sabato 31 ottobre 2009

Crollano gli utili di Nintendo : -52%


Tra aprile e settembre vendute 5,75 milioni di consolle Wii contro le oltre 10 milioni dello stesso periodo 2008

Utili più che dimezzati (-52%) nei primi sei mesi dell’anno fiscale per la Nintendo, mentre le vendite della sua consolle per videogiochi Wii vanno a picco a riflesso di un mercato che sembra mostrare segni di saturazione. Tuttavia la dinamica di queste segmento è articolata, anche perché è il terreno di una accesa competizione e le vendite di Nintendo potrebbero risentire delle manovre delle rivali Sony, con la Playstation III, e Microsoft, con la Xbox360.

LA RISCOSSA DI SONY - In particolare Sony si era mossa in ritardo negli anni scorsi nel sfornare la nuova versione della sua consolle, che è la più costosa ma anche l’unica che legge i blu-Ray i dischi ottici ad alta definizione. Secondo gli analisti inoltre Nintendo sta risentendo anche della crescente popolarità dell'Iphone di Apple come piattaforma per i giochi da palmare. Di recente, in preparazione del cruciale periodo natalizio, tra i vari produttori sono state decise riduzioni dei prezzi. Oggi Nintendo ha riferito che tra aprile e settembre ha venduto 5,75 milioni di Wii, contro oltre 10 milioni dello stesso periodo di un anno prima, un calo del 42,5%. Il fatturato totale del gruppo è diminuito del 34,5%, a 548,01 miliardi di yen, circa 4,1 miliardi di euro, mentre l’utile netto è calato del 52% a 69,49 miliardi di yen, vale a dire 519 milioni di euro.

FONTE: corriere.it

giovedì 29 ottobre 2009

La Ue investe 300 milioni sull'auto intelligente


Auto intelligenti in grado di comunicare con i semafori per dare in tempo reale la loro posizione e ricevere istruzioni sulla strada migliore da prendere per evitare le code: per la Commissione Ue è questo il futuro delle nuove tecnologie che aziende e Stati devono impegnarsi a sviluppare ed applicare. Per incoraggiarli, Bruxelles ha stanziato 300 milioni di euro per i «progetti del futuro».

«Internet può aiutare a risolvere le sfide di tutti i giorni, le applicazioni on line hanno già migliorato i nostri trasporti», ha detto oggi il commissario ai Media,Viviane Reding. Auto e semafori intelligenti sono già realtà ad esempio in Svezia, spiega la Commissione, dove grazie alla nuova gestione del traffico sono diminuite le code, le attese per i mezzi pubblici e le emissioni di gas nocivi.

Ma le applicazioni «smart», ovvero tutti quegli oggetti che grazie ai chip comunicano con le infrastrutture madri scambiandosi grandi quantità di dati, posso essere utili anche in altri settori. Come quello sanitario: per Bruxelles, che invita i 27 a puntare sulla ricerca e le nuove tecnologie, anche l'assistenza domiciliare ad anziani o malati cronici potrebbe diventare più semplice e meno dispendiosa grazie a macchine che i medici siano in grado di controllare a distanza.

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 28 ottobre 2009

Scudo fiscale, tensione Italia-Svizzera


Berna convoca il nostro ambasciatore dopo le ispezioni nelle filiali elvetiche

La Svizzera ha deciso di convocare l’ambasciatore italiano a Berna per chiedere spiegazioni sulle perquisizioni compiute ieridalla Guardia di Finanza nelle banche svizzere in Italia. La notizia, confermata dall’ambasciata d’Italia a Berna, è riportata da diversi media elvetici. L’ambasciatore dovrà spiegare «un’azione percepita dal Consiglio federale come discriminatoria», ha annunciato il portavoce del governo federale André Simonazzi. Il Consiglio (governo) federale ha discusso della questione durante la sua riunione settimanale di oggi. La situazione «ci preoccupa», ha sottolineato il ministro dell’Interno Pascal Couchepin, che ha parlato di «razzie» contro gli istituti bancari svizzeri.

