mercoledì 27 luglio 2011

L'oro e l'argento superstar dei mercati che temono i crac

Il gestore Siano: il petrolio è meno interessante

L’accordo per salvare la Grecia tampona le falle dell’Eurozona? La reazione iniziale dei mercati è stata di (prudente) favore, ma la risposta a problemi di lungo periodo non si può misurare in pochi giorni. Massimo Siano, responsabile per l’Italia di Etf Securities (compravendita di strumenti finanziari sulle materie prime), non è ottimista: «Se guardiamo alla Grecia, al Portogallo e all’Irlanda - dice - in questo momento stanno peggio di un anno fa. E lo stesso vale, anche se in maniera meno drammatica, per la Spagna e l’Italia. Tutti questi Paesi hanno fatto delle manovre economiche severe, hanno rafforzato i bilanci, eppure quest’anno per finanziare il loro debito devono pagare di più, alcuni di loro anche il doppio dell’anno scorso. Questo vuol dire che gli investitori non si fidano, continuano a temere un possibile default di questi Paesi, e richiedono tassi d’interesse altissimi per compensare questo rischio. Va bene l’accordo salva-Grecia, ma non potremo dire di essere fuori dalla crisi finché i tassi d’interesse dei Pigs non scenderanno con decisione».Un altro segno che il pessimismo di fondo dei mercati non è superato sono i flussi globali di investimenti monitorati da Etf. «C’è un afflusso di risorse sull’oro, nonostante le quotazioni record che potrebbero sembrare rischiose, e anche sull’argento, che di recente aveva subìto un crollo ma è ripartito rapidamente. Molto forte anche la richiesta di franchi per investire in Svizzera. L’oro, l’argento e il franco svizzero sono tipici beni-rifugio. Invece sta cadendo la domanda di investimento sulle materie prime, che sono correlate al ciclo economico. Per carità, io rappresento Etf, che è solo una compagnia di investimenti e non il Fondo monetario internazionale. Ma dal mio punto di osservazione di Londra, vedo che la struttura dei flussi di investimento anticipa una seconda recessione, o per lo meno una pausa della crescita economica, e non una ripresa decisa».Ma il petrolio? Non fa eccezione? Sì, a guardare i prezzi del barile che oscillano fra valori sempre alti, però secondo Siano questa è un’eccezione che non funziona come indicatore dell’economia generale: «In questo momento gli investimenti sul petrolio sono puramente speculativi, nel senso che non sono correlati al ciclo economico e neanche alle aspettative sul ciclo. Gli operatori, semplicemente, comprano a prezzi bassi e vendono a prezzi alti, ma senza strategia». Cioè chi compra e vende sul mercato petrolifero vive alla giornata, a differenza di chi commercia negli altri beni citati sopra, che si muovono secondo un orientamento preciso e ben discernibile.Daniel Wills, che in Etf Securities è analista senior, allarga il discorso agli Stati Uniti, che a loro volta combattono in questi giorni una dura battaglia sul filo del default, e trova indicazioni convergenti: «Il mercato anticipa un Qe3, cioè una terza tornata del “quantitative easing”, e questo significa una nuova e abbondante fornitura di liquidità per sostenere una congiuntura economica debole. Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha detto chiaro e tondo di essere sempre pronto a un Qe3 se ce n’è bisogno, e se si accetta la validità di questa logica il bisogno è evidente, alla luce dei dati macroeconomici degli Stati Uniti. Per lo stesso motivo i mercati non si aspettano che la Fed alzi i tassi di interesse prima del 2012, e anche allora Bernanke lo farà, se lo farà, con molta prudenza. Perciò prevediamo molta liquidità in dollari e un dollaro debole ancora per un anno o più».Attenzione alla concatenazione del discorso: probabilmente è in arrivo una nuova valanga di soldi (o almeno gli operatori si muovono sulla base di questo presupposto), che come i precedenti Qe1 e Qe2 si dirigerà un po’ verso gli investimenti produttivi e molto verso la speculazione - come è noto, non si può obbligare a bere un cavallo che non vuole, e in questo caso il cavallo è l’economia reale. Solo che stavolta la speculazione è più selettiva e punta su oro, argento e franco svizzero. Siano dice: «A me fa piacere perché in Etf vendo queste cose, ma credo che la politica monetaria della Fed sia sbagliata: meglio una recessione e poi una ripartenza vera anziché continuare con questa crescita stentata gonfiando i deficit pubblici con poco risultato».Un’analisi curiosa sul rapporto fra la Grecia e i mercati viene da Ronald Leven, direttore esecutivo e senior currency strategist di Morgan Stanley: «Noi non prevediamo alcun default della Grecia o di altri Paesi dell’euro. Ma i mercati si stanno convincendo che anche il default di un Paese dell’Eurozona non significherebbe la fine dell’euro», perché la rete di sicurezza è solida. Tuttavia, «finché la ripresa non si rafforza, l’euro resta fragile».Come dire: siamo in una situazione di stasi in cui i problemi non si risolvono e si va avanti navigando a vista.

FONTE: lastampa.it

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