domenica 28 febbraio 2010

Case, un paese di proprietari Le possiedono 7 famiglie su 10


L'Italia è il paese dei proprietari di casa: dall'ultima rilevazione Istat (relativa al 2008) emerge infatti che circa 7 famiglie su 10 (il 68,5% del totale pari a 16,9 milioni di nuclei) sono proprietarie della casa in cui vivono mentre circa 2 su 10 (il 18,9% pari a 4,7 milioni) pagano l'affitto.
Ma ci sono anche quelli più fortunati: infatti 3,1 milioni (il 12,6% del totale) vive in una casa in usufrutto o in uso gratuito. Le famiglie proprietarie di un'abitazione gravata da un mutuo (circa 300.000 famiglie lo hanno rinegoziato nel 2008) rappresentano il 13,4% del totale (famiglie affittuarie, proprietarie e usufruttuarie), con percentuali che vanno dal 15,9% nel Centro-Nord all'8,2% nel Mezzogiorno.
Questa situazione riguarda più spesso le famiglie di recente costituzione: ad esempio le giovani coppie senza figli (36,6%). Infine i costi: nel 2008 le spese per l'abitazione (condominio, riscaldamento, gas, acqua, altri servizi, manutenzione ordinaria, elettricità, telefono, affitto, interessi passivi sul mutuo) costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare. Una famiglia spende in media 347 euro mensili, a fronte di un reddito netto (al netto delle poste figurative) di 2.465 euro mensili nell'anno solare precedente. Cioé: l'incidenza delle spese per l'abitazione sul reddito è pari al 9% per le famiglie più ricche e al 30,5% per quelle più povere (in particolare, le famiglie che vivono in affitto).

FONTE: repubblica.it

sabato 27 febbraio 2010

Paradisi fiscali: evasi 2 miliardi Nel mirino 2mila contribuenti


Nuova offensiva dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza: l'operazione coinvolge oltre duemila contribuenti lombardi, laziali, veneti, emiliano-tomagnoli e piemontesi. Unica Regione virtuosa è la Val d’Aosta

Nuova offensiva dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza per recuperare grosse somme di danaro scovate nei ‘paradisi fiscali' e sottratte alle tasche degli italiani. L’operazione degli investigatori del Fisco sta interessando oltre 2000 contribuenti italiani che hanno trasferito tra il 2007 ed il 2008 oltre due miliardi di euro.

Le persone sotto inchiesta sono fortemente sospettate di aver evaso e trasferito l’ingente bottino: pesanti le conseguenze per coloro che non saranno in grado di dimostrare la regolarità delle operazioni scoperte.

Le indagini in corso nei confronti dei soggetti che risultano più pericolosi per il fisco sono condotte congiuntamente dai Reparti Speciali della Guardia di Finanza e dalla nuova Task Force contro l’evasione fiscale internazionale dell’Agenzia delle Entrate. La maggior parte dei soggetti sottoposti ad accertamenti sono residenti in Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Unica Regione virtuosa è la Val d’Aosta.

FONTE: quotidiano.net

venerdì 26 febbraio 2010

Ripresa o nuova recessione Dove e quando i punti di svolta


In marzo molte le scadenze ma le possibilità di proroga sono elevate. I tassi di riferimento poco rilevanti. Ben più importanti le manovre straordinarie in sostegno della liquidità. Senza dimenticare la dinamica del credito. L'obiettivo? Capire il timing dell'exit strategy

Ben Bernanke, presidente della Federal reserve, davanti al Congresso Usa lo ha detto senza giri di parole: «Non cambio politica monetaria, i tassi di riferimento rimarranno eccezionalmente bassi ancora a lungo». Un'affermazione, avvenuta dopo il ritocco all'insù del tasso di sconto (ora allo 0,75%), che ha riempito le pagine dei giornali e lasciato i mercati tranquilli: nulla di nuovo sotto il sole. Anche perché gli stessi mercati guardano altrove; scrutano altri segnali per capire dove e quando sarà la tanto decantata exit strategy. Ilsole 24ore.com, senza pretesa di completezza e con l'aiuto di esperti, ha tentato di leggere le carte a Mr Fed e al collega della Bce Jan Claude Trichet. Lo scopo? Realizzare una "bussola" utile per sopravvivere alla "strategia d'uscita".

Quali tassi d'interesse
In questa fase affaticarsi gli occhi sui principali tassi di riferimento ha poco senso. Il consensus è abbastanza unanime: la Bce, salvo cataclismi, rimarrà ferma all'1% per tutto il 2010; dall'altra parte dell'Oceano la Federal reserve è attesa ad un rialzo nella seconda metà dell'anno, per arrivare, passo dopo passo, poco oltre l'1% a dicembre. Indicazioni che (per ora) non "interessano" troppo ai mercati. Più rilevanti, al limite, le mosse sui tassi marginali di deposito e sugli impieghi: in Eurolandia, prima della crisi, la differenza tra i due saggi era di 200 basis points; con il grande crack è scesa a 100 basis points. Un bell'aiuto alle banche nella gestione della liquidità che verrà meno quando l'Eurotower interverrà sullo spread, avvicinandosi all' uscita dall'emergenza.

Le manovre straordinarie sulla liquidità
A ben vedere, però, altre sono le variabili da inquadrare nel radar. «È molto più importante - dice
Antonio Cesarano, responsabile Market strategy di Mps capital services - dare uno sguardo alle manovre straordinarie, messe in piedi dalle banche centrali, per iniettare liquidità nel sistema». «Anche perché - fa da eco Nicola Trivelli, direttore investimenti Sella gestione Sgr - la Fed, al di là del successo delle sue operazioni, sa benissimo che i fiumi di denaro sono rimasti nel sistema interbancario, spesso alimentando la speculazione». E giocoforza, in uno scenario che vede alzarsi lo scontro tra Washington e i "signori" di Wall Street, Bernanke vorrà tentare ulteriori mosse sul ritorno verso la normalità.

