con Dtt integrato tutto è semplice: un solo telecomando e si accende e si spegne il televisore, si cambiano i canali e si regola il volume. Se invece si utilizza uno o più decoder bisogna ricordarsi di selezionare l'ingresso sul quale quello è fisicamente collegato, accendere il tv con il suo telecomando e con un altro gestire volumi e canali. Non c'è che dire: una bella seccatura. Soprattutto per chi è poco avvezzo ad armeggiare con pulsanti e pulsantini.
Per gestire tutto il sistema è fondamentale un telecomando universale e programmabile (se ne parla nel box a lato) che permette di semplificare la vita di noi telespettatori dell'era digitale visto che lo stato dell'arte della tecnica attuale ci viene poco in aiuto. Infatti, al momento esiste sul mercato soltanto un decoder unico capace di mettere d'accordo Sky, il Dtt e il satellite. Si chiama Xdome HD1000 NC e offre anche l'alta definizione (altra nota dolente e fonte di ulteriore caos). Al di là di questo prodotto, che ha comunque qualche lieve limite nella gestione di Sky, c'è il vuoto pneumatico. Pochissimi e costosi sono i decoder che abbinano il Digitale terrestre e il satellite non Sky. Sono rintracciabili tra i modelli "combo" di case come Humax e Telesystem per esempio.
Infine, a rendere la tv sempre più diversa dal passato non c'è solo il digitale, la "pay" o la Iptv tv, per la televisione via internet, ma c'è il Web stesso. Le maggiori case (Sony, Samsung e Philips, per esempio) vendono già apparecchi pronti per la rete, così si accede a Youtube, Google, Facebook o a Flickr direttamente dal telecomando, senza mouse e tastiera. Questa volta nessuna complicazione, nessuna spesa in più.

FONTE: Mario Cianflone (ilsole24ore.it)

sabato 25 luglio 2009

Sanatoria per le multe, comuni divisi


Roma e Napoli: sì alla riscossione senza il pagamento degli interessi. Ma Milano e Bologna non ci stanno: si farebbe un torto ai cittadini onesti

Comuni divisi in vista della mini-sanatoria per le multe fino al 2004, contenuta nel decreto anti-crisi. La misura prevede che le sanzioni, comprese quelle per le quali sia già stata emessa l’ingiunzione di pagamento, potranno essere sanate senza il pagamento degli interessi, ma con un tasso del 4% per l’agente di riscossione a titolo di rimborso. Il Comune di Roma è soddisfatto. Del resto, è stato proprio l’assessore al Bilancio e deputato Pdl Maurizio Leo, a presentare l’emendamento originario. Così, ha detto il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, «si apre una via d’uscita all’annosa questione delle multe arretrate nella nostra città, i cui mancati pagamenti derivavano non tanto dall’inadempienza dei nostri concittadini, quanto a quella dell’amministrazione». La sanatoria a Roma interessa ben 2,7 milioni di verbali, che, secondo prime stime, riguarderebbero tra i 400 e i 600 mila romani. «Nel passaggio tra la riscossione affidata ai privati, ovvero il Monte dei Paschi di Siena, e il pubblico, la Gerit - ha spiegato l’assessore Leo - c’era stata una penalizzazione del cittadino. Se ci fosse stata, invece, una riscossione efficiente il cittadino avrebbe pagato subito senza altri oneri». Proprio in questo passaggio a Roma si è creato il problema delle "cartelle pazze" che hanno costretto molti cittadini ad interminabili file negli uffici della Gerit per contestare somme superiori alla realtà oppure sanzioni già pagate. Ora, ha aggiunto Leo, «i romani possono andare in vacanza tranquilli: se c’è stata prescrizione ovviamente non dovranno pagare nulla, mentre se non c’è stata, al loro ritorno pagheranno soltanto la sanzione base come se la stessero onorando entro i 60 giorni». Contrario al mini-condono, invece, l’assessore al Bilancio del Comune di Milano Giacomo Beretta. «Questo è un provvedimento che non ci piace - ha affermato Beretta - perchè tende a premiare chi ha fatto il furbo e quindi penalizza tutti quei cittadini onesti che invece pagano regolarmente le sanzioni. Sono proprio questo genere di misure che alimentano la disaffezione dei cittadini verso la politica». Sulla stessa linea di Milano si trova Bologna. Tanto che per l’assessore al Bilancio Villiam Rossi, il sindaco Flavio Delbono potrebbe anche decidere di non avvalersi della norma. «Personalmente sono contrario eticamente alle sanatorie», ha spiegato Rossi, secondo cui, comunque, la misura«non inciderebbe più di tanto sul bilancio cittadino, perchè le multe vengono inserite solo quando è accertato il pagamento, senza contare che il recupero delle multe è già stato fatto negli anni precedenti, quindi non si tratterebbe di grosse cifre». Napoli è invece sulle posizioni di Roma. La misura, secondo il presidente della commissione consiliare al bilancio del Comune, Saverio Cilenti, «potrebbe aiutare il recupero di fondi per il Comune. Soprattutto per quanto riguarda quella parte cospicua di multe che l’amministrazione, non riuscendo a recuperare, ha dovuto togliere dal bilancio». Un provvedimento positivo, quindi, che Cilenti spera possa contribuire a fare ordine nel caos di pagamenti dovuti e mancati.

