lunedì 31 agosto 2009

Fallite altre tre banche negli Stati Uniti


Nella notte fra venerdì e sabato negli Stati Uniti sono fallite altre tre banche, portando a 84 il saldo complessivo dei crack nel 2009. In particolare, le autorità di supervisione hanno decretato la chiusura della Affinity Bank di Ventura in California, della Bradford Bank di Baltimora nel Maryland e della Mainstreet Bank di Forest Lake nel Minnesota. I tre fallimenti costeranno circa 446 milioni di dollari al fondo federale di assicurazione sui depositi, il Fdic. La presidente dell'agenzia, Sheila Bair, ha sottolineato che anche il numero di istituti a rischio è salito, portandosi a quota 416 nel secondo trimestre dell'anno dai 305 del primo. Nella lista sono presenti le banche che, secondo i supervisori, hanno problemi di liquidità, capitalizzazione o qualità degli attivi.

FONTE: ilsole24ore.it

venerdì 28 agosto 2009

La Consob inglese è "no global". Favorevole alla Tobin Tax


Il presidente della Fsa riprende la famosa idea di un'imposta sulle transazioni finanziarie per contrastare gli eccessi del sistema bancario. Dura reazione degli istituti di credito.


La notizia l'ha data oggi il Financial Times. Il foglio rosa, in apertura, dice che il presidente della Fsa (la Consob inglese) non sarebbe contrario all'introduzione di una Tobin Tax per "calmierare" gli eccessi della finanza, soprattutto quella legata alle banche. La «suggestione» di Lord Turner, i capo dei watchdog inglesi, non è di poco conto. Si potrebbe dire che la Fsa è diventata "no global". Ma andiamo con ordine. La provocazione parte dalla preoccupazione che, dopo lo scampato (?) pericolo della grande crisi, «tutto torni come prima». «Se si vuole fermare gli eccessi nei salari pagati da un sistema finanziario gonfiato - dice Turner - bisogna ridimensionare l'importanza del settore o applicare particolari tasse». Non è importante stare a discutere sui bonus dei banchieri, che «è ormai un discorso populista», bensì bisogna intervenire alla radice. Con un'imposizione, appunto. E perché no, non pensare a una sorta di Tobin Tax. La considerazione non è di poco conto. La Tobin Tax, dal nome del suo ideatore il premio nobel per l'economia James Tobin (nella foto), è un balzello che dovrebbe colpire, in maniera modica, tutte le transazioni (nell'idea originale era pensata solo per le valute) sui mercati finanziari. Il fine di questa tassa? Stabilizzare i mercati stessi, penalizzando le speculazioni a breve termine, e contemporaneamente riuscire a raccogliere risorse da destinare da destinare alla comunità internazionale. In particolare ai paesi in via di sviluppo. L'aliquota proposta è bassa, tra lo 0,05 e l'1%. A un tasso dello 0,1% la tassa Tobin dovrebbe garantire ogni anno all'incirca 166 miliardi di dollari. Si tratta di un'impostazione che, quasi dall'inizio della nascita del movimento, è diventata una delle bandiere dei "No global". Anche se, a onor del vero, Tobin non è mai stato contento dell'accostamento al movimento "No global": «Sono un economista - ha più volte detto - Per questo sono favorevole al libero scambio e sostengo istituzioni come il Fondo monetario internazionale o il Word trade organization». Ciò detto, fa comunque un po' impressione che a brandire un vessillo "No global" sia un alto esponente di un mondo che, al contrario, fa proprio della globalizzazione un suo elemento fondamentale di funzionamento e esistenza. Non stupisce, così, che la reazione del mondo bancario sia stata di netto rifiuto. Angela Knight, presidente dall'associazione di settore inglese, ha sottolineato ceh il «financial sector» è un uno dei comparti che danno più posti di lavoro e contribuiscono all'entrate fiscali in Ighilterra.


FONTE: Vittorio Carlini (ilsole24ore.it)

martedì 25 agosto 2009

Da un'idea italiana nasce l'automobile senza tergicristallo


Una fabbrica di innovazioni. Così di potrebbe definire la Fioravanti di Moncalieri, fondata nel 1987 come studio d'architettura da Leonardo Fioravanti – ingegnere, milanese di nascita ma torinese d'adozione – poi passato alla progettazione dei mezzi di trasporto. Settore nel quale si è presto creata una solida fama di innovatore, testimoniata da oltre 35 brevetti internazionali. Se con la concept car Sensiva vista al salone di Torino del 1994 veniva esplorato il tema degli pneumatici intelligenti e "senzienti" – il relativo brevetto è stato poi acquistato dalla Pirelli – e con la Tris - sempre a Torino, ma nel 2000 – quello della razionalizzazione dei componenti (porte laterali e portellone posteriore identici e intercambiabili, come i gruppi ottici anteriori e posteriori), le "passioni" di Fioravanti sono tre: luci, tetto e tergicristalli. Pioniere nell'impiego dei Led e dei fari "intelligenti", protagonisti a Ginevra nel 2001 con la concept Vola su base Alfa, l'anno successivo con la crossover Yak (caratterizzata anche dagli inediti tergicristalli laterali) e nel 2004 con la concept Kite, nel campo dei tetti apribili l'atelier piemontese ha detto una parola nuova proprio con la Vola, il cui tetto ad apertura rotante, andando ad appoggiarsi sul cofano posteriore, non toglieva spazio ai bagagli anche nei viaggi a cielo aperto. Soluzione adottata nel 2004 dal tetto revocromico (a trasparenza variabile a seconda della luce esterna) della Ferrari Superamerica. Quasi a rinsaldare un antico legame, poiché nei 24 anni trascorsi alla Pininfarina l'ingegnere di Moncalieri ha firmato alcune delle Ferrari più belle, dalla Daytona alla Dino Gt, dalla 308 Gtb alla 288 Gto. Un'autentica rivoluzione, poi, è quella che il vulcanico Fioravanti – da gennaio presidente del gruppo carrozzieri dell'Anfia e da luglio vicepresidente della medesima associazione, che rappresenta l'industria automotive nazionale – ha proposto al salone di Ginevra dello scorso anno: la concept car Hidra priva di tergicristallo. Al suo posto, quattro film sottilissimi applicati sul parabrezza: il più esterno idrorepellente, il secondo realizzato con nanopolveri che puliscono il vetro, il terzo composto di sensori che rilevano se il vetro è bagnato, il quarto percorso da una corrente leggerissima che fa funzionare l'intero sistema. E all'eventuale pulizia iniziale, prima di avviare il motore, provvede un sistema che spruzza acqua e aria, anche calda in presenza di ghiaccio. Un'innovazione che ha fatto scalpore, aprendo prospettive concrete e allettanti grazie all'interesse manifestato da un grande produttore («Il primo o secondo a livello mondiale» dice Fioravanti), culminato con una lunga serie di contatti informali. «Ma dopo l'avvio entusiasmante seguito al debutto svizzero – ricorda l'ingegnere – tutto si è fermato, e ancora adesso non accenna a ripartire. È la prima nasata che abbiamo dato nella crisi». Il brevetto è depositato, ma le prospettive appaiono oggi abbastanza problematiche. «Perché – conclude Fioravanti – fino a un certo punto ci possiamo arrivare, ma quando si tratta di addentrarsi nelle nanotecnologie non possiamo fare da soli».