FONTE: lastampa.it

martedì 27 ottobre 2009

Il test per misurare lo stato di salute dell'azienda


Non è possibile sintetizzare l'andamento dell'aziendasemplicemente osservando qualche numero. È vero però che talvolta i «sintomi» sono evidenti, solo che li si voglia guardare e prendere in esame. Oggi le pmi soffrono di problemi più volte ripetuti, schiacciate da un lato dalla riduzione dei margini economici, a sua volta provocata dalla situazione di crisi e dalla crescente concorrenza globale, e dall'altro dalla forte tensione finanziaria, prodotta dalle difficoltà di gestione degli incassi e dei pagamenti. In un tale contesto, diventa sempre più importante saper «leggere» i dati economico-patrimoniali, per potere trarre le opportune indicazioni, pur sempre riconoscendo i limiti di un'analisi numerica, non integrata dalle necessarie considerazioni strategiche e competitive. Ma quali sono i dati che si devono esaminare con attenzione, e soprattutto quale significato può avere il loro andamento nel tempo? Una buona azienda si mostra equilibrata a livello economico, finanziario e patrimoniale. Osservare l'evoluzione economica significa ovviamente guardare l'andamento di fatturato e utili, ma grande importanza riveste anche la differenza tra il valore e i costi della produzione, sintesi della capacità di svolgere in modo efficiente la propria attività tipica. Di pari se non maggiore rilevanza il margine operativo lordo, definibile in modo semplificato come la somma di reddito operativo eammortamenti e accantonamenti: esso infatti non indica solo quanto efficace sia la gestione a livello economico, ma anche quante potenzialità di generare flussi finanziari siano presenti in azienda. Oggi gli imprenditori avvertono più che mai l'importanza delle scelte finanziarie, e soprattutto avvertono che l'entità dei debiti non solo deve essere correlata a quella dei patrimoni, ma a quella dei redditi, sintesi a loro volta della capacità di rientro dai debiti medesimi. Su questo fronte rischia di essere decisiva, nel bene o nel male, la forza commerciale dell'impresa, poiché l'incapacità di rientro dalle posizioni di credito verso la clientela genera crescente fabbisogno finanziario, il cui onere erode la marginalità complessiva del business, spingendo a propria volta verso nuovo indebitamento finanziario, in una spirale viziosa in cui sono purtroppo cadute molte imprese negli ultimi anni. La consistenza del patrimonio netto, infine, rappresenta la «chiusura del cerchio», fungendo il patrimonio da rete di salvataggio, nei momenti in cui le tensioni competitive richiedono appunto la presenza di un capitale «paziente», che non richieda immediate e talvolta onerose remunerazioni, ma che accetti di condividere una visione di più lungo termine, soprattutto se si decidono importanti investimenti di sviluppo. In un tale contesto, è facile notare l'asimmetria di alcuni recenti interventi normativi di carattere fiscale, che mirano a premiare l'azienda che effettua degli investimenti (Tremonti-ter), ma al tempo stesso a penalizzare l'eccesso di ricorso al debito finanziario (anche se magari «congelato» facendo ricorso alla moratoria sul debito), per via della indeducibilità parziale degli interessi passivi prevista dall'art. 96 del tuir, ove appunto tali interessi superino la soglia definita del 30% del reddito operativo lordo. Si noti quindi che in mancanza di interventi a immediato impatto sul rol, sarebbe necessario pianificare una adeguata ricapitalizzazione, in tal modo sfruttando, nei casi previsti, la possibilità di fruire del bonus del 3% annuo per un quinquennio. Nel test in excel scaricabile sono esposti quei dati che dovrebbero essere oggetto di «maniacale» osservazione da parte dell'imprenditore, convinto che la delicatezza del periodo non consenta in alcun modo di trascurare i sintomi di una situazione che potrebbe velocemente evolvere verso il peggio.

FONTE: Andrea Cioccarelli (ilsole24ore.it)

domenica 25 ottobre 2009

Offerta di Italgas e Snam per l'acuisto della rete Eon


L'Eni – attraverso l'Italgas e la Snam Rete Gas – è in corsa per comprare le condutture italiane del gas della tedesca Eon per un valore stimabile attorno ai 400 milioni di euro. E nei prossimi anni potrebbe partire la posa dei tubi del metanodotto South Stream con il quale l'Eni e la Gazprom vogliono portare verso l'Europa centrale il gas siberiano e dell'Asia Centrale, annuncia l'aministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. Non c'è troppo metano in Europa? «Lo vedo come un fatto positivo», sorrideva ieri sera Scaroni, a Sondrio per una conferenza alla Banca popolare. La proposta è stata esaminata dai consigli d'amministrazione dell'Italgas e della Snam Rete Gas (che controlla al 100% l'Italgas, una delle società del gas più antiche al mondo: 1837) ed è una delle tre offerte presentate il 15 ottobre nella gara per conquistare la divisione italiana di distribuzione del gruppo tedesco, che consiste di 9.300 chilometri di condutture e circa 620mila clienti. Le altre due offerte arrivate alla Deutsche Bank (advisor) e alla Clifford Chance (consulente legale) sono di F2i con Axa (che di recente si era aggiudicata la maggioranza dell'Enel Rete Gas) e dei bresciani di Erogasmet con il fondo privato 3i. Non si sono fatti avanti né Gaz de France con Valiance (in estate avevano elaborato una proposta) né la catalana Gas Natural. Quanto valgono le condutture italiane dell'Eon, con i clienti che vi sono allacciati? Secondo il criterio di stima Rab (regulatory base asset), la valutazione di Eon Rete si aggira intorno ai 300-350 milioni. Non dovrebbe essere lontana la stima di mercato nell'ordine dei 400 milioni. L'Eon ha avuto un processo silenzioso di ingresso in Italia negli anni 90. Partendo da piccole acquisizioni nell'area veneta tramite la controllata Thüga (venduta ieri a un consorzio di municipalizzate tedesche), un poco alla volta l'Eon ha costruito una rete importante di distribuzione locale. Rimanendo nel tema delle tubature, ieri a Sondrio Scaroni ha riparlato di South Stream. «Se la decisione di investire venisse presa a metà 2010 sarebbe possibile posare i tubi a fine 2013 ma certamente sarebbe uno sforzo importante. Siamo impegnati in un complesso studio di fattibilità tecnico-economica e a valle di questo studio prenderemo la decisione di investire, che penso dovrebbe arrivare nel 2010». La società elettrica francese EdF ha chiesto di entrare nel progetto e si sono proposti di «entrare nel South Stream sia come investitori sia come destinatari di parte del gas. EdF ha presentato una manifestazione d'interesse a Gazprom e all'Eni, ma non ci siamo ancora seduti per parlare delle modalità». L'eccesso di offerta non rallenta gli investimenti nelle infrastrutture per il gas? «Io vedo come un fatto positivo questa disponibilità di metano sul mercato. Più ce n'è, meglio è», commenta. E il nucleare, per il quale si cerca di coinvolgere (senza successo) l'Eni? «Costruire le centrali nucleari è costosissimo, richiede tempo e non è così facile», risponde. Cauto sì, ma non contrario all'atomo: «Penso che questo percorso lo dobbiamo intraprendere ma non sarà una soluzione a breve termine. La strada maestra per ridurre l'anidride carbonica l'efficienza energetica, insieme alle fonti rinnovabili di energia».

