mercoledì 28 dicembre 2011

Estimi catastali, il Governo prepara la riforma


I metri quadrati come unità di misura al posto dei vani, si terrà conto del valore patrimoniale, della posizione e delle caratteristiche edilizie

Una riforma “a costo zero” degli estimi catastali che “non servirà a fare cassa” ma punterà a ridurre le iniquità oggi esistenti nella determinazione della base imponibile, consentendo anche una riduzione delle aliquote.

A delineare i contenuti della riforma è una nota illustrativa della Manovra Salva Italia pubblicata la settimana scorsa dal ministero dell'Economia sul suo sito web (www.mef.gov.it).

Discrasia tra i valori di mercato e i valori catastali

Il Governo è intenzionato a presentare un disegno di legge delega per la revisione degli estimi, constatando come la realtà immobiliare fotografata dal catasto sia molto distante da quella reale. Il prezzo medio delle case risulta infatti essere 3,73 volte superiore rispetto alla base imponibile Ici. Insomma, non c'è corrispondenza tra i valori correnti di mercato degli immobili e i valori catastali e questa discrasia si riflette sui costi degli affitti: i canoni di locazione ormai raggiungono livelli pari in media a 6,46 volte quelli delle rendite catastali. Senza contare il fatto che spesso nei comuni unità immobiliari situate in zone centrali vengono classificate come popolari, e con rendite più basse rispetto a quelle di “civili abitazioni” costruite in zone periferiche.

Vetustà del catasto

Secondo il Governo, la classificazione delle unità immobiliari non è più adeguata ai tempi: è dalla fine degli anni 80 che non sono state più aggiornate le classi catastali, gli unici aggiornamenti intervenuti in questi anni sono riconducibili a comunicazioni effettuate dai soggetti interessati in occasioni di ristrutturazioni e variazioni edilizie.

Valore patrimoniale affiancato alla rendita

La riforma che ha in mente l'Esecutivo Monti prevede di affiancare il valore patrimoniale alla rendita. Si prevede la costituzione di un sistema catastale che contempli assieme alla rendita (ovvero il reddito medio ordinariamente ritraibile al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene), il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione. La rendita dovrà tenere in considerazione non solo il valore patrimoniale dell'immobile ma anche le spese sostenute dal contribuente per la manutenzione e la gestione del bene.

Nuovo meccanismo di classificazione

La riforma punta su un nuovo meccanismo di classificazione dei beni immobiliari che superi il sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie.

La superficie sostituisce il vano come unità di misura

Per le abitazioni e gli uffici, l'unità di misura del peso fiscale dell'immobile non sarà più il “vano” ma la “superficie” espressa in metri quadrati. Infine, per gli immobili speciali la riforma punta a riqualificare i metodi di stima diretta.

Confedilizia: non esiste una riforma del catasto a costo zero

“Non può esistere una riforma del catasto a costo zero, lo stesso documento del Tesoro si prefigge di rimediare a certe sperequazioni già esistenti”, commenta su Il Giornale il presidente di Confedilizia Corrado Sforza Fogliani.

Il catasto deve rappresentare quanto l'immobile rende – spiega Sforza Fogliani - le particelle catastali sono ciascuna rappresentata da una rendita che indica il reddito ritraibile dell'immobile”.

Nel 1990, vista l'incapacità di calcolare la redditività dei singoli immobili, sono stati accertati i valori dei fabbricati e in seguito sono stati fissati i coefficienti per la definizione delle rendite. “Il problema – spiega il presidente di Confedilizia - è che i coefficienti sono stati fissati a capocchia, per questo la vecchia Ici era una vera e propria patrimoniale: si calcolava su un catasto basato sui valori”.

Poiché la manovra Monti ha aumentato le aliquote Imu, Sforza Fogliani auspica che la riforma del catasto preveda anche la revisione delle aliquote.

“Fa poi specie - conclude il numero uno di Confedilizia - a chi mastica la materia non vedere in tutto il documento alcun riferimento alla 'unità tipo' che dovrebbe essere prevista e individuata in ogni zona censoria”. Una carenza che secondo Sforza Fogliani rischia di “portare a una mancanza di omogeneità”.