FONTE: Giampiero Bottino (ilsole24ore.it)

lunedì 24 agosto 2009

Made in Italy a caccia dei nuovi ricchi


Le imprese italiane devono agganciare la classe media mondiale che nel 2030 – secondo stime del Centro studi Confindustra – sarà di circa 1,5 miliardi di persone benestanti, ovvero con un pil pro-capite di almeno 30mila dollari (oggi sono circa 1 miliardo, l'80% dei quali nelle economie avanzate). Proprio l'ascesa della classe media nei paesi emergenti rappresenterà un'importante «opportunità di crescita per le imprese italiane», soprattutto in paesi vicini geograficamente, come la Turchia, o culturalmente, come l'Argentina. I nuovi benestanti risiederanno nei Paesi Brics (Brasile, Russia, India e Cina) e in Paesi vicini geograficamente come la Turchia e culturalmente come l'Argentina, tutte economie dove il made in Italy già oggi afferma il suo valore e rappresenta uno status attraverso la forza dei marchi italiani» e nelle quali si dovranno concentrare gli sforzi futuri delle imprese italiane. Il Centro studi di Viale Astronomia sottolinea come «l'incremento della popolazione benestante sarà per lo più concentrato nelle economie considerate non avanzate, dove la schiera degli individui benestanti salirà di un ammontare minimo di 215 e massimo di 611 milioni». L'aumento di individui benestanti nelle economie avanzate, invece, sarà «limitato e oscillante tra un minimo di 60 milioni a un massimo di 89 milioni». Nella ricerca, il Csc considera centrale per le imprese, in particolare quelle del lusso accessibile, avere consapevolezza delle potenzialità di lungo periodo dei nuovi mercati per progettare strategie vincenti e intercettare i nuovi possibili consumatori. e rimangono e rimarranno ancora il principale mercato di sbocco dei prodotti del made in Italy anche se, talvolta, in questi mercati i margini di crescita della domanda sono limitati.

FONTE: ilsole24ore.it

domenica 23 agosto 2009

Pa: l'Italia spende il 4% in più di Pil rispetto alla Germania


Se in Germania tra il 2000 e il 2008 la spesa per il personale pubblico (stipendi più contributi) in percentuale del Pil è scesa dall'8,1% al 6,9%, in Italia, sempre nello stesso periodo di tempo, questi oneri sono aumentati, passando dal 10,4% al 10,9%. A sottolinearlo è il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi. Secondo gli Artigiani, in Italia il costo della pubblica amministrazione è superiore di quasi 4 punti di Pil rispetto alla Germania. «Pertanto, se la spesa della nostra P.A. fosse pari a quella tedesca - rileva Bortolussi - in rapporto al Pil, potremmo risparmiare circa 60 miliardi di euro ogni anno». Altrettanto impietoso è il risultato che emerge dal confronto sulla distribuzione tra i vari livelli istituzionali di questi lavoratori pubblici. Se in Italia il 57% è alle dipendenze dello Stato centrale (e l'altro 43% è impiegato tra Regioni, Asl ed Enti Previdenziali), in Germania solo il 12% lavora per lo Stato centrale, mentre il restante 88% è distribuito tra i Lander e gli altri enti locali. Il confronto mostra risultati leggermente diversi quando si prende come parametro di riferimento la spesa del personale pubblico in percentuale sulla spesa primaria (ovvero, la spesa al netto degli interessi sul debito pubblico). Se in Germania il dato risulta in calo e si attesta nel 2008 al 16,7%, in Italia, rispetto al 2000, abbiamo avuto una dinamica altrettanto discendente ma che si colloca al 25% della spesa primaria: ben 8,3 punti percentuali in più rispetto a quella tedesca. Il numero dei dipendenti pubblici, dunque, per la Cgia, non è troppo in assoluto ma, in rapporto agli abitanti, è maggiore in Italia rispetto ai nostri competitori tedeschi. Infatti, se da noi ci sono 61 dipendenti pubblici ogni mille abitanti (in termini assoluti pari a 3.630.600 unità), in Germania ve ne sono 55 ogni mille abitanti (pari a 4.540.600 unità). «I risultati di questo confronto - conclude Bortolussi - ci dicono che dobbiamo assolutamente accelerare sul fronte della riforma federalista. Oltre a trasferire ulteriori competenze ed autonomia impositiva agli enti locali, si dovrà assolutamente provvedere alla redistribuzione del personale pubblico per consentire una graduale riduzione dei costi ed un miglioramento in termini di efficienza».

