giovedì 31 dicembre 2009

Piazza affari, un 2009 di crescita ma l'anno chiude col segno meno


L'ultima giornata dell'anno borsistico a Piazza Affari si chiude con un segno meno sia per l'indice Ftse Mib, in calo dello 0,55%, sia per il Ftse All Share, che invece ha perso lo 0,45%. Un piccolo storno, dopo giorni tutti al rialzo, e che non cancella il netto avanzamento rispetto a un anno fa: più 19% la Borsa italiana nel 2009. Oggi del resto è stata una seduta riflessiva per tutti i mercati del Vecchio continente e le chiusure probabilmente sarebbero state peggiori se non fosse intervenuta, a metà giornata, la notizia del rialzo a sorpresa dell'indice dei responsabili acquisti dell'area di Chicago. Il dato relativo a dicembre ha registrato infatti una crescita a 60 punti dai 56,1 di novembre e contro stime di un calo intorno a quota 55. La reazione di Wall Street - che subito dopo aveva quasi azzerato le perdite per poi chiudere in terreno positivo (Dow Jones +0,02, Nasdaq +0,13%) - ha favorito il recupero anche sui mercati europei. Il mercato è quello di Francoforte, che ha chiuso in forte anticipo le contrattazioni ed ha segnato un meno 0,9%; Londra invece ha limitato le perdite allo 0,73% seguita da Parigi, meno 0,62%. A Piazza Affari, maglia rosa europea, il titolo più brillante tra i big è stata Exor, che ha guadagnanto l'1,42% (mentre la Fiat ha perso lo 0,68%) invece sul versante opposto il titolo più fiacco è stato Geox, debole da qualche giorno (-1,68%). Giornata negativa anche per il settore bancario, da Intesa Sanpaolo, che perde l'1,41%, al Banco Popolare (-1,13%) nel giorno in cui ha annunciato di aver acquistato all'asta quasi tutti i diritti inoptati dell'aumento di capitale di Banca Italease ( 4,75%) su cui poi lancerà un'opa residuale (nella speranza di cancellare il titolo dal listino). Negativa anche Unicredit (-0,74%) insieme al settore assicurativo (Generali -0,9%; Fondiaria-Sai -0,36% mentre Unipol guadagna lo 0,16%). Tra i titoli a minore capitalizzazione bene Stefanel ( 1,86%) e Safilo ( 0,61%) all'indomani degli accordi con le banche sulle linee di finanziamento. Continua, infine, l'exploit di House Building ( 30%) al secondo giorno di contrattazioni all'Aim Italia: la matricola ormai capitalizza più della controllante Uni Land.

FONTE: Vittoria Puledda (repubblica.it)

mercoledì 30 dicembre 2009

Autostrade, dal 1° gennaio via ai rincari A capodanno aumenta anche la benzina


Per Autostrade per l'Italia gli incrementi sono il triplo dell'inflazione. Sulle altre tratte si pagherà fino al 15% in più

Puntuali come ogni anno arrivano i rincari delle autostrade, con punte di aumenti superiori al 15%. Dal prossimo primo gennaio, comunica l'Anas, gli incrementi dei pedaggi saranno del 2,4% per Autostrade per l'Italia, concessionaria che gestisce la principale rete autostradale italiana (3.400 chilometri). Il rincaro è oltre tre volte superiore all'andamento dell'inflazione, cresciuta negli ultimi dodici mesi dello 0,7%. Gli aumenti sono stati proposti dall'Anas sulla base delle convenzioni stipulate con le società concessionarie. L'istruttoria ha tenuto conto per ciascuna società concessionaria della relativa situazione giuridica, con particolare riferimento agli impegni assunti dalle società per nuovi investimenti e per la manutenzione della rete.
Gli aumenti arrivano fino al 15%. Questi gli altri rincari: Ativa 6,23%; Autostrada del Brennero 1,60%; Brescia-Padova 6,56%; Centropadane 0,74%; CISA 1,76%; Fiori S.p.A. 1,15%; Milano Serravalle Milano Tangenziali 1,41%; Tangenziale di Napoli 2,17%; Rav 0,94%; Salt 1,50%; Sat 2,11%; Autostrade Meridionali 1,43%; Satap tronco A4 (Novara Est-Milano 15,83%; Torino-Novara Est 15,29%); Satap tronco A21 9,70%; Sav (Autostrada 1,36%; Raccordo Gran S. Bernardo 1,04%); Sitaf 2,35%; Torino-Savona 1,47%; Strada dei Parchi 4,78%.
Non sono stati riconosciuti incrementi tariffari per il Consorzio per le Autostrade Siciliane (Messina-Catania e Messina-Palermo), per Autovie Venete spa e per Asti-Cuneo. Le tariffe di pedaggio della società Cav sono state ridotte, rispettivamente, dell'1% per l'A4 Venezia-Padova tangenziale ovest di Mestre e raccordo con aeroporto Marco Polo, e del 1,18% per il Passante di Mestre. Aiscat, associazione delle società autostradali, calcola che «il valore medio ponderato sul traffico dell'incremento tariffario su base nazionale è pari al 2,71%».
«Si tratta dell'ennesimo via libera del Governo ad aumenti del tutto ingiustificati, che vanno ad aggiungersi a quelli scattati nel maggio scorso, e che contribuiranno ad aggravare ulteriormente le condizioni delle famiglie, già duramente provate da una terribile annata all'insegna della crisi». Lo affermano Adusbef e Federconsumatori. Per Adiconsum, che chiede alle società autostradali un tavolo negoziale sui diritti degli automobilisti, si tratta di aumenti che «non hanno nessuna motivazione, né inflazionistica né dettata da investimenti strutturali su un sistema autostradale fermo agli anni '60».
Benzina: ancora aumenti, pieno più caro a capodanno. «Dopo il forte balzo in avanti deciso ieri da Agip, oggi tutte le altre compagnie si adeguano posizionandosi intorno a 1,325 euro/litro sulla benzina e a 1,169 euro/litro sul gasolio. E la tendenza all'aumento, almeno sul mercato dei prodotti raffinati del Mediterraneo, non si è ancora esaurita». Lo rileva la Staffetta Quotidiana, specializzata nel monitoraggio dei prezzi dei carburanti. «Ieri - afferma ancora Srtaffetta Quotidiana - si è registrata una nuova chiusura in forte rialzo che lascia aperta la possibilità di nuovi rincari a cavallo di capodanno». La benzina «è aumentata oggi tra i 10 e i 16 millesimi» e il gasolio «tra i 5 e i 20». «L'allineamento tra le diverse compagnie è quasi perfetto, fatta eccezione per Shell (1,337 /litro la verde e 1,182 /litro il gasolio) ed Erg, rispettivamente 1,319 e 1,164 /litro)». «Le compagnie petrolifere hanno fatto una bella sorpresa di fine anno agli italiani, regalando loro l'ultima stangata del 2009 - afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Ciò significa che un pieno di benzina costa oggi la bellezza di 10,75 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2008 (quando il prezzo medio era di 1,110 euro/litro), mentre per un pieno di gasolio si spendono 5,6 euro in piu».