FONTE: casaeclima.com

martedì 27 dicembre 2011

BOOM DEL GIOCO DURANTE LE FESTE


Con il debutto dei casinò su Internet, quest'anno la tradizione di giocare durante le feste natalizie ha fatto registrare un'affluenza record sui siti di gambling on-line: lo rende noto NetBetCasino.it , portale leader nel settore dei giochi da casinò su Internet per l'Italia

In occasione delle festività natalizie quest'anno gli italiani hanno giocato e continuano a giocare non solo a Tombola ma anche a Black Jack e alla Roulette. Lo rende notoNetBetCasino.it, portale leader nel settore dei giochi da casinò, che in questo periodo ha registrato un incremento del 20% del numero dei giocatori.

La rivoluzione del gioco è andata di pari passo con lo sviluppo tecnologico che ha favorito la nascita dei casinò on-line come la piattaforma www.NetBetCasino.it sulla quale basta un clic per collegarsi e giocare.

Questo è stato il primo Natale in cui gli italiani hanno avuto la possibilità di giocare anche da casa ai tradizionali giochi da casinò.«E, come avevamo previsto, proprio per Natale abbiamo registrato il più elevato picco di giocatori in rete di quest'anno» commentaKenny Ibgui, amministratore delegato di BPG, società proprietaria della piattaformawww.NetBetCasino.it.

Con il Natale il settore dei giochi su Internet ha dunque vissuto la fase centrale del nuovo corso, poiché le feste natalizie sono il periodo ideale per giocare e divertirsi, approfittando anche delle numerose promozioni, come quelle proposte da NetBetCasino.it.

A fare da traino, comunica NetBetCasino.it, sono il Lazio (16%), laCampania (14%) e laLombardia (13%), dove il gioco durante le feste è una tradizione molto sentita.


I giocatori hanno dimostrato una una particolare predilezione per laRoulette (30%), per ilPoker (29%) e per il Black Jack (24%).

Secondo i dati raccolti da NetBetCasino.it le donne hanno preferito giocare alla Roulette(38%), mentre gli uomini hanno dimostrato un maggiore interesse per giochi quali ilBlack Jack (29%) e il Poker(27%).


In quanto alle differenze nelle prinicpali città italiane, secondo i dati raccolti daNetBetCasino.it a Roma si è giocato maggiormente a Poker (36%), mentre a Milano alla Roulette (39%) e a Napoli a Black Jack (33%).


FONTE: Ufficio Stampa NetBetCasino.it (tramite ajcomunicazione.it)

sabato 24 dicembre 2011

Salari fermi, italiani più poveri


La corsa dei prezzi continua irrefrenabilmente


Gli italiani si ritrovano a fare i conti con budget sempre più stretti: gli stipendi non crescono, rimangono al palo, e, invece, i prezzi continuano la loro corsa. In altre parole il potere d’acquisto si assottiglia, perdendo pezzi di mese in mese. L’Istat, infatti, certifica per novembre retribuzioni ferme rispetto ad ottobre e in aumento solo dell’1,5% a confronto con lo scorso anno. Un rialzo troppo basso, che si riallinea al peggior dato del 2010, che riportava indietro di dodici anni.

Nello stesso mese l’inflazione è salita del 3,3%, ovvero a un ritmo più che doppio. Inevitabile, quindi, l’allargamento della forbice tra caro vita e buste paga, che aggiorna il precedente record, salendo ai massimi dal 1997. Il 2011 rischia di diventare, così, un anno nero per i redditi da lavoro, stretti da una morsa fatta di tasse e inflazione. E non aiuta l’attività contrattuale, congelata in un settore come la Pubblica amministrazione che conta tre milioni di persone. Se non ci dovessero essere novità, come dovrebbe avvenire, la crescita delle retribuzioni contrattuali si fermerà all’1,8%, un bilancio annuo che potrebbe risultare tra i peggiori da più di una decade. Mentre la crescita acquisita dei prezzi per il 2011 è ben superiore, pari al il 2,7%. Quindi, lo scarto tra salari e prezzi accumulato in tutto l’anno potrebbe riservare altri picchi negativi.

Tornando al mese di novembre, l’immobilità degli stipendi si spiega facilmente: sono ancora 30 gli accordi contrattuali da rinnovare (di cui 16 appartenenti alla Pa), relativi a 4,1 milioni di dipendenti. Ciascuno in media dovrà attendere quasi due anni per vederselo aggiornare. Guardando categoria per categoria, nessun settore vanta un aumento retributivo maggiore dell’inflazione. I dipendenti che se la cavano meglio sono gli occupati nel comparto della lavorazione della gomma e i vigili del fuoco (+3,1%). Non si tratta solo di freddi numeri: anche il sondaggio, condotto, sempre dall’Istat, sul clima di fiducia dei consumatori, registra un crollo, con l’indice che scivola da 96,1 a 91,6. Un’avanzata di pessimismo che non si registrava, anche in questo caso, dai tempi pre-euro, dal lontano 1996.

