venerdì 29 aprile 2011

«Bce, la Merkel sosterrà Draghi»

Il governatore: conti pubblici, i tagli non sono rinviabili

ROMA - Anche la Germania sosterrà la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Bce. Lo afferma il solitamente molto ben informato quotidiano tedesco «Bild» citando fonti vicine al governo della Cancelliera Angela Merkel. La quale avrebbe deciso, in mancanza di un candidato tedesco, di affiancare il suo appoggio a quello già manifestato dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Nel giorno in cui sembra essersi definitivamente spianata la strada verso Francoforte, Draghi torna a parlare di ripresa economica. Per sostenerla, sottolinea, occorre investire in infrastrutture, recuperando ritardi ed inefficienze. Il governatore della Banca d'Italia lo dice affrontando, nell'intervento introduttivo di un dibattito a Palazzo Koch, il tema degli investimenti pubblici. E ciò nell'ambito di un quadro macroeconomico difficile di cui Draghi torna a tracciare le linee essenziali. E cioè la «lentezza» della ripresa in Italia dopo la crisi, «che si riflette in redditi stagnanti, problemi occupazionali, maggiori difficoltà a gestire la finanza pubblica». La crisi, osserva il governatore, ha peggiorato le prospettive: «Non è più rinviabile un duraturo riequilibrio dei conti pubblici, che data l'elevata pressione fiscale, deve passare inevitabilmente attraverso il contenimento della spesa». I conti a questo proposito sono presto fatti perché l'obiettivo del sostanziale pareggio fissato dal Documento di finanza pubblica del governo nel 2014 richiede, senza l'intervento sulle entrate, una riduzione delle spese, e si tratta delle principali, «pari al 7% in termini reali».

In questo quadro non bisognerà certo incidere ancora sugli gli investimenti delle Amministrazioni pubbliche già previsti in sensibile calo nei prossimi anni. E di cui però è essenziale «un forte recupero» d'efficienza se si vuole evitare un effetto depressivo sulla crescita. Anche perché «il ritardo infrastrutturale del paese non sembra riconducibile solo a una carenza di spesa». Non c'è un problema di dotazioni fisiche quanto di servizi e di regole. Secondo Draghi infatti «la qualità della programmazione sembra costituire l'aspetto di maggiore criticità del nostro paese». Così il riavvio del processo di crescita passa attraverso diversi segnali: «Per un aumento dei tassi di occupazione, soprattutto giovanile e femminile; maggiori investimenti in capitale fisico; mercati, servizi pubblici e regolamentazioni che facilitino l'accrescimento della produttività».

Per il governatore «l'incertezza del quadro finanziario ostacola un'adeguata programmazione degli interventi, ne incentiva la frammentazione per avviare simultaneamente il maggior numero possibile di opere con conseguenze negative sulla capacità di portarle a termine entro i tempi stabiliti». I motivi dei ritardi sono più d'uno. Alcuni comuni ai vari settori e cioè l'incertezza del quadro di bilancio, le carenze nei progetti di valutazione e selezione delle opere, la sovrapposizione delle competenze dei diversi livelli di governo, i limiti della normativa che regola l'affidamento dei lavori e il monitoraggio del loro avanzamento. Ostacoli che fanno lievitare i costi e aumentano le incertezze sui tempi scoraggiando anche la partecipazione dei privati ai finanziamenti di opere pubbliche: dal 1990 al 2009 è stata solo del 3% contro il 4-5% di Francia e Germania e il 12% della Spagna. Altri motivi sono invece specifici: così per i trasporti il numero uno della Banca d'Italia chiede «un'accelerazione nelle politiche di liberalizzazione e per la concorrenza» che appaiono «in grado di assicurare significativi guadagni di produttività». Vanno cioè «favoriti e gestiti i processi di apertura dei mercati».

Bisogna però intervenire sugli appalti. Tale sistema «risulta ancora caratterizzato da un'elevata frammentazione» nonostante le numerose riforme degli ultimi anni.