FONTE: lastampa.it

giovedì 23 luglio 2009

Il solito boom estivo riporta la benzina a 1,3 euro al litro

I consumatori a governo e Antitrust: «Fermare subito questa speculazione»

Il film è quello che si replica in occasione di ogni vacanza, che sia Natale, Pasqua o l’estate, cioè molta gente si mette in macchina per andare in ferie e i prezzi della benzina e del gasolio cominciano puntualmente a salire. Sta succedendo anche stavolta: la verde torna verso quota 1,3 euro al litro. Il solito copione prevede ora che le compagnie si giustificano con il ricaro del barile di petrolio e con l’aumento dei prezzi industriali dei carburanti sul mercato internazionale. Nella seconda parte del film il governo, dopo ripetuti allarmi, convoca i petrolieri e li persuade a darsi una calmata. Intanto è passato del tempo e chi ha dato ha dato. Per farla più breve l’associazione di consumatori Codacons propone di passare subito alla fase 2 e sollecita «tutte le istituzioni preposte ai controlli dei prezzi dei carburanti a intervenire su quella che appare evidente essere una speculazione sulle vacanze degli italiani». L’Associazione chiede «ad Antitrust, Commissione industria e commercio, ministro dello Sviluppo economico e Mister Prezzi di convocare immediatamente l’Unione petrolifera e le singole compagnie e di prendere provvedimenti per calmierare i prezzi», come permettere la vendita dei carburanti presso i supermercati e intensificare i controlli della Guardia di Finanza ai distributori.
Ieri i prezzi medi nazionali oscilavano per la benzina dagli 1,284 euro al litro di Erg ed Esso agli 1,299 euro al litro di Shell mentre per il gasolio si andava dall’1,109 euro al litro di Esso all’1,124 di Shell. I segnali lasciano prevedere una tendenza al rialzo anche per oggi. Il governo per ora si è fatto sentire con il ministro dei rapporti con il Parlamento, Elio Vito, che ha osservato che «i prezzi dei carburanti sono scesi nell’ultimo anno ma restano sotto osservazione da parte del governo, in attesa dei decreti attuativi del decreto legge sviluppo che potranno garantire anche una maggiore concorrenza sul mercato». In base al monitoraggio settimanale del ministero risulta che tra il 6 e il 13 luglio scorsi il prezzo medio industriale (cioè al netto delle tasse) della benzina in Italia è stato di 0,041 euro/litro superiore media dell’Eurozona e quello del gasolio di 0,036 euro. Resta dunque il problema di «riallineare il costo dei carburanti».

FONTE: LUIGI GRASSIA

mercoledì 22 luglio 2009

I turisti italiani? Campioni di stile, ma rumorosi e taccagni


I giapponesi sono educati, ordinati, puliti; i francesi sono polemici e sempre insoddisfatti, gli americani maleducati e rumorosi; gli italiani, anche se ineccepibili per lo stile e per l'abbigliamento, sono un po' troppo rumorosi e taccagni.
Expedia, leader mondiale dell'e-travel, ha chiesto a oltre 4.500 albergatori di tutto il mondo di stilare la classifica dei migliori e peggiori viaggiatori, in base a abitudini e caratteristiche distintive.