FONTE: Jacopo Giliberto (ilsole24ore.it)

giovedì 22 ottobre 2009

Mutui: nel 2010 rate sospese a 110mila famiglie in difficoltà


Scatterà da gennaio 2010 la moratoria delle banche sulle rate dei mutui. Lo ha deciso questa mattina a Milano il comitato esecutivo dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana , che ha approvato il 'Piano Famiglie' dando mandato al presidente, Corrado Faissola, e al direttore generale, Giovanni Sabatini, di «avviare le azioni necessarie a coordinare ed estendere le misure già in atto a sostegno dei rapporti di credito con le famiglie in difficoltà a seguito della crisi». La sospensione del pagamento delle rate avrà una durata di 12 mesi. Secondo stime bancarie, le famiglie interessate sono 110-120mila, per un valore complessivo di 8 miliardi di mutui residui.

Chi ha diritto alla moratoria
Come spiega una nota diffusa dall'Abi al termine della riunione dell'esecutivo, il Piano famiglie prevede la sospensione delle rate in alcuni casi specifici:
- lavoratore dipendente a tempo indeterminato che ha perso il posto di lavoro;
- lavoratore dipendente a tempo determinato, parasubordinato o assimilato il cui contratto è terminato;
- lavoratore autonomo che ha cessato l'attività;
- nucleo familiare in cui è deceduto uno dei componenti percettore del reddito di sostegno della famiglia;
- lavoratori in cassa integrazione ordinaria o straordinaria.

«Il Piano Famiglie - ha spiegato Faissola al termine della riunione - si pone l'obiettivo di definire un programma di sostegno delle famiglie che renda più generali ed omogenei i diversi interventi che sul territorio sono stati realizzati dalle banche nostre associate». Secondo Faissola «la finalità è fare un quadro generale delle iniziative per le famiglie in difficoltà che già sono state oggetto di altri interventi. Ci sarà un'interlocuzione con le varie autorità coinvolte tra cui la presidenza del Consiglio e le associazioni dei consumatori, enti pubblici e soggetti privati».

Cosa avverrà alla fine della moratoria?
Dopo i 12 mesi di moratoria i titolari dei mutui ricominceranno a pagare le rate ma l'importo sarà ricalcolato con modalità ancora da stabilire. Il dubbio è se "spalmare" sui successivi 5 anni gli importi del 2010 oppure su 10 anni. Nel primo caso si stima che i costi per il sistema bancario ammontino a circa 50 milioni di euro complessivi che raddoppierebbero nel caso in cui si decidesse ricalcolare il rimborso su 10 anni. Nel secondo caso l'agevolazione per le famiglie è maggiore. Questi e altri dettagli, come l'armonizzazione con le altre agevolazioni già esistenti o la definizione di casi particolari per la concessione della moratoria saranno definiti entro fine novembre.
Gli obiettivi dell'Abi: coinvolgere istituzioni e società civile
Oltre alla moratoria sui mutui, il Piano famiglie nelle intenzioni dell'Abi punta a coinvolgere gli interlocutori istituzionali e della società civile su tre principali obiettivi:
1) innalzare la sostenibilità finanziaria delle operazioni di credito alle famiglie, adottando una misura di sospensione dei rimborsi di mutui in essere per i nuclei in situazioni di difficoltà oggettiva;
2) gestire il confronto con i principali interlocutori pubblici e privati;
3) coordinare e comunicare efficacemente gli strumenti di incentivazione già esistenti, molti dei quali costruiti in partnership con le pubbliche amministrazioni.
Il Piano si focalizza sulle misure oggi attive e relative alla sostenibilità della rata di mutuo per le famiglie che abbiano perso il reddito a causa della crisi; all'accesso a nuovo credito per garantire alcuni consumi primari; al sostegno per l'avvio di micro attività imprenditoriali o alla ricerca di nuova occupazione. Alcune di questi strumenti sono messi a disposizione dall'industria bancaria in modo autonomo (portabilità e rinegoziazione dei mutui), altri derivano da partnership con il Governo, le Regioni, i Comuni e la Conferenza Episcopale Italiana, che hanno istituito appositi fondi di garanzia o fondi a copertura di determinati oneri (interessi, commissioni ecc.), altri ancora da accordi con le parti sociali (convenzione per l'anticipazione Cig-Cigs).

FONTE: Giuseppe Chiellino (ilsole24ore.it)

