lunedì 27 giugno 2011

Riforma del Fisco: ipotesi tre aliquote Irpef e innalzamento dell'Iva dell'1%

Secondo l'Ansa verrebbero fissate al 20%, 30% e 40%. Prevista anche l'abolizione dell'Irap dal 2014

Tre aliquote Irpef - al 20, 30 e 40% - e innalzamento dell'Iva di un punto per le aliquote più alte (10 e 20%): sono queste alcune delle grandi novità contenute nella bozza di riforma fiscale allo studio del governo, secondo quanto appreso dall'Agenzia Ansa.
IL DOCUMENTO - Nel documento di riforma - appena tre paginette - viene anche prevista l'abolizione dell'Irap a partire dal 2014 e la soppressione dell'Ice, l'Istituto per il commercio estero.

FONTE: corriere.it

venerdì 17 giugno 2011

Irpef: le tasse record d'Italia In testa Basiglio, Andria la più povera

La prima città non al Centro Nord si incontra alla casella numero 29: è Cagliari, con 3.738 euro di Irpef pagata

A vedere com'è ridotto il castello di Cusago non si direbbe di trovarsi in uno dei comuni più ricchi d'Italia, almeno se si deve giudicare dalle tasse che pagano i suoi residenti. Il trecentesco maniero costruito da Bernabò Visconti sui resti (pare) di una fortificazione longobarda avrebbe bisogno di una bella cura ricostituente. E non soltanto per dimenticare la sua storia rocambolesca: soprattutto per rispetto e decenza. Era uno dei pezzi forti dell'eredità della marchesina Casati Stampa, finita con molti ettari circostanti a Silvio Berlusconi insieme alla famosa residenza di Arcore. Quel gioiello, dove era solito soggiornare anche Ludovico il Moro, venne ceduto poi a una società che fa capo all'imprenditore Fabio Rappo, e alla quale partecipa anche Marco Cairati, cugino dell'ex sindaco di Cusago Luigi Cairati. E ora, dopo che nel 2008 è saltato un nuovo passaggio di proprietà, versa in uno stato di pietoso degrado. Pur essendo l'origine delle fortune cusaghesi. Tutto è cominciato quando la Edilnord dei Berlusconi, ha raccontato Simona Borgatti su Tellusfolio.it, «riuscì a far costruire sui terreni del nobile lascito un quartiere residenziale "Milano Visconti", fotocopia ridotta di Milano 2 e Milano 3 che dà rifugio ai paperoni d'Italia. Sporting privato, servizio di vigilanza, giardini curatissimi e tanto verde». Ecco il segreto che ha spinto la piccola Cusago ai vertici dei Comuni italiani i cui residenti pagano più tasse: 7.967 euro ciascuno, calcolando naturalmente vecchi e neonati.

Nella classifica che si ricava dai dati elaborati dall'Ifel, il centro studi dell'Anci, sull'Irpef pagataallo Stato dagli abitanti degli 8.094 comuni italiani, i cusaghesi occupano la terza piazza assoluta. Davanti, al secondo posto, c'è con 9.686 euro pro capite, Campione d'Italia, sede di un casinò. Mentre in testa alla graduatoria, inarrivabile, figura un altro comune della provincia di Milano, Basiglio. Il quale, alla pari di Cusago, deve quella posizione al Cavaliere. Perché molti dei suoi 8 mila concittadini (un numero decuplicato fra il 1981 e il 2001) abitano a Milano 3, quartiere costruito anch'esso da Berlusconi. E non è un caso che Il Sole 24 Ore lo abbia classificato, sulla base dei dati delle Finanze sulle addizionali locali, come il Comune più ricco d'Italia, con 51.803 euro l'anno. Roba da Lussemburgo... Mica male per un Paese nel quale l'attività economica principale resta la coltivazione del riso.

Ma sono i numeri sull'Irpef statale pagata nei capoluoghi di provincia a rivelare molte sorprese. Nella classifica ottenuta con i dati Ifel, Milano è al dodicesimo posto assoluto fra tutti i comuni italiani. Prima dei capoluoghi, con 6.357 euro pro capite. E precede altre tre città lombarde: Bergamo (5.202), Monza (5.172) e Pavia (5.065). Ma poco più indietro c'è Roma, con 4.350 euro a residente. Ogni romano paga allo Stato il 68,5% dell'Irpef versata da ciascun milanese: 2.007 euro in meno. Però è una cifra analoga a quella che pagano gli abitanti di Varese, città ad elevatissima concentrazione leghista. Superiore anche al dato di Bolzano (4.263 euro). E, ancora più nettamente, a quello di Gallarate, quartier generale del Carroccio (3.943).

