venerdì 29 gennaio 2010

In Italia oltre due milioni di disoccupati


Sono 57mila in più rispetto a novembre. In Europa è salita al 10%, contro il 9,9% di novembre

Il mercato del lavoro continua a segnare rosso, sia in Italia che in Europa: il tasso di disoccupazione a dicembre sale all'8,5% dall'8,3% di novembre. Lo rende noto l'Istat precisando che il tasso di disoccupazione è in crescita di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Secondo l'Istat è il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche. I senza lavoro sono 2.138.000, 57mila in più rispetto a novembre e 392mila in più rispetto a dicembre 2008. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,2%, invariato rispetto al mese precedente ma in aumento di 3 punti percentuali rispetto a dicembre 2008. Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni, è pari a 14 milioni 822 mila unità, con una riduzione dello 0,2% (-25 mila unità) rispetto a novembre 2009 e un aumento dell'1,1% (+164 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Il tasso di inattività è pari al 37,6% (-0,1 punti percen-tuali rispetto al mese precedente e in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a dicembre 2008).

EUROPA - L'aumento dei disoccupati trova conferma anche nei 16 Paesi dell'area euro è salita al 10%, contro il 9,9% rivisto di novembre. Nel dicembre di un anno fa era all'8,2%. Lo rende noto Eurostat rilevando che si tratta del tasso più elevato nella zona dell'euro dall'agosto 1998. Il più elevato della zona euro e tra i più alti in Ue resta quello della Spagna al 19,5%. Nell'intera Ue il tasso di dicembre era al 9,6% (9,5% a novembre) e il 7,6% un anno fa. In questo caso è il tasso più elevato dal gennaio 2000. Secondo stime Eurostat, a dicembre i disoccupati erano nell'Ue 23,012 milioni di cui 15,763 milioni nell'eurozona. In un anno la disoccupazione è aumentata di 4,628 milioni nell'Ue e di 2,787 milioni nella zona dell'euro.

FONTE: corriere.it

giovedì 28 gennaio 2010

Isfol, è boom delle professioni ecologiche


Cresce, a doppia cifra, l'occupazione nel settore ambientale. Dal 1993 al 2008, infatti, il numero di occupati nel "green job" è aumento di ben il 41%, passando da 263.900, a 372.100, unità. E in più di 7 casi su 10 (73,5%, per l'esattezza), il contratto è, pure, a tempo indeterminato. A rilevare il buono stato di salute delle professioni ecologiche, è un'indagine Isfol che evidenzia, anche, come i nuovi "professionisti dell'ambiente" siano sempre più spesso in gonnella (25,5%) e con il "colletto bianco": nel 2008, rappresentavano il 63% degli occupati del settore. «Con questi numeri - spiegano dall'Isfol - la green economy si candida seriamente a essere la nuova frontiera della crescita economica del XXI secolo». Bisognerà, però, continuare a lavorare per rispettare gli obiettivi del Pacchetto clima-energia, che, come si sa, fissa il triplice obiettivo (20,20,20) di riduzione delle emissioni di Co2 attraverso le rinnovabili, di crescita dell'efficienza energetica e di risparmio dei consumi. I positivi risvolti occupazionali del settore "verde", hanno modificato, anche, in aumento, l'offerta formativa. A oggi, vengono realizzati, in media, circa 2mila corsi, da più di 500 enti pubblici e privati, che vedono impegnati tra le 50 e le 55mila persone. Anche le specializzazioni in materie legate all'ambiente, come, per esempio, specifici master, aiutano a trovare facilmente lavoro e sono, quindi, in costante crescita. Ad appena un anno dalla fine delle lezioni, l'80,6% dei frequentati ha già un impiego. E il boom di corsi attivati è impressionante: da 60 master attivi nell'anno accademico 1999-2000 si è passati ai circa 300 nell'anno accademico 2007-2008, con una tendenza per il 2008-2009 che va nella direzione di un ulteriore incremento. Sono gli atenei i maggiori soggetti promotori di master di I e II livello, che hanno raggiunto, nel 2007-2008, rispettivamente, il 42,2% e il 40 per cento. Sotto questo aspetto, sottolinea l'Isfol, sarebbe auspicabile un maggior raccordo con il territorio, in modo tale che questo importante segmento formativo relativo all'ambiente possa «giocare un ruolo anticipatore dei futuri fabbisogni professionali e formativi, che possono emergere in ambiti locali, proponendo figure innovative che rispondano in modo rapido ai nuovi mercati verdi in espansione».