Sono i giapponesi i turisti modello
Gli albergatori non hanno dubbi: i turisti giapponesi sono i migliori, tant'è che dal 2007 si confermano in testa alla classifica. Sono educati, ordinati, puliti, non alzano la voce e difficilmente si lamentano. E, se a questi turisti modello gli albergatori proprio devono trovare un neo, indicano la scarsa propensione a imparare la lingua della loro meta di viaggio.

Gli italiani? Hanno buon gusto ma sono troppo rumorosi e tirchi
Su un dato gli albergatori sono concordi: i nostri connazionali sono inconfondibili in quanto a stile, amore per la moda e capacità di abbinare al meglio i vestiti. Peccato però che, specialmente in Repubblica Ceca, Germania, Francia, Austria e Spagna vengano duramente criticacati per l'eccessiva vivacità, per la scarsa dimestichezza a parlare la lingua locale, con effetti «maccheronici», e per la taccagneria. I turisti del Bel Paese sono comunque molto più apprezzati al di fuori dell'Europa; nel vecchio continente si posizionano infatti in ventottesima posizione, mentre in Asia e in America scalano rispettivamente diciotto o sedici posizioni (dieci in Africa).

Francesi: gli ultima della classifica. Americani: scendono le "quotazioni"
I turisti francesi non hanno superato l'esame degli albergatori che li collocano sul gradino più basso della classifica. In Francia non sono amati, ma sono gli italiani, insieme a greci, ungheresi, irlandesi e svizzeri a criticare maggiormente i cugini d'oltralpe. Tanti i nei: sono scortesi, taccagni e non vogliono assolutamente rinunciare all'amato francese. E anche nei confronti degli americani si respira aria di "disinnamoramento": gli albergatori europei li hanno declassati di ben quattro posizioni, mentre per i colleghi americani i connazionali sono al 26° posto.

Il giudizio degli albergatori, però, esprimono giudizi diversi a seconda della nazionalità, eccezion fatta per giapponesi che sono indiscutibilmente al primo posto in Euorpa, America e Asia.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 21 luglio 2009

Piano casa, il premier firma il decreto Matteoli: "Centomila alloggi in 5 anni"

Previsti finanziamenti pubblici e privati, incentivi e agevolazioni
«Con la firma del decreto da parte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si conclude l'iter procedurale per il concreto avvio del Piano Casa, che si prefigge l'obiettivo di realizzare centomila alloggi in 5 anni». A comunicarlo il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli. La firma al decreto presidenziale, si legge in una nota, fa seguito al parere favorevole sul Piano espresso dalla conferenza unificata Stato-Regioni e dal Cipe. Il Piano, spiega Matteoli, prevede interventi diversificati a seconda delle categorie interessate, disponibilità di finanziamenti pubblici e privati da utilizzare con procedure snelle, incentivi e agevolazioni fiscali. Gli alloggi saranno destinati sia in proprietà quali prima casa, sia in locazione a canone sostenibile e a canone sociale. Beneficiari del Piano casa sono nuclei familiari a basso reddito, giovani coppie, anziani in condizioni sociali svantaggiate, studenti fuori sede, sfrattati, immigrati regolari a basso reddito, residenti da almeno 10 anni in Italia o da 5 nella stessa Regione. «Il governo - dichiara Matteoli - ha mantenuto un altro impegno del programma elettorale. Parte così la realizzazione di un ambizioso Piano di alloggi che avrà positive ripercussioni sociali e che amplierà l`offerta di lavoro nel settore delle imprese edilizie su tutto il territorio del Paese. Inizialmente si prevede un intervento di 200 milioni di euro che diventeranno 550 milioni con prossimi stanziamenti. Il Piano - sottolinea Matteoli - consiste in un insieme di interventi di edilizia residenziale pubblica, project financing, agevolazioni alle cooperative edilizie e un sistema integrato di fondi immobiliari, cui è devoluto uno stanziamento di 150 milioni di euro, che a regime si stima attrarrà investimenti per 3 miliardi di euro. Il tutto da attivare con la collaborazione anche finanziaria di Regioni ed Enti locali. Tra l'altro - conclude - è prevista la valorizzazione di aree demaniali con la loro riqualificazione urbana».