Meno Irpef statale rispetto agli abitanti della capitale viene pagata anche in altri capoluoghidel Nord produttivo. Per esempio Mantova (4.262), Lecco (4.235), Lodi (4.223). Ma anche Modena (4.176), Brescia (4.131), Como (4.003), Piacenza (3.862), Sondrio (3.842), Verona (3.810) oppure Cremona (3.764). In questa graduatoria la prima città non appartenente al Centro Nord si incontra alla casella numero 29: è Cagliari, con 3.738 euro. Interessante notare che in capoluoghi come Alessandria, Forlì o Ravenna, l'Irpef pro capite pagata allo Stato è metà di quella di Milano. Più o meno come a Caserta, che con 3.100 euro è il grosso centro del Mezzogiorno continentale i cui cittadini versano più tasse. Anche se nella Provincia casertana, dove lavorano in nero nell'agricoltura e nell'edilizia decine di migliaia di immigrati, la situazione è completamente diversa. Qualche esempio? A Marcianise l'Irpef procapite è di 1.295 euro. A Castel Volturno, 958. A Villa Literno, appena 706. Per non parlare di Casal di Principe, paese della sanguinaria cosca camorrista dei casalesi, dove orribili palazzine spuntano come i funghi e ogni abitante paga ancor meno: 688 euro. Quasi un decimo di Milano. C'è da dire che ci sono capoluoghi di provincia non molto distanti da quei livelli.

Colpiscono i dati della Bat, acronimo che sta per Barletta, Andria e Trani. Tre città di una Provincia nuova di zecca, nessuna delle quali ha voluto cedere alle sue concorrenti nemmeno la sigla. Nonostante il territorio provinciale inventato di sana pianta non conti in tutto che dieci Comuni. Ebbene, Andria è fra i capoluoghi di Provincia italiani quello che versa allo Stato l'Irpef procapite più modesta in assoluto: 1.081 euro, contro i 1.268 di Barletta e i 1.671 di Trani. Al di sotto anche delle più «povere« città della Sardegna elette recentemente a Provincia, come Tortolì, Lanusei e Iglesias. E tre volte meno del Comune meridionale con l'Irpef statale più elevata. È San Gregorio di Catania, centro che al pari di Basiglio ha registrato una crescita demografica pazzesca (fra il 1971 e il 2001 è passato da 3.860 a 10.386 residenti) i cui abitanti pagano ciascuno 3.567 euro. Paese, lo definisce l'enciclopedia online Wikipedia, «ricco di attività commerciali e professionali». Al punto da collocarlo nella graduatoria delle tasse statali sulle persone fisiche, nettamente davanti al suo capoluogo Catania (2.116 euro), un tempo battezzata «Milano del sud».

Com'era prevedibile, la classifica degli 8.094 comuni è divisa a metà: quella superiore è dominata dal Nord, quella inferiore dal Sud. Se fosse necessaria una dimostrazione ulteriore di come il Paese sia economicamente spaccato in due (gli ultimi dati dell'Istat dicono che nel 2010 il Mezzogiorno è rimasto praticamente fermo, mentre il Nord Est cresceva a un ritmo superiore al 2%), eccola. Anche se le ultime due posizioni sono paradossalmente occupate da due paesini della Provincia di Como. Si tratta di Val Rezzo, dove nel 2009 si sono pagati soltanto 190 euro procapite di Irpef statale, e Cavargna: 329 euro.

FONTE: Sergio Rizzo (corriere.it)

lunedì 13 giugno 2011

Vino, l'Italia sorpassa la Francia, è il primo produttore al mondo

Dopo l'ultima vendemmia, secondo i dati dell'Unione europea riportati da Coldiretti, 49,6 milioni di ettolitri prodotti nel nostro paese contro i i 46,2 dei transalpini


Con i risultati finali dell'ultima vendemmia 2010-2011 l'Italia diventa il principale produttore di vino al mondo sfilando il primato finora detenuto dalla Francia. Ad affermarlo è la Coldiretti sulla base dei dati della Commissione Ue che rilevano una produzione di 49,6 milioni di ettolitri per l'Italia, superiore - anche se di misura - ai 46,2 milioni di ettolitri della Francia, su un totale comunitario di 157,2 milioni di ettolitri, in calo del 3,7%. Il primato del Made in Italy viene confermato - spiega la Coldiretti - anche se si considerano i valori italiani al netto della feccia stimabile in un 5%. Il risultato è il frutto di una sostanziale stabilità della produzione in Italia e di un calo in Francia.