A preoccupare gli italiani sono le condizioni generali dell’economia, in particolare le aspettative negative sulle possibilità di risparmio, con i timori di prezzi in crescita. Come se non bastasse, peggiorano anche le aspettative di disoccupazione. D’altra parte l’Istituto di statistica, sempre oggi, ha diffuso ulteriori dati che suonano come campanelli d’allarme. Nel terzo trimestre di quest’anno le ore lavorate per dipendente si sono ridotte dello 0,2% su base annua, nonostante l’incidenza della cassa integrazione sia scesa. Ecco che i rischi di recessione si fanno sempre più concreti e tangibili. Dai sindacati, infatti, arriva la richiesta di interventi urgenti sul mondo del lavoro, per la Cisl serve «una politica dei redditi» e secondo l’Ugl occorre «cambiare rotta» in fretta.

FONTE: lastampa.it

venerdì 23 dicembre 2011

Consumi, redditi e investimenti ecco gli effetti della recessione


I dati Istat: -0,2% il Pil del terzo trimestre. La contrazione più forte da spesa pubblica e infrastrutture, ma anche le imprese faticano, resiste chi esporta. Secondo le stime dell'Associazione bancaria, il prossimo anno segnerà un rallentamento dello 0,7%. Le previsioni restano negative per tutto il 2012. Gli effetti della crisi sulla vita del Paese


È RECESSIONE: lo ha detto la Confindustria, lo ha predetto l'Abi. Manca solo il "sì" definito dell'Istat che, pur parlando di un Pil in declino, non ha ancora pronunciato "l'orrido" vocabolo per il semplice motivo che - ad essere precisi - per definire una recessione bisogna certificare un arretramento economico per sei mesi di fila.


I primi tre sono già ufficiali: nel periodo luglio-agosto-settembre - segnala l'istituto di statistica - il Pil è diminuito dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente: non accadeva dalla fine del 2009. Ma tutto lascia pensare che non sia finita qui. Ne è sicura la Confindustria, che stima per il 2012 un prodotto interno lordo in calo dell'1,6 per cento ("ma la caduta potrebbe essere peggiore" ha detto la Marcegaglia).

Lo teme anche l'Abi: l'associazione bancaria fa una previsione meno negativa di quella delle imprese (l'anno prossimo il Pil è segnalato in diminuzione dello 0,7), ma il messaggio non cambia. Per famiglie e aziende i prossimi saranno mesi duri: "Tutte le componenti della domanda interna sono in diminuzione precisa l'Istat". Diminuisce la spesa delle famiglie (meno 0,2) quella delle pubbliche amministrazioni (meno 0,6) e gli investimenti (meno 0,8 per cento).

Aumentano le pressioni affinché il governo passi alla "fase due", quella volta al rilancio: "Siamo in recessione, ma Monti ancora non lo sa" commentano i consumatori del Codacons. Bersani, leader del Pd, avverte: "Non ci salviamo senza cambiamento e coesione: ora serve un menù per la crescita".

PREZZI E SPESA
Le famiglie comprano sempre meno
lo shopping di Natale cala del 19%
Al superfluo, gli italiani, hanno già detto addio da un pezzo, ma il taglio degli acquisti proseguirà per tutto il 2012. Secondo le previsioni di Confindustria i consumi l'anno prossimo diminuiranno dell'1 per cento. Nel terzo trimestre del 2011 la spesa delle famiglie, rispetto al periodo aprile-giugno, è già diminuita - secondo l'Istat - dello 0,2 e anche Natale non promette bene: Confesercenti prevede che le famiglie spenderanno il 19 per cento in meno rispetto allo scorso anno.

Rinunciare al risparmio non basta (nel secondo trimestre di quest'anno la propensione ha raggiunto il minimo storico: 11,9 per cento del reddito lordo disponibile). "Le famiglie - commenta Confindustria - cambieranno le loro abitudini adeguandosi all'impoverimento dei redditi". D'altra parte l'andamento dei prezzi, quelli dei carburanti in particolare, non aiuta.