FONTE: lastampa.it

lunedì 20 luglio 2009

Redditi, ristoratori come pensionati


Dichiarano al fisco 13mila euro

Ristoratori come pensionati, con un reddito lordo annuo tra i 14.500 e i 13.500 euro. Commercianti al dettaglio e all’ingrosso che dichiarano al fisco 19.785 euro con un importo lordo superiore solo di 400 euro lordi l’anno rispetto ad un lavoratore dipendente. Sono i possibili confronti che emergono da un elaborazione dei primi dati sulle dichiarazioni fiscali presentate nel 2008 e relative ai redditi 2007, anno pre-crisi, che il dipartimento per le politiche fiscali ha diffuso in questi giorni. Dalle tabelle è possibile elaborare la media che viene dichiarato dagli impreditori «lavoratori autonomi» o con piccole società nel diversi comparti di attività. Così, a fronte di un reddito medio di 19.335 euro dei lavoratori dipendenti e di quello da 13.448 euro dei pensionati emerge che nel settore «alloggio-ristorazione» la media è a 14.597 (ma cala a 13.545 euro per l’80% dei casi che hanno scelto la formula della società a contabilità semplificata). Il reddito si attesta invece a 16.837 euro per gli imprenditori del settore trasporto a a 18.725 per gli agenti di viaggio. Dichiarano di più, invece, le categorie dei professioni (35.436 euro in media) e i medici (43.880 euro).

FONTE: lastampa.it

domenica 19 luglio 2009

Ottobre Rosso: aspettando il default?


Riceviamo ogni giorno bombardanti rassicurazioni da portavoce di organi istituzionali che il peggio sembra sia passato e che per rilanciare l'economia bisogna solo iniziare a spendere e consumare. Tutto questo in evidente contraddizione con quanto si sta paventando invece negli States, innanzi alla più grande crisi occupazionale della loro storia, forse peggiore di quella degli Anni Trenta. Più che affermare che il crollo è terminato mi sento di dire che siamo innanzi ad un rallentamento della caduta. La mia personale view vede infati un sostanziale miglioramento del climax finanziario a livello interbancario dovuto soprattutto agli interventi di stato ed a un ridimensionamento degli impieghi. Su quest'ultima voce ritengo che abbiano molto da raccontarci tutti i piccoli e medi imprenditori che in questi ultimi mesi oltre ad una contrazione violenta dei loro fatturati, adesso si vedono negato o revocato l'accesso al credito: inutile dire di come tutto questo avrà spiacevoli conseguenze sulla fiscalità diffusa. Qui sta il vero pericolo in questo momento di mercato ovvero come gestire nei prossimi trimestri il crollo dei fatturati che in prima battuta si riversa in conteziosi occupazionali e sucessivamente va a ledere la vita intrinseca dell'apparato statale. Vedo infatti che nonostante si possano reperire dati agghiaccianti sulla dimensione della crisi, nessuna forza (o forse bisognerebbe dire farsa) politica si sta preooccupando di come gestire o tamponare l'ormai annunciato crollo del gettito fiscale che si sta delineando per l'anno d'imposta 2009. Già alla fine del primo bimestre di quest'anno Bankitalia ha emesso un gravoso monito sulla sensibile contrazione delle entrate, suscitando non poche preoccupazioni su come verranno gestiti le minori entrate. A riguardo per ben comprendere i rischi che si stanno delineando per il sistema Italia (al pari di altri paesi occidentali) mi permetto di riassumere la dinamica evolutiva della fiscalità diffusa, in modo da consentire a tutti di voi di percepire la reale dimensione della spesa pubblica italiana. Dai dati riferiti alla fine del 2008 possiamo ricavare la seguente torta che ripartisce il debito italiano (oltre 1.660 miliardi di euro) in quattro contenitori: 3/4 del debito sono titoli a medio lungo termine (metà dei quali in mano ad investitori non residenti) ed il restante suddiviso in prestiti e debiti a breve termine. Significativo è il contributo della raccolta postale che concorre a finanziare quasi un decimo del debito. Tutto questo montante di debito genera interessi passivi per oltre 80 miliardii di euro, oltre il 5 % del PIL (significa che l'azienda Italia è finanziariamente oppressa e a meno di fenomenali colpi di spugna non vi è possibilità di ripresa, in quanto gli oneri finanziari incidono eccessivamente sulla vita del paese minandone la capacità di ripresa). Lo stato italiano è un azienda come tante altre con costi e ricavi propri: i costi sono le spese necessarie a mantenere la sua infrastruttura ed a pagare gli stipendi al personale statale, mentre i ricavi rappresentano le entrate che derivano dall'imposizione fiscale diretta ed indiretta. Il duplice grafico a torta descrive invece come spende e come incassa lo stato italiano, suddividendo per aree di spesa e categorie di entrata. Tanto per iniziare potete notare come le entrate siano superiori alle uscite di circa 15 miliardi di euro, questo statisticamente è in linea delle attese in quanto si verifica regolarmente negli ultimi cinque anni, tuttavia non rappresenta il bilancio complessivo delle spese ed entrate per lo stato in quanto dobbiamo aggiungere anche le voci di entrata e spesa delle partite in conto capitale (come investimenti e contributi alla produzione) che negli ultimi cinque anni sono state sempre superiori ai 50 miliardi, portando quindi l'indebitamento netto ad oltre i 40 miliardi (questo significa che l'azienda Italia ha necessitato negli ultimi cinque anni di almeno 40 miliardi, 43 per essere precisi nel 2008, al fine di essere finanziarimente in equilibrio): questa considerazione spiega perchè il debito pubblico è in continua lievitazione.