FONTE: ilsole24ore.it

venerdì 21 agosto 2009

Anno nero per l'immobiliare. Fatturato di settore giù del 9%


Compravendite a picco del 15% a quota 630mila, fatturato in calo del 9,6% nel settore residenziale e del 20% in quello turistico (seconde case e alberghi), prezzi in calo (-8%). Il 2009 si configura come un anno difficile per il mercato immobiliare: l'impatto della crisi economica internazionale colpisce soprattutto il mercato residenziale, penalizzato dalla riduzione del potere di spesa delle famiglie e dalla stretta delle banche nella concessione dei mutui. Ma, se i primi sei mesi dell'anno sono stati 'neri', le prospettive per il secondo semestre sono di un "leggero miglioramento". La ripresa vera e propria, però, è attesa a partire dal 2010, a patto tuttavia che le banche allentino la morsa sul credito e che l'inflazione torni a salire mettendo così le ali al tradizionale bene rifugio degli italiani: il mattone . Sono queste le previsioni per il mercato immobiliare italiano secondo Scenari Immobiliari.
Sulla base dei dati del primo semestre, l'Istituto ha rivisto al ribasso la stima sul fatturato 2009 dell'intero settore: rispetto al 2008, si avrà un calo del 9,1%(a quota 110,8 miliardi di euro). Meno penalizzato il settore terziario-uffici, con un -4%, anche perché il comparto continua ad essere il preferito dagli investitori istituzionali. Si riduce dell'1,3%, in un anno, il commerciale, dove la contrazione del segmento retail è in parte compensata dalle nuove aperture della grande distribuzione. Forti difficoltà, invece, per il comparto industriale con un calo del 15,6% del giro d'affari 2009. Quanto al mercato residenziale, il numero di compravendite, nel primo semestre, è calato di circa il 17% rispetto allo stesso periodo del 2008. Nel secondo trimestre il calo però è stato meno accentuato rispetto al primo. Anche per la discesa dei prezzi si è avuto un trend analogo: da -4,5% delle quotazioni nel primo trimestre, si è passati a -3,9% nel secondo. «Non si tratta di una inversione del ciclo, ma di segnali che vanno nella direzione positiva. In questa logica va vista anche la forte ripresa della domanda reale con visite, fortemente aumentate, negli uffici vendita dei cantieri e nelle agenzie immobiliari», spiega Scenari Immobiliari. Nella prima parte del 2010 i prezzi dovrebbero restare sui livelli di fine 2009.

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 20 agosto 2009

Controlli Gdf su posti di vacanza


Scoperti 44 evasori totali

«Dal 1° luglio di quest’anno fino a ferragosto, la Guardia di Finanza ha eseguito, lungo le coste italiane, oltre 1.000 verifiche e controlli contro l’evasione fiscale e l’economia sommersa, nei confronti delle attività tipiche della stagione estiva: alberghi e affittacamere (256), ristoranti e pizzerie (237), bar e gelaterie (204), stabilimenti balneari (181), villaggi turistici (47), campeggi (26), discoteche e locali da ballo (24). Ben 44 di queste attività, pur operando alla luce del sole, erano evasori totali, vale a dire soggetti completamente sconosciuti al fisco, non avendo mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi». È il bilancio dell’operazione estiva contro l’evasione delle Fiamme Gialle. «Si tratta di 15 alberghi, 5 affittacamere, 11 fra ristoranti e pizzerie, 10 bar, 3 stabilimenti balneari, individuati in Campania (18 casi), Toscana (7), Sicilia (6), Lazio (8), Marche (3), Emilia Romagna (2), per un’evasione complessiva pari a circa 36 milioni di euro di redditi non dichiarati e a circa 13 milioni di IVA evasa. Fra i casi più singolari, quello di tre stabilimenti balneari abusivi scoperti sul litorale di Nettuno, che, oltre ad operare in evasione d’imposta, occupavano illegalmente un’area demaniale di oltre 1.800 mq, proponendo un affitto mensile di un ombrellone e lettino a prezzi assolutamente concorrenziali (70 euro) rispetto agli stabilimenti regolari, sottraendo diversi clienti a questi ultimi», continuano le Fiamme Gialle. «1.563 i casi di mancata emissione di scontrini o ricevute fiscali riscontrati durante i controlli sui litorali, che hanno riguardato per 618 irregolarità altrettanti ristoranti e pizzerie, per 605 casi bar e gelaterie, nonchè 256 stabilimenti balneari e 73 alberghi e affittacamere. Le verifiche ed i controlli sono stati estesi anche al riscontro della presenza di lavoratori in nero ed irregolari, che normalmente aumentano nella stagione estiva proprio nelle attività tipiche di questo periodo», spiega la Gdf. «95 sono state in tutto le imprese che avevano fatto ricorso alla manodopera irregolare, individuate in Campania (21 casi), Puglia (17), Emilia Romagna (12), Calabria (10), Sicilia (8), Sardegna (6), Toscana (5), Lazio (5), Liguria (4), Friuli Venezia Giulia (3), Marche (2), Veneto (2). 315 sono stati i lavoratori irregolari nel complesso scoperti, di cui 271 completamente in nero», continuano le Fiamme Gialle. «Fra i casi più eclatanti, i 7 stabilimenti balneari sul lungomare di Pozzuoli, Licola e Varcaturo, dove sono stati trovati ben 41 lavoratori irregolari, nonchè 2 pizzerie e una struttura alberghiera a Gallipoli in cui sono stati individuati in tutto 14 lavoratori in nero.Particolare attenzione è stata rivolta altresì al fenomeno degli affitti in nero: 414 sono i controlli effettuati nelle località balneari più rinomate, concentrati principalmente nel Lazio, in Sicilia, Emilia Romagna, Puglia, Campania, Liguria, Calabria, Sardegna e Toscana. L’ammontare degli affitti in nero scoperti è in tutto pari a circa 700 mila euro, per lo più derivanti da locazioni stagionali o per brevi periodi», contina la Gdf. «Tra i risultati più significativi», proseguono le Fiamme Gialle, «quello ottenuto in provincia di Grosseto dove, a seguito di una verifica fiscale svolta nei riguardi di una famiglia proprietaria di numerosi appartamenti presso l’Isola del Giglio, la Gdf ha scoperto che i locali venivano dati in locazione ai vacanzieri estivi, realizzando una evasione di circa 4 milioni di euro nel giro di pochi anni. Nelle località turistiche è stato infine concentrato in questi mesi il piano straordinario di controlli avviato dalla Guardia di Finanza nello scorso maggio, volto a identificare i possessori di beni di alto valore economico, le cui risultanze vengono poi incrociate con i redditi ufficialmente dichiarati».


