domenica 27 giugno 2010

Apriamo un chiringuito?


Il Riformista racconta le attività imprenditoriali collaterali dei giocatori della nazionale

Sul Riformista, Gianmaria Pica allude piuttosto facilmente al fatto che i calciatori italiani ai Mondiali del Sudafrica avessero “altro per la testa”; ma le demagogiche gogne - meritate, ma demagogiche – elevate in questi giorni hanno fatto di peggio. Lasciamo stare le considerazioni accessorie, comunque, e vediamo – grazie all’articolo del Riformista – quali sono i “secondi lavori” dei giocatori (e dell’ex allenatore) della Nazionale e le loro attività finanziarie e imprenditoriali.

Marcello Lippi “siede ai vertici di diverse società. È amministratore e socio al 50 per cento della “Healt And Sport International Center Srl”, un’azienda che si occupa della gestione di corsi sportivi e ricreativi. Tra le sue passioni, si sa, non c’è solo il calcio. Lippi, infatti è socio accomandante della “Capraia Diving Service Sas”: una società che ha nel suo core business le immersioni”.
“È anche socio accomandatario della “Dast”, impresa che si occupa di acquistare, vendere e gestire i beni immobili «di ogni tipo e genere». Ma anche una quota del 10 per cento della società “Mammamia Srl”, che gestisce lo stabilimento balneare Twiga Beach (con annesso bar, ristorante e discoteca) presso la marina di Pietrasanta; e il 20 per cento della “Sviluppo Energia Pulita Srl” che si occupa della progettazione, rea- lizzazione e gestione di impianti per la produzione di energia utilizzando prevalentemente le fonti rinnovabili”.

Gianluigi Buffon “è amministratore delegato dell’immobiliare “Buffon & Co. Srl”, è consigliere e socio del- l’Hotel Stella della Versilia, ha una quota della “Suolo & Ambiente Srl” (acquisto e vendita di siti e terreni, riempimento cave e terreni), ma soprattutto ha investito nella quotata Zucchi”.

Fabio Cannavaro “è amministratore delle società immobiliari “C.M.A. Immobiliare Srl” e “Margot Srl”. È proprietario della “C.M.A. Holding e Servizi Srl” che si occupa di gestire e finanziare partecipazioni finanziarie. Cannavaro partecipa al capitale delle Farmacie Maddaloni di Napoli” ed è il “socio della “Vulcano Srl”, società che si occupa della somministrazione al pubblico di alimenti e bevande”.

Giorgio Chiellini “detiene il 95 per cento della “Twin Group Srl”, società che si occupa dell’organizzazione di eventi, lo sviluppo di programmi e la gestione di attività di relazioni pubbliche”.

Gianluca Zambrotta “è presidente e amministratore delegato della “Gi.Za. Srl” (compravendita di beni immobili effettuata su beni propri). È presidente onorario del Como Calcio”.

Claudio Marchisio “è socio di tre società”. Una si occupa “della «compravendita, la costruzione, la ristrutturazione e la manutenzione di fabbricati a uso abitazione, commerciale, agricolo e industriale, nonché la compravendita di terreni agricoli ed edificabili». La seconda gestisce alberghi, motel, campeggi, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, villaggi turistici e colonie marine e montane. La terza, invece, si occupa della «gestione dei diritti di sfruttamento dell’immagine del signor Claudio Marchisio»”.

Angelo Palombo possiede “la società di servizi di promozione pubblicitaria “Palo 17 Srl” e l’immobiliare “P & P Srl””.

Gennaro Gattuso è “presidente e consigliere della onlus “Fondazione Rino Gattuso Forza Ragazzi” e siede tra gli amministratori della “A.I.C. Service”, la cui attività è attinente l’utilizzazione del diritto di immagine dei calciatori professionisti tesserati Figc. È socio dell’immobiliare “Gabriella G.R. Srl”. Ha il 50 per cento della “Gattuso e Bianchi Srl”: commercio al dettaglio e all’ingrosso di pesci, crostacei e molluschi, freschi, surgelati, congelati e conservati; e circa il 30 per cento della “Gattuso Srl” che costruisce e gestisce impianti di acquicoltura in acque marine, dolci e salmastre”.

Andrea Pirlo “ha circa il 51 per cento dell’immobiliare “A.P. Sport Service”” ed è “proprietario al 99 per cento della società agricola “Pratum Coller Srl” che si occupa della coltivazione di uva”.

Daniele De Rossi “è proprietario di due società immobiliari la “Gaia Immobiliare 2005 Srl” e la “Aleutine 106 Srl”. Ma è anche amministratore unico della “Da.Ga.T. Srl”, la cui attività, però, non risulta essere stata dichiarata all’ufficio del Registro delle imprese”.

Vincenzo Iaquinta “è socio di due società: “Costruzioni Iaquinta Srl” e la real estate “Champions Re Spa””.

