domenica 26 dicembre 2010

Economia italiana, avanti a stento.

Segnali poco entusiasmanti per l'economia italiana, che avanza piano e in maniera incerta. La stampa estera fotografa un paese dove la ripresa non riesce ad affermarsi: l'export non mantiene slancio, il deficit commerciale si aggrava, la crescita è troppo lenta e la disoccupazione, che era calata in estate, probabilmente risalirà. Le esportazioni italiane torneranno ai livelli pre-crisi solo nel 2013, con un rallentamento della crescita dell'export nei prossimi due anni, sottolinea il Financial Times citando la Sace, l'agenzia di credito all'esportazione.
Export in ripresa, meglio le aziende che hanno ristrutturato prima del 2008
Dopo avere registrato un calo del 20,9% nel 2009, quando l'economia nel suo complesso si era contratta del 5%, l'export italiano ha ripreso vigore, ma non si manterrà agli stessi livelli: la crescita dell'export salirà quest'anno del 10,3%, rallenterà all'8,1% nel 2011 e al 6,7% nel 2012. Secondo la Sace, le esportazioni arriveranno a 395 miliardi di lire nel 2013, ritornando ai livelli pre-crisi. Il marchio del "made in Italy" si espanderà tuttavia più rapidamente nei mercati emergenti, come Brasile, Turchia e Cina, dove l'Italia esporta meno dei principali concorrenti. La ripresa dell'export quest'anno è stato un fattore significativo nel previsto aumento del Pil nel 2010 dell'1% circa, "notevolmente al di sotto della media dell'eurozona", nota il Ft. Le aziende che sono riuscite a ristrutturarsi prima della recessione del 2008 se la sono cavata meglio, riuscendo a dirigere il proprio export verso le economie che crescono più in fretta. La quota di export italiano verso i paesi sviluppati scenderà al 58% nel 2014, rispetto al 68% del 2005. Secondo Sace, nel 2010 il Medio Oriente è stata l'unica parte del mondo a registrare un declino delle esportazioni italiane, a causa della "bolla" immobiliare. Nei prossimi due anni l'agenzia prevede, tra i settori chiave di crescita dell'export, un aumento del 14,3% per gomma e plastica verso la Turchia, dell'11,9% per i metalli verso la Tunisia, dell'11,5% delle macchine utensili verso il Brasile, dell'11,1% delle apparecchiature elettriche verso la Cina e del 9,1% dei prodotti chimici verso la Germania.

FONTE: Elysa Fazzino (ilsole24ore.it)

venerdì 24 dicembre 2010

Bankitalia: gli italiani e la ricchezza. Quasi la metà al 10% delle famiglie

Il 45% della ricchezza totale in mano al 10% dei nuclei, mentre la metà più povera detiene il 10% del totale

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane è in mano al 10% dei nuclei, mentre la metà più povera delle famiglie detiene il 10% della ricchezza totale. Questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto su «La Ricchezza delle famiglie italiane» elaborato dalla Banca d'Italia e che si riferisce alla fine del 2008. Nel bollettino via Nazionale sottolinea che le famiglie del nostro Paese sono tra le più ricche del mondo. «L’Italia - scrive Bankitalia - appartiene alla parte più ricca del mondo, collocandosi nelle prime dieci posizioni tra gli oltre 200 paesi considerati, in termini di ricchezza netta pro-capite. Il 60% delle famiglie italiane ha una ricchezza netta superiore a quella del 90% delle famiglie di tutto il mondo; quasi la totalità delle famiglie italiane ha una ricchezza netta superiore a quella del 60% delle famiglie dell’intero pianeta». Quanto agli ultimi dati a disposizione, quelli del primo semestre del 2010, Palazzo Koch spiega che la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3 per cento in termini nominali. Secondo lo studio, che cita stime preliminari, il lieve calo è dovuto «a una diminuzione delle attività finanziarie e a un aumento delle passività, che hanno più che compensato la crescita delle attività reali».

