mercoledì 24 febbraio 2010

Riciclaggio e conti esteri chiesto l'arresto di Scaglia Per il gip «frode colossale»


Silvio Scaglia, ex amministratore delegato ed ex presidente di Fastweb, è ricercato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha emesso nei suoi confronti un mandato di arresto nell'ambito dell'operazione Phuncards-Broker. L'inchiesta ha portato alla luce una gigantesca rete internazionale di riciclaggio legata alla 'ndrangheta. I fatti sono stati commessi tra il 2003 e il 2007 (quando Scaglia era presidente). Il gip Aldo Morgigni nell'ordinanza parla di «una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale». Il magistrato capitolino arriva a una tale conclusione mettendo sotto accusa «l'eccezionale entità del danno arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte, la loro protrazione negli anni e la qualità di primari operatori di Borsa e di mercato di Fastweb e Sparkle», controllata di Telecom Italia. Oltre alla richiesta di arresto per Scaglia la magistratura di Roma ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl) per violazione della legge elettorale «con l'aggravante mafiosa». Lo ha rivelato il procuratore dell'Antimafia romana Giancarlo Capaldo nel corso della conferenza stampa a piazzale Clodio, tenuta insieme al procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso. Scaglia questa mattina risultava latitante ma, secondo i suoi legali, l'ex numero uno di Fastweb si trovava all'estero per lavoro. L'imprenditore, che in una nota ha affermato la sua estraneità a qualunque reato, ha dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda.
Come risulta dall'ordinanza, risultano indagate sia Telecom Italia Sparkle che Fastweb, nelle persone dei legali rappresentanti pro tempore, in base al decreto legislativo 231/01, nel quale è definita la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da fatto illecito altrui. L'accusa è di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata. Nell'elenco degli indagati compare anche il nome dell'attuale amministratore delegato di Fastweb Stefano Parisi. Il manager, in carica dal 2004, è accusato di associazione per delinquere e dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Assieme a lui indagati anche il direttore della divisione finanza e controllo di FastwebAlberto Calcagno e un ex consigliere d'amministrazione, Mario Rossetti.
La richiesta di commissariamento per Fastweb e Sparkle
La procura di Roma ha fatto richiesta formale di commissariamento per Fastweb eSparkle. La richiesta è motivata dalla «mancata vigilanza» ed è stata fatta sulla base dellalegge 231 del 2001 che prevede sanzioni per quelle società che non predispongono misure idonee ad evitare danni all'intero assetto societario. Fastweb ha fatto sapere in una notadi considerarsi estranea ai fatti e parte lesa. La stessa società - che dà lavoro a 3.500 persone oltre alle 8mila dell'indotto - ha confermato che è stata avanzata una richiesta di misura interdittiva dell'esercizio di attività, ma ha anche assicurato di garantire la continuità dei servizi ai clienti, che a dicembre 2009 erano 1,64 milioni (+11% sul 2008). La richiesta di commissariamento sarà valutata dal gip Morgigni il 2 marzo. Se però, con i nuovi amministratori, le aziende sapranno dimostrare la propria estraneità, una condotta corretta e in linea con la legge, il giudice non procederà con la nomina di un commissario. Quanto alla controllante elvetica di Fastweb (l'attuale presidente è Carsten Schloter ) , «Swisscom sapeva delle accuse di riciclaggio e frode fiscale contro Fastweb quando la comprò nel 2007 e sapeva dei rischi a cui andava incontro», ha detto all'Ansa il capo ufficio stampa Josef Huber, aggiungendo che le accuse contro l'operatore telefonico specializzato nelle connessioni in fibra ottica erano di «dominio pubblico».
Un giro da 2 miliardi di euro, danno per lo stato 365 milioni
Nell'operazione Broker sotto la lente della magistratura è finito un giro di false fatturazioni da 2 miliardi di euro, scoperto dai militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza e del Ros dei Carabinieri. Lo Stato avrebbe subito un danno per oltre 365 milioni di euro dal mancato versamento dell'Iva, attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

FONTE: Alberto Annicchiarico e Beatrice Rioda (ilsole24ore.it)

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