sabato 22 maggio 2010

Manovra, Berlusconi frena Tremonti: non solo cifre, prima l'esame politico


Incontro serale a Palazzo Grazioli tra il premier e il ministro. Pd all'attacco, la Cgil minaccia lo sciopero generale


Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha chiesto un varo veloce della manovra economica. L'esame politico, necessario ad evitare tensioni nel Pdl, potrebbe però rallentarne il varo, anche se solo di qualche giorno. Il premier Berlusconi ha così avviato un confronto con il titolare del Tesoro, che ha cenato con lui a Palazzo Grazioli, con l'obiettivo di favorire maggiore collegialità all'interno della maggioranza che consenta di arrivare ad una «sintesi politica» sul pacchetto presentato dal ministero dell'Economia.

Sono ore frenetiche: la frase del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ben sintetizza il lavoro forzato a cui sono sottoposti tutti i protagonisti della messa a punto della manovra 2011-2012 che, per il Tesoro, dovrebbe ancora vedere la luce martedì. Il varo, anche se ci sarà il passaggio politico, sarà rapido e non dovrebbe superare il prossimo fine settimana. All'incertezza sui tempi è dovuta anche la mancata convocazione dei sindacati. Di "data incerta" parla infatti il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

L'agenda dei prossimi giorni è impegnativa per il governo e Tremonti. Giovedì c'è l'assemblea di Confindustria, poi una riunione a Parigi dell'Ocse. Ma l'appuntamento con l'Ecofin di lunedì 7 giugno lascia ancora una settimana di margine per scegliere e limare le misure. Sui contenuti non vi sarebbero divisioni, ma semmai la necessità di inviduare le soluzioni più idonee all'interno dei singoli capitoli. In particolare l'approfondimento riguarderebbe il tetto oltre il quale applicare il taglio agli stipendi dei dirigenti pubblici (la forbice varia tra 80.000 e 100.000 euro) e dunque la platea interessata, i tempi della chiusura delle finestre pensionistiche e la tracciabilità dei pagamenti in contanti ai fini anti evasione.

Per quanto riguarda le cifre si parla ancora di un intervento che potrebbe sfiorare i 28 miliardidi euro ed esser messo nero su bianco attraverso un decreto (che avrebbe un effetto sul 2009, rifinanziando alcune voci "incomprimibili" di spesa) e un Ddl che riguarderebbe invece i prossimi due anni.

Sul fronte delle misure altre due ipotesi prendono forma: quella di far confluire nell'Inps alcuni enti previdenziali più piccoli e l'idea di dare una stretta sulla tracciabilità dei pagamenti, un "classico" tra le armi per la lotta all'evasione. Poi la norma che prevede il taglio agli stipendi dei super manager della PA (oltre 100.000 euro) sarebbe «rischiosa» e dunque potrebbe saltare perché a rischio di incostituzionalità. La norma viene invece caldeggiata dalla Cgil, ma decisamente contrastata da chi ne sarà colpito, i dirigenti pubblici.

Il dibattito politico segue anche oggi lo stesso copione, con il Pd decisamente all'attacco e alcuni sindacati (in particolare quello della Cgil che raggruppa la scuola, la ricerca, l'università e formazione professionale, ecc) che chiedono senza mezzi termini di proclamare lo sciopero generale. Molte categorie, investite dalle ipotesi che circolano da giorni continuano a protestare: i medici sono pronti alla mobilitazione in caso di ulteriori tagli al servizio sanitario nazionale (si parla di risparmi di 5 miliardi per l'intero sistema). Molte le rassicurazioni arrivano anche oggi dagli esponenti del governo: la manovra - dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - non vedrà l'introduzione di nuove tasse, né interventi strutturali, cioè le pensioni. Questo anche se nel mix di misure allo studio spunta con insistenza un intervento (ma una tantum) lo slittamento di alcune finestre per andare in pensione. Si tratterebbe però di 2 o 3 mesi, come conferma anche il titolare della Farnesina Franco Frattini, che parla appunto di «misure temporanee». Toccare le pensioni strutturalmente - ribadisce inoltre il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, «sarebbe un grave errore». E se le pensioni non si toccano c'è però da intervenire sulla spesa pubblica, anche quella degli enti locali (in questo caso si parla di un contributo di 4 miliardi): «Certamente - dice infatti Sacconi - dobbiamo ripensare il perimetro della spesa corrente dello Stato e delle amministrazioni locali».

FONTE: ilmessaggero.it

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