martedì 24 maggio 2011

Tassi in rialzo? Ecco i bond (per durata e Paese) consigliati dagli esperti


I tassi di interesse sono destinati, nell'arco del prossimo biennio, anormalizzarsi intorno al 3 per cento. Lo indicano i contratti future sugli indici Euribor che sintetizzano l'opinione prevalente degli operatori del settore. Considerando che allo stato attuale siamo all'1,25% c'è quindi da aspettarsi, al netto di ulteriori stravolgimenti macroeconomici, nell'arco dei prossimi 24 mesi una mini-serie di strette monetarie da parte della Banca centrale europea.

Se così sarà, per chi è orientato a investire la liquidità in strumenti obbligazionari su quali durate e su quali Paesi è meglio posizionars i? (guarda la tabella dei rendimenti dei bond governativi per le varie durate). In uno scenario, come quello attuale, in cui la Grecia si avvicina una ristrutturazione (soft) del debito e il debito italiano ha incassato nel week end una revisione al ribasso dell'outlook (da stabile a negativo) da parte dell'agenzia di rating Standard and Poor's, non è facile scegliere. Gli esperti, però, hanno visioni e strategie chiare, ovviamente da prendere con il condizionale perché nessuno, in finanza, ha la sfera di cristallo.

La domanda chiave del momento è: conviene investire oggi (quando si prospetta una prolunga fase di strette monetarie) in strumenti non indicizzati all'aumento dei tassi per un lungo periodo di tempo, come spesso viene prospettato in banca dove vengono proposti contratti obbligazionari a rendimento garantito che impegnano il capitale anche fino a 7 anni?

BTp da preferire al Bund
«È vero che siamo entrati in una fase di normalizzazione dei tassi e che nel giro di due anni arriveremo probabilmente al 3% - spiega Federico Mobili, gestore azionario di Bnp Paribas investment partners -. Ma ci sono ancora troppe incognite, a cominciare dai prezzi delle materie prime. Per questo motivo difficilmente ci sarà un cambiamento strutturale nel mercato obbligazionario. Ne consegue che investire in titoli a 10 anni, come i BTp, che oggi offrono rendimenti molto più interessanti rispetto al Bund tedesco, potrebbe essere un'occasione. Così come sono interessanti alcune emissioni a breve, tipo quella in scadenza a giugno 2012, delPortogallo con rendimenti netti intorno al 7 per cento. Ovviamente in questo caso, si tratta di un investimento ad alto rischio, considerate le preoccupazioni sui Pigs, cui dedicare solo una minima parte del portafoglio. In questa scia è da valutare anche un piccolo investimento in titoli spagnoli,Paese sta facendo un rientro molto importante della crisi immobiliare e finanziaria (anche se è alle prese con una crisi politica dopo la disfatta dei socialisti di Zapatero, ndr)».

FONTE: Vito Lops (ilsole24ore.it)

lunedì 23 maggio 2011

Un italiano su 4 sperimenta la povertà Il Pil stenta, fanalino di coda in Ue

Un quarto della popolazione a rischio «esclusione». Giovani: mezzo milioni di disoccupati in più in due anni

Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) «sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale». Si tratta di un valore del 23,1% superiore alla media Ue. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale presentato lunedì alla Camera dei Deputati dal presidente dell'Istituto di statistica, Enrico Giovannini , dal quale emerge un Paese in grande affanno.

PIL, ITALIA FANALINO CODA - «Nel decennio 2001-2010 l'Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i paesi dell'Unione europea». Il paese è «fanalino di coda nell'Ue per la crescita»: è questa la fotografia della situazione economica del paese contenuta nel rapporto annuale Istat. Quella italiana «è l'economia europea cresciuta di meno nell'intero decennio», con un tasso medio annuo pari allo 0,2%, contro l'1,1% dell'Ue. «Il ritmo di espansione della nostra economia - si legge - è stato inferiore di circa la metà a quello medio europeo nel periodo 2001-2007». L'Italia, insomma, ha avuto una «crescita dimezzata» e il divario «si è allargato nel corso della crisi e della ripresa attuale». Nella media dello scorso anno l'economia italiana, ricorda l'Istat, è cresciuta dell'1,3 per cento, contro l'1,8 per cento dell'Ue. Nel primo trimestre del 2011, in Italia la crescita è stata dello 0,1 per cento su base congiunturale (come giá nell'ultimo trimestre del 2010) e dell'uno per cento in termini tendenziali, mentre nell'Uem la crescita è stata dello 0,8 per cento su base trimestrale (dallo 0,3 di fine 2010), e del 2,5 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2010.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: MEZZO MILIONE IN PIU' - «In Italia l'impatto della crisi sull'occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità». I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d'età in cui si registrano 501 mila occupati in meno. L'oltre mezzo milioni di occupati in meno (-2,3%) in due anni è quindi il risultato di una perdita di 501 mila posti tra gli under 30 (-13,2%), di un calo dei 322 mila unità nella fascia d'età compresa tra i 30 e i 49 anni (-2,3%) e di un aumento di 291 mila occupati tra gli over-50 (+5,2%).