FONTE: Claudio Tucci (ilsole24ore.it)

martedì 26 gennaio 2010

Da Montreal a Davos il mondo si mobilita per ricostruire Haiti


Samuel Huntington lo aveva definito l'"uomo davosiano". In modo negativo, l'intellettuale che aveva creato il concetto di "scontro fra civiltà", cercava di definire questa élite fra le persone più influenti del mondo della politica e dell'economia, che una volta l'anno s'incontrano per discutere e proporre soluzioni a problemi in genere da loro stessi creati: il passaggio da una società industriale a una digitale, una carestia continentale, una pace difficile, una crisi finanziaria. Sarà dunque per un senso di colpa che il quarantesimo meeting del World Economic Forum dedicherà la parte più importante dei suoi lavori a due temi: la tragedia di Haiti e l'ordalia delle banche mondiali. Ieri a Montreal, su iniziativa del governo canadese, è ufficialmente iniziata la fase della ricostruzione: lenta, incerta ma in qualche modo bisognava cominciare. Quella canadese è stata solo una specie di pre-conferenza, giusto per quantificare le necessità. «Sarà un impegno a lungo termine, almeno dieci anni. E non è un'esagerazione», ha detto il premier Stephen Harper. Oxfam e molte altre organizzazioni non governative internazionali chiedono come atto preliminare la cancellazione del debito estero di Haiti: 890 milioni di dollari. «Di fronte alla reale domanda sul terreno il nostro debito è minimo», constata a Montreal il ministro degli Esteri haitiano Jean-Max Bellerive. Il Fondo monetario internazionale pensa a un ulteriore finanziamento da 100 milioni di dollari. Ma è ancora poco, troppo poco: il governo haitiano chiede 3 miliardi di dollari solo per ricostruire la capitale Port-au-Prince; la vicina Repubblica Dominicana che teme di subire uno tsunami migratorio da Haiti, invoca un piano di assistenza quinquennale più cospicuo: almeno dieci miliardi di dollari. Fra un paio di mesi verrà organizzata la conferenza vera, quella decisiva dei paesi donatori e delle organizzazioni internazionali che devono fissare le cifre necessarie e i tempi minimi. Intanto l'"uomo davosiano" conta di fare la sua parte. Come era già successo qualche anno fa per l'Africa, mobilitando le multinazionali private, i leader della politica, i nomi più importanti della cultura e della musica. È soprattutto il settore privato che può garantire i necessari investimenti a lungo termine. La quantità di denaro e i tempi per ora solo pensati a Montreal, potrebbero non bastare per costruire un paese unico come Haiti: la centottantesima delle 210 economie del mondo, che non c'era nemmeno prima del terremoto. Per questo domani, già nel primo giorno del World Economic Forum, Nicolas Sarkozy entrerà nei dettagli della campagna internazionale di ricostruzione dell'economia di Haiti, che aveva proposto nei giorni passati. Giovedì interverrà anche Bill Clinton, che dovrebbe finalmente dare contenuti più concreti alla sua carica di inviato speciale ad Haiti per conto della comunità internazionale. Perché 2.500 "persone influenti" preoccupate dalla crisi della liquidità, dai consumi e da come vanno le cose a Wall Street, dovrebbero occuparsi così tanto di Haiti, è ovvio. A parte l'aspetto non irrilevante di un comportamento politicamente corretto, è una questione di "contesto". L'economia globale non può discutere di ripresa senza tenere conto dei suoi rischi. E tra questi non ci sono solo gli strumenti finanziari. Come scrive "Time" del World Economic Forum, «sarebbe sorprendente se i delegati non si preoccupassero di due altre questioni, legate ma distinte dalla recessione: un cambiamento nel clima intellettuale nel quale opera l'economia globale e le conseguenze geopolitiche delle crisi e della recessione».

FONTE: Ugo Tramballi (ilsole24ore.it)

domenica 24 gennaio 2010

Giappone, è boom dei sexy hotel


Il punto di forza le camere a tema. Fatturato annuo: 40 miliardi di $

Il sesso non conosce recessione. In Giappone gli oltre 30 mila “love hotel”- formula geniale in grado di soddisfare i desideri più segreti, con un fatturato annuo di 40 miliardi di dollari- hanno superato la depressione economica del mondo senza scomporsi e stanno diventando un caso finanziario. Sei fondi ad hoc per una raccolta di 1,2 miliardi di yen – investimento minimo 500 mila yen, durata tre anni, rendimento promesso dal 5% all’8% - sono già stati lanciati dalla Initia Star Securities, che sta ora mettendo a punto il settimo. Takashi Kadokura, capo di un istituto di ricerche, stima che i profitti operativi del settore, che nei vecchi love hotel sono del 20/30%, nei più nuovi e i più fashion raddoppino al 40/60%, grazie a un tasso di occupazione che va dal 400 al 600%. Ovviamente si tratta di alberghi che nulla hanno a che fare con quelli a ore dell’Occidente, anche se negli aeroporti di Heathrow, Gatwick e Amsterdam esistono le prime imitazioni. La loro forza sono le camere “a tema” che permettendo al cliente di giocare il suo gioco erotico dove meglio l’aggrada, in una navetta spaziale o in una bomboniera alla Hello Kitty, sui sedili di una Rossa da corsa o in un set sado-maso. E in assoluta privacy. Si paga elettronicamente, si clicca sul decor preferito con un clic, si esce da una porta secondaria. Nati nell’ultimo dopoguerra con le truppe d’occupazione ma divenuti un’istituzione dopo la legge del 1958 che proibiva la prostituzione legale, non hanno mai conosciuto declino. Anche perché, in un Paese sovraffollato dove le abitazioni sono piccolissime, rappresentano una soluzione perfino per coppie regolari che vogliano stare un po’ tranquille.