Antonio Di Natale “possiede il 10 per cento della “Equipe Desirè Srl” che si occupa del commercio all’ingrosso di vestiti e accessori”.

giovedì 24 giugno 2010

Fisco, 22 miliardi di redditi non dichiarati scoperti nei primi 5 mesi 2010


Oltre 22 miliardi di euro di redditi non dichiarati al fisco sono stati scoperti nei primi 5 mesi del 2010 dalla Guardia di Finanza a cui devono aggiungersi omessi versamenti di Iva per 3,1 miliardi di euro. Inoltre sono 3.790 gli evasori totali che sono stati individuati per non aver mai presentato le dichiarazioni occultando redditi per 7,9 miliardi di euro. Lo ha reso noto la Gdf tracciando il primo bilancio sull'attività 2010.

Sono inoltre stati individuati filoni di evasione fiscale internazionale per 4,3 miliardi di euro, posti in essere mediante trasferimenti fittizi della residenza di persone fisiche e società o attraverso esportazioni di capitali nei paradisi fiscali.

Le Fiamme gialle hanno inoltre identificato 12.927 lavoratori irregolari, di cui 8.937 completamente in nero, impiegati da 3.477 datori di lavoro; e hanno accertato un'evasione all'Iva per 1,4 miliardi d'imposta derivante da frodi «carosello», realizzate mediante l'interposizione di imprese «cartiere» (costituite cioè al solo scopo di far girare fatture false) che acquistano merci da altri Paesi comunitari e da San Marino in sospensione d'Iva, le rivendono ai reali destinatari applicando l'imposta, ma poi omettono di versare le somme all'erario, svanendo nel nulla dopo poco tempo. Oggi la Fondazione del Corpo compie 236 anni.

430 persone denunciate per abusivismo bancario e finanziario e 262 per usura. In uno scenario di instabilità dei mercati internazionali come quello attuale, la Guardia di Finanza ha dedicato particolare attenzione alla repressione degli illeciti economico-finanziari che possono mettere a rischio la solidità e la trasparenza dei movimenti di denaro nel circuito legale. L'occasione per tracciare un bilancio dei primi mesi di attività nel 2010 è offerta dal 2360 Anniversario di fondazione. Nella lotta alla criminalità organizzata sono stati sequestrati alle mafie beni per 1,2 miliardi; denunciati 382 persone per riciclaggio di denaro, complessivamente pari a 328 milioni.

FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 17 giugno 2010

In Afghanistan offensiva dello zafferano contro l'oppio


Qualcuno l'ha già chiamata «l'offensiva dello zafferano»' l'iniziativa del contingente italiano in Afghanistan che all'inizio di luglio vedrà i militari del Provincial Reconstructon Team (Prt) distribuire agli agricoltori di sette distretti della provincia di Herat 60 tonnellate di bulbi di zafferano, proposti come alternativa alla coltivazione dell'oppio. Il progetto, costato 330 mila euro stanziati dal ministero della Difesa, e tende a fornire ottime prospettive di guadagno agli agricoltori afghani. «Un ettaro coltivato a grano frutta 1.200 dollari, uno a oppio 4.500 e uno a zafferano fino a 12.000» spiega il colonnello Emmanuele Aresu, comandante del Prt di Herat. «Per vedere i primi risultati i contadini devono però aspettare tre anni e dunque stiamo lavorando anche per dare loro un sostegno in questo periodo».

Le truppe italiane hanno sempre evitato di distruggere i campi di oppio puntando invece sullo zafferano per indurre i contadini a convertire lo colture. A questo scopo nel 2009 vennero donate ai contadini 20 tonnellate di bulbi e fertilizzanti, l'anno prima 18 tonnellate di bulbi e 5 di fertilizzanti contribuendo alla riduzione delle piantagioni di oppio nella provincia di Herat scese, secondo le stime dei militari del Prt, da 2.000 ettari coltivati nel 2005 a circa 566 nel 2009.

«Vi sono però delle zone - spiega Aresu - in cui le piantagioni ancora sono estese, come nella Zeerko Valley: e proprio qui distribuiremo 12 tonnellate di bulbi di zafferano'». L'iniziativa risponde alle richieste del Dipartimento provinciale dell'Agricoltura che concorda sulla diffusione dello zafferano, coltura ad alto reddito adatta al territorio afgano. Nella provincia dove opera il team italiano, composto dagli artiglieri alpini del Primo Reggimento, le donazioni hanno determinato un aumento delle aree coltivate a zafferano dai 16 ettari nel 2004 ai 310 del 2009, con una produzione di 5 chili di zafferano per ettaro. Con le 60 tonnellate di bulbi donati quest'anno sarà possibile coltivare altri 30 ettari. '»Da questi - spiega il colonnello Aresu - in cinque anni gli agricoltori potranno ricavare 22 tonnellate di nuovi bulbi'». Insieme allo zafferano verranno distribuiti anche concimi non pericolosi, cioè non utilizzabili per produrre esplosivo utilizzato negli ordigni improvvisati costruiti dagli insorti. L'approccio morbido dell'Italia alla lotta alle coltivazioni di oppio sembra avere un progressivo successo nella provincia di Herat ma in altre aree è più difficile proporre colture alternative anche a causa dell'estesa presenza dei talebani che esercitano forti pressioni sui contadini per garantirsi la principale fonte di finanziamento. Il 20 maggio scorso il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha ammesso che l'Italia si è "a lungo adagiata" sulla tesi secondo cui non sarebbe stato opportuno usare la forza per distruggere le coltivazioni. "Abbiamo cercato di farlo con i soldi, con il convincimento" ha affermato il ministro della Difesa. Nel 2009 la Nato ha autorizzato i partners impegnati militarmente in Afghanistan a distruggere le piantagioni di oppio ma solo gli anglo-americani hanno adottata misure così rigide, pur con un dibattito molto acceso specie in Gran Bretagna.