FONTE: ilmessaggero.it

martedì 29 dicembre 2009

Saldi, si parte il 2 gennaio un "decalogo" contro le truffe


Dal 2 gennaio Napoli, Roma, Bologna, Milano, Venezia, Palermo

Si avvicina la stagione dei saldi, particolarmente attesa in una fase di crisi economica che ha fatto registrare un calo nelle compere natalizie e di fine anno. Tra gli apripista ci saranno Napoli, Roma, Bologna, Milano, Venezia e Palermo che iniziano i saldi il 2 gennaio, il giorno seguente tocca a quelli di Trieste, il 5 gennaio Torino, Genova, L’Aquila fino al 10 del mese quando per ultimi anche i commercianti di Aosta vestiranno a saldo le vetrine dei loro negozi. A ricordare il calendario è la Confcommercio, secondo cui ogni famiglia quest’anno spenderà poco più di 400 euro per abbigliamento e accessori, per un totale di spesa di 6,1 miliardi di euro.
L’Aduc, l’associazione diritti utenti e consumatori, ha predisposto invece una sorta di “decalogo” con le dieci istruzioni principali per evitare le truffe, sempre in agguato.
1 Non fare acquisti, se non indispensabili, prima dell’avvio dei saldi. Nei giorni pre-saldi sarebbe opportuno fare un giro per i negozi e individuare i prodotti che potrebbero interessare, segnando i prezzi a cui vengono venduti, per poi verificare che nel periodo dei saldi il prezzo sia realmente calato.
2 Non fermarsi al primo negozio che pratica sconti, ma visitarne diversi e confrontare i prezzi esposti e la qualità della merce di riferimento.
3 Non lasciarsi ingannare da sconti che superano il 50% del costo iniziale: nessuno regala niente.
4 Ricordarsi che prezzi tipo 49,90 euro vuole dire 50 euro e non 49 euro.
5 Le forme di pagamento non differiscono da quelle abituali, perchè siamo in presenza di transazioni commerciali e il prezzo di acquisto non modifica le regole. Quindi diffidare da chi impone il pagamento in contanti pur avendo esposta la segnalazione della convenzione con un istituto di carte di credito o bancomat.
6 Guardare le etichette che riportano la composizione dei tessuti: i prodotti naturali costano di più, quelli sintetici meno. La percentuale di composizione può variare notevolmente e incidere sul costo finale.
7 I capi d’abbigliamento riportano l’etichetta con le modalità di lavaggio e conviene sempre chiedere conferma al commerciante di ciò che è indicato: la sua esperienza può servire a prevenire spiacevoli sorprese.
8 Essere pignoli: di un capo verificare se è di pura lana vergine o di lana, che può essere riciclata. Di un capo di cotone chiedere la provenienza: i prodotti provenienti dai Paesi asiatici possono essere trattati con pesticidi o antimuffe che al contatto con la pelle possono provocare allergie.
9 Diffidare dei capi d’abbigliamento disponibili in tutte le taglie e colori: è molto probabile che non sia merce a saldo, ma immessa sul mercato solo per l’occasione e quindi con un finto prezzo scontato.
10 Diffidare dei negozi che espongono cartelli tipo «la merce venduta non si cambia»: esistono regole precise del commercio che impongono il cambio della merce non corrispondente a quanto propagandato o perchè difettosa. Il fatto di essere in saldo, non significa che queste regole non siano valide.

FONTE: lastampa.it

lunedì 28 dicembre 2009

Maxi fondo di emergenza per le economie asiatiche


Quattordici Paesi dell'Est e Sud-Est asiatico hanno firmato un programma per costituire un fondo di emergenza di 120 miliardi di dollari. Il piano è chiamato Chiang Mai Iniziative e il suo principale scopo è quello di dare vita a una rete di sicurezza che protegga da una crisi finanziaria. Giappone, Cina, Sud Corea, Hong Kong e i 10 membri dell'Associazione Paesi asiatici sud-orientali (Asean) saranno autorizzati a scambiare le rispettive valute in dollari Usa fino a un importo prestabilito. «Gli obiettivi fondamentali del fondo Chiamg Mai sono di fronteggiare squilibri di bilancia dei pagamenti e di liquidità a breve nella regione e integrare gli attuali accordi finanziari internazionali», spiega un comunicato ufficiale. In pratica tamponare eventuali emergenze di liquidità in modo da prevenire lo scoppio di crisi finanziarie (come ad esempio quella che colpì l'area nel 1997-98). Il fondo dovrebbe entrare in funzione nel marzo 2010. Ma non si tratta di una versione locale del Fondo monetario internazionale. Nè tantomeno rappresenta il primo passo verso una forma di unione monteraria stile Ue. Tuttavia, come segnala il ministero delle finanze coreano, rappresenta un salto di qualità sul fronte della cooperazione internazionale nell'area. Un'area il cui sviluppo, condividono in molti, sarà cruciale nel trainare l'economia mondiale fuori dalla crisi.

FONTE: ilsole24ore.it

sabato 26 dicembre 2009

Mutui: sale all'8% la soglia dell'usura


La soglia dei tassi usurai per i mutui a tasso fisso sale dal 6,69 all'8,04%. È quanto risulta dal decreto ministeriale pubblicato oggi sul sito del ministero dell'Economia. Il tetto viene fissato dalla Banca d'Italia ogni tre mesi ed è considerato usuraio un tasso che supera del 50% il valore del tasso medio, che nel caso dei mutui a tasso fisso è del 5,36%. Per i tassi variabili la soglia scende invece dal 5,08 al 4,38 per cento. Il periodo di applicazione di questi tassi va dal primo gennaio al 31 marzo 2010. Bankitalia chiarisce che la nuova rilevazione prende in esame nuovi criteri che, oltre al tasso di interesse, prendono in considerazione anche altri parametri (spese di finanziamento, le polizze assicurative, i compensi di mediazione, tutte le forme di remunerazione diverse dal tasso di interesse, come le commissioni di massimo scoperto).