martedì 20 ottobre 2009

Banche: costi e condizioni più trasparenti da aprile 2010


Bisognerà aspettare aprile 2010 per vedere gli effetti più concreti della «rivoluzione» nei rapporti tra banche e clienti, innescata dalle nuove disposizioni sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari varate dalla Banca d'Italia a fine luglio. Non si tratta di un rinvio: l'entrata in vigore delle nuove regole rimane fissata per gennaio 2010. Tuttavia, come precisa il documento di via Nazionale nelle disposizioni transitorie e finali, sono previste alcune deroghe ai termini stabiliti. Tra queste, una riguarda l'obbligo di indicare l'Isc (indicatore sintetico di costo) del conto corrente che si «applica decorsi tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del provvidemento con il quale la Banca d'Italia individua i profili di operatività». Proprio alla stesura di questo provvedimento sta attualmente lavorando la stessa Banca d'Italia, insieme all'Abi e adEurisko. Secondo quanto riferiscono gli addetti ai lavori, l'intenzione di via Nazionale è di pubblicare il provvedimento entro fine dicembre. È prevedibile, dunque, che l'obbligo di indicare l'Isc scatti per banche, Poste e altri intermediari il 1 aprile del prossimo anno.
Cosa sono i profili di operatività
I "profili di operatività" dei clienti bancari sono uno degli elementi essenziali delle nuova normativa che, secondo gli addetti ai lavori, pone l'Italia all'avanguardia in Europa, quanto a trasparenza nel rapporto banca-cliente, un segmento dell'attività bancaria che più volte, negli ultimi anni, ha evidenziato zone grigie e nebulose. Tanto da portare ad un forte contrasto tra l'Associazione bancaria italiana e la Commissione europea, dopo la pubblicazione di una ricerca comunitaria che pone l'Italia in testa ai paesi Ue per i costi dei conti correnti e per la scarsa trasparenza. Grazie alle nuove disposizioni saranno individuati, in sostanza, alcuni profili di cliente-tipo, in base a parametri non solo economici ma anche socio-demografici (come nucleo familiare, professione, età, reddito, consumi, strumenti di pagamento utilizzati, livello di istruzione). Tali profili permetteranno alla banca e al cliente (compresi professionisti, artigiani, piccole imprese, enti senza fini di lucro) di circoscrivere le esigenze di operatività bancaria, quindi di selezionare il prodotto o i prodotti ad esse più adatti. Attualmente il consorzio Pattichiari indica 8 profili ma non sono vincolanti per il sistema bancario: si va dai ragazzi senza reddito ai pensionati, passando per i giovani e le famiglie. All'interno di queste categorie i profili sono differenziati per reddito (con o senza) o per esigenze (di base o evolute). Sui nuovi profili per ora non ci sono indicazioni, ma questa è una base di partenza.
A cosa servono i profili di operatività e l'Isc
Insieme all'indicatore sintetico di costo che sarà obbligatorio per ogni prodotto, grazie allenuove regole i profili di operatività – uguali per tutte le banche – permetteranno ai clienti di confrontare le offerte dei diversi istituti di credito. In particolare, l'Isc dovrà essere riportato nel foglio informativo e nel documento di sintesi di contratti di mutuo, anticipazioni bancarie, prestiti personali, prestiti finalizzati, conti correnti per i consumatori, aperture di credito per piccole imprese con meno di 10 addetti, professionisti e artigiani. Per i mutui e i finanziamenti l'Isc equivale al tasso annuo effettivo globale (TAEG).
La confrontabilità dei costi dei servizi bancari non può prescindere dalla semplificazione e dalla standardizzazione non solo delle definizioni di profili standard, ma anche delle comunicazioni della banca ai clienti. Questo significa che i fogli informativi e i rendiconti periodici inviati ai titolari dei rapporti conterranno una serie di voci identiche per qualsiasi banca. I relativi valori saranno confrontabili e sarà più semplice, per esempio, capire se si sta spendendo troppo per la carta di credito, piuttosto che per le operazioni di bonifico o per le rate del mutuo. Con le nuove regole, quando arriverà l'estratto conto o il foglio informativo, basterà collegarsi al sito Pattichiari, cliccare sul motore di ricerca e confrontare le proprie condizioni con quelle offerte dalle altre banche per lo stesso prodotto e per lo stesso profilo di cliente tipo.

FONTE: Giuseppe Chiellino (ilsole24ore.it)

lunedì 19 ottobre 2009

Banche: costi e condizioni più trasparenti da aprile 2010


Bisognerà aspettare aprile 2010 per vedere gli effetti più concreti della «rivoluzione» nei rapporti tra banche e clienti, innescata dalle nuove disposizioni sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari varate dalla Banca d'Italia a fine luglio. Non si tratta di un rinvio: l'entrata in vigore delle nuove regole rimane fissata per gennaio 2010. Tuttavia, come precisa il documento di via Nazionale nelle disposizioni transitorie e finali, sono previste alcune deroghe ai termini stabiliti. Tra queste, una riguarda l'obbligo di indicare l'Isc (indicatore sintetico di costo) del conto corrente che si «applica decorsi tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del provvidemento con il quale la Banca d'Italia individua i profili di operatività». Proprio alla stesura di questo provvedimento sta attualmente lavorando la stessa Banca d'Italia, insieme all'Abi e adEurisko. Secondo quanto riferiscono gli addetti ai lavori, l'intenzione di via Nazionale è di pubblicare il provvedimento entro fine dicembre. È prevedibile, dunque, che l'obbligo di indicare l'Isc scatti per banche, Poste e altri intermediari il 1 aprile del prossimo anno.
Cosa sono i profili di operatività
I "profili di operatività" dei clienti bancari sono uno degli elementi essenziali delle nuova normativa che, secondo gli addetti ai lavori, pone l'Italia all'avanguardia in Europa, quanto a trasparenza nel rapporto banca-cliente, un segmento dell'attività bancaria che più volte, negli ultimi anni, ha evidenziato zone grigie e nebulose. Tanto da portare ad un forte contrasto tra l'Associazione bancaria italiana e la Commissione europea, dopo la pubblicazione di una ricerca comunitaria che pone l'Italia in testa ai paesi Ue per i costi dei conti correnti e per la scarsa trasparenza. Grazie alle nuove disposizioni saranno individuati, in sostanza, alcuni profili di cliente-tipo, in base a parametri non solo economici ma anche socio-demografici (come nucleo familiare, professione, età, reddito, consumi, strumenti di pagamento utilizzati, livello di istruzione). Tali profili permetteranno alla banca e al cliente (compresi professionisti, artigiani, piccole imprese, enti senza fini di lucro) di circoscrivere le esigenze di operatività bancaria, quindi di selezionare il prodotto o i prodotti ad esse più adatti. Attualmente il consorzio Pattichiari indica 8 profili ma non sono vincolanti per il sistema bancario: si va dai ragazzi senza reddito ai pensionati, passando per i giovani e le famiglie. All'interno di queste categorie i profili sono differenziati per reddito (con o senza) o per esigenze (di base o evolute). Sui nuovi profili per ora non ci sono indicazioni, ma questa è una base di partenza.
A cosa servono i profili di operatività e l'Isc
Insieme all'indicatore sintetico di costo che sarà obbligatorio per ogni prodotto, grazie allenuove regole i profili di operatività – uguali per tutte le banche – permetteranno ai clienti di confrontare le offerte dei diversi istituti di credito. In particolare, l'Isc dovrà essere riportato nel foglio informativo e nel documento di sintesi di contratti di mutuo, anticipazioni bancarie, prestiti personali, prestiti finalizzati, conti correnti per i consumatori, aperture di credito per piccole imprese con meno di 10 addetti, professionisti e artigiani. Per i mutui e i finanziamenti l'Isc equivale al tasso annuo effettivo globale (TAEG).