FONTE: Vittorio Carlini (ilsole24ore.it)

mercoledì 24 febbraio 2010

Riciclaggio e conti esteri chiesto l'arresto di Scaglia Per il gip «frode colossale»


Silvio Scaglia, ex amministratore delegato ed ex presidente di Fastweb, è ricercato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha emesso nei suoi confronti un mandato di arresto nell'ambito dell'operazione Phuncards-Broker. L'inchiesta ha portato alla luce una gigantesca rete internazionale di riciclaggio legata alla 'ndrangheta. I fatti sono stati commessi tra il 2003 e il 2007 (quando Scaglia era presidente). Il gip Aldo Morgigni nell'ordinanza parla di «una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale». Il magistrato capitolino arriva a una tale conclusione mettendo sotto accusa «l'eccezionale entità del danno arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte, la loro protrazione negli anni e la qualità di primari operatori di Borsa e di mercato di Fastweb e Sparkle», controllata di Telecom Italia. Oltre alla richiesta di arresto per Scaglia la magistratura di Roma ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl) per violazione della legge elettorale «con l'aggravante mafiosa». Lo ha rivelato il procuratore dell'Antimafia romana Giancarlo Capaldo nel corso della conferenza stampa a piazzale Clodio, tenuta insieme al procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso. Scaglia questa mattina risultava latitante ma, secondo i suoi legali, l'ex numero uno di Fastweb si trovava all'estero per lavoro. L'imprenditore, che in una nota ha affermato la sua estraneità a qualunque reato, ha dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda.
Come risulta dall'ordinanza, risultano indagate sia Telecom Italia Sparkle che Fastweb, nelle persone dei legali rappresentanti pro tempore, in base al decreto legislativo 231/01, nel quale è definita la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da fatto illecito altrui. L'accusa è di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata. Nell'elenco degli indagati compare anche il nome dell'attuale amministratore delegato di Fastweb Stefano Parisi. Il manager, in carica dal 2004, è accusato di associazione per delinquere e dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Assieme a lui indagati anche il direttore della divisione finanza e controllo di FastwebAlberto Calcagno e un ex consigliere d'amministrazione, Mario Rossetti.
La richiesta di commissariamento per Fastweb e Sparkle
La procura di Roma ha fatto richiesta formale di commissariamento per Fastweb eSparkle. La richiesta è motivata dalla «mancata vigilanza» ed è stata fatta sulla base dellalegge 231 del 2001 che prevede sanzioni per quelle società che non predispongono misure idonee ad evitare danni all'intero assetto societario. Fastweb ha fatto sapere in una notadi considerarsi estranea ai fatti e parte lesa. La stessa società - che dà lavoro a 3.500 persone oltre alle 8mila dell'indotto - ha confermato che è stata avanzata una richiesta di misura interdittiva dell'esercizio di attività, ma ha anche assicurato di garantire la continuità dei servizi ai clienti, che a dicembre 2009 erano 1,64 milioni (+11% sul 2008). La richiesta di commissariamento sarà valutata dal gip Morgigni il 2 marzo. Se però, con i nuovi amministratori, le aziende sapranno dimostrare la propria estraneità, una condotta corretta e in linea con la legge, il giudice non procederà con la nomina di un commissario. Quanto alla controllante elvetica di Fastweb (l'attuale presidente è Carsten Schloter ) , «Swisscom sapeva delle accuse di riciclaggio e frode fiscale contro Fastweb quando la comprò nel 2007 e sapeva dei rischi a cui andava incontro», ha detto all'Ansa il capo ufficio stampa Josef Huber, aggiungendo che le accuse contro l'operatore telefonico specializzato nelle connessioni in fibra ottica erano di «dominio pubblico».
Un giro da 2 miliardi di euro, danno per lo stato 365 milioni
Nell'operazione Broker sotto la lente della magistratura è finito un giro di false fatturazioni da 2 miliardi di euro, scoperto dai militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza e del Ros dei Carabinieri. Lo Stato avrebbe subito un danno per oltre 365 milioni di euro dal mancato versamento dell'Iva, attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

FONTE: Alberto Annicchiarico e Beatrice Rioda (ilsole24ore.it)

martedì 23 febbraio 2010

Meccanica in ripresa nel 2010 dopo un calo del 27% nel 2009


L'industria metalmeccanica archivia il 2009 con una produzione in calo del 27,1% anche se per il 2010 si intravede una ripresa lenta. E' la fotografia scattata da Federmeccanica nella consueta indagine trimestrale. L'ultimo trimestre del 2009, secondo Federmeccanica segna un parziale recupero della produzione attestata a -1% congiunturale, "che dovrebbe seguire anche nel corso del primo trimestre del 2010". Nel quarto trimestre, spiega il vice presidente di Federmeccanica, Luciano Miotto, "c'è qualche modestissimo segnale di miglioramento anche se il 2009 non ha chiuso bene. C'è la ripresa ma abbiamo qualche difficoltà ad agganciarla, abbiamo raggiunto il punto più basso della crisi e stiamo risalendo. Ma la risalita è lenta".
Lo scorso anno il crollo della produzione, rileva Federmeccanica nell'indagine trimestrale, ha coinvolto tutti i comparti ed é stato condizionato dalla riduzione della domanda interna, in particolare quella per beni di investimento e macchine, attrezzature e mezzi di trasporto e dalla forte contrazione del commercio mondiale. Nel 2009 le esportazioni del settore metalmeccanico sono infatti diminuite del 23,8% con un calo maggiore per la parte indirizzata verso i Paesi dell'Unione europea (-28,9%) che assorbono più della metà del fatturato del settore. Il calo della produzione si riflette anche sull'occupazione che nella grande industria metalmeccanica a novembre 2009, ha segnato un calo del 7,3% tendenziale. "La produzione ha già segnato una ripresa - sottolinea Miotto - ma non ha un effetto immediato sull'occupazione che continuerà a peggiorare, nel primo e secondo trimestre dell'anno, poi dovremo avere un'inversione di tendenza e a fine anno probabilmente potremo avere un risultato positivo". Nel corso del 2009 il settore metalmeccanico ha utilizzato 480 milioni di ore di cassa integrazione con un incremento del 480% rispetto al 2008. "Il ricorso alla Cig - spiega l'indagine trimestrale - é risultato crescente in corso d'anno e si é attestato negli ultimi mesi su valori di poco superiori ai 50 milioni corrispondenti ad oltre 300mila lavoratori occupati a tempo pieno per flettere a 46 milioni nel gennaio 2010".