Il 60 per cento della produzione nazionale è rappresentata da vini di qualità con ben 14,9 milioni di ettolitri sono destinati a vini Docg/Doc e 15,4 milioni di ettolitri a vini Igt, segnala la Coldiretti. Un risultato incoraggiante arriva anche dalle esportazioni, aumentate del 15 per cento nel primo bimestre del 2011. "Si tratta - precisa la Coldiretti - del risultato di una crescita record del 31% negli Stati Uniti, che diventano il primo mercato di sbocco in valore davanti alla Germania, ma anche dell'aumento del 6% dell'export nell'Unione Europea e di un significativo e benaugurante incremento del 146 per cento in Cina".

Un andamento che conferma i risultati positivi ottenuti dal vino Made in Italy all'estero nel 2010 con un
valore record dell'esportazioni di 3,93 miliardi, superiori per la prima volta ai consumi nazionali. Inoltre le esportazioni di vino Made in Italy dei piccoli produttori sotto i 25 milioni di euro di fatturato, sono cresciute in valore del 16 per cento, quasi il doppio dell'8,5 per cento messo a segno dalle prime 103 società italiane produttrici di vino, secondo una analisi della stessa Coldiretti sulla base dei dati 2010 di Mediobanca e Istat. Il fatturato complessivo realizzato dal vino italiano nel 2010 è stato pari a 7,82 miliardi. Primato italiano sui cugini francesi anche per quanto riguarda i marchi doc: in Italia - segnala l'organizzazione agricola - può contare su 504 vini tra denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (330 vini Doc, 56 Docg e 118 Igt).

FONTE: repubblica.it

mercoledì 8 giugno 2011

L'Ue rimanda l'Italia ad ottobre

"Sì al piano, ma entro l'autunno serve una manovra". No a tagli delle tasse, sei punti da rivedere

Vietato derapare. La Commissione Ue conferma che l’Italia è un paese reso fragile dall’alto debito e dalla bassa competitività che non può permettersi errori. L’obiettivo di riportare deficit sotto il 3% del pil nel 2012, afferma l’esecutivo di Bruxelles, può essere centrato se le misure disegnate sinora saranno attuate «con fermezza». Il piano del governo è considerato credibile sino a questa data, mentre «dovrebbe essere rafforzato da nuove misure di consolidamento per il 2013-14» da varare «entro ottobre». È un riferimento alla manovra in discussione e non solo, perché l’azione sulla finanza pubblica non basta. Occorrono «altri interventi» per correggere «una lunga debolezza strutturale» che frena crescita e lavoro.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, paladino della linea rigorista , potrà magari trovare qualche elemento di preoccupazione in più nella lucidità delle sei raccomandazioni che gli arrivano da Bruxelles, eppure è chiaro che il suo approccio risparmioso è quello che l’Europa appoggia. Bruxelles sottolinea che non ci sono troppi margini per nuove spese ed è difficile tagliare le tasse. «È stato appropriato concede il commissario all’Economia, Olli Rehn - mantenere una politica prudente durante la crisi, rinunciando a un ampio ricorso alla leva fiscale, cosa che ha tenuto basso nella media il deficit nel 2010-11». È una delle constatazioni che consiglia al finlandese di inserire l’Italia fra color che stan sospesi nella classifica comunitaria, fra chi ha la flebo di Ue e Fmi (Irlanda, Portogallo, Grecia) e chi i conti quasi in equilibrio. Rehn candida Roma, senza citarla, al club del «significativo problema di debito» (120% del pil), con l’imperativo del risanamento e del sostegno alla competitività e alla crescita. Le raccomandazioni, comunque, sono per tutti. E questo perché, dice il presidente della Commissione Barroso riassumendo il primo esercizio di «semestre europeo» di coordinamento, «non sempre i governi stanno dimostrano un giusto livello di ambizione nelle loro mosse».