FONTE: Stefania Tamburello (corriere.it)

giovedì 28 aprile 2011

Oro e argento sempre più preziosi

Nuovo record per il metallo giallo. E i "Silver futures" tornano ai prezzi del 1980


Il mondo è in preda alla febbre dell’oro e alla febbre dell’argento. Non è normale all’avvio di una ripresa economica, semmai la corsa ai beni rifugio dovrebbe avvenire alla fine di un boom economico (quando esplode l’inflazione e i soldi bruciano in mano), oppure durante una recessione (quando il valore delle azioni va giù e i risparmiatori non sanno dove collocare i loro capitali se non investendoli in beni solidi). Nel 2011 dovremmo trovarci (così si spera) in una fase del tutta diversa, e invece ecco la luce rossa che si accende: ieri durante la giornata di contrattazioni l’oro ha toccato il record di 1.518,32 dollari l’oncia, mentre l’argento non è ancora da record, perché a 49,82 dollari l’oncia gli manca circa mezzo dollaro al massimo storico di 50,35 dollari, ma la sua prestazione è ancora più straordinaria sul medio periodo, perché nei quattro mesi scarsi del 2011 il valore di questo metallo è cresciuto di circa il 60%, e nei dodici mesi scorsi ha fatto addirittura +160%. Gli operatori non dubitano che dietro ci siano fattori speculativi.

Per la corsa di oro e argento ci sono cause generali e particolari. Negli ambienti finanziari internazionali circola voce che una grande banca d’investimenti sia «short» sull’argento, cioè sia esposta su questa materia prima, avendone venduta una grande quantità di cui non è in possesso. Si tratta di una ordinaria operazione di mercato, però rischiosa (come tutte le operazioni di mercato). La cifra che si fa è di 3,3 miliardi di once. Voce nella voce, qualcuno indica che l’indiziata sia Jp Morgan. La banca non ha mai confermato niente del genere, e in effetti potrebbe trattarsi di un abbaglio, o persino di una bufala messa in giro ad arte, ma sui mercati finanziari le voci valgono quanto i fatti, se si trova un numero sufficiente di persone che ci crede, e a prescindere dall’eventualità che un grande operatore finanziario sia coinvolto in questo tipo di operazione, e che si tratti o no di JpMorgan, molti investitori si sono convinti che una banca di rilievo internazionale dovrà comprare grandi quantità di argento fisico per onorare gli impegni, e dovrà comprarle a qualunque prezzo, perciò sul mercato si compra senza badare al rincaro, pensando di poter rivendere senza difficoltà.

Comunque circolano altre ipotesi sul boom dell’argento (e bisogna ripetere, le voci influenzano i mercati anche se non sono vere); queste voci voci alternative sono compatibili con quella che riguarda JpMorgan (di nuovo, fondata o fasulla che sia): c’è chi dice che stia facendo incetta di argento un miliardario russo, o la Banca popolare cinese, o investitori privati cinesi. Del resto, una materia prima come l’argento, che fra i metalli preziosi non è né carne né pesce (non è un vero bene rifugio come l’oro e non è un metallo industriale come il platino o il palladio) ha una storia di sussulti speculativi, come si è visto negli Anni 80 quando i due fratelli petrolieri Hunt scatenarono una corsa all’argento, o come negli Anni 90 quando fece lo stesso Warren Buffett.

Anche l’attuale boom dell’oro si spiega con ragioni speculative, ma alla luce del sole, senza dietrologie: l’enorme liquidità messa in circolo dalla Federal Reserve non trova sufficienti sbocchi produttivi e in parte si indirizza alla speculazione in oro e pure in argento. Il presidente della Fed, Ben Bernanke, ne è consapevole ma accetta il rischio, pur di sostenere i fondi d’investimento, i fondi pensione e le istituzioni finanziarie, e contando sul fatto che l’economia reale seguirà e che i conti torneranno.

FONTE: Luigi Grassia (lastampa.it)

sabato 23 aprile 2011

Commercio, vendite ferme a febbraio

Variazione nulla rispetto allo stesso mese dell'anno scorso ed un incremento dello 0,1% rispetto a gennaio

Sono rimaste ferme a febbraio le vendite al dettaglio rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, mentre l'incremento rispetto a gennaio è stato dello 0,1% (dato destagionalizzato). I dati sono dell'Istat, che rileva come le vendite di prodotti alimentari sono aumentate dello 0,3% in termini tendenziali e dello 0,2% in termini congiunturali; mentre quelle di prodotti non alimentari sono diminuite dello 0,1% su base annua e sono rimaste invariate su base mensile. Le vendite negli ipermercati continuano a registrare un segno negativo e a febbraio le diverse tipologie di esercizi a prevalenza alimentare registrano il calo più marcato con un -2,2% annuo. Al contrario, gli unici a segnare un incremento delle vendite sono i discount di alimentari, con un +1,5% sempre nel confronto con febbraio 2010. In generale, poi, nella grande distribuzione le vendite a febbraio registrano una diminuzione dello 0,3% annuo, mentre aumentano dello 0,1% annuo nei piccoli negozi.