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 22 febbraio 2010

Le città all'esame dei redditi Dieci lombarde tra le prime

Un collage di mille fotogrammi ad alta risoluzione. Anzi, ottomilacentouno, tanti quanti sono i campanili italiani. E non bisogna lasciarsi tradire dalla prima sensazione – come quella che attraversa chi guarda un'istantanea vista altre mille volte – alla lettura dei redditi Irpef 2008. Perché dietro al quadro di un paese che conferma di andare avanti a due velocità, da una parte il Nord, dall'altra il Sud (si veda la cartina a fianco con le diverse intensità di colori che "pesano" i capoluoghi), si nascondono anche sorprese. Di certo, nella hit parade dei redditi medi per città, prima di ritrovarsi al di sotto del Rubicone è necessario scendere di molte posizioni: Fiesole, nel fiorentino, arriva 51 posti dopo Medea, in provincia di Gorizia, che è prima assoluta con più di 54mila euro di media a contribuente. Mentre Roma, in testa tra le metropoli del Centro-Sud, costringe a spingersi fino al numero 108. Il divario con Milano – al 17° posto nella graduatoria generale, ma in testa nella classifica dei soli capoluoghi – è evidente: 24.500 euro contro 30mila. Sono in Lombardia, peraltro, dieci città tra i primi venti capoluoghi, praticamente tutte, tranne Cremona e Sondrio. I numeri dei capoluoghi (si veda la tabella in alto a destra) confermano inoltre l'eccezionalità, di questi tempi, della profezia sugli ultimi che saranno i primi: le ultime province nate – ad esempio il Medio Campidano della Sardegna, o Barletta-Andria-Trani in Puglia – sono proprio nelle ultime posizioni. Il recordo del Sud e delle Isole spetta invece al capoluogo sardo: Cagliari si colloca al 28° posto in graduatoria con poco più di 22mila euro dichiarati di media, seguito da Caserta (33°) con 21.760 euro. I dati del ministero delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi 2008 forniscono la possibilità di guardare, all'interno delle singole realtà, la distribuzione dei contribuenti in base al reddito. Così, ad esempio, le città che hanno il numero più alto di residenti che dichiarano oltre 100mila euro – classe massima censita – sono esattamente quelle ai primi posti nella classifica dei capoluoghi. Le prime dieci hanno tutte un numero di ricchi superiore al 2% del totale dei propri contribuenti (a Milano, addirittura il 3,5 per cento). Un'altra simulazione permette di affermare come, in linea generale, tra il 2004 e il 2007, sia diminuito complessivamente il numero di cittadini che dichiara fino a 10mila euro, mentre è aumentata la percentuale di ricconi. Ma, ci si chiede, è proprio questa la realtà? Come fa mezzo paese ad andare avanti con livelli di reddito così bassi? «Le differenze dipendono non solo dalla capacità di produrre redditi, ma anche dalla fedeltà fiscale» fa notare Luca Ricolfi dell'osservatorio Nord-Ovest e docente di Analisi dei dati all'università di Torino. L'articolazione del quadro va oltre la distinzione Nord-Sud perché si possono registrare variazioni significative in termini di mancata dichiarazione anche all'interno di una stessa area geografica. Anche in chiave federalismo fiscale, l'invito di Ricolfi è proprio di fare attenzione a quale sarà il metro di misura utilizzato perché molto potrebbe cambiare se si considera il gettito effettivo o quello potenziale. «Ci sono indicazioni che sottolineano come l'evasione fiscale al Sud sia più alta per Iva e Irap, probabilmente qualche ricaduta potrebbe verificarsi anche per l'Irpef» è l'impressione di Massimo Baldini, professore di Scienza delle finanze all'università di Modena. Il divario che si legge dai numeri potrebbe non essere quello che si registra nel quotidiano. «La distanza nei redditi medi tra regioni settentrionali e meridionali – riflette ancora Baldini – è maggiore di quella che si registra nei consumi. Questo dipende dagli effetti redistributivi della spesa pubblica e dall'evasione fiscale».