FONTE: lastampa.it

martedì 18 agosto 2009

Fisco, in sette mesi evasi 3,3 miliardi


Bilancio della Guardia di Finanza

Ammonta a 3,3 miliardi di euro la cifra dei redditi evasi "oltre confine" e constatata dalla Guardia di Finanza nei primi sette mesi dell’anno; di questi, 1,1 miliardi sono stati scovati nelle transazioni e nelle operazioni finanziarie con i cosiddetti paradisi fiscali. A fornire i dati sono le stesse Fiamme Gialle, con il bilancio dell’attività svolta nel periodo gennaio-luglio 2009. Del valore complessivo, inoltre, oltre 600 milioni di euro sono stati trovati a soggetti e imprese che, per sfuggire al fisco, avevano falsamente localizzato la propria residenza o la sede della propria attività all’estero ed altri 1,6 miliardi nelle stabili organizzazioni di imprese estere operanti in Italia non dichiarando nulla al fisco. Si tratta, sottolinea la Guardia di Finanza, di «valori in linea con i risultati del corrispondente periodo del 2008, che si è chiuso in questi settori con i risultati più alti di sempre».

FONTE: lastampa.it

venerdì 14 agosto 2009

170mila italiani sotto indagine per i conti nei paradisi fiscali


La stretta sui paradisi fiscali avviata a giugno messa in atto di recente dal piano anticrisi del Governo comincia a mostrare i propri effetti: i patrimoni individuati all'estero riguardano finora 170.000 italiani. Lo annuncia il direttore generale dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera al Tg1. «C'è stata una stretta fortissima. Tutti i capitali detenuti illegalmente all'estero vengono considerati reddito nel momento in cui vengono scovati - spiega - Abbiamo una lista di circa 500 nominativi sequestrati ad un avvocato svizzero recentemente arrestato dalla Procura di Milano. Abbiamo una lista di conti presenti presso Ubs Italia che si presume abbiano qualche riferimento con Ubs Svizzera. Abbiamo la lista dei detentori di capitali nelLiechtenstein: ma quello che è importante è che stiamo incrociando i dati che per legge gli intermediari finanziari devono darci per la movimentazione da e per l'estero di capitali con le dichiarazioni che i cittadini italiani che hanno all'estero devono altrettanto fare e abbiamo ben 170 mila nominativi sotto indagine».

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 13 agosto 2009

Crisi, la Bce: vicino il punto di svolta


La recessione globale è «vicina al punto di svolta». Ne è convinta la Bce che nel suo bollettino mensile di agosto sottolinea i «crescenti segnali» in questo senso e come il ritmo di contrazione dell’economia dell’eurozona stia «chiaramente diminuendo». La banca centrale europea si attende comunque che nell’eurozona «l’attività economica rimanga debole nella restante parte dell’anno». Nel 2010 «a una fase di stabilizzazione seguirebbe una graduale ripresa con tassi di crescita trimestrali di segno positivo». Una previsione che tiene conto di «effetti avversi ritardati» che si concretizzeranno nei prossimi mesi, come «l’ulteriore deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro». Il consiglio direttivo della Bce avverte dell’«elevata incertezza» e della «perdurante variabilità» dei prossimi mesi, ma sottolinea che i rischi sono «bilanciati». Effetti positivi superiori al previsto sulla crescita potrebbero venire «dalle vaste misure di stimolo macroeconomico messe in atto e dagli altri interventi sul piano delle politiche». Inoltre «il clima di fiducia potrebbe migliorare più rapidamente rispetto alle aspettative correnti». Rischi al ribasso invece potrebbero essere rappresentati da «interazioni negativa più intense o prolungate tra l’economia reale e le turbolenze finanzarie, nuovi rincari del petrolio e delle altre materie prime, maggiori spinte protezionistiche, condizioni del mercato del lavoro più favorevoli delle attese» e «una correzione disordinata degli squilibri internazionali». L’inflazione nel 2009 si attesterà «allo 0,4%, all’1,1% per il 2010», mentre «per il 2011 è previsto un aumento dell’inflazione all’1,6%». I dati -contenuti del bollettino di agosto della Banca Centrale Europea- sono i risultati delle aspettative sull’inflazione nell’area dell’euro formulate da esperti di istituzioni finanziarie e non finanziarie con sede nell’Unione europea. Segnali di ripresa in Francia e Germania. Il prodotto interno lordo in Germania nel secondo trimestre di quest'anno ha messo a segno una crescita dello 0,3% rispetto al primo trimestre. Lo riferisce l'istituto federale di statistica. L'economia francese è "uscita dal rosso" con una crescita del Pil dello 0,3% nel secondo trimestre di quest'anno. Lo ha detto il ministro dell'Economia Christine Lagarde ai microfoni di Rtl.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 12 agosto 2009