I NON ALIMENTARI - Tra i prodotti non alimentari, i risultati delle vendite sono piuttosto eterogenei, in termini tendenziali: si va dall'aumento più sostenuto messo a segno dai prodotti farmaceutici (+1,4%) alla diminuzione più marcata raggiunta dai supporti magnetici e strumenti musicali (-7%). Male anche gli elettrodomestici, radio, tv e registratori (-1,9%) e i giochi, sport e campeggio (-1,5%). Tra i gruppi che registrano aumenti, invece, anche foto-ottica e pellicole (+1%), utensileria per la casa e ferramenta (+0,7%) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+0,6%).

FONTE: corriere.it

mercoledì 20 aprile 2011

Per Pasqua 15 milioni di italiani in partenza.

La vacanza si accorcia e resta ancorata all'Italia

Quest'anno il calcolo sui "ponti" non aiuta, visto che il Lunedì dell'Angelo cadrà lo stesso giorno della Festa della Liberazione e che il prolungamento fino al 1°maggio (domenica) sarà privilegio di pochi. Eppure, secondo le stime di Telefono Blu, gli italiani che quest'anno si concederanno una vacanza pasquale saranno circa 15 milioni, il 10% in più rispetto al 2010, pronti a spendere circa 1,9 miliardi di euro, 200 milioni in più dello scorso anno. I giorni passati fuori casa, però, saranno solo 4 per il 60% degli italiani, 3 per il 15%, mentre il restante 25% vi passerà una o due notti.

L'85% resta in Italia. Sicilia e località di mare le preferite
Si resterà soprattutto in Italia, per l'85% dei casi, con un calo delle partenze verso l'estero stiamo attorno al 10%. E in Italia, più che in hotel e b&b, le vacanze saranno nelle seconde case (circa 3,5 milioni in tutto), anche se la spesa media pro capite sarà di 500 euro, in aumento rispetto ai 400-450 euro dello scorso anno.

Fra le mete più amate il primato va al mare italiano, complice una Pasqua decisamente primaverile, con la Riviera Romagnola che sfiorerà 600mila turisti, seguita nella classifica delle preferenze dalla Campania con le Isole (12mila accessi al giorno, -6mila rispetto allo scorso anno, dai porti di Napoli e Pozzuoli), poi il Veneto con il Lago di Garda e Venezia, la Toscana con l'isola d'Elba e Firenze. Per la montagna, invece, al primo posto si attesta il Trentino Alto Adige, seguito da Val d'Aosta, Lombardia, Piemonte e Veneto.

È però il crescente interesse per la Sicilia la novità della Pasqua 2011, come confermato anche dalla ricerca del portale di prenotazioni aeree Skyscanner.it: un confronto fra i dati delle ricerche per la Pasqua 2010 con quelle di quest'anno, ha dimostrato che nella top 10 delle città più ricercate resta saldamente in testa Londra, seguita da Parigi, in forte ascesa alle spese di Milano, che è finita alla settima posizione. Ma sono appunto Catania e Palermo a salire decisamente di posizione, conquistando un quinto e un decimo posto. E anche i dati raccolti dal portale Expedia.it confermano che la Sicilia, insieme ad Amsterdam e Lisbona, è la meta più ricercata per la Pasqua.

Fipe-Confcommercio: gli italiani preferiscono restare a casa
Gli italiani non sembrano propensi a spostarsi da casa per le festività pasquali come avveniva in passato. Da un'indagine realizzata da Axis Research su incarico di Fipe-Confcommercio, emerge che domenica prossima sarà occasione di un viaggio vero e proprio di vacanza solo per il 7,3% circa degli italiani e che di questa piccolissima percentuale, il 90% rimarrà in Italia. Il 29,2% si concederà almeno una gita quotidiana, dunque senza pernottamento, mentre il rimanente 63,5% (+1,5% sull'anno scorso) non varcherà l'uscio domestico, lasciando però aperta la porta per amici e parenti. Fra quelli che si concederanno la gita di un giorno, il ristorante viene scelto dal 6%. Si tratta comunque di 3,6 milioni di persone, fondamentalmente nuclei familiari. In pratica, andranno al ristorante il 6,5% di tutti gli italiani con oltre 64 anni; il 7,5% di tutti i 45-54enni e il 6,5% degli giovanissimi fra i 18 e 24 anni: soprattutto nel Nord e al Centro.