FONTE: lastampa.it

sabato 23 gennaio 2010

Via ai buoni vacanza: tutte le regole da rispettare


Al via le prenotazioni per partire col buono vacanza "scontato" dal Governo. Le richieste, che si possono fare, da oggi, sul sito www.buonivacanze.it, consentiranno alle famiglie italiane a basso reddito (l'Adoc, stima che utilizzeranno l'iniziativa circa 2 milioni di persone) di poter trascorrere le proprie vacanza a un costo ridotto, per tutto l'anno, a esclusione, però, dei periodi di alta stagione. I "bonus", varati con la Finanziaria 2008, che ha stanziato, per questa prima tranche, 5 milioni di euro, avranno la forma di un titolo di pagamento (simile a un "voucher"), da 5 e 20 euro, spendibili, anche separatamente, in Italia, fuori dal comune di residenza del richiedente e con validità fino al 30 giugno 2010. Per richiederli, occorrerà compilare un modulo anagrafico e l'autodichiarazione sulle condizioni anagrafiche e reddituali, per il calcolo della percentuale di contributo pubblico e la richiesta dell'importo dei buoni. Completata la procedura on line, verrà rilasciato, in automatico, dal sistema, un codice di prenotazione, che dovrà essere presentato, entro 10 giorni, (pena la decadenza della prenotazione) a un'agenzia della banca Intesa-SanPaolo. Sarà, poi, l'istituto di credito a ordinare materialmente i buoni, che saranno emessi dall'associazione Buoni Vacanze Italia, e verranno recapitati al beneficiario direttamente a casa. L'agevolazione statale avverrà attraverso un contributo percentuale (dal 20% al 45%, a seconda dalle fasce di reddito) sull'importo dei buoni richiesti, fino a un massimo legato al numero dei componenti il nucleo familiare. Il contributo potrà essere erogato una sola volta per nucleo familiare e fino all'esaurimento dei fondi disponibili, sulla base del criterio di priorità cronologica di inoltro della richiesta e al versamento dell'importo residuo a carico del richiedente. Così, per esempio, una famiglia di 4 persone, con reddito inferiore ai 25mila euro (dichiarazione Irpef relativa all'anno 2008), può richiedere un libretto di buoni per un valore totale fino a 1.230 euro, pagandoli solo 676,50 euro (poco più della metà). L'iniziativa prevede, anche, il rimborso dei buoni vacanze non utilizzati. Bisognerà scrivere alla società Buoni Vacanze Italia, entro 30 giorni dalla scadenza del titolo. Il rimborso riguarderà solo la quota direttamente versata dall'utilizzatore (non quindi la quota di contributo pubblico), al netto di un contributo per spese pari al 4% + Iva del valore dei buoni restituiti, e, comunque, non inferiore a 20 euro per singola operazione di rimborso. In caso di furto o smarrimento, invece, per ottenere il rimborso, bisognerà allegare anche la relativa denuncia.

FONTE: Claudio Tucci (ilsole24ore.it)

venerdì 22 gennaio 2010

Caro-benzina, soluzione a marzo con una legge


Il pressing dei consumatori sul caro-benzina sembra sortire i primi effetti. Sarà la legge sulla concorrenza, a marzo, l'occasione per una riforma del sistema della rete dei carburanti per ridurre il prezzo di benzina e gasolio. Tra le possibili novità la variazione settimanale dei prezzi alla pompa e la tanto invocata razionalizzazione della rete dei distributori con un aumento dei self-service. Questo quanto emerso dal tavolo al ministero dello sviluppo economico sul tema rovente del prezzo dei carburanti, presieduto dalsottosegretario con delega all'energia Stefano Saglia. «C'è una legge sulla concorrenza annuale che segue la relazione dell'Antitrust e il governo interverrà in quell'occasione», ha detto Saglia. In questo arco di tempo esecutivo e parti interessate proveranno a trovare un accordo per un progetto di riforma strutturale della rete di distribuzione. Il lavoro di riforma procederà attraverso tavoli separati che si occuperanno delle varie fasi della filiera. L'obiettivo del governo, ha detto Saglia, «è di ridurre nell'arco di tre anni il differenziale con l'Europa di tre-quattro centesimi, che è diventato insopportabile. Non è un annuncio, ma un percorso fondato». «Abbiamo apprezzato l'iniziativa del sottosegretario Saglia di aprire un confronto in merito alla questione dei prezzi dei carburanti, anche se si prospettano tempi lunghi e difficoltà frapposte dai vari protagonisti della filiera petrolifera», hanno affermato in una nota congiuntaFederconsumatori e Adusbef. «Noi siamo comunque determinati a portare avanti le proposte avanzate in tale sede, che da tempo sosteniamo, all'insegna di una maggiore trasparenza, chiarezza e per una riduzione dei prezzi per gli automobilisti». Paolo Landi, di Adiconsum, ha sottolineato che «fra le proposte annunciate dal sottosegretario ci sono la variazione settimanale e non più giornaliera dei prezzi alla pompa, l'aumento dei self-service e degli orari di servizio (almeno per i distributori non oil), la razionalizzazione della rete con più distributori gpl e metano e meno dedicati a benzina e gasolio. Ribadita l'esigenza di una maggiore informazione, con l'esposizione dei prezzi sui totem e la promozione di un servizio di ricezione dei prezzi sugli apparecchi satellitari. Adiconsum ha apprezzato le proposte chiedendo che diventino immediatamente provvedimenti». L'incontro al ministero «è andato bene, è stato positivo» anche per i petrolieri. Così, il presidente dell'Unione Petrolifera, Pasquale De Vita. L'Unione Petrolifera ha illustrato, nel corso dell'incontro, le sue proposte per la riforma della rete di distribuzione dei carburanti, che permetta «nell'ambito di un biennio una riduzione dei costi del sistema distributivo puntando sulla maggiore efficienza». Le proposte dell'Up riguardano, in particolare, una riduzione del numero di punti vendita (cinquemila-seimila impianti), lo sviluppo dell'utilizzo del self service attraverso norme di legge che facilitino tali modalità superando i vincoli locali, la liberalizzazione di orari e turni, l'integrazione di nuovi modelli di rapporti contrattuali tra compagnie e gestori e infine la liberalizzazione della rivendita di prodotti «di monopolio», come tabacchi, giornali e farmaci di prima necessità. «Il cambiamento deve essere anche culturale - ha sottolineato De Vita - gli italiani devono anche rinunciare alla comodità del distributore sotto casa». Intanto anche oggi sono andati avanti sulla rete carburanti i cali dei prezzi che si susseguono ormai da venerdì grazie alla correzione del prezzo del greggio. Dopo che ieri si è mosso Agip, oggi, stando alla consueta rilevazione della Staffetta Quotidiana, si muovono Api/IP, Erg, Q8, Shell, Tamoil e Total. Sul gasolio Api/IP, Erg, Q8, Tamoil e Total si attestano a 1,189 euro/litro (con ribassi tra i 2 e i 10 millesimi e Shell a 1,195), mentre sulla benzina si va dagli 1,339 euro/litro di Erg agli 1,357 euro/litro di Shell (con ribassi tra i 5 e i 10 millesimi). Tre compagnie (Erg, Esso e Q8) fanno meglio di Agip sulla benzina, mentre sul gasolio il miglior prezzo è ancora quello del Cane a sei zampe. Ieri il mercato dei prodotti raffinati del Mediterraneo ha chiuso con un lieve ribasso per quanto riguarda il prezzo del gasolio mentre quello della benzina è invariato. (Al.An.)