LAVORO
In due anni tagliati 800mila posti
e i più penalizzati sono i giovani
Nel 2013, rispetto al 2008, ci saranno 800 mila lavoratori in meno: il tasso di disoccupazione è destinato a salire al 9 per cento. Lo prevedono gli industriali convinti che "la flessione di attività nella seconda parte di quest'anno abbia interrotto il rilancio della domanda di lavoro che era iniziato a fine 2010". Confindustria precisa che i più colpiti dalla crisi sono i giovani: fra il 2008 e la metà del 2011 la fascia fra i 15-24 anni ha perso oltre il 24 per cento dei posti di lavoro, quella fra i 25-34 il 13,3 per cento.

"Sono angosciata dalla disoccupazione, creare posti di lavoro è la prima emergenza" ha affermato ieri il ministro del Welfare Elsa Fornero. Il governo si appresta a varare una riforma del mercato del lavoro: fra gli interventi ci potrebbe essere la decisione di garantire uno stipendio minimo di sussistenza ai non occupati.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Servizi essenziali a rischio
per il freno alla spesa
Il calo del fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, 20 miliardi fra il dicembre 2010 e quello 2011, è un buon segno per i bilanci di uno Stato, ma corrisponde ad un taglio della spesa che incide anche sul Pil. Nel terzo trimestre di quest'anno rispetto al secondo, certifica l'Istat, vi è stata una diminuzione dello 0,6 per cento della spesa della pubblica amministrazione e delle istituzioni sociali private.

Il Cnel avverte: "Considerata la competitività del nostro Paese è necessario non effettuare tagli lineari alla spesa, ma continuare a finanziare attività che garantiscono lo sviluppo economico e tagliare invece i rami secchi. E' necessario realizzare un equilibrio che garantisca almeno l'erogazione dei servizi essenziali e favorisca la crescita. Il sistema della p. a. diventerà così un fattore cruciale per migliorare la produttività del paese".

GRANDI OPERE
Gli investimenti non decollano
e pesa il ritardo dei pagamenti
L'Italia non punta alle grandi opere: agli investimenti in questo settore va solo il 2,5 per cento del Pil. E la Legge di stabilità - fa notare l'Ance, l'associazione dei costruttori edili - per il 2012 impone alle risorse per nuove infrastrutture un ulteriore calo del 12,2 per cento rispetto all'anno precedente. Il valore dei bandi pubblici è diminuito, sempre in termini reali del 32 per cento, e del 57,8 in numero.

Alla scarsità di risorse va aggiunta la lentezza nell'erogazione dei fondi comunque disponibili. Il Cipe nel 2009 aveva approvato un "Piano per le opere prioritarie" finanziato con 11 miliardi di euro: a distanza di due anni oltre un terzo (3,6) degli investimenti deve essere ancora confermato. Altra spina nel fianco è il ritardo nei pagamenti alle aziende edili, aumentato fra maggio e settembre del 40 per cento con punte di attesa di 24 mesi.

IMPRESE
Giro d'affari fermo al palo
gli ordinativi giù del 4,8%
Difficoltà di accesso al credito e mancanza di ordinativi sono le due spine nel fianco delle aziende italiane e sono i due principali motivi che segnano la loro incertezza sul futuro e quindi la scarsa propensione ad assumere e a investire. Gli ultimi dati Istat riferiti allo scorso ottobre segnalano una performance debole o addirittura negativa per le commesse. Il giro d'affari delle imprese è fermo rispetto a settembre, ma gli ordini - su base annua - hanno registrato un calo del 4,8 per cento.

In forte riduzione le commesse del settore tessile- abbigliamento (meno 6,3 per cento), ancor peggio le macchine utensili (meno 13,8): settori un tempo punta di diamante dell'export. La tendenza sembra destinata a accelerare: su base mensile (fra lo scorso settembre e ottobre) gli ordinativi sono risultati in calo dell'1,6 per cento.

BANCHE
Tassi e stretta del credito
più difficile avere prestiti
Il costo del credito aumenterà: lo prevede l'Abi che dipinge per il futuro uno scenario dove i tassi d'interesse (tasso di riferimento Bce; tasso medio Bpt, tasso sugli impieghi e sulla raccolta) - da qui al 2013 - sono dati in salita. La redditività è considerata ai minimi e i ricavi in calo: un quadro che sembra destinato ad incidere negativamente sul costo del denaro prestato alle famiglie e alle imprese, sulle quali già pesano forti difficoltà di accesso al credito.

La Bce ha lanciato l'allarme sui rischi del credit crunch: "Quello che vogliamo evitare è una grave restrizione sull'erogazione di credito che potrebbe peggiorare ulteriormente l'indebolimento della crescita economica" ha detto il presidente Draghi. Le banche "non prestano a imprese e famiglie e non si stanno prestando fondi nemmeno tra loro".