SCUOLA, 18,8% DI ABBANDONI PREMATURI - L'economia che arranca incide profondamente sui i fenomeni sociali: nel 2010, gli abbandoni scolastici prematuri rimangono consistenti, al 18,8 per cento. Il dato è più alto tra i ragazzi, 22,0 per cento contro il 15,4 delle ragazze. L'obiettivo fissato dal Pnr (15-16 per cento) non appare particolarmente ambizioso e non consente un avvicinamento deciso rispetto agli obiettivi comunitari. Nella «Strategia Europa 2020», il piano che delinea le grandi direttrici politiche per stimolare lo sviluppo e l'occupazione nell'Ue gli abbandoni scolastici prematuri devono essere contenuti al di sotto della soglia del 10 per cento. I giovani (20-24 anni) che hanno abbandonato gli studi senza conseguire un diploma di scuola media superiore interessa tutti i paesi dell'Unione (media 14,4 per cento). Sono forti le disparità tra gli Stati che già hanno raggiunto o sono prossimi all'obiettivo (paesi del Nord Europa e molti tra quelli di più recente accesso) e alcuni paesi del Mediterraneo (Spagna, Portogallo e Malta), dove le quote di abbandono superano il 30 per cento. Quasi ovunque l'incidenza è superiore tra i ragazzi rispetto alle ragazze.

DONNE - L'occupazione femminile rimane stabile nel 2010, ma peggiora la qualitá del lavoro e rimane la disparitá salariale rispetto ai colleghi uomini (-20%). Cresce inoltre i part time involontario e aumentano le donne sovraistriute. I dati sul mondo del lavoro femminile in Italia sono contenuti nel rapporto annuale dell'Istat 'La situazione del paese nel 2010'. L'occupazione qualificata, tecnica e operaia, secondo quanto si legge è scesa di 170 mila unitá, mentre è aumentata soprattutto quella non qualificata (+108 mila unitá). Si tratta soprattutto di «italiane impiegate nei servizi di pulizia a imprese ed enti e di collaboratrici domestiche e assistenti familiari straniere».

FONTE: corriere.it

venerdì 20 maggio 2011

I dieci motivi per cui l'Italia non cresce


Perché l'Italia è in declino da almeno dieci anni e cresce meno dei suoi concorrenti più vicini, Germania e Francia, i due partner con cui occorre paragonarsi per dimensioni e popolazione? II Bel Paese soffre di dieci piccoli problemi che sommati diventano un macigno e ne rallentano il percorso.

Sotto accusa ci sono infrastrutture, istruzione, mentalità, sistema decisionale e politico, debolezza industria, ricerca e sviluppo, concorrenza nei servizi, eredità del debito pubblico, burocrazia. Insomma, la competitività del paese arranca, e questo si vede nel nostro calo delle quote di export. Vediamo di fare chiarezza in breve.

1) DEBITO. Il primo problema è il debito pubblico, pari al 116% del Pil. Le cause affondano nel decennio degli anni della "Milano da bere" del "deficit spending" facile dove con un crescita buona si innestò sciaguratamente anche il turbo della spesa pubblica, facendo così gonfiare più di ogni altro nostro partner Ue, il fardello del debito pubblico. La notizia recente, che in un decreto minore si è deciso di ripristinare di nascosto i tagli alla politica locale facendo tornare le indennità per i consiglieri circoscrizionali abolite un anno fa dal ministro dell'economia Giulio Tremonti, fa capire come sia diffcile recuperare il terreno perduto. Il costo del debito pubblico intanto costa 50 miliardi di euro di interessi all'anno, soldi che mancano all'economia reale come l'ossigeno nei polmoni.