Industria, migliora la fiducia in Italia e Gran Bretagna


Sono Italia e Gran Bretagna i due paesi che secondo uno studio di Kpmg anticipato dal Financial Times guidano la ripresa nel settore manifatturiero in Europa. Come scrive il quotidiano della City «l'ottimismo circa i trend di produzione è tornato ai livelli visti prima dell'intensificarsi della crisi alla fine dello scorso anno e annuncia una crescita nell'attività manifatturiera a metà del 2010». L'indagine, che ha preso in esame 3.700 industrie continentali (ma anche 1.800 nei paesi Bric, con il Brasile a guidare il drappello), rileva che dal minimo toccato a gennaio con un indice - basato sulle aspettative delle imprese - ruzzolato a -10,2 si è passati al +28 di luglio, «il livello più alto da gennaio 2008». I paesi con i picchi attualmente più positivi sono la Gran Bretagna con 53,8 e l'Italia con 48,9. «La Gran Bretagna e l'Italia potrebbero aver aperto la strada all'ottimismo, ma il fatto che così tanti paesi vicini hanno messo a segno oscillazioni dai 30 ai 40 punti deve essere di buon augurio per il futuro», spiega Alan Buckle, numero uno globale per l'advisory a Kpmg. Ma attenzione: dalla dalla stessa ricerca emerge che le industrie manifatturiere europee prevedono ancora tagli negli investimenti e questo fa capire, sottolinea Buckle, che «non ci siamo ancora allontanati con decisione dal punto più basso del ciclo economico». La settimana scorsa era stato l'Ocse a sostenere che l'Italia e la Francia sarebbero i paesi europei (stando al superindice di giugno messo a punto dall'organizzazione internazionale con base a Parigi, anticipatore dei prossimi sei mesi di ciclo economico) che hanno maggiori chance di ripresa. Secondo altri dati publicati sull'Economist, forniti da Markit e dallo statunitense Institute for Supply Management (Ism), invece, mettendo a confronto i livelli di luglio con quelli dello scorso dicembre, il manifatturiero vedrebbe nelle migliori posizioni in Europa sempre la Gran Bretagna (tornata oltre quota 50, ovvero in fase di espansione) seguita da Francia, Spagna e Germania. Complessivamente, a livello mondiale davanti a tutti c'è la Cina, seguita proprio dal Regno Unito, poi da Giappone e Stati Uniti. L'Italia - secondo questi dati, ottenuti da interviste ai manager degli acquisti - sarebbe il fanalino di coda dei paesi maggiormente sviluppati con un indice in risalita intorno a 45. Il belpaese è sorpassato dalla Spagna, che a dicembre aveva toccato il fondo inabissandosi sotto quota 30 ma adesso sembrerebbe reagire meglio. Quanto alla Gran Bretagna, la Banca d'Inghilterra a metà settimana aveva comunque avvertito che la recessione oltre Manica appare «più profonda del previsto». Insomma, un quadro ancora non definito, seppure con venature di ottimismo che fino a qualche mese fa erano ancora meno evidenti.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 11 agosto 2009

Dal Ponte alla Tav: al Sud impegni al 22%


Lo Stato ha impegnato dal 2002 a oggi nelle grandi opere del Mezzogiorno 14 miliardi rispetto a un costo iniziale del programma della legge obiettivo nel Sud di 30,4 miliardi. La cifra è contenuta nell'allegato al Dpef varato lo scorso luglio. Nei sette anni della legge obiettivo, quindi, sono state finanziate e appaltate con risorse effettive metà delle grandi opere previste nel Sud. Lo stesso Dpef e il recente studio della Camera dei deputati sull'attuazione della legge obiettivo ricordano però che il Cipe ha aggiornato il costo del programma della legge obiettivo, portando gli investimenti al Sud a 61.271 milioni. La quota impegnata si abbassa così al 22,8%. Se infine si assume il dato stimato dal rapporto della Camera di un costo effettivo delle opere localizzate al Sud di 119 miliardi, la quota impegnata scende all'11,7 per cento. Numeri significativi in linea astratta. Anzitutto perché le somme impegnate non sono ancora spese. Impegnate vuol dire che ci sono progetti, appalti affidati e risorse accantonate: per spenderle, però, passano anni. Di 16 general contractor che hanno cominciato a lavorare al sud dal 2002 a oggi, solo uno ha finito i lavori: il macrolotto della Salerno-Reggio da Sicignano e Atena. Uno è al 77% (Catania-Siracusa), uno al 50% (Gioia Tauro-Scilla). Tre sono fra il 10 e il 25 per cento, tre sotto il 5, sei sono fermi a zero (compreso il Ponte sullo Stretto). Un dato ufficiale delle somme effettivamente erogate con la legge obiettivo non esiste, ma certamente non supera il 5-6% del programma. Lo conferma la relazione Cipe sullo stato di attuazione della legge obiettivo dello scorso marzo: a fine 2008 i mutui effettivamente attivati ammontavano a soli 8.836 milioni in tutta Italia. Il problema della realizzazione di poche strategiche opere nel Sud resta. Berlusconi promette ora nuovi commissari e procedure eccezionali per accelerare. La linea del governo è che la questione meridionale sia, per una quota prevalente, questione infrastrutturale. Alle regioni si rimprovera di aver polverizzato la spesa con programmi inadeguati. La nuova agenzia per il Sud dovrebbe fare da stimolo. Lo Stato non sembra però nella posizione di dare lezioni proprio perché ha polverizzato per primo. Più interessante allora prendere un gruppo di pochissime opere che maggioranza e opposizione riconoscono come prioritarie e vedere a che punto siamo. Al primo posto per condivisione l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, che il Dpef 2002 prometteva di chiudere entro il 2006. Oggi la data di ultimazione lavori è al 2013 e sarà ancora aggiornata. Notevoli passi avanti nel finanziamento: con l'ultima quota Fas copre quasi tutti i 9.665 milioni del costo. Le difficoltà sono tutte in fase esecutiva, anche per la pressione della criminalità organizzata. Sono stati sospesi i certificati antimafia a una sessantina di subappaltatori. I general contractor e le associazioni imprenditoriali chiedono liste di imprese vagliate da prefetture e procure per superare l'impasse. Ancora nel mondo dei sogni un'altra opera che tutte le forze politiche dicono di volere: la modernizzazione della ferrovia a sud dell'alta velocità, sull'asse Salerno-Reggio Calabria-Palermo-Catania. La progettazione Fs è allo stato iniziale e al momento non ci sono risorse impegnate. Il costo è faraonico: 11.324 milioni. Terza priorità condivisa è la statale 106 Jonica. L'Anas ha attivato da tempo il lavoro di progettazione, ma rispetto ai 15.338 milioni di costo aggiornato (studio Camera), la cifra impegnata riportata dal Dpef è di soli 770 milioni, nonostante siano avviati appalti per quasi tre miliardi. Ci sono poi due opere più controverse, per altro ferme ai blocchi di partenza. Il governo vuole il Ponte sullo Stretto, per cui il supercommissario Ciucci ora dovrà approvare contratti rivisti con i general contractor e un piano finanziario che parte dal finanziamento statale di 1,3 miliardi e deve arrivare a coprire 6,1 miliardi di costo. Al centro-sinistra piace invece la ferrovia veloce Napoli-Bari. Fu voluta da Massimo D'Alema premier. La progettazione procede a pezzi: il costo è di 3.377 milioni secondo il Dpef, superiore ai cinque miliardi secondo gli ultimi aggiornamenti Fs.