DEBITI - Nel confronto internazionale, le famiglie italiane risultano poco indebitate; alla fine del 2008 l'ammontare dei debiti era stato pari al 78% del reddito disponibile lordo: in Germania e in Francia esso risultava pari a circa del 100%, negli Stati Uniti e in Giappone al 130%. Bankitalia precisa inoltre che il 41% dei debiti delle famiglie italiane è rappresentato dai mutui per l'acquisto della casa. Il mattone continua infatti a rappresenta il principale strumento di investimento e ricchezza in Italia, tanto che, a fine del 2009, la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane ammontava a circa 4.800 miliardi di euro, ovvero circa 200 mila euro in media per famiglia. Secondo Bankitalia la ricchezza in abitazioni è cresciuta a prezzi correnti tra fine 2008 e fine 2009 di circa lo 0,3% (13 miliardi di euro), un valore molto inferiore al tasso medio annuo del periodo 1995-2008 (circa il 6,3% a causa del rallentamento delle quotazioni sul mercato immobiliare. In termini reali, la variazione della ricchezza in abitazioni rispetto al 2008 è risultata pari a circa lo 0,4% mentre, per il primo semestre del 2010 si stima un incremento del valore della ricchezza in abitazioni inferiore all'1%.

FONTE: corriere.it

giovedì 16 dicembre 2010

Pressione fiscale sale al 43,5% del Pil, l'Italia passa dal quarto al terzo posto

Il peso delle entrate è aumentato rispetto al 43,3% del 2008. Il nostro Paese in controtendenza rispetto alla media. Disoccupazione all'8,6% nell'area dell'Organizzazione, come da noi. Tenendo conto solo del tasso giovanile, però, siamo penultimi: dopo c'è solo l'Ungheria


Aumenta la pressione del fisco in Italia: nel 2009 è salita al 43,5% del prodotto interno lordo, dal 43,3% del 2008. E' quanto riferisce l'Ocse nelle stime preliminari relative all'anno scorso contenute in "Revenue Statistics". L'Italia così supera il Belgio (che nel 2009 ha visto il peso del fisco diminuire al 43,2% dal 44,2% del 2008) e sale dal quarto al terzo posto nella classifica dei Paesi dove maggiore è il peso delle entrate rispetto al prodotto interno lordo. Prima dell'Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%).

L'Ocse rileva che la crisi economica e le conseguenti azioni di stimolo fiscale messe in campo da molti governi hanno inciso sulla pressione fiscale che nell'area Ocse nel 2009 "ha toccato il livello più basso dagli inizi degli anni '90". La pressione si colloca, nella media dei Paesi, al 33,7%, rispetto al 34,8% del 2008 e al 35,4% del 2007.

Oltre a Danimarca, Svezia e Italia, i paesi Ocse che nel 2009 hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40% sono l'Australia, il Belgio, la Finlandia, la Francia e la Norvegia. Il Messico con il 17,4% e il Cile con il 18,2% hanno registrato nel 2009 la più bassa pressione fiscale dell'area, seguiti da Stati Uniti (24%) e Turchia (24,6%). Gli incrementi più consistenti si sono registrati in Lussemburgo (dal 35,5% del 2008 al 37,5% del 2009) e in Svizzera (dal 29,1% al 30,3%).

L'Organizzazione di Parigi ha diffuso anche i dati relativi alla disoccupazione, che nel mese di ottobre nell'area Ocse è stata dell'8,6%, lo 0,1% in più rispetto a settembre. In un comunicato si precisa tuttavia che il numero di disoccupati resta vicino ai massimi del dopoguerra, a 45,7 milioni.

Si conferma un quadro divergente nell'andamento del mercato dei lavoro tra i Paesi dell'area. Negli Stati Uniti si viaggia al 9,8% (+0,2% su base mensile), in Canada si scende al 7,6% (-0,3%). A livello di eurozona, il tasso di disoccupazione risulta stabile in Germania (6,7%), in calo in Francia al 9,8% (-0,1%), in aumento in Italia all'8,6% (+0,3%). Il nostro Paese resta comunque al di sotto della media dell'area euro (10,1%) e di quella dell'Unione europea (9,6%), ma al di sopra di quella del G7 (8,2%). I Paesi che presentano i maggiori tassi di disoccupazione sono Spagna al 20,7%, Slovacchia al 14,7% e Irlanda al 14,1%.

Se però si considera solo la fascia di età compresa tra i 15 e i 24, l'Italia diventa penultima tra i Paesi Ocse. Con il 21,7% infatti fa meglio solo dell'Ungheria, ferma al 18,1%, ed è ben al di sotto della media dei Paesi membri, 40,2%. Tra gli occupati inoltre, riporta ancora lo studio, il 44,4% ha un impiego precario, e il 18,8% lavora solo part time. Per quanto riguarda i disoccupati, oltre il 40% sono senza lavoro da lungo tempo, e il 15,9% appartiene al cosiddetto gruppo 'neet', che non studiano nè lavorano.