FONTE: ilsole24ore.it

sabato 20 febbraio 2010

Vivere di rendita, calcoli e investimenti per realizzare un sogno


«Che disperazione, che delusione dover campar,sempre in disdetta, sempre in bolletta!.Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovar tutta la felicità!», cantava Gilberto Mazzi nel 1939; settant’anni dopo, il boom del nuovo “gratta e vinci rateale”, Win for Life, ripropone il mito del vivere di rendita con la “modica” speranza di vincere 4.000 € al mese per vent’anni; ed in una concorrenza al rialzo “Turista per Sempre” della Lottomatica con l’acquisto di un biglietto da 5 euro promette la speranza di vincere 200.000, 6.000 euro al mese per 20 anni e almeno 100.000 euro di bonus finale. Al di là dei “sogni dorati” , dal punto di vista più concreto, è possibile e con quali strumenti si può costruire il finanziamento della propria longevità con le rendite ?
Rendite e pianificazione previdenziale: Il vivere di rendita presuppone l’avere già un capitale accumulato; volendo collocarsi temporalmente nella vita di un lavoratore si può immaginare di trovarsi in una fase avanzata come il fine carriera sia per raggiunti limiti di età o per fuoriuscita “forzata” dal mondo del lavoro; altro caso concreto potrebbe essere quello di avere avuto introiti ingenti derivanti o da idee di business vincenti o ancora da eventi economicamente fortunati (eredità, vincite). Quali sono gli elementi importanti da considerare per progettare il decumulo, vale a dire la trasformazione in rendita del capitale a dispozione? Cerchiamo di considerarli in maniera schematica:
1.situazione previdenziale: qual è la mia situazione previdenziale ? In che regime rientro (retributivo, contributivo, misto) e a che età andrò in pensione nel mio regime obbligatorio di appartenenza (INPS;INPDAP, Casse di previdenza, ENPALS) ? 2.stile di vita: qual’è il tenore di vita che voglio mantenere ? E a cascata, quali sono le possibili entrate ed uscite (conto economico) e le altre ricchezza accumulate (stato patrimoniale)? E quanta parte di questa eventuale consistenza patrimoniale si vuole trasmettere agli eredi ?
3.età ed orizzonte temporale: a che età voglio cominciare a percepire la rendita ? e per quanto tempo voglio “vivere di rendita” ? Sicuramente nella pianificazione del decumulo va considerata la esigenza di fronteggiare il “rischio longevità”, alla luce dell’invecchiamento progressivo, cioè il rischio di “sopravvivere al proprio reddito”. In parole povere vi è la “ragionevole speranza” di vivere più a lungo delle generazioni precedenti, dobbiamo cercare di vivere anche meglio sia come condizioni di salute che avendo le risorse economiche necessarie 4.propensione al rischio e attitudine all’investimento:che dimestichezza ho all’investimento , che propensione al rischio ho e cosa voglio dal punto di vista finanziario dal mio decumulo ?
5.mantenimento potere d’acquisto: diventa di fondamentale importanza considerare, nella costruzione del proprio portafoglio del decumulo particolar modo, il rischio svalutazione. Occorre cioè conferire potere “reale” e non meramente nominale al rendimento finanziario complessivo generato.
Gli strumenti per vivere di rendita: ma andando nel pratico, quali possono essere gli strumenti per “vivere di rendita”?
a)Rendite assicurative: le soluzioni possono essere quelle tipicamente di rendita assicurativa immediata (può esserci un brevissimo intervallo di differimento, in genere pari a 3 mesi) che consente di tradurre il risparmio già accantonato in un trattamento erogato “vita natural durante”. Quali sono i vantaggi ? Il principale, prerogativa esclusiva dei contratti assicurativi, è quello di affrontare in maniera appropriata il già citato “rischio longevità”; la periodicità è infatti erogata fin che il percettore sia in vita, trasferendosi così sulla compagnia assicurativa, indipendentemente dall’entita` del capitale versato (premio), il rischio di vivere oltre la media. Altro beneficio è poi rappresentato dalla conservazione nel tempo del potere d’acquisto della rendita; le compagnie ne praticano infatti la indicizzazione, ancorandone direttamente l’importo all’andamento dell’ inflazione,o le rivalutano, come accade nella prevalenza dei casi, collegandole e` al’andamento di un fondo a gestione separata (che investe prevalentemente in titoli di stato e obbligazionari). Ulteriore caratteristica è quella di potere “modellare” la rendita sulle esigenze concrete del percettore attraverso meccanismi di reversibilità o con la certezza della erogazione per un periodo predeterminato (5 o 10 anni) anche a beneficio di ulteriori soggetti (familiari, conviventi) indipendentemente dalla sussistenza in vita dell’assicurato. Ne va poi evidenziato il particolarmente favorevole trattamento fiscale, essendo dal 1º gennaio 2001 considerate esenti (è soggetta alla imposta sostitutiva del 12,50% la sola rivalutazione annuale); in precedenza invece l’importo doveva essere inserito al 60% nella dichiarazione dei redditi con la molto concreta possibilità di impattare in maniera incrementale sull’aliquota marginale IRPEF del percettore
b)Rendite finanziarie: possono poi abbinarsi alle rendite assicurative anche soluzioni che producano rendite finanziarie, potenzialmente più remunerative sul piano dei rendimenti,con il limite pero` rappresentato dal vincolo di permanenza alla conservazione del capitale di origine; non vi è quindi la protezione dal “rischio di longevità”. In quest’ottica una prima possibilità è quella del servizio di rimborso programmato applicata all’investimento nei fondi comuni di investimento. Vanno predeterminati la periodicita` e l’ammontare del disinvestimento (porzione capitale costante, numero di quote fisse o una frazione percentuale del controvalore delle quote detenute). Con la stessa funzione possono essere poi utilizzati i fondi comuni e le polizze vita a distribuzione dei proventi. Ulteriore e validissimo veicolo previdenziale possono essere poi i titoli di Stato con flusso cedolare: i Btp (Buoni poliennali del Tesoro), caratterizzati dal tasso fisso e cedola semestrale e con durata a 3, 5, 10 e 30 anni (con un occhio di riguardo ai Btp indicizzati all’inflazione) e i Cct (Certificati di credito del Tesoro), a tasso variabile con interessi indicizzati al rendimento dei Bot semestrali o annuali emessi nel bimestre che precede il mese antecedente allo stacco della cedola, ugualmente semestrale. Ed ancora, i titoli obbligazionari con cedola, prestando la dovuta cautela ed attenzione all’analisi del rischio emittente. Da non trascurare poi la possibile costruzione di flussi periodici attraverso la sottoscrizione in serie di buoni postali.
c)Rendite immobiliari: in un Paese come il nostro poi della “casa, dolce casa”, da non trascurare le possibilita`che possono emergere dal settore immobiliare. Una prima possibilita` può essere quella di acquistare un immobile da destinare alla locazione, considerando da un lato le prospettive di rivalutazione del mattone in conto capitale e poi i canoni di locazione netti. Per categorie di risparmiatori meno facoltosi, possibilita` da considerare e` quella di separare la nuda proprietà` dell’immobile conservandone invece l’usufrutto. E' una formula di compravendita immobiliare che consente al nudo proprietario di diventare proprietario pieno a termine, alla morte dell’usufruttuario, il quale potra` quindi continuare a godere del bene abitando direttamente la casa o affittandola. Al di là del valore commerciale dell’immobile, il prezzo della nuda proprieta` dipende anche dalle caratteristiche demografiche del venditore (età e sesso per stimarne la probabilità di decesso).

FONTE: Carlo Giuro (ilmessaggero.it)

venerdì 19 febbraio 2010

Risalgono gli ordini e il fatturato dell'industria


Forte ripresa per gli ordini dell'industria a dicembre, mentre risale anche il fatturato.

Gli ordini a dicembre hanno segnato +4,7% rispetto a novembre e +10,1% rispetto a dicembre 2008. Lo comunica l'Istat precisando che l'incremento su base annua e il migliore da febbraio 2008, quando si era avuto un incremento dell'11,7%. La componente nazionale è salita del 2,8% su mese e del 6,8% su anno; quella estera è aumentata dell'8,4% su mese e del 15,9% su anno. Nell'intero 2009 gli ordini sono crollati del 22,4% rispetto al 2008. Il fatturato dell'industria, sempre a dicembre, è salito dell'1,9% congiunturale e dello 0,8% su base annua. La componente nazionale è aumentata dell'1,5% su mese e dell'1,7% tendenziale; quella estera è cresciuta del 2,8% su mese ed è diminuita dello 0,9% su anno. Nella media dell'intero 2009 il fatturato dell'industria italiana è crollato del 18,7% rispetto al 2008 e gli ordinativi sono colati a picco del 22,4%. Secondo l'istituto di statistica si tratta dei peggiori cali da quando viene registrata la serie storica, ovvero almeno dal 2000.