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 23 dicembre 2009

Parte il Ponte sullo stretto, costerà 800 milioni in più


Al via la variante Cannittello. L'opera, del valore di 26 milioni di euro, elimina una interferenza ferroviaria con il futuro cantiere della torre del ponte


Il governo conferma ancora una volta la priorità assoluta del ponte sullo stretto di Messina che oggi ha visto l'avvio dei lavori preliminari da 26 milioni della "variante di Cannitello", necessari per spostare un'interferenza ferroviaria con il futuro cantiere della torre del ponte, dal lato della Calabria. Gli unici fondi che l'Anas incassa dalla finanziaria 2010 sono i 470 milioni disponibili dal 2012 e destinati alla sottoscrizione della quota di capitale della società Stretto di Messina. L'urgenza del ponte è confermata dalle procedure straordinarie per l'aggiornamento degli appalti con il general contractor e della convenzione, prima con un commissario straordinario (l'amministratore delegato di Stretto di Messina Pietro Ciucci), poi per legge, saltando la firma dei ministri Matteoli e Tremonti al decreto di approvazione. Il risultato dell'operazione che ha consentito di rimettere in moto l'opera è un aumento dei costi totali da 6.100 a 6.349,8 milioni, di cui 5.795,2 milioni per le opere e 554 milioni per oneri finanziari. A beneficiare della crescita dei costi è il general contractor Eurolink guidato da Impregilo con il 45% insieme alla spagnola Sacyr, a Condotte, alle cooperative di Cmc, al consorzio Aci e alla giapponese Ishigawa che ha curato progettazione e ingegneria: il valore del contratto è lievitato di 800 milioni, arrivando a 4.730 milioni. Un salto attribuito dalla Stretto di Messina all'adeguamento dei prezzi, all'aggiunta di opere complementari come la stessa variante di Cannitello (passata dalle competenza di Rfi a quella di Stretto di Messina), all'accordo sui risarcimenti a Eurolink per il congelamento dell'opera nel 2006.

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 21 dicembre 2009

Casa, è boom di pignoramenti


I dati delle associazioni consumatori: +15% nel 2009, +60% in soli tre anni. Appello al governo: "Serve un decreto".

È uno degli incubi peggiori degli italiani: non riuscire a pagare le rate, non rispettare un debito, e dunque perdere la casa. Con tanto di pignoramento e vendita all’asta. Un’incubo che riguarda sempre più famiglie. Almeno secondo i dati raccolti dalle associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori. Che hanno spulciato negli archivi delle sezioni fallimentari dei tribunali delle principali città italiane. Traendone uno scenario preoccupante: nel 2009 c’è stato un vero e proprio boom di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari, aumentate del 15,2% in un anno. Nel triennio 2007-2009, sempre secondo i dati diffusi dalle due associazioni, i pignoramenti sono addirittura aumentati del 60,5%, raggiungendo quota 130 mila case messe all’asta. A guidare la classifica dei pignoramenti è Milano, dove le procedure giudiziarie hanno riguardato circa 2.733 case, con un incremento stimato del 15,5% in un anno. Seguono, in questa poco piacevole classifica, Roma (a quota 2.157 esecuzioni, +18,1%), e Monza (1.040 vendite all’asta, +20,2% sul 2008). «L’insostenibile crisi economica - commenta il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti - porta sempre più famiglie italiane a non poter onorare le rate dei mutui, impegno sempre più gravoso che mangia il 33% del reddito, e ciò si traduce in un rischio reale di insolvenza per almeno 350 mila famiglie». Una preoccupazione che trova conferme anche nei dati ufficiali. Come quelli di Bankitalia: il flusso di nuove sofferenze per le famiglie sui mutui, rettificate in rapporto ai prestiti, è salito nel terzo trimestre del 2009 a quota 1,5% contro lo 0,9% dello stesso periodo del 2008. E anche la Caritas, in un rapporto sul credito diffuso alcuni giorni fa, aveva messo in guardia: 1 famiglia su 4 tra quelle che acquisterà casa con un mutuo nel corso del prossimo anno rischia di scivolare sotto la soglia di povertà. Proprio per questo l’Abi ha lanciato ieri, in accordo con 13 associazioni dei consumatori, la sospensione di 12 mesi del pagamento delle rate dei mutui per le famiglie in difficoltà, attiva a partire da febbraio 2010. Una misura che però l’Adusbef ha giudicato insufficiente, non firmando il protocollo di intesa e addirittura invitando i consumatori a «tirare la cinghia e pagare, dove possibile, le rate dei mutui cercando di non avvantaggiare ulteriormente, con una "moratoria" onerosa, in particolare sul fronte degli interessi, i signori banchieri». Per Adusbef e Federconsumatori servono dunque misure ancora più incisive. E soprattutto è urgente l’intervento del Governo: «Dopo il decreto salva-banche e le provvidenze per le imprese, il Governo emani anche un decreto urgente "salva-famiglie" - chiedono le due associazioni - con sgravi fiscali di almeno 1.500 euro a favore di lavoratori a reddito fisso e pensionati. Altrimenti si allargherà la frattura sociale».

FONTE: lastampa.it

domenica 20 dicembre 2009

Utility, energie verdi e media: le scommesse del 2010


Fine anno, tempo di bilanci. Per ora solo quelli borsistici, visto che come sempre per i bilanci societari bisognerà attendere ancora qualche mese. Nell'ultima settimana l'andamento dei mercati azionari internazionali è stato pressoché stagnante, con variazioni per lo più comprese fra -0,5% (per il Nasdaq) e +1,4% (DJ Euro Stoxx), con in generale i mercati europei che hanno sovraperformato quelli statunitensi e, anzi, l'indice delle blue chip tedesche, il Dax 30, ha messo a segno un rialzo di oltre il 2 per cento. Nell'intero anno il "podio" dei rialzi di Borsa vede però al primo posto il Nasdaq Compositecon un incremento del 38%, seguito dallo spagnolo Ibex 35 con circa il 27% e dal Dax30 con il 24%. E l'Italia? Sia il FTSE IT All Share che il FTSE Mibhanno evidenziato rialzi vicini al 17%, mentre leggermente migliore è stata la performance dei titoli minori con il FTSE Italia Mid Cap in crescita di quasi il 21%. Si conferma quindi anche in un anno di ripresa dei corsi come il 2009 un andamento relativamente debole del nostro mercato azionario, penalizzato come di consueto dalla forte presenza di titoli bancari su cui rimangono alcune perplessità anche per il futuro.
Già, il futuro. Quali le attese per il 2010?
Attualmente il sentiment è nel complesso positivo e nessuna delle principali case d'investimento è scettica sul proseguimento del trend sostanzialmente favorevole dei mercati azionari. Non vi sono timori particolari sull'evoluzione dei prezzi delle materie prime (in particolare il petrolio che sembra essersi stabilizzato fra 70 – 75 $ al barile), né tanto meno a livello dei cambi anche se negli ultimi giorni del 2009 si è avuto un rafforzamento del dollaro contro euro determinato dalla critica situazione dei conti pubblici greci. Se la "mina vagante" di un eventuale default greco, al momento ipotesi che sembra piuttosto remota, sarà disinnescata, e non vi saranno altri effetti "cigno nero" (eventi economico/finanziari negativi e inattesi), il 2010 si prospetta quindi come un anno relativamente tranquillo per le Borse mondiali. La perdurante "corsa all'oro" come bene rifugio (+30% le quotazioni nell'ultimo anno, ora stabilmente superiori ai 1.100 $ all'oncia) però fa presagire che l'atteggiamento dei potenziale investitori rimane prudenziale. In tale contesto è ovvio che siano privilegiati per il 2010 i titoli appartenenti ai cosiddetti settori "difensivi", in primis le utilities, soprattutto quelle con forte presenza attuale o futura nelle energie rinnovabili. Non a caso il management Enel sembra propenso a "valorizzare" (ma non è ancora noto se tramite vendita o IPO), fra giugno e settembre 2010, una quota della controllata Enel Green Power appartenente appunto al settore delle energie "verdi". Altri settori candidati a un segno positivo nell'anno borsistico 2010 sono quelli dei beni di largo consumo (meno brillanti le attese sui beni di consumo durevoli come auto ed elettrodomestici che hanno ancora bisogno degli incentivi statali per sostenersi) e i media, che dovrebbero evidenziare una ripresa dei ricavi pubblicitari e, per quanto riguarda il comparto televisivo, anche del pieno dispiegarsi del passaggio dall'analogico al DTT che permette di ampliare notevolmente l'offerta "pay-per-view". Rimane abbastanza critica la situazione dei beni di lusso dove la ridotta capacità d'acquisto di alcuni Paesi tradizionalmente amanti dei "luxury goods" come Dubai e in minor misura il Giappone potrebbe riservare ancora un trend di debolezza dei conti aziendali. Infine i comparti finanziari: nonostante le nuove norme cosiddette "Basilea 3" non siano destinate a entrare in vigore prima del 2012, è certo che nel 2010 le banche saranno ancora chiamate a ulteriori rafforzamenti patrimoniali anche per tener conto del fatto che il livello delle sofferenze non è per ora destinato a ridimensionarsi, anzi continuerà a crescere almeno ancora per qualche trimestre. Relativamente migliore dovrebbe essere la situazione dei settori assicurativo (con il recupero del valore di molti titoli in portafoglio) e di quello del risparmio gestito, in cui è possibile che vi sia lo sbarco in Borsa di Banca Fideuram. Non si attendono infine sostanziali novità dal comparto telefonico (dove i fondi statali per la banda larga sembrano latitare) e da quello dell'industria petrolifera. Il 2009 è stato un anno di pressoché totale assenza per le IPO in Italia. A partire dal 21/12 verrà però ammessa all'AIM Italia TBS Group, azienda attiva nel comparto dell'ingegneria clinica ed e-health verso ospedali e strutture sanitarie, e il 23/12 le farà seguito House Building, società di costruzioni ed immobiliare controllata da Uni Land. Nel 2010 sarà ancora così? Si spera di no, anche se gli stessi manager di Borsa Italiana hanno affermato che, pur riscontrando un ritorno di interesse per le nuove quotazioni, fino ad ora non vi è alcuna domanda di ammissione effettivamente presentata. (Analisi Mercati Finanziari)