"Il Rapporto Ocse fotografa una realtà conosciuta: - commenta il presidente di Italia Lavoro, l'agenzia tecnica del ministero del Welfare - il significativo impatto della crisi sulle opportunità occupazionali dei giovani. Si conferma che il fattore maggiormente preoccupante nell’analisi dell’Ocse – pienamente condivisa da tutti i documenti del governo italiano – è il gap nelle competenze, perché è la mancanza di skills adeguati ai reali fabbisogni del mercato del lavoro che impedisce ai giovani di costruirsi percorsi professionali verso il lavoro stabile e di qualità".

FONTE: repubblica.it

venerdì 10 dicembre 2010

Green jobs in cerca di manager. Ecco realtà e prospettive dei lavori verdi

Si espande in Italia, come nel resto del mondo, il mercato dei green jobs, trainato dalla diffusione delle energie rinnovabili. Secondo una ricerca della società di recruiting Michael Page International, quest'anno nel nostro paese i posti di lavoro legati alla produzione di energia pulita sono aumentati del 17% rispetto al 2009. In crescita le assunzioni di profili manageriali, come project manager e site manager, capaci di gestire lo sviluppo degli impianti. Altre figure richieste sono gli addetti alle vendite, i business developer, che hanno il compito di individuare le zone dove conviene investire, e i progettisti degli impianti, che solitamente sono ingegneri elettrici ed elettronici.

Con i green jobs continua l'inchiesta del Sole24ore.com dedicata al lavoro (leggi le interviste ai capi del personale di Microsoft,Enel, Decathlon, Ikea; il decalogo sulle agenzie di selezione e i consigli per compilare il curriculum).

"Le aziende italiane e straniere attive nelle rinnovabili cercano project manager, in genere laureati in ingegneria gestionale o in economia e commercio, in grado di coordinare diverse iniziative sul territorio e persone dalle elevate competenze tecnico-scientifiche a cui affidare la progettazione e la gestione di sistemi complessi. I project manager vengono richiesti soprattutto da aziende che hanno sede nel Lazio, in Lombardia e nel Triveneto, mentre i site manager lavorano negli impianti, localizzati in prevalenza nel centro-sud. Il resto degli addetti, circa l'80% del totale, invece sono installatori e addetti alla manutenzione", spiega Emilio Luongo, responsabile della divisione Green Economy della società di selezione Gi Group e autore del libro Green Job, edito da Hoepli.

Dai green jobs alla green economy
In base ai numeri forniti dal Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro), nel nostro paese gli occupati nelle fonti energetiche rinnovabili (Fer) sono oltre 100mila. Le previsioni per il 2020 indicano oltre 51mila nuovi posti di lavoro, qualora i ritmi di crescita dovessero essere in linea con quelli attuali. In presenza di investimenti più cospicui, invece, i nuovi assunti sarebbero molti di più: da 102mila a 111mila. Si attende un'espansione costante dell'eolico e del fotovoltaico, mentre potrebbe guadagnare posizioni il settore delle biomasse, che necessita di interventi poco costosi e idonei a essere inseriti all'interno di aziende agricole e allevamenti presenti su tutto il territorio nazionale. "Tuttavia, il fenomeno diventa ancora più importante se non ci si limita a considerare soltanto le Fer. La green economy, a mio avviso, va intesa in modo più ampio, includendo anche la mobilità sostenibile, la bioagricoltura, la bioedilizia e la gestione dei rifiuti. E, ancora, stanno in questo ambito la scienza dei materiali, le iniziative che mirano al risparmio energetico e, più in generale, il movimento culturale che fa riferimento all'idea dello sviluppo sostenibile. Se ragiona così, si vede bene come le aziende green sono molte di più di quelle che si occupano direttamente di energia rinnovabile", fa notare Luongo.

