
lunedì 27 giugno 2011
Riforma del Fisco: ipotesi tre aliquote Irpef e innalzamento dell'Iva dell'1%

venerdì 17 giugno 2011
Irpef: le tasse record d'Italia In testa Basiglio, Andria la più povera

La prima città non al Centro Nord si incontra alla casella numero 29: è Cagliari, con 3.738 euro di Irpef pagata
A vedere com'è ridotto il castello di Cusago non si direbbe di trovarsi in uno dei comuni più ricchi d'Italia, almeno se si deve giudicare dalle tasse che pagano i suoi residenti. Il trecentesco maniero costruito da Bernabò Visconti sui resti (pare) di una fortificazione longobarda avrebbe bisogno di una bella cura ricostituente. E non soltanto per dimenticare la sua storia rocambolesca: soprattutto per rispetto e decenza. Era uno dei pezzi forti dell'eredità della marchesina Casati Stampa, finita con molti ettari circostanti a Silvio Berlusconi insieme alla famosa residenza di Arcore. Quel gioiello, dove era solito soggiornare anche Ludovico il Moro, venne ceduto poi a una società che fa capo all'imprenditore Fabio Rappo, e alla quale partecipa anche Marco Cairati, cugino dell'ex sindaco di Cusago Luigi Cairati. E ora, dopo che nel 2008 è saltato un nuovo passaggio di proprietà, versa in uno stato di pietoso degrado. Pur essendo l'origine delle fortune cusaghesi. Tutto è cominciato quando la Edilnord dei Berlusconi, ha raccontato Simona Borgatti su Tellusfolio.it, «riuscì a far costruire sui terreni del nobile lascito un quartiere residenziale "Milano Visconti", fotocopia ridotta di Milano 2 e Milano 3 che dà rifugio ai paperoni d'Italia. Sporting privato, servizio di vigilanza, giardini curatissimi e tanto verde». Ecco il segreto che ha spinto la piccola Cusago ai vertici dei Comuni italiani i cui residenti pagano più tasse: 7.967 euro ciascuno, calcolando naturalmente vecchi e neonati.
Nella classifica che si ricava dai dati elaborati dall'Ifel, il centro studi dell'Anci, sull'Irpef pagataallo Stato dagli abitanti degli 8.094 comuni italiani, i cusaghesi occupano la terza piazza assoluta. Davanti, al secondo posto, c'è con 9.686 euro pro capite, Campione d'Italia, sede di un casinò. Mentre in testa alla graduatoria, inarrivabile, figura un altro comune della provincia di Milano, Basiglio. Il quale, alla pari di Cusago, deve quella posizione al Cavaliere. Perché molti dei suoi 8 mila concittadini (un numero decuplicato fra il 1981 e il 2001) abitano a Milano 3, quartiere costruito anch'esso da Berlusconi. E non è un caso che Il Sole 24 Ore lo abbia classificato, sulla base dei dati delle Finanze sulle addizionali locali, come il Comune più ricco d'Italia, con 51.803 euro l'anno. Roba da Lussemburgo... Mica male per un Paese nel quale l'attività economica principale resta la coltivazione del riso.
Ma sono i numeri sull'Irpef statale pagata nei capoluoghi di provincia a rivelare molte sorprese. Nella classifica ottenuta con i dati Ifel, Milano è al dodicesimo posto assoluto fra tutti i comuni italiani. Prima dei capoluoghi, con 6.357 euro pro capite. E precede altre tre città lombarde: Bergamo (5.202), Monza (5.172) e Pavia (5.065). Ma poco più indietro c'è Roma, con 4.350 euro a residente. Ogni romano paga allo Stato il 68,5% dell'Irpef versata da ciascun milanese: 2.007 euro in meno. Però è una cifra analoga a quella che pagano gli abitanti di Varese, città ad elevatissima concentrazione leghista. Superiore anche al dato di Bolzano (4.263 euro). E, ancora più nettamente, a quello di Gallarate, quartier generale del Carroccio (3.943).
