giovedì 29 aprile 2010

Alcune mosse per difendere i risparmi dallo tsunami-Grecia


Come difendere i propri risparmi in questi momenti di turbolenza? È una domanda, da molti di voi posta tramite e-mail, che non ha una risposta facile. I mercati, sia quello azionario sia quello delle commity sia quello del reddito fisso, si trovano in un momento delicato. Il sole24ore.com, senza alcuna pretesa di completezza, ha girato ad alcuni esperti i vostri dubbi e quesiti.

Come capire se ho titoli greci in portafoglio?
«C'è la possibilità - spiega Maila Bozzetto, consulente indipendente e massima esperta di reddito fisso- che diversi fondi abbiano in portafoglio titoli di stato di Atene. Utilizzando il codice Isin, un primo approccio è quello di guardare a sito di Morningstar. Lì è possibile vedere i principali investimenti del fondo». «È vero - specifica Angelo Drusiani, di Albertini Syz -. Tuttavia ricordo che gli aggiornamenti indicati dai fondi spesso arrivano in ritardo. Un altro modo, seppure indiretto, per capire se il prodotto finanziario ha in pancia titoli a rischio è guardare la quotazione del fondo stesso». Vale a dire? «In questo momento i fondi obbligazionari, seppur di poco, salgono. Al contario se la quotazione scende vuol dire che possono esserci dei bond i cui prezzi crollano». Ciò detto, «per avere un quadro completo - aggiunge Bozzetto - il risparmiatore deve recarsi dalla banca o della Sgr che gli ha venduto il fondo e farsi dare l'indicazione esatta della composizione del fondo».

Cosa fare se si hanno dei titoli greci in portafoglio?
«Dipende dalla propensione al rischio del risparmiatore e dall'esposizione sulla Grecia, o su altri paesi periferici, del fondo stesso». Vale a dire? «Facciamo l'ipotesi più favorevole. Se una persona ha investito solo il 10% dei propri soldi in un prodotto che, per esempio, ha un'esposizione del 5% sulla Grecia l'indicazione è di tenere il fondo. Aspettare, anche se si ha una propensione al rischio bassa, e monitorare attentamente la situazione. Una qualche "toppa", nel brevissimo periodo, dovrebbe essere messa con il programma di aiuti dell'Ue o dell'Fmi. Poi, successivamente si deciderà se smobilizzare il fondo».


E se invece l'esposizione è alta? «Nel caso di scuola teorico, ma utile per comprendere la strategia da seguire, in cui il fondo sia esposto, per esempio, al 40% su Atene o su altri paesi periferici e il risparmiatore abbia una quota importante, diciamo del 30%, su questo prodotto il consiglio è di vendere subito. Una scelta che vale sia per chi ha una propensione al rischio bassa, ma anche per chi ha voglia di rischiare un po'». «Sono daccordo -fa da eco Drusiani - Su queste tipologie di bond l'esposizione, anche per chi ha una alta propensione al rischio, non deve superare il 10 per cento . La diversificazione nell'asset allocation è sempre fondamentale».

E poi «sul medio periodo - aggiunge l'analista indipendente - gli interventi all'orizzonte non sono convincenti». Per quanto il presidente della Commissione Ue Manuel Barroso ha detto che la «ristrutturazione del debito non è un'opzione», la Bozzetto non se la sente «di escluderla. Noi da tempo consigliamo di stare alla larga da simili investimenti: il messaggio è uscire da queste posizioni».

Se ho della liquidità posso investirla su titoli sicuri?
«Chi cerca tranquilità assoluta -risponde Drusiani - può tenere i soldi sul conto corrente, sapendo però che la banca carica sul correntista stesso i costi di gestione». Quindi, si perdono soldi in conto capitale e non si difende il patrimonio dall'inflazione, seppure bassa, di questi tempi. «Se, invece - dice la Bozzetto -, si cerca un minimo di remunerazione può essere interessante guardare a titoli di stato di paesi del centro Europa: gli Oat francesi e i TBundtedeschi. Penso alle emissioni tedesche 2,25% aprile 2015, il 3,5% aprile 2013 e il 3,25% aprile 2014; oppure quelle francesi: il 4,5% luglio 2013, il 3% luglio 2014 e il 2,5% gennio 2015». «Io sono per duration più brevi - ribatte Drusiani -. Bisogna stare attenti all'eventuale rialzo dei tassi».

E riguardo ai titoli di stato italiano? «Certamente rimangono un'opzioneinteressante: non sono tra quelli che credono ci possano essere problemi per questo tipo di emissioni». «Penso che un'emissione come Btp, 1,7% settembre 2011 - aggiunge Drusiani - possa guardarsi. Anche se chi va in cerca di qualche occasione in più può optare per l'equity. Le condizioni macro-economiche sono tali per cui potrebbe esserci un miglioramento della situazione nell'azionario».

I dubbi sull'azionario
«Non sono tanto daccordo - ribatte Sergio Pigoli, presidente di Pigoli consulenza-. Lo scenario rimane molto confuso. Diversi tasselli non sono al loro posto: penso, per esempio, alle azioni volte al contenimento della liquidità in Cina. E si sa, queste politiche smorzano gli entusiami sull'equity. Fino a 15 anni fa si viveva in un mondo a compartimenti stagni e, quindi, non dovevamo troppo preoccuparci di ciò che accadeva a Pechino. Adesso non è più così». Di conseguenza? «Non credo sia questo il momento di entrare sull'azionario, per chi ne è fuori. Assisteremo, penso, ad una correzione attorno al 15-20% e solo allora ci saranno occasioni giuste». E anche in quel caso, si tratta di occasioni da investitori abbastanza esperti, che fanno stock-picking. L'impostazione è condivisa da Maurizio Milano, responsabile analisi tecnica delgruppo Banca Sella: «Proprio ieri è aumentata la volatilità implicita dei mercati. Fino a lunedì, il Vix si muoveva in un range tra 15,2 e 20: nella scorsa seduta è balzato a 23. È un segnale di nervosimo del mercato in un momento in cui prevale la debolezza. Il Ftse Mib ieri ha chiuso a 22.036 punti, oggi come minimo intraday ha toccato 21.281. Fin quando stiamo sotto la soglia dei 23.000 l'impostazione è al ribasso». E di conseguenza? «Bisogna lasciare che il mercato si "sfoghi" e ceda ancora un 10 per cento. Adesso non è il momento, per chi è fuori dall'azionario e non è un trader, di entrare».

FONTE: Vittorio Carlini (ilsole24ore.it)

mercoledì 28 aprile 2010

Redditi, meno di diecimila euro l'anno per un italiano su quattro


Un lavoratore autonomo su tre (35,4%) guadagna meno di 10mila euro l'anno, mentre tra i lavoratori dipendenti solo un quinto (22,1%) ha redditi inferiori a questa soglia. E' quanto emerge dall'indagine "La distribuzione del carico fiscale e contributivo in Italia" dell'Istat, relativa al 2007.