FONTE: ilsole24ore.it

martedì 19 aprile 2011

Cedolare secca, le norme sono in vigore


Ecco come scegliere il nuovo regime

La cedolare secca sugli affitti è in vigore. A partire dall'8 aprile è quindi possibile esercitare l'opzione per il nuovo regime fiscale utilizzando Siria, il Servizio Internet per la Registrazione dei contratti relativi a Immobili adibiti ad Abitazione, una procedura telematica semplificata predisposta dall'Agenzia delle entrate proprio perla cedolare. Il modello per esercitare l'opzione riguarda i nuovi contratti registrati a partire da oggi: ma c'è tempo fino al 6 giugno per mettersi in regola. Per quelli già registrati, invece, il locatore indica la scelta per la tassazione secca direttamente nella dichiarazione dei redditi dell’anno prossimo (Unico o 730/2012).


Chi può utilizzare Siria - Si può usare il nuovo sistema per registrare il contratto ed esercitare l’opzione della cedolare secca a patto che:
- sia i locatori che i conduttori non siano più di tre e tutti i locatori aderiscano alla cedolare;
- si tratti di una sola unità abitativa con non più di tre pertinenze;
- tutti gli immobili presenti nel contratto siano censiti con attribuzione di rendita;
- il contratto riguardi esclusivamente il rapporto di locazione.
Se tutte le condizioni non sono contemporaneamente rispettate, invece, è necessario presentare il modello cartaceo direttamente presso gli uffici dell'Agenzia.


In caso di più proprietari con convenienze diverse - La possibilità di ricorrere al modello cartaceo, ad esempio riguarda il caso di proprietari che hanno redditi diversi, ossia tali da non rendere conveniente per tutti l'opzione per la cedolare. E' il caso, ad esempio, di coniugi comproprietari uno dei quali ha anche redditi da lavoro e l'altro, invece, solo redditi da locazione. Se questi riguardano un canone concordato e sono compresi entro i 15.000 euro la cedolare non è conveniente.



Per i contratti in corso non occorre l'opzione ma solo il pagamento dell'acconto - Non si deve preoccupare di nulla, invece, chi ha già un contratto in corso. In caso di contratti in essere, infatti, non è più dovuto il pagamento della tassa di registro annuale ma solo quello della cedolare. Non è necessario, per questo, comunicare nulla in via preventiva all'Agenzia delle entrate, ovvero non occorre compilare alcun modulo per esercitare l'opzione ma è sufficiente pagare l'acconto nei termini dovuti.


Come funziona la cedolare - La cedolare, infatti, ha un'aliquota del 21% per i contratti con durata 4+4 e per quelli transitori, mentre l'aliquota è del 19% per i contratti a canone agevolato. La cedolare sostituisce non solo l'imposta sul reddito e le relative addizionali, ma anche imposta di registro annuale e imposta di bollo. L'importo sul quale si deve applicare la cedolare, però, è pari al 100% del canone e non all'85% come per i contratti liberi, o al 59,5% come nel caso dei contratti a canone concordato. Di conseguenza prima di esercitare l'opzione è bene fare i calcoli sulla convenienza a tavolino. Chi sceglie la cedolare, inoltre, non potrà più applicare l'aumento annuale del canone.