FONTE: Luisa Grion (repubblica.it)

domenica 18 dicembre 2011

Casa. Come si può resistere all’ultima stretta sul mattone


I consigli per chi deve vendere e per chi vuole comprare

Il ritorno dell’imposta comunale sulla prima casa, anche se nella versione attenuata che forse sarà licenziata dal Parlamento, arriva nel momento peggiore da dieci anni a questa parte per il mercato immobiliare e appare destinato ad accrescerne le difficoltà.

Doppia manovra
Chi possiede l’appartamento in cui vive dovrà fare fronte a una nuova spesa che si unisce ad altri aumenti di costi e tariffe. Chi, invece, la casa la sta cercando, senza un’adeguata disponibilità di contanti, difficilmente potrà approfittare della discesa dei prezzi in corso, dovendo fare i conti con la maggiore difficoltà di ottenere il mutuo. E se anche lo ottenesse certo non sarebbe ai tassi del primo semestre del 2011: gli spread, anche delle migliori offerte sul mercato, ormai si posizionano sopra i 3 punti percentuali. Significa partire per i prestiti fissi oltre il 6% e per i variabili a quasi il 4,5%.

La decisione della Bce di abbassare i tassi di riferimento di un quarto di punto potrà portare un leggero sollievo (20 euro al mese su 100 mila euro di debito residuo) solo a chi ha già in corso un mutuo indicizzato e solo se sarà assorbita per intero dall’Euribor, ma allo stato non appare destinata a portare benefici sulle condizioni dei prestiti di nuova stipula, per lo meno fin quando non si vedrà all’orizzonte un miglioramento della situazione economica in area euro.

I dati
Chi vuol vendere casa deve fare i conti con un eccesso di offerta che sta facendo scendere i prezzi soprattutto per chi ha la necessità di realizzare in tempi brevi. E resistere sulle proprie posizioni se nel frattempo si tiene la casa vuota, significa pagare a fondo perduto tasse più salate.

Le quotazioni secondo l’ultimo rapporto di Nomisma (da cui abbiamo tratto le tabelle di queste pagine) sono mediamente scese del 2,6% nelle principali città, solo Milano tra le metropoli è in lieve controtendenza, avendo messo a segno un rialzo attorno all’1% nelle zone centrali e semicentrali.

Le compravendite dovrebbero attestarsi a fine anno, secondo Nomisma, tra 565 e 575 mila, con una diminuzione tra il 6 e il 7% rispetto al 2010. È vero che l’Agenzia del Territorio ha segnalato che le transazioni hanno registrato un piccolo rimbalzo nel terzo trimestre, ma si tratta di un fenomeno che ha riguardato quasi esclusivamente i principali capoluoghi e dovuto soprattutto alla crescita della domanda di investimento, indotta nei mesi estivi dalle prime difficoltà dei titoli di Stato e dalla considerazione che le prime due manovre correttive dei conti licenziate dal governo Berlusconi avevano risparmiato il mattone.

Rallentamento
Secondo tutti i pareri che abbiamo raccolto da metà settembre in poi l’attività di vendita ha subito un brusco rallentamento e anche chi nella casa cerca un investimento di medio periodo acquisendo un immobile da locare ora deve fare i conti non solo con le nuove imposte, ma anche con l’inflazione, in sicuro rialzo dopo gli aumenti delle tariffe già decisi, a cui si aggiungeranno quelli prospettati sull’Iva: l’aumento del costo della vita riduce la convenienza della cedolare secca, perché cristallizza il canone per tutta la durata del contratto.

Uno scenario quindi grigio e sul breve tendente al nero, ma che può essere affrontato con buon senso da chi ha intenzione di vendere o comprare casa nei prossimi mesi. Vediamo come.

I consigli
Se si deve comprare casa, e si è nella situazione fortunata ma non frequente di disporre dei contanti, si è in posizione di forza, si può scegliere con calma e si può trattare sul prezzo. Oggi vale la pena anche di verificare il valore catastale della casa che si intende acquistare: su immobili grandi e di pregio a parità di caratteristiche potrebbero esserci differenze anche del 50% nel valore fiscale. Scegliere di comprare una casa usata da ristrutturare, usufruendo oltretutto della detrazione del 36%, resa strutturale dalla manovra Monti, può essere una buona scelta per risparmiare sulle tasse (gli estimi delle case vecchie sono in proporzione più bassi rispetto al valore dell’immobile di quelli degli immobili nuovi) ma non bisognerebbe fare delle nuove tasse uno spauracchio peggiore di quello che sono;

2) se si deve comprare con il mutuo prima di dare qualsiasi acconto è indispensabile verificare che si potrà ottenere il finanziamento. Nella scelta del prestito bisogna tenere presente che con gli spread attuali il variabile potrebbe schizzare anche al 7-8% se vi fosse una ripresa dell’economia accompagnata da inflazione. Lo si può scegliere solo se si può affrontare un rialzo teorico della rata del 30-40%.