Per uno su quattro meno di diecimila euro.Considerando tutte le fonti di reddito, nel 2007 il reddito individuale totale dei residenti in Italia è risultato, nel 27,5% dei casi inferiore a 10.000 euro, nel 55,3% compreso tra 10.001 e 30.000 euro, nel 15% compreso tra 30.001 e 70.000 euro e solo nel 2,2% dei casi supera i 70.000 euro annui.

Dipendenti, autonomi e pensionati. Nello specifico, redditi lordi individuali da lavoro dipendente (al netto dei contributi sociali) si concentrano, per il 50% circa, nella fascia di reddito compresa fra i 15.001 e i 30.000 euro annui. Mentre i redditi lordi da lavoro autonomo risultano più dispersi: nel 35,4% dei casi essi sono inferiori a 10mila euro (contro il 22,1% dei redditi da lavoro dipendente); nel 21,5% dei casi superiori a 30mila euro (contro il 14,4% dei redditi da lavoro dipendente). I redditi lordi da pensione, a loro volta, sono concentrati nella classe inferiore: il 42,7% risulta, infatti, al di sotto dei 10.000 euro annui.

Nel complesso, l'incidenza delle imposte dirette sul reddito individuale lordo (al netto dei contributi sociali) è pari al 18,6% a livello nazionale, con significative differenze per fonte e per classe di reddito. Il cuneo fiscale e contributivo, ossia la somma dell'imposta personale sul reddito da lavoro dipendente, dei contributi sociali del lavoratore e dei contributi posti a carico del datore di lavoro, è pari, in media, al 44,5% del costo del lavoro dipendente. L'incidenza delle imposte dirette sul reddito da lavoro autonomo è pari al 17,3% se si considerano solo l'Irpef e le addizionali regionali e comunali, mentre sale al 20,6% se si include la stima dell'Irap per la sola parte che grava sul reddito del contribuente autonomo. Il carico fiscale raggiunge il 19,4% del reddito da lavoro dipendente e il 15,7% del reddito da pensione. Sui redditi inferiori a 10mila euro il carico fiscale è pari al 9,3% del reddito autonomo, al 5,6% del reddito da lavoro dipendente e al 3,9% delle pensioni. Se si include la quota Irap, i redditi da lavoro autonomo mostrano un'incidenza più alta anche nella classe dai 10 ai 15mila euro. Per le fasce di reddito più elevate, infine, l'incidenza è maggiore per i redditi da lavoro dipendente e da pensione.

Per quanto riguarda il cuneo fiscale e contributivo, nel Nord-ovest raggiunge il 45,8%, mentre al Sud e nelle Isole è al 42,6% del costo del lavoro. Data la struttura del mercato del lavoro, dove le donne guadagnano redditi mediamente più bassi rispetto agli uomini, il cuneo delle lavoratrici risulta inferiore di quasi tre punti percentuali rispetto a quello dei lavoratori. Il prelievo fiscale e contributivo sui redditi da lavoro autonomo arriva al 37,2% se si include l'imposta regionale sulle attività produttive (Irap) e si attesta al 33,9% al netto di questa componente. Il carico tributario e contributivo dei lavoratori autonomi è quindi di oltre 7 punti percentuali inferiore al cuneo sui redditi da lavoro dipendente, mentre la distanza tra il carico delle lavoratrici autonome e quello degli uomini è di solo un punto percentuale. A livello di ripartizione, la pressione fiscale e contributiva sul reddito autonomo risulta un po' più elevata al centro (37,7%).

Considerando le caratteristiche individuali dei percettori di reddito da lavoro dipendente, il cuneo si amplia con l'aumentare della classe di età e dell'anzianità contributiva dei lavoratori, passando dal 42,7% per i lavoratori con meno di 35 anni al 46,3% per i dipendenti di età compresa fra i 55 e i 64 anni. Dai 65 anni in poi la riduzione della componente contributiva ridimensiona drasticamente il cuneo al 30% del costo del lavoro. Relativamente alla posizione lavorativa, il cuneo fiscale e contributivo raggiunge il 51,1% per i dirigenti e oltre il 49% per i quadri.

Il carico fiscale, comprensivo delle imposte dirette e dell'Irap, sul reddito da lavoro autonomorisulta un punto percentuale più elevato al Centro (21,6%) rispetto alla media nazionale. L'incidenza delle imposte cresce all'aumentare della classe di età dei percettori di reddito da lavoro autonomo ed è più elevata in presenza di lavoro organizzato con dipendenti e per 30 ore e più alla settimana. Viceversa, l'incidenza delle imposte risulta inferiore di quasi 5 punti percentuali per i liberi professionisti e i lavoratori in proprio senza dipendenti, che lavorano meno di 30 ore alla settimana.

FONTE: ilmessaggero.it

martedì 27 aprile 2010

Ridotte le commissioni su Visa e prelievi Bancomat


A seguito delle pressioni dell'antitrust europeo, Visa ha proposto di ridurre alcune commissioni per l'uso di carte di pagamento. La società ha preferito scegliere di ridurre le commissioni per evitare un'ammenda dell'antitrust di Bruxelles. Dal canto suo il commissario Joaquin Almunia si è dichiarato soddisfatto perché Visa Europe intende ridurre «sostanzialmente» le commissioni di interscambio per i pagamenti effettuati con carte di debito. In discussione sono le commissioni dovute dalla banca del commerciante a quella dell'acquirente nel momento in cui viene usata una carta Visa per operazioni transfrontaliere come in alcuni paesi entro i confini nazionali. La banca dell'acquirente preleva il totale dell'acquisto sottraendo le commissione prima di pagare la banca del commerciante. Per questo motivo i commercianti possono essere tentati di aumentare i prezzi indistintamente per tutti gli acquirenti. Su questo impianto si è basata la procedura aperta dalla Commissione europea nel 2008. Visa Europe ha proposto ora di fissare un tetto all'ammontare medio delle commissioni allo 0,2% del valore pagato con una carta di debito (circa 256milioni delle 390 milioni di certe Visa in Europa), non cambiando invece le commissioni per le carte di credito a debito differito. Questa riduzione, fa notare la Commissione, è sulla stessa lunghezza d'onda degli impegni già presi da MasterCard nell'aprile 2009. La portavoce di Almunia oggi ha spiegato che la proposta di Visa comporta un taglio del 30% per i pagamenti transfrontalieri e del 60% per quelli nazionali in nove paesi, tra i quali Italia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Islanda, Malta, Svezia, Lussemburgo e Olanda. Si tratta di una buona notizia per i consumatori, perché è su di loro che alla fine i costi vengono trasferiti. Intanto in Italia il consorzio Bancomat ha annunciato all'Antitrust un taglio alle commissioni interbancarie per servizi di incasso elettronici e per i prelievi in contanti al Bancomat. Prevista, entro 60 giorni dalla pubblicazione del provvedimento, una riduzione della commissione interbancaria Pagobancomat da 0,13 euro a 0,12 euro, mentre per il prelievo al Bancomat si scende da 0,58 euro a 0,56 euro per operazione.