Quali calcoli per la convenienza - Per scoprire la convenienza occorre, quindi, considerare quanto si paga di Irpef e quanto si può risparmiare. In pratica a fronte dell'aliquota Irpef del 23%, quella sul canone libero è pari al 19,55% poichè si applica solo sull'85% del canone, ma arriva al 22,95% sommando anche le addizionali (che pesano in media per l'1,4%) e l'imposta di registro del 2%, a fronte del 21% dovuto con la cedolare secca. La convenienza, quindi, scatta da subito. Nel caso del canone concordato, invece la convenienza è solo per i redditi che superano complessivamente i 28.000 euro, perchè in questo caso a fronte del 19% dovuto con la cedolare, chi opta per la tassazione con Irpef arriva a pagare (comprese addizionali e tassa di registro) il 25,41%. Insieme a questo calcolo "a spanne" va poi considerato il ruolo delle detrazioni: chi riesce ad abbatte l'imposta con le spese, infatti, non ha alcuna convenienza ad optare per il nuovo regime, anche se in questo caso resta l'obbligo di pagare l'imposta di registro.



Quando si paga l'acconto- Quanto al pagamento per chi opta per la cedolare il pagamento dell85% di acconto per il 2011 è in scadenza il prossimo 30 novembre se l'importo dovuto non supera i 257,27 euro. Altrimenti sono dovute due rate: la prima del 40% va pagata il 16 giugno (o il 18 luglio con maggiorazione dello 0,40%), la seconda del 60%, entro il 30 novembre prossimo. Per i contratti stipulati successivamente al 31 maggio, invece, è previsto un unico pagamento a novembre. Infine nel caso di contratti stipulati a partire dal 1° novembre il pagamento dell'acconto non è dovuto.


Le sanzioni per chi non si mette in regola - Ma la cedolare non ha solo una valenza di semplificazione e riduzione di imposte sugli affitti: lo sconto fiscale, infatti, ha l'obbiettivo dichiarato di far emergere gli affitti in nero finora sfuggiti alle imposte. Le sanzioni per chi non si mette in regola entro 60 giorni e non registra i contratti già in essere, infatti sono piuttosto pesanti: è dovuta, infatti, una sanzione tra il 240% e il 480% dell'imposta evasa, con un e soprattutto viene ridotto d'autorità il canone di affitto. In caso di mancata registrazione, infatti, la durata della locazione è stabilita in quattro anni a decorrere dalla data della registrazione, volontaria o d'ufficio, e il canone annuo di locazione è fissato in misura pari al triplo della rendita catastale.


Per le verifiche i Comuni potranno controllare le bollette - E a vigilare saranno direttamente i Comuni, che potranno intascare il 50% dell'evasione recuperata. Per questo nuovo compito gli enti locali avranno a disposizione anche nuovi strumenti di controllo. Potranno accedere, infatti, ai dati dell'Agenzia delle entrate relativi ai contratti di locazione di immobili per uso abitativo, e a quelli sul possesso o la detenzione degli immobili ubicati nel proprio territorio, e poi all'elenco dei contratti attivi di fornitura di energia elettrica, acqua e gas relativi agli immobili ubicati nel proprio territorio. Sarà quindi possibile individuare con un semplice incrocio di dati i proprietari di case dichiarate vuote ma nelle quali sono attivi contratti di fornitura e bollette regolarmente pagate.


FONTE: Antonella Donati (repubblica.it)

venerdì 15 aprile 2011

Morti sul lavoro in forte crescita: +25% nei primi 3 mesi dell'anno rispetto al 2010

Morti sul lavoro in forte crescita: +25% nei primi 3 mesi dell'anno rispetto al 2010

Aumentano nuovamente nei primi tre mesi dell'anno le morti sul lavoro. Sono infatti 114 i decessi sul lavoro da gennaio a marzo, contro i 91 del primo trimestre 2010. Lo rileva l’Osservatorio Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering che da oltre due decenni lavora nel settore della formazione e della sicurezza. Si evidenza quindi un'inversione di tendenza rispetto al 2010, anno il quale, secondo gli ultimi dati Inail, aveva visto una flessione dell'1,9% degli infortuni in complesso rispetto al 2009 (da 790 mila casi a 775 mila casi); una flessione del 6,9% degli infortuni mortali (da 1053 a 980).

LE REGIONI PIU' COLPITE - Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte sono le regioni con più decessi, seguite da Sicilia, Campania e Veneto. In rapporto al numero di occupati, invece, ad indossare la maglia nera è sempre la Valle D’Aosta. Milano la provincia maggiormente colpita, seguita da Torino, Catania, Bologna e Napoli. Nel settore agricolo si è verificato il 35,1% delle morti bianche, seguito da quello delle costruzioni (21,9 % delle vittime). La fascia d’età maggiormente a rischio è invece quella che va dai 40 ai 49 anni con 29 vittime (25,7 %del totale). Dalla ricerca poi emerge che le morti bianche non conoscono spazi vuoti neppure nel fine settimana perché tra venerdì e domenica viene accertato circa il 30% delle tragedie. Significativo il dato relativo a come avvengono gli incidenti mortali: il 28,1% sono causati dalla caduta di persone, mentre il 25,4% sono prodotti dallo schiacciamento conseguente ad oggetti caduti dall'alto.

