
Servono 25 miliardi. Pensioni di anzianità, finestra unica. I sindacati: no alla mannaia. Opposizioni all'attacco
Il governo stringe i tempi sulla manovra correttiva. Servono 25 miliardi in due anni. Il decreto legge dovrebbe vedere la luce entro la fine del mese. Molte le ipotesi su cui si sta lavorando per tagliare la spesa: per gli statali è allo studio un congelamento di fatto delle retribuzioni, mentre in campo previdenziale potrebbe diventare una sola all’anno la finestra di uscita per i pensionati di anzianità.
Il governo vuole fare presto, anche a causa delle nuove preoccupazioni sull’euro e sulla tenuta di alcuni paesi di Eurolandia, a iniziare dalla Grecia. In questo clima di quasi emergenza - venerdì le Borse sono di nuovo crollate con Piazza Affari che ha perso il 5% - sarà più facile per il ministero dell’Economia imporre misure anche drastiche. La lista degli interventi abbraccia tutti i grandi capitoli della spesa, dal pubblico impiego alla sanità passando anche per la previdenza. Sul fronte delle entrate è in preparazione inoltre una nuova stretta sull’evasione, con un occhio particolare al settore dei giochi.
I dipendenti pubblici, per i quali almeno fino al 2011 non si parlerà di rinnovo contrattuale, potrebbero anche subire una sorta di congelamento del loro reddito effettivo, con il taglio della futura dinamica salariale derivante dai contratti di secondo livello. Il congelamento sarebbe esteso ai settori non contrattualizzati: magistrati, prefetti, forze dell’ordine, forze armate e professori universitari. Una misura del valore di circa un miliardo. Sarà poi prorogato e inasprito il blocco delle assunzioni, mentre altri risparmi potrebbero arrivare dal raddoppio del tempo di attesa per la buonuscita percepita da chi lascia il servizio: passerebbe da tre a sei mesi il termine trascorso il quale lo Stato paga gli interessi (5%). Allo studio anche una sorta di contributo di solidarietà sulle retribuzione dei super-dirigenti.
Ai risparmi dovrebbero contribuire anche le pensioni, con interventi pensati per fare cassa. In cima alla lista delle ipotesi c’è ancora una volta la stretta sulle finestre di uscita, che passerebbero per le pensioni di anzianità da due a una sola l’anno. Ma nel mirino ci sono anche i trattamenti di invalidità.
Sul fronte del Fisco, di carattere generale il mancato rifinanziamento dell'imposta agevolata al 10% sui premi di produttività. Il capitolo delle entrate sarà poi composto da tre voci principali. La lotta all'evasione, con un inasprimento delle misure già adottate recentemente in campo internazionale; una sorta di regolarizzazione per gli immobili fantasma che l'Agenzia del Territorio ha identificato; nuovi controlli sul fronte dei giochi pubblici.
«Per due anni questo governo ci ha detto che la crisi non c'era, che l'Italia sta meglio di altri paesi, adesso invece annuncia una manovra assolutamente tradizionale con tagli lineari che vanno a colpire in maniera indiscriminata i servizi - ha commentato la presidente del Pd, Rosy Bindi - Si interviene sulle persone e sul reddito della famiglia mentre non vedo alcuna traccia di lotta all'evasione fiscale, di interventi a sostegno di crescita e occupazione e di norme serie contro la corruzione».
«Il governo si vergogni. Toglie ai poveri per dare ai ricchi e chiede sacrifici ai più deboli. Precari, pensionati e cassaintegrati sono abbandonati a se stessi», ha detto il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando.
«Come al solito il governo pensa di affrontare la crisi con una stangata. Questa oltre ad essere inaccettabile socialmente aggraverà la crisi perché deprimerà ulteriormente il mercato interno. La stangata la facciano su ricchi e speculatori, non sui lavoratori», afferma Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della sinistra.
Per la Fp-Cgil «dopo aver negato la crisi economico-finanziaria per due lunghi anni, il Governo adesso farebbe pagare la sua inadeguatezza al lavoro pubblico e ai pensionati». Il sindacato avverte che non starà a guardare di fronte a «un'insopportabile disparità che vede i dipendenti pagare oggi persino per gli speculatori».
«Bisogna tagliare il 90% delle consulenze nei 10.037 enti pubblici che ci costano qualcosa come due miliardi e 637 milioni di euro l'anno - dice Giovanni Faverin, segretario generale Cisl-Fp - spesso si tratta di prebende date ad amici di partito per pagare le campagne elettorali».
La Uil: sì rigore ma non per chi guadagna 1.200 euro. «Giudicheremo la manovra in base alla capacità di essere equa e di salvaguardare i capisaldi dello stato sociale e la convivenza civile del paese - ha osservato il segretario confederale della Uil Paolo Pirani - In particolare mi parrebbe assolutamente bizzarro che il ragionamento partisse da chi guadagna mediamente 1.200 euro al mese cioè la grande maggioranza degli statali e non innanzitutto da quei settori non contrattualizzati della pubblica amministrazione che riguardano i magistrati, i baroni universitari, gli alti gradi dell'esercito e naturalmente non comprendesse tagli drastici alle consulenze esterne della p.a. come chiediamo da anni».
Secondo il segretario confederale dell'Ugl, Paolo Varesi, «qualsiasi intervento mirato a comprimere le retribuzioni dei dipendenti pubblici condizionerebbe la ripresa del mercato interno allungando la fase di stallo in cui si trova, con effetti negativi anche sulle produzioni e occupazione. In questo momento di difficoltà, è necessario più che altro pensare ad un piano che renda accettabili i tagli alla spesa pubblica spostando la pressione dal lavoro alle rendite finanziarie e alla tassazione indiretta».
«È finita - replica indirettamente Sacconi - una fase per i Paesi industrializzati. Quella dell'illusione che la crescita si potesse realizzare con un ingente indebitamento pubblico. Noi però l'abbiamo capito prima di altri e abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici fin dall'inizio della legislatura, con la manovra anticipata di giugno 2008. Ora dobbiamo continuare su questa linea, appunto riducendo il perimetro della spesa pubblica e cambiando profondamente la composizione delle entrate».
FONTE: ilmessaggero.it



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