FONTE: ilsole24ore.it


venerdì 23 aprile 2010

Record di fallimenti nel 2010. In tre mesi hanno chiuso 3mila imprese


La maggior recessione mondiale degli ultimi 80 anni ha obbligato un numero crescente di aziende a chiudere i battenti. Nello scorso anno ogni giorno sono infatti fallite più di trenta imprese. E nel primo scorcio del 2010 lo scenario mostra segni di aggravamento. I dati parlano chiaro. Nel 2009 le società entrate in procedura fallimentare sono risultate esattamente 11.477, con una crescita del 26,6% rispetto all'anno precedente, quando il numero dei default si era fermato a poco più di quota 9mila. Nel 2007 avevano invece portato i libri in tribunale "soltanto" 7.755 aziende. In termini percentuali la crescita del 2008 sul 2007 era stata del 16,9 per cento. Le elaborazioni Unioncamere registrano già da un paio d'anni l'accelerazione delle procedure fallimentari. Ma non basta. Secondo le prime stime della Camera di commercio di Milano, nei primi tre mesi del 2010 le procedure concorsuali a livello nazionale si sono impennate del 46% rispetto allo stesso periodo del 2009. In termini assoluti siamo infatti passati dai 2.210 casi del 2009 ai 3.226 rilevati tra gennaio e marzo. I concordati preventivi risultano 325, con un'accelerazione ancora più marcata (+62,5%) rispetto all'anno precedente. Nella classifica regionale delle procedure concorsuali troviamo al primo posto la Lombardia, con oltre il 21% dei casi, e quasi 700 default nel primo trimestre dell'anno. Al secondo posto c'è invece il Veneto, con una quota percentuale dell'11% sul totale, seguono Toscana (9%), Emilia-Romagna e Piemonte (7%). L'analisi per provincia realizzata dall'Unioncamere sulla base dei dati sui fallimenti 2009 ponderati per ogni mille aziende presenti sul territorio indica l'impatto reale dei default sul tessuto economico locale. Tra le aree più "penalizzate" su questo versante troviamo ai primi posti il Nord-Est, con in testa Gorizia (4,58 procedure aperte ogni mille società e un'impennata rispetto all'1,67 del 2008), seguita da Pordenone (4 per mille). «Il fallimento – dice Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, gettando acqua sul fuoco – è traumatico nella vita di un'impresa, ma la crisi non ha innescato "patologie" nel corpo dell'imprenditoria. L'entità del fenomeno riguarda una quota molto piccola delle imprese, e anche nel 2009 siamo rimasti al disotto del due per mille rispetto al totale delle imprese». L'accelerazione che abbiamo registrato sul finire del 2009, continua Dardanello, è comunque un segnale che ci deve «far tenere alta la guardia perché gli effetti della crisi, soprattutto in termini di occupazione, continueranno a pesare sul rilancio dell'economia ancora per il 2010». La media nazionale dei fallimenti si è attesta su quota 1,89 per mille imprese attive (1,20 nel 2008 e 1,17 nel 2007). Certo non va dimenticato che le imprese si trovano sempre più spesso nella morsa convergente di default e credit crunch, come da tempo denunciato dal sistema confindustriale. Prendiamo il caso di Treviso. Il Tribunale ha registrato dal primo gennaio al 27 marzo 73 fallimenti; erano stati 237 in tutto il 2009 e 168 nel 2008. Nel medesimo periodo, sempre nella stessa provincia, vi sono stati 11 concordati preventivi (50 nel 2009 e 29 nel 2008). «La situazione dei fallimenti – racconta Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria Treviso – riflette qui come altrove l'andamento ancora negativo dell'economia. Rimarchiamo che nell'accesso al concordato va evidenziata la necessità che siano tutelati i creditori più piccoli per evitare ulteriori penalizzazioni e distorsioni che alimentino a loro volta la crisi, colpendo soprattutto le imprese di piccole dimensioni». Per il leader industriale veneto, però, rimane valido «l'impianto della legge in materia e l'obiettivo di mantenere, dove possibile, la continuità aziendale». Non mancano infine anche i contraccolpi sui conti degli istituti di credito se si guarda alle cosiddette "sofferenze bancarie". Proprio ieri, il Ceo di UniCredit ha detto che il gruppo ha iscritto in bilancio 8.313 milioni di rettifiche nette sui crediti, con una crescita del 125% rispetto al 2008, quando erano stati registrati 3,7 miliardi di euro.

FONTE: Franco Vergnano (ilsole24ore.it)

giovedì 22 aprile 2010

Risale l'inflazione: +1,4% annuo, ai massimi da febbraio 2009


Per il "carrello della spesa" aumento del 2,2%


Si riaccende l'inflazione: a marzo è salita dello 0,3% rispetto a febbraio e dell'1,4% tendenziale annuo (a febbraio era all'1,2%), che rappresenta il valore più alto da febbraio 2009, quando si attestò all'1,6%.

Il carrello della spesa sale del 2,2%. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (tra cui alimentari, bevande, affitti, carburanti e giornali) sono saliti dello 0,3% su base mensile e del 2,2% rispetto a marzo 2009 (dal +2% di febbraio).

Benzina, gasolio, gpl. I prezzi della benzina verde a marzo sono cresciuti del 16,7% su base annua e del 2,7% su base mensile; mentre per il gasolio da autotrazione si è registrato un incremento tendenziale del 16,3% e congiunturale del 4%. Il prezzo del gpl, infine, è aumentato del 3,7% rispetto a febbraio e dell'11,4% rispetto a marzo 2009.

L'accelerazione dell'inflazione a marzo, dicono i tecnici Istat, risente delle tensioni che hanno alimentato la dinamica congiunturale dei prezzi sia nel comparto dei beni, con particolare riferimento ai prodotti energetici, sia nel settore dei servizi. A marzo l'inflazione di fondo, calcolata escludendo i beni energetici e gli alimentari non lavorati, è tornata al livello di inizio anno all'1,4%. Al netto dei soli prodotti energetici, la dinamica tendenziale dell'indice si attesta all'1,3%, in leggera risalita rispetto al dato di febbraio. L'inflazione acquisita per il 2010 è pari allo 0,9%. Al netto dei tabacchi, l'indice è stato pari a 138,2, con un +0,2% congiunturale e +1,3% tendenziale. Gli incrementi congiunturali più significativi si sono avuti per trasporti (+1,1%), abitazione, acqua, elettricità (+0,4%), mentre servizi sanitari e spese per la salute hanno registrato un calo dello 0,3%. Sul piano tendenziale, i maggiori tassi di crescita si sono registrati per i trasporti (+5,1%), altri beni e servizi (+2,9%). In calo abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,9%). Nell'ambito delle città, gli aumenti tendenziali più elevati si sono registrati ad Aosta (+2,9%), Trieste (+2,5%) e Napoli, le più moderate Bari (+0,4%) e Potenza (+0,7%).