FONTE: Luca Vaglio (ilsole24ore.it)

giovedì 9 dicembre 2010

Dalla Cina la piastrella «clone»

Glow non è una piastrella qualsiasi. È chic, sembra carta da parati di lusso, farebbe un figurone nelle case dei nuovi ricchi cinesi. Nel mondo della ceramica, è un prodotto spartiacque: «C'è un prima e un dopo Glow» ci ha detto, con orgoglio, Maurizio Mazzotti, amministratore della Atlas Concorde di Fiorano Modenese – 186 milioni di ricavi, 623 addetti – l'azienda emiliana che l'ha brevettata. Orgoglio incrinato dall'ansia, perchè da tempo, proprio sul versante cinese, il distretto della ceramica di Sassuolo e Modena segnala strani movimenti. Mazzotti, e con lui gli altri produttori del distretto, sono angustiati. Specie per i prodotti più innovativi: il mercato australiano della piastrella Glow si è improvvisamente ristretto, sul presunto colpevole c'è poco da congetturare.
Ingenti quote di fatturato evaporano a dispetto dell'innovazione di prodotto made in Italy. Che piace, tantissimo, tanto che dal Guangdong arrivano segnalazioni sull'esistenza di un distretto parallelo qui, a Dongguan, che prospera "a strascico" grazie all'utilizzo ossessivo, in cinese, dell'espressione "piastrelle di ceramica italiana" per vendere prodotti clonati. E alla furbizia, purtroppo, di rappresentanti italiani.
Quando, agli inizi di ottobre, a Bologna, la Guardia di Finanza è piombata nelle sale di un centro congressi vicino al Cersaie «sequestrando – si legge negli atti – ceramica di provenienza cinese, presumibilmente contraffatta da Daugres srl, che risulta un'imitazione della serie Glow», venditori cinesi e potenziali compratori erano sprofondati in comode poltrone, e tra un brindisi e l'altro, compulsavano brochure e campionari, anch'essi di dubbia provenienza. Ma la minaccia va oltre la Daugres srl, Confindustria Ceramica ormai monitora costantemente la situazione.
Siamo stati a Dongguan, nel distretto della piastrella cinese, al seguito di un osservatore dell'associazione di categoria entrato in contatto con un'azienda concorrente, di quelle in grado di far venire la pelle d'oca a tutta Sassuolo e Modena messe insieme: la Marco Polo, un pezzo importante della galassia Guangdong Wonderful Ceramics.
Siamo andati insieme alla ricerca della prova regina: la presenza, in loco, di esemplari della mitica piastrella Glow. «Due anni fa – ci ha spiegato l'osservatore – le autorità locali hanno costretto a smantellare la vicina Foshan dove si concentravano tutte le aziende produttrici, perché l'aria era irrespirabile. Polvere finissima che ostruiva i polmoni». Ma l'industria delle piastrelle, nonostante il trasloco, galoppa: il database di Cesif-Fondazione Italia Cina-Ceic rivela decine di migliaia di aziende attive, esplose negli ultimi cinque anni, con un giro d'affari per svariati miliardi di euro.
Continua il nostro accompagnatore: «Qui circolano molte copie di prodotti Atlas Concorde, a fine 2007 la Jadidi, un'azienda nata per l'export di prodotti cinesi ha cominciato a produrre e copiare la Glow. Oggi, a farlo, sono colossi come Daugres, Dongpeng, Marco Polo, che distribuiscono la Glow attraverso aziende satellite, sotto altro nome. A Foshan, nell'ultima fiera, c'erano copie di Glow in cinque stand di aziende minori. Erano in vendita perfino nei B&Q, tipo Brico Center, e pare stia ripartendo la riproduzione seriale di cataloghi».
Xiao è il marketing manager per l'estero di Guangdong Wonderful Ceramics. Riceve i due ospiti italiani giunti fin qui in veste di presunti compratori. Arriviamo scortati, dalla stazione di Dongguang city, da un'interprete che dopo un quarto d'ora di macchina, parcheggia sotto il quartier generale dell'azienda, piantato in una piazza enorme, con al centro un'enorme fontana. E si capisce, è la terza fabbrica cinese, con 7mila dipendenti, uno stipendio medio per gli operai di 200 euro al mese.
Non si mostra particolarmente friendly, Xiao, premette di avere poco tempo a disposizione. Ma business is business e comunque finiamo nel suo ufficio dove, dopo il tè, ci mostra il nuovo catalogo Marco Polo: copertina con la silhouette di una carovana di dromedari che marcia al tramonto nel deserto. Xiao ci guida nel magazzino dove la merce impilata rivela destinazioni sudamericane, specie il Perù, e, soprattutto, nell'immenso atelier. Qui, a un certo punto, finiamo nell'angolo delle piastrelle Glow. Sì, proprio le Glow. Lui ce le presenta così: «Una piastrella nuova, appena fatta, inventata da noi». Scioccati dall'aplomb del manager passiamo al reparto produzione, vietato scattare foto. Chiediamo lumi sulla sicurezza ambientale e dei lavoratori. La risposta è: «Ci stiamo attrezzando». Stretta di mano, e via. «Salutatemi Rimini – si raccomanda –, ci sono stato. Bella l'Italia». «Arrivederci in Riviera, Xiao».