FONTE: Gianandrea Gaiani (ilsole24ore.it)

martedì 15 giugno 2010

In Italia è povero un pensionato su due


In otto milioni ricevono un assegno di meno di 1000 euro al mese, ma il 21% del totale è anche sotto i 500

Sono oltre 8 milioni i pensionati che ricevono un assegno da poveri, che consente cioè una spesa inferiore a 1.000 euro al mese. Vale a dire quasi la metà dei 16,8 milioni di pensionati totali che si contano in Italia. Secondo le statistiche dell'Istat infatti, circa 3,6 milioni di lavoratori a riposo (pari al 21,4% del totale) percepiscono una o più prestazioni pensionistiche per un importo complessivo inferiore a 500 euro al mese ed altri 4,7 milioni (il 27,7% del totale) ricevono assegni compresi tra i 500 e i 1.000 euro. Considerando che la soglia di povertà relativa al di sotto della quale l'Istat considera l'individuo povero è quella di una spesa procapite di 999,67 euro al mese (in una famiglia di due componenti), si può dedurre che, se la pensione rappresenta l'unica entrata, i pensionati poveri sono circa 8,3 milioni.

PENSIONATI GIOVANI - Quanto all'età di coloro che sono fuori dal ciclo produttivo e ricevono un assegno dallo stato, emerge che oltre il 30% (il 30,3%) ha meno di 64 anni. L'Istat precisa inoltre che a fine 2008 il 69,9% dei beneficiari dei trattamenti pensionistici risultava avere più di 64 anni, mentre il 26,6% aveva un'età compresa tra i 40 e i 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni.

«I PIU' POVERI D'EUROPA» - «I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d'Europa - ha sottolineato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, e non consentono una vita dignitosa, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». Ma il Codacons ricorda che in Italia, a parità di imponibile, l'importo di una pensione al netto delle tasse «è inferiore del 15% rispetto a Francia, Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione sulle pensioni, mentre in Gran Bretagna la pressione fiscale è minima e di circa l'1,6%». «Possiamo affermare senza dubbio che la metà dei pensionati italiani vive in condizioni di povertà- prosegue Rienzi - un dato che rappresenta una vergogna in un Paese civile come l'Italia».

FONTE: corriere.it

lunedì 14 giugno 2010

Casa, il superindice del mattone


LA DISCESA DEI PREZZI SI È FERMATA. E IL TERMOMETRO DI CORRIERECONOMIA INDICA UNA POSSIBILE RIPRESA

Se immaginiamo una trattativa immobiliare come una partita di tennis il vantaggio del servizio, e quindi la possibilità di impostare il gioco, oggi ce l’ha chi vuole comprare. Ma a Roma, Napoli o Firenze entro fine anno il match potrebbe diventare meno facile.

Il recupero
Lo dice il «superindice» del mercato immobiliare delle principali città che CorrierEconomia ha elaborato, incrociando i trend di prezzi e contratti. Le variazioni annue segnalano chi gioca il servizio: se il dato è in discesa la situazione è più favorevole all’acquirente, quando sale in maniera significativa la battuta torna al venditore. Interessante soprattutto la tendenza che sta evidenziando Roma, dove l’indice, se proseguirà l’andamento degli ultimi mesi, potrebbe salire a fine 2010 di cinque punti: non significa necessariamente che le case costeranno di più, ma che si ridurrà il margine di trattativa perché sta crescendo l’assorbimento dell’offerta. Calma piatta invece a Milano perché l’aumento delle vendite è meno sensibile rispetto alla Capitale e sta avvenendo con prezzi ancora in calo. Partendo dal 2000 (base 100) il mercato meneghino si trova oggi a 129,8 e tende a crescere solo di due decimi di punto; sono i valori che si registravano tra il 2003 e il 2004, meno marcato l’arretramento a Roma, dove il valore 178,1 di fine 2009 significa spostare il calendario indietro di circa tre anni. L’indice più basso in assoluto si registra a Torino. Il superindice è costruito elaborando la serie storica dei prezzi di Nomisma, che pesa per due terzi, mentre per l’altro terzo abbiamo considerato i dati ufficiali delle compravendite rilasciati dall’Agenzia del Territorio. Abbiamo attribuito alla dinamica delle transazioni un peso minore rispetto a quella dei prezzi perché quando si verifica un eccesso di offerta questa non si trasforma in una discesa proporzionale dei valori. Il mercato negli ultimi anni è stato bloccato proprio da potenziali venditori che hanno deciso di non accettare di cedere a prezzo ridotto i loro immobili.