FONTE: ilmessaggero.it

martedì 20 aprile 2010

Da maggio costi chiari per i conti correnti


In seguito alle norme varate da Bankitalia ogni tipo di rapporto bancario dovrà avere un indicatore sintetico di costo, in modo che sia possibile confrontare più facilmente i prodotti e scegliere il meno caro per le proprie esigenze


Con più chiarezza e meno spreco di tempo dal 26 maggio sarà più facile confrontare i costi dei conti correnti. Lo ha chiesto la Banca d'Italia, che a luglio 2009 ha introdotto le nuove istruzioni di vigilanza, e gli istituti di credito non potevano che adeguarsi. Un altro passo avanti verso trasparenza e concorrenza. Questa almeno la promessa, tutta da verificare. Il miracolo si chiama Indicatore sintetico di costo (Isc), formula matematica che mette insieme costi fissi e variabili e ne esprime il prezzo finale per il cliente. E dato che non tutti hanno le stesse esigenze, Bankitalia ha elaborato i profili di clientela, dai giovani ai pensionati, cui corrisponderanno altrettanti conti standardizzati. Sul sito delle banche, sul sito Patti Chiari (che già utilizza l'Isc dal 2007) o direttamente allo sportello, i clienti, dal 26 maggio, dovranno trovare i nuovi pacchetti con l'Isc. "Una grande novità - spiega Massimo Roccia, direttore centrale dell'Abi e segretario del consorzio Pattichiari - con la quale 30 milioni di consumatori italiani potranno confrontare i prezzi e scegliere l'offerta più conveniente". Comprato il "pacchetto", se non si va fuori con le operazioni, alla fine dell'anno il costo finale sarà quello concordato. E saperlo non dovrebbe essere difficile. Le aziende di credito nell'estratto conto di fine anno dovranno dare due informazioni, sintetiche anche queste: quanto ha speso il cliente per il suo conto corrente e quanto ha speso alla voce credito (dunque se si ha un finanziamento quanto è costato). Una rendicontazione vera e propria. Se il conto è costato più di quanto previsto (150 invece di 120 euro, per esempio), sarà la stessa banca a suggerire il passaggio a un altro profilo. "Tutti potranno così verificare da soli quale profilo gli si addice di più e confrontare tra le circa 2mila proposte quella più conveniente", ha detto Roccia. Tutti i fogli informativi, infine, dovranno basarsi su un formato omogeneo e più facilmente confrontabile. ma soprattutto saranno meno di quanti se ne consumano oggi. Le banche risparmieranno circa un miliardo di pegine di carta l'anno, 35 per ogni cliente. Tutto più semplice e trasparente, ma difficilmente più a buon mercato. L'Abi stima che il costo medio di un conto corrente sia oggi di 103,1 euro se allo sportello e di 63 se solo online. Un po' meno di quanto calcola la Banca d'Italia, che è 114. Un costo, quello allo sportello, che secondo l'Abi è sceso del 29,3 per cento negli ultimi quattro anni. "Ma che difficilmente potrà ridursi in un prossimo futuro - ha spiegato Roccia - perché ogni operazione costa 1 euro al minuto alla banca". Cifre che l'Adusbef contesta. "L'Abi - ha dichiarto il presidente Elio Lannutti - deve smetterla di raccontare favole agli italiani sul costo dei conti correnti bancari, affermando che sarebbero addirittura diminuiti negli ultimi 4 anni".

FONTE: Brabara Ardù (ilsole24ore.it)

lunedì 19 aprile 2010

Nel mirino 10 mila conti in Svizzera


La procura di Torino avrà l’elenco degli italiani. Task force anti-evasione nelle ambasciate

Altri diecimila sospetti evasori fiscali. La Procura della Repubblica di Torino sta per mettere le mani sull’elenco dei circa 10 mila italiani titolari di un conto corrente nella filiale ginevrina della banca britannica HSBC messo a disposizione dei magistrati francesi da un ex dipendente dell’istituto. Eric de Montgolfier, Procuratore generale a Nizza, ha detto ieri di aver ricevuto, per rogatoria, la richiesta dei colleghi italiani ed ha fatto intendere che non ci saranno problemi ad esaudirla. La lista potrebbe arrivare già tra una ventina di giorni e subito dopo partiranno le verifiche della Guardia di finanza.

I sospetti più forti ricadono su un migliaio di nomi. Buona parte dei conti nella filiale svizzera di HSBC attribuiti agli italiani da quei documenti sarebbe già estinta, ma a questo punto bisognerà vedere l’esito delle verifiche. Mille nomi che si aggiungono agli altri mille settecento, anche questi comparsi nel turbinio di liste ed elenchi che corrono per mezz’Europa, sui quali le Fiamme Gialle stanno già conducendo gli accertamenti. Ci sono i trecento nomi della cosiddetta "Lista Ubs", anche quella partita dalla Svizzera, i 576 della "Lista Pessina", ritrovata a Chiasso nell’automobile dell’avvocato Fabrizio Pessina, fino ai circa 700 nominativi di persone fisiche e società che avevano residenza presso il Consolato della Repubblica di San Marino a Rimini.

A caccia di grandi evasori c’è anche l’Agenzia delle Entrate,che sta spulciando l’elenco di tutti gli italiani residenti a San Marino, e i quasi 5mila questionari cui hanno risposto i contribuenti "a rischio" selezionati dall’Agenzia, a cominciare da quelle acquisite per rogatoria o sequestrate dalle autorità italiane, sulle altre "liste", spiegano all’Agenzia delle Entrate, bisogna muoversi con i piedi di piombo. Impossibile acquistare quelle rubate, ad esempio, ameno di non incorrere in un reato. L’unica entità in grado di muoversi con disinvoltura in questo contesto è il servizio segreto, ma resterebbe il problema di come utilizzare le informazioni acquisite in modo non del tutto trasparente. Quei dati non potranno mai essere fatti valere in sede legale, anche se le informazioni resterebbero validissime. Non possono essere usate come prova in un processo, ma possono comunque attivare tutte le altre verifiche degli ispettori del fisco. Possono essere trasmesse come segnalazioni alle procure, ma anche determinare l’avvio di ispezioni mirate da parte dell’Agenzia delle Entrate sui contribuenti sospetti. «Che se sono evasori — spiegano all’Agenzia— verrebbero comunque stanati».