Meno Irpef statale rispetto agli abitanti della capitale viene pagata anche in altri capoluoghidel Nord produttivo. Per esempio Mantova (4.262), Lecco (4.235), Lodi (4.223). Ma anche Modena (4.176), Brescia (4.131), Como (4.003), Piacenza (3.862), Sondrio (3.842), Verona (3.810) oppure Cremona (3.764). In questa graduatoria la prima città non appartenente al Centro Nord si incontra alla casella numero 29: è Cagliari, con 3.738 euro. Interessante notare che in capoluoghi come Alessandria, Forlì o Ravenna, l'Irpef pro capite pagata allo Stato è metà di quella di Milano. Più o meno come a Caserta, che con 3.100 euro è il grosso centro del Mezzogiorno continentale i cui cittadini versano più tasse. Anche se nella Provincia casertana, dove lavorano in nero nell'agricoltura e nell'edilizia decine di migliaia di immigrati, la situazione è completamente diversa. Qualche esempio? A Marcianise l'Irpef procapite è di 1.295 euro. A Castel Volturno, 958. A Villa Literno, appena 706. Per non parlare di Casal di Principe, paese della sanguinaria cosca camorrista dei casalesi, dove orribili palazzine spuntano come i funghi e ogni abitante paga ancor meno: 688 euro. Quasi un decimo di Milano. C'è da dire che ci sono capoluoghi di provincia non molto distanti da quei livelli.
Colpiscono i dati della Bat, acronimo che sta per Barletta, Andria e Trani. Tre città di una Provincia nuova di zecca, nessuna delle quali ha voluto cedere alle sue concorrenti nemmeno la sigla. Nonostante il territorio provinciale inventato di sana pianta non conti in tutto che dieci Comuni. Ebbene, Andria è fra i capoluoghi di Provincia italiani quello che versa allo Stato l'Irpef procapite più modesta in assoluto: 1.081 euro, contro i 1.268 di Barletta e i 1.671 di Trani. Al di sotto anche delle più «povere« città della Sardegna elette recentemente a Provincia, come Tortolì, Lanusei e Iglesias. E tre volte meno del Comune meridionale con l'Irpef statale più elevata. È San Gregorio di Catania, centro che al pari di Basiglio ha registrato una crescita demografica pazzesca (fra il 1971 e il 2001 è passato da 3.860 a 10.386 residenti) i cui abitanti pagano ciascuno 3.567 euro. Paese, lo definisce l'enciclopedia online Wikipedia, «ricco di attività commerciali e professionali». Al punto da collocarlo nella graduatoria delle tasse statali sulle persone fisiche, nettamente davanti al suo capoluogo Catania (2.116 euro), un tempo battezzata «Milano del sud».
Com'era prevedibile, la classifica degli 8.094 comuni è divisa a metà: quella superiore è dominata dal Nord, quella inferiore dal Sud. Se fosse necessaria una dimostrazione ulteriore di come il Paese sia economicamente spaccato in due (gli ultimi dati dell'Istat dicono che nel 2010 il Mezzogiorno è rimasto praticamente fermo, mentre il Nord Est cresceva a un ritmo superiore al 2%), eccola. Anche se le ultime due posizioni sono paradossalmente occupate da due paesini della Provincia di Como. Si tratta di Val Rezzo, dove nel 2009 si sono pagati soltanto 190 euro procapite di Irpef statale, e Cavargna: 329 euro.
FONTE: Sergio Rizzo (corriere.it)
lunedì 13 giugno 2011
Vino, l'Italia sorpassa la Francia, è il primo produttore al mondo