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 18 febbraio 2010

Con lo scudo fiscale finora regolarizzati 85 miliardi


Ammontano a 85,1 miliardi di euro i capitali regolarizzati con il fisco italiano grazie alloscudo fiscale. Il dato emerge dalle segnalazioni degli intermediari alla Banca d'Italia, fino al 15 febbraio 2010. La maggior parte dei capitali scudati proviene dalla Svizzera (59,9 miliardi di euro). Seguono, con una cifra nettamente inferiore, il Lussemburgo (7,3 miliardi), il Principato di Monaco (4,1 miliardi) e San Marino (3,8 miliardi). L'Austria, con 1,251 miliardi, è al quinto posto, seguita dal Liechtenstein con 1,234 miliardi, dal Regno Unito con 891 milioni, dalla Francia con 852 milioni, dall'Irlanda con 843 milioni, dalla Germania con 615 milioni, dagli Stati Uniti con 608 milioni. Lo scudo fiscale, ricorda Bankitalia, è partito con il freno a mano tirato a settembre e ottobre (rispettivamente 524 milioni e 6,16 miliardi di attività segnalate dagli intermediari), per poi decollare a novembre (25,18 miliardi) e dicembre (53,26 miliardi). Quasi il 50% dei capitali rientrati arriva da depositi in conto corrente. Il ministero dell'Economia - il 29 dicembre scorso - aveva comunicato un rientro di capitali pari a 95 miliardi: un valore differente da quello calcolato dalla Banca d'Italia date le diverse fonti utilizzate, l'esclusione di Bankitalia di alcuni beni patrimoniali e delle operazioni di importo inferiore a 12.500 euro (o 50mila euro per i paesi Ue, Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda). Il conteggio del ministero, spiega il documento diffuso dalla Banca d'Italia, stimava l'importo complessivo delle regolarizzazioni sulla base dei versamenti dell'imposta del 5% all'Agenzia delle entrate e dunque teneva conto anche delle operazioni più complesse il cui effettivo rimpatrio può essere differito (c'è tempo fino a fine 2010) e, quindi, non ancora segnalato ai fini statistici. Per questi importi il versamento dell'imposta doveva essere effettuato comunque entro il 2009. Nel pomeriggio l'Agenzia delle Entrate ha diffuso una precisazione confermando che i propri dati sullo scudo fiscale «quadrano perfettamente con i dati di Bankitalia diffusi oggi». All'ammontare di 85 miliardi di euro «vanno infatti aggiunti (come evidenzia la stessa Bankitalia nella sua nota): gli importi inferiori alla soglia di rilevazione, il valore di alcuni beni patrimoniali (preziosi, opere d'arte, etc…), le somme relative alle attività non ancora rimpatriate per effetto della presenza di cause ostative (il cui termine ultimo è fissato per il 31 dicembre 2010). La somma è pari, quindi, ai 95 miliardi di euro, calcolati dalle Entrate in base al gettito dell'imposta straordinaria versata entro la scadenza del 15 dicembre 2009 e pari a 4,75 miliardi di euro».

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 17 febbraio 2010

L'Inps lancia i controlli su 120mila professionisti


Adesso è ufficiale. Anche quest'anno l'Inps andrà a verificare circa 120mila liberi professionisti e 450mila soci di società che non risultano iscritti ad alcuna gestione previdenziale dell'Istituto. Il nuovo campione è stato individuato grazie al confronto con le denunce dei redditi presentate all'agenzia delle Entrate. A dare ufficialità all'operazione «versione 2010» è la circolare 23 su attività di accertamento e verifica amministrativa, pubblicata ieri dall'ente di previdenza. È il secondo tempo dell'operazione Poseidone, la stretta che l'Inps ha promosso già nel 2009 e che ha portato all'istituto oltre 20mila nuovi iscritti (il 45% di quelli che erano emersi dall'incrocio dei dati forniti dall'Agenzia). Non è escluso che questa operazione di accertamento vada a focalizzarsi soprattutto sulle partite Iva che non hanno versato i contributi dovuti alle casse professionali di appartenenza. Gli enti previdenziali privati mostrano i muscoli, rivendicano il principio di unicità della posizione previdenziale e si dichiarano pronti a dar battaglia. «Il libero professionista che è iscritto a un albo – ricorda Antonio Pastore, vicepresidente dell'Adepp, l'associazione degli enti previdenziali privati – ha l'obbligo di essere assoggettato alla normativa contributiva dell'ente di previdenza a cui fa riferimento per legge la sua professione: l'Inarcassa se ingegnere o architetto, la Cassa forense se avvocato, l'Enpam se medico e così via. Ora, se c'è necessità di regolarizzare alcune posizioni, ferma restando la premessa, queste devono essere regolarizzate a cura dell'ente presso il quale aveva l'obbligo di essere iscritto, non dall'Inps». Detta in altri termini: «L'Inps - continua Pastore - ha censito "tot" persone che hanno dichiarato un reddito di lavoro autonomo e non hanno pagato i contributi. Attenzione, però: è probabile che si crei una sovrapposizione di azione con l'istituto se, tra i 120mila liberi professionisti che quest'anno saranno controllati, dovesse risultare anche uno solo che, in quanto iscritto a un albo, ha l'obbligo di adempiere solo nei confronti della cassa privata». Le casse private hanno chiesto al ministero del Lavoro di assumere un ruolo guida e di organizzare un tavolo con i responsabili dell'Inps (si veda «Il Sole 24 Ore» del 30 gennaio). L'incontro dovrebbe svolgersi nei prossimi giorni. Verifiche ma anche affiancamento delle imprese. Per quest'anno l'Inps prevede di avviare attività di tutoraggio per 2.800 aziende che hanno denunciato un importo contributivo superiore a 300mila euro. Si tratta di forme di collaborazione per promuovere atteggiamenti "virtuosi", in base a «un controllo preventivo, costante e personalizzato nei confronti della singola azienda». Saranno incrociate le informazioni delle banche dati interne: per le aziende è «prevedibile» un controllo sulle agevolazioni contributive e su particolari tipologie contrattuali (ad esempio, part-time), nonché sulle prestazioni anticipate dal datore di lavoro e conguagliate con i contributi dovuti (indennità di malattia, assegno al nucleo familiare e così via).

FONTE: Andrea Carli (ilsole24ore.it)

martedì 16 febbraio 2010

Barclays Italia ha aperto 200 filiali in tre anni


Più di 400 nuovi dipendenti assunti nel 2009 e un piano di forte espansione sul mercato italiano che, a partire dal 2006, ha visto l'apertura di circa 200 filiali in meno di tre anni. Sono alcune delle cifre del marchio Barclays in Italia che, alla divisione Global Retail Banking (Grb), affianca oltre 100 negozi finanziari Mutui e Prestiti, una rete di promotori finanziari e oltre 400 agenti specializzati nella vendita di prodotti di finanziamento. Dal 1990 Barclays, inoltre, opera in Italia con due marchi a vocazione specialistica (entrambi parte della divisione Grb);: Woolwich, leader nell'offerta di mutui per la casa (4 centri presenti nelle principali città italiane e più di 200 promotori finanziari) e Barclaycard, la divisione dedicata al business delle carte di credito, fra i leader mondiali del settore con gli oltre 11 milioni di carte emesse in Europa (Italia, Francia, Spagna, Germania, Grecia), Africa e Caraibi. È di pochi giorni fa l'annuncio di un accordo che prevede l'acquisizione da parte di Barclays del business italiano di carte di credito di Citigroup. L'operazione che si configura come cessione di ramo d'azienda, include l'acquisizione da parte di Barclays di circa 197mila carte di credito e 234 milioni di euro in asset lordi, al 31 dicembre 2009. La transazione dovrebbe chiudersi nel primo trimestre del 2010 dopo le necessarie consultazioni sindacali e l'approvazione dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Dal 2008 Barclays è, inoltre, presente a Milano con una flagship Premier situata nel cuore di Milano e creata per rispondere alle necessità dei clienti più esigenti.