FONTE: Mario Sensini (corriere.it)


domenica 18 aprile 2010

Tariffe, stangata per le famiglie In 5 anni +15%, nel 2009 +3,9%

Unioncamere: «+20%. Rifiuti +30%». Boom delle assicurazioni: +131% in 13 anni

Stangata per le famiglie italiane a causa delle tariffe cresciute nel 2009 del 3,9% rispetto all’anno prima e del 15% negli ultimi 5 anni. Queste le valutazioni che emergono dall’Osservatorio «Prezzi e Mercati» di Indis, Istituto dell’Unioncamere specializzato nella distribuzione. A crescere di più nell’ultimo quinquennio i prezzi amministrati localmente, che in media segnano un aumento cumulato di oltre il 20%. Tra questi si segnalano i rincari del 30% per i rifiuti solidi urbani e dell’acqua potabile. L'INFLAZIONE - Spinta dalla ripartenza dell’economia e dall’aumento dei prezzi di petrolio e materie prime - nota Unioncamere - l’inflazione ricomincia a salire ma resta sotto controllo, mentre le tariffe pubbliche schizzano. «Mentre la crescita dell’inflazione e l’aumento delle materie prime possono essere salutati come un segnale del fatto che l’economia nazionale e internazionale sta ripartendo», ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, «l’incremento delle tariffe in questo momento ancora delicato viene ad incidere negativamente sui bilanci delle famiglie e, quindi, potrebbe anche rallentare la ripresa dei consumi interni. È un elemento che va tenuto sotto osservazione». L’analisi realizzata dall’Osservatorio dei prezzi e dei mercati sulla base dell’indice Ipca, evidenzia che nell’ultimo quinquennio le tariffe pubbliche sono cresciute del 15%, cinque punti percentuali in eccesso rispetto al tasso ufficiale di inflazione. Tra queste le tariffe postali sono rincarate di circa il 13%, le tariffe autostradali di circa il 15%, quelle ferroviarie del 26%, i trasporti marittimi di oltre il 38%. È evidente, per Unioncamere, che questi aumenti contribuiscono a erodere il potere d’acquisto delle famiglie e ad accrescere i costi che gravano sui bilanci delle imprese, in particolare piccole e medie: «Una maggiore moderazione in questo senso - rileva Unioncamere - sarebbe auspicabile, soprattutto in un fase come quella attuale in cui gli equilibri economico-finanziari degli uni e degli altri sono già messi a dura prova dalla debolezza del mercato del lavoro e dall’aumento delle materie prime».


BOOM ASSICURAZIONI -Accanto alle tariffe locali, c'è il vero e proprio boom delle assicurazioni. Dal 1996 al 2009 i prezzi in Italia sono aumentati del 131,3%, contro il +35,3% della zona euro. A certificare la galoppata di rc auto e altri prodotti assicurativi è il Quaderno dei prezzi del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell'Economia relativo a dicembre 2009. Secondo il voluminoso studio, che propone anche un confronto tra i cinque maggiori Paesi europei, l'Italia conquista il primo posto dei rincari: al secondo posto c'è il Regno Unito (+78,6%) e al terzo la Spagna (+67,4%). Seguono la Germania (+30,1%) e la Francia (+16,5%). Consistente anche l'aumento dei servizi finanziari (+89,9% contro +43% della zona euro). In generale, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo dal 1996 mostra un forte aumento per la Spagna (+42%) e per l'Italia (+33%), entrambe sopra la media di Eurolandia (+27,8%). Sotto la soglia si trovano invece Francia (+23,4%), Regno Unito (+23,1%) e Germania (+21%).

FONTE: corriere.it

sabato 17 aprile 2010

Premiati i numeri uno negli hotel


Nell'ambito di TrE si è svolta la prima edizione del premio TrE number one Award 2010 «che – spiega l'ideatrice Laura Villani – intende valorizzare interventi di progettazione turistica derivanti da una committenza consapevole e culturalmente fondata, e che hanno dato vita a realizzazione per il settore turistico particolarmente significative». L'iniziativa, abbinando ciascun architetto invitato a un progetto o a una realizzazione architettonica, ha voluto premiare le loro realizzazioni nel real estate turistico da molte angolazioni, in una ridefinizione del modo di concepire l'ospitalità. Tra i cento progetti che hanno fatto parte della selezione di quanto di più interessante è stato prodotto nel settore dai principali protagonisti dell'architettura in ambito internazionale, sono stati selezionati cinque progetti con queste motivazioni elaborate della giuria: Mario Bellini, che con il T Hotel di Verona rappresenta l'efficienza e il rigore del desing di un hotel destinato a soggiorni di lavoro; Frank Gehry, che con l'Hotel Marques de Riscal a Elciego, in Spagna, realizza un nuovo Guggenheim museo di Bilbao che rappresenta l'oggetto architettonico scultoreo che accoglie l'ospite in un mondo sorprendente dove l'architettura diventa emblema del nostro periodo storico; Alessandro Mendini, che con il suo Byblos Art Hotel Villa Amistà a Corrubio di Negarine (Verona) crea un mondo quasi fiabesco fatto di arte, design e colore, un ambiente coloratissimo quasi una wonderland in cui entrare per avventure sensoriali inaspettate e un approccio gioioso alla progettazione e allo stile di vita proposto; Karim Rashid nel suo Semiramis Hotel di Atene che trasferisce il suo mondo di global love, che porta in un luogo dove architettura e design vivono in simbiosi una progettualità che fa penetrare in uno spazio rivolto alla visione di un futuro dove l'hotel è luogo di funzionalità ma soprattutto di soddisfazione del nostro desiderio di essere sedotti da nuove esperienze; Matteo Thun con l'Edel Weiss Residence, Katschberg (Austria), che fa rivivere in chiave moderno il periodo di "fine secolo" e il particolare stile di vita che lo caratterizzano. Il premio alla carriera è andato a Tom Wright con il suo Burj Al-Arab di Dubai, un progetto icona, un esempio emblematico di come un albergo possa creare l'identità di un luogo.

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 15 aprile 2010

Al via gli incentivi: sconti su moto, elettrodomestici e internet veloce


Stanziato un fondo totale di 300 milioni. Marcegaglia chiede allargamento al settore del mobile
Incentivi al via. Da oggi sarà possibile acquistare con lo sconto ciclomotori, cucine, elettrodomestici, abbonamenti a internet veloce, motori marini e una serie di prodotti industriali come rimorchi, gru per l’edilizia, inverter e motori elettrici industriali, tutti a basso impatto ambientale. Ma per gli interessati sarà una lotta contro il tempo: gli incentivi andranno infatti avanti fino all’esaurimento del fondo da 300 milioni varato con il decreto del governo, e comunque non oltre il 31 dicembre. Il governo calcola già che gli acquisti saranno circa un milione e 150 mila. Un numero che, ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, «contribuirà a rilanciare i consumi e a rafforzare la crescita economica in questa fase di ripresa ancora lenta e intermittente». L’ottimismo del governo non è però del tutto condiviso dagli industriali che anzi chiedono un allargamento dei settori interessati: «In un Paese che per problemi di debito pubblico non ha avuto di fatto un pacchetto di stimolo, i mezzi a disposizione sono pochi - ha denunciato la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia - e soprattutto sono rimasti fuori alcuni settori fondamentali della nostra economia come il mobile-arredo».
Inaugurando il Salone del mobile di Milano, la presidente ha chiesto quindi che ci sia «un ripensamento» e «un’attenzione maggiore proprio nei confronti di questo settore». Appello colto al balzo dal Codacons che incita provocatoriamente il governo ad «aggiungere uno zero», portando lo stanziamento da 300 milioni a 3 miliardi di euro. A rassicurare la Marcegaglia è intervenuta intanto Daniela Santanchè, sottosegretario per l’Attuazione del programma, ricordando che «è già stato organizzato per il 22 aprile un tavolo per studiare le misure più adatte ai problemi del comparto».