3) Se si cerca una casa per investimento la priorità andrebbe data all’affidabilità dell’inquilino più che al rendimento immediato. Se si compra per puntare a un capital gain bisogna avere pazienza. Se si ragiona solo in una logica di incasso di affitti alti oggi non è proprio il momento.

FONTE: Gino Pagliuca (corriere.it)

sabato 17 dicembre 2011

Caro-bollette: «53 euro in più per luce e gas a gennaio»


Gli esperti di Nomisma stimano +4,8% l' elettricità, +2,7% il metano.

Nuova stangata in vista per le famiglie italiane: da gennaio le tariffe di luce e gas potrebbero aumentare, rispettivamente, del 4,8% e del 2,7%, con un maggiore spesa annua di oltre 53 euro.

NOMISMA - Lo anticipa all'Ansa Nomisma Energia nelle sue stime, in attesa dell'aggiornamento dell'Authority per l'energia atteso entro fine anno.

FONTE: corriere.it

mercoledì 14 dicembre 2011

Il made in Italy in mani straniere. Il marchio Gancia comprato dai russi


L'oligarca Rustam Tariko pagherà 150 milioni di euro. L'annuncio entro il fine settimana


La vodka russa si compra il vino italiano: un altro marchio storico del made in Italy come Gancia passa in mani straniere, in questo caso quelle dell'oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard. L'operazione, stimata in 150 milioni di euro, è data per avvenuta dal sito del quotidiano Vedomosti, mentre il quotidiano Kommersant sostiene che l'annuncio verrà dato entro fine settimana. Nessuno dei due giornali però precisa se si tratta di un acquisto parziale o totale degli asset di una delle principali case vinicole italiane. Attualmente i prodotti Gancia sono venduti in Russia dalla polacca Cedc, il cui più grande azionista recentemente è diventato Tariko con il 9% del pacchetto. Casa Gancia è stata fondata nel 1850 da Carlo Hantzsch ed è sempre appartenuta ai suoi discendenti. Nella gestione dei Gancia ci sono 2 mila ettari di vigneti in Piemonte, Puglia e Sicilia, di cui 30 di proprietà dell'azienda. Si producono nei suoi stabilimenti spumanti Gancia Asti, Prosecco Valdobbiadene Platinium Gancia, vermouth e altro.

FONTE: ilmessaggero.it

domenica 11 dicembre 2011

Salasso benzina, rivolta sul web


"Domani non fate rifornimento"

SÌ, LA POLITICA c’entra. Simpatizzanti e militanti (più quelli di sinistra che di destra, a dire il vero) sono spaesati. Rimpiangono il buon tempo andato quando lo scontro era chiaro: noi di qua, la Dc di là. Ma l’impressione è che la rabbia sia trasversale. La protesta si esprime su questioni concrete. «Vadano a farsi friggere i partiti, insomma, anche il mio»: è questo il retropensiero degli italiani.