Le variabili in gioco
Qualcosa però si sta muovendo: nel primo trimestre 2010 il mercato immobiliare, ha effettuato una prima prova tecnica di ripresa; le transazioni residenziali sono aumentate rispetto al medesimo periodo del 2009 del 4,2% a livello nazionale, con incrementi a due cifre nelle grandi città: Milano ha segnato +10,3%, Roma addirittura +15,6%, Firenze è esplosa sfiorando il 20%. In controtendenza solo Torino, con un calo del 2,3%. Sono risultati ottimi se si isolano dal contesto, ma l’euforia è ancora prematura perché non bisogna dimenticare che le performance sono ottenute rispetto a valori di confronto molto bassi. E anche i prezzi starebbero rallentando la loro discesa, tendendo a stabilizzarsi.

Gli ultimi dati
La più aggiornata rilevazione di cui disponiamo, i valori a inizio giugno rilevati da Ubh (Grimaldi e Professione casa) segnala su base annua valori ancora in calo: a Milano si va dal -2,4% delle zone di pregio al -6,8% della periferia mentre a Roma l’oscillazione va dal meno1,1% al meno 6,8% ma si tratta di performance negative quasi tutte dovute alla seconda parte del 2009, mentre la discesa è rallentata nei primi mesi di quest’anno. Si tratta comunque di cali che vanno sommati quelli verificatisi già a partire dal 2007; per rifarci ad altre fonti, l’ufficio studi di Gabetti indica nell’ 8,6% la diminuzione registrata nelle aree più esterne di Milano, mentre a Napoli si è registrato un -16% e a Roma un calo del 17,4%. Secondo Tecnocasa i prezzi sono scesi di oltre il 15% nella periferia bolognese mentre a Milano il calo è nell’ordine del 10%.Le città più piccole si sono difese meglio: negli ultimi tre anni il calo complessivo, considerando il prezzo medio del nuovo per tutti i capoluoghi di provincia, è stato solo dell’ 1,1% secondo un’analisi condotta da Scenari immobiliari; le città con la migliore performance è stata Caltanissetta, con +9,5%, seguita da Brindisi ed Enna (+8,3%) e da Verona (+7%). A titolo di curiosità aggiungiamo che la città dell’Arena stravince la classifica delle performance su un arco di tempo decennale con un +107%, seguita da Rimini, +89,4% e da Roma (+86%), Milano ha fatto segnare +78,7%, mentre l’incremento medio è stato del 59%. Per ottenere un altro +59% a livello nazionale bisognerà presumibilmente aspettare un decennio, ma l’impressione è che il peggio sia ormai alle spalle, anche se la situazione economica rimane preoccupante e un peggioramento delle prospettive occupazionali o altre manovre restrittive potrebbero pesare sulle vendite. Stando a un recente sondaggio realizzato da Format per il sito di annunci online subito.it un italiano su tre starebbe cercando casa ma per concretizzare questa aspirazione deve avere certezza di reddito. Sul mercato poi pesa un altro rischio: l’eccesso di offerta del nuovo nei comuni della cintura metropolitana.

FONTE: Gino Pagliuca (corriere.it)


mercoledì 9 giugno 2010

Oltre 900mila le offerte di lavoro nella banca dati europea


Istruzioni per l'uso di Eures, il portale targato Ue

Il contatore gira veloce. In questo momento ha oltrepassato 895mila posti, ma mentre voi state leggendo questo pezzo avrà superato quota 900mila. Il dato compare sull’home page della più grande banca dati europea di offerte di lavoro. E’ uno strumento pubblico e gratuito e contiene tutto, ma proprio tutto quello che bisogna sapere per trovare lavoro all’estero.

Servizi
Eures, questo è il nome della banca dati europea (www.europa.eu/eures), è molto più di un portale lavoro. Contiene, appunto, oltre 900mila offerte di lavoro, con 22mila datori di lavoro iscritti e 455mila curriculum depositati, ma contiene dati di informazione, consulenza e assunzione. In pratica, il punto di riferimento telematico per chi è alla ricerca del primo impiego o desidera cambiare il proprio lavoro. Le offerte riguardano 31 Paesi europei.

Posti
Volete sapere se cercano un cameriere professionale in Francia? O un informatico in Polonia? Volete sapere se c’è un lavoro agricolo stagionale in Spagna? O se un’autofficina viennese sta cercando un meccanico provetto? Volete sapere se ci sono profili manageriali ricercati? Bene, Eures vi aiuta a saperlo e vi dice tutto quello che dovete fare per cogliere la vostra opportunità. Non solo, ma vi dice anche se il contratto è a tempo indeterminato (la maggioranza dei casi) o a tempo determinato, la sua durata e lo stipendio che viene offerto. E’ l’uovo di Colombo per cercare lavoro all’estero, che ci fa rimpiangere la mancanza di un simile strumento per il nostro Paese (la Borsa nazionale del lavoro infatti è incompleta e funziona in parte e solo in alcune regioni).