FONTE: Eugenio Benetazzo (www.eugeniobenetazzo.com)

sabato 18 luglio 2009

Con lo scudo fiscale rientro dei capitali in 5 tappe


Arrivano su una mini-moto pieghevole, in guanti di cotone e divisa blu scuro. Da stasera saranno gli angeli custodi dei ragazzi che amano le bevute al pari della loro auto, affidata sino sotto casa alla cura di guidatori professionisti. Scattano stanotte nella movida di Ostia due misure di contrasto al rischio delle stragi da eccessi: approdano al Lido il ”Safety driver” e la spiaggia da decompressione. Insieme con i pattuglioni dei carabinieri armati di etilometri e drug test viene così completato il piano di controllo del popolo che balla al ritmo di tequila bum-bum e boteillon. Il ”Safety driver”, che ha fissato la sua base operativa nella trendissima discoteca ”Shilling”, arriva sulle spiagge di Ostia con le referenze dell’assessorato comunale alla Mobilità, del Centro Turistico Studentesco e, soprattutto, del movimento dei genitori Moige. Per la sicurezza dei giovani più scalmanati è l’uovo di Colombo: si tratta di un autista in affitto che guida l’auto del cliente dalla discoteca sino a casa. Al prezzo di 25 euro, indipendentemente dal numero di passeggeri ospitati dal proprietario del veicolo e per un tragitto da Ostia a Roma. «Abbiamo esordito il 19 febbraio nei locali notturni della Capitale spiega Sergio Gandolfi della ”Toga”, l’agenzia che si occupa del servizio e da allora abbiamo condotto 423 macchine con una media di tre passeggeri per viaggio». Ottenere l’autista non è complicato. Basta comporre un numero di telefono (per ora il mobile 3312868030 ma presto sarà disponibile un numero verde) e al massimo dopo mezz’ora dal cliente si presenta uno dei driver dell’agenzia. Spesso gli autisti sono nei paraggi del locale, a presidio del servizio. Quando devono giungere da altre parti della città, si spostano con mini-moto pieghevoli che vengono riposte nel bagagliaio dell’auto del cliente. La divisa, i guanti di cotone e la foderina personale per il sedile sono i segni distintivi di questi professionisti ”dell’accompagnamento”. Allo ”Shilling”, il locale che farà da apripista per Ostia, sono entusiasti per la novità. «Si tratta di un servizio che va nella direzione della nostra filosofia: innovazione e divertimento senza problemi e senza pericoli» spiegano dal locale disteso sotto la Rotonda. Nelle sovraffollate e chiassose notti di Ostia, l’esordio del ”Safety driver” si affianca all’apertura del ”pit stop”, un’area di decompressione riservata a chi, uscito dalla discoteca, vuole fare una salutare pausa prima di mettersi in viaggio verso casa. Artefici dell’iniziativa sono i ragazzi della cooperativa sociale ”Villa Maraini”, che vanta una lunga tradizione nella lotta alle tossicodipendenze, insieme con ”La XIII” presso la spiaggia libera attrezzata ”La Cayenne” di lungomare Paolo Toscanelli. Su quell’arenile, ad ogni fine settimana, un team di esperti, in particolare psicologi e operatori specializzati nelle tossicodipendenze, accoglieranno gratuitamente con sdraio, lettini, acqua minerale e caffè quanti responsabilmente vorranno recuperare equilibrio dopo lo stordimento della discoteca. «La musica a volume esagerato, i movimenti sincopati del ballo, i mix alcolici e di altre sostanze segnalano gli esperti del ”pit stop” possono determinare forme di allucinazioni e, comunque, di distorsione della realtà. Sappiamo bene che mettersi al volante in quelle condizioni significa costituire pericolo per se stessi e per gli altri. A volte basta una pausa di mezz’ora, ritemprarsi con caffè e diluire con acqua l’alcol ingerito per ristabilire equilibrio e consapevolezza».