FONTE: Giorgio Santilli (ilsole24ore.it)

sabato 8 agosto 2009

Regione per regione ecco i benzinai «low-cost»


L'aumento dei prezzi della benzina ha rilanciato il tema delle cosiddette "pompe bianche". Sono i distributori senza marchio, al di fuori della rete ufficiale e presenti su tutto il territorio nazionale, ma non sulle autostrade. Un fenomeno in costante crescita: secondo le prime stime dei dati aggregati del 2008, ha ricordato il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, sta calando il numero dei punti vendita di proprietà delle compagnie, mentre crescono i retisti convenzionati e le "pompe bianche", dove rifornirsi a prezzi minori. Una tendenza che appare accentuarsi nel 2009. Federconsumatori ha stilato una lista di questi benzinai "low-cost": quelli censiti dall'associazione sono circa trecento, anche se non esiste un monitoraggio ufficiale. Le regioni dove, stando alla lista, esiste un maggior numero di "pompe bianche" sono le Marche (36), la Lombardia (35), il Veneto (34), il Lazio (29) e l'Emilia Romagna (20). Per avere una maggiore concorrenza sul mercato, secondo Federconsumatori, il numero di distributori indipendenti dovrebbe raggiungere, nel giro di un anno, un numero pari ad almeno il 10% dell'intero sistema di distribuzione. Sul territorio nazionale ci dovrebbero essere, cioè, almeno 2.000 pompe bianche. In questo modo, secondo Federconsumatori, gli automobilisti potrebbero ottenere un risparmio anche di 8-10 centesimi al litro e di 0,3 punti per le ricadute sul tasso di inflazione, pari a 108 euro annui di costi diretti e 90 euro annui di costi indiretti. Anche sui margini di risparmio, però, il dato non è univoco. Riccardo Comini, segretario nazionale di Adiconsum, parla di un risparmio medio di due centesimi al litro «che può essere però più alto in quelle località dove c'è una maggiore affluenza di clienti». Ed è proprio l'Adiconsum a chiedere che le "pompe bianche", elemento di ulteriore concorrenza del mercato, siano presenti anche sulla rete autostradale. Questo, spiega l'associazione, «per eliminare il peso delle royalty che incidono per circa 10 centesimi su ogni litro di benzina fatto in autostrada. Royalty assurda dato che il consumatore già paga il servizio autostradale. Secondo Adiconsum lo sviluppo delle pompe bianche e delle pompe di benzina presso i supermercati, già in atto negli altri Paesi europei, sono «elementi indispensabili per instaurare una reale concorrenzialità tra le compagnie petrolifere». È giusto, prosegue l'Adiconsum, «l'invito del ministro Scajola a verificare il prezzo prima di fare il pieno - spiega l'associazione - ma vorremmo ricordare al ministro che la stragrande maggioranza dei distributori non espone il prezzo sui totem». L'automobilista, pertanto, «è costretto a fare il "giro delle sette chiese" per verificare il distributore più conveniente». La sensibilità dei consumatori in tema di caro-benzina sta comunque aumentando. «La gente sta molto attenta e deve essere trattata bene», racconta il gestore di una "pompa bianca" che opera a Magenta, in Provincia di Milano. Un altro benzinaio "low-cost", in provincia di Bologna, racconta che, nel suo distributore, i prezzi della benzina sono rimasti immodificati «dall'inizio dello scorso mese. La benzina costa 1,235 euro al litro, il gasolio 1,049. Sono sempre di più, comunque, i clienti che cambiano macchina o convertano la vecchia per passare dalla benzina al metano che da noi costa 84 centesimi al chilo». In Italia esistono poi gli impianti di rifornimento collegati alla grande distribuzione organizzata che offrono sconti sul prezzo della benzina e del gasolio. Auchan, per esempio, dispone già di 28 stazioni collegate agli ipermercati della catena, con l'obiettivo di arrivare, entro due anni, alla copertura totale degli impianti di rifornimento su tutti i 52 punti vendita della rete italiana. Oltre alle liste delle pompe bianche stilate dalle associazione dei consumatori, esistono anche siti, come Prezzibenzina.it che offrono un servizio online, indicando, per ogni località, i distributori più convenienti. I dati vengono inseriti volontariamente, soprattutto dagli automobilisti, ma anche dai gestori delle stazioni di servizio.