I consulenti
Una rete fondamentale di appoggio alla banca dati è quella dei consulenti Eures, che sono dei veri e propri Virgilio che accompagnano gli utenti nel loro viaggio verso il lavoro o verso un’opportunità formativa. Sino a questo momento la rete può contare su oltre 700 consulenti, di cui gli italiani sono una sessantina. Il loro numero sta aumentando. Per entrare nella lista sin dall’home page si clicca la voce relativa e si sceglie il Paese o l’area geografica di interesse.

Servizi pubblici
Non solo, ma sotto il bottone dei consulenti, si trova la rete degli uffici pubblici di collocamento dei Paesi europei. Si tratta di oltre 5mila sportelli che offrono tutte le informazioni on line, per il disbrigo delle pratiche, le norme in vigore nei diversi Paesi, l’equivalenza dei titoli di studio, con un’aggiunta: nonostante in Italia i Centri pubblici per l’impiego facciano ancora fatica a raggiungere l’efficacia, negli altri Paesi questi uffici funzionano, meglio che nel nostro. E la rete può essere davvero lo strumento vincente.

Istruzioni per l’uso
La rete è utile se si sa che cosa si cerca, altrimenti può essere un labirinto in cui ci si può perdere. Eures serve sia ai candidati che ai datori di lavoro che vogliano avvalersi delle opportunità internazionali. “Ci sono due limiti che distinguono i candidati italiani”, afferma Aurora Scalora, responsabile Eures presso la provincia di Pavia: “da un lato, nonostante i consigli e i richiami, l’effettiva conoscenza delle lingue richieste, dall’altro la minore propensione alla mobilità dei cittadini italiani. Per fare un esempio, i cittadini dei Paesi dell’Est sono molto più mobili”. Ogni consulente Eures lavora in regime di reciprocità con uno qualunque dei 31 Paesi coinvolti e interviene su un mercato del lavoro e delle opportunità senza confini. Per esempio, Scalora sottolinea l’impegno di Eures Pavia nel campo della salute: “Abbiamo gestito forti flussi di medici e infermieri italiani verso il Regno Unito”, spiega. “Ora quel mercato è saturo, ma si aprono sempre molte altre opportunità in altri Paesi”. Eures può servire anche a una piccola provincia del Sud.
“Anche da noi i limiti sono le lingue e la scarsa mobilità”, afferma Rosalba Sorice, responsabile Eures alla provincia di Benevento. “Bisogna cambiare spirito, approccio e mentalità verso il lavoro. Noi proteggiamo troppo i nostri giovani, dovremmo favorire una maggiore intraprendenza. Un’esperienza all’estero da parte dei giovani è consigliabile. E poi su Eures si trova non solo lavoro, ma formazione e servizi. E’ uno strumento che aiuta ad affrancarsi dal clientelismo”.

FONTE: Walter Passerini (lastampa.it)

lunedì 7 giugno 2010

Manovra, arriva condono per mini-abusi Berlusconi: no all'oppressione fiscale


Il premier: possibili modifiche ma non sui saldi. Gli oncologi: a rischio cure anti-cancro. Il 1° luglio sciopero dei magistrati


Nuove proteste contro la manovra varata dal governo. Intanto rispunta il condono edilizio, ma forse solo per i mini-abusi, quelli commessi per necessità. Il premier Silvio Berlusconi intanto torna ad attaccare l'opposizione ma apre anche all'ipotesi di modificare la manovra, senza tuttavia tocare i saldi.

Berlusconi: l'opposizione dice menzogne. «Di fronte allo tsunami che sta mettendo a dura prova tutti i Paesi europei, il partito dei pessimisti, il solito partito dei pessimisti, è tornato a farsi sentire e a diffondere le solite menzogne e i soliti veleni, attribuendo al nostro governo il proposito di varare a breve termine un insieme di provvedimenti economici punitivi che, per l'ennesima volta, sono totalmente inventati», ha detto oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un messaggio audio ai Promotori della libertà di Michela Brambilla.

«Noi siamo pronti a confrontarci in Parlamento con l'opposizione - ha però poi aggiunto il premier - e se verranno proposte migliorative le considereremo, anche se per ora sono arrivati solo insulti». «Il Parlamento potrà ovviamente introdurre delle modifiche a questa manovra, ma deve essere chiaro che i saldi di bilancio che sono previsti dalla manovra, che portano ad una diminuzione della spesa pubblica di 24,9 miliardi di euro in due anni, non potranno essere modificati neppure di una virgola», ha detto ancora il premier.

Il ruolo di Promotori della libertà, ha poi spiegato Berlusconi, è «qualcosa che ti fa sentire importante», perché è «inserito in una battaglia di libertà, per la promozione della quale dobbiamo lottare tutti insieme perchè questa libertà è messa tutti i giorni in dubbio dall'oppressione fiscale, tributaria e giudiziaria».