FONTE: ilsole24ore.it

sabato 19 dicembre 2009

Trieste batte Aosta: è prima nella qualità della vita


Il viver bene abita a Trieste. È la provincia-capoluogo del Friuli Venezia Giulia ad aggiudicarsi il primato nella classifica sulla qualità della vita, l'indagine del Sole 24 Ore che mette a confronto il benessere nelle diverse aree italiane, giunta quest'anno alla ventesima edizione. Trieste scalza Aosta (vincitrice nel 2008, sesta quest'anno) ed è tallonata da altre due province del nord, Belluno e Sondrio. In coda scivola Agrigento, preceduta di poche lunghezze da Napoli e Caltanissetta. Nella top ten non entrano Milano e Roma, entrambe però in miglioramento: il capoluogo lombardo è 19ª e la capitale 24ª.
Trieste è al secondo oscar, dopo il primo conquistato nel 2005, mentre Agrigento già aveva occupato l'ultimo gradino nel 2007.
Quanto alle variazioni positive, si distinguono Macerata che sale al quarto posto (+14) e Rimini che avanzando di 29 posizioni entra nella top ten.

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 17 dicembre 2009

Due milioni di case fantasma: i dati dell'Agenzia del territorio


È dal 2007 che l'agenzia del Territorio si è cimentata in un compito titanico: recuperare alla legalità i fabbricati che non risultano al Catasto. Per questo ha lavorato con l'Agea (soprattutto utilizzando l'aerofotogrammetria, cioè la sovrapposizione di foto dall'alto con le mappe catastali), giungendo all'impressionante dato, reso pubblico il 16 dicembre con il completamento della mappatura, di 2.076.250 particelle con fabbricati "fuori mappa". Di questi, certo, una buona metà non andrebbe comunque iscritta al Catasto (sono tettoie, rovine, e simili) ma altrettanti sono stati recuperati alla tassazione. E anche alla legalità urbanistica, dato che il Catasto comunica ai Comuni l'elenco dei questi fabbricati dopo che è stata loro attribuita una rendita: in molti casi a seguito di adempimento spontaneo da parte dei proprietari, negli altri casi dopo un accertamento degli uffici del Territorio. Per verificare se i propri fabbricati sono tra quelli da regolarizzare, si può utilizzare il motore di ricerca del sito dell'Agenzia del territorio. E' necessario inserire la provincia, il comune catastale, la sezione, il foglio e il numero catastale della particella in cui si trova l'immobile. In via preliminare si puo' verificare se nel proprio comune sono stati rilevati fabbricati non dichiarati al catasto.

FONTE: Saverio Fossati (ilsole24ore.it)

martedì 15 dicembre 2009

Ecco le aziende dove si lavora meglio in Italia


Pubblicata la classifica 2010 Great Place To Work. Microsoft al primo posto


È la Microsoft l'azienda dove si lavora meglio in Italia. Il dato emerge da una classifica stilata annualmente dalla società di consulenza e ricerca manageriale Great Place To Work Institute Italia. Al secondo posto, nella lista dei migliori ambienti di lavoro in Italia del 2010, Mars Italia (236 dipendenti), che opera nel settore dell'alimentare, seguita da Cisco System (479 dipendenti) ed Elica – di proprietà italiana – e leader mondiale nella produzione di cappe da cucina. Un totale di 35 imprese – la maggior parte delle quali appartengono a multinazionali – nelle quali, in base ai parametri utilizzati dal Great Place To Work Institute, l'ambiente di lavoro è eccellente. Un Great Place to Work è infatti un ambiente nel quale i dipendenti "si fidano delle persone per cui lavorano, sono orgogliosi di ciò che fanno, e si trovano bene con le persone con cui lavorano". Stupisce la preponderante presenza di aziende filiali di multinazionali. Infatti, per trovare la prima impresa italiana bisogna scendere al quarto posto, occupato da Elica (quinta lo scorso anno). Nell'elenco dei 35 Best Workplaces 2010 solo un'altra società è a proprietà italiana: si tratta della Zeta Service (20° posto e 55 dipendenti), partner ufficiale del Gruppo Zucchetti, specializzata nell'amministrazione del personale di outsourcing. L'analisi si basa sulle qualità delle relazioni che si stabiliscono tra i dipendenti, tra loro e il management, e tra i dipendenti stessi e la loro occupazione/azienda. Tra le prime dieci in classifica, il quinto posto è occupato da Nissan Italia (187 dipendenti), seguita, in sesta posizione, da W.L. Gore & Associati (87 dipendenti), dalla Tetra Pak (7° posto e 704 dipendenti), dalla Janseen- Cilag (8° posizione e 634 dipendenti), dalla FedEx Express (9° posto, 892 dipendenti) e dalla Medtronic Italia (506 dipendenti). Chiudono la classifica due aziende che operano nel settore dell'Ict, everis Italia (183 dipendenti) e GetaLine (57). Negli anni scorsi la classifica aveva premiato, tra le altre, Ferrari (prima nel 2007) e Unes supermercati.

