
"Sì al piano, ma entro l'autunno serve una manovra". No a tagli delle tasse, sei punti da rivedere
Vietato derapare. La Commissione Ue conferma che l’Italia è un paese reso fragile dall’alto debito e dalla bassa competitività che non può permettersi errori. L’obiettivo di riportare deficit sotto il 3% del pil nel 2012, afferma l’esecutivo di Bruxelles, può essere centrato se le misure disegnate sinora saranno attuate «con fermezza». Il piano del governo è considerato credibile sino a questa data, mentre «dovrebbe essere rafforzato da nuove misure di consolidamento per il 2013-14» da varare «entro ottobre». È un riferimento alla manovra in discussione e non solo, perché l’azione sulla finanza pubblica non basta. Occorrono «altri interventi» per correggere «una lunga debolezza strutturale» che frena crescita e lavoro.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, paladino della linea rigorista , potrà magari trovare qualche elemento di preoccupazione in più nella lucidità delle sei raccomandazioni che gli arrivano da Bruxelles, eppure è chiaro che il suo approccio risparmioso è quello che l’Europa appoggia. Bruxelles sottolinea che non ci sono troppi margini per nuove spese ed è difficile tagliare le tasse. «È stato appropriato concede il commissario all’Economia, Olli Rehn - mantenere una politica prudente durante la crisi, rinunciando a un ampio ricorso alla leva fiscale, cosa che ha tenuto basso nella media il deficit nel 2010-11». È una delle constatazioni che consiglia al finlandese di inserire l’Italia fra color che stan sospesi nella classifica comunitaria, fra chi ha la flebo di Ue e Fmi (Irlanda, Portogallo, Grecia) e chi i conti quasi in equilibrio. Rehn candida Roma, senza citarla, al club del «significativo problema di debito» (120% del pil), con l’imperativo del risanamento e del sostegno alla competitività e alla crescita. Le raccomandazioni, comunque, sono per tutti. E questo perché, dice il presidente della Commissione Barroso riassumendo il primo esercizio di «semestre europeo» di coordinamento, «non sempre i governi stanno dimostrano un giusto livello di ambizione nelle loro mosse».
L’Italia non fa eccezione. Parte con una «scarsa» dinamica della produttività e una crescita che è «la metà dell’Eurozona». Ha subìto «seriamente» la crisi nonostante la tenuta del sistema finanziario e per questo «le grandi disparità regionali non sono diminuite». Adesso, afferma l’Ue, lo scenario proposto dal governo è «plausibile» e gli obiettivi fiscali del 2012 sono fattibili, con un aggiustamento oltre lo 0,5% annuo «superiore alle richieste del Consiglio». «Questo obiettivo è richiede un’attuazione ferma», mentre «per aumentare la credibilità del programma occorrono maggiori informazioni sulle misure pianificate». Tagliare il debito è «la priorità chiave». Bisogna essere pronti ad azioni correttive se le entrate fossero inferiori alle previsioni o se la spesa le superasse. L’introduzione di «un tetto vincolante per la spesa e ulteriori miglioramenti nel controllo della spesa» sarebbero benvenuti. Il che chiude il cerchio fiscale e porta ai dolori dell’economia reale, «alle debolezze strutturali» di un mercato del lavoro vittima del precariato e del nero «che deve emergere».
«Servono passi che promuovano la partecipazione delle donne», anche con incentivi fiscali o con servizi per le madri.
Il prezzemolo delle raccomandazioni è «l’apertura dei servizi alla competizione», soprattutto nelle professioni, però vale anche per i taxi. Segue la richiesta di estendere gli incentivi per la ricerca e l’innovazione e «il miglioramento dell’uso dei fondi europei», utili soprattutto al Sud. «Tutto sta nel rispettare gli impegni presi insistendo anche sugli interventi necessari per sostenere la crescita», osserva il commissario Ue per l’industria, Antonio Tajani.
FONTE: Marco Zatterin (lastampa.it)



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