2) RICERCA. Uno dei maggiori successi del paese fu la scoperta di Giulio Natta, ultimo Nobel italiano nel 1963 per la chimica, dei polimeri. Alcuni di questi polimeri vennero commercializzati dalla Montecatini con brevetti commercialiali di Moplen (prodotti di plastica) e Meraklon (fibra tessile). Natta, si laureò in ingegneria chimica al Politecnico di Milano nel 1924, a soli 21 anni. Nel 1925 Natta accettò una borsa di studio a Friburgo entrando in contatto con il prof. Hermann Staudinger che si occupava di macromolecole. Natta tornato a Milano proseguì gli studi sulla struttura cristallina di polimeri. Fu professore al Politecnico (1925-1932) all'Università di Milano (1929-1933), a Pavia nel 1933 e poi all'Università La Sapienza di Roma. Nel 1937 ricoprì la cattedra di chimica industriale al Politecnico di Torino. Cosa insegna la vicenda di Natta? Che una buona e selettiva università collegata al mondo delle imprese fa da volano per l'industria del paese. Oggi la chimica italiana è l'ombra di quello che era un tempo, proprio perchè quel legame si è rotto, occorre ripristinarlo.

3) L'ALTA VELOCITA'.Il costo del lavoro assorbe anche il costo delle inefficienze del paese. Un revisore di una grande società internazionale mi disse che a parità di stipendio un loro dipendente, che si doveva trasferire da Parigi a Lione, costava meno grazie al TGV, l'alta velocità, di un dipendente italiano che doveva trasferirsi da Milano a Roma. Oggi grazie all'alta velocità del Freccia Rossa questo divario si è parzialmente ridotto, ma ampie zone del paese come il Nord-est, o i collegamenti internazionali con la Francia a Modane e il corridoio orintale verso Kiev restano ancora escluse da questo elemento di modernità.

4) LA BANDA LARGA -Il secondo elemento di arretratezza delle infrastrutture del paese oltre l'alta velocità è la banda larga, un elemento che consente enormi aumenti di produttività.
Una velocità minima di connessione è un requisito indispensabile per la diffusione di servizi come il telelavoro, telemedicina, teleconferenza, videochiamata.
La disponibilità di una connessione a banda larga è considerata dai tecnici indispensabile in qualunque azienda che richieda un'interazione via rete web. Le Intranet aziendali già oggi dispongono di collegamenti ad alta velocità, ottenibili con investimenti propri dell'azienda. La disponibilità di una connessione Internet veloce dipende, invece, da decisioni di investimento di terzi, del provider. Se c'è una connessione lenta, diventano complessee operazioni quotidiane come l'invio di un file di qualche megabyte o l'apertura di pagine web, la consultazione del conto corrente on line, che non contiene solo testo. Le aziende senza banda larga subiscono una perdita di produttività, legata al tempo in più per svolgere attività rispetto ai concorrenti con connessione veloce.
La rete nazionale, in doppino in rame, è stata completata nei lontani e gloriosi anni '60 e quindi presenta gravi segni di obsolescenza. La banda larga è stata dichiarata servizio universale per la prima volta in Finlandia (la cosidetta Nokialand) nel 2005, seguita da Spagna e Svizzera. Il Giappone detiene il primato globale di copertura del paese e di velocità media di connessione. Tokio ha realizzato l'intervento pubblico più importante per diffondere la banda larga. Questo forse spiega qualcosa del miracolo nipponico.

5) I CONTRATTI DECENTRATI TERRITORIALMENTE. L'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, non cessa mai di raccomandare da anni all'Italia l'istituzione di livelli salariali differenti sul territorio, livelli che riflettano le diverse realtà di produttività e di costo della vita. Una mal compreso senso di uguaglianza da parte dei sindacati dei dipendenti ha fatto sì che questa suggerimento non venisse quasi mai recepito con danno degli stessi lavoratori delle zone meno progreddite del paese che hanno sulla carta salari identici a quelli del Nord senza però vedere mai arrivare gli investimenti. Non è pensabile dicono all'Ocse che un dipedente a Enna guadagni lo stesso di uno a Bolzano. IL "principio di realtà" non lo consente.