Ecco, in sintesi, gli incentivi a disposizione:

- MOTOCICLI: 12 milioni per il 10% del costo (20% per elettrici e ibridi), fino a 750 euro (1.500 per elettrici e ibridi).
- CUCINE COMPONIBILI: 60 milioni per il 10% del costo e fino a 1.000 euro.
- ELETTRODOMESTICI: 50 milioni per il 20% del costo fino a 130 euro per le lavastoviglie, fino a 80 euro per forni elettrici e piani cottura, fino a 100 euro per cucine a gas, fino a 500 euro per cappe climatizzate, fino a 400 euro per pompe di calore per acqua calda.
- BANDA LARGA: 20 milioni di euro per 50 euro per nuove attivazioni ai giovani tra i 18 e i 30 anni. - RIMORCHI: 8 milioni di euro.
- MACCHINE AGRICOLE E MOVIMENTO TERRA: 20 milioni di euro per 10% costo di listino. - NAUTICA: 20 milioni di euro. Per motori fuoribordo 20% del costo fino a 1.000 euro e per gli stampi per scafi da diporto 50% del prezzo di acquisto fino a 200mila euro per azienda.
- GRU A TORRE PER L’EDILIZIA: 40 milioni di euro per il 20% del costo fino a 30mila euro.
- EFFICIENZA ENERGETICA INDUSTRIALE: 10 milioni di euro.
- IMMOBILI AD ALTA EFFICIENZA ENERGETICA: 60 milioni di euro.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 14 aprile 2010

Le richieste di mutui per le nuove case crescono del 18%


Dopo una fase di stallo, il mercato immobiliare italiano è in ripresa e il settore delle nuove costruzioni è sicuramente uno degli elementi trainanti di questo processo. Secondo un'analisi condotta da Gruppo Immobiliare.it attraverso i dati raccolti dal suo sito NuoveCostruzioni.it, nel solo 2009 le richieste per gli appartamenti di nuova costruzione è salita del 18%, complici una maggiore facilità ad ottenere il mutuo per questa categoria di immobili, una disponibilità da parte dei costruttori a concedere prezzi più vantaggiosi e, in sintesi, una maggiore efficienza energetica dell'immobile nuovo rispetto ad uno usato. Gli italiani scelgono sempre più di acquistare la loro prima casa in uno stabile appena costruito o addirittura su progetti ancora su carta. Le ragioni sono diverse, ma per lo più riconducibili a un vantaggio nel rapporto qualità/prezzo. Altra ragione fondamentale è che, per l'acquirente di un immobile di nuova costruzione, l'accessibilità ad un mutuo di valore importante si semplifica; se su un immobile usato gli istituti di credito sono disposti a finanziare mediamente fino ad un massimo del 53% del valore, negli immobili di nuova costruzione si arriva al 61%. Chi compra un immobile nuovo, lo fa soprattutto per l'acquisto della prima casa (44%) o in sostituzione di essa (33%). E ben il 18% degli acquisti di questo settore viene fatto per investimento. Nella maggioranza dei casi gli acquirenti che richiedono il mutuo per una casa di nuova costruzione desiderano un finanziamento che copra fino al 40% del valore della casa (35% dei casi). Ma è sorprendente vedere come il 25% degli acquirenti di immobili nuovi dichiara di non aver bisogno del mutuo. Dal panel condotto su centinaia di agenzie operanti in tutta Italia tramite NuoveCostruzioni.it, è emerso che i costruttori sono oggi più aperti a contrattare sul prezzo dell'immobile e si stima che, in media, al compromesso si arrivi ad ottenere una diminuzione della richiesta iniziale del 10-15 per cento. Dallo studio effettuato da Gruppo Immobiliare.it risulta che, guardando al dettaglio delle città, Torino primeggia su tutte, mostrando un aumento del 21% nella ricerca di immobili nuovi. A seguire Milano e Verona, che registrano un + 19% e di poco distaccata Padova, dove il dato è cresciuto del 17% . Napoli è la città dove l'interesse è cresciuto di meno e che ha registrato solo un aumento dell'5% della domanda di case nuove. Se si guardano poi i dati riferiti alla grandezza dell'immobile si vede che, quando acquistano un immobile di nuova costruzione, gli italiani scelgono nel 38% dei casi i due vani. Da questo elemento è evidente un altro punto di forza delle nuove costruzioni, l'ottimizzazione degli spazi. La disposizione degli spazi pensata in modo efficiente permette di sfruttare più spazio anche su una superficie piccola.

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 12 aprile 2010

L'oro tocca il nuovo massimo degli ultimi quattro mesi


Oro in rialzo sulla piazza londinese, dove ha aggiornato il nuovo massimo degli ultimi 4 mesi a 1.168,70 dollari. Lo sostengono una robusta domanda per il metallo come strumento di investimento e il rialzo dell'euro sul dollaro dopo il varo del piano di aiuti alla Grecia. Il contratto spot a metà mattinata segnava un progresso dello 0,15% a 1.165,52$. Sostenuti anche gli altri preziosi, con il palladio che gira sui i massimi dall'agosto 2008 (1.735), il palladio dagli ultimi due anni (519,75) e l'argento si arrampica sui livelli di metà gennaio (18,58).