FONTE: ilsole24ore.it

domenica 18 ottobre 2009

La nascita del mini-eolico tra incentivi e paradossi


Datemi una piccola pala eolica e vi renderò autonomi. E' così? Non proprio. Parafrasare Archimede, per il mini-ecolico, è ancora prematuro. Il settore, in Italia, viaggia a due velocità. Da una parte moltissime richieste, dall'altra offerte non sempre chiare nei tempi, costi e certificazione degli impianti. Con il risultato che si è fatta strada la convinzione di una tecnologia già molto diffusa e "fai-da-te", pronta per il balcone di casa. Non è proprio così. Soprattutto è molto difficile avere un'idea di quante micro-pale siano già installate. Il punto è che il mercato ha subìto un brusca accelerazione con gli incentivi, pochi mesi fa. Le aziende che producono o installano impianti fino a 100Kw di potenza ci sono e si stanno organizzando. Basta prendere in considerazione l'ultima settimana. La vicentina Itigroup è entrata nel capitale della franceseNhelios (con advisor esclusivo Klecha) e presto produrrà turbine nell'impianto di Villaverla. Entro tre anni usciranno dalle macchine 6mila turbine all'anno e verranno assunte 50 persone. Negli stessi giorni Bluminipower e Jonica impianti, tra i leader nazionali del settore, hanno siglato un accordo commerciale per la vendita di una turbina di Jonica impianti anche nei canali commerciali di Bluminipower. Tra i principali operatori italiani ci sono anche Terom, Siper, Ropatec, Tozzi Nord, Aria, Eol (spin-off dell'università di Napoli), Enel.si.
Cosa sta succedendo? Il movimento è in gran parte dovuto ai decreti attuativi della Finanziaria approvata a fine 2007, arrivati - in forte ritardo - all'inizio del 2009. L'incentivo da 30 centesimi di euro per l'energia messa in rete dagli impianti eolici fino a 200kw (sul modello del Conto energia fotovoltaico) ha mosso il mercato. Non solo. Gli impianti autonomi possono fare conto sullo scambio sul posto: l'energia in eccesso rispetto ai consumi viene immessa in rete e costituisce un credito per successivi prelievi, come se fosse un magazzino. A differenza del fotovoltaico, i due incentivi non si possono sommare.
Come fare per realizzare un impianto? Generalmente i produttori offrono un pacchetto "chiavi in mano", con tutte le analisi e i piani di investimento del caso. «Già oggi ci viene fatta una richiesta al giorno - spiega Antonio Grasso, che per Ivpc sta seguendo il progetto che a breve porterà il leader dell'eolico di grossa taglia nel mini-eolico con la nuova controllata Minipower - solo che si sta diffundendo la convinzione che sia una soluzione "fai-da-te", mentre in realtà non è così». Non basta comprare una pala e installarla. Prima c'è l'analisi della direzione e della ventosità del sito (al mozzo la velocità dev'essere di almeno 5 metri al secondo), le caratteristiche territoriali, la scelta della turbina, la fase autorizzativa. Quest'ultima varia tantissimo: alcuni regolamenti regionali prevedono semplificazioni normative anche per impianti al di sopra di 60 kW. In Puglia e Campania, ad esempio, è possibile installare impianti fino ad 1 MW, rispettando determinate condizioni, semplicemente con una denuncia di inizio attività (Dia).
L'opportunità entro il 2020. «L'offerta non è ancora matura - continua Grasso - la disponibilità di macchine opportunamente testate è ancora limitata. Nel Paese credo che gli impianti effettivamente attivi non siano più di una quarantina». Le potenzialità però ci sono, visto che l'Anev (l'associazione dei produttori di energia da fonte eolica) è convinta si possa arrivare a 1,5 Twh entro il fatidico 2020. «Non credo che il punto di arrivo siano i condomini e le città, dove si pongono problemi di impatto paesaggistico - conclude Grasso - ma gli agriturismi, le villette, le aziende isolate».