Dopo l'ultima vendemmia, secondo i dati dell'Unione europea riportati da Coldiretti, 49,6 milioni di ettolitri prodotti nel nostro paese contro i i 46,2 dei transalpini
mercoledì 8 giugno 2011
L'Ue rimanda l'Italia ad ottobre

"Sì al piano, ma entro l'autunno serve una manovra". No a tagli delle tasse, sei punti da rivedere
martedì 7 giugno 2011
Incidenti sul lavoro, 269 morti da gennaio. Nelle ultime 24 ore sei nuove vittime

Dall'inizio dell'anno l' incremento, rispetto allo stesso periodo del 2010 è del 21,4 %. Ma a questa cifra va aggiunta quella degli incidenti nel percorso casa-lavoro, vittime spesso dovute a stanchezza e stress per le condizioni lavorative: Il numero raggiunge il record drammatico di 509
lunedì 6 giugno 2011
Da domani gli italiani non lavorano più per pagare la tasse

Scocca il "Tax Freedom Day"
venerdì 3 giugno 2011
L'evasione «media» è di 2.093 euro Il sommerso vale 275 miliardi

Il lavoro nero pesa per il 37%. Sfugge al fisco il 13,5% del reddito. Gli autonomi dichiarano fino al 56% in meno
Tra chi paga fino all'ultimo centesimo e chi, purtroppo, è sconosciuto al fisco, l'evasione media degli italiani può essere stimata pari al 13,5% del reddito dichiarato nel 2010. Sempre in media, non sono stati dichiarati al fisco 2.093 euro a contribuente. È questa l'ultima indicazione sull'evasione fiscale contenuta nel rapporto finale stilato da uno dei quattro gruppi di lavoro della riforma fiscale.
AL SUD SI EVADE MENO - Lungo la Penisola però non si evade nella stessa misura. Al Centro, il tax gap è di 2.936 euro, pari al 17,4%; al Nord è di 2.532 euro, pari al 14,5%. Più basso al Sud: si attesta al 7,9%, pari a 950 euro di redditi Irpef sottratti mediamente al fisco da ciascun cittadino.
GLI AUTONOMI DICHIARANO LA META' - È concentrata soprattutto su lavoratori autonomi-imprenditori e su proprietari di immobili dati in affitto l'evasione fiscale. È quanto emerge dall'ultima stima sui redditi non dichiarati ai fini dell'Irpef contenuta nel rapporto finale del tavolo sulla riforma fiscale dedicato all«'economia non osservata». In particolare, rispetto ad un tasso medio di evasione del 13,5%, gli autonomi-imprenditori dichiarano il 56,3% in meno, celando al fisco ben 15.222 euro a testa, e i rentier l'83,7%, pari al 17.824 euro pro-capite. I pensionati invece versano il 7,7% in più.
IL PESO DEL LAVORO NERO - L'economia sommersa in Italia vale da un minimo di 255 ad un massimo di 275 miliardi di euro ed è dovuta per il 37% a lavoro non regolare. Conferma le stime già diffuse dall'Istat sul sommerso nel 2008 il rapporto finale di uno dei gruppi di lavoro sulla riforma fiscale voluti dal ministero dell'Economia. Il voluminoso rapporto parte infatti dall'economia in nero, spiegando che però i suoi valori non possono essere direttamente riferiti come evasione fiscale perchè, a seconda dell'imposta, il «tax gap», cioè la differenza tra reddito e imponibili fiscali, tende a cambiare. I dati sul sommerso, riferiti al 2008, sono però la base di partenza per tutte le elaborazioni successive. In particolare viene calcolato che una quota del 55,6% del sommerso (153 miliardi) è riferibile alla «correzione del fatturato e dei costi intermedi», mentre il 37,2% (102 miliardi) al lavoro non regolare. Ci sono poi 19,6 miliardi indicati sotto la voce «riconciliazione stime offerta e domanda». Dai dati emerge che la quota di sommersa dovuta al lavoro irregolare è diminuita nel tempo: passando dal 39,5% del 2000 al 37,2% del 2008. La ripartizione del sommerso vede la quota maggiore di «nero» celarsi nel settore che assorbono 212,9 miliardi, contro i 9,2 miliardi dell'agricoltura e i 52,8 miliardi dell'industria. Ma, rispetto al «valore aggiunto» dei singoli settori, in agricoltura la quota di sommerso è pari al 32,8% del totale, mentre scende al 20,9% nei servizi e al 12,4% nell'industria.
FONTE: corriere.it