FONTE: Ilaria Verunelli (ilsole24ore.it)

venerdì 11 dicembre 2009

«Made in Italy», primo sì alla legge


Urso: «Legge bandiera per avere più forza negoziale in Europa». Reguzzoni: salva 1 milione di posti di lavoro

La Camera ha approvato quasi all'unaminità (543 sì, un no e due astenuti) il disegno di legge che consente di usare l'etichetta «Made in Italy» solo per i prodotti tessili, calzaturieri e di pelletteria realizzati prevalentemente in Italia. Per l'approvazione definitiva il testo passa ora al Senato.

ETICHETTA - La legge istituisce un sistema di etichettatura obbligatoria nei settori dell'abbigliamento, arredo casa, pelletteria e scarpe. Viene evidenziato il luogo di origine di ciascuna fase di lavorazione e si assicura la tracciabilità dei prodotti. Il testo stabilisce che «nell’etichetta dei prodotti finiti e intermedi l’impresa produttrice deve fornire in modo chiaro e sintetico informazioni specifiche sulla conformità dei processi di lavorazione alle norme vigenti in materia di lavoro, sulla certificazione di igiene e di sicurezza dei prodotti, sull’esclusione dell’impiego di minori nella produzione, sul rispetto della normativa europea e sul rispetto degli accordi internazionali in materia ambientale. L’impiego della denominazione ’Made in Italy’ è permesso esclusivamente per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione hanno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale ed in particolare se almeno due delle fasi di lavorazione sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità». Le sanzioni arrivano fino a 50 mila euro, se si tratta di una impresa fino a 70 mila euro. Se le violazioni sono ripetute, c'è la reclusione da uno a 3 anni. Se le violazioni sono commesse attraverso attività organizzate, reclusione da tre a sette anni.

I COMMENTI - Adolfo Urso, vice ministro dello Sviluppo economico con delega al commercio che si è astenuto alla votazione ha chiarito che il testo approvato dalla Camera è «una bandiera, un'affermazione di principio. Questa legge ci darà più forza in sede europea per convincere i Paesi partner a varare il nuovo regolamento sull'etichettatura obbligatoria e, quindi, a tutela del made in Italy». Secondo Urso, quindi, «la soluzione del problema è solo in Europa e, in quella sede, porteremo la volontà comune del Parlamento italiano affinché siano tutelati i consumatori, le imprese e il lavoro italiano ed europeo». Il primo firmatario del provvedimento, il leghista Reguzzoni, aggiunge: «L'etichetta non dirá più dove è stata fatta l'ultima lavorazione, ma dove effettivamente è stato fatto il prodotto. Noi consumatori avremo maggiori informazioni sulla qualitá e sulla sicurezza dei prodotti acquistati. Potremo finalmente avere la possibilitá di selezionare e indirizzare le nostre scelte verso prodotti di qualitá, che rispettino la salute umana e l'ambiente. Dunque anzitutto una legge per tutelare i consumatori, ma che aiuta anche le nostre industrie in un momento di grave crisi. Salveremo un milione di posti di lavoro. L'etichettatura obbligatoria sui prodotti tessili, dell'abbigliamento, dell'arredo casa, delle calzature e della pelletteria non sará più semplicemente un obbligo doganale, ma dirá a chi acquista dove è stato fatto il prodotto».

FONTE: corriere.it

mercoledì 9 dicembre 2009

Giochi di Stato, quando il banco stravince


Da «Win for Life» 350 milioni in due mesi. Nel 2009 l'Erario incasserà 9 miliardi

Cinquantatré miliardi di euro. È questa, secondo le stime di Agipronews, la cifra che l'industria del gioco avrà raccolto entro la fine dell'anno. Perché Superenalotto, scommesse sportive, Gratta e Vinci, Lotto, non conoscono crisi. Anzi, la crisi sembra far bene a questo settore che nei primi dieci mesi dell'anno, come si legge dal sito dei Monopoli di Stato, ha raccolto un gruzzolo ancora più alto del 2008 (+13,1%). E ad aumentare la platea dei giocatori, arrivata ormai secondo il Censis a quota 30 milioni di italiani, non sono mancate nuove proposte. Come quella della Sisal, «Win for life», che promette di sistemare la vita con una rendita ventennale. Guadagnare senza lavorare. Un'idea che è piaciuta così tanto che in poco più di due mesi ha raccolto ben 350 milioni di euro. E lo Stato ringrazia. Basti pensare che nel 2009 il governo incasserà dai giochi (le stime parlano di nove miliardi di euro) più o meno una cifra pari al valore della Finanziaria 2010 (8,9 miliardi). Ma quant'è facile/difficile vincere? Il banco (lo Stato) è sempre avvantaggiato? Oppure no? Il gioco con il «pay out» tra i più bassi in assoluto è in realtà quello che «tira» di più. Con il Superenalotto (+44,2% nei primi dieci mesi dell'anno) infatti abbiamo solo una probabilità su 622 milioni di incassare il jackpot. Intascare gli oltre 98 milioni di questi giorni, non è affatto cosa semplice anche se il caso di Bagnone e dei 147 milioni di euro dell'estate scorsa, dimostra che nulla è impossibile.

SOLO IL 34,6% TORNA AI GIOCATORI - Quel che è certo è che con il Superenalotto solo il 34,6% della raccolta torna ai giocatori in termine di vincite. Come dimostra il grafico elaborato da Agicos (agenzia giornalistica concorsi e scommesse) su dati dei Monopoli di Stato: fatta 100 la raccolta, il 65,4% va alla filiera del gioco, che si divide tra ricevitorie (in media l'8%), concessionario (tra il 2 e il 10% a seconda dei casi) e il governo, che quindi incassa la fetta di torta più grande. Con il Lotto le possibilità di vincita salgono ma non di molto. In questo caso il «pay out» è variabile, ma la media dei primi dieci mesi dell'anno si ferma al 56%, che arriva al 70% nel nuovo 10eLotto. Idem per i concorsi pronostici (50% per Totocalcio, Totogol e Totomatch) e per il nuovissimo «Win for life», come riportato anche da Milano Finanza. Il 65% della raccolta del «Vinci per la vita» torna sì in tasca ai giocatori, ma l'importo riconosciuto, in relazione alle probabilità di vincita, risulta più basso del dovuto e soprattutto è diluito nel tempo. Va molto meglio per il Gratta e Vinci: in questo caso si calcola una vittoria ogni quattro giocate circa. Tant'è che il banco riesce a tenere appena il 27% della raccolta. Tutto il resto viene distribuito per le vincite. E in alcuni casi, come nell'ultimo biglietto lanciato per Natale, il «pay out» può arrivare anche all'80%. Stessa percentuale per gli skill games (i giochi a distanza) e il poker online, dove la filiera del gioco si deve accontentare di «appena» del 20% della raccolta.