FONTE: Isabella Bufacchi (ilsole24ore.it)

venerdì 17 luglio 2009

Case, dopo le compravendite perdono quota anche i prezzi


Il numero delle compravendite di immobili nel nostro paese è decisamente calato e anche i valori stanno mostrando adesso una certa tendenza alla riduzione. Il dato emerge dalRapporto sul mercato immobiliare 2009di Nomisma, dove si sottolinea come la tenuta del valore degli immobili italiani, se confrontato con altri paesi, resti comunque notevole. I prezzi sono in calo, per il secondo semestre consecutivo. Per le abitazioni sono diminuiti nei primi sei mesi dell'anno del 2,5% (si erano già ridotti dell'1% alla fine del 2008), una flessione che si traduce in un -3,5% su base annua; considerando la variazione dei prezzi medi in tredici diverse aree territoriali si va dal -4,1% di Venezia città al -0,2% di Cagliari. Anche se la riduzione del valore degli immobili in Italia è più contenuta rispetto al mercato mondiale, è comunque notevole se si considera l'andamento storico: analizzando il segmento delle abitazioni, il calo registrato nell'ultimo semestre è il più elevato da 25 semestri (cioè dal primo del 1997, anno in cui stava terminando la precedente fase critica del mercato italiano) e il terzo dal 1994. Quest'anno, stando alle previsioni, i prezzi delle abitazioni potrebbero risultare più bassi del 6-8% rispetto all'anno precedente. Nel 2010, anno alla fine del quale, secondo le previsioni macroeconomiche, il Pil dovrebbe tornare a crescere, i prezzi potrebbero subire un'ulteriore flessione (-2-3%). Solo nel 2011 il mercato immobiliare tornerà a crescere. Lo scorso anno le compravendite hanno registrato una variazione negativa del 14,8% su base annua; nel primo trimestre del 2009 in media in Italia la riduzione è stata del 18,7% rispetto ai primi tre mesi del 2008. Le difficoltà di collocamento degli immobili di ogni tipologia si riscontra nella dilatazione dei tempi medi di vendita (sono arrivati a 6,1 mesi per le abitazioni, a 7,6 mesi per gli uffici e a 6,8 per i negozi) o di locazione, ma anche nell'aumento dello sconto ottenuto durante la trattativa. Tra gli operatori immobiliari, però, si respira un cauto ottimismo: secondo le loro previsioni il punto più basso del mercato abitativo, in termini di compravendite, è stato raggiunto; anzi, gli operatori segnalano un certo ritorno all'acquisto, grazie anche alla possibilità di pagare prezzi più bassi e scontati rispetto al passato. Nel 2009, quindi, i volumi di compravendita potrebbero assestarsi intorno alle 600mila abitazioni (erano 686mila nel 2008), quasi 250mila abitazioni in meno rispetto al valore raggiunto prima della crisi nel 2007 (con un volume di compravendite nel 2006 pari a 845.000 abitazioni). In termini di fatturato l'immobiliare genererà in Italia, relativamente alle compravendite, circa 110 miliardi di euro, con una contrazione del 30% rispetto al 2007 (154 miliardi di euro), anno in cui le compravendite hanno raggiunto il massimo valore, per iniziare poi a calare.