IN TESTA alla classifica ci sono le misure su benzina e pensioni. Probabilmente la battuta più amabilmente amara la troviamo su Twitter: «Per Natale regalatemi un pieno di benzina». Oppure c’è Stefano Pisani che dal sito dell’Unità la butta sul sarcasmo: «Le pensioni sono un bizantinismo inutile, vanno eliminate e basta. Come si permettono, questi anziani, anche solo pensare che possono restare lì, con le mani in mano, ed essere pagati? Alcuni percepiscono addirittura 960 euro al mese». Ma chi pensa che «la protesta corre sul web» e basta, sbaglia. La parcellizzazione della rabbia ti fa vedere ogni giorno, nei piccoli come nei grandi episodi, il malessere di un Paese costretto a sacrifici di cui non si sente responsabile. Torniamo alle accise sulla benzina. È evidente che, a fronte di sempre più frequenti tagli al trasporto pubblico (esempio concreto: provate a vedere quando parte l’ultimo treno da Roma a Milano la sera: vedrete che dopo le 21 non c’è più nulla fino alle 6.15, a meno di un Intercity night che, dalle 23.04 arriva alle 6.55...) la gente è costretta a spostarsi sempre più in auto. Ecco che cosa scrive @gbellucci su Twitter: «Posso avere le accise sui rubinetti di casa mia??? Ormai c’ho preso gusto a pagare!!!». In effetti, calcoli più o meno precisi (ma sostanzialmente veri) fanno esplodere la rabbia. Stasera termina il ponte dell’Immacolata, giorni di gite e vacanze-lampo. Quindi di spostamenti. Bene: se a inizio novembre un pieno di 50 litri di un’auto a gasolio costava 78 euro, oggi arriva a 85,7. Stesso dicasi per la benzina. Dagli 81,4 euro a pieno dei primi di novembre, quando i prezzi erano di 1,6 euro al litro, si è saliti a 85,8 euro oggi che si è sfondata quota 1,7 euro al litro, con un rincaro di 3,4 euro a pieno. Non è un caso che molti automobilisti romagnoli facciano la fila nella Repubblica di San Marino per trovare prezzi ben più convenienti di 1,46 euro per il gasolio e 1,52 per la benzina. Gli autotrasportatori sono sul piede di guerra e Confcommercio esprime «forte disaccordo e preoccupazione».
Altro capitolo riguarda le cosiddette class action. Il Codacons si batte contro il cambiamento della natura delle pensioni promuovendo un’azione collettiva, fatta di raccolta di firme e ricorsi. La stessa associazione ha deciso di aderire allo sciopero di Cgil, Cisl e Uil con uno slogan: «Per tre ore non consumate». Nulla. Non prendete nemmeno il tram, il cui biglietto, è certo, salirà a breve (e infatti a Roma gli studenti sono già scesi in piazza). Aderisce l’Adoc, altra sigla dei consumatori: domani non fate benzina. L’adesione al ‘no benzina day’ nata su Facebook aumenta di ora in ora. Una cifra incredibile di adesioni fra gruppi e comunità, destinata a salire nelle prossime ore.
Nel frattempo, urleranno il loro disappunto anche i ciechi e gli ipovedenti il 13 dicembre davanti alle prefetture. Proprio il giorno di Santa Lucia, loro protettrice...

FONTE: Francesco Ghidetti (quotidiano.net)

sabato 10 dicembre 2011

Da gennaio stipendio tagliato ai parlamentari Pronto un emendamento della maggioranza


L'articolo 23 della manovra prevede un decreto ad hoc se entro il 2011 non ci sarà l'adeguamento alla media dei sei maggiori paesi dell'Ue. La modifica verrà inserita nel maxiemendamento su cui l'esecutivo porrà la fiducia


C'è anche il taglio dei costi della politica nelle pieghe della manovra da 20 miliardi varata dal governo Monti. E dal primo gennaio del prossimo anno gli stipendi dei "titolari di cariche elettive", deputati, senatori, consiglieri e membri di giunte, regionali, provinciali e comunali, sindaci e governatori subiranno un taglio al proprio trattamento economico che li porterà al livello dei loro colleghi europei. Stessa sorte toccherà ai vertici di enti ed istituzioni pubbliche, i cosiddetti manager di Stato, che non potranno superare la media dei sei principali stati dell'area euro.

La norma è contenuta nel settimo comma del lungo articolo 23 della manovra "salva-Italia" dove si spiega che nel caso in cui la Commissione guidata dal presidente dell'Istat Enrico Giovannini, nominata dall'ex ministro Tremonti, per il livellamento retributivo Italia-Europa, non consegnerà i risultati entro il 31 dicembre di quest'anno, il governo potrà agire con "apposito provvedimento d'urgenza", cioè un decreto legge.

L'ipotesi che la Commissione Giovannini, nominata nell'estate scorsa, possa concludere i propri lavori è assai improbabile. Infatti l'Istat ha dovuto inviare per vie formali le richieste ai vari enti di statistica dei sei paesi europei che dovranno fare media (Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Olanda, oltre naturalmente all'Italia). Le risposte arrivano con difficoltà come pure tempi non proprio veloci si starebbero profilando per le repliche da parte dei parlamenti e delle altre istituzioni dei partner europei interessati al "sondaggio" Istat. Di conseguenza i tempi saranno quasi certamente sforati e dunque la strada al decreto legge appare ormai spianata.

