Tremonti: manovra immodificabile. Errani: tagli insostenibili. Salta l'emendamento Alfano sui giudici ausiliari
Strappo tra governo e Regioni sulla manovra, mentre la commissione Bilancio del Senato approva il decreto economico che andrà in Aula martedì. L'incontro invocato dai governatori con il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, durato ieri un'ora e mezza, segna infatti un ulteriore allontanamento tra le Regioni e l'esecutivo. Invariati gli 8,5 miliardi di tagli a carico delle Autonomie. I saldi non si toccano, ripete per l'ennesima volta il superministro dell'Economia Giulio Tremonti. E così, in una dura conferenza stampa, le Regioni annunciano che rappresenteranno la loro situazione al presidente della Repubblica e chiedono a palazzo Chigi un incontro formale alla prossima Conferenza Stato-regioni per restituire, anche con un emendamento alla manovra, le deleghe sui servizi fondamentali che la legge Bassanini assegna loro, ma che non hanno più risorse per coprire.
Se i governatori sono sul piede di guerra, il governo trova, però, un'intesa con Comuni e Province. Cuore dell'accordo la promessa che il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, porterà in Parlamento entro luglio i decreti sulla loro autonomia impositiva. Entro luglio partirà il decreto attuativo che in futuro trasferirà ai municipi gli introiti di alcune tasse che attualmente vengono riscosse dallo Stato.
I sindaci: non è affatto finita. «La lotta dei sindaci non è affatto finita: l'intesa è stata fatta su promesse, ma la manovra viene portata in Parlamento con una blindatura inaccettabile. E poi i tagli sulle regioni ricadranno per almeno metà sui comuni, come tutti hanno chiaro». Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie, commenta l'accordo tra governo, Anci e Upi.
«Il conflitto istituzionale che si è aperto per responsabilità del governo non è risolto - dice Filippeschi - La sudditanza imposta agli enti locali contraddice la Costituzione». Secondo il presidente di Legautonomie, «l'impegno per nuovi provvedimenti di fiscalità locale è importante, ma è contraddetto dai contenuti della manovra e dall'iter della riforma della carta delle Autonomie». I comuni, conclude Filippeschi, «così non reggeranno e gli amministratori hanno il dovere di farsi capire dai cittadini che verranno colpiti, parlando chiaro e facendo atti conseguenti di contrasto all'espropriazione delle prerogative garantite dalla Costituzione e al taglio di risorse che impedirà di fornire servizi essenziali».
Errani: informato il presidente Napolitano. Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha spiegato al Tg3 perchè ha fatto ricorso al presidente della Repubblica per lo scontro Governo-Regioni. «Ho informato il presidente Napolitano - ha detto - per correttezza istituzionale, visto che siamo costretti a un conflitto istituzionale che le Regioni non vorrebbero». «Noi non vogliamo arrivare al punto di restituire le deleghe - ha ribadito Errani - ma se la manovra economica non cambierà sarà difficile esercitarle».
«L'esito è stato molto negativo. La riduzione delle risorse è insostenibile. Le istituzioni si rispettano, non si offendono e non si insultano» ha detto Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, annunciando che si è appellato al Quirinale. «Nessun emendamento, la manovra resta invariata e immodificabile nei soldi e nei saldi» ha detto Tremonti durante la conferenza stampa con i Comuni.
Formigoni: i no del Tesoro hanno chiuso il dialogo. «Siamo ben contenti che il dialogo possa riaprirsi, le Regioni l'hanno sempre tenuto aperto. Sono stati invece i no del tesoro a chiuderlo». Il governatore Roberto Formigoni commenta così le parole del ministro Roberto Calderoli. «Il federalismo - ha poi affermato il presidente della Regione Lombardia sempre commentando le parole del ministro della Semplificazione - è materia di cui parliamo da anni, non è una novità di queste settimane, e quindi non può diventare oggetto di scambio».
Saltano i giudici ausiliari. Intanto la manovra prosegue il suo iter al Senato. Ieri la commissione Bilancio ha dato il via libera al decreto all'Aula, non senza diversi colpi di scena. In mattinata è stato ritirato l'emendamento Alfano che introduceva nel decreto una parte di riforma del processo civile, compresa la figura di un ausiliario nominato dal giudice e che poteva prendere il suo posto in alcuni procedimenti per contribuire alla deflazione del contenzioso. La norma aveva poi fatto discutere perché conteneva un comma che, come denunciato dal Pd, avrebbe potuto incidere sul processo Fininvest-Cir. Inoltre la modalità dell'introduzione di una riforma del processo civile per emendamento alla manovra aveva provocato le critiche della commissione Giustizia del Senato. La proposta di modifica è dunque stata stralciata, ma il ministro Alfano ha comunque annunciato che verranno ripresentate in un ddl.
Quote latte: l'Italia rischia infrazione Ue. Sulla Guerra del latte si riaccendono i riflettori. Sulle quote latte, e sull'emendamento Azzollini in manovra, l'Italia rischia ora una procedura d'infrazione da Bruxelles. L'avvertimento arriva dal commissario all'Agricoltura Dacian Ciolos in una lettera inviata al ministro Giancarlo Galan, anch'egli fortemente contrario all'emendamento approvato per un solo voto in commissione al Senato. Intorno alla norma del relatore di maggioranza Antonio Azzolini che prevede un rinvio a dicembre del pagamento delle rate a carico degli agricoltori per le multe per le quote latte (a partire dalla rata del 30 giugno), si giocano forti tensioni all'interno della maggioranza, tali da indurre lo stesso Galan, decisamente arrabbiato per l'introduzione della norma, a mettere sul piatto le proprie dimissioni se l'emendamento, fortissimamente voluto dalla Lega, dovesse restare in piedi.
La manovra approderà in Aula martedì, dove avrà l'ok con la fiducia giovedì 15. Il maxi-emendamento dovrebbe recepire il testo della commissione e potrebbe contenere la sola novità riguardante le rate dei pagamenti delle tasse sospese nelle zone terremotate annunciato dal sottosegretario Gianni Letta. Poi il testo passerà alla Camera, dove sarà comunque blindato con la fiducia, come già detto da Berlusconi e Tremonti, anche perchè approderà in Aula il 26 luglio, con il 30 luglio come data di scadenza.
Penati: genialità governo porta il Paese nel pantano. «Cicchitto e la maggioranza la piantino di scaricare sull'Unione europea la responsabilità di una manovra forte con i deboli e debole con i forti. Non è stata l'Unione europea a chiedere che se ne caricasse il peso quasi per intero su imprese e famiglie senza intaccare di un euro i grandi patrimoni. Bersani non può fare altro che insistere sulla verità di fronte ad un governo che non vuole neppure aprire a un confronto serio per modificare l'impianto della manovra. Meglio monotoni con argomenti ragionevoli che servono al Paese, che "geniali e frizzanti" come Tremonti e Cicchitto, che il Paese lo hanno trascinato nel pantano». Lo afferma Filippo Penati, capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.