FONTE: ilsole24ore.it

sabato 10 aprile 2010

Nucleare/ Torna in Italia, grande intesa Berlusconi-Sarkozy


Entra Ansaldo nel progetto. Opposizione: dicano dove le centrali

Nucleare in primo piano con gli accordi industriali ma anche cooperazione universitaria e scientifica e tanta, tanta intesa fra Italia e Francia. Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy a Parigi hanno ribadito l'amicizia reciproca - nonchè quella fra le due capitali - siglando i previsti accordi che varano la nuova stagione del nucleare in Italia con la collaborazione della Francia, la nazione che più ha puntato sull'atomico civile. Si mira a quattro nuove centrali con tecnologia francese Epr-Areva, e fra gli accordi spicca il ruolo della Ansaldo energia che lavorerà con Enel ed Edf, già soci in una joint venture paritetica, per partecipare alla realizzazione degli impianti. Un ritorno, quello al nucleare, che il premier Silvio Berlusconi ha definito "doveroso" per far pagare meno la bolletta agli italiani e ridare competitività al sistema, e apprezzato dal presidente Nicolas Sarkozy che lo ha chiamato "storico". Critica invece l'opposizione. "Adesso Berlusconi dica agli italiani dove farà le centrali nucleari italiane. Per costruirle userà l'esercito? Visto che tutti i presidenti delle regioni, compresi quelli di centro destra si sono detti indisponibili per il nucleare del governo" dice il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, secondo il quale "il governo continua ad imbrogliare i cittadini". Incalza Davide Zoggia, della segreteria del Partito Democratico: "Berlusconi dovrebbe preoccuparsi di far cambiare idea ai neoeletti presidenti delle Regioni Formigoni, Zaia, Polverini, Scopelliti, che durante la campagna elettorale hanno esplicitamente detto no all`atomo in quei territori se fossero stati eletti".

FONTE: ilriformista.it

venerdì 9 aprile 2010

Il vino brinda con 1,2 milioni di addetti


VERONA - Il vino italiano non fa scuola solo per il giro d'affari che è in grado di muovere. Ma anche per il positivo impatto sull'occupazione legata alle tante attività connesse che ruotano intorno al bicchiere. Di pari passo con la crescita del fatturato e delle esportazioni, infatti, è aumentato anche il peso occupazionale rivestito del settore vitivinicolo. Il settore ormai rappresenta la prima voce dell'export alimentare italiano, ma è sempre più rilevante il peso che ha assunto grazie al ruolo multifunzionale. Il business infatti dalla cantina si è esteso ad altri ambiti, dalla commercializzazione agli agriturismi. E all'ampliamento dei confini ha corrisposto una crescita delle opportunità di lavoro offerte.

L'universo occupazionale è stato al centro ieri del convegno organizzato da Coldiretti e dall'Associazione delle Città del vino sui "Mestieri del vino". A parlare sono stati innanzitutto i dati. Il settore dà oggi lavoro a circa 1,2 milioni di addetti con una crescita del 50% negli ultimi dieci anni. Un incremento che dipinge il successo forse meglio degli stessi dati congiunturali. Ma non solo. Dell'1,2 milioni di lavoratori del vino, 200mila sono stagionali e, soprattutto, 20mila sono immigrati. «Nel solo distretto di Montalcino - spiegano alla Coldiretti - lavorano nel vino persone di 44 nazionalità diverse». Aspetti questi ultimi che mostrano anche l'importante contributo dato dal comparto all'integrazione.

Ai dati sugli addetti del settore vitivinicolo vanno aggiunti quelli sulle 250mila aziende e sulle 35mila che effettuano anche l'imbottigliamento del prodotto. Importanti sono le ricadute sulla formazione. Sull'onda infatti del successo degli ultimi anni si contano ormai in Italia 20 corsi di laurea in viticoltura ed enologia. Ai quali si aggiungono 449 corsi post laurea dedicati al settore. Senza contare i circa 5mila corsi l'anno organizzati in media dall'Associazione italiana sommelier (Ais) e che hanno prodotto una platea di ben 32mila sommelier.

All'occupazione diretta nel settore va aggiunta quella del sempre più importante indotto. Solo l'enoturismo nel 2009 ha sviluppato un giro d'affari stimato in 1,8 miliardi di euro e ha messo in moto fra le cantine di 500 città del vino e i percorsi delle 150 strade del vino circa 6 milioni di turisti. «Il rapporto fra vino e territorio si sta sviluppando - ha detto il presidente dell'Associazione Città del vino, Giampaolo Pioli - e di conseguenza si ampliano le opportunità di impiego». «Io non mi farei abbagliare dai numeri - ha aggiunto però il docente di Enologia dell'Università di Milano, Attilio Scienza -. Credo che occorra razionalizzare risorse e professionalità in pochi centri davvero d'eccellenza in grado di competere con quelli di Montpellier e Bordeaux. Venti università sono troppe e si rischia solo di disperdere risorse».

E a parlare di formazione è stato anche il ministro alla Salute, Ferruccio Fazio che ha sottolineato come sia sua intenzione promuovere a breve «nelle scuole italiane corsi di formazione per educare i giovani a un corretto consumo di vino». Infine, nella serata di ieri, è giunta una notizia molto attesa dal settore vitivinicolo italiano: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (che oggi sarà in visita proprio al Vinitaly di Verona: ieri è stato accolto nella città scaligera dal neogovernatore Luca Zaia e dal sindaco Flavio Tosi) ha firmato il decreto di riforma delle norme quadro sui vini Doc e Docg.

«Il Dlgs per la tutela delle Denominazioni di origine dei vini, attesa da 18 anni - ha commentato Zaia - consoliderà lo sviluppo del settore vitivinicolo italiano, una delle colonne portanti dell'agroalimentare e presidio di tutela della tradizione e dell'identità dei nostri territori». La nuova legge ridisegna le competenze dei consorzi di tutela, definisce il passaggio dei controlli sui vini a denominazione dagli stessi consorzi ad organismi terzi di certificazione e introduce importanti elementi di semplificazione burocratica dando così avvio alla riforma della legge 164 del '92.

FONTE: ilsole24ore.it

giovedì 8 aprile 2010

Bialetti chiude la storica fabbrica della Moka


Bialetti Industrie chiude lo stabilimento produttivo di Omegna, nei luoghi dove Alfonso Bialetti fondò il gruppo omonimo, per spostarsi nell'Est Europa. Il nuovo modello di business integrato, Italia-estero, scelto dal gruppo, spiega un comunicato, consente però «di mantenere nel territorio del Verbano-Cusio-Ossola alcune parti ad alto valore aggiunto del processo produttivo attraverso fornitori strategici che già da tempo collaborano con la società». La fase di Ricerca e Sviluppo, lo studio del design e la definizione degli standard di qualità resteranno in capo a Bialetti e saranno centralizzati presso lo stabilimento di Coccaglio a Brescia. Bialetti ha avviato una procedura di mobilità per chiusura del sito, che coinvolgerà i circa 120 lavoratori tra impiegati ed operai. L'azienda si è detta disponibile ad aprire un tavolo con i sindacati per identificare il miglior percorso e le migliori soluzioni in termini di ammortizzatori sociali e piani di formazione, riqualificazione e ricollocamento.

«Il perdurare della crisi congiunturale del mercato di riferimento e la crescita dei produttori dei Paesi low-cost, che hanno comportato un sensibile calo dei volumi del business delle caffettiere (-26% nell'ultimo biennio), hanno reso il modello produttivo utilizzato da Bialetti in passato per le caffettiere non più competitivo, né sostenibile, a causa dell'alta incidenza dei costi fissi e indiretti» spiega l'azienda in una nota.