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 21 gennaio 2010

Enel pronta per il bond retail


Dopo i 9,5 miliardi di euro collocati nel settembre scorso nel portafoglio di investitori istituzionali di Europa e America, Enel è pronta ad approdare sul mercato retail. L'amministratore delegato, Fulvio Conti, ieri ha infatti annunciato che la società ha depositato in Consob il prospetto informativo per l'emissione obbligazionaria rivolta ai risparmiatori. Come è noto, infatti, qualche tempo fa il consiglio di amministrazione della società ha dato mandato al manager di emettere un bond retail del valore massimo di 4 miliardi di euro. Opportunità che ora il vertice intende sfruttare. Non appieno, però, stando almeno alle indicazioni raccolte. L'ipotesi attualmente allo studio prevede che sul mercato vengano collocati circa 2 miliardi di euro, eventualmente elevabili a fronte di una domanda davvero sostanziosa.

FONTE: Laura Galvagni (ilsole24ore.it)

mercoledì 20 gennaio 2010

Lotterie: con "Turista per sempre" in palio 6mila euro al mese per 20 anni


Dopo il successo di Win for Life, il gioco di casa Sisal che permette di vincere una rendita ventennale di 4mila euro al mese, anche il Consorzio Lotterie Nazionali ha scelto la formula del vitalizio, lanciando sul mercato "Turista per sempre". Si tratta di un Gratta e Vinci che richiama nella grafica l'idea della vacanza, intesa come libertà di dedicarsi a ciò che ciascuno più ama, e che mette in palio, contemporaneamente, un premio (200mila euro), una rendita (6mila euro al mese per venti anni) e un bonus (100mila euro finali). Acquistando una sola scheda dal costo di 5 euro è possibile giocare secondo due modalità. Con la prima, il giocatore che trova, una o più volte, uno o più "Numeri Vincenti" nella sezione "I Tuoi Numeri" vince il premio o la somma dei premi corrispondenti. La vincita del vitalizio (6mila euro al mese per 20 anni) scatta quando ne "I Tuoi Numeri" il giocatore trova per due volte la scritta "Turista per sempre" (alla rendita si aggiungono subito 200mila euro e altri 100mila euro di bonus finale). I vitalizi in palio con il nuovo "Gratta e Vinci" sono 35 (ciascuno vale complessivamente più di 1.400.000 euro, considerando la rendita ventennale, il premio e il bonus finale). Con la seconda modalità di gioco, chi trova uno o più "Simboli fortunati" nella sezione "I Tuoi simboli" vince il premio o la somma dei premi corrispondenti. Gli altri premi in palio, oltre al vitalizio, oscillano dai 5 euro ai 50mila euro. «Il Consorzio Lotterie Nazionali ha lavorato con passione e grande impegno in questi anni, allo scopo di presentare un prodotto capace di rispondere alle aspettative degli appassionati del gioco, rivoluzionando il mercato italiano delle lotterie», ha dichiarato Marzia Mastrogiacomo, direttore del Consorzio Lotterie Nazionali. «La vincita immediata, la rendita ventennale e il bonus finale – ha aggiunto - consentiranno ai fortunati vincitori di trasformare i propri sogni in realtà, con la formula del "classico" Gratta e Vinci, senza quindi dover attendere alcuna estrazione, né dover eventualmente dividere il premio massimo con altri vincitori». Dunque, velocità e vitalizio: è questa la nuova frontiera dei giochi. Win for Life (un'estrazione ogni ora e, come vincita possibile, 4mila euro al mese per 20 anni) ha raccolto nel primo mese di vita oltre 200 milioni, quasi quanto il Superenalotto, spiegano da Agipronews. Ora è la volta di "Turista per sempre" che alla tradizionale immediatezza del "grattino" unisce la rendita ventennale.