FONTE: ilsole24ore.it

lunedì 6 dicembre 2010

La qualità della vita 2010: Bolzano prima, Napoli in coda

Avevano già fatto centro in passato, una nel 2001 con una replica nel 1995 e l'altra nel 2007. Ora, al traguardo arrivano quasi fianco a fianco: Bolzano con 637 punti e Trento, una frazione dopo, con 636. Sono le due province autonome del Trentino Alto Adige a conquistare il vertice della classifica 2010 della «Qualità della vita», l'annuale ricerca del Sole 24 Ore.

Un risultato che comunque non sorprende, visto che le due realtà si sono sempre messe in evidenza anche nelle passate edizioni dell'indagine. La pagella meno soddisfacente tocca invece per la prima volta a Napoli, un voto – pure questo – che non giunge a sorpresa, alla luce del penultimo posto occupato nel 2009 e delle recenti cronache. Va detto, però, che nei due decenni di «Qualità della vita» la maglia nera è stata prevalentemente indossata da realtà siciliane e calabresi e solo due volte da una campana (nel lontano 1991 da Caserta e nel 1993 da Benevento). Quanto alle protagoniste – in positivo e in negativo – del 2009, Trieste si sposta di appena tre gradini (è quarta dopo Sondrio, che si riaggiudica il "bronzo"), mentre Agrigento sale di nove, non riuscendo comunque a "smuovere" la concentrazione di siciliane nel gruppetto di coda (Trapani, Caltanissetta, Palermo, Catania).

Ricerca e risultati
Come ogni anno la ricerca esplora e confronta – attraverso le statistiche – la vivibilità delle 107 province italiane in sei ambiti (tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico e tempo libero), ciascuno a sua volta "indagato" tramite sei indicatori (si veda la metodologia a pagina 2). Dai numeri e dal confronto tra le performance territoriali si elaborano le graduatorie di "tappa" e la pagella finale (riportata a fianco).
Qualche esempio può spiegare quali fattori hanno contribuito al successo delle due province autonome e che cosa ha pesato su Napoli.

Ebbene, Bolzano svetta nell'area affari e lavoro (dove è anche prima per occupazione femminile, quasi una donna su due con un impiego), ma esce bene anche nella sicurezza (è la meno colpita dai furti d'auto, solo 9 ogni 100mila abitanti nel primo semestre 2009) e nel settore servizi/ambiente/salute (alto l'indice di smaltimento di cause civili e il giudizio di Legambiente). Su fronti analoghi si esprimono le buone performance di Trento, meglio posizionata della "collega" nel tenore di vita (ad esempio ha un'inflazione pressoché inesistente e un interessante livello di consumi pro capite) e nella popolazione (ha un invidiabile 74 per mille di laureati sul totale dei giovani).

FONTE: Rossella Cadeo (ilsole24ore.it)

mercoledì 1 dicembre 2010

Case fantasma, scadenza in vista per la sanatoria con spese ridotte

C'è ancora poco tempo per approfittare della sanatoria con spese ridotte per le case fantasma e la regolarizzazione catastale per gli appartamenti che sono stati ristrutturati in maniera significativa senza però effettuare la variazione. Scade , infatti, il 31 dicembre il termine per la sanatoria a sanzioni ridotte. Da gennaio in poi regolarizzare sarà comunque possibile, anche perchè le case non dichiarate non possono più essere nè vendute nè affittate, ma denunciare l'immobile costerà di più.

Da gennaio scatta l'aumento delle sanzioni - Ad essere interessati sono tutti i proprietari di immobili che sono nell'elenco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 2009, elenco che può essere consultato direttamente sul sito dell'Agenzia del territorio . Per la regolarizzazione occorre rivolgersi ad un professionista abilitato alle procedure telematiche con l'Agenzia, che dovrà predisporre la planimetria e definire la rendita. La sanzione in questo caso è davvero minima, dato che sono dovuti solo 258 euro. Da gennaio, invece, scatteranno sanzioni più salate che saranno definite con un provvedimento ad hoc dall'Agenzia entro fine anno.