FONTE: Vittorio Da Rold (ilsole24ore.it)

giovedì 19 maggio 2011

Strauss-Kahn si è dimesso dal Fondo

La lettera: «Lascio con infinita tristezza. Ho servito l'Istituzione con onore e dedizione. Sono innocente»

Dominique Strauss-Kahn si è dimesso da direttore del Fondo Monetario Internazionale. La decisione segue l'invito a lasciare giunto dall'amministrazione Obama. L'uomo che si trova nel carere di New York continua a protestarsi innocente dalle accuse di strupro e sequestro di persona ai danni di una cameriera trentaduenne dell'hotel Sofitel di Manhattan.

LA LETTERA - «È con infinita tristezza che oggi mi sento costretto a presentare al Consiglio Esecutivo le dimissioni dal mio incarico di direttore operativo del Fondo», scrive Strauss-Kahn nella lettera di rinuncia. «Voglio affermare che nego con la maggiore fermezza possibile tutti gli addebiti che sono stati formulati a mio carico» . «Voglio proteggere questa istituzione che ho servito con onore e dedizione»

PENSO ALLA MIA FAMIGLIA - «In questo momento penso in particolare a mia moglie, che amo più di ogni altra cosa, ai miei figli, alla mia famiglia ed ai miei amici», scrive Strauss-Khan nella lettera di dimissioni pubblicata sul sito del Fondo monetario. «A tutti voglio dire che nego con la massima fermezza possibile ogni accusa che è stata fatta contro di me», afferma Strauss-Kahn aggiungendo di voler «spendere tutte le mie forze, tutto il mio tempo e tutte le mie energie per provare la mia innocenza».

IL RICHIAMO - Il segretario del Tesoro Usa, Timothy Geithner ha detto mercoledì di ritenere che Strauss-Kahn «non sia nella posizione adatta per guidare il Fondo» al prossimo G8. Il consiglio dell'Fmi ha ribadito che al vertice in programma la prossima settimana ci sarà l'attuale vicario, l'americano John Lipski.

DAVANTI AL GIUDICE - Strauss-Kahn torna davanti al giudice oggi alle 14.15 (20.15 ora italiana). I difensori dell'ex direttore del Fondo hanno proposto una cauzione da 1 milione di dollari per il rilascio del loro cliente e gli arresti domiciliari a casa della figlia Camille a New York, con il controllo per 24 ore su 24 tramite braccialetto elettronico.

LA CINA PREME PER LA SUCCESSIONE - Spunta un candidato cinese per la successione alla direzione del Fondo. Si tratta di Zhu Min, consigliere speciale dello stesso Strauss-Kahn. Lo scrive il China Daily.

FONTE: Paola Pica (corriere.it)

martedì 17 maggio 2011

Bce: l'Eurogruppo indica Draghi per la presidenza

Il governatore della Banca d'Italia è stata l'unica candidatura avanzata

L'Eurogruppo ha indicato Mario Draghi, il governatore di Banca d'Italia e presidente del Financial stability forum, per la presidenza della Bce. Lo si apprende da fonti comunitarie. La candidatura di Draghi per il dopo-Trichet è stata l'unica posta sul tavolo dell'Eurogruppo. La designazione formale sarà fatta martedì in seno all'Ecofin.

BCE - Ora la decisione finale sulla nomina del governatore di Bankitalia alla guida della Bce - previo il parere non vincolante sia del Consiglio direttivo della Bce sia del Parlamento europeo - spetta ai capi di Stato e di governo della Ue che si riuniranno a Bruxelles il prossimo 24 giugno. Prima di quella data il presidente designato dovrà sottoporsi all'esame del Parlamento europeo, sia rispondendo a una serie di domande scritte degli eurodeputati, sia presentandosi in audizione davanti alla commissione affari economici e monetari. Draghi dovrebbe insediarsi a Francoforte,il prossimo 1° novembre.

JUNCKER - «Draghi gode di una reputazione internazionale eccellente e come banchiere centrale ha dato prova di avere a cuore l'euro e l'Unione economica e monetaria», ha commentato il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker.

FONTE: corriere.it

sabato 14 maggio 2011

Cinque per mille, oltre 50mila beneficiari online l'elenco provvisorio degli enti

Da oggi sul sito dell'Agenzia delle entrate le liste di tutti i soggetti ai quali è possibile destinare il contributo attraverso la dichiarazione dei redditi. La maggior parte (oltre 35mila) sono sigle del volontariato, poi i Comuni, lo sport dilettante, la ricerca e la salute


Da oggi sono disponibili online, sul sito Internet dell'Agenzia delle Entrate 1, le liste provvisorie dei possibili destinatari del contributo del 5 per mille, ideato per sostenere gli enti che svolgono attività socialmente rilevanti. Complessivamente, quest'anno gli iscritti ai quattro elenchi sono 42.652, a cui vanno aggiunti gli 8.100 Comuni italiani che possono ricevere gli aiuti dei cittadini residenti.