FONTE: Ilaria Verunelli (ilsole24ore.it)

sabato 16 gennaio 2010

Al Macef torna l'ottimismo, tra pentole a 24 carati e caffettiere Swarovski


Buyer esteri raddoppiati rispetto all'edizione precedente, espositori che hanno raggiunto quota 1.800, 400 dei quali internazionali, una mostra con asta benefica aperta al pubblico alla Triennale di Milano. Il Macef 2010, il Salone internazionale della casa che si apre oggi nei quartieri di Fiera Milano, a Rho, per chiudersi lunedì 18, è all'insegna dell'ottimismo. «Quest'anno si respira un'aria di ripresa, la crisi è terminata anche se i livelli pre-recessione sono lontani – commenta Enrico Pazzali, amministratore delegato di Fiera Milano –. Nelle edizioni 2008 e 2009 avevamo perso fino al 15% della superficie espositiva, quest'anno invece sono persino aumentate di qualche decina le aziende che partecipano. La presenza straniera è molto forte sia come stand sia come acquirenti, che provengono da 28 paesi tra cui India, Cile e Corea. Il 30% dei buyer esteri, inoltre, partecipa per la prima volta alla manifestazione, segno di un rinnovato interesse». Quest'anno, per la prima volta, il Macef si sdoppierà: alla Triennale, dal 12 al 17 gennaio, è stata allestita una mostra di pezzi unici come la pentola d'oro firmata Barazzoni e oggetti di giovani designer che saranno battuti all'asta domenica e il cui ricavato andrà all'Unicef. A Rho c'è la fiera tradizionale, organizzata in quattro aree (tavola e cucina, regalo, decorazione della casa, bijoux e accessori moda) a cui è stato aggiunto il Salone mondiale degli argenti e "Il laboratorio tradizione e innovazione" come incubatore di nuove idee. Fiera Milano, per incentivare una maggiore partecipazione delle piccole e medie imprese, ha siglato anche un accordo con Intesa Sanpaolo: la banca ha fissato un plafond da 200 milioni per sostenere le spese collegate alla promozione fieristica e all'aggiornamento congressuale da parte delle aziende. Il tentativo di lasciare dietro alle spalle lo spettro della crisi emerge anche dalle novità presenti al Macef, all'insegna del lusso da vivere nella vita quotidiana: ecco allora la macchina per il caffè tempestata da Swarovski, che costa oltre 3mila euro, o la lampada Pitone realizzata con uno speciale procedimento che stampa la pelle di pitone sulla porcellana in vendita a circa 1200 euro. Nel lusso della vita di tutti i giorni c'è posto anche per gli accessori tecnologici per la casa come il bollitore con il controllo hi-tech della temperatura o la bilancia elettronica da cucina che trae ispirazione dal classico servizio di piatti. Gli espositori quest'anno sembrano rincuorati per le prospettive positive del settore casalinghi, dopo un 2009 da dimenticare. Nei prossimi mesi, secondo gli ultimi dati forniti dalle associazioni Anima-Fiac, la produzione industriale di casalinghi in metallo, infatti, crescerà del 2,5% (-9,1% nel 2009) con un incremento dell'export del 4% e investimenti in aumento del 5,3%. Anche il ritorno al classico rappresenta una delle nuove tendenze del Salone, grazie al progetto "Casa in Fiore" che vede la partecipazione di 80 aziende del complemento d'arredo. «Macef ha l'ambizione di diventare il punto di riferimento del prodotto nazionale nel mondo, quel prodotto che è caratterizzato dalla "mano intelligente" di chi lo progetta e lo realizza – aggiunge Pazzali –. Vogliamo esportare il concetto del vivere italiano, rendendolo un vantaggio competitivo. Il riposizionamento su questo nuovo asset sarà raggiunto in modo graduale, il fine ultimo è arrivare al 2015 con un Salone della casa che rappresenterà il meglio di noi, accanto alle eccellenze mondiali».

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 13 gennaio 2010

BTp, cala a 4,9% il rendimento del trentennale


Rendimenti misti per i BTp assegnati oggi in asta dal Tesoro. Il Buono quinquennale scadenza 15/04/2015, collocato per 5 miliardi di euro (richieste per oltre 7,3 miliardi), è uscito con un rendimento lordo del 2,93%, in aumento di 16 centesimi sull'asta precedente. In calo invece il rendimento del BTp a 30 anni: la quarta tranche del Buono scadenza 01/09/2040, piazzato per 3,58 miliardi (con richieste per oltre 4,62 miliardi), è stata collocata con un rendimento lordo del 4,91% (-0,08 centesimi). Per i BTp a 5 anni, offerti per un importo tra 4 e 5 miliardi di euro, la domanda è stata pari a 7,314 miliardi di euro e l'importo aggiudicato con un prezzo di 100,44 è stato pari a 5 miliardi. Gli operatori partecipanti al collocamento sono stati 24, la percentuale di riparto si è attestata al 45,266. I BTp trentennali scadenza 01/09/2040, offerti per un ammontare compreso tra 3 e 3,75 miliardi, sono stati richiesti per 4,623 miliardi e sono stati aggiudicati per un importo di 3,58 miliardi di euro ad un prezzo di 102,42. Gli operatori partecipanti al collocamento sono stati 23. L'importo in circolazione é ora pari a 11,080 miliardi.