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 16 luglio 2009

In arrivo 600milioni di rimborsi dall'agenzia delle Entrate


Boccata d'ossigeno in arrivo per i contribuenti a ridosso delle ferie estive. L'Agenzia delle entrate sta inviando in questi giorni le lettere per 900 mila rimborsi ad altrettanti contribuenti per le dichiarazioni dei redditi presentate fino al 2007. L'ammontare, che i cittadini potranno incassare con procedure semplificate, è pari a 600 milioni di euro.

Rimborsi sull'Irpef
I 900mila rimborsi in corso di pagamento si sommano ai 100mila già erogati dall'inizio dell'anno, portando a quota 1 milione i rimborsi di imposte dirette e indirette (ad esclusione dell'Iva), erogati ai contribuenti persone fisiche con modalità automatizzate per un importo complessivo di circa 700 milioni di euro. Se si considerano tutte le diverse tipologie di rimborso effettuate, anche nei confronti delle imprese, quest'ultima tornata porta quasi a quota 9 miliardi le somme restituite a famiglie e imprese nel solo primo semestre del 2009. I 600 milioni in arrivo ora dal Fisco riguardano in gran parte l'Irpef e sono stati chiesti nelle dichiarazioni dei redditi presentate fino al 2007.

Come verranno accreditati i rimborsi
I rimborsi saranno accreditati sul conto corrente comunicato dall'interessato o potranno essere riscossi presso un qualsiasi ufficio postale, tramite esibizione del modulo che il fisco sta spedendo al domicilio dei beneficiari. Rimane una terza possibilità, quella di richiedere un vaglia cambiario - che è praticamente un assegno circolare - della Banca d'Italia. L'Agenzia consiglia comunque ai contribuenti la modalità di accredito sul conto corrente che ritiene «più rapida e sicura erogazione dei rimborsi fiscali». Questo può avvenire comunicando le proprie coordinate Iban «esclusivamente presso un ufficio o in via telematica», cioè tramite i sistemi telematici attivati dal Fisco.

Occhio alle truffe, no alle coordinate bancarie via email
In nessun caso - ricorda l'Agenzia - sarà richiesto ai contribuenti di dare «le coordinate bancarie o altri dati sensibili via e-mail». L'invito anzi è di prestare particolare attenzione ai tentativi di truffa. Un avviso che arriva dopo diversi casi di phishing (email false con il logo contraffatto dell'Agenzia delle Entrate) con i quali si chiedono le coordinate bancarie al fine di erogare presunti rimborsi.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 14 luglio 2009

La casa low cost ispirata ai mattoncini Lego


Lo sblocco delle risorse per l'housing sociale (edilizia a canone agevolato). Ma anche gli incentivi per la demolizione di vecchi edifici e la ricostruzione nuovi, ad alta efficienza energetica. Le imprese edili scommettono sugli incentivi previsti dal piano casa per superare la crisi. E sviluppano soluzioni ad hoc. È il caso del progetto di casa low cost, prefabbricata ed ecosostenibile di Rdb, colosso dei prefabbricati industriali, al suo debutto nel mercato dell'edilizia residenziale. «Il concetto è quello dei mattoncini Lego: pochi elementi, facilmente assemblabili tra loro, in grado di dare vita a tante soluzioni diverse» spiega l'architetto Paolo Caputo, che ha sviluppato il progetto. Il suo studio (Caputo Partnership), insieme ad altre aziende aziende italiane del settore, fa parte della newco che produrrà gli edifici residenziali con marchio Rdb Casa. Abitazioni prefabbricate, modulari, ad alto risparmio energetico. Non certo un'innovazione nel panorama italiano. Rdb casa però sarà la prima a produrle su grande scala, consentendo un notevole abbattimento del prezzo: ampiamente al di sotto dei 1000 euro al metro quadro per il modello base. L'azienda si appoggerà alla solida rete produttiva della controllante. Rdb, primo gruppo in Italia nel settore dei prefabbricati industriali, ha sedici impianti con una capacità produttiva di circa 600mila metri quadri l'anno. Costi ridotti quindi, ma anche tempi di edificazione ridotti del 30, 40%. E infine un abbattimanto notevole dei costi di gestione grazie all'alta efficienza energetica. Si stima un risparmio del 75%. Le case sono dotate di un sistema di pannelli fotovoltaici che da solo garantisce il 7% del fabbisogno energetico. Il sistema di recupero delle acque piovane poi consente un risparmio medio giornaliero del 50%.

