domenica 26 dicembre 2010

Economia italiana, avanti a stento.

Segnali poco entusiasmanti per l'economia italiana, che avanza piano e in maniera incerta. La stampa estera fotografa un paese dove la ripresa non riesce ad affermarsi: l'export non mantiene slancio, il deficit commerciale si aggrava, la crescita è troppo lenta e la disoccupazione, che era calata in estate, probabilmente risalirà. Le esportazioni italiane torneranno ai livelli pre-crisi solo nel 2013, con un rallentamento della crescita dell'export nei prossimi due anni, sottolinea il Financial Times citando la Sace, l'agenzia di credito all'esportazione.
Export in ripresa, meglio le aziende che hanno ristrutturato prima del 2008
Dopo avere registrato un calo del 20,9% nel 2009, quando l'economia nel suo complesso si era contratta del 5%, l'export italiano ha ripreso vigore, ma non si manterrà agli stessi livelli: la crescita dell'export salirà quest'anno del 10,3%, rallenterà all'8,1% nel 2011 e al 6,7% nel 2012. Secondo la Sace, le esportazioni arriveranno a 395 miliardi di lire nel 2013, ritornando ai livelli pre-crisi. Il marchio del "made in Italy" si espanderà tuttavia più rapidamente nei mercati emergenti, come Brasile, Turchia e Cina, dove l'Italia esporta meno dei principali concorrenti. La ripresa dell'export quest'anno è stato un fattore significativo nel previsto aumento del Pil nel 2010 dell'1% circa, "notevolmente al di sotto della media dell'eurozona", nota il Ft. Le aziende che sono riuscite a ristrutturarsi prima della recessione del 2008 se la sono cavata meglio, riuscendo a dirigere il proprio export verso le economie che crescono più in fretta. La quota di export italiano verso i paesi sviluppati scenderà al 58% nel 2014, rispetto al 68% del 2005. Secondo Sace, nel 2010 il Medio Oriente è stata l'unica parte del mondo a registrare un declino delle esportazioni italiane, a causa della "bolla" immobiliare. Nei prossimi due anni l'agenzia prevede, tra i settori chiave di crescita dell'export, un aumento del 14,3% per gomma e plastica verso la Turchia, dell'11,9% per i metalli verso la Tunisia, dell'11,5% delle macchine utensili verso il Brasile, dell'11,1% delle apparecchiature elettriche verso la Cina e del 9,1% dei prodotti chimici verso la Germania.

FONTE: Elysa Fazzino (ilsole24ore.it)

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