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 11 gennaio 2010

Per i gruppi d'acquisto il 2009 è l'anno del boom


Nei giorni dei saldi di fine stagione è corsa all'occasione negli outlet di tutta Italia. Ma c'è chi gli affari li fa tutto l'anno. E si porta a casa un prodotto di qualità a un prezzo conveniente. Stiamo parlando dei gruppi d'acquisto solidale, una realtà che ha avuto un vero e proprio boom nell'anno appena passato, al punto che molte aziende hanno pensato di rivolgersi direttamente a questo mercato. Con ottimi risultati, alla faccia della crisi... Per il calzaturificio Astorflex in provincia di Mantova per esempio, l'anno appena concluso è stato decisamente positivo. A fine del 2008 l'azienda ha deciso di affiancare all'attività di contoterzista la produzione di modelli propri. Seguendo la filosofia della filiera corta: realizzare tutto in casa, servendosi di fornitori locali e poi vendere direttamente alla clientela, bypassando negozi e grande distribuzione. Ma soprattutto puntando sui gas, i gruppi d'acquisto solidali a cui vengono garantiti sconti consistenti.
«La scelta ci ha più che premiato» può dire oggi Gigi Perinello, che ha avuto quest'idea. «In un anno sono state prodotte 25mila calzature e a Natale abbiamo fatto fatica a stare dietro agli ordini. Oggi l'azienda, che continua a lavorare per i grandi marchi, fa un quarto del suo fatturato solo con i gas. «Quest'anno abbiamo assunto cinque persone - racconta - e i nostri fornitori (due piccole aziende da cinque dipendenti l'una) ne hanno prese altre quattro. Se si pensa che solo un anno fa avrebbero dovuto chiudere, il bilancio di quest'avventura fa 19 posti di lavoro salvati: questa è la soddisfazione più grande!». I numeri non sono paragonabili a quelli dell'economia tradizionale. È un fatto però che la realtà dei gas abbia rappresentato per molte piccole aziende (dall'agricoltura biologica all'abbigliamento) una rete di sicurezza capace di tenerle al riparo dalla crisi. Oltre la vicenda della Astorflex, è esemplare a questo proposito la storia (che avevamo raccontato qualche mese fa) del caseificio Tomasoni, un vero e proprio caso di azienda salvata e rilanciata dai suoi clienti. Ma quali sono le ragioni di questo fenomeno? Da una parte c'è il boom di gruppi d'acquisto, mai così tanti e così numerosi: le stime parlano di circa 50mila aderenti. Non bisogna poi trascurare l'effetto anticiclico della cosiddetta «economia di relazione». «Tra produttore e gas si fa un patto. A inizio stagione gli ordini e i prezzi sono prestabiliti. In questo modo chi produce non subisce i contraccolpi di eventuali oscillazioni della domanda e chi consuma non ha sorprese sul fronte dei prezzi» spiega Pietro Raitano, direttore del mensile Altreconomia.

FONTE: Andrea Franceschi (ilsole24ore.it)

martedì 5 gennaio 2010

Quale economia nel 2010 Tra liquidità e exit strategy


Outlook 2010 o, per dirla più semplicemente,previsioni per l'anno in corso. Un'attività difficile. Sulla crisi in pochi ci hanno azzeccato e si può obiettare: che senso ha, con un territorio inesplorato quale l'attuale congiuntura, tentare di dire come andranno le cose? Per rispondere si può parafrasare John Mainard Keynes. Quando si cerca di capire chi possa vincere un concorso di bellezza, non bisogna guardare alla ragazza che appare più bella; bensì, tentare di capire quale concorrente affascina di più i giurati. Come dire, insomma, che monitare l'umore di esperti e operatori, senza alcuna pretesa di completezza, è utile, anche perché loro stessi fanno parte della giuria. Con una precisazione: tutte le valutazioni si basano sempre su uno scenario di base che cambia per ciascun esperto. Alle volte, le argomentazioni utilizzate da un economista per sostenere la crescita di un aggregato economico sono le stesse usate da un altro per affermarne la dimunuzione.