«Una cosa importante e innovativa che stiamo studiando con il ministro Tremonti è una misura rivoluzionaria: un grande piano di liberalizzazioni che, a cominciare dal rafforzamento della libertà d'impresa prevista dalla Costituzione, possa prevedere per un arco di tempo da decidere la totale autocertificazione per le piccole e medie imprese e per l'artigianato: si apre un'impresa senza chiedere autorizzazioni, ex post arrivano i controlli e se tu avrai osservato le leggi non avrai nulla da temere», ha quindi annunciato il premier.

Torna iI condono edilizio. Lo stanno mettendo a punto alcuni senatori del Pdl in vista dell'avvio dell'esame della manovra in commissione Bilancio. Il testo che arriverà in commissione Bilancio - spiegano alcuni senatori del Pdl - è lo stesso già presentato assieme ad altri provvedimenti da Carlo Sarro, anche se va «un po' aggiustato». Questo perché «bisogna trovare una soluzione agli abusi commessi per necessità. Tipo: allargo la casa di 50 metri per avere una stanza in più per i figli. Certo non per chi fa abusi speculativi e si costruisce un palazzo di 60 piani». Secondo i senatori sarebbero anche esclusi gli abusi, sia pur piccoli, commessi in zone "protette" da vincoli ambientali o paesaggistici. Il testo è comunque «già avviato e stiamo lavorando per metterlo a punto».

Il condono per il Pd sarebbe un atto criminogeno e criminale e un'offesa insopportabile per milioni di cittadini onesti. «Come previsto, la maggioranza si accinge a inserire nella Finanziaria a un nuovo condono edilizio, il terzo dell'era Berlusconi. Bisogna fermarli, sarebbe il via libera definitivo al saccheggio del paesaggio e un regalo da miliardi di euro per chi ha costruito illegalmente. Altro che risanamento dei conti pubblici: così diventerebbe la Finanziaria delle ecomafie», hanno detto i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

Le proteste, allarme oncologi: a rischio cure anti-cancro. Dopo lo sciopero annunciato dai magistrati per il 1° luglio, oggi sono gli oncologi a lanciare l'allarme. La manovra «abbasserà la qualità di cura per i malati di cancro italiani. Non solo. Le strutture già pesantemente in sofferenza, soprattutto al Sud, correranno il rischio di chiudere e i pazienti saranno di nuovo costretti ai viaggi della speranza, fenomeno in calo negli ultimi anni». È il grido d'allarme lanciato dagli esperti dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) dall'Asco di Chicago, il più importante congresso mondiale di oncologia.

«La manovra non implica nessun taglio né nel numero, né nella tipologia, né nella qualità delle prestazioni per la cura dei tumori», ha assicurato invece il ministro della salute Ferruccio Fazio.

Magistrati in sciopero il 1° luglio, Bersani con le toghe. «Ai magistrati tagliano il 20% dello stipendio, molti di loro giustamente protestano. Protesteranno anche i medici, come tutte le categorie che sono colpite da questa manovra, e francamente l'accusa di uno sciopero politico è proprio fuori luogo», ha commentato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dopo le affermazioni di ieri del ministro Angelino Alfano, secondo il quale la protesta proclamata dalle toghe per il 1° luglio è politica.

Alfano: sto con i giovani colpiti da tagli. «Mi batterò per i giovani magistrati perché credo che a loro sia stato chiesto un sacrificio di gran lunga più elevato rispetto ai colleghi anziani». Pur ribadendo che lo sciopero indetto dai magistrati è «politico», il ministro della Giustizia ha sottolineato oggi di essere impegnato «a rappresentare le esigenze delle giovani toghe più colpite, all'interno della categoria, dal provvedimento del governo che impone i tagli alla retribuzione di giudici e di pm».

Le toghe: manovra iniqua e irragionevole. «Siamo consapevoli della crisi che colpisce il Paese e vogliamo contribuire ma questa manovra iniqua e irragionevole che fa pagare di più a chi guadagna di meno e meno a chi guadagna di più è inaccettabile», ha detto il presidente dell'Anm Luca Palamara, spiegando le ragioni della protesta a scacchiera che si svolgerà a partire delle prossime settimane. «Non è uno sciopero politico ma vuole evidenziare il malcontento che c'è nel sistema giustizia», ha poi ribadito riferendosi alla protesta proclamata per il 1° luglio.

Le proteste contro la manovra. Non solo la Cgil ha proclamato lo sciopero generale per il 25 giugno contro la manovra economica del Governo. Lo ha deciso anche la Confederazione unitaria di base (Cub), per tutta la giornata (a fronte per ora di quattro ore dell'astensione del sindacato confederale) su una piattaforma «ben più radicale».
La Cub «respinge su tutta la linea la manovra del Governo» e chiede la tassazione ai grandi patrimoni, la riduzione delle spese militari, la garanzia del posto di lavoro e del reddito, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario.