FONTE: corriere.it

giovedì 14 aprile 2011

In Italia evasi 17 euro ogni 100

Si evade piu' a Sud che al Nord


Il fatto rischia ormai di apparire banale: gli italiani non prestano troppa attenzione ai propri impegni con il Fisco e, in qualche caso, considerano l'evasione come un peccato veniale. Considerando i numeri elaborati dall'Agenzia delle Entrate sfruttando il DataBase Geomarket, la nuova banca dati del Fisco, il fenomeno perde l'aurea di banalità entro cui è costretto e l'evasione fiscali torna ad assumere l'aspetto di un reato che il Paese potrà difficilmente sostenere ancora per lungo tempo.

Sottratti al fisco 17 euro ogni 100
Secondo quanto registrato nella nuova banca dati dell'Agenzia delle Entrate, il tasso di evasione medio italiano è pari al 17,87% del reddito. In buona sostanza, gli italiani ogni 100 euro guadagnati ne evadono 17,87 centesimi.

Preso in esame così, tuttavia, il dato non svela tutto quel che potrebbe sul reale andamento dell'evasione fiscale italiana. Nel Belpaese, infatti, la geografia delle tasse risulta diversificata tanto su base regionale, quanto secondo l'appartenenza a determinate categorie professionali dei contribuenti presi in considerazione.

Dipendenti esclusi, l'evasione sale oltre il 38%
Non è un mistero che in Italia il corpo contribuente può essere diviso tra chi non può evadere il Fisco, perché vengono effettuate trattenute alla fonte (lavoro dipendente, pensioni, interessi su conti correnti e bot) e chi ha molta più facilità nel sottrarsi agli obblighi contributivi (le altre categorie).

Ebbene, se dalle statistiche sull'evasione fiscale si sottraggono quanti sono impossibilitati a evadere le tasse, la percentuale media di evasione sale al 38,41% del reddito.

Differenze geografiche
La percentuale media di evasione varia in maniera considerevole anche a seconda della parte di Paese che si pone sotto la lente. Se a livello nazionale - esclusi quanti non possono evadere - la media di risorse sottratte al Fisco è pari al 38,41%, secondo quanto rilevato dall'Agenzia delle Entrate tra zona e zona si passa da una tasso di evasione del 10,93% a uno del 65,67%.

Il valore di evasione minima si registra nelle province dei grandi centri produttivi come Milano, Torino, Genova,Savona, Roma, Lecco, Cremona, Brescia, mentre quello massimo nelle province di Caserta, Salerno, Cosenza, Reggio Calabria e Messina.

In linea di massima, al Sud l'evasione è più alta che al Nord: nel Mezzogiorno, tutte le province fanno registrare tassi attorno il 64,47% (a eccezione di Bari, Napoli, Catania e Palermo, con Tax Gap pari al 38,18%).

Tra le zone che sfuggono meno al Fisco, l'Agenzia segnala alcune province del Nord-Est e dell'Emilia Romagna, nonché le province di Cuneo e Firenze (con un tasso d'evasione del 20,31%).

FONTE: lastampa.it

venerdì 8 aprile 2011

Caro affitti: Roma piu' cara di Milano

Gli affitti più alti del mondo sono quelli

di Hong Kong


Milano e' considerata per gli italiani un posto dove vivere costa caro, ma per quel che riguarda gli affitti non e' la citta' piu' cara d'Europa. E' quanto rivela un'elaborazione della Camera di Commercio di Milano sugli ultimi dati disponibili dell'Economist Intelligence Unit relativi a dicembre 2010. Guardando alla sola Italia, Roma si rivela più costosa del capoluogo milanese.