La ricchezza della nazione nel mondo...
Che Pil farà nel 2010? La risposta degli esperti è che il futuro sarà meno nero. Lo scenario più probabile, per molti, è che la ricchezza delle nazioni crescerà. «Il Pil mondiale - scriveBofA Merrill Lynch - dovrebbe aumentare del 4,4 per cento». «L'incremento è stimato, nel 2010, attorno al 3,2 per cento», fa da eco Citi. E l'elenco degli esperti "votati" alla crescita potrebbe continuare. Tuttavia, guardando dietro al dato aggregato le differenze tra le economie saltano fuori, e con forza. «Il "decoupling" - dice al Sole24ore.com Andreas Uterman, Global Chief Investment di Allianz - è nelle cose: i paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina, ndr) guideranno l'economia globale. Gli stati più sviluppati, oberati di debiti e fiscalmente deboli, dipendono troppo dalla spesa al consumo e dall'edilizia. Di fatto stanno cercando di rimanere a galla dopo la stretta creditizia. Al contrario, molti emerging country godono di ottima solidità finanziaria, sostenuta dal crescente benessere della popolazione». Così, seppur partendo da basi relative di ricchezza inferiore all'Occidente, «i paesi emergenti in media - dice BofA Merril Lynch - cresceranno del 6,3 per cento, mentre quelli più industrializzati solo del 2, 7 per cento». «Il Pil della Cina - aggiunge Threadneedle - salirà dell 8,8%, a fronte di una ripresa negli Usa del 2% e dell'1% in Eurolandia».

FONTE: Vittorio Carlini (ilsole24ore.it)

domenica 3 gennaio 2010

Al via la class action Codacons contro le banche


Con l'inizio dell'anno diventa possibile l'azione collettiva a tutela dei propri diritti per danni o inadempienze contrattuali da parte delle aziende. Scajola: "uno strumento di civiltà". Il Codacons preanncunia la prima causa

L'anno nuovo ha portato grandi novità per i consumatori italiani. Da oggi, infatti, possono esercitare la class action, ossia l`azione collettiva a tutela dei propri diritti per danni o inadempienze contrattuali da parte delle aziende. “Anche in Italia diventa finalmente operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori, già attivo in altri paesi sviluppati”, ha detto Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, ricordando che “da ora è più semplice, concreto ed effettivo l`esercizio dell`azione collettiva, poiché questa può essere avviata anche da singoli consumatori o utenti, anziché solo dalle loro associazioni, e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno”.

Si tratta di una innovazione introdotta dalla Legge Sviluppo per tutelare i consumatori e gli utenti, sostituendo così integralmente l`analoga disciplina, prevista dalla legge finanziaria per il 2008, ma mai entrata in vigore perché ritenuta carente sia sotto l`aspetto procedurale che sostanziale.

In sostanza la nuova disciplina consente a consumatori o utenti, i quali abbiano patito danni derivanti da prodotti difettosi o pericolosi, oppure da comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza, di unire le proprie forze per ottenere il risarcimento in ipotesi in cui il ricorso al giudice sarebbe troppo oneroso per un singolo individuo: ad esempio quando la controparte è molto più forte sul piano economico, e può quindi avvalersi in giudizio di strumenti di difesa più efficaci; ovvero quando i comportamenti illeciti di quest`ultima, pur avendo grande rilevanza nel loro complesso, arrecano al singolo un pregiudizio di lieve entità.

Con le nuove norme, in vigore dal primo gennaio 2010, tutti coloro che si trovino nella stessa situazione di chi ha promosso la causa, potranno aderire all`azione, facendo valere i propri diritti, anche attraverso il promotore e senza bisogno di ricorrere autonomamente ad un avvocato.

Il procedimento sarà snello e consentirà di avere una sentenza immediatamente esecutiva e non una mera sentenza di principio che poi costringe ad instaurare un successivo giudizio. Per assicurare una piena tutela dei consumatori che aderiscono - spiega il ministero dello Sviluppo economico - è previsto il preventivo esame da parte del giudice per verificare l`adeguatezza di chi ha instaurato il giudizio a curare l`interesse della classe, cioè del gruppo di consumatori o utenti che versino nella medesima situazione, e per accertare l`assenza di conflitti di interesse. Inoltre, è assicurata la piena trasparenza e pubblicità di tutte le fasi del procedimento, compresa la pubblicità sul sito del Ministero dello Sviluppo economico.

È anche prevista la notifica al pubblico ministero, garantendo così la possibilità di una presenza imparziale nella fase preliminare, preordinata a valutare adeguatezza ed assenza di conflitti d`interesse. È pure contemplata l`eventuale sospensione del giudizio quando sui fatti rilevanti è in corso un`istruttoria davanti a un`autorità indipendente, ovvero un giudizio dinnanzi al giudice amministrativo.

Si è predisposta così una procedura economica, snella e veloce, trasparente, garantita ed efficace. Sono interessati dal provvedimento gli illeciti commessi successivamente alla entrata in vigore della Legge Sviluppo, cioè successivamente al 15 agosto 2009.

IL PRIMO CASO Sarà il Codacons a presentare la prima class action italiana, che riguarderà il settore bancario. “Proprio oggi, data di entrata in vigore dell’azione collettiva nel nostro paese, il Codacons ha notificato due citazioni in Tribunale contro due colossi bancari: Unicredit e Intesa Sanpaolo”. In una nota il presidente dell’associazione dei consumatori, Carlo Rienzi annuncia di essere il firmatario della prima class action italiana.

“L’azione poggia sulle rilevazioni dell’Antitrust secondo le quali le banche avrebbero compensato l’eliminazione della commissione di massimo scoperto introducendo nuove e più costose commissioni a carico degli utenti, anche 15 volte più care rispetto al massimo scoperto” spiega il Codacons. Un comportamento che l’associazione definisce “illegittimo che produce un danno economico ingente ai consumatori, come dimostrato anche dall’Autorità della concorrenza e del mercato”.

