
Eni, Inbev, Luxottica, Imperial Tobacco, Fresenius: le scelte delle grandi case di analisi. Che vedono grigio, ma non nero
È la domanda chiave che si pongono in questo inizio di gennaio i piccoli risparmiatori così come i grandi investitori istituzionali. Perché dopo un 2011 dominato dalla malattia dell’euro, in cui i principali listini europei hanno subito perdite a due cifre, pure il 2012 potrebbe essere una quaresima. La seduta inaugurale dell’anno in Piazza Affari si è chiusa con un brindisi (+2,42%) e se va bene la prima - secondo una cabala molto seguita a Wall Street - va bene tutto l’anno. Funzionerà anche con la crisi del debito in corso? (vedi tabella)
Gli scenari ipotizzati dalle grandi banche d’affari per Milano e le altre Borse d’Europa non sono univocamente a tinte fosche. E gli strategist individuano settori e titoli che potrebbero diventare delle isole (più o meno) felici in un mare tutt’altro che tranquillo.
Promossi dall’elvetica Ubs, incontriamo invece l’energia e l’industria mineraria. In questo caso le compagnie europee, tra cui Eni e Total, potrebbero beneficiare del buon andamento del settore a livello globale piuttosto che da una crescita dei consumi petroliferi dell’eurozona. Una scommessa centrata invece su di un singolo Paese, la Gran Bretagna, ancora una volta nel settore del largo consumo e delle bevande, viene da Credit Suisse, i cui analisti, e non sono i soli, puntano sul rafforzamento degli utili delle società locali riconducibile all’indebolimento della sterlina e al conseguente aumento delle vendite estere.
La spiegazione del mistero, visto che lo strategist Adrian Cattley reputa probabile un calo degli utili delle società europee di circa il 10-15% nel prossimo anno, si riassume in una condizione di fondo. «Non ci sarà una rottura dell’euro nel 2012, la recessione non si trasformerà in depressione e assisteremo a un recupero delle società a crescita e dei difensivi di buona qualità», sostiene Cattley. In definitiva dunque le indicazioni generali degli strategist tendono a convergere verso uno scenario grigio, ma non troppo cupo, dove a subire variazioni sono soprattutto le scelte sui singoli titoli piuttosto che sui settori sui quali puntare. I difensivi di qualità che piacciono a Ubs sono Nestlé e Tesco, nella distribuzione alimentare. Citi sceglie invece Imperial Tobacco (ottima prevedibilità della crescita degli utili per azione) e Anheuser Inbev (ha potere di determinazione del prezzo nei mercati principali). Tra i titoli finanziari, evitati come gli appestati del tardo medioevo, si ammette qualche eccezione con le poche società in salute, particolarmente tra gli assicurativi. E così gli americani di Citi salvano la conglomerata Zurich Financial Services (alto dividendo e basso rischio) mentre gli elvetici preferiscono la compagnia di riassicurazione Swiss.
L’accordo di consensus e la media dei pareri riguarda anche i comparti da evitare. I ciclici (con l’eccezione dell’industria mineraria), le auto e gli industriali non dovrebbero godere di buona fortuna nel prossimo 2012. Mentre fra i consumi di alta gamma gli analisti salvano Luxottica (favorita dalla ripresa in Usa) o la francese Lvmh, fortissima sui mercati emergenti.



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