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 4 giugno 2010

Istat, le imprese italiane sono 4,5 milioni e il 95% ha meno di 10 addetti


Poco più di 4,5 milioni di imprese che occupano, complessivamente, circa 17,9 milioni di addetti. È la fotografia del sistema produttivo italiano relativo al 2008 che, secondo quanto ricava l’Istat dall’Archivio statistico delle imprese Attive (Asia) è fortemente caratterizzato dalla presenza di micro imprese: sono infatti quasi 4,3 milioni le imprese con meno di 10 addetti, ovvero il 95 per cento del totale e occupano il 46 per cento degli addetti. Il 21 per cento degli addetti (quasi 3,8 milioni) lavora nelle piccole imprese (da 10 a 49 addetti) e il 12,5 per cento (oltre 2,2 milioni) in quelle di media dimensione (da 50 a 249 addetti). Soltanto 3.735 imprese (0,08 per cento) impiegano 250 addetti e più, assorbendo, tuttavia, il 20 per cento dell’occupazione complessiva (circa 3,6 milioni di addetti).

La struttura delle imprese, in termini di attività economica, è caratterizzata da una forte concentrazione dell’occupazione nel settore manifatturiero, con oltre il 25 per cento degli addetti totali, nel Commercio all’ingrosso e al dettaglio (20 per cento dell’occupazione totale) e nelle Costruzioni (poco più dell’11 per cento). In particolare, all’interno del manifatturiero si conferma il peso rilevante della Fabbricazione di prodotti in metallo, le cui imprese occupano 792 mila addetti, delle Industrie tessili (quasi 597 mila addetti) e delle Industrie alimentari (oltre 439 mila addetti).

Le imprese industriali presentano una dimensione media maggiore rispetto a quelle del settore terziario. In particolare, si va da un massimo di 35 addetti per impresa nel settore della Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, a 9,6 nelle Attività manifatturiere, mentre per le Costruzioni e il Commercio, trasporto e alberghi la dimensione media è rispettivamente di 3,2 e 3,6 addetti per impresa.

Per gli Altri servizi si registrano valori inferiori alla media nazionale (pari a 4 addetti), ad eccezione dei Servizi di informazione e comunicazione e delle Attività finanziarie e assicurative (rispettivamente 5,6 e 7,5 addetti per impresa).

Analizzando il peso, in termini di addetti, dei diversi settori economici all’interno di singole classi dimensionali, si rileva che l’incidenza dell’Industria in senso stretto è minima nelle imprese più piccole (5,9 per cento), ma cresce all’aumentare della classe dimensionale, raggiungendo il valore più elevato nella media impresa (da 50 a 249 addetti), con quasi il 50 per cento dell’occupazione. I settori del terziario sono caratterizzati dalla presenza di micro e piccole imprese: tra le imprese che occupano fino a 10 addetti sono più numerose sia quelle del Commercio, trasporto e alberghi, sia quelle degli Altri servizi (complessivamente rappresentano oltre il 77 per cento delle micro imprese).

Il settore degli Altri servizi contraddistingue anche il segmento delle grandi imprese (250 addetti e oltre), con quasi il 37 per cento degli addetti, dove l’Industria in senso stretto rappresenta il 32 per cento dell’occupazione. Data la struttura del sistema produttivo italiano, caratterizzato come detto dalla presenza preponderante di micro imprese, un segmento di particolare interesse è quello delle imprese senza lavoratori dipendenti, il cui input di lavoro è costituito dai soli lavoratori indipendenti. Esse ammontano a circa 2 milioni e 954 mila (65,4 per cento del totale delle imprese attive).

FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 3 giugno 2010

Trento capitale dell'economia


L'informazione. Il suo stretto rapporto con le scelte, la sua influenza sullo sviluppo. Da domani e per quattro giorni si discute di questo a Trento nell'ambito della quinta edizione del Festival dell'economia. Nel 2006 il primo di questi appuntamenti impressionò per la capacità di attrarre un pubblico vasto e composito. Stupì l'attenzione che i temi dell'economia riuscivano a suscitare ed è anche per questo che nell'edizione che celebra il primo lustro si è deciso di puntare l'obiettivo sull'informazione «perchè – come ha spiegato il responsabile scientifico Tito Boeri – il mondo in cui viviamo è sempre più ricco di informazioni e sempre più povero di attenzione». Proprio l'informazione, o meglio un certo tipo di informazione, è sotto accusa per la crisi che dallo scorso anno ha messo sotto pressione il mondo intero. Una asimmetria informativa ha in qualche modo favorito il crollo legato al fenomeno dei titoli tossici. Partirà proprio con un approfondimento sulla mutazione dei prezzi in un mercato in cui vengono a mancare molte informazioni di base l'analisi che Vernon L. Smith, premio Nobel per l'economia nel 2002, farà domani, mettendo a confronto la crisi attuale con quella del 1929, per entrambe c'è un analogo punto di partenza: una grande bolla immobiliare. Ma ad aprire la lunga serie di eventi del Festival sarà l'appuntamento forse più atteso, quello con Robert D. Putnam, considerato dai giornali internazionali come «l'accademico più importante del mondo oggi». Putnam, dopo la cerimonia di apertura, nelle sale del Castello del Buonconsiglio risponderà alle domande del direttore del Sole 24 Ore Gianni Riotta sull'era di Obama e le sfide di una società multietnica. Poi si andrà ad un crescendo di appuntamenti a tutte le ore con più di 60 relatori fino ad arrivare alla giornata conclusiva, domenica 6 giugno, con l'incontro con Nouriel Roubini, il professore turco che per primo aveva previsto la crisi finanziaria e che a tutt'oggi ritiene che il problema sia tutt'altro che superato. Nel mezzo ci sarà spazio, tra l'altro, per parlare di informazione zoppa sulla struttura di controllo delle società con il presidente di Rcs Piergaetano Marchetti, del "caso Alitalia" tra informazione e realtà con Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, di trasparenza e finanza con Corrado Passera. Dopo i "processi" della precedente edizione la novità quest'anno è il format "vero/falso" che cercherà di fare chiarezza, magari sfatando anche radicati miti, su alcuni temi molto seguiti dai media nell'ultimo anno, come le pandemie influenzali piuttosto che il rapporto fra immigrazione e criminalità. Completano il quadro dell'offerta spettacoli di tutti i tipi, mostre, laboratori per bambini e ragazzi, incontri organizzati da varie associazioni, presentazioni di libri, occasioni di confronti informali nei caffè delle piazze. Come da tradizione Trento si è già colorata di arancione per l'evento esponendo ovunque lo scoiattolo simbolo del Festival. Nei quattro giorni sono attesi almeno 50mila ospiti, perchè se l'evento ha un'impostazione culturale è anche vero che ha un importante ritorno economico : a fronte di un milione di spese generali l'indotto, nella precedente edizione, ha superato i 2,5 milioni.50mila


L'EVENTO

50mila - I visitatori
Nei giorni del Festival dell'economia sono attesi almeni 50mila visitatori 2,5 milioni

2,5 milioni - L'indotto
A fronte di un costo di circa un milione di euro, il Festival dell'economia di Trento genera un indotto che nel 2009 ha superato i 2,5 milioni di euro

FONTE: Claudio Pasqualetto (ilsole24ore.it)

martedì 1 giugno 2010

Venduti oltre 2 milioni di iPad


Incontenibile iPad. Il tablet della Apple, a 57 giorni dal lancio sul mercato, ha tagliato ieri il traguardo dei 2 milioni di pezzi venduti nel mondo, andando oltre le più rosee stime degli analisti che in fase di lancio avevano azzardato, entro giugno, vendite a quota 750mila-1 milione di pezzi.

«I nostri clienti di ogni parte del mondo stanno provando il magico iPad e sembra che lo amino tanto quanto lo amiamo noi», ha dichiarato il numero uno di Apple, Steve Jobs, che ha aggiunto: «Apprezziamo la loro pazienza e stiamo lavorando duramente per produrre sufficienti iPad per tutti». Ed ecco allora che per rispondere alle richieste e prepararsi al lancio in altri nove paesi, a luglio, la casa di Cupertino avrebbe deciso - ma non è chiaro se ci sia già riuscita - di incrementare la produzione mensile di un milione di unità fino a quota due milioni e mezzo.

L'iPad - rilevano gli analisti di Rbc Capital Markets interpellati dall'Ansa, che seguono passo passo l'ultima creatura Apple - avrebbe già superato le vendite dei "vecchi" Mac (200mila iPad a settimana negli Stati Uniti contro 110mila tra iMac e MacBook), mentre sarebbe sotto di sole 46mila unità a settimana rispetto all'inossidabile iPhone.

Entro fino anno, invece, l'asticella delle vendite mondiali è fissata a otto milioni e 130mila pezzi. L'Italia sarebbe al settimo posto con 46mila unità vendute a fine giugno (211mila a fine anno), mentre la Francia guiderebbe il mercato europeo a quota 171mila (805mila nel 2010). Davanti all'Italia ci sarebbero, oltre agli Stati Uniti (che compreranno nel 2010 4 milioni e 600mila iPad), anche Gran Bretagna, Giappone, Germania e Canada.

Al momento circa un quarto del mercato dell'iPad sarebbe concentrato in Europa. Un dato limitato se confrontato con l'ultima trimestrale Apple, che ha evidenziato un forte incremento delle vendite nel Vecchio Continente, ormai vicine a quelle statunitensi. A pesare potrebbe essere il prezzo della tavoletta, fissato in un rapporto di parità uno a uno con il dollaro. Il prezzo, appunto: secondo l'indice iPad del CommSec australiano, in Europa si paga il 25% in più che negli Usa. Il modello base, lanciato negli Usa a 499 dollari, costa l'equivalente di 612 dollari nel Vecchio Continente.

FONTE: ilsole24ore.com