FONTE: Corinna De Cesare (corriere.it)

martedì 8 dicembre 2009

Il risparmio può partire da casa


Ridurre le emissioni di anidride carbonica, mettere un freno ai gas serra e contribuire direttamente agli obiettivi del vertice di Copenaghen sul clima: si può fare in prima persona già dalle mura di casa propria. Per arrivare a un'abitazione modello in termini di efficienza energetica, il mercato dell'eco–edilizia offre ormai una gamma vastissima di soluzioni, differenziata a seconda che si tratti di riqualificare un edificio esistente o di pensarne uno nuovo, progettato in partenza in termini di sostenibilità.
Patrimonio datato
Oltre i due terzi del patrimonio edilizio italiano è stato realizzato prima degli anni ‘80, in periodi in cui sia i processi costruttivi sia le tecnologie non tenevano in considerazione l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas alteranti il clima. Prima di intervenire sui vecchi edifici, quindi, può essere utile un'analisi energetica, fatta da tecnici qualificati, per individuare i punti critici sui quali vale la pena di intervenire anche in base al budget. Per gli edifici esistenti determinante è il contributo che deriva dagli incentivi fiscali. Tutte le operazioni di isolamento o di produzione di energia rinnovabile sono agevolate con una detrazione Irpef pari al 55% delle spese, valida per tutto il 2010.
Un primo risultato si ottiene con la semplice sostituzione degli infissi con prodotti ad alto isolamento. Lo sconto in questo caso è garantito se con i nuovi infissi si raggiungono i valori di trasmittanza (in pratica, di dispersione termica) fissati da una tabella sudddivisa per zone climatiche. Da notare che dal prossimo anno i valori si inaspriscono sensibilmente e quindi per ottenere la detrazione sarà necessario installare infissi ancora più performanti.
Gli edifici esistenti
Sempre sugli edifici esistenti si può incidere anche sulle pareti esterne che possono essere rivestite con materiale isolante creando così il cosiddetto «effetto cappotto». Anche i tetti possono essere isolati. In questo caso per ottenere un adeguato comfort termico è necessaria una buona coibentazione, che riduce la trasmissione del calore dall'esterno all'interno, abbinata a un sistema di ventilazione tra il manto di copertura (di solito tegole o coppi) e l'isolamento sottostante. In questo modo diminuisce sensibilmente la quantità di calore (o di freddo) trasmesso dalla copertura alla struttura.
Anche gli interventi sul tetto e sulle pareti esterne sono agevolati attraverso l'incentivo del 55 per cento.
Tutta la produzione di energia rinnovabile gode di incentivi: sotto l'ala del 55% si collocano l'installazione di pannelli solari, la sostituzione di impianti di riscaldamento con altri dotati di caldaie a condensazione, ma anche la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia.
Per chi sceglie invece il fotovoltaico la strada del 55% è sbarrata: l'incentivo è dato dalle tariffe agevolate previste per i kilowatt immessi dal Conto energia, che aumentano se si fa lo «sforzo» di integrare dal punto di vista architettonico i pannelli con l'edificio esistente.
Gli edifici nuovi
Se per il patromonio esistente la riconversione al risparmio energetico passa soprattutto attraverso gli incentivi economici e fiscali, per quelli di nuova concezione i progettisti sono vincolati da una serie di obblighi di legge. Qui i livelli sono sostanzialmente tre: le leggi statali, quelle regionali e persino i regolamenti edilizi comunali, Tutti impongono standard costruttivi. Sul piano nazionale, ad esempio, il decreto legislativo 192/2005 prevede che nei nuovi edifici almeno il 50% dell'energia provenga da fonti rinnovabili. Se il costruttore poi decide di investire parecchio nell'isolamento e realizza una casa con pareti più spesse può contare su un incentivo urbanistico: il decreto legislativo 115/2008 prevede che non si calcolino come superficie realizzata gli spessori dei muri oltre i 30 centrimetri e che possano essere superati anche i limiti alle distanze minime tra edifici sempre per realizzare pareti più isolanti. Sull'obbligo di installare nei nuovi condomini impianti di riscaldamento centralizzati, con le valvole termostatiche a misurare i consumi individuali insistono invece le linee guida per la certificazione energetica (Dm 261/2009).
E proprio il certificato energetico finale (obbligatorio per gli incentivi, ma per le compravendite solo in alcune Regioni) darà la misura di quanto si è risparmiato con gli interventi: sarà quel documento a misurare il risparmio e a classificare l'immobile dopo il «lifting».

FONTE: Valeria Uva (ilsole24ore.it)

lunedì 7 dicembre 2009

Censis, 3 famiglie su 10 in difficoltà a fine mese


In Italia, 3 famiglie su 10 hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Sono, esattamente, il 28,5%, con un picco al Sud, dove arrivano a quota 36,5 per cento. Ormai, stringere la cinta non basta più: il 41%, per andare avanti, usa i risparmi accumulati, il 22%, la carta di credito, per rinviare i pagamenti al mese successivo e, ancora, in un caso su 4, si tenta, pure, la strada del lavoretto saltuario, per arrotondare. Ma la situazione è tutt'altro che rosea, visto che la crisi non ha risparmiato, neppure, le aziende: nel solo terziario, nel 2009, hanno chiuso i battenti ben 162mila imprese. Nel Mezzogiorno, sono stati bruciati qualcosa come 271mila posti di lavoro (-4,1%) e l'industria e il turismo hanno perso il loro ruolo di "posto rifugio". Non esita a parlare di "vita in apnea", il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, nel corso della presentazione, nella sede del Cnel, a Roma, dell'annuale rapporto sulle condizioni sociali ed economiche del Belpaese.

Interi settori produttivi in profondo rosso. È un'Italia in chiaro-scuro, quella fotografata dalla ricerca, con un mercato del lavoro che regge, ma penalizza, soprattutto, le fasce più deboli, un debito pubblico alle stelle, che paralizza le scelte di politica economica, mentre interi settori produttivi entrano in profondo rosso.

Non frena il boom di Internet. La crisi, però, non frena il boom di internet e, soprattutto, dei servizi telefonici, cresciuti del 214%, con una spesa, nel 2008, di circa 22,7 miliardi di euro. Ma, al tempo stesso, rende tutti più nervosi: aumenta la micro-conflittualità nei condomini (specie per futili motivi, come utilizzo di parti comuni e rumori molesti) e il numero di violenze familiari, dai 97 omicidi in famiglia, del 1992, si è passati ai 192, del 2006, + 98 per cento.

