martedì 10 agosto 2010

L'impresa Italia recupera redditività, ma sui ricavi ancora non ci siamo


Cos'è la ripresa? Per le imprese censite nell'ultima indagine "Dati cumulativi" dell'ufficio studi Mediobanca è soprattutto la ripresa dei margini. L'industria manifatturiera, infatti, ha passato il giro di boa di metà 2010 con un recupero dei due terzi dei margini operativi persi nell'intero 2009. Ma sui ricavi ancora non ci siamo. Nel primo semestre infatti è stato di circa il 7% l'aumento del fatturato, vale a dire un terzo di quanto lasciato per strada lo scorso anno: se va avanti così il 2010 rischia di chiudersi con un giro d'affari inferiore a quello del 2008. Più tonico, in questo contesto, il comparto dell'energia: ma è tutto merito dei prezzi di vendita visto che, nei primi sei mesi di quest'anno, le quotazioni del petrolio, tradotte in euro, sono salite addirittura del 50%. Il risultato è che il fatturato del settore, nella prima metà del 2010, è cresciuto del 20%, mentre i margini operativi sono migliorati del 25%, il che significa non solo aver recuperato, ma anche superato i livelli pre-crisi.

Si tratta di indicazioni significative per tastare il polso all'economia reale, perchè, anche se le semestrali non sono disponibili per tutte le imprese analizzate, il giro d'affari complessivo del campione di 2025 società è rappresentativo del 51% dell'industria italiana (il 43% della manifattura), il 68% dei servizi pubblici, il 33% delle attività nei trasporti, il 24% della distribuzione al dettaglio.

La crisi del 2009.
Un ricco campione, dunque, che evidenzia come la crisi nata dalla finanza si sia scaricata sul mondo produttivo soprattutto nel 2009. Un anno che ha visto il fatturato complessivo ridimensionarsi del 16,5%. Con una differenza sostanziale: mentre i ricavi delle imprese industriali sono scesi del 19,4% (giù in particolare le energetiche, -24,7%), le aziende dei servizi se la sono cavata con una limatura del 2,4% (che sconta in particolare l'arretramento dell'11,6% dei trasporti).

L'eccezione è rappresentata dal settore delle costruzioni che anche lo scorso anno, seppur di poco (+0,3%), hanno ampliato il giro d'affari, grazie però in particolare ai cantieri all'estero (+27,3% l'export). È il contrario di quanto registrato a livello dell'intero campione, dato che le vendite totali delle 2025 imprese analizzate hanno subito una battuta d'arresto più pesante oltre confine (-19,2%) che sul mercato domestico (-15,5%). Pochi altri comparti sono riusciti ad attraversare la crisi senza dimagrire: il farmaceutico, cresciuto del 3,3%, e la grande distribuzione, che ha aumentato il giro d'affari dell'1,5% ma soprattutto grazie all'apertura di nuovi punti vendita. Se si riclassificano le imprese per dimensioni, all'interno dell'industria manifatturiera (-17,2% i ricavi), si vede che hanno sofferto di più i maggiori gruppi (-19,1%) e le aziende medio-grandi (-19,3%), piuttosto che le medie imprese (-16,3%) che oltretutto hanno tagliato di meno investimenti (-15,5% contro la media del 23,1%) e occupazione (-1,7% contro -2,8%).

I margini
Nel 2009 il valore aggiunto è sceso dell'8,1%, il margine operativo netto del 22,5% e l'utile corrente ante-imposte del 17,3%. A salvarsi, anche sotto questo profilo, le imprese farmaceutiche (+36,2% gli utili lordi) e delle costruzioni (+6,8%), affiancate da alcuni rami dell'alimentare grazie al calo dei prezzi delle materie prime, dall'impiantistica (+14,4%), da gomma e cavi (+10,8%). Tiene il terziario (-1,9% il valore aggiunto, -0,9% il risultato corrente prima delle imposte), con la distribuzione al dettaglio che aumenta gli utili lordi di oltre il 42%. Le imprese a capitale privato soffrono più delle aziende pubbliche (-20,2% l'utile lordo delle prime contro il -12,8% delle seconde); e, nel comparto manifatturiero, più i maggiori gruppi (-46,7%) delle medie aziende (-20,5%). Il campione delle 2025 aziende salda con un risultato netto di 16,9 miliardi, il 36,7% in meno rispetto al 2008, nonostante l'aiuto della gestione finanziaria tornata positiva per oltre 2 miliardi.

FONTE: Antonella Olivieri (lastampa.it)

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