FONTE: Luca Salvioli (ilsole24ore.it)

sabato 17 ottobre 2009

Entrate: sono 29mila gli italiani residenti nei paradisi fiscali


Sono 29.158 gli italiani in «paradiso», quelli che hanno scelto di portare la propria residenza in un Paese a fiscalità privilegiata. È quanto risulta dalla lista stilata dall'Agenzia delle Entrate (in base agli ultimi dati dell'Aire, anagrafe degli italiani all'estero) che, contemporaneamente al varo dello Scudo fiscale, ha intensificato la propria attività di lotta all'evasionecontro le false residenze all'estero. Dalla classifica appare chiaro che la vicinanza del «paradiso» rappresenta un'attrattiva. San Marino è così in testa con oltre 8.490 italiani residenti, seguita dal Principato di Monaco (4.648). Ma non manca chi sceglie residenze lontane, come i due italiani «cittadini» dell'atollo di Niue del Pacifico, o i 29 che hanno portato il proprio indirizzo nelle isole Cayman, nel mar delle Antille, vicino a Cuba.

FONTE: ilsole24ore.it

venerdì 16 ottobre 2009

Ok alla Banca del Mezzogiorno "Non sarà un carrozzone"


Dubbi espressi da parte di Fitto e della Prestigiacomo. Il ministro Claudio Scajola sarà il coordinatore del Piano Sud, nel cui ambito rientra anche l'istituto. Tremonti: "Discussione rapida in Parlamento"

Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, sarà il coordinatore del piano Sud, nel cui ambito rientra anche la Banca del Mezzogiorno voluta dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Il ddl di istituzione della Banca del Mezzogiorno è stato approvato oggi dal Consiglio dei ministri, dopo un ampio dibattito che ha visto coinvolti diversi ministri. Due i ministri che hanno espresso le loro perplessità sulla Banca: Raffaele Fitto e Stefania Prestigiacomo, che hanno sottolineato come a loro parere ci sia una mancanza di impostazione strategica

Il presidente del Consiglio a quel punto ha proposto che l’iniziativa di istituire la Banca venisse supportata da quella di avviare il Piano per il Sud coordinato da Claudio Scajola. Una azione questa, di cui a quanto si apprende da fonti ministeriali, avevano parlato già ieri sera i ministri interessati nel corso di una telefonata. Alla fine il ddl sulla Banca del Mezzogiorno ha avuto il via libera, anche se il ministro Fitto ha mantenuto le sue perplessità, tanto da preferire di non firmare il provvedimento come proponente.

TREMONTI ILLUSTRA - "Nella Banca del Mezzogiorno non si parlerà inglese". Lo afferma il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sul ddl che istituisce l'istituto. "Si occuperà del piccolo e medio credito", dice.

"È un po' come è stato in Francia il Credit Agricole, che nasce dal territorio ma poi confluisce in una struttura unica", sottolinea Tremonti. "Il nostro modello è un po' quello, ma è un modello disegnato dallo Stato ma realizzato dai privati. Lo Stato avrà il ruolo del socio promotore".

Tremonti evidenzia che "la Banca del Mezzogiorno non può diventare un ‘carrozzone', anche perchè l’Unione europea non lo consente. Ora resistenze preconcette sull’iniziativa vengono meno e da Abi e Confindustria c’è apprezzamento crescente".

IL PASSAGGIO ALLE CAMERE - "Siamo convinti - aggiunge Tremonti - che la discussione in Parlamento sarà veloce. Quando vuole, il Parlamento sa essere veloce".

IL RUOLO DELLE POSTE - Quello delle Poste nella nascente Banca del Mezzogiorno "è un ruolo da definire, stiamo studiando, ma un ruolo molto importante". Per Tremonti le Poste potrebbe avere "un ruolo complementare o sussidiario al servizio della banca. Dobbiamo studiare un modo ma abbiamo grande fiducia nel management delle Poste".

FONTE: quotidiano.net



giovedì 15 ottobre 2009

Stop alle liti tra banche e clienti. Arriva l'arbitro bancario finanziario


Arriva l'arbitro bancario finanziario, il mediatore nelle liti tra banche e clienti : daiconti correnti ai mutui casa, dalla concessione di un fido all'applicazione di tassi ritenuti usurari, fino alla cessione del quinto di stipendio. L'arbitro, che è previsto dalla legge di riforma del risparmio, si occuperà di tutte le controversie attivate dai clienti di banche e finanziarie sulle materie vigilate dalla Banca d'Italia in cui la richiesta di ristoro da parte del cliente non supera i 100mila euro se il cliente chiede una somma di denaro e senza limiti di importo se si chiede l'accertamento di diritti, obblighi e facoltà (per esempio mancata consegna della documentazione sulla trasparenza o mancata cancellazione di un'ipoteca dopo l'estinzione di un mutuo). Il sistema è previsto dall'articolo 128-bis del Testo Unico Bancario (TUB) ed é disciplinato dalle disposizioni emanate dalla Banca d'Italia il 18 giugno 2009, in attuazione di una Deliberazione del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio del luglio 2008. L'organismo è articolato sul territorio nazionale in 3 collegi indipendenti, che si occuperanno di controversie nelle quali il ricorso del cliente bancario viene istruito da una segreteria tecnica composta da personale qualificato della Banca d'Italia. Milano decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta, Veneto. Roma decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Abruzzo, Lazio, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria, oppure in uno Stato estero.Napoli decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia. Resta l'Ombudsman giurì bancario, organismo nato alcuni anni fa su impulso dell'Abi, che si occuperà delle controversie in materia di servizi di investimento, di competenza Consob. Da domani, giovedì 15 ottobre, si possono, dunque, inviare ricorsi su controversie non antecedenti al primo gennaio 2007. Il nuovo Arbitro Bancario pone precisi obblighi alle banche (ma anche a Poste Italiane per il Bancoposta) che innanzitutto saranno tenute ad aderire al nuovo organismo e rispondere ai reclami dei clienti entro 30 giorni. C'è, però, una procedura che i clienti devono rispettare: il reclamo alla banca é il primo passo; in caso di silenzio da parte della banca o di risposta insufficiente si può attivare il ricorso all'Abf scaricando il modulo dal sito dell'organismo (arbitrobancariofinanziario.it). Il ricorso all'arbitro puo' avvenire via web, con posta elettronica certificata oppure per posta tradizionale, via fax o addirittura a mano. L' iter, dalla presentazione del ricorso fino all'adempimento da parte dell'intermediario dura al massimo 165 giorni. La banca che soccombe nel giudizio davanti all'Abf e non rispetta la decisione del collegio vedrà il suo nome pubblicato sul sito dell'Arbitro con conseguente danno alla reputazione. Per presentare il ricorso il cliente deve versare un contributo spese di 20 euro, che viene rimborsato dall'intermediario se il ricorso viene accolto. Tutte le istruzioni sono comunque raccolte in una guida pratica messa a punto dalla Banca d'Italia. Sono soggetti alla decisione dell'Arbitro le banche, gli intermediari iscritti negli elenchi previsti dal Testo unico bancario, gli istituti di moneta elettronica che operano in Italia, Poste italiane per le attività di Bancoposta e le banche e gli intermediari esteri che operano in Italia. L'avvento dell'arbitro bancario e finanziario precede di pochissimi mesi l'entrata in vigore delle nuove regole sulla trasparenza nei rapporti tra banche e clienti che, dal primo aprile 2010, dovrebbero rendere più comprensibili, standardizzate e confrontabili le informazioni sull'offerta delle banche ai consumatori.