FONTE: ilsole24ore.it

sabato 13 febbraio 2010

Famiglie italiane più povere reddito medio 2.679 euro


Famiglie italiane più povere a causa della crisi. Nel biennio 2006-2008 il reddito medio per nucleo si è contratto in termini reali di circa il 4 per cento. È quanto rilevato dal supplemento al Bollettino Statistico "Indagini campionarie - I bilanci delle famiglie italiane nell'anno 2008" pubblicato dalla Banca d'Italia. «Tenendo conto dei cambiamenti nell'ampiezza e nella composizione della famiglia - spiega Via Nazionale - il reddito equivalente è caduto circa del 2,6 per cento. La riduzione è sostanzialmente simile a quella osservata nel corso della precedente recessione», tra il 1991 e il 1993. «La riduzione dei redditi - si legge nel supplemento - ha riguardato in misura maggiore i lavoratori indipendenti rispetto ai dipendenti e agli individui in condizione non professionale. Inoltre, la contrazione è stata maggiore per gli individui di età inferiore ai 55 anni ed in particolare per quelli con meno di 45 anni». «Nel 2008 - aggiunge poi Bankitalia - il reddito familiare medio, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è risultato di 2.679 euro al mese. Il 20 per cento delle famiglie ha un reddito mensile inferiore a circa 1.281 euro, il 10 per cento superiore a 4.860 euro; il reddito mediano è pari a 2.174 euro. La concentrazione dei redditi è risultata nel 2008 sostanzialmente in linea con quella rilevata negli anni passati». «La quota di individui con reddito al di sotto della soglia di povertà - aggiunge Bankitalia - risulta pari al 13,4 per cento», valore in linea con quello rilevato nel 2006. «Nel 2008 - spiega poi la Banca d'Italia - la ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni) al netto delle passivita finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un valore mediano di 153.000 euro. In termini reali, dopo essere cresciuto di circa il 44 per cento dal 1993 al 2006 soprattutto grazie all'aumento del valore degli immobili, questo importo e diminuito di circa l'1 per cento nel biennio successivo». Infine a proposito della concentrazione della ricchezza, Via Nazionale rileva che «il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede quasi il 45 per cento dell'intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Tale livello di concentrazione e rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi quindici anni».

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 8 febbraio 2010

Benetton laboratorio della selezione online


L'unico requisito è avere più di 14 anni. Su altre caratteristiche, come sesso e colore dalla pelle, non ci sono limiti per partecipare al primo casting online su scala mondiale che partirà domani, lanciato da Benetton che ha scelto internet e i social network per trovare i 20 protagonisti della sua campagna pubblicitaria "United Colors" per l'autunno-inverno 2010-11. Ma "It's My Time", questo il nome dell'iniziativa uscita dai laboratori creativi di Fabrica, ha anche l'ambizione di essere un esperimento sociologico condotto negli ambienti digitali popolati dai giovani, per capire il loro rapporto con la moda e la tecnologia. "It's My Time" funziona così: da domani e fino al 16 marzo basterà caricare fotografie e video sul sito www.benetton.com/casting oppure su un canale dedicato aperto su YouTube. Gli utenti registrati voteranno i loro preferiti e fra i primi 100 classificati una giuria di esperti selezionerà 20 vincitori, che conquisteranno un contratto di un anno come modelli per Benetton e voleranno a New York per scattare la nuova campagna. Sul sito ci saranno anche blogger che lanceranno discussioni sugli stili dei giovani nel mondo e una finestra sulle novità da New York, la città che si conferma simbolo delle aspirazioni dei ragazzi. «È stato il mio profilo di Facebook, con amici che interagivano da tutto il mondo, a ispirare questa campagna - dice Erik Ravelo, 31 anni, direttore creativo di Fabrica - I social network rappresentano perfettamente il mondo di oggi». Per Ravelo, però, la rete è anche un ottimo laboratorio per la creatività, anche pubblicitaria, e l'unico mezzo di comunicazione capace di far interagire fra loro tutti gli altri. Per questo nella campagna un ruolo fondamentale è affidato all' "augmented reality", un meccanismo che permette di avviare un video sul web attraverso un logo stampato sulla carta: basta mettere quest'ultimo di fronte a una webcam e il sito, codificandolo, farà partire il video corrispondente. A ogni personaggio della campagna di lancio su carta di "It's My Time" è affiancato un logo, e ad ogni logo corrisponde un video. «Mi aspetto una risposta davvero globale - dice Alessandro Benetton, vicepresidente del gruppo - intesa non solo in senso geografico, ovvero che abbraccia tutto il mondo, ma anche in senso umano, capace cioè di coinvolgere chiunque abbia un accesso alla rete». D'altra parte il gruppo veneto non è nuovo a questi esperimenti, perché fu sempre sulla rete che nel 2007 lanciò un concorso mondiale per pensare i negozi del futuro: «Vi hanno aderito oltre 700 giovani creativi di tutto il mondo ed è poi sfociato in una mostra alla Triennale di Milano - continua Benetton - Oggi, d'altra parte, per essere competitivi non basta la leva del prezzo, i mercati internazionali si possono affrontare solo con proposte a valore aggiunto e queste passano necessariamente per la ricerca e l'innovazione». E che la rete sia un mezzo eccellente per scoprire talenti è una convinzione sempre più diffusa: ad esempio, dalla fine del 2009 è online la versione italiana di BootB, portale dove le aziende possono esaminare i portfolio di giovani creativi. Oppure esistono siti interamente dedicati al casting online, come YouCasting, riservato però a registi e attori. Ma Benetton è il primo a lanciare una ricerca di nuovi volti su scala globale e praticamente senza limiti. «Dieci anni fa tutto ciò era inimmaginabile - dice Ravelo - E oggi, per pensare il futuro, internet è lo spazio ideale».