L’Italia non fa eccezione. Parte con una «scarsa» dinamica della produttività e una crescita che è «la metà dell’Eurozona». Ha subìto «seriamente» la crisi nonostante la tenuta del sistema finanziario e per questo «le grandi disparità regionali non sono diminuite». Adesso, afferma l’Ue, lo scenario proposto dal governo è «plausibile» e gli obiettivi fiscali del 2012 sono fattibili, con un aggiustamento oltre lo 0,5% annuo «superiore alle richieste del Consiglio». «Questo obiettivo è richiede un’attuazione ferma», mentre «per aumentare la credibilità del programma occorrono maggiori informazioni sulle misure pianificate». Tagliare il debito è «la priorità chiave». Bisogna essere pronti ad azioni correttive se le entrate fossero inferiori alle previsioni o se la spesa le superasse. L’introduzione di «un tetto vincolante per la spesa e ulteriori miglioramenti nel controllo della spesa» sarebbero benvenuti. Il che chiude il cerchio fiscale e porta ai dolori dell’economia reale, «alle debolezze strutturali» di un mercato del lavoro vittima del precariato e del nero «che deve emergere».

«Servono passi che promuovano la partecipazione delle donne», anche con incentivi fiscali o con servizi per le madri.

Il prezzemolo delle raccomandazioni è «l’apertura dei servizi alla competizione», soprattutto nelle professioni, però vale anche per i taxi. Segue la richiesta di estendere gli incentivi per la ricerca e l’innovazione e «il miglioramento dell’uso dei fondi europei», utili soprattutto al Sud. «Tutto sta nel rispettare gli impegni presi insistendo anche sugli interventi necessari per sostenere la crescita», osserva il commissario Ue per l’industria, Antonio Tajani.

FONTE: Marco Zatterin (lastampa.it)

martedì 7 giugno 2011

Incidenti sul lavoro, 269 morti da gennaio. Nelle ultime 24 ore sei nuove vittime

Dall'inizio dell'anno l' incremento, rispetto allo stesso periodo del 2010 è del 21,4 %. Ma a questa cifra va aggiunta quella degli incidenti nel percorso casa-lavoro, vittime spesso dovute a stanchezza e stress per le condizioni lavorative: Il numero raggiunge il record drammatico di 509


Sei nuove "morti bianche" in meno di ventiquattr'ore. E il tragico bilancio delle vittime di incidenti sul lavoro, dall'inizio dell'anno, è di 269 morti. L'incremento, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è del 21,4 % (Dati Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti bianche). Ma il bilancio è ancora più tragico se a questi dati si sommano i lavoratori deceduti per incidenti sulle strade o nel percorso casa-lavoro: il numero quasi si raddoppia (509).

Il settore più colpito dalle "morti bianche" è quello dell'edilizia: 78 vittime dall'inizio dell'anno, il 29,4% sul totale. L'agricoltura, con 73 vittime, registra il 28,2 %: gli agricoltori muoiono per la maggioranza in tarda età schiacciati da trattori senza protezione che si ribaltano travolgendoli. Sono già 41 dal primo gennaio gli incidenti di questo tipo. L'industria ha già avuto 29 morti con una percentuale del 10,1% sul totale, mentre l'autotrasporto conta 22 vittime con il 8,3%. Gli stranieri morti sono stati 29 e rappresentano, in queste tragiche percentuali, l'11% sul totale.

Le regioni in testa a questa drammatica classifica sono la Lombardia con 31 vittime sui luoghi di lavoro (provincia di Milano 10), la Sicilia 24 (provincia di Catania 5). l'Emilia Romagna 22 (Provincia di Bologna 6).
"Alcune regioni stanno avendo un andamento pessimo, altre sembrano avere imboccato un trend positivo", si legge sul sito dell'Osservatorio Indipendente di Bologna. "All'inizio di aprile avevamo scritto che ci sarebbero state molte morti in edilizia e in agricoltura nel centro-nord, purtroppo le previsioni, supportate dalle analisi del materiale raccolto negli anni passati, hanno confermato quanto paventato: la situazione è ancora più drammatica di come l'avevamo prospettata. Ci sono in aprile 45 morti sui luoghi di lavoro. In maggio 51 morti. Moltissimi morti sono dovuti alle condizioni climatiche, soprattutto per le categorie che svolgono i lavori all'aperto quali l'edilizia, l'agricoltura, la manutenzione stradale, l'autotrasporto ecc...". Alle vittime si aggiungono centinaia e centinaia di feriti, alcuni anche in modo grave che, per lungo tempo o, spesso, per tutto il resto della loro vita, sono costretti a non lavorare a causa delle lesioni riportate. Una cifra esatta non c'è, anche perché per i piccoli incidenti si ricorre frequentemente a cure private, anche su sollecitazione dei datori di lavoro che vogliono evitare inchieste e problemi; inoltre, le statistiche dei centri clinici riportano normalmente dati su lesioni superiori ai 7 giorni.