Gli elenchi sono pubblicati in ordine alfabetico e raccolgono le diverse tipologie di enti a cui i contribuenti possono destinare una quota pari al 5 per mille del reddito dichiarato: si tratta di 35.526 enti del volontariato (onlus, associazioni di promozione sociale, associazioni e fondazioni riconosciute in possesso di determinati requisiti): 436 enti della ricerca scientifica e dell'università: 97 enti della salute: 6.593 associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni ai fini sportivi. Il motore di ricerca del sito dell'Agenzia delle entrate permette di consultare facilmente gli elenchi, individuando gli enti iscritti per denominazione o per codice fiscale.

Eventuali correzioni ai dati pubblicati possono essere richieste entro il 20 maggio dal legale rappresentante dell'ente (o da un suo delegato) alla direzione regionale dell'Agenzia competente per territorio. La versione aggiornata degli elenchi per il volontariato e lo sport dilettante, corretta da eventuali errori, verrà pubblicata entro il 25 maggio. Entro il 30 giugno, invece, gli enti del volontariato dovranno trasmettere alle direzioni regionali delle Entrate, a pena di decadenza, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti la persistenza dei requisiti per l'ammissione nell'elenco. Il modulo è disponibile sul sito, mentre ad esso va allegata obbligatoriamente copia del documento di riconoscimento del legale rappresentante che sottoscrive.

Stesso iter per i legali rappresentanti delle associazioni sportive dilettantistiche, con la differenza che la dichiarazione va inviata, con la copia del documento di riconoscimento, alla struttura del Coni territorialmente competente.

FONTE: repubblica.it

martedì 10 maggio 2011

Italiani senza vacanze

Adoc: quest'estate rimarra' a casa l'80% degli italiani


L'allarme arriva dai consumatori: il costo della vita in Italia continua a crescere e, così, le famiglie italiane vedono l'estate con meno sollievo, perché in molti casi saranno costrette a rinunciare alle vacanze. Un'estate da trascorrere in città? Questo è il timore palesato dall'Adoc, l'Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori.

Rincari che pesano più delle valigie
Secondo le stime dell'associazione di consumatori, ci sarà poco da fare: i continui rincari nei settori dell'energia, dei trasporti, dei servizi e degli alimentari non potranno che condurre a una riduzione delle spese famigliari nel comparto del turismo. Insomma, stando all'Adoc, affaticati dai costi della vita quotidiana, gli italiani non riusciranno a tirare il freno durante le ferie.

In base alle previsioni dell'associazione, nella prossima bella stagione ben l'80% degli italiani non potrà permettersi di andare in vacanza e, dunque, a mettersi in viaggio sarà solo il restante 20% delle famiglie.

L'analisi dell'Adoc
Nella lettura fornita da Carlo Pileri, presidente dell'Adoc, è molto chiara e semplice: "Quest'estate ci sarà un crollo del turismo, l'80% degli italiani non andrà in vacanza a causa dei rincari, in media di oltre 200 euro, per i trasporti, alloggio e servizi. Il costo di un traghetto quest'anno è aumentato del 70%, pari a circa 230 euro di aggravio rispetto allo scorso anno. Per un biglietto aereo di andata e ritorno si spendono in media 112 euro in più, un rialzo del 25%, un biglietto del treno costa il 7% in più. Senza dimenticare il caro benzina, che provocherà un aggravio di spesa medio di 30 euro per le vacanze. Il crollo del turismo rischia di travolgere il sistema economico italiano, per questo chiediamo l'impegno immediato del Governo per ridurre i costi dell'energia e dei carburanti".

L'osservatorio Findomestic controcorrente.
In parziale controtendenza rispetto a quelli prospettati dall'Adoc sono gli scenari disegnati dall'osservatorio mensile di Findomestic, che parla di una leggera ripresa per quanto concerne le previsioni di acquisto nel settore del turismo. Ad aprile 2011, i dati relativi al settore hanno fatto segnare il secondo mese consecutivo d'aumento.