Persi 378mila posti di lavoro, soprattutto al Sud. Complessivamente, anche, il Censis, confermando i dati di altre recenti ricerche nazionali e internazionali, evidenzia una sostanziale tenuta del nostro mercato del lavoro. A metà 2009, si sono persi 378mila posti di lavoro (-1,6%, rispetto allo stesso periodo 2008), di cui 271mila al Sud. Abbiamo fatto meglio della Spagna (1 milione 480 mila occupati in meno, -7,2%) e della Gran Bretagna (600 mila, -2%), ma perdiamo terreno rispetto a Francia (-0,3%) e Germania (+0,5 per cento). Tuttavia, la crisi ha toccato il settore lavoro, lasciando alcuni segni preoccupanti. Il primo, è che si sono colpite, specialmente, le diverse forme di lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9 per cento). Mentre il popolo delle partite Iva è aumentato, a causa della sostituzione dei contratti flessibili con formule, ancora, più esternalizzate e a basso costo, raggiungendo quasi quota un milione (+132 mila, +16,3 per cento).

FONTE: Claudio Tucci (ilsole24ore.it)

domenica 6 dicembre 2009

Fondi, raccolta positiva per 1,27 miliardi a novembre


A novembre il sistema dei fondi ha registrato in Italia una raccolta positiva per 1,27 di euro, pressoché stabile dal mese precedente (1,26 miliardi). Lo comunica Assogestioni precisando che a fine mese il patrimonio complessivo investito in fondi é pari a 422 miliardi. Tra le categorie, gli obbligazionari segnano il risultato più rilevante con una raccolta di 1,4 miliardi e un patrimonio che vale il 38% degli asset del settore, mentre gli azionari chiudono il mese con 38 mln di sottoscrizioni nette. Positivi anche i flessibili e i bilanciati. I Fondi bilanciati - sottolinea il comunicato diAssogestioni - incassano 124 milioni di euro e detengono asset per oltre 16 miliardi, il 3,9% del totale. La raccolta dei prodotti Flessibili continua per il secondo mese consecutivo la sua corsa in territorio positivo. I flussi, in crescita, sono pari a 425 milioni di euro e il patrimonio, che si colloca oltre la quota dei 56 miliardi di euro, vale il 13,3% degli asset complessivi. Resta negativa la raccolta dei Fondi di Liquidità. La categoria perde 634 milioni di euro e detiene un patrimonio pari a 88 miliardi di euro, il 20,9% degli asset complessivi. I Fondi Hedge si avvicinano lentamente alla parità e chiudono il mese con deflussi per 52 milioni di euro e il 3,8% del patrimonio, una quota corrispondente a oltre 16 miliardi di euro. Secondo le rilevazione dell'ufficio statistiche dell'associazione a novembre la raccolta dei Fondi di diritto Italiano é stata negativa per 369 milioni di euro. Il patrimonio detenuto in questa tipologia di prodotti è pari a 214 miliardi di euro, il 50,7% delle masse complessive ascrivibili all'intero sistema fondi. I prodotti domestici promossi da Gruppi italiani accusano deflussi per 475 milioni di euro e detengono un patrimonio di 193 miliardi di euro, il 45,7% degli asset. Per i fondi italiani promossi da Gruppi esteri la raccolta é positiva e vale 106 milioni di euro. Il patrimonio é a quota 21 miliardi e vale il 5% delle masse del settore. Per i Fondi di diritto Estero la raccolta provvisoria é ancora in crescita ed é pari a 1,6 miliardi di euro, di cui oltre 1,1 miliardi attribuibili a sottoscrizioni provenienti dai prodotti promossi da Gruppo Italiani. Gli asset stimati per i Fondi di Diritto Estero sono, alla fine del mese di novembre, superiori a 208 miliardi di euro, il 49,3% del patrimonio del sistema. I gruppi Italiani detengono l'81,6% del patrimonio e registrano flussi positivi pari 661 milioni di euro. Il mese é caratterizzato dal ritorno in positivo della raccolta per i gruppi Esteri che archiviano momentaneamente il mese con flussi pari a 606 milioni di euro. «Novembre - commenta Andrea Toschi, direttore commerciale Sopaf Capital Management - è stato il quinto mese di raccolta netta positiva per i fondi con un dato, 1,27 miliardi, sostanzialmente in linea con ottobre. Le prospettive rimangono buone anche per il 2010 che si aprira' in modo migliore rispetto a quello che e' stato il 2009. In particolare, i fondi hedge, che a novembre hanno ancora mostrato deflussi per 52 milioni di euro, vedono ormai la luce in fondo al tunnel. La crisi di fiducia che li aveva colpiti appare ormai superata e il mondo dei fondi alternativi sta vivendo un rinvigorimento che proseguira' anche il prossimo anno». (Il Sole 24 Ore Radiocor)

sabato 5 dicembre 2009

Finanziaria, maxi emendamento da 9 miliardi


Un maxiemendamento che, tra nuove risorse e rimodulazioni di bilancio, vale 8,8 miliardi sui saldi di bilancio. Il testo, composto da ben 250 commi, riscrive integralmente gli articoli 2 e 3 della Finanziaria, accorpando sia gli emendamenti predisposti dal Governo che quelli della maggioranza presentati dal relatore Massimo Corsaro. Per questa mattina è fissata la dichiarazione in commissione Bilancio della Camera sull'ammissibilità delle nuove misure. La soluzione all'intricata vicenda politico-procedurale che ha impegnato anche ieri per l'intera giornata la commissione è giunta in tarda serata con la presentazione del nuovo testo da parte del relatore. Il pacchetto welfare scende da 1,2 a 975 milioni e vengono stanziati 200 milioni per compensare i comuni dei mancati dividendi delle ex-municipalizzate multate dalla Ue per gli aiuti di Stato legati agli sconti Irpeg. In arrivo altresì maggiori stanziamenti per le imprese che investono in ricerca e innovazione, attraverso il meccanismo del credito d'imposta (200 milioni per ciascuno degli anni 2010-2011), e per le missioni internazionali: da 500 a 750 milioni. La somma per la cedolare secca sugli affitti, limitatamente alla provincia dell'Aquila, ammonta invece a 2 milioni, mentre sono stati soppressi i rimborsi ai Comuni per le ronde, le disposizioni sui rimborsi per gli obbligazionisti Alitalia e le risorse per il termovalorizzatore di Acerra. Torna inoltre il tetto ai contributi per l'editoria e viene soppresso il diritto soggettivo ad ottenerli. «In tal modo rischiano di saltare un centinaio di testate», ha commentato Vincenzo Vita (Pd). La soluzione è giunta alla fine di una giornata caotica, apertasi con l'annuncio dello stesso Corsaro dell'integrale riscrittura degli articoli 2 e 3 della Finanziaria. In un primo tempo, la nuova versione dell'emendamento omnibus del relatore è stata annunciata per le 17. Termine poi slittato alle 20 e ancora alle 22.30 per consentire alla ragioneria dello stato di valutare le nuove coperture e apporre la rituale "bollinatura". Per l'opposizione la situazione «è grottesca e senza precedenti», come rileva Pier Paolo Baretta, capogruppo Pd in commissione. Critiche anche alla decisione del governo di destinare 3,1 miliardi del tfr "inoptato" al finanziamento del «patto per la salute»: «È vero - osserva Sergio D'Antoni (Pd) - che lo ha fatto anche il governo Prodi, ma quei fondi furono utilizzati solo per investimenti». I capigruppo Pd, Idv e Udc in commissione hanno scritto una lettera al presidente della Camera, Gianfranco Fini «per denunciare la totale impraticabilità ad esaminare la Finanziaria». Immediata la risposta di Fini: le proteste delle opposizioni «sono fondate». Da qui la decisione di concedere più tempo, fino a lunedì, per l'esame in commissione, rispetto alla dead line inizialmente prevista per la giornata odierna. Il problema è che, a un'attenta lettura del precedente emendamento "omnibus" del relatore, incrociato con gli emendamenti governativi, erano emersi errori e imprecisioni nelle coperture. È il caso degli 1,2 miliardi del pacchetto welfare che risultavano coperti due volte, una prima per 1,2 miliardi, un'altra per 200 milioni. Alla fine, dal controllo incrociato degli emendamenti era emerso che mancavano 700 milioni. Fretta e una certa approssimazione, che avrebbe provocato una certa irritazione nello stesso Tremonti. Da qui la decisione del relatore, condivisa dal presidente della Commissione, Giancarlo Giorgetti, di azzerare il tutto e riscrivere integralmente i due articoli. Tremonti ha replicato peraltro ieri sera all'inchiesta televisiva di "Report" sulla social card: «È uno strumento che ha funzionato molto bene ed è stato apprezzato anche all'estero».

