giovedì 9 dicembre 2010

Dalla Cina la piastrella «clone»

Glow non è una piastrella qualsiasi. È chic, sembra carta da parati di lusso, farebbe un figurone nelle case dei nuovi ricchi cinesi. Nel mondo della ceramica, è un prodotto spartiacque: «C'è un prima e un dopo Glow» ci ha detto, con orgoglio, Maurizio Mazzotti, amministratore della Atlas Concorde di Fiorano Modenese – 186 milioni di ricavi, 623 addetti – l'azienda emiliana che l'ha brevettata. Orgoglio incrinato dall'ansia, perchè da tempo, proprio sul versante cinese, il distretto della ceramica di Sassuolo e Modena segnala strani movimenti. Mazzotti, e con lui gli altri produttori del distretto, sono angustiati. Specie per i prodotti più innovativi: il mercato australiano della piastrella Glow si è improvvisamente ristretto, sul presunto colpevole c'è poco da congetturare.
Ingenti quote di fatturato evaporano a dispetto dell'innovazione di prodotto made in Italy. Che piace, tantissimo, tanto che dal Guangdong arrivano segnalazioni sull'esistenza di un distretto parallelo qui, a Dongguan, che prospera "a strascico" grazie all'utilizzo ossessivo, in cinese, dell'espressione "piastrelle di ceramica italiana" per vendere prodotti clonati. E alla furbizia, purtroppo, di rappresentanti italiani.
Quando, agli inizi di ottobre, a Bologna, la Guardia di Finanza è piombata nelle sale di un centro congressi vicino al Cersaie «sequestrando – si legge negli atti – ceramica di provenienza cinese, presumibilmente contraffatta da Daugres srl, che risulta un'imitazione della serie Glow», venditori cinesi e potenziali compratori erano sprofondati in comode poltrone, e tra un brindisi e l'altro, compulsavano brochure e campionari, anch'essi di dubbia provenienza. Ma la minaccia va oltre la Daugres srl, Confindustria Ceramica ormai monitora costantemente la situazione.
Siamo stati a Dongguan, nel distretto della piastrella cinese, al seguito di un osservatore dell'associazione di categoria entrato in contatto con un'azienda concorrente, di quelle in grado di far venire la pelle d'oca a tutta Sassuolo e Modena messe insieme: la Marco Polo, un pezzo importante della galassia Guangdong Wonderful Ceramics.
Siamo andati insieme alla ricerca della prova regina: la presenza, in loco, di esemplari della mitica piastrella Glow. «Due anni fa – ci ha spiegato l'osservatore – le autorità locali hanno costretto a smantellare la vicina Foshan dove si concentravano tutte le aziende produttrici, perché l'aria era irrespirabile. Polvere finissima che ostruiva i polmoni». Ma l'industria delle piastrelle, nonostante il trasloco, galoppa: il database di Cesif-Fondazione Italia Cina-Ceic rivela decine di migliaia di aziende attive, esplose negli ultimi cinque anni, con un giro d'affari per svariati miliardi di euro.
Continua il nostro accompagnatore: «Qui circolano molte copie di prodotti Atlas Concorde, a fine 2007 la Jadidi, un'azienda nata per l'export di prodotti cinesi ha cominciato a produrre e copiare la Glow. Oggi, a farlo, sono colossi come Daugres, Dongpeng, Marco Polo, che distribuiscono la Glow attraverso aziende satellite, sotto altro nome. A Foshan, nell'ultima fiera, c'erano copie di Glow in cinque stand di aziende minori. Erano in vendita perfino nei B&Q, tipo Brico Center, e pare stia ripartendo la riproduzione seriale di cataloghi».
Xiao è il marketing manager per l'estero di Guangdong Wonderful Ceramics. Riceve i due ospiti italiani giunti fin qui in veste di presunti compratori. Arriviamo scortati, dalla stazione di Dongguang city, da un'interprete che dopo un quarto d'ora di macchina, parcheggia sotto il quartier generale dell'azienda, piantato in una piazza enorme, con al centro un'enorme fontana. E si capisce, è la terza fabbrica cinese, con 7mila dipendenti, uno stipendio medio per gli operai di 200 euro al mese.
Non si mostra particolarmente friendly, Xiao, premette di avere poco tempo a disposizione. Ma business is business e comunque finiamo nel suo ufficio dove, dopo il tè, ci mostra il nuovo catalogo Marco Polo: copertina con la silhouette di una carovana di dromedari che marcia al tramonto nel deserto. Xiao ci guida nel magazzino dove la merce impilata rivela destinazioni sudamericane, specie il Perù, e, soprattutto, nell'immenso atelier. Qui, a un certo punto, finiamo nell'angolo delle piastrelle Glow. Sì, proprio le Glow. Lui ce le presenta così: «Una piastrella nuova, appena fatta, inventata da noi». Scioccati dall'aplomb del manager passiamo al reparto produzione, vietato scattare foto. Chiediamo lumi sulla sicurezza ambientale e dei lavoratori. La risposta è: «Ci stiamo attrezzando». Stretta di mano, e via. «Salutatemi Rimini – si raccomanda –, ci sono stato. Bella l'Italia». «Arrivederci in Riviera, Xiao».

FONTE: ilsole24ore.it

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