La situazione in Europa
Su 32 grandi centri europei, il capoluogo meneghino si posiziona al 22esimo, mentre l'anno scorso era al 20esimo. Roma invece, si conferma più cara di Milano conquistando il 16esimo posto in forte discesa rispetto al decimo del 2009: ponendo gli affitti di Milano pari a 100, il costo a Roma sale a 124. "Milano - ha dichiarato Antonio Pastore, presidente di Borsa Immobiliare - resta in una cornice europea un riferimento ancora solido e significativo nonostante la congiuntura di crisi economica. E in una fase così delicata diventa ancora più importante il lavoro e l'impegno congiunto delle istituzioni e degli operatori privati per un costante monitoraggio e per una promozione di Milano e delle sue opportunità anche a livello internazionale".

A conquistare il primo posto in classifica tra le città più care d'Europa e' Londra: con un indice dei costi pari a quasi tre volte quello di Milano (387). Seguono Parigi (226), Varsavia (143) e Bucarest (142), Lisbona e Francoforte.E' invece Lione la citta' piu' economica per locazione con un indice dei costi pari a 62 seguita da Manchester (66) e Sofia (73).

Hong Kong la più cara al mondo
A livello mondiale, la città piu' cara per gli affitti vede al primo posto Hong Kong con un indice di costi degli affitti pari a 501, seguita da Londra (387), Mosca (347), Tokyo (312), Shangai (297), New York: su 74 centri urbani considerati, Milano si piazza al 47esimo posto, Roma al 34esimo. Le città più convenienti sono invece, Cleveland (40), Atlanta (48) e Lexington (49).

FONTE: FTAonline

lunedì 4 aprile 2011

Dalla banca dati del Fisco la radiografia dell'evasione in Italia


ROMA - Il contribuente italiano, in media, evade 17 euro e 87 centesimi per ogni 100 euro di imposte versate al Fisco. Se però si escludono i redditi che non si possono evadere (lavoro dipendente, pensione, interessi su Bot e conti correnti, eccetera) la percentuale sale a ben 38 euro e 41 centesimi. Ma in certe zone questa evasione arriva a 66 euro mentre in altre scende a 10.
Anche precisando che nell'imposta non versata è compresa pure quella frutto di errori e quella dovuta a mancati pagamenti da parte delle aziende colpite dalla crisi, resta il fatto che parliamo di livelli di evasione comunque molto alti. Dentro c'è di tutto. Si va dagli scontrini e dalle ricevute che non sono stati emessi all'attività svolta completamente in nero, dall'Iva non pagata all'immobile non dichiarato, dalle parcelle richieste sottobanco alle truffe sulle compensazioni fiscali. Insomma, chi non subisce la ritenuta alla fonte e può evadere non ci sta troppo a pensare. E così sottrae al Fisco, in media, ben più di un terzo dell'imposta che dovrebbe pagare, con punte di due terzi e oltre.

Ma come si è arrivati a questi dati? Prendete 50 indicatori statistici di tipo economico, sociale, finanziario, demografico. Seguitene l'andamento dal 2001 a oggi. Incrociateli tra di loro per ognuna delle 107 province italiane. Compattateli su otto dimensioni: bacino di contribuenti, attitudine a pagare le tasse, condizione sociale, struttura produttiva, tenore di vita, dotazioni tecnologiche, caratteristiche orografiche del territorio. Ecco che avrete Dbgeo, DataBaseGeomarket, la nuova banca dati appena messa a punto dall'Agenzia delle Entrate e che servirà agli uomini e alle donne guidati da Attilio Befera per meglio orientare i controlli antievasione e per meglio distribuire sul territorio il servizio della stessa Agenzia ai cittadini.

Un database contro i furbi
Dbgeo è innanzitutto un potente strumento di conoscenza. Che può far scoprire molte cose, partendo dal generale e arrivando fino al particolare, al dettaglio provinciale e perfino cittadino. Tanto per fare un esempio: a livello nazionale, il Tax gap, cioè il rapporto tra imposta versata e imposta dovuta sulla base del reddito presunto (ricavabile dai dati Istat), è pari appunto al 38,41%. Ma questo dato si può articolare sul territorio e scoprire che la propensione a evadere varia molto.
Per ora l'Agenzia ha fatto una prima aggregazione in otto gruppi omogenei e su questa base ha costruito una mappa dell'Italia a colori e una tabella di sintesi, le stesse che potete vedere in queste pagine. Osservando i risultati, si scopre così che si va da un tasso di evasione minima, pari in media al 10,93%, per il gruppo che comprende le province dei grandi centri produttivi - Milano, Torino, Genova, Roma, Lecco, Cremona, Brescia - a uno massimo del 65,67% nel gruppo che contiene le province «difficili» di Caserta e Salerno in Campania, di Cosenza e Reggio in Calabria e di Messina in Sicilia.