A fronte dei nuovi imprevisti e negativi sviluppi le organizzazione sindacali - respingendo i piani aziendali - hanno chiesto l'intervento della Provincia, della Regione e dei parlamentari del Vco. Anche la Provincia del Verbano-Cusio-Ossola ha annunciato che chiederà l'intervento del neo presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota. Per il presidente della Provincia, Massimo Nobili, «la posizione ferma e condivisa a tutti i livello provinciali è che non ci può essere negoziazione sulla chiusura della fabbrica».

FONTE: ilsole24ore.it

mercoledì 7 aprile 2010

I francesi vogliono Transgreen, la super-rete elettrica del Mediterraneo


L'annuncio ufficiale è fissato per il 25 maggio al Cairo, in occasione del summit dei paesi del Mediterraneo. La Francia vuole fare decollare il consorzio Transgreen, con l'obiettivo di realizzare linee di trasmissione elettrica tra i paesi del Nordafrica e l'Europa. Transgreen non farà concorrenza a Desertec, il grande progetto che prevede la produzione di energie solare ed eolica nei paesi della riva sud del Mediterraneo, ma ne è anzi il naturale complemento. Si precisa infatti il modello di business: c'è la produzione con fonti rinnovabili (Desertec), c'è la trasmissione (Transgreen), c'è il mercato di destinazione, l'Europa. La posta in gioco è molto alta, e non a caso i principali gruppi europei dell'elettricità che già fanno parte di Desertec sono anche interessati a Transgreen. Si tratta di creare una "supergrid" euromediterranea, di rendere disponibili grandi volumi di energia generata in località remote favorendo la riduzione dei prezzi al consumo e la spinta all'innovazione tecnologica. Nelle pagine di Mondo & Mercati, sul Sole 24 Ore in edicola martedì, tutti gli approfondimenti sul grande progetto energetico.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 6 aprile 2010

Conti correnti senza trucchi: conosceremo il costo effettivo


Caro, vecchio conto corrente addio. Con l'entrata in vigore dellariforma voluta dalla Banca d'Italia, dal 26 maggio il look dello strumento creditizio più diffuso in Italia cambierà in modo strutturale. Più trasparenza e indicatori di costo comparabili renderanno ancor più incandescente la concorrenza tra le banche. I clienti ne dovrebbero beneficiare in termini di riduzione dei costi.
Il conto corrente (insieme al deposito a risparmio) è da sempre il primo prodotto che lega il cliente alla banca. Nel 2008 dichiaravano di possederne almeno uno 19,8 milioni di famiglie italiane (l'83% del totale). Ma da sempre i clienti contestavano alle banche gli alti costi.
Quanto costa in media il conto corrente? Secondo l'ultima indagine di Banca d'Italia sulle spese effettive pagate nel 2008, condotta nei primi mesi del 2009 in oltre 500 sportelli bancari e su un campione circa 6mila clienti rappresentativi dell'offerta, ha fissato il costo medio di un conto corrente a 114 euro l'anno, al netto dell'imposta di bollo. La quota fissa (canone) è di 84 euro, quella variabile si distribuisce tra spese di scrittura e commissioni. Cifre in calo rispetto al passato: secondo Bankitalia i conti aperti negli ultimi anni presentano costi "significativamente più bassi" (sotto i 90 euro) rispetto ai conti già attivi prima del 2000 (oltre i 125 euro). La tendenza sarebbe dovuta alla maggior concorrenza seguita all'ondata di fusioni bancarie, alla diffusione di conti "a pacchetto" e online. Ma ci sono nuovi spazi di miglioramento: per via Nazionale «una scelta più attenta potrebbe comportare un risparmio annuale che, in base ad alcune simulazioni, potrebbe superare i 50 euro».

A rendere più attente le scelte arriverà, dal 26 maggio, la riforma decisa proprio da Bankitalia. Tre mesi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore il provvedimento che stabilisce i profili tipo di utilizzo del conto corrente che servono al calcolo dell'indicatore sintetico di costo (Isc). Dalla stessa data, le banche saranno obbligate a indicare l'Isc del conto corrente nella documentazione di trasparenza (cioè sul foglio informativo disponibile in ogni filiale). Si tratta del passaggio che completa l'adozione delle nuove istruzioni di vigilanza emanate il 29 luglio 2009 da Palazzo Koch. L'Italia diverrà così il primo paese europeo a rendere ufficiali i profili tipo di utilizzo del conto corrente, a stabilire che le banche calcolino l'Isc in base a quei profili tipo e a consentire quindi che i clienti possano comparare l'Isc di ciascun prodotto offerto su un motore online di confronto indipendente e aggiornato in tempo reale, quello del Consorzio PattiChiari dell'Abi. Consorzio che per primo, il 14 ottobre 2007, ha lanciato l'Isc come strumento per rendere comparabili i costi dei conti offerti da diverse banche, oltre che le differenti offerte della stessa banca.

Attraverso l'Isc, i clienti potranno "leggere" il costo annuo, espresso in euro, in un solo numero. Oggi invece devono armarsi di calcolatrice e di pazienza e sommare per ogni proposta i costi, sia il canone che le spese di consumo variabili, collegate ai servizi utilizzati. Senza considerare poi il rischio di utilizzare servizi a consumo per un numero di volte superiore a quello preventivato, oppure di impiegarne alcuni non previsti dalla tipologia di conto prescelto. Tutti casi nei quali i costi reali aumentano rispetto a quelli previsti.

Per evitare questi scostamenti, Banca d'Italia ha stabilito alcuni profili "ufficiali" di utilizzo dei conti, distinguendoli per caratteristiche dei clienti e tipo di operatività (bassa, media, alta) in numero di operazioni per anno. È stata rivista e aggiornata la metodologia già utilizzata da PattiChiari. Dal 26 maggio le banche dovranno "misurare" tutti i conti rispetto ai profili di Bankitalia, in modo da evidenziare per ciascuno il costo annuo. I clienti potranno comparare l'offerta sia sul sito internet di PattiChiari che allo sportello: l'identica metodologia di calcolo (obbligatoria) avrà il vantaggio di rendere uguali i risultati finali espressi come Isc.
La concorrenza riceverà così una nuova spinta. D'altronde i clienti bancari sono sempre più "in libera uscita": l'ultima indagine sui consumatori realizzata dalla Commissione Ue sul 2009 fissa al 13,1% la quota di italiani che hanno cambiato banca (la media Ue-15 è dell'11,5%). Il dato, che solo l'anno prima era del 9,5%, pone la Penisola al terzo posto in Europa dopo Grecia e Spagna e prima di Germania, Olanda, Francia e Regno Unito. Chi l'ha detto che gli italiani sono abitudinari?

FONTE: Nicola Borzi (ilsole24ore.it)