FONTE: ilsole24ore.it

domenica 7 febbraio 2010

Obbligazioni Enel, a sei anni potete puntare al 4 per cento


Ogni collocamento di massa di strumenti di investimento ha una risposta che è direttamente proporzionale a variabili comportamentali oltre che finanziarie. In questo l'imminente offerta di obbligazioni Enel non fa alcuna differenza. La notorietà dell'emittente, la comunicazione, la capillare rete di vendita bancaria, l'idea che «i BoT non rendono più niente, quindi bisogna correre qualche rischio in più» sono gli ingredienti per un più che probabile successo. Ma un processo logico di investimento dovrebbe seguire un altro percorso. Occorrerebbe banalmente confrontare il profilo rischio-rendimento atteso dal bond Enel con quello delle alternative obbligazionarie comparabili per solvibilità dell'emittente, tasso (fisso, variabile e così via), valuta e durata. Raramente gli intermediari finanziari sono nelle condizioni di (o hanno interesse a) fornire una consulenza di questo tipo. Eppure, in Italia esiste una diffusa affezione dei risparmiatori all'acquisto diretto di titoli di Stato e obbligazioni. Prova ne è il successo di MoT e EuroTlx, i due listini obbligazionari dedicati al pubblico retail (con l'esperienza del MoT ora replicata anche a Londra). Tanto interesse suggerirebbe la strutturazione di una consulenza ad hoc; che però gli intermediari finanziari non hanno interesse a erogare, perchè i ritorni che ne ricaverebbero in termini di commissioni di negoziazione sono assai più magri di quelli percepiti dai prodotti del risparmio gestito (fondi comuni, polizze Vita e così via). Sicchè i portafogli privati di titoli di Stato e bond sono stati costruiti negli anni sostanzialmente in due modi: 1) sottoscrizione in emissione al traino dei fattori comportamentali sopra descritti; 2) acquisto in fai-da-te dei titoli quotati su MoT e EuroTlx. La seconda modalità è praticata in condizioni di consapevolezza precarie. Sia MoT che EuroTlx forniscono informazioni utili sui propri siti Internet (come le schede sulle varie emissioni), che però da una parte non sono sufficienti a prendere decisioni razionali; dall'altra, non è neppure noto quanto siano veramente consultate. Solo con sistemi di bond screening (un esempio semplificato è quello pubblicato a pag. 39 di «Plus24») e un discreto interesse per la finanza è possibile rendere organico il processo di acquisto di obbligazioni. Interrogando la piattaforma Exact sviluppata dalla società milanese Analysis (e destinata a consulenti fee-only e altri professionisti), che scandaglia tutti i titoli quotati a MoT ed EuroTlx, si arriva alla conclusione che per battere la concorrenza l'emissione Enel a tasso fisso dovrebbe garantire il 4% annuo lordo. Esiste in particolare un bond Abn Amro (Isin: NL0009061357), scadenza ottobre 2016, e negoziabile per tagli di mille euro al MoT, che offre un ritorno a scadenza del 4,2% lordo. Poichè si tratta di un'emissione di taglio molto ridotto (100 milioni di euro) rispetto a ciò che si attende per il bond Enel, e quindi meno liquida, deve offrire un strutturalmente un ritorno atteso un po' più alto, a parità di altre condizioni. C'è poi una Atlantia scadenza maggio 2016 (Isin: XS0427290357), emessa per 1,5 miliardi di euro, negoziabile solo in tagli minimi da 50mila euro a ExtraMoT e EuroTlx, che rende il 4,1% lordo. E infine una Lloyd Tsb Bank scadenza giugno 2016 (Isin:XS0435070288), emessa per due miliardi di euro, anche questa quotata a ExtraMoT e EuroTlx per tagli minimi da 50mila euro, che rende il 4,6% lordo.

FONTE: Marco Liera (ilsole24ore.it)

sabato 6 febbraio 2010

Marchio Ue per la pizza napoletana


La pizza napoletana è entrata ufficialmente il 4 febbraio tra le specialità tradizionali garantite dall'Unione europea. La Commissione di Bruxelles ha varato il disciplinare di specialità tradizionale garantita (Stg) contro imitazioni e falsi. La pizza napoletana dovrà essere preparata con pomodoro, mozzarella di bufala dop o mozzarella Stg, olio extravergine d'oliva e origano, avere un diametro non superiore ai 35 cm, il bordo rialzato (cornicione) tra 1 e 2 cm e una consistenza insieme morbida, elastica e facilmente piegabile a libretto. Il logo europeo Stg potrà essere utilizzato solo se il prodotto è conforme con il disciplinare di produzione, ma purtroppo sarà comunque permessa la possibilità di continuare a usare il nome di pizza napoletana anche per il prodotto non certificato. Il riconoscimento diventerà operativo venti giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta. Si tratta di una forma di tutela del tutto insufficiente che non impedirà che - ha commentato la Coldiretti - la metà delle pizze servite nelle 25mila pizzerie italiane continui ad essere preparata con ingredienti importati dall'estero: cagliate provenienti dall'est Europa invece della tradizionale mozzarella, pomodoro cinese invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo e farina canadese o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale, all'insaputa dei consumatori. Unici elementi di tutela sono legati al fatto che la mozzarella, secondo il disciplinare, deve essere di bufala Dop ma anche mozzarella Stg, e che la pizza non può essere congelata o surgelata. Niente peraltro viene specificato riguardo al pomodoro, tranne che deve essere sparso con un movimento a spirale.

FONTE: ilsole24ore.it

venerdì 5 febbraio 2010

"Badanti, voli low cost e smartphone" Ecco come cambia il paniere dell'Istat


Escono lampadine a incandescenza, fiammiferi e riparazione dell'orologio

Cambia il paniere Istat come ogni anno: nel 2010 per il calcolo dell’inflazione, tra le nuove voci, entrano la badante, i voli low cost nazionali e lo smartphone. Escono invece dal paniere, composto da 521 posizioni, la lampadina tradizionale a incandescenza, i fiammiferi e la riparazione dell’orologio. Il numero dei beni e servizi inclusi nel paniere aumenta quest’anno a 1.206 voci rispetto alle 1.143 del 2009. Rispetto all’anno precedente entrano nel paniere anche l’intervento medico in regime privatistico e vengono inseriti nuovi prodotti all’interno di posizioni già esistenti. È il caso degli apparecchi per la telefonia mobile e dei Pc che da quest’anno comprendono rispettivamente anche gli smartphone e i nettop, ovvero i mini-computer per la navigazione su internet. La posizione relativa ai viaggi aerei nazionali vede la new entry dei voli a basso costo che erano già presenti nella posizione riferita ai viaggi aerei europei. Nella voce caffetteria al bar vengono inseriti tre nuovi prodotti: cioccolato caldo, caffè decaffeinato e caffè d’orzo. Il succo di frutta è invece la nuova entrata nella posizione delle bevande analcoliche. Tra le innovazioni metodologiche con l’obiettivo del miglioramento della tempestività, l’Istat sottolinea la definitiva eliminazione della frequenza trimestrale di rilevazione che nel 2009 interessava l’8,5% dei prodotti del paniere. Nel nuovo ciclo di rilevazione i prezzi dei prodotti vengono quindi rilevati a cadenza mensile o in alcuni casi, bimensile.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 3 febbraio 2010