FONTE: lastampa.it


lunedì 2 maggio 2011

Tutti pazzi per il gelato. Quando la voglia d'impresa guarda alla tradizione


Gli indizi non sono solo nelle nuove aperture o nelle lunghe code di persone in paziente attesa fuori dalle gelaterie. Sono anche nelle biografie di chi si fa imprenditore-gelatiere: giovani, caparbi, a volte laureati in materie che nulla hanno a che fare con questo particolare artigianato.

È un caso che alcuni provengano dall'ambiente della finanza, ma anche questo dà la misura del grande fascino esercitato ancora oggi dall'arte di fare il gelato. A Milano, per esempio, le gelaterie artigianali continuano ad aumentare: nel 2010, secondo i dati dell'Epam, l'Associazione provinciale milanese pubblici esercizi, sono passate da 579 a 618, con un salto del 6,7 per cento.

Scriveva due anni fa il giornalista Paolo Marchi, nella sua "Guida alle migliori gelaterie di Milano", che nel capoluogo lombardo si producono ogni anno 15mila tonnellate di gelato artigianale (74 coni per ogni milanese). Bene, i numeri da allora sono aumentati, ma il fenomeno della proliferazione dei laboratori è generale e diffuso in tutta Italia, dove secondo i dati di Confartigianato ogni anno le famiglie spendono circa 2 miliardi di euro in gelati artigianali (e industriali, però). E i laboratori sono circa 37mila (94mila le persone impiegate), con la Lombardia che ne detiene il record: oltre 6mila. La moda del gelato si è riaccesa, non si è mai spenta, ma forse la crisi ha favorito un settore dove le idee e la qualità vengono premiati: prodotti freschi e zero additivi o conservanti. Poi è vero che alla fantasia non c'è limite, se sono stati inventati 300 gusti di gelato.
Le biografie, dicevamo, sono indicative. Gli eredi di quel Francesco Procopio de' Coltelli di Acitrezza, che a metà del ‘600 a Parigi per primo cominciò a produrre gelato per venderlo al pubblico, facendolo così uscire dalle corti europee (come ricorda un volume uscito negli Usa, "Ice Cream: A Global History"), sono giovani e pieni di inventiva.

Il gelato slow
Sull'onda della naturalità. «Il nostro progetto è partito nel 2003, dopo aver letto un articolo di Carlo Petrini in cui si diceva che non c'è più il gelato di una volta». Guido Martinetti, 35 anni, è uno dei due fondatori della gelateria "Grom". Lui e Federico Grom, 37 anni ed ex analista finanziario, sono partiti da Torino «con un investimento di 30mila euro a testa, per un negozio di 30 metri quadri a piano strada». Oggi inaugurano a Osaka il 52° negozio, il quinto in Giappone dopo i quattro di Tokio. Ma sono presenti anche a Malibu, Parigi e New York (tre negozi). Grande successo e un uno-due (pardon, 52) che ha portato il fatturato a 18 milioni di euro. «Tanto? Dipende dai punti di vista: quattro Autogrill fanno di più». Martinetti si schermisce, ma è appassionato quando racconta la filosofia alla base di "Grom". Per lui, enologo, è una questione di principio, «così come per un buon vino ci vuole l'uva migliore – dice - così per il gelato: solo ingredienti selezionati. Bisogna controllarne l'origine, per offrire un prodotto di qualità».

Martinetti segue personalmente gli acquisti («è importante gestire il percorso di maturazione del frutto: le fragole, ad esempio, le prendo ad aprile nel sud Italia, ma a giugno dalle nostre parti»). La produzione vera e propria avviene a Torino, dove si raccolgono e mescolano le materie prime provenienti dai presidi Slow Food. La miscela liquida viene inviata «a temperatura negativa» in ogni negozio, dove viene lavorata. «Il nostro gelato non contiene emulsionanti, ha quindi meno aria, è meno soffice, e va lavorato al momento del servizio. Ma in questo modo è molto più facile da digerire». Forse quel rimestare nel contenitore cilindrico, la carapina, allunga le code fuori dal negozio, ma nessun cliente pare desistere: funziona forse all'inverso, come una tattica di marketing non voluta? «Può darsi – risponde Martinetti - ma la pubblicità non sempre serve. Noi preferiamo investire nell'agricoltura, come quando nel 2007 abbiamo preso una tenuta biologica a Costigliole d'Asti, 8 ettari poi diventati 15, che fra un mese aprirà al pubblico». Per chi vuol vedere da dove viene il gusto "bio" del gelato "Grom".

FONTE: ilsole24ore.it