Le ultime sei vittime, oggi, sono un operaio romeno di 27 anni precipitato dal tetto dell'azienda per cui stava lavorando, a Borgo Isonzo, in provincia di Latina, due operai di Appiano e Chermes, dipendenti di un'impresa di manutenzione dei pozzi neri, trovati morti all'interno di un pozzo a Vipiteno 2, un pescatore di Chioggia (Venezia) disperso in mare 3 dopo che il peschereccio su cui stava lavorando è affondato al largo della costa veneta e un operaio romeno, P.G., è morto folgorato mentre lavorava 4 alla costruzione di un ponte sul fiume Giovenco nel territorio del Comune di San Benedetto dei Marsi (L'Aquila). L'uomo era alla guida di una autogru che azionava la pompa del calcestruzzo e, per motivi da chiarire, ha urtato i fili dell'alta tensione: il giovane è morto all' istante. La sesta vittima è un operario romeno di 43 anni, Gheorghe Peteleu, morto stasera schiacciato dalle ruote di un camion che stava riparando. L'incidente mortale si è verificato all'interno della concessionaria Volvo veicoli industriali di viale Zaccagna a Marina di Carrara.

Due operai, invece, sono rimasti feriti in un incidente sul lavoro verificatosi in un'impresa metalmeccanica di Gela che opera nella zona industriale. Uno dei due lavoratori, un 53enne, è stato immediatamente ricoverato all'ospedale di Gela "Vittorio Emanuele" e sottoposto a intervento chirurgico. Le sue condizioni sono subito apparse più gravi rispetto a quelle del suo collega. L'uomo è stato colpito dal braccio di una gru abbattutasi sulla cabina di un mezzo pesante.

Durissimo il responsabile economia del Pd, Stefano Fassina: "Anche oggi è arrivato il bollettino di guerra sulle morti sul lavoro. E' una situazione insostenibile, inaccettabile. Gli occupati sono un milione in meno del 2008, ma i numeri di caduti sul lavoro rimane oltre i tre al giorno. Il Ministro Sacconi che fa? Che priorità indica alle sue strutture ispettive? Quali modifiche normative intende promuovere dopo aver smantellato importanti norme di contrasto al lavoro nero? Risponda con urgenza in Parlamento e al Paese".

FONTE: Claudio Gerino (repubblica.it)

lunedì 6 giugno 2011

Da domani gli italiani non lavorano più per pagare la tasse

Scocca il "Tax Freedom Day"

Quest’anno in media gli italiani hanno lavorato per Stato, Regione e Comuni fino ad oggi, ovvero 155 giorni di lavoro prima di arrivare al tax day free, giorno della libertà dalle tasse, ereditato dalla tradizione anglosassone e liberista che traduce con un’immagine efficace il peso fiscale sui cittadini. Meno bene va per i lavoratori dipendenti che per festeggiare dovranno aspettare il 24 giugno lavorando per il Fisco fino al 23.

È quanto afferma la Cgia di Mestre (Associazione degli Artigiani e delle Piccole Imprese) sulla base di un calcolo raffrontando Pil e gettito fiscale. Meglio va agli inglesi che quest’anno smetteranno di lavorare per il fisco il 30 maggio (tuttavia 3 giorni di più del 2010) meglio ancora per gli Americani che hanno il tax day free attorno all’11 aprile, ma in compenso non hanno la sanità Pubblica e devono vedersela con le assicurazioni private. Nei paesi dell’area euro il giorno che si smette di lavorare per la collettività e si comincia a farlo per se stessi si sposta in media a met… di giugno. Secondo Cgia i contribuenti italiani quest’anno finiranno di pagare tasse, imposte, Iva, contributi (oltre i vari Ici, addizionali regionali e comunali, accise e quant’altro) il 4 giugno.

Lo scorso anno è andata allo stesso modo, ma nel 1980 il tax day free arrivava 40 giorni prima, occorre comunque osservare che erano gli anni in cui il debito si accumulava e lo si lasciava ai contribuenti di oggi. Per arrivare a questo risultato la Cgia ha preso in esame la previsione di Pil nazionale e lo ha suddiviso per 365 giorni all’anno ottenendo una media giornaliera. Ha poi considerato il gettito fiscale lo ha diviso per Pil giornaliero. Quindi ha considerato il gettito di imposte, tasse e contributi e lo ha diviso per il Pil giornaliero. È pure vero che per gli evasori e gli elusori il tax free day arriva quando decidono loro. Per i lavoratori dipendenti tutto è legato a quanto si guadagna: più si guadagna e più tardi arriva il tax free day perchè le imposte sulle persone fisiche sono progressive, in base al principio che chi più guadagna più dovrebbe contribuire al bene comune e quindi pagare più tasse.