FONTE: ilsole24ore.it

venerdì 7 agosto 2009

Pil nel secondo trimestre -6%


È il peggior dato dal 1980


Il Pil italiano arretra del 6% su base annua anche nel secondo trimestre del 2009. Lo comunica l'Istat, spiegando che ad aprile-giugno il Pil (corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato) è diminuito del 6% rispetto allo stesso periodo del 2008, segnando la stessa flessione del primo trimestre di quest'anno (-6%), quando ha segnato il dato più negativo dal 1980, anno d'inizio della serie storica. Rispetto ai primi tre mesi del 2009 invece - aggiunge l'istituto di statistica - il Pil è calato dello 0,5%, un dato migliore del -2,7% congiunturale del primo trimestre (cifra rivista al ribasso dal -2,6% indicato a giugno). I dati diffusi oggi, precisa l'Istat, sono una stima preliminare, mentre quelli definitivi saranno resi noti il 10 settembre con i Conti economici trimestrali. Dopo i dati sull'andamento del Pil nei primi due trimestri dell'anno, la crescita "acquisita" per il 2009 diventa negativa del 5,1 per cento. La crescita acquisita, aggiunge l'istituto di statistica, è quella che si otterrebbe a fine anno «con una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri». Nel Dpef, invece, il governo ha previsto per il 2009 un calo del prodotto interno lordo pari a -5,2 per cento.

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 6 agosto 2009

La Bertone passa alla Fiat, via libera del governo


Il Lingotto investirà 150 milioni di euro nei prossimi tre anni e assorbirà 1137 dipendenti della carrozzeria piemontese

Via libera del Ministero dello sviluppo economico alla cessione della carrozzeriaBertone alla Fiat. Il piano industriale valutato positivamente dai Commissari stessi e approvato dal Comitato di Sorveglianza è stato giudicato positivamente anche per la tutela degli interessi dei creditori. Il ministero spiega poi che l'offerta Fiat «prevede un importo economico superiore a quello delle altre offerte e una prospettiva industriale a lungo termine e consentirà di garantire il futuro di uno stabilimento storico dell'industria piemontese». Il piano prevede «il riassorbimento di tutti i 1.137 dipendenti, che verranno gradualmente reinseriti nelle loro mansioni, e l'integrazione con la Chrysler per la produzione in Italia di alcuni modelli della Casa americana». «Fiat ha inoltre precisato che le risorse che saranno investite nel rilancio della Bertone, pari a circa 150 milioni di euro nei prossimi tre anni, sono aggiuntive rispetto al piano industriale del Gruppo per l'Italia e non andranno, dunque, a deprimere gli investimenti negli altri siti produttivi nazionali».

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 5 agosto 2009

Ancora rincari per la benzina


15 euro in più per chi viaggia

È durato poco il primato di Agip su benzina e diesel. Il sorpasso su entrambi i prodotti è arrivato da Shell: 1,35 euro/litro sulla verde e 1,17 euro/litro sul diesel. Il dato emerge dal consueto monitoraggio di quotidianoenergia.it che ha riscontrato comunque rialzi per tutte le compagnie che si sono allineate, millesimo più millesimo meno, ad Agip. Shell ha aumentato di 3,5 centesimi labenzina (salendo così a 1,349 euro/litro) e di 3 centesimi il diesel andando a 1,169 euro/litro.Api-IP hanno rialzato la benzina di 2 centesimi, a 1,339 euro/litro, e il diesel di 2,2 centesimi, portandolo a 1,161 euro/litro. Erg ha rincarato di 3 centesimi la verde a 1,339 euro/litro e di 1,9 centesimi il diesel a 1,158 euro/litro. Esso è intervenuta con +2 centesimi sia sulla benzina che sul diesel salendo, rispettivamente, a 1,339 e 1,163 euro/litro. Ancora, Q8 ha aumentato di 2,2 centesimi la benzina, a 1,335 euro/litro, e di 2,3 centesimi il diesel, a 1,161 euro/litro. Tamoil ha rivisto all'insù la verde di 2,4 centesimi, a 1,339 euro/litro e di 2,2 centesimi il diesel a 1,161 euro/litro. Infine Total ha corretto al rialzo di 2 centesimi la benzina, a 1,339 euro/litro, e di 1,5 centesimi il diesel, a 1,158 euro/litro. Secondo il Codacons la ricaduta sulle tasche degli automobilisti dei recenti aumenti dei carburanti è di 15 euro. «I nuovi rialzi dei listini dei carburanti decisi dalle compagnie petrolifere portano oggi la verde a sfiorare quota 1,35 euro al litro, e aggraveranno la spesa delle famiglie in partenza per le vacanze» afferma l'associazione che tutela i consumatori. «Ogni anno si verifica la stessa situazione, con aumenti concomitanti agli esodi dei cittadini - afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi - dal momento che il governo su questo fronte è assolutamente immobile, ci appelliamo ad Antitrust e Mister Prezzi affinché indaghino sui rincari dei carburanti decisi in questi giorni da tutte le compagnie petrolifere». La doppia velocità e «le speculazioni sui carburanti - conclude Rienzi - peseranno sulle vacanze degli italiani che decideranno di viaggiare utilizzando l'automobile, per un importo compreso tra 10 e 15 euro ad automobilista, considerando partenza, ritorni e spostamenti vari».