FONTE: Andrea Franceschi (ilsole24ore.it)

venerdì 10 luglio 2009

Ecco le prime 500 società al mondo secondo Fortune


Royal Dutch Shell è la prima azienda del mondo secondo la classifica di Fortune sulle maggiori società del mondo. Il colosso olandese ha registrato ricavi in crescita del 28% rispetto all'anno scorso grazie ai forti rialzi messi a segno dal petrolio. Questo le ha permesso di superare la rivale americana Exxon Mobil (che resta al secondo gradino del podio) e Wal-Mart, che nel 2008 era prima ma arretra al terzo posto. il colosso della grande distribuzione organizzata

Prima tra le italiane si conferma Eni. Il cane a sei zampe si piazza al 17esimo posto in classifica, recuperando ben dieci posizioni. Conferma anche per Generali che però perde posizioni passando dalla 34esima posizione del 2008 alla 47esima del 2009. Il gruppoUniCredit, nonostante la crisi finanziaria, ha visto i suoi ricavi aumentare del 22% nel 2008. Grazie a questa performance ha scalato diverse posizioni, passando dalla 77esima alla 58esima.

Ricavi in crescita e migliori piazzamenti anche per Enel e Fiat. Il gruppo guidato da Fulvio Conti passa dalla 109esimo posto al 62esimo, mentre l'azienda torinese ha raggiunto il 64esimo gradino dal 71esimo del 2008. Avanza anche Intesa San Paolo (dalla 144esima posizione del 2008 passa alla 137esima). Arretra di sei punti invece Telecom Italia (al 166esimo posto). Le altre tre società italiane in classifica sono Poste Italiane (che sale dalla 348esima posizione alla 339esima), Finmeccanica (dalla 428esima alla 399esima) e Premafin Finanziaria (che scende al 492esimo posto dal 467esimo del 2008).

Sulla classifica 2009 di Fortune è forte l'impatto della crisi globale. Un impatto che si percepisce scorrendo la top 20 delle aziende che hanno perso di più. A guidare questa poco lusinghiera classifica è l'americana Fannie Mae. Il colosso parastatale dei mutui immobiliari, salvata dal crac grazie ai soldi dei contribuenti americani governo americano, nel 2008 ha fatto registrare perdite colossali (intorno ai 58 miliardi di dollari) a causa della crisi dei mutui subprime. Al secondo posto c'è la britannica Royal Bank of Scotland che nel 2008 ha registrato la peggior perdita nei 300 anni della sua storia (43miliardi di dollari). La conseguenza più pesante del crollo dei mercati sofferta dall'economia reale si è fatta sentire soprattutto nell'industria automobilistica, che oggi deve affrontare una pesante ristrutturazione. Non è quindi una sorpresa se la terza società a perdere di più sia l'americana General Motors. Il colosso di Detroit, finita in chapter 11 (la procedura di amministrazione controllata) è oggi alle prese con la vendita di pezzi della sua collezione come la tedesca Opel. Nel 2008 ha perso oltre 30 miliardi di dollari. facendola scendere dal nono posto nella classifica 2008 all'attuale 18esima posizione.

Per l'industria dell'auto è un vero terremoto. La crisi ne ha cambiato la geografia economica.Toyota, che guida la classifica settoriale, è al decimo posto assoluto, seguita da Volkswagen(al 14esimo), Ford (al 18esimo), mentre al 23.esimo un'altra grande tedesca: Daimler.Honda è alla posizione 51 mentre, come accennato, 64.esimo posto c'è l'italiana Fiat.

FONTE: Andrea Franceschi (ilsole24ore.it)