In queste ore tuttavia, i relatori alla manovra, Baretta (Pd) e Leo (Pdl) sono stati investiti per via parlamentare della questione e, in attesa di raggiungere un coordinamento con il governo, stanno valutando l'ipotesi di muoversi prima che scatti la tagliola del decreto legge, salvaguardando anche l'autonomia e l'iniziativa parlamentare in materia. La mossa quindi sarebbe un emendamento taglia-stipendi da inserire nella manovra.

Come è noto il confronto con i trattamenti economici delle cariche elettive europee vede gli italiani tra i meglio posizionati. Decreto legge Monti o iniziativa parlamentare dunque, per deputati, senatori, sindaci e governatori si prospetta uno stipendio più magro fin dal prossimo anno.

Anche se la media precisa non è stata ancora elaborata dall'Istat, il confronto con le retribuzioni dei politici dei partner europei vede gli italiani sicuramente in una posizione privilegiata. Basti pensare che il trattamento complessivo, stipendio più diarie e accessori vari, di un parlamentare italiano si aggira intorno ai 15 mila euro (lo stipendio netto è di 11.704 ) con cui paga anche l'assistente. Il collega tedesco prende 11.536 euro complessivi (lo stipendio netto è di 7.009 euro) ma ha per assistente un funzionario delBundestag. Il parlamentare francese percepisce complessivamente 13.512 euro, ha diritto ad una serie di servizi gratuiti (il solo stipendio è di 6.839 euro). Comunque sia i margini per un taglio ci sono, soprattutto in una fase in cui i sacrifici chiesti a contribuenti, cittadini e pensionati sono enormi e la cosiddetta "casta" resta nel mirino dell'opinione pubblica.

Con il riferimento alla media europea, che potrà essere stabilita solo in modo approssimativo in mancanza di una analisi certa, rischiano di essere penalizzati anche i sindaci. Tanto per dare un parametro di riferimento il sindaco di Parigi al lordo percepisce 8.500 euro, mentre quello di Berlino (che tuttavia è anche presidente dell'area regionale, come se fosse Alemanno più Polverini) prende 15 mila euro. Il primo cittadino di Roma percepisce invece in totale 9.570 euro.
Se il confronto con Germania e Francia porta ad un piccolo livellamento in basso per le nostre cariche elettive, quello con la Gran Bretagna abbasserebbe ulteriormente la media. Infatti un parlamentare inglese prende solo 5.204 euro mensili, ma ha diritto a un rimborso spese con un controllo rigorosissimo. Basti pensare che più di un parlamentare per rimborsi gonfiati ci ha rimesso la poltrona.

FONTE: Roberto Petrini (repubblica.it)


martedì 6 dicembre 2011

Eurozona, il Pil è stabile Crescono gli ordinativi tedeschi


Secondo i dati di Eurostat lo scorsa estate le economie dell'Unione monetaria hanno continuato a crescere allo stesso ritmo del secondo trimestre


Resta stabile nel terzo trimestre dell'anno l'aumento del Pil nell'Eurozona: il rialzo rispetto al periodo precedente, secondo Eurostat, è infatti pari allo 0,2%, come nel secondo trimestre rispetto al primo, mentre l'aumento rispetto al corrispondente periodo dell'anno scorso scende all'1,4% rispetto all'1,7% del trimestre precedente. SI tratta della seconda stima dell'istituto statistico dell'Unone europea. Tornando al dato confrontato al periodo aprile/giugno, nell'Ue a 27 paesi l'andamento è appena migliore, +0,3%.

Balzo in avanti invece per gli ordinativi industriali in Germania hanno segnato a sorpresa unincremento mensile del 5,2% a ottobre dopo tre cali mensili consecutivi. Si tratta del rialzo più forte da 19 mesi a questa parte. Lo ha reso noto il ministero dell'Economia tedesco. Le attese erano per un aumento più modesto dell'1%.

Fra le diverse componenti del Pil, i consumi finali delle famiglie sono aumentati dello 0,3% nell'Eurozona e dello 0,2% nell'Ue a 27, mentre la formazione lorda di capitale fisso è cresciuta rispettivamente dello 0,1% e dello 0,2%; quanto alle esportazioni, sono aumentate dell'1,5% e dell'1,2% (+1,1% e +0,6% nel trimestre precedente) mentre l'aumento delle importazioni è stato pari all'1,1% e allo 0,9% (+0,3% e +0,2% nel trimestre precedente).

Nello stesso periodo, il Pil negli Stati Uniti è aumentato dello 0,5% (+0,3% nel secondo trimestre) e in Giappone dell'1,5% (-0,3% in quello precedente).

FONTE: repubblica.it