In quest'ultimo gruppo, quindi, caratterizzato anche da alti tassi di criminalità organizzata, disagio sociale, truffe e altre frodi (6.726 per milione di abitanti, contro una media nazionale di 4.625), mediamente ogni 100 euro d'imposta versata se ne evadono quasi 66. Appena sotto, troviamo, con un tasso d'evasione del 64,47%, l'area che comprende tutte le altre province del Sud (incluse Nuoro, Oristano e Ogliastra in Sardegna), ad eccezione di Bari, Napoli, Catania e Palermo, dove il Tax gap è mediamente inferiore (38,19%). Tra i «virtuosi», con un tasso d'evasione del 20,31%, troviamo molte province del Nord-Est e dell'Emilia Romagna e le province di Cuneo e di Firenze. I tecnici di Befera sottolineano che si tratta di prime aggregazioni e che andando più in dettaglio la realtà è ancora più a macchia di leopardo e quindi concludono: «L'usuale dicotomia Nord-Sud non è sufficiente a rappresentare la situazione».

Evasione e tenore di vita
Ma alcune correlazioni sono già evidenti. Dove il tenore di vita è basso e minore è la presenza dello Stato la compliance fiscale, cioè l'attitudine a pagare le tasse, è inferiore. Questo spiega anche perché nelle aree ad alta evasione fanno eccezione le grandi città con una struttura produttiva più solida, tipo Napoli o Palermo, che presentano dati migliori di Tax gap rispetto al territorio circostante.
Un'altra considerazione che gli specialisti dell'Agenzia ci tengono a fare è che una cosa è il tasso di evasione presunta e una cosa diversa sono i valori assoluti dell'evasione. Questi ultimi, infatti, si concentrano nelle zone più ricche del Paese. E quindi anche se qui il tasso di infedeltà fiscale è basso, le somme che non vengono versate nelle casse dell'erario sono molto elevate, mentre nelle zone povere, anche se l'evasione è alta, si può recuperare meno. Tutte informazioni e considerazioni consentite dal nuovo database, che contribuiranno a orientare le scelte strategiche dell'Agenzia.

Le prossime tappe
Il database potrà essere migliorato nella quantità e nella qualità, aggiungono i tecnici. Dentro Dbgeo sarà ovviamente possibile aggregare i dati anche per categorie di contribuenti (dipendenti, autonomi, imprenditori) e per dimensione e natura dell'azienda (numero dipendenti, ragione sociale, settori). Ma la nuova banca dati potrà servire anche ad altri rami della pubblica amministrazione.
Per esempio, si è scoperto che la provincia di Prato produce una quantità di rifiuti urbani pro capite tra le maggiori d'Italia e questo probabilmente sta a dimostrare quanti residenti in nero ci siano, magari impiegati in forme di schiavismo cinese nella produzione del tessile. Non solo evasione fiscale, quindi. Ma anche quella contributiva (Inps), per non parlare dei gravi reati penali che potrebbero più efficacemente essere indagati e perseguiti.

I controlli e i servizi
Befera però è deciso a utilizzare le potenzialità di Dbgeo anche per una migliore organizzazione degli sportelli e del personale dell'Agenzia sul territorio. Per distribuire meglio gli ispettori, ma anche i servizi al pubblico. In Sardegna, per esempio, dove c'è un territorio ampio, scarsamente popolato, con molti comuni difficili da raggiungere, si è però constatato c'è una forte diffusione di Internet e quindi su questa base si potrebbe pensare a una riorganizzazione più funzionale, dicono gli esperti, cercando di potenziare i servizi telematici per rendere sempre meno necessario al contribuente dover andare presso gli uffici del Fisco.
L'anno scorso l'Agenzia delle Entrate ha recuperato alle casse dello Stato 11 miliardi di imposte evase, circa il 10% di tutta l'evasione stimata. Per quest'anno l'obiettivo è più ambizioso. Grazie anche a Dbgeo.

FONTE: Enrico Marro (corriere.it)