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 3 agosto 2009

Enel sposa i francesi di Edf per il nucleare in Italia


Enel e Edf hanno annunciato oggi la costituzione di una joint venture denominata Sviluppo Nucleare Italia srl, che ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione nel nostro paese di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata Epr, come previsto dal Memorandum of understandign firmato daEnel e Edf il 24 febbraio scorso dutante il summit Francia-Italia di Roma. Enel e Edf, si legge in una nota, possiederanno il 50% ciascuno della joint venture e la società, a responsabilità limitata e di diritto italiano, avrà sede a Roma. La gestione della società sarà affidata a un consiglio di amministrazione composto da 8 membri: quattro espressione di Edf, tra i quali il presidente e il vicepresidente, e gli altri quattro designati da Enel, tra cui sarà individuato l'amministratore delegato. «La costituzione di Sviluppo Nucleare Italia - si legge nella nota congiunta - segna il primo, decisivo passo avanti nella realizzazione del progetto nucleare italiano e viene subito dopo l'approvazione della legge delega del 9 luglio 2009 (il ddl sviluppo n.d.r.) che ha creato le condizioni per il ritorno del nucleare in Italia".

FONTE: ilsole24ore.it

domenica 2 agosto 2009

Una scossa anti-crisi da 11 miliardi


Voto di fiducia sul decreto anticrisi. Il provvedimento, corretto subito dopo dallo stesso Consiglio dei ministri, è stato approvato dal Consiglio dei ministri con 166 voti a favore, 109 contrari. Al voto non hanno partecipato i due senatori del Movimento per l'Autonomia, Giovanni Pistorio e Vincenzo Oliva. Il testo che approda al Quirinale per la promulgazione, contestualmente al decreto correttivo, è dunque quello licenziato dalla Camera attraverso il maxiemendamento su cui è stata posta la fiducia. Un provvedimento cui il Governo affida la possibilità di dare una spinta all'economia attraverso la detassazione al 50% degli utili reinvestiti in nuovi macchinari e apparecchiature, che vede la riedizione ancorchè corretta dello scudo fiscale, e che si è arricchito in corso d'opera di un'altra serie di norme, tra cui il graduale allungamento dell'età pensionabile per le donne del pubblico impiego (nel 2010 si passa da 60 a 61 anni, poi l'età sale di un anno ogni due per arrivare a 65 nel 2018), ma anche la sanatoria per le golf e le badanti: costa 500 euro per ogni lavoratore. Per la regolarizzazione delle colf è richiesta una soglia di reddito di 20mila euro per i datori di lavoro single e di 25mila euro per una famiglia. In sostanza - secondo quanto ha spiegato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti - si tratta di un complesso di interventi che aggiornano la manovra triennale anticipata da oltre 30 miliardi approvata dal Parlamento nell'agosto dello scorso anno. Dalle note redatte dai tecnici del Servizio del Bilancio della Camera, si apprende che il piano anticrisi complessivo contenuto nel Dpef reperisce risorse lorde pari a circa 27,3 miliardi per il quadriennio 2008-2011 (2,7 mld nel 2008, 11,4 nel 2009, 7,5 nel 2010, e 5,8 nel 2011), pari all'1,8% del Pil. Lo stesso Dpef quantifica in 11,5 miliardi nel 2009-2011 gli impieghi del decreto: «Ha effetti neutrali sulla finanza pubblica, poichè utilizza quota di maggiori entrate e minori spese». Dalla tabella inserita nel Dpef relativamente agli effetti finanziari del provvedimento, si ha conferma che sono previste maggiori entrate per 1,08 miliardi nel 2009, minori spese per 154 milioni. Tra le minori entrate, 513 milioni sono appostati alla voce «sospensione di tributi e contributi per il sisma in Abruzzo» mentre per la detassazione degli investimenti in macchinari (la «Tremonti- ter»), si prevedono minori incassi per 1,8 miliardi nel 2010, 2,3 miliardi nel 2011. Come previsto, l'agevolazione potrà essere fruita a partire dal saldo di giugno 2010. Per quel che riguarda le maggiori spese correnti, si segnala il finanziamento di 510 milioni per «la proroga delle missioni di pace». Il Parlamento chiude per riaprire a metà settembre, quando sarà il momento di mettere mano alla Finanziaria, l'ultima nell'attuale stesura e configurazione, che avrà un contenuto sostanzialmente "tabellare". Era già chiaro prima, ma soprattutto dopo l'esplodere della crisi finanziaria globale il ricorso ai decreti legge appare ormai come lo strumento prevalente. Alla Finanziaria il compito di operare variazioni al Bilancio a legislazione vigente, appostando le macrocifre. «L'iter del decreto si chiude in maniera ridicola e rocambolesca. Si registra l'assoluta assenza di una strategia complessiva che sappia rispondere a una crisi che sta mordendo la nostra economia», ha osservato per l'opposizione Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. La replica della maggioranza è affidata a Gaetano Quagliariello, vice presidente vicario dei senatori del Pdl: «La stagione parlamentare si chiude con la dimostrazione di una maggioranza solida e mai così compatta. La sinistra dovrebbe finalmente prendere atto della realtà». E l'Idv chiede a Napolitano di non firmare. Tra le misure portanti del provvedimento si segnala il bonus occupazione, introdotto in via sperimentale per il 2009 e il 2010, mentre per la commissione di massimo scoperto è previsto un corrispettivo dello 0,5% per la messa a disposizione delle somme. Poi la sanatoria per i verbali elevati entro il 31 dicembre 2004 relativi a multe automobilistiche. Quanto alla lotta all'evasione, gli ispettori del fisco potranno accedere ai dati della Banca d'Italia, Consob e Isvap, d'intesa con le stesse autorità di vigilanza.

FONTE: ilsole24ore.it