Il maxi fondo sovrano cinese punta su Eni, Enel e Generali


Eni, Enel e Generali. Il China International Corporation (Cic) conclude il suo viaggio in Italia sparando alto, anzi altissimo, con le sue richieste verso Roma. Sulle prime due, dicono gli indiscreti, potrebbe essere accontentato; sulla terza, nonostante i buoni rapporti stabiliti da tempo tra il fondo sovrano cinese e Generali, i tempi per un'intesa sembrano ancora prematuri. D'altronde, con in tasca 300 miliardi di dollari da spendere, più altri 200 miliardi che dovrebbero arrivare in cassa entro breve, è del tutto normale cullare obiettivi ambiziosi. Se nella rete del Cic sono già caduti colossi della finanza globale del calibro di Blackstone,Morgan Stanley e Visa, nonché decine di ricchi giacimenti petroliferi e minerari sparsi in mezzo mondo, perché mai i grandi nomi dell'economia italiana dovrebbero dire di no alle suadenti proposte di Pechino? Soprattutto se sono accompagnate da un bel gruzzolo di moneta sonante? Già perché nonostante l'alone di mistero che circonda il fondo sovrano cinese, dopo tre anni di frenetico shopping a livello planetario, un fatto ormai è certo: quando il Cic inquadra nel suo mirino una preda, non bada a spese pur di portarsela a casa. Gli sciagurati, strapagati investimenti realizzati in Blackstone eMorgan Stanley, sui quali Pechino ha accusato perdite di portafoglio pesantissime, sono a lì a dimostrarlo. Lasciata l'Italia, Gao Xiqing, il vulcanico direttore generale del Cic (nella foto), e la sua squadra composta in gran parte dai migliori Mba cinesi di ritorno in patria dalle università americane, faranno rotta verso altri lidi. Africa, Sud America, Repubbliche Centro Asiatiche, Nord Europa, Sudest Asiatico, vale a dire su ogni pista che odora di gas, petrolio e minerali. Dopo lo sventurato debutto nei salotti buoni dell'alta finanza americana, infatti, il Cic ha cambiato le sue strategie. Il Governo lo aveva costituito con lo scopo di allocare parte delle riserve valutarie cinesi in investimenti alternativi e più profittevoli rispetto ai titoli del Tesoro americani. Frattanto, però, la domanda di energia e di materie prime cinese è letteralmente esplosa. Così il Cic è diventato anche uno strumento per l'approvvigionamento di risorse naturali nel mondo. E dopo la terribile crisi finanziaria del 2008, il suo ruolo in questo ambito si è ulteriormente rafforzato. Saperne di più sull'attività del braccio finanziario internazionale del Dragone è una missione impossibile. Il Cic è il fondo sovrano più giovane del pianeta, ma è anche il più ermetico sul piano della trasparenza e della comunicazione. Non è un caso che, dopo un lungo e serrato dibattito interno alla nomenklatura finanziaria cinese, sia stato costituito scegliendo come modello il Government of Singapore Investment Corporation (Gic), il fondo da 330 miliardi di dollari dell'ex colonia britannica che mantiene la massima segretezza sui propri investimenti.

FONTE: Luca Vinciguerra (ilsole24ore.it)

martedì 2 febbraio 2010

Agenzia delle Entrate, primi dati sulle dichiarazioni 2009

L'agenzia delle Entrate ha reso note ufficialmente le prime elaborazione delle dichiarazioni dei redditi presentate dalle sole persone fisiche nel 2009 per i redditi percepiti nell'anno d'imposta 2008. Si tratta di una fotografia ancora molto sfocata, sia per i pochi numeri messi a disposizione dall'amministrazione finanziaria sia per la stessa tipologia di informazioni fornite. Le tabelle, per altro ancora da ripulire dagli errori di dichiarazione, sono ripartite per fasce di importo, per regione e per comuni. Il confronto proposto dall'amministrazione finanziaria si sofferma poi sui redditi dichirati dagli oltre 21 milioni di contribuenti e dai 15 milioni di pensionati, nonché dai 2,5 milioni di persone fisiche che dichiarano al fisco redditi di lavoro autonomo. Per questi ultimi il dato è al netto dei contribuenti minimi (sono stimati tra i 450 e le 500mila unità).

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 1 febbraio 2010

La crisi aiuta l'e-commerce, Italia tra gli ultimi in Europa


Le vendite in Internet sono salite in Europa del 22% nel 2009 e, secondo una ricerca in dodici Paesi commissionata dalla società specialista in comparazioni Kelkoo e realizzata dalla britannica Centre for Retail Research, quest'anno dovrebbe crescere di un altro 20%. Malgrado la crisi l'e-commerce in Europa si è attestato lo scorso anno a 143,7 miliardi (era di appena 44,7 miliardi nel 2003), il 4,7% delle vendite al dettaglio. L'Italia, in uno dei settori dell'economia che segna la più forte crescita in Europa, è in netto ritardo.
La recessione, secondo la ricerca, paradossalmente ha contribuito all'aumento delcommercio elettronico in quanto ha spinto i consumatori a cercare i prezzi più convenienti proprio nel web. In Francia le vendite sono balzate del 33% a 24,7 miliardi e in sintonia sono le performance registrate inGran Bretagna (salite a 42,7 miliardi) e inGermania (a 33,4 miliardi). Il peso di questi tre Paesi, che nel 2009 hanno rappresentato il 70% dell'e-commerce europeo, è destinato a consolidarsi quest'anno: il settore dovrebbe crescere del 31,4% in Francia, del 12,4% in Gran Bretagna e del 17,2% in Germania. Dalla ricerca emerge che nel 2010, nel Vecchio Continente, il commercio elettronico dovrebbe crescere del 19,6% a fronte del più modesto +1,4% atteso per le vendite al dettaglio nel loro complesso. L'Italia, come la Spagna, non appare in cima a questa classifica. L'e-commerce ha ormai toccato il 9,5% delle vendite in Gran Bretagna, il 6,9% in Germania e il 4,9% in Francia, mentre in Spagna questa percentuale si abbassa all'1% e in Italia addirittura allo 0,8%. In questi ultimi due Paesi, secondo quanto emerge dalla ricerca, mancano sia un sistema di consegna rapido ed efficace sia la cultura della vendita a distanza. Le enormi differenze di dimensione e di crescita del commercio elettronico vengono anche spiegate con il tasso di collegamento alla rete: se in media il 64% delle case europee è collegato al web (52,3% a banda larga), l'Olanda e molti Paesi nordici guidano questa classifica con l'80%, la Germania e la Gran Bretagna rispettivamente con il 75% e il 71%, la Francia con il 62%. L' Italia, la Polonia e la Spagna sono in ritardo con tassi che vanno dal 47 al 51%.

FONTE: ilsole24ore.it