Quanto "costa" la rendita d'ufficio - Passato il 31 dicembre saranno invece gli uffici dell'Agenzia a effettuare l'accatastamento d'ufficio stabilendo la rendita con spese a carico degli interessati. Gi oneri attualmente previsti per l'attribuzione della rendita d'ufficio partono dai 1.030 euro per gli immobili con superficie entro i 100 metri quadri coperti e arrivano ai 1.270 per gli immobili oltre i 200 metri quadri, somma alle quale vanno aggiunti le spese per la compilazione dei documenti tecnici (altri 3/400 euro per immobile), somma alla quale vanno aggiunte, ovviamente, le nuove sanzioni. L'obbligo di messa in regola riguarda anche per gli immobili che hanno perso le caratteristiche per poter essere definiti rurali., e per i quali viene prevista la stessa procedura.

La variazioni interne A poter essere regolarizzate con sanzioni ridotte fino al 31 dicembre sono anche le variazioni interne. L'obbligo di variazione - come chiarito dall'Agenzia - sussiste in tutti i casi in cui l'intervento effettuato incide sullo stato e sulla consistenza dell'immobile, ridistribuendo i servizi interni o modificando il numero di vani. Quindi vanno regolarizzate dal punto di vista catastale opere quali:
-trasformazione di balconi in verande chiuse;
- trasformazione di sottotetti in ambienti abitabili;
- costruzione di soppalchi;
- realizzazione di un secondo bagno;
- trasformazione di un ripostiglio in un bagno
- spostamento della cucina in un altro ambiente (ad esempio trasformazione del salone in salone con angolo cottura);

- abbattimento di un tramezzo e trasformazione di due ambienti in un unico ambiente (da studio e salone a salone doppio);
divisione in due ambienti di uno di maggiori dimensioni (ad esempio una camera da letto matrimoniale trasformata in due stanze singole).
Sono, invece, esclusi dalla variazione catastale opere quali lo spostamento di un tramezzo o di una porta, perchè pur variando la superficie dei vani non comportano una riduzione o un aumento del numero dei vani stessi.

Come procedere per mettersi in regola se è stata richiesta la Dia - Per chi ha effettuato interventi che hanno comportato un cambiamento dello stato dell'appartamento, dunque, scatta l'obbligo di regolarizzazione. Cosa fare, però, dipende dalle modalità con le quali è stato effettuato l'intervento. Tutte le opere elencate, infatti, rientrano tra quelle per le quali è necessaria la Dia: chi l'ha presentata a suo tempo e ha semplicemente dimenticato di richiedere la variazione catastale, potrà mettersi in regola pagando circa 700 euro. Occorre per questo rivolgersi ad un tecnico (architetto, ingegnere, geometra o altro perito abilitato) e richiedere la messa a punto della nuova planimetria dell'alloggio e la presentazione della variazione. Costo del lavoro del tecnico tra i 500 e i 600 euro, ai quali vanno aggiunte le tasse e le sanzioni: 50 euro per la variazione e 103 euro di multa per la presentazione in ritardo.

Le opere senza Dia - Diverso, invece, il caso in cui questi interventi siano stati effettuati senza richiedere il permesso del Comune. Anche in questo caso è possibile mettersi in regola, a patto che, però, non si tratti di veri e propri abusi edilizi, ossia di opere per le quali sarebbe stata necessaria la licenza edilizia e non la semplice Dia. Rientrano tra questi, ad esempio, tutti gli interventi di sopraelevazione e quelli che hanno comportato un ampliamento dell'immobile. Esclusi questi casi, sostanzialmente tutte le opere interne possono ancora essere sanate. La soluzione in questo caso la offre l'articolo 36 della legge 380/2001, ossia il Testo unico in materia edilizia. In base a queste norme, infatti, il responsabile dell'abuso, o l'attuale proprietario dell'immobile, possono ottenere il permesso in sanatoria se l'intervento risulta conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della sua realizzazione sia al momento della presentazione della domanda. Quindi mettersi in regola è possibile anche questo caso, ma occorre preventivare costi assai più elevati. Oltre al maggior esborso per la pratica del tecnico - che dovrà descrivere i lavori e garantire che non ci siano ulteriori abusi - l'articolo 16 della legge prevede, infatti che per il rilascio del permesso in sanatoria occorra pagare, a titolo di oblazione, il doppio del contributo di costruzione dovuto. Il contributo è fissato autonomamente dai singoli comuni: a Roma, ad esempio, attualmente la somma richiesta per la sanatoria si aggira sui 1.000 euro.

Per tutti i chiarimenti l'Agenzia del territorio ha messo a disposizione il numero verde 800.863. 119.