FONTE: ilsole24ore.it

sabato 10 ottobre 2009

Per il 70% degli italiani l'energia nucleare non è sicura


Gli italiani non conoscono le energie rinnovabili e temono il nucleare. Tra i nostri concittadini afferma infatti di conoscere «molto bene» l'energia solare fotovoltaica solo il 26,4% del campione, l'energia solare termica il 17,1%, l'energia eolica il 26,6%, l'energia da biomasse il 12,3%, l'energia dalle onde del mare il 7,5%, la geotermia il 10,8% ed il mini-idroelettrico il 6,3%. Mentre sul fronte dell'energia nucleare solo il 28% degli intervistati ritiene sicura la produzione di energia nucleare, e pressoché assenti i rischi ad essa connessi, e soltanto il 26,3% inoltre sarebbe disposto ad accettare l'installazione di un impianto nucleare nella propria provincia. È quanto emerge dalla ricerca di mercato «Enti locali e cittadini di fronte alle rinnovabili» condotta dall'Istituto Format, per conto di Somedia, che sarà presentata nel dettaglio giovedì prossimo a Roma al convegno «Energetica 2009», al Centro Congressi. Secondo la ricerca, inoltre, gli italiani dimostrano di conoscere le reali potenzialità delle rinnovabili e del loro impatto ambientale in prevalenza riguardo il solare fotovoltaico e il solare termico, mentre conoscono assai meno per le altre fonti di energia. «Il livello di conoscenza delle rinnovabili in Italia non è molto alto» commenta Pierluigi Ascani, presidente di Format, che ha anticipato alcuni dei risultati dell'indagine. Obiettivo della ricerca, spiega l'Istituto Format, «è stato di analizzare il livello di conoscenza degli italiani in merito alle fonti di energia rinnovabile per verificare le reali possibilitá di partecipazione informata dei cittadini al dibattito pubblico sull'uso delle rinnovabili nel nostro Paese e di accesso alle misure di incentivazione di tali forme di energia offerte dalle politiche pubbliche a livello nazionale e locale». Secondo la ricerca condotta dall'Istituto Format, inoltre, per gli italiani le fonti di energia rinnovabile che dovrebbero più di altre essere fatte oggetto di politiche pubbliche di incentivazione sono il solare fotovoltaico per il 48,6% degli intervistati, l'eolico (25,9%), il solare termico (17,3%), le biomasse (2,6%), le onde del mare (3,3%), la geotermia (1,3%) ed il mini idroelettrico (1,0%).

FONTE: ilsole24ore.it

venerdì 9 ottobre 2009

Il 6,5% dei residenti è straniero, cresce la "generazione Balotelli"