Di qui la class action notificata al Tribunale di Torino (per Intesa SanPaolo) e a quello di Roma (per Unicredit) contro le due maggiori banche italiane. “Se i giudici dovessero accogliere le istanze dell’associazione - conclude il Codacons - migliaia di correntisti dei due istituti potranno aderire alla class action chiedendo di essere risarciti per le maggiori spese sostenute e senza necessità di rivolgersi al Giudice. La somma richiesta in giudizio dai correntisti si calcola che sarà pari a 1 miliardo di euro per ciascuna banca”.

FONTE: quotidiano.net

sabato 2 gennaio 2010

Bond: le cinque regole per non scottarsi nel 2010


Sono (spesso a torto) sinonimo di basso rischio e in genere le acquista chi non vuole sfidare il batticuore delle Borse. Ma anche con le obbligazioni, siano esse pubbliche o private, il piccolo risparmiatore qualche rischio lo corre sempre. E il 2010 sul fronte del mercato dei bond si palesa come assai difficile e complicato. Il motivo è molto semplice. I prezzi sono reduci da una cavalcata notevole lungo tutte le scadenze e i tassi della politica monetaria da decenni non sono mai stati così bassi. Ovvio che prima o poi i tassi non potranno che salire e quando questo accadrà ci sarà un impatto sfavorevole sui prezzi dei titoli. Quel che oggi comprate a 104-105, domani può valere molto meno. Insomma il mercato è caro e quel miraggio di una cedola al 3-4% può rivelarsi un autogol se i prezzi dovessero scendere. Ecco dunque qualche regola di buon senso per minimizzare il più possibile i rischi di un acquisto di titoli di Stato o societari nell'anno che verrà.

1) Prudenza sulle obbligazioni governative che scadono tra i dieci e i 30 anni. E' vero che se si cercano cedole un minimo attraenti è lì che bisogna andare, ma come detto si paga salato. Il BTp che scade nel 2039 ha una cedola ghiotta del 5%, ma il titolo costa 104,8; il valore cioè di un intero anno di rendimento. Se i tassi dovessero salire l'anno prossimo quel prezzo scenderà. Alcune stime dicono che sul trentennale l'effetto di un aumento di 0,25% dei tassi guida deprime i valori del 3,8%. Un rialzo dei tassi fino all'1% (oggi remoto) porta il deprezzamento fino al 14%. Rischiereste quindi in futuro di avere in portafoglio un titolo con buone cedole ma che vale meno di quando lo avete comprato. L'unica difesa è fare il cassettista. Dovete essere sicuri di mantenere il titolo fino a scadenza per evitare qualsiasi effetto negativo sui prezzi d'acquisto

2 ) No al BoT che si autorinnova. È uno degli autogol più clamorosi che fanno i piccoli risparmiatori. Si compra il BoT annuale e si rinnova a scadenza. Nessun rischio vero, ma nessun guadagno. Proprio nessuno. Già perché oggi il buono annuale rende lo 0,68%, ma i costi per comprarlo e venderlo si mangiano l'intera performance. Un giochino che arricchisce solo le banche e non voi

3) Occhio al rendimento troppo alto. Quando un titolo obbligazionario rende di questi tempi sopra il 5 se non 6% c'è da stare molto attenti. È ovvio che un ritorno di questo genere attragga gli investitori e il fatto che sia un bond sembra rassicurare su eventuali rischi, ma non è così. La storia è piena (dall'Argentina in poi) di obbligazionisti che hanno comprato titoli gonfi di ricche cedole per poi ritrovarsi senza capitale in mano. Rendimenti elevati in questa fase ancora molto critica per l'economia e la finanza mondiale, sono sospetti. Vuol dire che lo Stato o la società che emette questi titoli ha un merito di credito traballante e l'unico possibilità di far digerire la sua "carta" è quella di offrire rendimenti sempre più alti. Diffidate, diffidate.

4) Bond in dollari? L'attuale debolezza della moneta Usa può indurre in forti tentazioni. Si comprano bond in valuta americana e si spera di beneficiare di una rivalutazione del dollaro sull'euro. Magari accadrà e si potrà sommare alle cedole il guadagno in conto capitale. Ma se accadesse il contrario sarebbero dolori. Quando una moneta perde valore spesso le cadute sono nell'ordine del 20-30%. Val la pena di correre questo rischio per un'attività finanziaria che rende il 3-4% l'anno se tutto va bene? Il gioco forse non vale la candela.

5) Attenti ai Paesi emergenti. Vi propongono allo sportello i bond del Brasile o della Russia e vi dicono che le cedole sono molto alte e in fondo sono Paesi che tirano l'economia mondiale, dato che la crescita del loro Pil non è quella asfittica della Vecchia Europa o degli Stati Uniti ancora in forte convalescenza. In parte è vero, ma se volete preservare il capitale e guadagnare qualche punto l'anno, forse è il caso di lasciar perdere. Quei bond sono in valuta locale e come detto per il dollaro le oscillazioni dei cambi sono tanto volubili quanto repentine e violente. Avete alte cedole, ma un rischio incorporato paragonabile a un investimento in Borsa.

FONTE: Fabio Pavesi (ilsole24ore.it)