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 2 dicembre 2009

Visure catastali, da oggi si possono richiedere anche agli sportelli postal


Nuovo servizio disponibile dal 30 novembre, agli sportelli di Poste Italiane nell'ambito del programma "Reti Amiche" . Presso i 5.740 uffici postali dotati di "Sportello Amico", infatti, è possibile ora richiedere anche visure catastali. Grazie all'intesa, gli sportelli presso in quali è possibile otetnere questo tipo di certificati arrivano così a circa 7.000, tra quelli di Poste Italiane e i 1.100 dell'Agenzia del Territorio.

I dati sul certificato - Le visure catastali consentono di conoscere innanzitutto i dati anagrafici del soggetto intestatario dell'immobile (terreno o fabbricato), con le specifiche relative alla titolarità ed alla specifica quota di possesso o di diritto sugli immobili. Nel certificato indicati anche tutti i datio castali, compresa la consistenza, ossia il numero di vani, la rendita di quel detreminato immobile e l'ubicazione esatta. I dati si possono richiedere sia per gli immobili censiti nel catasto dei fabbricati urbani sia per i dati contenuti nel catasto dei terreni.

Le modalità per la ricerca - E' possibile ottenere la visura effettuando la ricerca tramite codice fiscale, oppure con gli elementi identificativi degli immobili (foglio, particella, subalterno). Si possono ottenere in questo modo tutte le informazioni necessarie anche per effettuare eventuali verifiche sulla proprietà prima di procedere con l'acquisto.

Tempi e costi - Il certificato si ottiene al momento stesso della richiesta, senza necessità di ripresentarsi allo sportello. Il costo del servizio è di 10 euro.

FONTE: repubblica.it

martedì 1 dicembre 2009

Natale sarà meno low cost


Qualità e vasta gamma di prodotti. Questi i punti di forza sui quali hanno deciso di far leva i grandi gruppi di distribuzione, in diversi ambiti – dai giocattoli alla tecnologia, passando per le profumerie – per rendere più ricco il Natale, e invogliare all'acquisto anche in questa fase di congiuntura economica difficile.

Insomma si respira un'aria nuova, questo autunno. Certo non si è pronti a mettere la tredicesima sotto l'albero, ma sembra che quest'anno a Natale ci saranno meno regali ma di valore. «Non sarà un Natale low cost – conferma Pier Luigi Bernasconi, a.d. di MediaMarket (società che in Italia possiede i marchi Media World, Saturn e MediaWorld Compra On Line) – perché, in base alle indicazioni raccolte, quest'anno i nostri clienti preferiscono fare meno acquisti, ma con tecnologia di alta qualità. Un esempio: stanno avendo un grande successo gli smart phone, più cari ma anche dalle prestazioni maggiori; oppure i pc di ultima generazione, dopo che il 2008 era invece stato l'anno dei netbook, meno cari ma anche dalle funzioni ridotte».

Il trend natalizio del value for money è riconosciuto anche dal Direttore generale di Rinascente, Alberto Baldan: «I clienti magari acquistano meno ma l'aspetto qualitativo non viene sacrificato quest'anno». Un cliente più attento quindi, ma anche meno restio all'acquisto: «Siamo ragionevolmente ottimisti – spiega Carlo Gianuzzi, a.d. delle profumerie Limoni – anche perché l'anno scorso è stato molto negativo (-5% dei consumi in dicembre). Crediamo che quest'anno il sentiment dei consumatori, e quindi la loro propensione di spesa, siano migliori dell'anno scorso».

Concorda anche Francesco Sama, direttore generale di Coin, che aggiunge: «Anche grazie a tutte le iniziative che abbiamo messo in campo, pensiamo di migliorare le nostre performances». Una di queste iniziative è legata all'ampiezza dell'offerta, altro fattore sul quale puntano i grandi gruppi di distribuzione per le Feste. «Quest'anno – sottolinea Sama – abbiamo inserito 150 temporary ovvero prodotti che di solito non teniamo ma che vengono ad animare e dare occasioni d'acquisto per Natale». E l'incentivo – oltre che l'assortimento – è anche sullo sconto: con l'iniziativa "Il primo regalo te lo fa Coin" tutti i clienti che fanno un acquisto fino a fine novembre, ricevono nello scontrino un buono di 10 euro da spendere entro il 15 di dicembre.

Sulla stessa lunghezza d'onda anche la promozione "Fai un regalo da Limoni, Limoni ti fa un regalo": il gruppo di profumerie rende fino al 50% del valore degli acquisti fatti entro il 24 dicembre, nella forma di buoni spesa a gennaio. «Quest'anno – spiega l'.a.d. Carlo Gianuzzi – puntiamo a "sdoganare" l'idea della profumeria come negozio di bellezza solo per donne e solo di alta gamma, offrendo una vasta gamma di prodotti, e di prezzi». Succede quindi che in profumeria si trovi anche una palla di Natale high-tech, nella quale è possibile caricare ben 70 foto digitali con scorrimento a movimento. E che in una catena di elettronica di consumo come MediaMarket si siano anche venduti oltre 2milioni di libri nell'ultimo anno. Vasto assortimento è anche il punto di forza di Giochi Preziosi, come spiega l'a.d. Dario Bertè: «Come gli anni precedenti si punta sul vasto assortimento e l'amplia gamma di prodotti. Questo insieme alla convenienza, nelle catene dei Toyscenter, è la nostra forza».

FONTE: Anna Zavaritt (ilsole24ore.it)