Cresce la "generazione Balotelli". Nel 2008, come certifica l'Istat, sono 72.472 i figli di immigrati stranieri nati nel nostro Paese. Così come il giovane attaccante dell'Inter, nato nel 1990 a Palermo da genitori ghanesi e poi adottato da una famiglia bresciana. Il totale dei figli di immigrati nati nel nostro paese sale così a quota 519 mila. Se si pensa che nel 2001, in occasione del Censimento, erano circa 160 mila, è evidente la crescita. Complessivamente, rileva l'Istat, i minorenni stranieri sono circa 862 mila. La maggior parte quindi è nata in Italia. Per venire incontro alle esigenze di questa fetta crescente di popolazione, il mese scorso, il deputato del Pdl Fabio Granata assieme al cattolico del Pd Andrea Sarubbi, ha presentato un disegno di legge per facilitare la concessione della cittadinanza. Il ddl (sottoscritto da 50 esponenti di tutti i gruppi, ad eccezione della Lega) punta a sostituire il criterio dello lo Ius sanguinis (imperniato invece sull'elemento della discendenza o della filiazione) con lo Ius soli (che da la cittadinanza a chi è nato nel nostro Paese, anche se da genitori stranieri). Tra gli aspetti più rilevanti della proposta c'è poi il dimezzamento dei tempi per ottenere la cittadinanza da 10 a 5 anni. Tornando ai numeri, l'Istat ha oggi certificato un aumento del 13,4% rispetto all'anno scorso dei cittadini non italiani residenti nel nostro paese. Il totale è infatti salito a quota quattro milioni (il 6,5% del totale dei residenti). L'incremento, è inferiore a quello dell'anno scorso (+16,8%) ma, rileva l'Istituto di Statistica, è comunque un dato molto elevato. Nel 2008 il contributo maggiore viene dagli immigrati dai paesi Ue di nuova adesione (in particolare la Romania) cresciuti complessivamente di 190.403 unità (+24,5%). Gli immigrati dai paesi dell'Est europeo non facenti parte dell'Unione, sono aumentati di 100.797 unità (+12%). Consistente il contributo dalMarocco (+37.684 unità, +10,3%) e da paesi asiatici quali Cina, India e Bangladesh. Come giá accaduto per il 2007, anche alla fine del 2008 l'insediamento dei residenti stranieri mostra un'ulteriore lieve redistribuzione di popolazione a favore delle regioni meridionali. Ciò è frutto della presenza rumena che in queste regioni continua a crescere più intensamente che altrove, sebbene a ritmi inferiori rispetto all'anno precedente. Tuttavia non muta sostanzialmente il quadro generale del fenomeno: oltre il 60% degli immigrati risiede nelle regioni del Nord, il 25,1% in quelle del Centro e il restante 12,8% in quelle del Mezzogiorno.

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 7 ottobre 2009

Banca Mondiale, entro il 2010 novanta milioni nuovi poveri


Entro la fine del 2010 nel mondo potrebbero esserci 90 milioni di nuovi poveri: è l'allarme lanciato dalla Banca Mondiale nel corso della riunione del Development Committee.
L'istituto di Washington, che si riunisce in questi giorni a Istanbul per l'assemblea annuale, ha sottolineato perciò che «per proteggere i poveri, sollecitiamo i nostri membri a portare avanti gli impegni per incrementare gli aiuti e la loro efficacia». Anche perchè «i paesi in via di sviluppo giocano un ruolo importante nella ripresa globale ed il loro progresso sarà essenziale per una crescita futura».
Il Development Committee vede con favore l'impegno della Banca Mondiale a utilizzare tutto il plafond di risorse a sua disposizione e quello di fornire finanziamenti per oltre 100 miliardi di dollari in tre anni. Si impegna inoltre a sua volta a verificare che l'istituto disponga di sufficienti risorse per far fronte alle sfide future. In particolare si chiede di fare, entro primavera 2010, una revisione del fabbisogno di risorse della banca stessa per capire se ci sia la necessità di un aumento di capitale.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 6 ottobre 2009

Oro: record storico a 1.040,55 dollari l'oncia


Oro in deciso rialzo a Londra: il prezzo spot ha aggiornato il record assoluto a 1.040,55 dollari l'oncia. Il metallo prezioso è sostenuto soprattutto da vivaci ricoperture legate alla debolezza di fondo del dollaro e al timore che questo possa perdere il suo ruolo di valuta di riferimento. Acquisti tecnici e il contestuale apprezzamento del petrolio (segnale che implica pressioni inflative) contribuiscono alla dinamica.

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 5 ottobre 2009

L'Antitrust multa CheBanca per gli spot ingannevoli


L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deliberato due sanzioni amministrative per complessivi 125mila euro nei confronti di CheBanca, la banca retail del gruppo Mediobanca lanciata nel 2008, per pratiche commerciali scorrette. Il provvedimento dell'Authority riguarda lo spot televisivo (ricordate lo stile volutamente da varietà utilizzato per il lancio?) e le pagine web utilizzati per la commercializzazione dei servizi bancari "Conto Tascabile" e "Conto Deposito". L'iter era stato avviato sulla base di segnalazioni pervenute da consumatori nell'ottobre 2008 e a inizio 2009. Per quanto riguarda il Conto tascabilel'autorità ha sanzionato la banca perché non è stata messa in adeguata evidenza, ad esempio, che non di vera carta di credito si tratta, quanto piuttosto di carta prepagata. Tant'è che, pur avvalendosi del circuito Mastercard, i pagamenti vengono addebitati immediatamente, a differenza di quanto accade con una vera carta di credito. Neppure in occasisone dell'introduzione della nuova versione del servizio (il Conto tascabile a colori) la banca avrebbe consentito alla clientela potenziale di valutare correttamente l'offerta attraverso la dicitura "carta prepagata ricaricabile", dal momento che si continuava ad omettere - spiega l'autorità nel suo bollettino n.37 pubblicato oggi, qualsiasi indicazione circa le modalità e la tempistica degli addebiliti. Stessa modalità sulle informative via web. «Solo nella memoria conclusiva (presentata all'autorità, ndr) - continua l'Antitrust - viene specificato per la prima volta come all'utilizzo della carta in funzione di carta di pagamento non sia associata alcuna funzione di credito». Quanto al Conto deposito, l'Agcm fa notare che «lo spot in esame riporta in maniera non sufficientemente chiara e percepibile l'informazione relativa al collegamento tra il tasso di interesse pubblicizzato e il necessario vincolo annuale delle somme depositate, andando così ad integrare gli estremi di una pratica commerciale ingannevole che, ai sensi dell'articolo 22 del Codice del Consumo, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno per prendere una decisione consapevole di natura commerciale».

FONTE: ilsole24ore.it