Sempre secondo una studio della Cgia fatto per il Corriere della Sera il quadro che quadagna intorno ai 46.000 euro lordi festeggerà il 24 giugno mentre chi guadagna attorno al 23.000 euro festeggia il 6 maggio. Ma naturalmente chi ha figli e moglie a carico festeggia prima. Il gap fra dipendenti e la media nazionale è costante nel tempo. Infatti se nel 1990 un dipendente festeggiava in media al 7 giugno, la media nazionale dei contribuenti festeggiava 18 giorni prima, il 20 maggio.

FONTE: lastampa.it

venerdì 3 giugno 2011

L'evasione «media» è di 2.093 euro Il sommerso vale 275 miliardi

Il lavoro nero pesa per il 37%. Sfugge al fisco il 13,5% del reddito. Gli autonomi dichiarano fino al 56% in meno

Tra chi paga fino all'ultimo centesimo e chi, purtroppo, è sconosciuto al fisco, l'evasione media degli italiani può essere stimata pari al 13,5% del reddito dichiarato nel 2010. Sempre in media, non sono stati dichiarati al fisco 2.093 euro a contribuente. È questa l'ultima indicazione sull'evasione fiscale contenuta nel rapporto finale stilato da uno dei quattro gruppi di lavoro della riforma fiscale.

AL SUD SI EVADE MENO - Lungo la Penisola però non si evade nella stessa misura. Al Centro, il tax gap è di 2.936 euro, pari al 17,4%; al Nord è di 2.532 euro, pari al 14,5%. Più basso al Sud: si attesta al 7,9%, pari a 950 euro di redditi Irpef sottratti mediamente al fisco da ciascun cittadino.

GLI AUTONOMI DICHIARANO LA META' - È concentrata soprattutto su lavoratori autonomi-imprenditori e su proprietari di immobili dati in affitto l'evasione fiscale. È quanto emerge dall'ultima stima sui redditi non dichiarati ai fini dell'Irpef contenuta nel rapporto finale del tavolo sulla riforma fiscale dedicato all«'economia non osservata». In particolare, rispetto ad un tasso medio di evasione del 13,5%, gli autonomi-imprenditori dichiarano il 56,3% in meno, celando al fisco ben 15.222 euro a testa, e i rentier l'83,7%, pari al 17.824 euro pro-capite. I pensionati invece versano il 7,7% in più.

IL PESO DEL LAVORO NERO - L'economia sommersa in Italia vale da un minimo di 255 ad un massimo di 275 miliardi di euro ed è dovuta per il 37% a lavoro non regolare. Conferma le stime già diffuse dall'Istat sul sommerso nel 2008 il rapporto finale di uno dei gruppi di lavoro sulla riforma fiscale voluti dal ministero dell'Economia. Il voluminoso rapporto parte infatti dall'economia in nero, spiegando che però i suoi valori non possono essere direttamente riferiti come evasione fiscale perchè, a seconda dell'imposta, il «tax gap», cioè la differenza tra reddito e imponibili fiscali, tende a cambiare. I dati sul sommerso, riferiti al 2008, sono però la base di partenza per tutte le elaborazioni successive. In particolare viene calcolato che una quota del 55,6% del sommerso (153 miliardi) è riferibile alla «correzione del fatturato e dei costi intermedi», mentre il 37,2% (102 miliardi) al lavoro non regolare. Ci sono poi 19,6 miliardi indicati sotto la voce «riconciliazione stime offerta e domanda». Dai dati emerge che la quota di sommersa dovuta al lavoro irregolare è diminuita nel tempo: passando dal 39,5% del 2000 al 37,2% del 2008. La ripartizione del sommerso vede la quota maggiore di «nero» celarsi nel settore che assorbono 212,9 miliardi, contro i 9,2 miliardi dell'agricoltura e i 52,8 miliardi dell'industria. Ma, rispetto al «valore aggiunto» dei singoli settori, in agricoltura la quota di sommerso è pari al 32,8% del totale, mentre scende al 20,9% nei servizi e al 12,4% nell'industria.

FONTE: corriere.it